Perchè diventare Counselor: alcune riflessioni

DIVENTARE COUNSELOR

Le persone sono altrettanto meravigliose quanto i tramonti se io li lascio essere ciò che sono. In realtà, la ragione per cui forse possiamo veramente apprezzare un tramonto è che non possiamo controllarlo. Quando osservo un tramonto come facevo l’altra sera non mi capita di dire: “Addolcire un po’ l’arancione sull’angolo destro, mettere un po’ più di rosso porpora alla base, ed usare tinte più rosa per il colore delle nuvole”. Non tento di controllare un tramonto. Ammiro con soggezione il suo dispiegarsi. C.Rogers

 

Viviamo in una società in continua evoluzione per un verso ed involuzione per l’altro, dove la capacità di relazionarsi dal vivo con le altre persone diventa sempre più liquida e fugace.

Il virtuale sostituisce il reale in situazioni spesso paradossali dove si perde di vista l’umano sostituendolo con uno schermo e una tastiera.

La comunicazione ha nuove regole che il più delle volte scavalcano i normali passaggi facendo nascere false intimità in cui l’altro non ha fattezze di “carne” ma solo pixel e lettere che compaiono su uno schermo.

E così si finisce per disimparare a stare con gli altri. La solitudine impera, tanti piccoli universi che “autisticamente” si rinchiudono in realtà fittizie, in viaggi immaginari dove il senso del nostro essere al mondo è difficile da trovare.

Siamo immersi in una complessità che avvolgendoci in una fitta nebbia nasconde i punti di riferimento rendendoci ciechi.

“Il male di vivere ho incontrato”, scriveva Eugenio Montale nel lontano 1925, quello stesso “male di vivere” che sta alla base del mal-essere imperante.

Una crisi esistenziale profonda quella in cui siamo sprofondati, dove non ci sono più certezze e le Istituzioni sono allo sbando, unita ad uno smarrimento progressivo della propria Umanità.

Crisi che porta con sè una perdita di fiducia non solo in ciò che ci circonda ma soprattutto in noi stessi, nelle nostre potenzialità e risorse, privi di motivazione galleggiamo in questo mare di indifferenza ormai arresi a “tirare a campare”.

Evitiamo di ascoltarci, anestetizziamo il nostro sentire che con ancestrale saggezza saprebbe mostrarci la strada.

Cerchiamo disperatamente soluzioni “fuori” per non guardarci dentro, passiamo da un professionista all’altro in cerca di “bacchette magiche”che ci tolgano dai vari impasse che la nostra labirintica vita ci pone dinanzi.

In questa carenza di relazioni umane, in un mondo peraltro assurdamente “globalizzato”, le professioni focalizzate verso l’altro, dal medico all’avvocato – dall’insegnante alla commessa etc., hanno indebolito la loro efficacia per il progressivo deterioramento di quelle capacità come l’Ascolto, il sostegno, l’aiuto nel prendere decisioni o nel gestire momenti difficili, ritenute da sempre skills fondamentali per il loro svolgimento.

L’uomo si è impoverito di “essenza” a beneficio di ciò che è visibile e immediatamente spendibile per apparire.

La confezione a discapito del contenuto!

L’Umanità si sta perdendo e il punto di non ritorno pare assai vicino ……

Cosa c’entra tutta questa premessa con il titolo del post  “Perchè diventare Counselor?”

Il Counselor è prima di tutto un “soggetto umano”  che ha accettato la propria umanità e che, se lo vorrà, potrà accompagnare altre persone a riscoprire la loro.

Accettare la propria umanità vuol dire tornare al cuore del cuore umano abbattendo tutte quelle barriere di protezione che ci siamo alzati attorno per paura di soffrire, di venir rifiutati, di non essere amati.

Accettare la propria umanità significa non negare le proprie ferite coprendole con effimeri “cerotti” o cadendo in quel persecutorio “dolorismo” che ci vede solo vittime di un mondo crudele.

Accettare la propria umanità è anche trovare di nuovo l’unità tra cuore e intelligenza, quella capacità di fare scelte consapevoli pensando che il “fallimento” può essere contemplabile e diventare una nuova opportunità e che i limiti ci appartengono.

Accettare la propria umanità è ancora accogliere la nostra “unicità” mettendoci al centro del nostro microcosmo, così come lo insegneremo al nostro cliente, ascoltando i nostri bisogni, a volte così umani, e così importanti per il nostro ben-essere.

Accettare la propria umanità, infine, è riacquistare il senso del tempo. Vivere l’istante presente per come è; immergendoci nel flusso della nostra storia trovandone il proprio senso.

La formazione in Counseling è un viaggio meraviglioso all’interno di Sè, nello stare, nel farsi Presenza accanto al nostro Essere, nel vedere germogliare quella “ghianda” che porta in sè tutto ciò che siamo per poi diventare, a nostra volta,  testimoni di chi si affiderà a noi; perchè non si può accompagnare qualcuno nei luoghi che noi stessi non abbiamo attraversato.

Diventare Counselor è essere portatori di UMANESIMO. Attraversare il nostro centro ed uscirne per sempre trasformati, pronti ad entrare nella vita reale, nel contatto vero con persone piene di sfumature essendo ora capaci di coglierle e rimandarle a chi si abbandonerà al nostro “prendersi cura”.

Diventare Counselor  è avere fiducia nelle potenzialità e risorse di cui ognuno di noi è provvisto e avendole ritrovate in noi stessi poter agevolare il nostro cliente a scoprire le sue, rispettando i suoi tempi e la sua diversità.

Diventare Counselor è ASCOLTARE con tutti i sensi, vibrare con l’altro rimanendo se stessi, “accogliendo e riconoscendo il fatto ineluttabile che chi è di fronte a noi esiste in tutta la sua complessità in quanto essere umano e persona.”

Diventare Counselor è anche accogliere il silenzio che a volte ci sovrasta, senza averne paura o volerlo riempire. Quel silenzio che annienta e non da speranza, imparando invece ad ascoltarlo, accordando il respiro, facendolo diventare quiete entro cui riposarsi e ricomporsi.

Diventare Counselor non è solo una possibile professione, è diventare prima di tutto noi stessi senza etichette, così da essere capace di accogliere ogni possibile differenza.

Diventare Counselor è imparare il “mestiere di vivere”, riaccendere la scintilla vitale riappropriandosi del sentire, sviluppare l’empatia per tornare a quella Umanità che identifica ognuno di noi, che ci rende unici e simili nello stesso tempo, vicini, uniti. Umani, insomma.

 

©g.costa (2020)

 

 

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