Orientamento Teorico della Scuola Parte 3

Per agevolare questo processo la pratica del colloquio di Counseling sarà supportata e integrata dall’approccio non verbale del mezzo espressivo-corporeo (arte grafico/pittorica, narrazione, poesia, musica; insieme a quelle espressivo-corporee; il movimento, le discipline e filosofie orientali e la danza), spesso molto più efficace nell’aprire nuove strade che possono permettere al cliente e al counselor di esplorare contenuti interiori che altrimenti rimarrebbero senza parole.

ES-PRESSIONE ossia manifestazione della nostra parte più profonda e istintuale, ancora priva di consapevolezza e quindi di un vocabolario semantico, che emerge attraverso l’Io Corpo, che trattiene le nostre memorie più antiche, sia per mezzo di un gesto, un movimento, una traccia pittorica lasciata su un foglio.

“A cosa serve l’Arte? A darci la breve ma folgorante illusione della camelia, aprendo nel tempo una breccia emotiva che non si può ridurre alla logica animalesca. L’Arte è generata dalla capacità propria dello spirito di scolpire la sfera sensoriale. L’Arte dà forma e rende visibili le nostre emozioni…”  Muriel Barbery

L’espressività nel Counseling consiste per noi nella ricerca del benessere attraverso l’espressione artistica dei pensieri, vissuti ed emozioni. Essa utilizza le potenzialità, che possiede ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti quotidiani. Per mezzo dell’azione creativa (disegno, poesia, movimento, musica) l’immagine interna diventa immagine esterna, visibile e condivisibile.

L’Espressione permette un’espressione diretta, immediata, spontanea, arcaica ed istintiva di noi stessi che non passa attraverso la ragione ed è per questo motivo che può diventare un “velocizzatore” di consapevolezze.

Il processo artistico attinge alla fantasia, alla ricchezza dell’analogia che consente di vivere “come se”, dando la possibilità di sperimentare personalmente qualcosa di nuovo o da un nuovo punto di vista guardare una situazione conosciuta immersi in una situazione spazio-temporale in cui il nostro Giudice Interiore per un momento chiude gli occhi e sta al gioco.

Questo ci offre l’opportunità di assumere un rischio, senza però dover rischiare troppo, con il vantaggio di poter trasferire il risultato dell’esperienza alla vita “come è”.

Sono almeno tre le caratteristiche che ci rivelano come il processo e lo sforzo creativo nella produzione artistica, in un setting che usa il mezzo espressivo, possano avere una funzione di crescita ed evoluzione:

  • La creazione di uno spazio di comunicazione flessibile con il proprio ambiente
  • La capacità di saper distinguere tra mondo interno e mondo esterno, cioè tra fantasie, desideri, bisogni e realtà
  • La capacità di regolare e trasformare le proprie emozioni.

Il setting diventa spazio di comunicazione mediato dal prodotto, dove l’oggetto creato dal cliente svolge il ruolo di traghettatore di senso verso una più chiara e consapevole conoscenza di sè e delle sue risorse.

Oggetto che diventa “soggetto espressivo” in quanto racchiude in se tutte le caratteristiche del cliente che si rispecchia in lui, incominciando un dialogo che il più delle volte lo porta all’insight, quel momento di “illuminazione” in cui il panorama interiore si fa chiaro e dipanabile.

Questa sorta di “avatar” del cliente che si fa presenza nel setting cambiando anche la struttura del “campo dialogico”, non deve mai subire “interpretazioni”, il significato è sempre personale, privato e va ricercato attraverso l’esplorazione, cosicché sia il cliente stesso ad individuare il giusto messaggio della propria creazione.

Il setting diventa triangolare e la comunicazione che si instaura deve tener conto del “soggetto artistico” che ne diventa parte viva.

Tre sono quindi le dimensioni comunicative:

  • Espressivo-creativa si basa sul facilitare la comunicazione tra il cliente e ciò che ha creato
  • Simbolica si basa sulla comunicazione tra cliente e counselor in cuiì l’immagine diventa tramite
  • Interattiva si basa sulla comunicazione diretta tra counselor e cliente

Ma prima ancora di instaurare un vero e proprio dialogo con “l’oggetto-soggetto” è necessario che questo “terzo componente” del setting sia rispettato come una “cosa viva” e per prima cosa richiede attenzione, se si vuole aprire un fertile scambio comunicativo. Possiamo quindi distinguere i seguenti processi di attivazione del dialogo con il lavoro artistico-espressivo:

  • Accogliere => accettare quello che è stato prodotto e la comunicazione verbale che il cliente desidera aggiungere alla presentazione del suo lavoro
  • Osservare => insieme al cliente con quel distacco necessario da cui si può «vedere»
  • Nominare => descrivere fenomenologicamente quello che si vede a prescindere da quello che potrebbe rappresentare
  • Collegare => si cercano connessioni, legami, relazioni tra i vari elementi dell’oggetto creato. Si amplifica la visione creando nessi tra pensieri, fantasie, emozioni

Aprire al nuovo => l’oggetto crea una nuova percezione e quindi una nuova visione. Può essere un insight o qualcosa di meno chiaro, un’energia connessa con un movimento interno, che spinge all’azione o che fa emergere nuove immagini o una nuova sensazione. Qualcosa si modifica.

