Linfa nuova per i nostri obiettivi

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Fissare degli obiettivi è il primo passo per trasformare l’invisibile in visibile.
Anthony Robbins

Se non sappiamo dove stiamo andando, non possiamo certo perderci ma è anche evidente che non arriveremo mai.

Non avere uno scopo nella vita significa soprattutto essere incapaci di decidere fra le mille opportunità che ci vengono offerte, finendo per prendere ciò che capita a portata di mano, senza però attribuire un particolare significato alla cosa perché non si riesce ad inserirla in uno schema personale.

In altre parole quello che finiamo per fare non proviene dalla nostra motivazione interna, quel motore che ci spinge ad agire a prescindere dalla meta, che pompa il sangue nelle nostre vene dandoci l’inebriante sensazione di vivere pienamente. Bensì proviene da quella che possiamo chiamare motivazione esterna, ossia la spinta all’azione per raggiungere un determinato obiettivo che ci fa raggiungere un certo risultato che non smuove però la potenza propulsiva del nostro motore interno.

Talvolta poi, specialmente se la nostra motivazione nel raggiungere uno scopo è del secondo tipo, attraversiamo periodi in cui siamo stanchi di tutto quello che facciamo, in cui nulla riesce a catturare il nostro interesse: la professione ci annoia, la vita privata è monotona e ci sembra che il futuro non abbia nulla in serbo per noi.

E’ come se avessimo inserito il pilota automatico, tutto diventa meccanico e cala il gusto per ogni nuova sfida.

Questa difficoltà interiore a muoversi a lungo andare comparirà anche in visibili segni esteriori: ci si lascia andare, ci si preoccupa meno del nostro aspetto, si diventa più stressati nel ripetere costantemente le stesse cose. Tutti questi sono campanelli d’allarme da non sottovalutare, sappiamo quanto può essere pericolosa la china discendente per il nostro benessere psico-fisico…..

E’ ora d’immettere nuova linfa! E’ venuto il momento di reinventare la nostra vita! Occorre trovare nuovi interessi, darsi nuovi obiettivi.

Attorno a noi la vita muta costantemente e, se non andiamo di pari passo con questi mutamenti, un giorno o l’altro, ci troveremo costretti a prendere in fretta decisioni che non avevamo mai vuoto nemmeno considerare.

D’altra parte c’è chi potrebbe obiettare a questa azione di forza per trovare nuovi scopi proponendo l’attesa, invece di prefiggersi degli obiettivi e provocare intenzionalmente un mutamento,  aspettando che il cambiamento maturi spontaneamente.

Certo si può sperare che, cambiando le circostanze, la situazione migliori da sola e su questo non c’è nulla da dire, almeno finchè si è soddisfatti di come vanno le cose.

Se però si continua ad essere scontenti e insoddisfatti, aspettare i cambiamenti invece di provocarli in prima persona è una strategia frustrante e snervante che non porta a nulla se non ad aumentare progressivamente la sfiducia in noi stessi e nelle nostre capacità.

E in ogni caso, fino a quando si può aspettare? Se non ci poniamo una scadenza precisa da rispettare l’attesa può rivelarsi una scusa per l’inattività.

Perseguire nuovi obiettivi, siano essi grandi o piccoli, spesso può essere più semplice di quanto si crede e pure divertente se attiviamo quella parte giocosa e libera sempre pronta a nuove scoperte ed esplorazioni.

Proviamo a scoprire che cosa è che ci rende quella persona unica che siamo e riconsideriamo le priorità che ci siamo posti; cambiamole, generiamo nuove idee e proviamo ad allargare il nostro orizzonte, può anche essere che troviamo il paesaggio dei nostri sogni ….. perché no?

Non sei mai troppo vecchio per fissare un altro obiettivo o per sognare qualcosa di nuovo. C.S. Lewis

Consapevoli di sè

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“Non era affatto debole, era straordinariamente fragile e potente come tutte le persone forti e profonde.” M.Mazzantini

Dopo il week end di formazione per Agevolatori nel Metodo Mandala-Evolutivo® in cui abbiamo lavorato ed esplorato la nostra “Ombra” e la nostra “Luce” penso che questa ulteriore riflessione sulla consapevolezza di sé ci stia come “il cacio sui maccheroni”.

Quando una persona assume la piena responsabilità di sé non ha più bisogno di servirsi della proiezione, agisce partendo da sé e dal riconoscimento delle proprie emozioni e bisogni.

Quando si diventa pienamente consapevoli non si è più vittime. Riconoscere di non essere più vittime comporta la perdita dell’illusione di onnipotenza: tutto gira intorno a me e se non gira è perché sono gli altri che non mi vedono. Illusione a cui ci siamo aggrappati per sopravvivere.

Tuttavia, per diventare responsabili di se stessi bisogno accettare la propria solitudine. Se, al contrario, vivremo con la costante paura di essere abbandonati, non vivremo e non potremo essere realmente responsabili di noi stessi. Vivremo, invece, in funzione degli altri, compiacendoli, odiandoli, rifiutandoli e soprattutto, purtroppo, dando loro il potere sule nostre emozioni.

