Non so ricevere e allora prendo

allattamento

Saper ricevere non è una dote di tutti. Tra chi minimizza, svaluta, considera banale quello che gli arriva e chi sa accogliere, dare risalto, esaltare quello che riceve esiste la vasta gamma di chi non sa o non è in grado di ricevere. E allora prende!

Mi racconta un cliente: “nei miei rapporti intimi, mi trovo spesso in difficoltà. Ho una richiesta che mi viene sempre in mente, un’unica richiesta che mi assilla quando sono con lei: vorrei che a proporsi fosse lei. Probabilmente però, lei sente che aspetto da parte sua qualcosa che non arriva, perché rimane sulle sue. Allora faccio il primo passo, ma le porto rancore e mi chiudo non appena lei risponde positivamente. E’ un circolo vizioso. Ho l’impressione di doverle estorcere la minima carezza e non mi piace. Io invece voglio che sia lei a farsi avanti”.

Volere che il desiderio provenga dall’altro è all’origine di numerosi malintesi e conflitti nei rapporti intimi. L’imperialismo di certi desideri (ma sono davvero desideri?) non si lascia mai scoraggiare né dalle immense frustrazioni che provoca in chi lo nutre né dalla chiusura o la fuga di chi ne è oggetto.

Continua lo stesso cliente: “quando alla fine della giornata torno dal lavoro, nella mia fantasia ci sono sempre le stesse immagini. La vedo aprirmi la porta, precipitarsi verso di me e abbracciarmi, facendo scivolare le mani sul mio corpo. E’ questo che mi aspetto ogni volta, che sia lei a fare la prima mossa. In fondo al cuore, vorrei che mi trasmettesse il suo desiderio. Ma non succede così. Una volta aperta la porta, mi sento frustrato dal poco interesse verso la mia persona; la sua passività mi è insopportabile. Sono io allora che tento verso di lei i gesti immaginati e mi va sempre male: non è il momento, non è disponibile, non è pronta. Più tardi, quando mi chiede se ne ho voglia, rimango freddo”.

L’aspettativa che l’altro ci impone può essere percepita come un esigenza implicita che blocca lo scambio e impedisce la condivisione. Quando in uno dei due il desiderio troppo forte, impedisce la desiderio dell’altro di nascere.

A questo proposito un’altra cliente: “non ho nemmeno il tempo di dargli che lui ha già preso. Ho tentato varie volte di spiegarglielo, Un giorno ho messo la mia mano sulla sua: << vedi, se tieni la mano aperta per accogliermi, io posso darmi a te. Ma se la chiudi subito sulla mia, se mi trascini verso di te, non posso più darti nulla >> subito mi ha criticata: << tu e la tua psicologia da quattro soldi. Non riesci ad accettare, ogni tanto, di essere più semplice.>> Per lui essere semplice significa rispondere subito alle sue aspettative e apparire soddisfatta!”

Questo scenario è pressoché ingestibile, poiché gli atteggiamenti e i gesti di chi ha difficoltà a ricevere quello che non gli viene dato spontaneamente lo spingeranno (in maniera del tutto inconsapevole) a prendere, cosa assai diversa dal ricevere. Le origini di questo comportamento sono sicuramente antichissime e risalgono agli albori della vita. Immagino un neonato che succhia il seno della madre. Il latte è buono e prezioso, è rassicurante e, con il passare dei mesi, la bocca avide diventa sempre più avida. Divora la mammella, la mastica e quando questa, un po’ troppo sensibile o fragile, tenta di sottrarsi, la bocca si chiude con maggior forza, maggior violenza. Si instaura allora una specie di conflitto tra la mamma e il bambino, tra il desiderio materno di dare e quello infantile , inquieto di prendere, di fare suo quello che rischia di allontanarsi e di sparire.

Mi racconta un’altra cliente: “da principio non me ne rendevo conto, ma con il tempo ho capito che il mio comportamento si ritorceva contro di me, che dovevo evitare di aggrapparmi. Non riuscivo a impedirmi di anticipare l’intenzione del mio compagno. Quando lui si cinava per abbracciarmi, lo stringevo subito tra le braccia, gli prendevo la testa fra le mani e, anche se sapevo che lo detestava, gliela stringevo contro di me. Più lui si dibatteva e voleva allontanarsi, più io lo tenevo stretto. << Sei una vera sanguisuga>> mi ha detto un giorno. <<Hai le mani come la colla, ti attacchi a me come se avessi paura che sparissi>>. E’ vero, avevo paura che sparisse, che smettesse di interessarsi a me. Ma quando gli parlavo di questa paura, scherzando mi diceva (cosa che non mi rassicurava affatto): << nessun pericolo, non mi lasceresti mai andare via>>.

Ricevere non è un atteggiamento passivo , è un atteggiamento relazionale molto dinamico.  Bisogna però accettare di aprirsi a quello che proviene dall’altro. Soltanto in un secondo (brevissimo) momento sentiremo se possiamo accogliere ciò che corrisponde alle nostre aspettative, per farlo riecheggiare e crescere dentro di noi oppure, al contrario, rifiutare quello che non corrisponde ai nostri desideri, o alla nostra sensibilità.

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