Ben-Essere ed esperienza creativa

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“ Il sogno davanti alla tavolozza è un sogno di sostanza” Gilbert Durand

Vi sono persone, anche con gravi disturbi psichici, che hanno potuto trarre qualche beneficio per le proprie problematiche dall’uso della pittura, della scultura, della danza, del fare musica o teatro. Sono state formulate diverse ipotesi volte a comprendere quali siano le dinamiche su cui si basano queste forme d’arte, per capire se in qualche modo tale produrre creativo possieda qualità “terapeutiche”. Accanto alle forme “terapeutiche” che prevedono l’utilizzo, a vario titolo, dell’espressione artistica, da circa trent’anni sono vive in Italia e all’estero esperienze di “terapia artistica”; tale “terapia” è intesa come un approccio a malattie e a disagi, sia psichici che fisici, attraverso l’arte.

Per Rudolf Arnheim il contatto tra il mondo dell’arte e quello della psicologia è troppo limitato ed è questo il motivo per cui la psicologia non è riuscita ad elaborare una teoria estetica convincente. Per comprendere davvero la produzione artistica lo psicologo dovrebbe fare arte. Egli potrebbe così “mantenere vivo ai suoi occhi, orecchie o mani il senso dell’esperienza artistica genuina”. Gli artisti dal canto loro, prosegue Arnheim, dovranno far cadere il pregiudizio per cui l’arte non può essere indagata con il “ragionamento analitico”. Per ciò che riguarda le teorie estetiche e la psiche, possiamo soltanto fare riferimento, afferma Arnheim, alla teoria motivazionale che vede nell’opera artistica una pura espressione e comunicazione di emozioni; oppure alla teoria psicoanalitica che, per quanto interessata alle origini dell’esperienza artistica e sebbene sia presente con “coerenza e vigore”, considera l’arte soprattutto come la soddisfazione di un desiderio.

L’esperienza artistica richiede alla persona un impegno attivo e materiale; l’artcounseling trova il suo fondamento nel rapporto che si stabilisce con l’agevolatore. Attraverso l’approccio meta-verbale si realizza un incontro tra due persone in una relazione d’aiuto che si serve più del fare che del colloquio.

Nell’ambito del percorso , dipingere (come modellare, recitare,danzare) è un dare messaggi, lasciar cadere segni che possano essere raccolti da un lettore partecipe, l’ArtCounselor, presenza attenta che accompagna il possibile emergere di disagi personali. E aspettare insieme che il cliente, come il Pollicino della fiaba dei fratelli Grimm, dopo aver buttato le “illeggibili briciole”, lasci cadere tracce più visibili; nel gioco tra luce e ombra, segni di presenza spariscono e riaffiorano finchè l’esperienza prende corpo, e il “sogno” può apparire, manifestandosi concretamente.

Secondo il counseling espressivo ogni individuo, anche se non ha alcuna esperienza artistica, ha una capacità latente di proiettare i suoi conflitti interiori. Tale mezzo dà alla persona la possibilità di dichiararsi mediante la propria creatività. Il cliente può così avere la possibilità, per narrare di sé, di utilizzare sia l’immagine che la parola.

Nell’artcounseling, teniamo ben a mente, che la persona e il processo creativo sono più importanti del prodotto finito.

In effetti lungi dal distrarre, l’artcounseling ha le caratteristiche della concentrazione nel senso di un’intensificazione della coscienza: essa è lavoro conoscitivo.

Però, considerando il piacere come legittimo e fondamentale, è opportuno non separare l’utile e il necessario dal bello e dalla felicità. E’ possibile, infatti, divertirsi e provare piacere nel dipingere e, al tempo stesso, modificare e riequilibrare certe sproporzioni sul foglio affrontandole come dimensioni simboliche del sé. Il quadro è una zona franca, dove è possibile sperimentare nuovi atteggiamenti e consentire che qualcosa si trasformi tramite i colori e le forme che si modificano.

L’arte “crea una zona di vita simbolica”, che permette di esprimere sentimenti e idee, far emergere i contrasti e le difficoltà della quotidianità, dimostrare la capacità della persona di “trascendere il conflitto e di creare ordine nel caos, ed infine, di dare piacere” (Kramer).

La creatività è un fenomeno di trasformazione e di cambiamento; attingendo a rappresentazioni, simboli, evocazioni ed eventi, che sono patrimonio sia individuale che collettivo, permette una sintesi personalizzata e originale.

La creatività permette di avere uno sguardo personale sulla realtà esterna, di “colorire” il mondo con la propria originalità. Nell’infanzia il gioco è un fenomeno universale, manifestazione dello star bene. Ed è una capacità che non scompare completamente; rimane nella realtà psichica dell’adulto e si manifesta ad esempio nei giochi di parole, nello “humor”, per Winnicott , il gioco, con la diversità di spazio e tempo, è alla base di ogni esperienza culturale, artistica e religiosa. Il gioco ha origine dalla fantasia, quella stessa facoltà che per Freud, dà vita sia ai “sogni ad occhi aperti”, che all’esperienza creativa dell’arte.

Sempre secondo Winnicott, l’atteggiamento creativo è il solo rapporto con il mondo. Non si può tuttavia scambiare fantasia con fantasticheria o creatività con il vivere l’esperienza del sogno anche da svegli come, ad esempio avviene in chi è preda di allucinazioni o in chi non riesce a prendere contatto con la propria interiorità. L’arte può portare ad armonizzare queste situazioni estreme perché unisce ad una ricchezza di emozioni la presenza attenta alla realtà esterna.

Anche se la persona inizia a fare arte con esitazione e indecisione, con l’esperienza acquisisce vera capacità; i sensi si fanno più svegli, quello che prima veniva percepito solo in maniera confusa diventa più chiaro.

La funzione dell’arte assume così la concezione assai ampia di atteggiamento di maggior coscienza sia per ciò che riguarda il mondo esterno che la realtà interiore, non considerando separati la personalità interna e la reazione alla realtà esterna; il nostro modo di percepire il mondo è sempre carico di emozioni, bisogni e atteggiamenti personali. L’arte così diventa il mezzo per rendere visibile ed udibile la natura e il senso dell’esistenza umana ….

3 pensieri su “Ben-Essere ed esperienza creativa

    1. Ciao Edwige e grazie per essere passata di qua :-).
      Ma visto che nella vita nulla accade per caso forse chissà sei arrivata nel posto giusto 😉
      Insieme ad una mia collega abbiamo una scuola di formazione in counseling ADYCA asd (che si trova a Prati a 50 mt dalla metro Ottaviano) che tra i vari corsi eroga anche un Master triennale in Yoga e Artcounseling (qui trovi l’offerta formativa: http://adyca.blogspot.it/p/master-triennale-in-yoga-e-art.html la cui prima annualità inizia proprio a ottobre o a Gennaio.
      per ogni informazione puoi scrivere a adyca.asd@gmail.com o altrimenti puoi contattarmi al 388 7387806
      un saluto affettuoso 🙂
      Gabriella

      Mi piace

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