Per riprendere in mano il potere sulle nostre emozioni, occorre riconoscere in noi le nostre parti fragili accettandole per poterle integrare. E’ necessario avere il coraggio di stare davanti a quegli aspetti della nostra personalità che preferiamo non vedere, non riconoscere come nostri. E’ necessario avere il coraggio di stare davanti a quei sentimenti ed emozioni di cui abbiamo paura, che ci procurano sofferenza, che ci creano problemi. L’obiettivo di tutto questo è il riconoscimento dei nostri piani, fisico, emotivo e mentale che solo integrati possono portarci a vivere una vita piena.

Per imparare ad amare, dobbiamo prima imparare a volere bene a noi stessi senza volerci separare da alcuna nostra parte. Il non riconoscere, il non vedere, il non ascoltare, proiettare e separare sono meccanismi che partono dalle nostre antiche ferite e che ripetuti coattivamente non fanno altro che convalidare quell’antico pensiero di non essere degni di amore.

Se non diventiamo consapevoli, ci comporteremo tutta la vita secondo il modo in cui abbiamo interiorizzato il nostro vissuto infantile e questo con il tempo diventa blocco, complesso, paura,tensione che limita la nostra esistenza, che spezza, separa la nostra personalità, impedendo il libero fluire dell’energia, del calore.

Queste parti rifiutate e non amate, poi, nel tempo, si ribellano e si trasformano in draghi.

Tutto quello che dentro e fuori di noi sentiamo come minaccioso è, in realtà, qualcosa che vuole essere riconosciuto e amato.

Essere consapevoli significa anche essere responsabili delle proprie emozioni, di quello che proviamo e non solo di ciò che facciamo.

Siamo abituati ad essere responsabili del lavoro, dei comportamenti pratici, meno per quello che sentiamo; tuttavia diventare responsabili delle proprie emozioni vuol dire diventare liberi, liberi di provare quello che desideriamo, liberi dagli altri.

In questo modo non ci sarà più alcuno a cui dare la colpa dei nostri conflitti. Ognuno di noi deciderà chi essere, che cosa provare, che cosa sentire dentro di sé, che cosa scegliere. Pienamente responsabile, pienamente consapevole.

E se non ci piaceranno le nostre reazioni emotive di fronte ad una determinata persona, in una determinata circostanza, saremo chiamati a far qualcosa per rispetto a noi stessi: scomparirà la paura e saremo liberi di chiedere ciò di cui abbiamo bisogno.

Non gettare sugli altri la tua responsabilità; è questo che ti mantiene infelice. Assumiti la piena responsabilità. Ricorda sempre: “Io sono responsabile della mia vita. Nessun altro è responsabile; pertanto, se sono infelice, devo scrutare nella mia consapevolezza: qualcosa in me non va, ecco perché creo infelicità tutt’intorno a me”. Osho

 

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liberamente tratto da: V.Albisetti “I sogni dell’anima”

Manuali per “sopravvivere”

Stacks of books

Da sempre l’uomo si è “scontrato” con la necessità di elaborare le difficoltà che incontra nella vita.

A volte si tratta di difficoltà materiali, gravi a tal punto da minare la sua sopravvivenza fisica; altre volte si tratta di difficoltà emotive che altrettanto gravemente possono minare la sua sopravvivenza interiore.

Per questo motivo, da che mondo è mondo, siamo tutti interessati a conoscere tecniche e strategie per risolvere i problemi del vivere.

Si inizia addirittura da bambini essendo la nostra educazione altamente infarcita da prescrizioni o orientamenti alla sopravvivenza che i nostri genitori ci trasmettono attraverso approvazioni e disapprovazioni, segnali d’allarme e di “via libera” …

Molte strategie che mettiamo in atto per sfuggire agli insidiosi trabocchetti del vivere quotidiano derivano da una rielaborazione soggettive delle conoscenze e competenze acquisite per prove ed errori. Sono queste, nella maggior parte dei casi, tecniche che valgono soprattutto per la persona che le utilizza poiché intimamente legate con la sua storia. Altre volte, invece, queste strategie sono condivisibili perché messe a punto sulla base di molte esperienze di persone diverse e quindi depurate da fattori troppo soggettivi.

Ogni tanto sui giornali o in libreria vengono pubblicati articoli o libri, che a volte diventano casi editoriali, che parlano di persone uscite (o che potrebbero uscire) da situazione altamente problematiche con l’aiuto di rimedi apparentemente un po’ folkloristici.

Ora non ho nulla verso chi trova aiuto in queste tecniche fosse anche solo la consolazione di non essere unico in tali situazioni; mi chiedo, tuttavia, se esiste un modo, quando qualcuno ci propone una strada per la sopravvivenza, per valutare la reale efficacia del suggerimento senza aderire ad occhi chiusi sul “come” e “cosa” fare.