L’espressione artistica favorisce almeno due importanti funzioni:

  • permette di rappresentare, per poi scoprire, conoscere, riconoscere, per contenere, ordinare, avvicinare distanziare ed organizzare la realtà interna;
  • e di costruire attraverso l’invenzione e la sperimentazione, per dare poi nuovi significati alle realtà interne ed esterne.

Ossia ha possibilità AUTO-ESPLORATIVE – TRASFORMATIVE –RIPARATIVE.

E il prodotto artistico assume, di conseguenza, tre principali significati:

  • LUDICO => la creazione
  • NARRATIVO => per raccontare di sé
  • CONOSCITIVO => per porsi e rispondere a delle domande

La creatività comporta inevitabilmente che si corrano rischi, si rompano barriere, si forzino limiti e si inventino idee nuove. Se ci si sente al sicuro solo se si hanno regole certe ed esiste la risposta giusta, l’esperienza dell’arte e dell’espressività corporea come conoscenza di sé, sembrerà all’inizio frustrante, contraddittoria, forse esasperante. Tuttavia, se si supera il primo scoglio di voler sapere il “perché”, concentrandosi invece sul “come”, essa può rivelarsi un percorso che può avviare un processo di cambiamento, crescita e interezza personale, spianando la strada verso la consapevolezza, l’autoconoscenza e la trasformazione.

E proprio per integrare profondamente queste stesse finalità, possiamo dire “incarnarle”, la proposta operativa viene integrata con le tecniche psicocorporee.

Il counseling espressivo-corporeo vuole utilizzare a pieno gli elementi offerti dall’esperienza creativa del corpo per far sì che la persona, possa trarne il massimo del beneficio in termini di autoconsapevolezza e di esplorazione di se stesso e delle sue potenzialità, al fine di trovare alternative più valide e gratificanti rispetto ai modi consueti e abituali di vivere, pensare, sentire, comportarsi.

L’esperienza creativa del corpo si contrappone all’esperienza abitudinaria e “scontata” del corpo-mente.

L’esperienza del corpo abitudinario è il corpo reso oggetto, altro da sé, un corpo posseduto e non vissuto, eppure ammirato, è il corpo nel quale agiscono in modo inconsapevole gli schemi abituali che tengono bloccate o limitate le possibilità di evoluzione della persona.

Ci proponiamo di favorire un’esperienza creativa del corpo e la produzione di atti corporei, essa riguarda il fare “pratica” del corpo come luogo di esperienza sensoriale del qui e ora, presa di coscienza e trasformazione di sé.

Ciò significa un’esperienza di sé guidata dall’intuizione e dalla spontaneità piuttosto che dalla ripetitività dei gesti automatici e funzionali.

Un atto corporeo si differenzia dal normale e abitudinario utilizzo del corpo in quanto atto nuovo ed originale che nasce dall’ascolto degli impulsi interni profondi, sentiti incoraggiati modulati ed infine espressi.

Questo atto che è sia spontaneo che intenzionale, una volta acquisito ed elaborato, ha il potere di potersi tradurre in nuove direzioni di vita, in nuove consapevolezze e ed azioni originali in grado di arricchire la vita della persona, favorire nuove scelte che si connetteranno maggiormente col vissuto interiore anziché obbedire a logiche di conformità a modelli esterni introiettati o di abitudini acquisite.

In realtà alla parola “corpo” preferiamo il concetto di “corporeità”.

Questa parola a nostro avviso è più adatta a rappresentare la viva realtà dinamica e processuale che avviene nel corpo, continuamente mutevole e non reificabile.

Il termine corpo corre il rischio di indicare un oggetto o un qualcosa di statico e dato.

Nella corporeità c’è il farsi della vita istante per istante, e le pratiche corporee hanno principalmente lo scopo di riconnetterci con questo flusso ininterrotto di vitalità, esperienze, emozioni.

Il concetto di corporeità aiuta inoltre a superare vetuste contrapposizioni tra mente e corpo, integrando invece le diverse funzioni in un’unità composita.

La corporeità guarda alla complessità e all’integrità dell’essere umano dalla particolare angolazione somato-psichica.

Nell’approcciare alla corporeità si attinge a molteplici fonti che hanno trattato la centralità del corpo.

