Il controllo: efficacia e pericolosità

controllo di sè

Il tema del controllo si può declinare in vari modi. Innanzitutto distinguendo tra controllo su noi stessi e controllo sugli altri. Argomenti ambedue da maneggiare con cura perché possibili fonti di guai.

Se ci riferiamo al rapporto con noi stesse, dobbiamo parlare di “autocontrollo”. Ossia la facoltà di fare la cosa giusta nel momento opportuno, tenendo conto del “principio di realtà” contenendo quindi gli impulsi sconvenienti e procrastinando la soddisfazione dei bisogni in attesa della condizione favorevole.

Questa attesa adulta e controllata è possibile solo quando esiste la piena consapevolezza dei nostri bisogni e delle opportunità concrete per soddisfarli, in caso contrario rischiamo l’infelicità e l’emarginazione.

Sin dall’infanzia veniamo sollecitati a non essere tropo rumorosi, a non piangere, a trattenere la rabbia. In generale i bambini maggiormente apprezzati dagli adulti sono quelli capaci di controllarsi. Il problema è riuscire a distinguere un essenziale addestramento al controllo dei propri impulsi da un metodo coercitivo che può portare all’inibizione di una sana istintività rivolta a soddisfare legittime esigenze personali.

Per quanta riguarda l’educazione e il delicato apprendimento alla gestione delle proprie emozioni, il fattore decisivo è la capacità di distinguere tra un contesto e l’altro. E’ necessario imparare a riconoscere i vari contesti e, di conseguenza, a modulare azioni e parole affinchè non risultino “di troppo” nei diversi ambienti e nelle diverse circostanze, imparando a considerare che c’è un tempo per ogni cosa.

Il rispetto di vincoli e confini, propri e degli altri, è un requisito fondamentale per il benessere e l’equilibrio di ciascun individuo.

Molto spesso non si tiene abbastanza in considerazione dei possibili effetti deleteri che la nostra incapacità di usare, al bisogno, i provvidenziali freni inibitori, può causare.

I bambini si spaventano molto quando non si sentono contenuti dagli adulti. La furia incontrollata di molto bambini o ragazzi deriva più spesso dalla paura che da cattive inclinazioni; non si sentono abbastanza sicuri, in balia di adulti che non sono in grado di proteggerli fraintendendo le loro tacite richieste di aiuto.

Il controllo di sé, a meno che non sia esasperato e ossessivo, non ha nulla a che vedere con l’annullamento della spontaneità e la privazione di un gratificante appagamento delle esigenze personali, laddove non vengano lesi i diritti degli altri. E’ quel famoso comportamento “assertivo” che in modo adulto, non contaminato dal bambino che vuole tutto subito, consiste nell’”affermazione di sé” avendo la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore.

Autocontrollo, quindi, come gestione di quelle valvole che regolano il flusso di scambio affettivo fra noi e gli altri, fra il nostro mondo interiore e gli stimoli esterni, in base ai nostri bisogni e secondo il nostro discernimento.

Autocontrollo come capacità che mi da’ la possibilità di decidere dove, quando, come e con chi manifestare in maniera appropriata i diversi stati d’animo che emergono dal mio sentire.

Inteso in questa maniera, ne consegue che quanto più siamo liberi e padroni di noi stessi, tanto meno avremo bisogno di esercitare un controllo sugli altri, specialmente su quelli che amiamo. Tendenza retaggio dell’insicurezza e della paura di perdere potere nella relazione.

Autocontrollo e controllo sugli altri difficilmente vanno insieme; l’esperienza ci insegna che le persone più accanite nell’esercizio del controllo sugli altri sono in genere quelli che maggiormente difettano di autocontrollo. Grandi sostenitore del rispetto di regole e confini, sono soliti riservare a se stessi un’indulgenza che li assolve da ogni sopruso, mentre non transigono sui torti e sulle debolezze altrui.

Legato al tema del controllo nella sua accezione, per me “inutile” e persa in partenza c’è l’arrogante pretesa di voler controllare ogni aspetto, accadimento o situazione della vita che in molti casi ha un andamento imperscrutabile e misterioso; dimenticandoci che il fattore accidentale è sempre in agguato e spesso spazza via progetti, intenzioni insieme alla nostra sicurezza.

E allora ci prende l’angoscia di essere in balia degli “elementi” con tutte le ansie e i conseguenti arroccamenti e chiusure che ne derivano.

Ricordiamoci, però, che per ogni battaglia persa, c’è una nuova opportunità da cogliere. La paura della sconfitta, del “destino” dietro l’angolo, non ci deve distogliere dal piacere di accettare una sfida ulteriore. Perché mai nulla è completamente perduto finchè avremo una testa per immaginare nuovi scenari ed elaborare nuovi progetti e soprattutto finchè avremo braccia e mani che si uniscono le une con le altre per creare una rete e abbastanza cuore per cullare i nostri sogni cercando di realizzarli.

Liberamente tratto da: I.Castoldi “Se bastasse una sola parola” Ed.Feltrinelli

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