La strada verso l’Autoaccettazione

accettazione di sè

Niente è più difficile che accettare sé stessi. Max Frisch

La strada verso l’Autoaccettazione è un percorso da te a te. Si parte lasciandosi alle spalle l’autorifiuto per arrivare, attraverso l’autocompassione, all’autorispetto e quindi all’autoespressione.

In questo viaggio si impara l’impegno verso se stessi e il modo come rivendicare i propri diritti.

Una volta raggiunta la meta ci si troverà di fronte alla svolta decisiva della nostra vita.

Presupposto fondamentale del nostro viaggio è che ognuno è la persona che è e lo sarà sempre.

Siamo il contenitore di ogni nostra esperienza e accettare noi stessi significa accogliere tale spazio e quello che comprende.

Naturalmente non sempre si è felici a volte, o forse spesso, si vorrebbe cambiare qualcosa o magari molte cose e la vita è tutt’altro che perfetta.

Ci sforziamo di essere migliori, di correggere i nostri difetti, di sviluppare abitudini più sane; ciononostante , rimaniamo quello che siamo.

Quando proviamo rabbia, proviamo rabbia.

Quando ci sentiamo offesi, ci sentiamo offesi.

Quando siamo felici, siamo felici.

Possiamo avere problemi; ma siamo noi e soltanto noi che possiamo risolverli. Tutto comincia e finisce con noi!

Ricordiamoci sempre che è nostro diritto essere noi stessi. E’ nostro diritto di nascita, il più fondamentale di tutti i diritti umani, ed io aggiungo l’unico dei doveri.

Ma noi vogliamo essere veramente noi stessi? A cosa serve un diritto se non lo rivendichiamo, anche con forza se occorre.

Quando faccio questa domanda a qualcuno dei miei clienti spesso mi guarda smarrito, pensano che sia la continua autocritica a produrre la crescita e che invece l’autoaccettazione sia una forma di autocompiacimento giustificativo; invece disapprovarsi, giudicarsi e punirsi formano il carattere e rendono l’individuo migliore.

Proviamo ad immaginarci questa scena: la nostra mente come un tribunale dove siamo messi costantemente sotto processo. Nessuna giuria, solo un giudice inflessibile, un pubblico ministero accusatore e un piccolo avvocato difensore. I legali presentano le loro tesi: quello dell’accusa con forza e vigore mentre il difensore ha una voce flebile e incerta, chiamano a deporre testimoni, che chissà per quale strano motivo rafforzano sempre le tesi dell’accusa. Noi siamo l’attore che recita contemporaneamente tutte le parti. E che cosa riguarda il processo? La nostra condanna a morte. L’uccisione della nostra identità colpevole di essersi resa visibile.

Affermare il nostro diritto a esistere quali siamo è il primo segnale sulla strada verso l’autoaccettazione; sapere che meritiamo di farlo è un passo importante.

Quindi difendiamo noi stessi così come siamo, con le nostre gioie, i nostri sbagli, i nostri sbalzi di umore, i nostri problemi.

Accettiamo il miracolo del nostro Sé più profondo al di là di ogni apparenza. L’autorifiuto uccidendo la parte più vera di noi non paga. Le punizioni che ci infliggiamo sono solo dolore senza alcun vantaggio.

Accettiamoci come siamo, amiamoci con tutte le nostre contraddizioni, complicazioni e complessità. Il semplice atto dell’autoaccettazione elimina ogni resistenza. Quello che combattiamo persiste, se cediamo ci liberiamo!

L’autoaccettazione è il grembo da cui nasce l’autostima.

Il curioso paradosso è che quando accetto me stesso per come sono, allora posso cambiare. Carl Rogers

 

liberamente tratto da:

B.Mandel – Percorsi di autostima – Ed.Mediterranee

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