Ad esempio una modalità potrebbe essere quella di non soffermarsi sulle specifiche proposte che ci vengono fatte, cercando invece di capire quali sono i valori che esse contengono e se questi si adattano al nostro vero sentire. In questo modo il “manuale” potrebbe diventare una sorta di guida al proprio mondo interiore per sviluppare quella parte intuitiva di noi che conosce già tutte le risposte e magari scegliere quella proposta con la consapevolezza che è proprio “quella” arrivata al momento giusto.

Pensandoci bene i manuali di sopravvivenza hanno tutti un po’ ragione e il bello sta proprio nell’optare nella “soluzione” che sentiamo più vicino a noi in quel determinato momento. Gli stili di “sopravvivenza” sono tanti possono coesistere e cambiare nel tempo seguendo il flusso della vita personale.

A questo proposito può essere utile e perché no anche divertente questa specie di auto-test. Scegliendo un manuale piuttosto che un altro potremo avere una immagine approssimativa della nostra identità. Possiamo ad esempio scoprire di essere timidi e di aver bisogno di strumenti per stare bene in mezzo agli altri perché scegliamo volentieri manuali della serie “Come aver successo con ..” o “Migliora la tua capacità di …”

Oppure capiamo di essere particolarmente ansiosi perché ci indirizzeremo subito su manuali che ci dicono che senz’altro “si può”.

O ancora ci orienteremo su manuali più prosaici come pubblicazioni di sociologia o psicologia generale che ci inducono a formarci opinioni sulla vita, il suo significato con l’obiettivo di indicarci una strada per trovare il nostro posto nel mondo.

Insomma siamo immersi fino al collo in un mondo di messaggi, consigli, opinioni, suggerimenti di tecniche e strategie per sopravvivere …. Per venirne fuori c’è solo una strada: l’ascolto profondo della nostra parte più intima che ci può indicare la strada giusta, anche scegliendo tra le mille che gli altri hanno pensato per noi.

Dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Steve Jobs

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Spunto fornitomi da

S.Gastaldi “La terapia degli affetti” – FrancoAngeli

Riflessioni sull’amore

cuori ponte milvio

“Ogni relazione significa definire se stessi attraverso un altro e definire l’altro attraverso se stessi” Ronald Laing

Oggi 14 Febbraio San Valentino, celebrazione universale dell’amore romantico.

Rito annuale dell’amore alla Peynet dove un lui e una lei teneramente seduti su una panchina aprono le finestre dei loro cuori l’uno all’altra.

Festa di tutti quegli innamorati che a Roma hanno circondato i lampioni di Ponte Milvio con i lucchetti come pegno delle loro promesse.

Ma l’amore è realmente questo valzer di cuoricini, fiori, palloncini, stucchevoli cioccolatini… languidi baci e tenere carezze????

A questo punto chi mi legge potrebbe dire:” ma che sei scema??? Lo sanno tutti che amore è anche impegno, progettualità, confronto,darsi reciproco, arrendevolezza …”

Allora vi potreste chiedere  quale è lo scopo di questo post al di là di una mera disquisizione accademica sulle varie facce dell’amore. In realtà l’idea di fermarmi a riflettere sull’universo amore mi è venuta sollecitata dalle esigenze di alcuni miei clienti di esplorare le varie facce dei loro mondi “d’amore” .

  1. uomo passionale fatto di viscere e cuore vorrebbe “perdersi, affondare nell’Amore… darsi alla follia” – “sentirci, amarci, sprofondare l’uno nell’altra, l’altra nell’uno… perdere i confini, sperdersi nel deserto e nella tormenta dei sensi…” per poter esorcizzare la morte “rompendo la cadenza del dolore” . Per lui amore è Eros contrapposto a Thanatos.
  2. giovane donna in perenne ricerca del Principe Azzurro che sogna ogni mattina di trovare dietro l’angolo, incastrata invece in rapporti impossibili con uomini “tormentati” per paura di guardarsi intorno rischiando di trovare l’uomo giusto.
  3. innamorata della seduzione, perennemente in bilico tra il rapporto “serio” ed i sobbalzi del cuore.
  4. E ed E. imprigionate nel ruolo di mamma-compagna.
  5. M.che dopo gli “anta” ha finalmente scoperto la passione e si sente finalmente una donna completa.
  6. P.che al contrario, dopo gli anta, ha abdicato alla passione per una serena e un po’ noiosa laguna senza increspature.
  7. ragazzo giovane già “cinicamente” consapevole delle trappole del cuore.

Il filo che unisce tutti questi cuori è il voler ri-trovare lo stato nascente, la pietra miliare da cui tutto ha avuto inizio nella consapevolezza del “qui e ora”.

E il punto di partenza è sempre ri-trovare se stessi, innamorarsi di se stessi come individui autonomi e indipendenti.

Non si può donare ciò che non si ha. Amare significa essenzialmente dare. Possiamo trasmettere amore all’altro esclusivamente in proporzione all’amore che abbiamo per noi stessi.

Inoltre per poter far dono di se stessi è necessario che vi sia un Sé da offrire e una matura consapevolezza di esso, perché solo un Sé autonomo e libero può essere contemporaneamente individualista e altruista.

