L’Eroina che è in ogni donna …. viaggio verso l’autostima

dipinto Paula Nicho Cumez

Dipinto di Paula Nicho Cumez “The Process and Vision of the Peace Agreement”

 

Ogni donna è il personaggio principale della propria storia di vita.

In lei è presente un’Eroina potenziale protagonista del viaggio che inizia con la sua nascita e prosegue per tutta la durata della sua vita.

Lungo il cammino potrà incontrare la sofferenza, la solitudine, scoprirsi vulnerabile, sperimentare il limite e imbattersi nella sua Ombra.

Ma potrà anche trovare significati, sviluppare il carattere, apprendere la saggezza, conoscere l’amore.

Il viaggio dell’Eroina è un viaggio di scoperta, di crescita e di integrazione di tutti gli aspetti di sé in una personalità intera e complessa.

Il compito più importante che spetta alla donna-eroina nel suo cammino verso l’individuazione è la capacità di scelta.

Muoversi dalla “dinamica immobilità” che la fa stare ferma in mezzo al crocevia delle possibilità, incerta sui propri sentimenti, astenendosi dalla scelta perché incapace di rinunciare a perdere qualcosa, oppure vittima-martire degli eventi che le passano sopra travolgendola o ancora sentendosi inadeguata ad accettare il rischio che ogni scelta comporta.

Assumersi la responsabilità di fare una scelta non sempre è facile , ciò che contraddistingue la donna-eroina è che lei lo fa!

La donna non-eroina, al contrario, si affianca alla scelta di qualcun altro invece di decidere attivamente se questo è quello che vuole fare.

Ciò che spesso ne risulta è una persona passiva, vittima degli eventi che, molto spesso dopo il fatto, dice:”Non era questo che volevo. L’idea è stata tua” oppure “Facciamo sempre e solo quello che vuoi tu”, non riconoscendo in questo modo la sua incapacità a prendere una decisione.

A parziale discolpa di questo tipo di comportamento va sottolineato che le radici della “scelta” affondano nel terreno dell’autostima.

L’autostima è il proprio modo di vedere se stessi e se stessi nella relazione con gli altri. Essa è una spia luminosa che di fronte ad un bivio ci segnala la strada da seguire.

Possedere una buona autostima significa essere consapevoli dei propri punti di forza e di conseguenza saper attivare le proprie risorse di fronte agli ostacoli e alla conseguente necessità di fare nuove scelte.

In origine la stima di sé si costruisce e si modifica sulla base delle caratteristiche individuali, dei successi o degli insuccessi che registriamo dentro di noi in diversi momenti della vita. Allo stesso tempo essa si modella anche in rapporto all’immagine che ci rimandano gli altri, alle loro valutazioni più o meno comprensive o incoraggianti.

Va anche detto che a causa di stereotipi culturali che rendono più difficile alla donna l’autodeterminazione, la via femminile all’autostima ha un percorso più lungo e tortuoso di quello dell’Eroe maschile.

Ha più fermate, giri più ampi e bisogno di più rifornimenti ma, forse proprio per questo movimento lento, contiene sfumature, dettagli, sensazioni e osservazioni che contribuiscono a formare una rappresentazione composita e multiforme di noi stesse.

La mutevole essenza di noi donne che tanto affascina l’Eroe sottende una molteplicità di bisogni e comportamenti che fanno emergere alcune diversità fondamentali rispetto al modo in cui uomini e donne sviluppano e vivono il senso di sé e del proprio valore.

L’Eroe e l’Eroina, cioè, differiscono sensibilmente nel modo in cui ai autorappresentano, vivono, agiscono e affrontano il Viaggio.

Ai primi posti per l’uomo c’è l’autonomia per la donna la relazione.

Con una metafora possiamo dire che lo sguardo dell’uomo guarda avanti, quello della donna guarda intorno a sé.

Questo in virtù dei diversi percorsi che hanno caratterizzato il processo di individuazione del maschile e del femminile.

Il primo rivolto soprattutto alla ricerca del “potere”, il secondo relegato al mondo degli affetti.

Il femminile è sovrano nel regno dell’anima, consigliere saggio e accorto, maestro dei sentimenti e di emozioni, ossia di quegli aspetti e di quei valori con il quale il maschile ha poca dimestichezza. Tutto questo a discapito della propria capacità ad autodeterminarsi.

Vita dura per la nostra Eroina nel suo cammino verso l’integrazione….

La nostra capacità di scelta, l’autoefficacia e la stima verso noi stesse sono sempre subordinate all’ abilità di “stare in relazione”.

Difficile spezzare la catena e darci il permesso di percepire noi e la nostra vita appagante e piena in senso integrale e non solo “in relazione a..”.

Da qui tutta una serie di ansie, paure di essere respinte, competitività e conflitti reali derivanti dall’impegno richiesto, dalla famiglia e dal lavoro cui si dedica tempo ed energia.

Possiamo quindi comprendere quanto sia profonda e diffusa la sensazione di non sentirsi adeguate se non si tessono e mantengono legami…

E’ indispensabile, quindi, sviluppare la capacità di “disobbedire” alle etichette appiccicate su noi stesse e sul mondo attraverso la ri-appropazione di tutti gli elementi “ombra” del femminile.

E la nostra Eroina si sentirà tale nel momento in cui si sentirà sufficientemente forte da poter affrontare il suo “drago” sviluppando la capacità di espandersi nell’ambiente andando verso l’altro e nello stesso tempo la capacità inversa di ritirarsi dal contatto, scegliendo di appartenersi.

Ed è in questa continua danza tra lo “stare in relazione” e scegliere di ascoltarsi che consiste l’equilibrio e l’integrazione.

A questo punto potremmo ridefinire la scala dei valori al femminile, inserendovi oltre al relazionarsi e al mantenere il legame, altre priorità come il potere personale, il coraggio e la determinazione a perseguire i propri obiettivi.

In conclusione il Viaggio verso la completezza si traduce nella capacità di essere attive e ricettive ad un tempo, autonome e intime. Si tratta di parti di noi che possiamo arrivare a conoscere attraverso le esperienze della vita, parti che sono innate a tutte noi e come dice Thomas Eliot:

“Non desisteremo mai dall’esplorare

E la fine di ogni nostro esplorare

sarà giungere là donde siamo partiti

e conoscere quel luogo per la prima volta”

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