L’Autoritratto interiore: l’identità manifesta….

autoritratto astratto

Appel Karel – Autoritratto –

Ogni essere umano è un fenomeno straordinario ed estremamente complesso, che si sviluppa nell’unione di corpo, intelletto ed emozioni.

Ciascuno è unico e irripetibile nel corpo come in ogni altro aspetto; è tuttavia interessante notare che il senso dell’identità personale è dato soprattutto dal volto.

Sono le sembianze del viso che ci rendono riconoscibili e ci permettono di ri-conoscere gli altri. Incontrando un amico con il capo coperto da un casco, molto probabilmente non sapremmo identificarlo. La carta di identità, il passaporto, la patente portano emblematicamente la foto del nostro viso. Il volto più di ogni altra parte del corpo è inconfondibile e ci racconta. Esso è teatro di mille espressioni che ci caratterizzano e con cui stabiliamo relazioni con il mondo esterno; oltre le fattezze e la mimica facciale quello che più ci rivela sono gli occhi e l’energia che trapela dallo sguardo.

Il viso è la prima cosa che comunichiamo di noi: è il nostro stato esteriore che ci mette in contatto con l’ambiente e con gli altri, un mediatore posto fra la nostra interiorità e l’ambiente esterno.

Essa è un’identità che si sovrappone a quella originale.

La faccia ha diversi livelli di permeabilità: ciò vuol dire che fra essa (faccia intesa cioè  come identità sociale o ruolo che si assume in un certo contesto – “persona”) e volto (la vera identità, l’Io) c’è sempre uno scarto.

Un dispositivo utilizzato da secoli dall’uomo che risponde alla domanda “Chi sono io?” è senza dubbio l’autoritratto.

L’autoritratto è qualcosa di assai diverso dall’essere il ritratto di sé stessi, poiché, accanto alla capacità introspettiva, esso richiede il coraggio di guardarsi dentro.

Perché attraverso l’autoritratto si attua un processo non solo cognitivo, ma anche emozionale e relazionale del tutto inedito indotto dallo sdoppiamento tra la parte che osserva e quella osservata e dalla coincidenza tra l’io soggetto-spettatore e l’io oggetto-rappresentato.

L’autoritratto richiede una riflessione su di sé, una presa di coscienza;  fare un autoritratto è rappresentare con le proprie mani il proprio corpo.

Per la  realizzazione del proprio autoritratto ci si ritira in solitudine, ovvero ci si separa dagli altri per rispecchiarsi in se stessi: l’autoritratto dà vita ad un dialogo interno di riflessione che porterà all’analisi di sé e dunque ad una più profonda autoconoscenza.

Vorrei inoltre aggiungere che un buon ritratto non è necessariamente una riproduzione realistica, ma deve saper carpire quella misteriosa luce dell’anima, un umore squisitamente intrinseco al soggetto dipinto.

Questa premessa per presentarvi, suggerendovi di provarlo, un lavoro di esplorazione espressiva che uso sovente nei percorsi di Counseling.

Il seguente esercizio creativo ha come obiettivo quello di contattare o ri-contattare la propria identità: l’osservazione focalizzata sul viso, al fine di riprodurlo pittoricamente, porta, in modo naturale, a stabilire un contatto profondo con noi stessi.

Inoltre in questo esercizio verranno affrontate separatamente le polarità che sono rappresentate somaticamente dalle due parti del viso, la sinistra e la destra. La selezione creativa può farci apprezzare le loro differenti qualità, di cui spesso non siamo consapevoli, favorendo in questo modo l’ottimizzazione e l’integrazione delle attività dei due emisferi cerebrali.

Pronti?? …. Partiamo……

Munitevi di uno specchio sufficientemente grande da riflettere il vostro viso; nella prima parte dell’esercizio coprite  con un foglio bianco fermato dallo scotch, la metà verticale dello specchio in modo che resti visibile solo la parte sinistra del vostro volto.

Anche il foglio da disegno deve essere suddiviso verticalmente a metà; infatti nella prima parte del lavoro, disegnerete solo su una metà del foglio, ritraendo la parte sinistra del viso. Questa parte corrisponde all’emisfero destro del cervello che amministra le facoltà intuitive, l’immaginazione e la creatività. Caratteristiche spesso scarsamente utilizzate anche perché l’intero progetto educativo, che subiamo da piccoli, pone l’accento quasi esclusivamente sulle virtù raziocinanti dell’emisfero cerebrale sinistro.

Con l’aiuto dello specchio, osservatevi e procedete a disegnare le sembianze della metà sinistra del vostro viso, lasciando bianca la parte destra del foglio. Non ha importanza se riuscite, o meno, a delineare una effettiva somiglianza, tuttavia focalizzate l’attenzione nella parzialità sinistra in modo da favorire un profondo contatto con qualità di voi stessi non meramente somatiche.

AUTORITRATTO 1

Quando il mezzo autoritratto è terminato, sviluppate in modo astratto, sulla parte bianca del foglio, l’altra metà del viso. Il completamento deve essere effettuato non in modo realistico, bensì con rappresentazioni fantasiose, che vi saranno suggerite dall’intuizione; questo modo di operare sollecita l’espressione di cognizioni sedimentate a livello inconscio. Inoltre la propagazione immaginativa verso destra, del mezzo autoritratto sinistro, stabilisce un ponte con le facoltà dell’emisfero cerebrale sinistro, quello razionale che ci consente di ri-conoscere i nessi profondi che emergono dal processo creativo.

Quando l’opera è finita mettetela davanti a voi e contemplatela…. Lasciate fluire liberamente ogni pensiero, ogni associazione con le forme e i segni della parte astratta.. cosa vi stanno dicendo?…

Nella seconda fase dell’esercizio, si procede esattamente nello stesso modo, disegnando, però, la parte destra del volto. Probabilmente vi accorgerete che essa è più dominante di quella sinistra; anche il lavoro con cui completerete immaginativamente verso sinistra, il vostro mezzo autoritratto, può essere, meno scorrevole, poiché la nostra parte destra è, generalmente, più rigida. Proprio per questo, lo sviluppo astratto, originato da questa parte del viso, ha una grande importanza, dato che consente di fluidificare tensioni e rigidità.

AUTORITRATTO

Quando avete realizzato i vostri due mezzi autoritratti, piegate ciascun foglio a metà verticalmente, in modo che sia visibile solo il disegno del viso; poi congiungete i due mezzi autoritratti, formando il volto intero. Girando i fogli da disegno, unite anche i due disegni astratti e osservate come si completano.

AUTORITRATTO 3

AUTORITRATTO 4

Su un foglio potete annotare le impressioni che sentite emergere guardando queste due immagini. Ricordatevi di dare sempre un nome ai due disegni iniziando con lo scrivere IO SONO…….

Dopo aver fatto tutto l’esercizio (parte 1 e 2), e aver assimilato le suggestioni di entrambe le fasi che riguardano gli autoritratti parziali, sarebbe molto interessante disegnare il vostro autoritratto per intero; vi accorgereste senz’altro di come questo lavoro abbia arricchito la percezione della vostra identità portando in figura anche quelle parti  a cui spesso non si riesce a dare un nome e che rimangono sullo sfondo.

AUTORITRATTO 5

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Chi volesse cimentarsi nell’impresa può poi mandarmi le sue opere ed io, se lo desidera, le pubblicherò sul blog aprendo una nuova sezione “Autoritratti Interiori….”

Tutti i disegni di questo post sono stati fatti da Anna C. durante la lezione su “Autoritratto: Identità e Persona” nel corso annuale di specializzazione “L’Espressione artistica nel Counseling

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