Esistono diversi tipi di dipendenza  camuffata da amore, e relazioni di scambio fondate sulla necessità, ma neanche queste sono amore autentico, profondo, spontaneo, poiché questo è legato alla capacità di essere autonomi , quindi non vincola bensì è liberatore.

Nell’atto d’amore il momento di estasi si realizza nella massima unione, nella fusione e con-fusione di testa, cuore e viscere, che consente di attraversare il confine tra l’una e l’altra identità. In questo darsi e trovarsi l’orgasmo può allora essere libero da controlli, ostilità o trionfo, in quanto esiste una interdipendenza di due Sé autonomi che non temono il momentaneo annullarsi e confluire uno nell’altro, poiché sanno tutti e due che da questo temporaneo mescolarsi le due rispettive individualità non potranno che uscire più ricche e più forti.

Proviamo quindi a considerare la “coppia” come un essere/avere “un compagno nella stanza a fianco” . Come quando, vivendo sotto uno stesso tetto ciascuno può stare da solo in una stanza nella consapevolezza però che l’altra stanza non è vuota, bensì ricca di un’altra presenza, non obbligata, ma in ogni momento liberamente raggiungibile e allo stesso modo liberamente allontanabile.

Allo stesso modo, nella coppia psicologicamente matura dove ciascun elemento è autenticamente libero, la consapevolezza del proprio stare insieme costituisce la “casa” calda, rassicurante e gratificante. Ciascuno dei partners, in questo modo, si sente con-tenuto sapendo di poter entrare/uscire dalle “stanze” secondo le rispettive intime esigenze. Anche uscendone, infatti la casa rimane come punto di riferimento e continuità. In tal modo la sicurezza dell’agibilità dell’altro placa la fame di simbiosi e rende capaci di vivere fuori di lui ,cioè autonomi, e nello stesso tempo disponibili a lui, in quanto liberi.

La scatola

scatola prigione

 

“ La tua vita inizia dall’altra parte. Diventa il cielo. Prendi una scure contro le pareti della prigione, fuggi, esci camminando come rinato nel colore. Fallo ora …” Rumi

Sulla scia della formazione che ho condotto ieri, il corso per Agevolatori nel Metodo Mandala-Evolutivo®, e sul passo che abbiamo attraversato quell’infanzia da cui veniamo e di cui portiamo le tracce nella nostra “forma”, una riflessione liberamente tratta da Krishnananda …….

Da bambini abbiamo un disperato bisogno di guida e direzione. Abbiamo bisogno di dare un senso la mondo che stiamo scoprendo, e di un criterio per determinare quello che è giusto e quello che è sbagliato. I genitori e, in un senso più ampio , l’educazione in cui veniamo cresciuti ci danno, in misura maggiore o minore, un codice di comportamento e una morale in accordo con i quali vivere.

Nel fare questo i genitori, e tutti coloro che sono importanti lungo il nostro processo di crescita, ci danno ciò che loro sinceramente credono ci serva per diventare persone felici.

Tuttavia esiste un problema.

In primo luogo, la guida, le regole e la morale che ci sono state date non diventeranno mai veramente nostre se non le valutiamo e non le mettiamo mai in discussione .Invece di vivere in accordo con la nostra comprensione e intelligenza seguiamo quello che qualcuno ci ha detto di fare o di essere.

In secondo luogo, spesso la direzione che ci viene data è basata sulla paura e su convenzioni inconsce.

Infine, quelle regole e quei modi di vita erano magari del tutto appropriati per i nostri genitori , ma potrebbero non esserlo per noi.

Da bambini non abbiamo la consapevolezza e le risorse per esaminare le regole o i valori che ci vengono dati, quindi non facciamo che accettare inconsciamente, adattandoci senza sapere veramente che cosa facciamo. Molti di noi cresceranno credendo nella verità di ciò che gli è stato dato, senza mettere in discussione i valori e la morale, né vedere le limitazioni che tutto questo porta nella loro vita.

Tutti abbiamo una voce interiore che ci dice che cosa è giusto per noi e come abbiamo bisogno di vivere, e se veniamo incoraggiati ad ascoltare quella voce sviluppiamo un’intelligenza in accordo con la quale vivere. Tuttavia, per molti è diventato difficile ascoltare quella voce, perché condizionati a non darle ascolto. Ci viene insegnato ad ascoltare “quelli che danno cosa è meglio per noi”. Un bambino cui non viene dato sostegno nell’aver fiducia nelle proprie emozioni e percezioni perde il rispetto di sé e il senso del proprio potere, e sviluppa insicurezza e vergogna.

Ci viene data una morale, anziché un insegnamento volto a sviluppare la nostra intelligenza. La maggior parte dei genitori credono che, se non danno una morale ai figli, questi diventeranno cattivi. Ma un bambino che è amato, sostenuto e incoraggiato a sviluppare i suoi valori, basati sulla sua intrinseca intelligenza, diventerà un essere umano più sano, più forte e più compassionevole.

Parlando per immagini, da bambini ci viene data una “scatola” e ci viene detto, verbalmente o non verbalmente, che se viviamo dentro quella scatola , allora riceveremo amore, rispetto e approvazione.

