Rabbia

rabbia 2

“Dobbiamo riappropriarci della nostra collera.” Luce Ingaray

Eccoci al secondo appuntamento con l’Emozionario; oggi sentiamo cosa ha da raccontarci Tiffany Watt Smith sulla … Rabbia ….

[…] Gli occhi bruciano e fiammeggiano. Le guance arrossiscono, le labbra tremano. I muscoli si gonfiano con il bisogno mostruoso di fare a pezzi qualcosa. I capelli si rizzano. Potrebbe essere la descrizione della trasformazione di Bruce Banner nell’Incredibile Hulk. In realtà è il modo in cui il filosofo Seneca descrive la rabbia in uno dei più vecchi e influenti testi sul controllo della rabbia esistenti: il “De ira”, scritto nel I secolo d.C.

Seneca considerava la rabbia la “passione, che è fra tutte la più turpe”, “una follia di breve durata” durante la quale siamo più simili ad un animale selvaggio che ad un essere umano. Seneca pensava, come Aristotele prima di lui, che le cause stesse nel sentirsi sminuiti o insultati. E per quanto riconoscesse che la rabbia potesse tornare utile ai guerrieri sul campo di battaglia, Seneca credeva che fosse fuori luogo nelle piazze e nei corridoi di palazzo a Roma. Lì, l’ira poteva solo creare disagi: aspre litigate e sfoghi di cui in seguitoci si sarebbe pentiti. Quindi consigliava di mantenere il controllo davanti ai primi scossoni della rabbia e di riflettere con razionalità sulla situazione. […]

[…] La rabbia è un’emozione indisciplinata. Comprende il RISENTIMENTO che cova a fuoco lento e gli eccessi di STIZZA; le scenate causate dall’ESASPERAZIONE e le improvvise fiammate di FURORE. Può diventare una forma di abuso che rovina i nostri matrimoni o ci fa perdere il lavoro, ma può anche stimolare l’azione politica e spingerci a lavorare più duramente. Forse il suo unico punto fermo, la domanda a cui tornano sempre quelli che hanno scritto sulla rabbia nel corso dei secoli, è se vada espressa o meno. […]

[…] L’idea per cui dare sfogo alla rabbia faccia bene alla salute, può sembrare molto moderna. Non è così. Già alcuni medici medioevali vedevano con enorme favore lo scatenare la furia. Anche se la rabbia poteva esaurire gli spiriti vitali del corpo, c’erano casi in cui si credeva portasse un beneficio. Per come lo spiegava uno studioso mussulmano del XI secolo, visto che la rabbia incanalava il calore verso l’estremità del corpo, poteva servire a rianimare quelli che dopo una malattia erano privi di forze e costretti a letto. Lui credeva che potesse curare persino la paralisi. […]

[…] Quattro secoli più tardi in un pamphlet sulla peste scritto nel 1490, il medico Llùis Alcanyìs riportava la storia di un dottore che aveva curato un paziente affetto da uno stato di estrema debolezza: la soluzione era stata sedersi accanto al suo letto e ricordargli in continuazione i torti subiti in passato. Il paziente riprese così le forze.[…]

[…] La rabbia, quindi, più che le ultime diete alla moda o le costose creme per la pelle, era considerata capace di restituire un certo gusto per la vita e la lucentezza associata alla giovane età. […]

[…] All’inizio del Novecento l’idea di esprimere in maniera sana la rabbia cominciò a prendere sempre più piede. Sigmund Freud aveva sostenuto che le emozioni represse potessero causare una gamma di sintomi fisici, dal mal di testa ai disturbi intestinali. Armandosi di questa intuizione, una schiera di psicologi e psichiatri in Inghilterra e in America si dedicò a scatenare la rabbia accumulata dai loro pazienti. Un esempio di questo approccio era la cosiddetta “ventilation therapy” praticata nei centri perla disintossicazione in California nei tardi anni cinquanta. Durante le sedute di gruppo i pazienti venivano incoraggiati a provocarsi a vicenda in modo da scavare sempre più a fondo nel loro dolore emotivo. Di solito non bisognava aspettare molto perché qualcuno perdesse il controllo; e da qui si credeva cominciasse la guarigione.[…]

