Gioia

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Voglio cominciare questo viaggio nelle emozioni sfogliando il libro di Tiffany Watt Smith “Atlante delle emozioni umane”, con la Gioia l’unica emozione positiva tra quelle fondamentali.

“Sebbene avesse trent’anni, Bertha Young viveva ancora momenti come questo in cui desiderava correre invece di camminare, salire e scendere dal marciapiede a passo di danza, giocare al cerchio, lanciare qualcosa in aria e riprenderlo al volo oppure stare ferma a ridere di … niente, semplicemente di niente” Katherine Mansfield – Felicità –

[…] Il vostro respiro si fa affannoso, come se qualcosa vi stesse strizzando i polmoni. Vi brillano gli occhi. I muscoli delle guance vi allargano il volto in un enorme sorriso. Sentite l’impulso di spalancare le braccia, battere le mani, prendere la persona più vicina e mettervi a ballare con lei. Forse vi tremano le ginocchia, forse versate una lacrima o due. […]

[…] Dall’antico francese joie, che aveva lo stesso significato, ma imparentata anche con joiels che significava “gioello” la gioia è un’emozione che ci abbaglia e ci soggioga. […]

Il suo significato originario, aggiungo io per tirarmela un po’ 😉 deriva dal termine sanscrito  yuj  (lo stesso da cui deriva la parola yoga), generalmente tradotto come “unione dell’anima individuale con lo spirito universale”. C’è qui un senso di connessione tra il terreno e il celeste, dell’uomo con il divino e degli uomini tra loro; una dimensione sacra della gioia che si è persa nel tempo, soprattutto nella cultura occidentale.

Continuando nella lettura, Tiffany Watt Smith ci racconta che […] una delle migliori definizioni di gioia la dobbiamo al filosofo del Seicento Baruch Spinoza. Ebreo bandito dalla sua comunità perché che Dio si potesse trovare anche negli alberi e nelle pietre, fu costretto a vagare per l’Olanda senza famiglia e senza fissa dimora, mantenendosi a malapena con il suo lavoro di tornitore di lenti. Spinoza credeva che la storia delle nostre vite, in buona sostanza, sfuggisse al nostro controllo, e associava la gioia alla causalità e all’imprevisto: per lui era un’emozione che si fa largo in noi quando una cosa risulta migliore di quanto ci potessimo mai immaginare. […]

[…] I filosofi del Settecento erano più interessati alla felicità che alla gioia dovuta a coincidenze fortunate. Parlavano della felicità come di un qualcosa che si poteva architettare e progettare, e che comunque andava ricercato in maniera deliberata. In questo contesto la gioia, riuscì a conservare il proprio legame con la dimensione dell’imprevisto, e rimase un’emozione che andava scoperta, non costruita.

I suoi parenti più prossimi erano l’Umiltà, la Gratitudine e la Meraviglia. Con “Gioia” si intendeva anche il piacere dell’atto sessuale, compreso quello che arrivava senza troppo preavviso. […]

[…] La sensazione che prova Bertha nell’incipit di Katherine Mansfield è una forma di trascendenza accidentale, che come si scoprirà più avanti nel racconto, potrebbe essere la fioritura di un disturbo nervoso, quella che oggi chiameremmo “mania” […]

[…] Nel tardo Ottocento, ogni genere di emozione positiva veniva trasformata nel sintomo adatto ad una diagnosi psichiatrica. Ma la Mansfield evita con grande cura di utilizzare termini specifici nella sua descrizione di Bertha. Non assegna un nome all’esperienza della protagonista, determinata come è a trasportare nel racconto l’imprevedibilità vertiginosa della gioia, il suo rifiuto di restare entro i limiti dell’ordinario e della comprensione. Il lato negativo, ovviamente, è la rapidità con cui la gioia finisce […]

[…] Era la natura sfuggente di questa emozione che affascinava Virginia Woolf, una scrittrice che non viene ricordata per la sua grande capacità di provare gioia. Tuttavia, i sui diari testimoniano che la trovava negli oggetti e nei luoghi più imprevisti – il battente tirato a lucido di un portone, il bagliore di una finestra. Fece fare esperienza di questa gioia improvvisa al personaggio del suo romanzo Gita al faro: immersa nelle banalità di una cena di famiglia, viene attraversata dalla sensazione che la vita sia trionfalmente perfetta. Tutto sembra possibile e giusto:

Si librava come un falco; ondeggiava come una bandiera in un elemento di gioia che colmava pienamente e dolcemente ogni nervo del suo corpo. ….. Ma non può durare pensò.

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Spunti di gioia letteraria quella che ci propone Tiffany perché allora non trovare anche noi per gioco, tra le nostre vecchie o nuove letture una frase che racchiuda per noi il significato di gioia …..

“Sei entrato nella stanza e l’aria s’è improvvisa colmata di tenerezza intorno al mio corpo in attesa. Sei entrato nella stanza e (improvvisa) l’aria intorno al mio corpo s’è colmata.” Goliarda Sapienza – Il vizio di parlare a me stessa –

 Per me quella pienezza del sentire come una scintilla improvvisa che riempie ogni cosa intorno a me ed io mi sento contenuta in quello spazio dove il cuore balla al ritmo dei suoi battiti ….. cuoricino