Introspezioni

introspezione

“ so cosa mi direte, che bisogna rientrare in se stessi … sono rientrato in me stesso più volte. Soltanto, ecco, non c’era nessuno. Allora, dopo un momento ho avuto paura e sono tornato fuori a fare del rumore per rassicurarmi …” Jean Anouilh

Gli stati d’animo sono l’espressione e la sede della consapevolezza. Quei momenti in cui ci sentiamo esistere, corrispondono, se ci riflettiamo un po’, ad un equilibrio particolare: ci sentiamo distinti da quel che ci circonda e al contempo sentiamo di farne parte. Al contrario evacuando i nostri stati d’animo, non facendoci attenzione, ci ridurremo a semplici “macchine per vivere”. E, a volte, non appena smetteremo di agire o reagire, saremo invasi da una sensazione di vuoto, inquietante o deprimente.

Noi abbiamo bisogno dell’introspezione, di guardare dentro noi stessi. Certo piegandoci troppo su noi stessi, possiamo perdere l’equilibrio e affogare. Certo l’introspezione da sola non basta: dobbiamo anche vivere, e l’azione e l’incontro ci insegnano e ci rivelano parecchie cose su di noi. Forse ci rivelano anche più cose dell’introspezione e riguardo a quello che siamo. Ma probabilmente ce ne rivelano di meno a come lo siamo a ciò che ci determina a esserlo ….

E poi, esercitarsi nell’introspezione è come concedersi il tempo di accordare il proprio strumento musicale, per poi suonare meglio. Quanti di noi si preoccupano di ri-accordare regolarmente la propria anima???

Cosa facciamo subito dopo aver litigato con qualcuno? Ci precipitiamo al telefono per sfogarci con qualcuno di partecipe che, non avendo assistito alla scena, sarà pienamente d’accordo con noi. Dopo di che , riprenderemo a fare quello che stavamo facendo, rimuginando.

Cosa facciamo se ad un certo punto ci blocchiamo nel lavoro? Ci irritiamo, poi ci alziamo per rinfrescarci le idee. Ci mettiamo a guardare le nostre mail, oppure usciamo a prendere un caffè.

Agendo in questo modo, non abbiamo fatto altro che sfuggire ai nostri stati d’animo anziché accoglierli e analizzarli.

Paradossalmente, è in seguito a questo tipo di comportamento che il rischio del rimuginio è più alto. Dal momento che la piccola piaga legata agli stati d’animo non è stata pulita e non le abbiamo prestato attenzione, il problema si ripresenterà tranquillamente, restando sullo sfondo delle noste attività, sotto forma di rimuginii.

Perché in momenti come questi non ci concediamo il tempo di respirare a fondo e dirci … “ che cosa sta succedendo dentro di me? Che cosa c’è che non va? Che cosa è questo senso di disagio? Che cosa posso accettare e che cosa posso cambiare?” Poi occuparci d’altro e vedere che cosa succede …

E perché non prendere anche l’abitudine di chiederci: “come va lì dentro?” più volte nell’arco della giornata. Perché non misurare la temperatura dei nostri stati d’animo il più regolarmente possibile?

Senza questa ginnastica dolce, navigheremo perennemente tra due scogli: lasciarci sommergere dai nostri stati d’animo (il rimuginio) e rifiutarci di prestarvi attenzione (la fuga che in questo caso è fuga da sé).

Mentre invece, come sempre, la via da seguire è quella che sta nel mezzo: un introspezione tranquilla ma consapevole dei propri limiti.

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