Non deviare il fiume

fiume che scorre

 

” La felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in armonia …” M.Gandhi

Siamo felici? Diciamo la verità, non è una domanda che ci facciamo volentieri. Siamo così indaffarati nelle cose della vita, tra impegni, corse, doveri da assolvere e obiettivi da raggiungere che ci manca il tempo. In realtà temiamo, ponendoci seriamente questa domanda, di trovarci di fronte ad una risposta non troppo  felice ….

Proviamo invece a chiudere gli occhi per un istante e pensare: “qual è l’ultima volta che sono stata davvero felice?”, di quella felicità serena, di quel senso di appagamento per cui ogni cosa è al suo posto e noi in armonia con il tutto.

Vi immagino scuotere la testa pensando: “è impossibile! Questo è un sogno irrealizzabile. Non dipende da me. Non è per me.”

Se nella vostra mente si sono affacciati questi pensieri, sappiate che è la nostra cultura ad averci abituato a ritenerli normali. La nostra cultura ha scambiato la felicità con il divertimento, con l’effimera soddisfazione che deriva dal possesso, con l’orgoglio di poter dire “io sono questo o quest’altro”. Spaccia per felicità ciò che felicità non è, un sottoprodotto che dura lo spazio di un secondo e si dissolve istantaneamente nel momento in cui viene meno il “prodotto” di questa felicità.

Ma non è tutto. La nostra cultura ha fatto anche di peggio. Non solo ci ha convinti che la felicità sia un continuo stato di sovraeccitazione, l’assoluta negazione del dolore, ma ci ha messo in testa che possiamo raggiungere questo risultato solo rivolgendoci fuori di noi.

In questo modo ci costringiamo ad un’interminabile attività di caccia e conquista: comprando oggetti, aderendo a ruoli prestabiliti, riempiendoci la testa di ideologie preconfezionate da mostrare al momento giusto per ottenere quel momento di gloria così necessario alla nostra autostima.

Per questo, quando diventiamo adulti, abbandoniamo quelle che definiamo “illusioni giovanili” e diciamo: “non si può essere sempre felici, nella vita ci sono anche sofferenze, delusioni e i sogni spesso non si realizzano”. E ci sembra pure di dire una cosa sensata.

Ma che buon senso è quello per cui il compito dell’uomo sulla terra sarebbe di barcamenarsi alla ricerca del vestito più alla moda, dell’opinione più adeguata, del ruolo sociale più rispettato?

E ancora, pensiamo sia di buon senso pensare che le donne e gli uomini non sono fatti per la felicità ma, al massimo, per ottenere, a prezzo di grandi sforzi, qualche piccola gioia, talmente piccola da essere poi irrilevante di fronte alla vastità dell’universo?

Così ragioniamo come se un dio maligno ci avesse gettato qui sulla terra e condannati ad un destino senza significato e senza vera felicità. Niente di strano se, in fondo a noi stessi, ci sentiamo infelici. Come potrebbe essere diversamente?

Ma come è successo tutto questo? Da cosa ci siamo allontanati così tanto da non essere più in grado di vedere le cose se non dietro ad uno schermo di rassegnata malinconia?

Abbiamo separato noi stessi dal grande fiume della vita, dal suo fluire con i suoi vuoi e i suoi pieni, che non sa nulla di bene e di male, gioia e dolore, dei nostri fini e delle idee della nostra mente. In cui tutto semplicemente sboccia, cresce e tramonta naturalmente.

Noi invece giudichiamo con un metro piccolissimo; pensiamo per schemi preconfezionati e ci immaginiamo che la felicità consista solo nel fuggire il dolore e nel cercare la gioia, come se queste emozioni fossero di natura assolutamente opposta.

Se vogliamo trovare la vera felicità , che non è poi quella chimera che vive solo nei nostri sogni, dobbiamo prima di tutto fare il contrario di quello a cui siamo abituati: è necessario svuotarci!

Svuotare la mente di tutte le cose che ci abbiamo infilato e che ci impediscono di fare la cosa più semplice: vivere secondo la nostra natura.

La verità profonda , che spesso vogliamo occultare perché in fondo così banale, è che la vera felicità non è un stato isterico di continua allegria, ma è la realizzazione del nostro progetto , il progetto che la vita ha per noi, racchiuso all’interno di noi stessi, come il seme per il frutto.

La vera felicità, allora, non ha nulla a che vedere con quello che ci sta attorno, non dipende da quello che abbiamo, dalla nostra forza o debolezza, dal fatto di aver capito o non capito qualcosa, dall’aver vissuto più gioie o più dolori. La felicità dipende solo da noi stessi!

Da come sappiamo osservarci senza giudicarci, da come lasciamo che la vita, tutta la vita in tuee le sue forme può scorrere in noi. Con i nostri giudizi noi permettiamo o impediamo alla vita di sgorgare. La deviamo, la costringiamo, la mortifichiamo, la spegniamo. E ci condanniamo così all’insensatezza e all’infelicità.

Felicità è osservare serenamente la vita mentre ci forma e ci crea. Osservare i doloro e lasciarli venire, la tristezza e lasciarla venire, la gioia e lasciarla venire. Allargare lo sguardo!

Solo così, nella consapevolezza, diventiamo davvero donne e uomini e smettiamo di recitare come burattini …..

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Liberamente tratto da:

R.Morelli – Come essere felici – Oscar Mondadori

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