Emozionario

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Non c’è niente da fare quando entro in una libreria sono come una bambina golosa lasciata girovagare in un negozio di dolciumi e quindi questa volta il bottino è stato un meraviglioso libro di Tiffany Watt Smith “Atlante delle emozioni umane” – 156 emozioni umane che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai.

Che dire? Fantastico!!! Ho deciso quindi di aprire una sezione sul Blog chiamata “Emozionario” dove ogni venerdì, se riesco, posterò alcuni brani tratti dal libro.

La novità di questo libro, scritto da una storica culturale, è che non tratta l’argomento dal punto di vista psicologico ma “attraversa storia, antropologia, scienza, arte, letteratura e musica in cerca delle espressioni con cui le culture di tutto il mondo hanno imparato a definire le proprie emozioni … [..] Di parola in parola si viene risucchiati nel caleidoscopio di questo libro che mentre mappale differenze affettive tra i popoli ci ricorda che proprio nell’universalità di ciò che proviamo ci scopriamo uguali”

Le emozioni hanno una storia di lunga data nella filosofia occidentale. Platone le descriveva come due cavalli guidati da un cocchiere (la RAGIONE): uno dei cavalli è piuttosto docile e non ha bisogno di essere guidato; l’altro è invece selvaggio e potenzialmente pericoloso. I filosofi stoici, come Epitteto, Cicerone e Seneca, le dipingevano come un’esperienza che fuorvia la capacità razionale, la quale invece dovrebbe sempre guidare ogni decisione. Nella cultura occidentale, tuttavia, le emozioni hanno da sempre rivestito una particolare importanza e giocano da sempre un ruolo centrale nelle principali religioni, le quali enfatizzano la gratitudine, la compassione, il timore, l’amore e la passione.

Le emozioni possono essere considerate una esperienza multifattoriale e definirle non è facile: sono qualcosa di sfuggente e di ambiguo.

Da un punto di vista etimologico il termine deriva dal latino ex-movere=> muovere da, ossia «far uscire» ma anche «sconvolgere».

Prima ancora i «moti dell’anima» erano chiamati «passioni», dal greco «pathos» => «patire», «subire», «essere sotto l’influenza di», con un significato passivo a cui l’essere umano non può sottrarsi

[…] Le emozioni per come le intendiamo nel presente hanno avuto origine con la nascita della scienza empirica, verso la metà del Seicento. Thomas Wallis era un medico e anatomista di stanza a Londra che aveva la possibilità di sezionare i cadaveri dei criminali condannati all’impiccagione. Fu Wallis ad ipotizzare che gli slanci di gioia e i tremiti nervosi non fossero l’effetto di strani liquidi o vapori, ma che il responsabile fosse il sottile reticolo del sistema nervoso, al centro del quale c’era un solo organo: il cervello. Un centinaio di anni più tardi, i medici che studiavano i riflessi degli animali si spinsero oltre: dal loro punto di vista, se un corpo indietreggiava per la paura o fremeva per il piacere, era tutta una questione puramente meccanica …. Il filosofo Thomas Brown affermò che serviva un nuovo vocabolario per parlare di questa nuova maniera di intendere il funzionamento del corpo umano. Brown suggerì di utilizzare il termine “emozione”, si trattava di una parola imprecisa che descriveva qualsiasi genere di movimento di un corpo e di un oggetto, dall’ondeggiare dell’albero al rossore che si diffondeva su una guancia. Stabilire una definizione per il termine indicava che era in atto un nuovo approccio alla vita dei sentimenti …. E così nella comunità scientifica dell’età vittoriana si generò un turbinio di interesse circa queste reazioni fisiche, per capire come esprimessero sommovimenti interiori.

Ma un uomo si fece notare in particolare: Charles Darwin che vedeva le emozioni come un argomento degno di seria considerazione scientifica. Spediva questionari agli esploratori e ai missionari in tutto il mondo, chiedendo loro come esprimevano il lutto o l’eccitazione le popolazioni indigene con cui avevano a che fare. Nel frattempo conduceva esperimenti su se stesso, cercando di stabilire quali erano i muscoli che utilizzava quando tremava e quando sorrideva. Studiava persino il figlio William, fin dalla più tenera infanzia, prendendo nota delle sue reazioni con cura meticolosa […]