La scatola comporta valori e regole che definiscono cosa significa essere una brava persona e quali cose ci faranno ottenere amore, successo e rispetto.

Il fatto di avere un codice morale e delle regole a cui riferirsi è in un certo senso comodo, poiché ci da la sicurezza e la convinzione che se vivremo secondo quelle regole saremo “OK”.  Inoltre la scatola ci dà una identità e il senso di quello che siamo, ci dà un ruolo e ci dice come essere.

A volte può capitare di sentirci completamente sbagliati o vuoti, ma non verremo mai a sapere che cosa è questa sensazione finchè non ci avventuriamo fuori dalla scatola.

Fare questo passo è molto difficile , c’è un forte meccanismo che ci trattiene dall’uscire dalla scatola : se ci allontaniamo dalle regole e dalle convenzioni che ci sono state date, è probabile che verremo presi dall’ansia, dalla paura e dal senso di colpa.

Queste emozioni sono tutte comprensibili e nascono dalla paura infantile che se ci allontaniamo dalla nostra base sicura, anche se inscatolata, potremmo perdere il sostegno e l’approvazione di chi amiamo.

Tuttavia, una volta che abbiamo assaggiato la dolcezza della libertà, questo sapore rimane con noi per sempre. Una volta che abbiamo visto le limitazioni con cui viviamo, è difficile continuare ad agire come robot.

Forse il passo che più ci terrorizza è cominciare a sfidare le regole della nostra scatola. Vivere senza regole imposte fa paura e quello che spesso succede è che dopo aver scardinato la nostra scatola la sostituiamo con una nuova. Questo a volte è un primo passo necessario, ma continuando nel processo riusciremo a guadagnare abbastanza sicurezza e fiducia in noi stessi da poter vivere in accordo con la nostra intelligenza, il nostro intuito e il nostro cuore, momento per momento. Allora saremo capaci di rispondere alle situazioni a partire dal “qui e ora”, non da un’idea del passato. Saremo capaci di vivere senza una scatola ….

 

 

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Liberamente tratto da: Krishnananda – Fiducia e sfiducia – Ed.Feltrinelli

Introspezioni

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“ so cosa mi direte, che bisogna rientrare in se stessi … sono rientrato in me stesso più volte. Soltanto, ecco, non c’era nessuno. Allora, dopo un momento ho avuto paura e sono tornato fuori a fare del rumore per rassicurarmi …” Jean Anouilh

Gli stati d’animo sono l’espressione e la sede della consapevolezza. Quei momenti in cui ci sentiamo esistere, corrispondono, se ci riflettiamo un po’, ad un equilibrio particolare: ci sentiamo distinti da quel che ci circonda e al contempo sentiamo di farne parte. Al contrario evacuando i nostri stati d’animo, non facendoci attenzione, ci ridurremo a semplici “macchine per vivere”. E, a volte, non appena smetteremo di agire o reagire, saremo invasi da una sensazione di vuoto, inquietante o deprimente.

Noi abbiamo bisogno dell’introspezione, di guardare dentro noi stessi. Certo piegandoci troppo su noi stessi, possiamo perdere l’equilibrio e affogare. Certo l’introspezione da sola non basta: dobbiamo anche vivere, e l’azione e l’incontro ci insegnano e ci rivelano parecchie cose su di noi. Forse ci rivelano anche più cose dell’introspezione e riguardo a quello che siamo. Ma probabilmente ce ne rivelano di meno a come lo siamo a ciò che ci determina a esserlo ….

E poi, esercitarsi nell’introspezione è come concedersi il tempo di accordare il proprio strumento musicale, per poi suonare meglio. Quanti di noi si preoccupano di ri-accordare regolarmente la propria anima???

Cosa facciamo subito dopo aver litigato con qualcuno? Ci precipitiamo al telefono per sfogarci con qualcuno di partecipe che, non avendo assistito alla scena, sarà pienamente d’accordo con noi. Dopo di che , riprenderemo a fare quello che stavamo facendo, rimuginando.

Cosa facciamo se ad un certo punto ci blocchiamo nel lavoro? Ci irritiamo, poi ci alziamo per rinfrescarci le idee. Ci mettiamo a guardare le nostre mail, oppure usciamo a prendere un caffè.

Agendo in questo modo, non abbiamo fatto altro che sfuggire ai nostri stati d’animo anziché accoglierli.

Paradossalmente, è in seguito a questo tipo di comportamento che il rischio del rimuginio è più alto. Dal momento che la piccola piaga legata agli stati d’animo non è stata pulita e non le abbiamo prestato attenzione, il problema si ripresenterà tranquillamente, restando sullo sfondo delle noste attività, sotto forma di rimuginii.

Perché in momenti come questi non ci concediamo il tempo di respirare a fondo e dirci … “ che cosa sta succedendo dentro di me? Che cosa c’è che non va? Che cosa è questo senso di malessere? Che cosa posso accettare e che cosa posso cambiare?” Poi occuparci d’altro e vedere che cosa succede …

E perché non prendere anche l’abitudine di chiederci: “come va lì dentro?” più volte nell’arco della giornata. Perché non misurare la temperatura dei nostri stati d’animo il più regolarmente possibile?

