Non possiamo mai sapere

compassione

Il mondo, se lo vediamo bene, è un luogo bellissimo.

E’ vero, la vita spesso è molto difficile, l’essere umano è capace di violenza e atrocità, ma il mondo continua ad essere un posto bellissimo anche e nonostante noi.

Per questo vietiamo al dolore di portarci rancore.

Vietiamo all’amarezza di prevalere sulla dolcezza.

Cerchiamo di essere morbidi e accoglienti.

Vietiamo al mondo di indurirci!

Se potessimo veramente vedere nel cuore degli altri, se potessimo per un istante osservare il mondo attraverso i loro occhi, se mettessimo per un attimo veramente i loro panni, cosa vedremmo?

Se fossero visibili a occhio nudo le cicatrici dell’anima, se per strada potessimo vedere i segni che hanno lasciato i fallimenti, le malattie, il dolore, i torti subiti, le prove affrontate, i cuori spezzati, le perdite, le lacrime versate, cosa succederebbe?

Se potessimo vedere quello che vedono gli altri ….

Se potessimo sentire quello che sentono gli altri ….

Se potessimo provare quello che provano gli altri li tratteremmo forse diversamente?

E poi apprezzeremmo forse di più la nostra vita?

Possiamo essere sì diversi, ma i nostri cuori battono nello stesso modo, vibrano negli stessi sogni, nutrono le stesse speranze e piangono per gli stessi dolori.

Forse potremmo smettere di giudicare con facilità. E’ difficile sapere il motivo che si nasconde dietro un comportamento che non ci piace.

C’è un rimedio abbastanza facile per i giudizi affilati che spesso accompagnano il nostro disappunto verso  gli altri e consiste in una semplice frase. “non si sa mai”.

Proviamo ad usarlo prima di saltare alle conclusioni emettendo una sentenza svalutativa e giudicante in presenza di un comportamento che non vorremmo fosse così.

Dietro ad ogni azione c’è una storia.

Quante volte anche noi abbiamo tenuto dentro il nostro dolore nascondendolo pensando Se solo gli altri sapessero…”.

Infatti non si può mai sapere ……

Ecco perché sarebbe buona cosa avere compassione.

Compassione letteralmente significa “soffrire con”, vuol dire partecipazione al sentire degli altri apertura del cuore che accoglie con rispetto e comprensione l’esistenza di qualsiasi essere vivente.

Questo non significa giustificare qualsiasi gesto, né subire le angherie di chi ci sta di fronte o sottomettersi al malo modo di chi troviamo durante il nostro cammino. Se qualcuno ci fa star male è assolutamente “sano” e doveroso proteggersi e rispondere con assertività alle invasioni di campo.

Non si tratta quindi di “buonismo”  parola sfruttata e declinata in tutte quelle forme che vanno dal compiacimento alla piaggeria; molto spesso si tende a criticare ad oltranza a non accettare nulla che non sua gradevole per noi, si tende a sputare sentenze che come unico effetto rendono il nostro cuore spigoloso, la mente chiusa e l’anima bloccata tra le mura dei nostri pregiudizi.

Tutto ciò serve a poco.

Compassione è ricordarsi sempre che “non si sa mai”.

Non possiamo sapere se a quella persona scortese è stata appena fatta una diagnosi che potrebbe mettere a rischio tutto quello che ha.

Non possiamo sapere se quella persona scostante si sveglia ogni mattina pensando di non farcela e crede che chiunque altro al mondo sia migliore di lei.

Non possiamo sapere se il suo spirito bambino è stato spezzato da cose indicibili.

Non possiamo sapere se ha appena perso una persona cara.

Non possiamo sapere se per lei è una giornata particolarmente dura.

Non possiamo sapere se è sempre spaventata e resiste stringendo i denti.

Non possiamo sapere! Possiamo avere compassione!

La compassione è molto diversa dalla pietà.

La pietà è un atteggiamento mentale che provoca il distacco da chi soffre.

La compassione è molto più profonda e nobile della pietà.

La pietà ha le sue radici nella paura e porta in sé un senso di arroganza e condiscendenza, alle volte anche una compiaciuta sensazione del tipo: “Meno male che non è capitato a me”.

 “Quando la tua paura tocca il dolore di qualcuno, diventa pietà; quando è il tuo amore a toccare il dolore di qualcuno, diventa compassione”. Stephen Levine

Praticare la compassione significa essere consapevoli che tutti gli esseri sono uguali e soffrono nello stesso modo, onorare tutti coloro che soffrono e sapere che non siamo né separati da alcuno, né superiori ad alcuno.

Non possiamo sapere che lotta si stia svolgendo laggiù dove lo spirito incontra il corpo nel suo strato più profondo e originario.

Sulla strada della compassione, ognuno fa la sua, di strada.

Ricordandoci che per ognuno di noi ci sono giorni migliori e giorni peggiori.

Sulla strada per la compassione si va incontro alla vita con Amore; la vita che ci è stata data per un motivo ben preciso, perché sia vissuta tutta pienamente.

Una vita in cui non siamo soli. Ci sono altri che hanno cuore e occhi come noi. Che hanno un cuore come noi. E per ciascuno di loro, proprio come per noi, c’è una storia, un dolore, un amore vissuto, un amore perduto, un motivo di gioia, un mare di lacrime da piangere, un sogno da realizzare, una paura che paralizza, una luce che si accende.

Comprendere e non trarre conclusioni è un monumentale atto d’Amore.

“La grande compassione penetra fin nel midollo delle ossa. E’ il sostegno di tutti gli esseri viventi. Come l’amore del genitore per il suo unico figlio, la tenerezza del compassionevole pervade ogni cosa.” Nagarjuna

liberamente tratto da:

B.Pozzo – La vita che sei – ED.BUR

 

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