Coraggio

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Illustrazione di Amanda Cass

“In cuore abbiamo tutti un cavaliere pieno di coraggio, pronto a rimettersi sempre in viaggio.” Gianni Rodari

Come promesso lo scorso venerdì, l’appuntamento settimanale di oggi con “l’Atlante delle Emozioni Umane” di Tiffany Watt Smith sarà con il “coraggio”.

[…] La parola “coraggio” deriva dal francese antico “corage”, a sua volta derivante dal latino ”cor” (cuore). In origine si riferiva al cuore stesso, che all’epoca veniva inteso come il luogo dove erano contenuti tutti i sentimenti e la fonte dei più profondi desideri di una persona. […]

[…]  , per come lo si intendeva  nel Medioevo, non era il muscolo che conosciamo ai giorni nostri. Invece di essere la pompa di circolazione del sangue, si credeva che fungesse come una camera di riscaldamento per gli spiriti vitali del corpo. […]

[…] Più elevata era la temperatura di questi spiriti, più coraggiosa veniva ritenuta una persona. Naturalmente era difficile dire quanto caldo fosse il cuore di qualcuno visto da fuori; però i medici medioevali credevano che un segno esterno di calore interno, e quindi di coraggio, fosse la diversa quantità di peli e capelli. In un trattato di fisiognomica scritto nel Duecento dal medico Michele Scoto “abbondanti capelli folti e ricci” erano la prova di “molto calore nel cuore, come in un leone”. […]

[…] Questo legame tra irsutismo e valore diede adito a lunghe discussioni all’interno dei testi medici a proposito delle donne pelose e degli uomini che non riuscivano a farsi crescere la barba. […]

[…+ Il coraggio, però, non era soltanto una questione legata ad un fuoco interiore. Poteva anche essere coltivato sforzandosi di dare forma alla propria vita in ottemperanza alle quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. […]

[…] Nonostante la loro origine pagana, queste virtù rimasero i capisaldi della vita del Medioevo, anche quando l’Europa abbracciò per gradi la fede cristiana e sulla scena comparvero nuovi principi quali l’umiltà e il perdono. […]

[…] Con “fortezza” si intendeva la costanza, la tenacia, la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. […]

[…] Perciò, stando a Tommaso D’Aquino nella “Summa Theologiae”,il coraggio non era solamente l’abilità di “restare immobili nel bel mezzo del pericolo” senza soccombere al desiderio di passare all’attacco, ma anche la pazienza necessaria a sopportare il dolore con serenità, avere in sé la “forza della speranza”: il trattare tutte le nostre imprese con la stessa sincerità ed e importanza. […]

[…] I discorsi che oggi si fanno sul coraggio sono ancora debitori di questa concezione medioevale del termine, al tempo stesso flessibile e inclusiva. […]

[…] Il filosofo del settecento Adam Smith avrà anche sostenuto che il coraggio fosse un atto di resilienza fisica e una virtù prettamente maschile, ma quando ammiriamo l’eroismo dei singoli individui nel tempo presente, questo non accade soltanto perché loro sono pronti a mettere se stessi in pericolo, ma anche perché rischiano di essere esclusi dalla società. […]

[…] Ci vuole coraggio per essere diversi in una cultura che è fin troppo pronta a mostrare il proprio disprezzo. Parliamo dell’eroismo come della capacità di restare fermi e risoluti di fronte alla fatica o alla sofferenza fisica. […]

[…] Ma forse è l’enfasi che poniamo sulla forza d’animo, la capacità di affrontare i propri demoni o di realizzare se stessi nonostante le ferite lasciate da un trauma, che ricorda più da vicino la concezione medioevale del coraggio. […]

[…] Quello e l’idea che l’eroismo non riguardi soltanto i grandi uomini a cavallo, ma sia qualcosa a cui possiamo aspirare tutti quanti noi. […]

[…] per saperne di più sull’avere il coraggio delle proprie convinzioni, si veda alla voce VULNERABILITA’ ……..

Tiffany Watt Smith – “Atlante delle Emozioni Umane” – Ed. UTET

 

Se hai voglia continua a leggere QUI  parlo di “coraggio” da un altro punto di vista 🙂