Capire la tristezza ….

tristezza 5

Tristezza − stanchezza che penetra nell’anima –

Stanchezza − tristezza che penetra nella carne.

Christian Bobin,

La tristezza è “l’invasione della coscienza da parte di un dolore o di un malessere che ci impedisce di essere contenti”.

In questa definizione tre sono le parole importanti. Invasione – dolore – impedimento- tuttavia solo il primo termine “invasione” è sempre vero; gli altri due possono essere soggetti a variazioni.

La tristezza è una emozione invasiva, che occupa la totalità della nostra anima. Quando siamo tristi nella nostra testa, tutto diventa triste in noi: il nostro sguardo, il nostro modo di camminare, il timbro della nostra voce. Di contro, non è sempre così “doloroso” essere tristi, perché vi è qualcosa di particolare nella tristezza: la dolcezza. Cosa che è alquanto unica rispetto ad altri stati d’animo: si pensi all’ostilità o all’inquietudine. Infine, la tristezza non costituisce necessariamente un impedimento alla felicità …. Al contrario , esistono felicità tristi …

Ma allora, potremmo chiederci, la tristezza non è poi così grave ? Sì e no …..

Proviamo ad addentrarci un po’ più a fondo tra le sue pieghe ….

Ci sono molti generi di tristezze: tristezze dolci in cui siamo come anestetizzati, tristezze grevi che ci soffocano, tristezze per la sconfitta, ma anche per certe vittorie (perché ci sono stati dei vinti). Tristezze per il senso di colpa, quando abbiamo ferito pur amando, e tristezze per l’indifferenza, quando non amiamo più.

La tristezza alimenta molti stati d’animo complessi: sensazioni di incompletezza, di inferiorità, di inadeguatezza, sensazioni di impostura, di solitudine. A volte anche di consolazione: dopo la fine di un amore in cui tutto è diventato complicato ci sentiamo tristi e sollevati.

La tristezza ha molto a che vedere con il fluire del tempo. Tempo presente: stati d’animo lugubri, tetri, di cupezza. Tempo passato: nostalgia, rimpianti, rimorsi, senso di colpa. Tempo futuro: perdita di speranza.

La tristezza poi , non è solo un dolore dell’anima è anche una condizione del corpo. A volte comincia senza parole, senza pensieri, senza causa, nel corpo stesso: abbiamo il cuore pesante, sospiriamo, siamo tentati dall’immobilità, dalla lentezza, dal ripiegamento. Certe tristezze intense provocano un senso di soffocamento, di annegamento.

Gli psichiatri, riferendosi alla tristezza, parlano di “una perdita di slancio vitale”. E secondo gli psicologi evoluzionisti, questa è la sua funzione naturale: incitarci all’immobilità e al rallentamento quando siamo stati feriti o colpiti da un lutto, per aiutarci a riparare e a ricostruirci. Ma il meccanismo naturale spesso si guasta. Per questo esistono tristezze più pericolose di altre. Ci sono tristezze che ci arricchiscono e tristezze che ci amputano.

Curiosamente, la tristezza  può espanderci o rinchiuderci a seconda della sua intensità. Ad un livello leggero, ci connette con il mondo, anche se in modo doloroso, rendendoci iper-empatici e iper-sensibili, molto ricettivi alla sofferenza degli altri. Ma ad un livello superiore. Quando ci avviciniamo alle tristezze depressive, siamo minacciati dalla ritrazione: dapprima una sensazione di impotenza, poi indifferenza ed infine disperazione.

“Non puoi impedire agli uccelli della tristezza di volare sopra la tua testa, ma puoi impedire che facciano il nido tra i tuoi capelli”, dice un proverbio cinese . E’ necessario fare attenzione a tutti quei fattori di rischio che potrebbero trasformare una semplice tristezza in una depressione.

Tra questi, grande importanza ha il “rimuginio” quel continuo borbottare dell’anima che ci trascina nel circolo vizioso del pensiero negativo verso noi stessi, le nostre presunte inadeguatezze, le difficoltà, i fallimenti. Quell’invischiamento nel negativo che ci fa stare appiccicati con lo scotch a quello che non va, che ci fa soffrire e che ci rende tristi.

A lungo andare la continua ripetizione di questi pensieri e i conseguenti stati d’animo di tristezza finiscono per determinare un processo di solidificazione: gli stati d’animo si aggregano dando vita ad una sensazione di tristezza continua e pervasiva . Le pulsazioni della tristezza si amplificano e finiscono per entrare in risonanza. Tutto il passato, il presente e il futuro si mettono a vibrare dello stesso dolore di vivere, della stessa fatica di esistere e subentra il disgusto per la vita stessa. E’ la tristezza anticamera della depressione che incomincia ad allontanarci dalla vita stessa.