[…] Sia la “terapia primaria” di Arthur Janov sia la comunità terapeutica creata da Ronald D.Laing in Inghilterra nei tardi anni sessanta vedevano entrambe l’espressione della rabbia come un punto di svolta nel processo terapeutico. […]

[…] Questi terapeuti credevano che la rabbia potesse riportare i pazienti in contatto con il loro vero io, liberandoli dalle forme di tossicodipendenza e follia che erano diventate il loro rifugio. Funzionava, in alcuni casi. […]

[…] Agli psicoterapeuti di oggi non interessa tanto innescare manifestazioni di rabbia catartica o “autentica”, quanto cercare di capire da dove provenga la rabbia e come mai ogni tanto ne abbiamo bisogno per affrontare la nostra vita. La rabbia esplode in maniere strane e inattese. E’ una reazione comune al dolore che ci dà l’essere criticati o lo scoprire di essere trattati ingiustamente, e perciò ci può motivare a lavorare di più. Ma uno scoppio di rabbia può farci bene anche in altri modi. Può portare la rilascio della tensione muscolare, soffocando per un momento altre emozioni che ci mettono a maggiore disagio, come la paura o la sensazione di essere indegni di qualcuno o qualcosa. Forse uno scoppio di rabbia può aiutarci a gestire un senso di colpa: quando diamo in escandescenze contro qualcun altro, addossiamo la colpa a lui o lei e diamo un po’ di SOLLIEVO (temporaneo) a noi stessi. […]

[…] In questi casi, la rabbia può sembrare “autentica”, ma la psicoanalisi ci suggerisce che è soltanto un diversivo, un fenomeno passeggero che potremo inconsciamente preferire ai sentimenti più dolorosi da esso mascherati. […]

[…] Mentre noi pensiamo a come esprimere la rabbia nel XXI secolo, quindi, i termini della discussione sono cambiati, di nuovo. Ora la questione non è tanto se sia l caso di dare sfogo alla nostra rabbia per mantenerci in salute, quanto quali emozioni la nostra rabbia, che sia furore stizzoso o collera a lenta ebollizione, stia in realtà tenendo a freno. […]

Per quello che succede quando ci teniamo tutto dentro …. Appuntamento alla prossima puntata con il RISENTIMENTO …..

Mie note:

“Terapia Primaria” => questo tipo di Terapia fu ideata nel 1970 dallo psicologo americano Arthur Janov. Essa è una disciplina che si propone di curare le malattie mentali e quelle psicofisiche stimolando il paziente a raggiungere il “primal scream” o “grido primordiale”. Questa sorta di urlo liberatorio svolge una funzione catartica nei confronti di eventi del passato che non sono stati dimenticati. La “terapia Primaria” si basa sull’assunto che il bisogno fondamentale di ogni essere umano è l’amore, soprattutto nei primi anni di vita. Se in quel periodo cruciale per l’esistenza umana viene a mancare l’amore, si è destinati a portarne le conseguenze per tutta la vita. Se il bambino piccolo avverte che l’affetto non c’è o è insufficiente proverà terribili sensazioni di dolore e di abbandono che ben presto si trasformeranno in frustrazione e poi in rabbia. La rabbia non potendo essere espressa produrrà traumi laceranti e disgregativi che accompagneranno la persona per tutta la vita e tenderanno a ripresentarsi in età adulta sotto forma di nevrosi e depressione. La terapia di Janov è una brillante soluzione per venire a patti con i dolorosi traumi dell’infanzia e riviverli in un contesto protetto in modo da poterli disattivare, dando così libero sfogo a tutte quelle emozioni a lungo contenute e represse.

testo interessante:

Luigi De Marchi – Antonio Lo Iacono – Maria Rita Parsi – “Psicoterapia umanistica” – Ed.FrancoAngeli