Senza questa ginnastica dolce, navigheremo perennemente tra due scogli: lasciarci sommergere dai nostri stati d’animo (il rimuginio) e rifiutarci di prestarvi attenzione (la fuga che in questo caso è fuga da sé).

Mentre invece, come sempre, la via da seguire è quella che sta nel mezzo: un introspezione tranquilla ma consapevole dei propri limiti.

Esprimere il potenziale

POTENZIALE

La grande sfida è diventare tutto ciò che hai la possibilità di diventare. Tu non puoi immaginare cosa fa allo spirito umano il massimizzare il tuo potenziale umano ed estenderlo fino al limite. Jim Rohn

Diversi insegnamenti indicano che l’essere umano è costituito da un nucleo centrale, la sua parte “essenziale”, che è stato chiamato Anima, Io profondo, Sé. Questo nucleo contiene in potenza ed è la fonte di tutto ciò che l’essere umano andrà esprimendo nella sua vita. È la nostra ESSENZA.

Molti hanno cercato di descrivere questa essenza. Le descrizioni sono sempre approssimative: “ un dito che indica la luna, ma non la luna stessa”. Possono però aiutarci ad intuire la presenza della nostra essenza, a percepire che è sempre lì, che non dobbiamo costruirla ma ri-conoscerla, perché è ciò che siamo profondamente.

Una di queste descrizioni, che a me è piaciuta molto,  indica le tre qualità fondamentali della vita in ogni sua manifestazione: intelligenza, affettività ed energia ( A.Blay => psicologia dell’autorealizzazione) . Ogni essere umano è formato da queste tre energie , a livello fisico come a livello psichico e spirituale. La nostra essenza, il nostro essere è costituito da tre centri che in realtà formano un’unità.

Dal nostro centro di affettività proviene tutta la capacità di sentire: empatia, allegria, compassione, ma anche la coscienza della bellezza e soprattutto la coscienza dell’unità della vita. E’ questa percezione di unità che calma l’angoscia di separazione e di isolamento, quell’emozione che sperimentiamo proprio quando viviamo lontani dalla nostra essenza.

Dal nostro centro di intelligenza provengono tutti i processi del pensare, analizzare, comprendere. E’ un’espressione della nostra intelligenza tutto ciò che riguarda la conoscenza, il potere di osservare, di elaborare dati, di scoprire le relazioni tra le cose, l’insight e l’intuizione. Il contatto con questo aspetto della nostra essenza risveglia e calma la sete di sapere chi siamo profondamente, il senso dell’esistenza.

Dal nostro centro di energia derivano tutti i processi relativi a forza, costanza, sicurezza, vitalità, e anche solidità e stabilità. Il contatto con questo centro calma la sensazione di essere come una foglia al vento insicuri e impotenti.

Guardiamo quindi l’essere umano come un’asse con tre qualità fondamentali che formano il suo potenziale essenziale e che si esprimono in ogni atto della sua vita. E’ qualcosa che ci appartiene dalla nascita e che siamo invitati a sviluppare e ad esprimere. Lo sviluppo di queste qualità costituiscono il nostro modo di essere e di stare nel mondo: viviamo esprimendo comunque, che ne siamo consapevoli o meno, la nostra essenza.

Tutto quanto esprimiamo è parte di essa, viene da essa, è essa stessa, lo stesso Sé che si manifesta.

Detto questo possiamo chiederci come mai l’essere umano esprima così poco della sua essenza; emerge qui la nozione di “falsa personalità” o “velo”, una maschera che copre e nasconde l’io profondo e che ci fa credere che noi non siamo quello che siamo – l’essenza – e che siamo quello che non siamo – la falsa personalità.

Forse, quindi il senso dell’esistenza è il dis-velare quello che è velato e ce lo insegna la scuola della vita attraverso le sue esperienze, se riusciamo a imparare da esse.

Lo sviluppo delle qualità non è garantito dallo scorrere del tempo. Solo se la persona matura questo potenziale potrà emergere sempre di più e meglio.

Evolversi o svilupparsi significa quindi poter individualizzarci e manifestare aspetti ogni volta più ricchi e luminosi: un’intelligenza più chiara; un amore più aperto; un’energia più solida.

Quando esprimiamo il nostro potenziale, cresciamo non solo oggettivamente, nel senso che sviluppiamo maggiori abilità, ma anche soggettivamente, in quanto diventiamo più coscienti di noi stessi. Esprimere il nostro potenziale in modo creativo ci fa scoprire che Siamo, che esistiamo; e così cresce in noi un senso interiore di presenza. E nel momento in cui ci sentiremo più centrati nella nostra essenza, scopriremo uno stato di pace e di libertà più profondo e ci accorgeremo di non dipendere dalla contingenza delle situazioni concrete. Potremo vivere situazioni sgradevoli o dolorose, ma lo faremo sotto un segno di accettazione e di interezza.

