Confini, limiti e principio di realtà

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Molte persone odiano e temono i conflitti e farebbero di tutto pur di evitare uno scontro: fuggire, scusarsi, capitolare.

Esse sono convinte che lo scontro rappresenti il fallimento in un rapporto e che nella vita sociale bisogna fare molte concessioni.

D’altra parte è la vita stessa che alla lunga dimostra a queste persone che ogni sforzo e concessione per evitare un conflitto non fa altro che alimentare l’astio. Tutti questi permessi dati agli altri vengono immagazzinati e contabilizzati dall’inconscio e, prima o poi, il conflitto non risolto esplode con una violenza direttamente proporzionale al suo stato di latenza.

Non è possibile non dire mai no. Ad un certo punto è necessario stabilire dei limiti, mettere dei confini; tanto più che ogni volta che evitiamo di dire no agli altri, diciamo no a noi stessi, ai nostri bisogni, ai nostri desideri.

E’ dunque un tradimento personale quello che ci infliggiamo ogni volta che rifiutiamo lo scontro e nel momento in cui rifiutiamo il confronto, permettiamo all’altro di prendere tutto lo spazio del rapporto.

Il solo modo per non farsi schiacciare da questo gioco di potere è quello di conoscere le regole e di giocare a nostra volta invece che fuggire o capitolare al primo aggrottare di sopracciglia.

Il conflitto non è necessariamente sinonimo di violenza, esso rappresenta una componente naturale della vita relazionale ed è indispensabile per rispettare e far rispettare la propria individualità, il proprio spazio.

Bisogna tenere bene a mente che i confini sono indispensabili; una vita senza limiti è come un paesaggio immerso nella nebbia.

I confini rassicurano, strutturano e costruiscono l’identità; è indispensabile conoscere dove siamo, fino a dove possiamo spingerci e dove è bene fermarsi per non invadere il territorio di chi ci sta di fronte.

I limiti interni sono quelli che definiscono il territorio mentale e che permettono alla persona di Essere. I limiti esterni sono quelli delle persone che ci circondano e dell’ambiente in cui viviamo la scoperta dei quali non avviene senza difficoltà.

Di fatto, veniamo al mondo con l’illusione di onnipotenza. Crediamo che il mondo giri intorno a noi

Tuttavia, presto o tardi, in maniera progressiva o brusca, dovremo capire che alcune cose sfuggono al nostro potere, accantonando così l’illusione dell’onnipotenza. E’ impossibile avere tutto e subito, comincia a far capolino quel “principio di realtà” che al suo ingresso sul palcoscenico del nostro io bambino procura sofferenza e frustrazione, quella dolorosissima sensazione di sentirsi impotenti nei confronti del nostro ambiente.

Ma se non impariamo a gestire questa frustrazione cresceremo adulti violenti e compulsivi, poiché la frustrazione senza controllo si trasforma in rabbia, volenza e compulsione.

Conoscere quello su cui abbiamo potere e ciò su cui non l’abbiamo ci permette di incanalare l’energia in maniera costruttiva. Invece di disperdere le nostre forze in battaglie vane contro elementi incontrollabili, è molto più produttivo concentrare le proprie azioni su ciò che possiamo davvero modificare, allentando la presa su tutto il resto.

Imparare a gestire la frustrazione porta alla maturazione, all’evoluzione “sana” della nostra esistenza.

L’integrazione dei limiti è indispensabile alla vita dell’adulto ed è attraverso l’apprendimento della pazienza che possiamo gestire la frustrazione.

Pazienza che non vuol dire “rinuncia” bensì capacità di fare un obiettivo esame di realtà che tenga conto dei limiti, presenti nel contesto, e, a volte, della necessaria posticipazione della soddisfazione di un bisogno.

Aver pazienza è perdere quel senso di onnipotenza statico per inserirsi nel fluire fatto di pieni e vuoti della vita.

Limiti e confini servono a definire la propria identità, a distinguere tra reale e immaginario, a controllare ciò su cui possiamo intervenire, ad allentare la presa sul resto, a incanalare le energie in maniera costruttiva ed a far rispettare i propri bisogni e valori senza mai però perdere di vista la realtà.

“Per essere sereni bisogna conoscere i confini delle nostre possibilità e amarc come siamo.” R.Battaglia

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