Sull’autoefficacia

autostima 1

“Le convinzioni che le persone nutrono sulle proprie capacità hanno un profondo effetto su queste ultime. Chi è dotato di self-efficacy si riprende dai fallimenti; costoro si accostano alle situazioni pensando a come fare per gestirle, senza preoccuparsi di ciò che potrebbe eventualmente andare storto”. Albert Bandura

Prova ad immaginare un albero. Di che tipo di albero si tratta? Una quercia poderosa, un cipresso che svetta nel cielo, un pacifico olivo o un timido arbusto? Ognuno di essi ha la sua bellezza, così come ognuno di noi è unico ed irripetibile, nel suo insieme complesso di fattori biologici, psicologici e sociali.

Un po’ come nel caso dell’albero, anche noi siamo l’incredibile risultato del corredo genetico (il seme dell’albero), fattori ambientali (il terreno, la temperatura, altitudine) e fattori storici (eventi climatici, talvolta eventi traumatici). Come sono le radici di questo albero? Salde, possenti, sicure… o forse delicate, insicure, lacerate? Quando le radici sono vigorose e vitali, neppure un vento forte riuscirà a sradicare il nostro albero. Al di là dei nostri sforzi, quanto ci sentiamo realmente sicuri di noi stessi e delle nostre capacità?

L’Autoefficacia è la “convinzione della propria capacità di fornire una certa prestazione… …organizzando ed eseguendo le sequenze di azioni necessarie per gestire adeguatamente le situazioni che si incontreranno”. (A.Bandura)

“Sono capace di…” o “Riuscirò a …”

L’autoefficacia è la percezione della propria abilità di raggiungere un obiettivo. E’ una costruzione soggettiva esposta a distorsioni, è l’autoesame che ciascuno fa per verificare le sue probabilità di riuscire in un compito.

Per compiere un’azione, quindi, non basta volerlo, è necessario anche credere nelle proprie capacità, o meglio saperle valutare bene prima di agire.

Il livello di autoefficacia,  può essere considerato come la variabile più importante nel determinare i nostri comportamenti, perché prima di mettere in atto qualcosa noi ci immaginiamo tutto lo scenario che incontreremo (ostacoli, difficoltà, vantaggi, energie da impiegare eccetera), e questa rappresentazione mentale ci fa decidere se agire oppure no. Ma è proprio questa rappresentazione che viene determinata dal grado di autoefficacia.

 La percezione delle nostre abilità si basa su un processo di autovalutazione che chiama in causa la nostra storia personale di successi e insuccessi, rispetto al superamento dei compiti incontrati fino a quel momento.

Una valutazione ragionevolmente accurata delle proprie capacità svolge un ruolo importante nel funzionamento del successo. Tali autovalutazioni conducono le persone ad intraprendere compiti realisticamente stimolanti e forniscono la motivazione per il progressivo auto sviluppo delle proprie capacità. Un’accurata autovalutazione è sostenuta dal promuovere scelte d’azione con un ampia probabilità di successo. Se non sono irrealisticamente esagerate, tali credenze sul Sé incoraggiano lo sforzo perseverante necessario per raggiungere risultati personali e sociali.

Secondo Albert Bandura, lo psicologo americano che nei primi anni del secolo scorso ha formulato il concetto di autoefficacia, la self efficacy è caratterizzata da tre aspetti :

  • Ampiezza: quanto si è competenti in un ambito; ordinando per difficoltà varie attività, troviamo che le aspettative di efficacia di alcune persone sono limitate alle più semplici, a differenza di altre persone: l’individuo perciò si cimenterà con certi compiti, non con altri più impegnativi.
  • Forza: capacità di risollevarsi dopo un insuccesso; aspettative forti sopravviveranno più a lungo a dei feedback negativi o all’assenza di risultati positivi, aspettative deboli verranno meno prematuramente e porteranno l’individuo a desistere in un compito o in un’attività.
  • Generalizzabilità: in quanti ambiti ci si sente competenti ; alcune esperienze positive (o negative) creano delle aspettative di efficacia strettamente circoscritte a quell’ambito particolare, altre inducono aspettative più generalizzate che investono ambiti che vanno al di là della situazione specifica in esame o in trattamento: ne risulteranno cambiamenti in più ambiti.

Dal livello di self-efficacy che una persona possiede derivano:

  • la modalità di reazione alle difficoltà della vita,
  • l’entità dello sforzo e la capacità di perseverare di fronte agli ostacoli e alle esperienze di fallimento,
  • la quantità di stress e depressione vissuta.

Sempre secondo Bandura, queste convinzioni influenzano il modo in cui le persone pensano, trovano le motivazioni personali ed agiscono.

  • Attribuire a se stessi sia i successi che gli insuccessi: consente di riconoscere i propri meriti senza insuperbire e di affrontare gli insuccessi senza abbattersi, perché essendo questi ultimi dipesi dal soggetto, egli può individuare gli errori e correggerli.
  • Attribuire a se stessi gli insuccessi, alle circostanze i successi: produce vittimismo (sincero o strategico) oppure ostentazione di umiltà
  • Attribuire a se stessi i successi, alle circostanze gli insuccessi: produce vanagloria, delirio di onnipotenza e attribuzione di meriti infondati
  • Attribuire alle circostanze sia i successi che gli insuccessi: la persona si sente in balia degli eventi, si rassegna passivamente a tutto quello che accade (“impotenza appresa”)

Ancora una volta il centro del discorso è sulla fiducia in noi stessi e su quanto ci aspettiamo dalle nostre azioni. Abbiamo già detto come queste aspettative possono essere a volte distorte, sia in senso negativo che positivo, in altre parole possiamo aspettarci troppo o troppo poco da noi stessi. L’importante è comunque essere sempre pronti a mettersi in discussione, perché partire con le aspettative sbagliate non vuol dire aver già fallito. Se nell’attuare un certo comportamento abbiamo sopravvalutato troppo le nostre capacità, oppure le abbiamo sottovalutate e quasi stiamo decidendo di lasciar perdere, è bene essere sempre disposti a cambiare idea, aggiustando le nostre aspettative man mano che le cose succedono. A questo scopo può essere utile dividere le nostre azioni e i nostri obiettivi in tanti piccoli segmenti, da affrontare uno alla volta ricordandoci sempre che i soli protagonisti della nostra vita siamo NOI!!!

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Bibliografia:

A.Bandura, Autoefficacia, Ed.Erickson

A.Bandura, Il senso di autoefficacia, Ed. Erickson

E.Giusti-A.testi, L’Autoefficacia, Ed.Sovera

 

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