Voglio terminare con un piccolo racconto che più di mille spiegazioni teoriche illustra la differenza che esiste tra il vivere con Presenza ed esistere senza questa coscienza di Essere.

“ Un forestiero arriva in un paese e mentre visita il cimitero resta colpito dalla lapidi: “… visse 3 anni e 10 mesi”, “ visse 4 anni e 3 giorni”, “visse 2 anni, 3 mesi e 14 giorni”. Osserva che tutte le tombe riportano periodi di tempo simili. Viene colto da una profonda compassione per la perdita prematura di così tante vite, perciò chiede al custode, una persona anziana dalla lunga barba: “Cosa è successo? Che disgrazia è capitata che sono morti così tanti bambini?” L’anziano risponde: “No, nessun bambino; qui siamo tutti longevi; è che abbiamo una tradizione: quando nasciamo, ci viene dato un quaderno nel quale annotiamo i momenti nei quali siamo stati realmente Presenti nella nostra vita, perché solo quando siamo Presenti è Vita. Nelle lapidi viene perciò segnato solo il tempo realmente vissuto dalla persona”.

Imparare a scorgere le possibilità positive ….

fare la differenza

 

C’è un’isola di opportunità in mezzo a ogni difficoltà.

Le nostre aspettative tradiscono la nostra personalità. Sono sicura che conoscete qualcuno che, quando si abbozza una nuova idea, la scarta subito adducendo una serie di motivi per cui secondo lui/lei non potrà mai funzionare. E se vi mostrate scoraggiati, magari scusandosi, non potrà tuttavia fare a meno di sottolineare come le sue obiezioni siano soltanto realistiche.

Aspettarsi il peggio è altrettanto irreale che vedere la realtà dipinta di rosa. L’ottimismo e il pessimismo sono due segnali stradali che puntano in direzioni opposte e sta a noi decidere quale delle due prendere. Si è sempre tanto felici quanto lo si vuole essere.

Essere ottimisti  non equivale a essere scollegati dalla realtà, e non significa neppure negare l’esistenza di ostacoli: vuol solo dire aver fiducia di poterli superare.

Il pessimista è colui che, se ne potesse fare a meno, non si cimenterebbe mai in una nuova sfida: arresterebbe il suo sviluppo presagendo difficoltà e ostacoli immaginari senza riuscire poi a ricordarsi quale era il suo obiettivo originario. Il pessimismo conduce dunque spesso alla sconfitta, proprio come l’ottimismo, nella maggior parte dei casi, porta alla crescita personale e all’autorealizzazione.

Come ho più volte scritto in vari post il modo di pensare influisce direttamente sull’espressione delle emozioni e sul modo di agire.

Proviamo a fare un esempio: se io collocassi sul pavimento un’asse di legno lunga tre metri e larga trenta centimetri chiedendo a qualcuno di camminarci sopra, la persona potrebbe accontentarmi facilmente; ma cosa succederebbe se sospendessi la stessa asse anche a soli due metri dal suolo? La stessa persona comincerebbe a calcolare la distanza da terra, la possibilità di cadere, di farsi del male e probabilmente inizierebbe a sentirsi meno sicura dei suoi passi, sebbene non sia mutata la larghezza dell’asse; dato che pensa al pericolo che corre, il cervello invia al corpo segnali di allarme, così che la persona comincerà ad irrigidirsi rendendo più probabile la caduta.

Se, d’altro canto, sospendessi l’asse sempre a due metri da terra ma, grazie ad un’illusione ottica, facessi in modo che appaia ben ancorata al pavimento, la persona si rilasserebbe di nuovo e ci camminerebbe sopra senza temere nulla.

Attendersi che i risultati ci diano ragione e ci conducano al successo non fa altro che rendere più probabile la riuscita. Aspettarsi dei problemi e riempirsi la testa di complicazioni genera infiniti dubbi e pericolose apprensioni, mettendo a rischio il risultato finale.

Quando occorre raggiungere un fine, le attese positive o negative fanno la differenza. Esse influenzano la nostra capacità di perseverare con tenacia, e anche il successo del tentativo.

Le aspettative diventano realtà più facilmente di quanto crediamo: i nostri atteggiamenti danno forma al futuro.

Detto questo due possibili suggerimenti pratici :

  • DEDICATE DEL TEMPO A PENSARE AL VOSTRO OBIETTIVO => fatene un punto focale della vostra vita. Lottare per nuovi obiettivi è eccitante e appagante. Entrate nell’ottica del pensiero positivo e godetevi la prospettiva di impegnarvi a raggiungere lo scopo.
  • VISUALIZZATE IL SUCCESSO OTTENUTO => indulgere in pensieri pessimistici è nocivo per il risultato dell’operazione poiché fa sorgere dubbi sulle nostre capacità e finisce per minare la fiducia in noi stessi. Visualizzare significa vedere con gli occhi della mente e dimenticare per un attimo il presente. Proiettare i pensieri nel futuro e immaginare di vedervi dopo che avrete raggiunto lo scopo. Sulla strada che porta al raggiungimento dell’obiettivo si incontreranno naturalmente degli ostacoli e si dovrà necessariamente cercare di  superarli risolvendo tutti i problemi connessi. Tuttavia, mentre si è ancora occupati con queste difficoltà, per tenere alto il morale, si rivela molto utile continuare a visualizzare il risultato raggiunto, come se si avesse già superato l’ostacolo che vi si frappone. Quando si è nel mezzo di una situazione complicata, è facile farsi tentare dalla rinuncia perché non si scorge una via d’uscita. La visualizzazione ci permette di procedere anche durante i periodi di tensione, e può convincerci a non abbandonare il progetto.