[…] Nel 1872 Darwin pubblicò i suoi risultati in un volume dal titolo “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” in cui sosteneva che le nostre emozioni non fossero reazioni prefissate ad uno stimolo, ma il frutto di processi evolutivi durati milioni di anni. […]

[…] Non tutti però condividevano questo approccio alle emozioni. Un anno dopo la pubblicazione delle teorie darwiniane sull’evoluzione delle espressioni emotive, Sigmund Freud cominciò a studiare medicina all’Università di Vienna…… […] secondo lui quando si parlava di uno stato di sofferenza prolungata non era sufficiente ragionare solo in termini di corpo e di cervello….. […] Era necessario tenere in considerazione anche l’influenza della mente, o psiche. Freud non arrivò mai ad elaborare una teoria esaustiva su quello che lui considerava essere le emozioni, ne parlava, poeticamente, dome di “affetti” …. […] E’ però tramite il lavoro di Freud che molti di noi pensano alle emozioni come a qualcosa che può essere represso, oppure accumularsi fino a quando necessita uno sfogo. In alcuni casi, specialmente per i terrori e i desideri dell’infanzia, può affondare nelle profondità della nostra mente, restando nascosto lì dentro per anni, solo per poi riemergere sotto forma di un sogno, di un’ossessione, persino di un sintomo fisico. […]

[…] Anche se parecchi dettagli tecnici elle teorie di Freud hanno perso credibilità, l’idea per cui le nostre emozioni seguono strade tortuose all’interno delle nostre menti oltre che dei nostri corpi ha avuto una grande importanza nello sviluppo della psicoterapia e del linguaggio che utilizziamo oggi. […]

Oltre a questo, ed è quello che più mi affascina in questo libro, Tiffany Watt Smith ci dice che […] la risposta alla domanda “che cosa è un’emozione?” non si può trovare soltanto nella biologia o nella storia personale di un individuo. Il mondo in cui ci sentiamo si intreccia alle aspettative e alle idee portanti della cultura in cui viviamo. L’odio, la rabbia e il desiderio possono sembrare emozioni originate dalla parte di noi che è più selvaggia, più vicina al regno animale. Ma possono anche essere provocate dai fattori che più ci rendono umani: il nostro linguaggio e i concetti teorici che utilizziamo per cercare di capire i nostri corpo; le nostre convinzioni religiose e i nostri giudizi morali; le mode, la politica e l’economia dei periodi storici in cui ci capita di vivere.[…]

[…] Gli antropologi occidentali che facevano ricerca sul campo, abitando per periodi più o meno lunghi in posti molto distanti dalle proprie case, svilupparono un forte interesse per il vocabolario emotivo delle diverse lingue. […]

[…] Con il tempo si chiarì che alcune culture prendono molto sul serio quegli stessi sentimenti che ad un abitante di un altro paese potrebbero sembrare meschini. Cosa ancora più importante, in determinate culture esistevano emozioni a cui si dava un tale significato da rendere necessario distinguere ogni loro sfumatura, anche la più sottile, come i quindici diversi tipi di paura che sono in grado di provare i componenti di una popolazione dell’Australia occidentale. […]

[…] Anche le testimonianze relative a emozioni che vengono considerate “universali” possono cambiare a seconda del periodo storico o del luogo fisico in cui ci si trova….. il Li Chi, una raccolta di precetti e rituali di ispirazione confuciana che viene fatta risalire almeno al I secolo a.C., identifica sette emozioni principali: gioia, rabbia, tristezza, paura, amore, avversione e affetto. Cartesio riteneva che ci fossero sei “passioni primitive”: la meraviglia, l’amore, l’odio, il desiderio, la gioia e la tristezza. Arrivando ai giorni nostri, alcuni psicologi evolutivi sostengono che un numero variabile tra sei e otto emozioni “fondamentali” venga espresso nella stessa maniera da tutte le persone di tutto il mondo. La lista di solito comprende il disgusto, la paura, la sorpresa, la rabbia, la felicità e la tristezza – anche se non l’amore, le cui manifestazioni esterne si ritiene che siano strettamente collegate ai riti sociali delle diverse culture.[…]

Questo libro che racconta la storia delle emozioni, e il modo in cui queste storie cambiano trovo che sia un importante stimolo per molte riflessioni da cui l’idea di postarne alcune per qualche settimana senza, però, togliere troppo la voglia di acquistare questo libro.

Tiffany Watt Smith – Atlante delle Emozioni Umane – Ed. UTET