Che cosa frena il processo di cambiamento

trapezista

“Il trapezista

            s’immerge sulle funi in volo,

                      d’equilibrio assorto a governar se stesso,

                            sempre in bilico fra verità ed errore,

                                 cercando, volendo

                                    il suo giusto ritmo”

Ritama

Ben Ri-trovati dopo una lunga pausa estiva per raccogliere pensieri e forze, dedicandomi a nuove progettualità, eccomi di ritorno con le mie riflessioni settimanali.

Risistemando la libreria del mio studio, mi è ricapitato tra le mani un libro comprato qualche anno fa “Il potere di cambiare” di Giovanna D’Alessio, una dei pionieri del Coaching in Italia, ricco di spunti pratici per agevolare il lettore nella consapevolezza di sé guardandosi in modo nuovo.

Oggi vorrei quindi soffermarmi su un paragrafo che ci parla di ciò che inibisce la nostra trasformazione frenando gli slanci pro-attivi, lasciandoci così nella stagnazione perenne.

Partiamo dal presupposto che tutti noi abbiamo il potere e le capacità per trasformare i nostri pensieri e gestire le nostre emozioni, il problema è che non sempre lo facciamo. E’ molto più facile che questo accada quando nella vita ci capita veramente qualcosa di “grosso”, piuttosto che rimboccarci le maniche nella quotidianità del nostro sopravvivere.

Cambiare, come più volte descritto in questo blog, include una scelta, una de-cisione, lasciare andare qualcosa per rivolgersi ad altro.

Ognuno di noi ha la possibilità di incamminarsi verso la soddisfazione dei propri bisogni di autorealizzazione assumendosi la responsabilità del proprio grado di evoluzione.

Ognuno, infatti, può scegliere se limitarsi ad esistere secondo un programma naturale, costruitosi nel corso di milioni di generazioni, oppure cercare un grado di consapevolezza sempre maggiore per determinare il corso della propria vita evitando di vivere innestando il pilota automatico.

Tra queste due possibilità non è che una è meglio e l’altra è peggio, si tratta essenzialmente di una scelta personale che impatta soprattutto nella vita di chi sceglie.

Chi decide di togliere l’ancora e salpare per terre sconosciute, osando e magari trovando durante la navigazione mari in tempesta che necessitano la sua messa in gioco totale per raggiungere un approdo, non può dirsi migliore o peggiore di chi, invece, sceglie di muoversi solo in territori conosciuti e già esplorati: ad ognuno andrà il frutto delle sue ricerche il cui grado di soddisfazione dipenderà da quello che la persona cercava.

Tutti noi facciamo scelte, e anche non scegliere è una scelta, vivendone tutte le conseguenze.

Poco importa da quale terra partiamo, quale sia il nostro sistema di valori, che mappa del mondo abbiamo; qualunque sia il punto di partenza siamo noi che facciamo la differenza e su questo possiamo misurare i kilometri percorsi guardando indietro soddisfatti, trovando ancora nuovi stimoli per continuare il viaggio.

Per intraprendere tutto questo cammino c’è bisogno di coraggio, la virtù che i latini denominavano “fortitudo”, che fa sì che chi ne è dotato non si sbigottisca di fronte ai pericoli, non si abbatta per il dolore e, più in generale, affronti a viso aperto la sofferenza, l’incertezza e l’intimidazione. E tutto ciò significa, impegno e continuo lavoro interiore correndo il rischio di uscir fuori dagli spazi protetti delle nostre sicurezze per incamminarci verso mappe inesplorate.

Molto spesso “uscir fuori dal guscio” è troppo per il nostro coraggio; preferiamo non mettere in discussione i nostri paradigmi preferendo al mondo inesplorato la nostra piccola “zona di confort” dove ci sentiamo al sicuro, capaci di gestire quello che incontriamo. Meglio la monotonia dell’assenza di stimoli piuttosto che l’ignoto brivido dell’esplorazione.

Al di là della zona di confort c’è l’immenso “Nuovo Mondo” che potrebbe aprirci a nuovi modi di essere, spalancandoci finestre di nuove possibilità.

Ma per arrivare al Nuovo Mondo bisogna attraversare il confine, una zona di transizione dove si annidano le nostre paure più profonde, dove, da una parte, non abbiamo più contatto con quel posto in cui ci sentivamo sicuri, e dall’altra non abbiamo ancora raggiunto la destinazione finale.

Siamo come trapezisti che si dondolano attaccati alla propria sbarra e che vedono avvicinarsi davanti a sé un’altra sbarra …. Capiamo che per poterla raggiungere dobbiamo buttarci così da completare l’esercizio e crescere professionalmente. Ma c’è un momento in cui, durante il salto, si apre sotto di noi il vuoto, tra quello che abbiamo lasciato e quello che troveremo. Ed è proprio in quello spazio che avviene la trasformazione e questo richiede tutto il nostro coraggio!

La paura, quindi, è il nostro principale freno! E’ importante riconoscere e accogliere le nostre paure, per poter essere consapevoli che quello che temiamo non è la realtà, ma è solo una storia che ci raccontiamo basata sulla storia emotiva dalla quale proveniamo.

Gettare luce, quindi, su quello che ci impedisce di portare un cambiamento nella nostra vita è molto importante per identificare i modi in cui potremmo sabotare noi stessi e più in generale per apprendere quando e come emerge la nostra paura così da poterla gestire con maggiore efficacia.

Se l’argomento ti interessa seguimi nei prossimi post ……

Liberamente tratto da:

G.D’Alessio  – Il potere di cambiare – Ed.Rizzoli

 

Ri-parto da me …..

margherita

Ben Ri-Trovati …..

Settembre mese di ritorni … rimettersi in moto e riprendere la propria vita  , tanti progetti nuovi nella testa fatti sull’onda del riposo vacanziero , riusciremo a portarli a termine o verremo nuovamente risucchiati dal vortice di impegni , tutti assolutamente prioritari, che sembra caratterizzare tutti indistintamente???

E se quest’anno fosse diverso ??? Se cercassimo di “prevenire” invece di “curare”, rendendoci attivamente artefici del nostro ben-essere???

Se ci pensiamo bene , in fondo, basta poco : un po’ di organizzazione, e la ferma convinzione che il nostro star bene oltre che a noi giova anche a chi ci sta intorno.

Ecco quindi una super offerta, valida per tutto il mese di Settembre in presenza o se non abiti a Roma su Skype, di “rimessa in forma” per ripartire alla grande!

RIPARTODAME

Un micro percorso per ottimizzare le nostre risorse focalizzandole su obiettivi reali pianificando le priorità per riuscire, alla fine, a ritagliarci quel piccolo spazio vitale che ci permetta di respirare e non solo di “prendere fiato” quando non ne possiamo più.

Quindi largo ad ogni tipo di idea che possa rendere il nostro vivere più fluido; 1 ora al giorno per noi stesse … e se proprio 1 ora è troppa, mezz’ora o anche 15 minuti . L’importante è che ci sia un piccolo momento tutto solo per noi, potrebbe essere anche un buon allenamento per imparare a dire quei “no” che tanto ci costano ma che sono altrettanto indispensabili per la nostra autonomia.

Visto che l’offerta è veramente SupeScontata (Euro 110 -comprensivo di IVA), ti chiedo in cambio di:
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