Il counseling corporeo attinge liberamente alle tradizioni spirituali, principalmente di matrice orientale, che hanno sviluppato sia le pratiche di mindfulness e consapevolezza (buddhismo) che diverse forme di lavoro energetico-corporeo (Yoga, Ki Gong, Tai Chi, Tantrismo ecc.) in modo di occuparsi a largo spettro dell’interezza dell’essere umano in tutte le sue dimensioni.

Il contributo della mindfulness è qui essenziale; si tratta innanzitutto di sviluppare la capacità di connessione con ciò che sta accadendo nel momento presente, e di percepirlo sensorialmente, piuttosto che interpretarlo. Con le pratiche di mindfulness si sviluppa la coscienza ricettiva e la capacità di ascolto dei processi interni in atto che hanno caratteristiche fisiche, psichiche ed energetiche.

La fase di consapevolezza promossa con le pratiche di mindfulness è orientata alla semplice rilevazione di ciò che è esistente astenendosi da qualunque intervento attivo di modifica o miglioramento.

E’ un vero e proprio training alla “presenza”, allo stare in contatto con ciò che accade nel momento in cui accade, senza intervenire. Queste abilità di presenza ascolto e ricettività sono essenziali nel counselor e solo quando acquisite come patrimonio esistenziale, possono essere incoraggiate e trasmesse al cliente che le svilupperà in modo adeguato e autonomo per accrescere il benessere nella sua situazione di vita.

Da un lato viene quindi potenziata l’attenzione la ricettività e il “non fare”, dall’altro attraverso le pratiche dinamiche espressive e creative (danza movimento, yoga, bioenergetica) vengono stimolate diverse e nuove forme di sentire e di essere e di fare.

La dimensione corporea è direttamente in contatto con la dimensione dell’immaginale, con la parola ed il suono, e il nostro proposito è potenziare il passaggio fluido tra questi diversi livelli di esperienza.

Esplorare le delicate connessioni tra corpo immaginario e parola, significa ampliare le possibilità di espansione della consapevolezza e delle scelte a disposizione della persona.

Il corpo è spesso mosso da un’immagine interna, da una suggestione somatica che ha forma di immagine colore e simbolo.  Inoltre, nella relazione diadica il corpo dell’altro appare come immagine nel mio campo visivo, evocando nella sua dinamicità risposte interne fatte di stimoli cinetici sensazioni ed immagini.

Il corpo nella sua materialità viva è vibrazione e movimento, dunque è sempre anche suono, talvolta codificato nella parola.

La relazione tra questi elementi sembra essenziale nel counseling espressivo.

Questo insieme di gesti movimenti immagini suoni e parole sono la sostanza di cui è fatta la relazione di counseling. Il modo in cui vengono utilizzate, giocate e vissute queste dinamiche rende vero ed efficace il processo oppure, qualora trascurate o non valorizzate a sufficienza, una perdita del loro potenziale evolutivo.

In un’ottica olistica, non si tratta soltanto di tradurre i movimenti del corpo in immagini o parole, o viceversa, quanto di favorire un processo di interazione dinamica e reciproca tra ogni elemento, facendo sì che ognuno fecondi e alimenti l’altro, venendo a sua volta influenzato e potenziato, in modo che risulti accresciuto il potenziale conoscitivo e trasformativo di ognuno, nonché dell’intero processo nel suo insieme.

L’immagine può motivare il gesto e il movimento, il gesto trasformare l’immagine, evocare suoni e poi strutturarsi in parole che portano in sé il potere e l’energia dell’interezza di tutto questo processo di reciproca interazione che le ha messe in collegamento.

La separazione, lo scollegamento, se non addirittura il conflitto, tra queste componenti del nostro essere che costituiscono parte essenziale del nostro potere personale, è uno dei motivi centrali della nostra sofferenza o del disagio esistenziale diffuso.

Spesso il corpo è anestetizzato rispetto alla vividezza di immagini significative, talvolta archetipiche, che si muovono nella nostra psiche.  I gesti spesso non rispondono all’impulso interno quanto piuttosto obbediscono alle pressioni provenienti dall’esterno. Allo stesso modo la nostra voce risente dei blocchi somatico energetici, e spesso emerge più dalle nostre “nevrosi” che dal nostro corpo, rispecchia i nostri punti ciechi piuttosto che il nostro intero essere.

Queste immagini interne potenzianti, possono essere risvegliate e riattivate dalle diverse pratiche corporee: le modalità respiratorie dello yoga offrono nuove modalità di respiro e nutrimento e relazione con l’ambiente, così come le posizioni offrono la possibilità di esperire diversamente il proprio corpo la propria attenzione e la percezione sensoriale; i movimenti di danza-movimento creativa offrono la possibilità di esprimere il sentire interno in forme visibili, osservabili e in seguito “lavorabili”; le pratiche bioenergetiche ristabiliscono l’equilibrio dinamico tra carica e scarica energetica, sbloccando aree di difficoltà e attivando potenzialità inespresse; le pratiche di vocalizzazione (biovocalità) traducono le vibrazioni “silenziose” del corpo in suoni espressivi concreti, dando loro una dimensione oggettiva e reale e allo stesso tempo viva, fornendo una forma concreta una vera e propria “voce” al sentire autentico della persona.