A poco a poco la nostra visione del mondo, e di noi nel mondo, comincia ad alterarsi in modo sempre più duraturo. La nostra capacità di affrontare la vita comincia ad incepparsi. Produciamo in continuazione pensieri tristi ma, mentre di solito, la nostra mente li intercetta, li contesta, li respinge, in questo stato non ci si riesce più , e allora c’è l’invasione, siamo sopraffatti e così cominciamo ad  assorbire tutto quello che di infelice esiste intorno a noi. A questo punto ci viene la tentazione di arrenderci , di smettere di lottare e abbandonarci alla depressione vista come un rifugio

E’ altresì possibile che queste ascensioni verso i vertici più estremi della tristezza non sfocino nella malattia depressiva (perché abbiamo avuto la fortuna di avere geni giusti o il passato giusto o perlomeno di non aver avuto i peggiori). E’ possibile che restiamo al livello solo di tristezze  estreme e dolorose; è quindi di fondamentale importanza comprendere e modulare queste tristezze per vivere meglio e per non sprofondare nella depressione. E nel momento in cui si avverte che la situazione ci sta scappando di mano CHIEDERE AIUTO ad un esperto!

Quindi come affrontare la tristezza schivando il pericolo che si possa trasformare in un pozzo senza fondo?

Essere prudenti con la gioia di essere tristi => il gusto della tristezza può essere per certe persone fragili molto seducente. Dobbiamo quindi stare attenti e cercare di delimitare i nostri stati di “spleen”. Questo non significa non avere più stati d’animo tristi, ma non consentire a nessuno di loro di radicarsi a lungo e prendere il comando.

Individuare subito dentro di noi il passaggio alla modalità di rimuginio => renderci conto che stiamo scivolando in questa modalità è la prima tappa per contrastarla: tuttavia evitiamo di lanciarci subito a chiederci “perché sono triste” questo non farà altro che attirare tutte le nostre insoddisfazioni e tutte quelle carenze che riempiono la nostra vita, come tutte le altre vite. Poniamoci piuttosto la domanda del “come”. “Come è incominciata la mia tristezza? Che cosa succede dentro di me? Che conseguenza ha questo sul mio corpo? E sui miei pensieri?” . Saper osservare il flusso dei propri stati d’animo è prezioso, si tratta di un atteggiamento attivo e fecondo.

Accettare l’imperfezione => è necessario accettare il fatto che nelle nostre vite esistono dei cantieri che non vengono mai portati a termine e imparare che questo non è un fallimento o di incompetenza: è semplicemente ilf atto che siamo vivi e abbiamo una vita normale che non può essere controllata in ogni sua parte.

Tornare sempre verso la felicità => la felicità è il solo antidoto profondo e durevole alla tristezza, quindi impariamo a immetterla nella nostra vita , facendo almeno una cosa al giorno che ci renda felici!

In conclusione esiste una saggezza della tristezza? Come dice il poeta Rainer Maria Rilke “Non dovete sgomentarvi, se una tristezza, si leva davanti a voi”; sì, rifiutando di accogliere la tristezza noi possiamo impoverirci. Così come possiamo renderci fragili concedendole più di quanto le spetti.

Esiste un’arte di osservarsi mentre si è tristi, che non è la stessa cosa di essere tristi. E’ l’arte di vedere scorrere i nostri pensieri cupi come si guardano scorrere grosse nuvole nere nel cielo.

Se coltiveremo con pazienza quest’arte, allora la tristezza potrà essere un’ amica che ci ricorderà dolcemente i nostri limiti, le nostre fragilità, che smusserà le nostre illusioni. E che ci sussurrerà all’orecchio rallegrati e goditi questa vita, altrimenti …. sarebbe troppo triste …….

Un pensiero su “Capire la tristezza ….

  1. Marisa

    Grazie Gabriella, meraviglioso questo post, direi poetico, con delicatezza e dolcezza riesci a cogliere le sfumature dell’anima, delle emozioni, e ci rendi sempre più consapevoli della straordinaria ricchezza della nostra interiorità ,e, allo stesso tempo ci aiuti ad indirizzare positivamente le nostre energie per riuscire comunque sia ad andare oltre i nostri limiti.

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