Creandoci nuovi obiettivi, portiamo varietà e ricchezza nella vita, e se ci adoperiamo per perseguirli, facciamo in  modi di impegnarci a fondo.

Evitiamo di abbassare la testa davanti alle difficoltà e teniamo sempre ben presente lo scopo finale; più lo abbiamo chiaro in mente e più ci sentiremo sicuri, e più alte saranno le possibilità di riuscire …..

Che cosa è l’opportunità? È presente in ogni difficoltà che incontrate nella vita. Ogni problema della vostra esistenza è il seme dell’opportunità di ottenere un vantaggio maggiore. Tale percezione vi apre un’intera gamma di possibilità, e questo mantiene vivo il mistero, la meraviglia, l’eccitazione, l’avventura. Deepak Chopra

Tras-formarci ….

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“Avevo sempre creduto che crescere fosse automatico, invece è un qualcosa che bisogna decidere di fare…” B.Lawrence

Se uno è Peter Pan, che vive nell’Isola Che Non C’è, là dove tutti siamo bambini e ci amiamo, anche quando il corpo invecchia, resta con una coscienza infantile. Il crescere molte volte è in relazione con l’accettazione che i sogni siano sogni.

Nel corso delle nostre vite abbiamo visto che una delle maggiori difficoltà è proprio quella di lasciare andare le illusioni dell’infanzia e dell’adolescenza. Illusioni che ci dicono che saremo sempre giovani, che nessun essere amato morirà, che avremo una mamma buona che ci proteggerà ovunque, che potremo vivere in un mondo felice così come siamo.

Quando queste illusioni continuano a vivere anche nell’età adulta, ci portano a voler restare giovani, con la pelle senza rughe, a costo di operazioni e torture inflitte al nostro corpo, a depositare il ruolo di madre o padre buono in una persona idealizzata e di continuare a crederlo anche molto avanti negli anni. Potremo addirittura cercare di creare comunità di “pari”, nelle quali crediamo che non ci saranno aggressività, gelosie, ingiustizie.

Abbiamo però visto che tutte queste illusioni hanno le gambe corte e proprio quando queste cadono, e dopo il dolore per la loro perdita, riusciamo ad accettare la verità della vita così come è, qui e ora. E allora scopriremo la sua bellezza, la sua unicità e la sua irripetibile creatività.

La perdita delle illusioni spesso è associata al fallimento. Tuttavia il “fallimento” insegna  e in questo senso, più che una sconfitta è una vittoria,. C’era un’aspettativa, la speranza di qualcosa, e questa è svanita. Accettare il fallimento significa perdere l’onnipotenza infantile, significa maturare. Imparare che c’è qualcosa che rientra nelle nostre possibilità, ma c’è anche molto che resta fuori e che questo è umano!

Questa concezione implica di non investire le nostre energie in cambiamenti illusori, ma nel cambiamento di consapevolezza.

Trasformare significa aver sviluppato uno sguardo inclusivo ed accogliente, un’accettazione amorevole di ciò che è ed un’azione conseguente a questo cambio di visione.

L’esperienza ci dice che questo cambiamento avviene semplicemente come conseguenza naturale dell’esserci trasformati. Immaginiamo l’esempio di una bambina che fino a ieri giocava con le bambole e che oggi si ritrova cresciuta e lascia le bambole da parte. Senza sforzo e con naturalezza. Ormai è cresciuta e l’attraggono altri giochi.

Ma, a differenza del cambio di interessi causato dalla crescita naturale come nel caso della bambina con le bambole, il cambiamento del quale sto parlando non è dato né garantito dalla natura. E’ il prodotto di un desiderio, di un’intenzione, di un nostro lavoro interiore di consapevolezza. Affinchè quindi il cambiamento si produca dolcemente, è necessario aver lavorato interiormente in modo molto profondo prendendoci la responsabilità della nostra crescita.

Riallacciandomi ad un post precedente un cambiamento è apparente o profondo in base a dove si origina la motivazione per il cambiamento stesso: rifiuto o accettazione. E’ possibile che siano necessari molto sforzi per non lasciarci condurre dalla meccanicità della negatività, della lamentela, dell’indolenza o del ripiegamento in se stessi ”perché le cose non sono come mi piacerebbe che fossero”.

Per ottenere questo cambiamento e tras-formarci ci occorre fare un lavoro molto importante: quello che ci porta al risveglio e forse è proprio questo il vero cambiamento: passare dall’essere dormienti all’essere un po’ più svegli!

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