Ristabilire il collegamento originario e il passaggio fluido tra i diversi livelli di esperienza è uno degli obiettivi del counseling espressivo-corporeo che mira all’integrazione e alla crescita, alla completezza dell’essere umano.

Il saper far interagire creativamente i diversi livelli e le implicazioni tra loro connesse, trarre senso e significato dalla loro espressione ed elaborazione, accresce notevolmente le potenzialità del cliente, attraverso l’opportunità di attingere da un bacino più vasto di risorse, rendendo più facile apprendere dalla propria esperienza interna ed effettuare scelte che tengano conto di parti sempre più vaste e comunicanti del proprio sé.

In sostanza si tratta di creare le condizionai facilitanti per cui possa emergere la naturale saggezza organismica, la capacità innata dell’organismo-corpo di autoregolarsi e autodirigersi.

In sostanza le pratiche che mettono al centro la corporeità rappresentano il momento di attivazione e del sentire, il ruolo è principalmente quello di stimolare, mentre la fase grafica, di solito (ma non necessariamente) successiva ha lo scopo di dare forma rappresentazione e visibilità al sentire evocato, ed in sostanza ha un ruolo di contenimento.

Favorire un’esperienza creativa e trasformativa della propria corporeità significa offrire strumenti concreti ed esperienziali da un lato per individuare ed eventualmente uscire dai comportamenti e dalle abitudini ripetitive, ma anche per ampliare le mappe cognitive-corporee della persona amplificandone la consapevolezza, incrementandone le risorse in possesso, ed aumentare il campo delle possibili scelte esistenziali.

Il percorso evolutivo segue un tracciato che si dipana attraverso i 7 Chakra con il metodo che chiamiamo: Movimento Espressivo-Sonoro (integrazione di yoga, mindfulness, bioenergetica, danzamovimentoterapia, movimento creativo,  iovocalità, espressione creativa).

1° Chakra, La Voce delle Radici e della Terra, il diritto ad Esistere, la Madre e il Nutrimento essenziale. Reggersi sulle proprie gambe. Radicarsi nell’esistenza.

2° Chakra: il Piacere e il movimento, l’esplorazione sensoriale dell’esistere. La Voce della Sensibilità. La Fluidità nelle Forme. La saggezza del’Acqua.

3° Chakra: La voce del Fuoco. Trasformazione ed espansione. L’affermazione del’Io nel Sé.  Il potere Personale, l’autoaffermazione, l’azione efficace. L’immagine di sé come traccia dell’Essenza.

4° Chakra. La voce del Cuore: Interdipendenza e Io relazionale. Le emozioni superiori; Le quattro dimore divine. Il Sé in Relazione. Incontrare l’altro dal proprio centro.

5° Chakra: La voce della creatività. L’energia del caos oltre i modelli stabiliti. Trovare la propria vera voce. Il canale espressivo della gola oltre il grido e il pianto. Ricevere il nutrimento dall’universo.

6° Chakra: La voce dell’intuizione. Raccogliere dall’alto. Conoscenza, comprensione, consapevolezza innata. Conoscere oltre i filtri percettivi personali. Coltivare Saggezza ed equanimità.

7° Chakra. La dimensione assoluta e “indicibile” del Sacro. Lo spazio sacro e intoccabile interno. Il silenzio e i suoni armonici che lo avvicinano.

In conclusione il Counseling di Ri-Trovarsi insegna, accompagnando gli allievi passo passo, a calarsi nella propria creatività, sepolta spesso sotto tonnellate di giudizi e false credenze, spezzando la catena della paura e del controllo, lasciando andare il libero fluire dei gesti per riportare in superficie ciò che siamo sempre stati. Ripartendo poi da quella certezza, da quel Diritto ad Essere ciò che siamo per ridare un senso a tutto il nostro esistere.

Riteniamo particolarmente importante al fine di testare l’apprendimento multidisciplinare, offerto dalla nostra scuola, la prova pratica, alla fine del terzo anno, di ideazione e conduzione di un laboratorio artistico-espressivo in cui far confluire in maniera fluida e integrata secondo la personale “mappa” di intervento di ogni allievo, le tecniche e gli strumenti appresi nel triennio.

 

Gabriella D’Amore Costa Direttore Didattico di Ri-Trovarsi

Fabio Tempesta Docente per la parte Espressivo-Corporea di Ri-Trovarsi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: