Ancora sull’accettazione di quello che è

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“ per crescere si ha bisogno sia della pioggia che del sole …” P.Pradervand

 “C’era una volta in un lontano paese, un padre sconsolato che teneva fra le braccia la figlia più piccola. Da vari giorni al bambina non era riuscita a placare la fame e il padre temeva per la sua vita.

Non pioveva da mesi e i maghi non prevedevano alcuna nube per molti mesi ancora. Il padre che nella lingua del suo paese si chiamava “Uomo Retto”, chiamò a raccolta tutti gli uomini validi e ricordò loro che al centro del villaggio c’era un albero immenso il quale per tutto l’anno produceva frutti in abbondanza. Nessuno coglieva questi frutti, perché sin dall’alba dei tempi si sapeva che uno dei ramo centrali dell’albero dava buoni frutti, mentre l’altro ramo dava frutti velenosi che portavano alla morte.

Nel corso dei secoli quale fosse il lato buono era stato dimenticato.

“Uomo Retto” disse agli altri uomini del villaggio: “Mia figlia sta morendo ed io non riesco ad accettarlo. Salirò dunque sull’albero e mangerò un frutto. Se son sul lato buono, vivrò e farò vivere tutto il villaggio, il quale placherà così la fame con i frutti di cui l’albero si copre ogni notte. Se sono sul lao cattivo, morirò e voi saprete di dover cogliere i frutti dell’altro lato. Promettetemi che salverete mia figlia, che la nutrirete.

Così fu deciso. “Uomo Retto” salì sull’albero, colse un frutto, lo mangiò e … visse!

Da quel momento, il villaggio prosperò. Alcuni mesi dopo tornò la pioggia e i campi rifiorirono. Tutto sembrava andare per il meglio.

Ma una notte di luna piena i giovani del villaggio si radunarono. Parlarono del grande albero lamentandosi del fatto che producesse due tipi di frutto. Non riuscivano ad accettare che rimanesse anche il ramo che dava frutti cattivi e così decisero di tagliarlo. Fieri della loro azione, andarono a dormire.

L’indomani, quale non fu lo spavento dei paesani: l’intero albero era morto e i frutti buoni erano disseminati a terra assieme a quelli cattivi. La straordinaria risorsa del villaggio non esisteva più!

Fu una terribile perdita. Gli anziani del villaggio, tutti rattristati, dicevano: “I giovani non hanno capito che non esiste bene senza male, pace senza guerra, verità senza menzogna e felicità senza sofferenza. La vita è fatta così e la saggezza più profonda consiste nell’accettare ciò che è.”

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Fin dal tempi più remoti, gli esseri umani conoscono la sofferenza. Talvolta è stata così intensa da indurli a desiderare la morte. In altri momenti le circostanze esterne erano più favorevoli, ciò nonostante la sofferenza era sempre presente. E anche se non era più provocata da tali circostanze, nasceva dall’insensato desiderio di essere qualcun altro o di possedere qualcosa di diverso da ciò che si aveva.

Le grandi religioni hanno tentato di trovare e di dare risposte a questi innumerevoli insoddisfatti, spesso riuscendoci. Che si trattasse del distacco, dell’accettazione del proprio karma, del paradiso che ci ripaga di quanto non abbiamo avuto quaggiù, il messaggio dominante era: la vostra sofferenza è soltanto temporanea, qualcosa di meglio vi attende. Oggigiorno ritroviamo questa ideologia religiosa anche in tutti i fanatismi.

I grandi sistemi politici hanno poi trasmesso la loro visione delle cose: “lavorate sodo, un roseo futuro vi attende e i vostri figli ne beneficeranno” o un’altra variante: “Diventate i migliori, diventate vincenti: volere è potere!”.

Vi ha poi aderito anche la medicina moderna: “Se vi sentirete tristi e privi di senso, abbiamo la soluzione per voi. Una molecola chimica vi aiuterà, vi sentirete in piena forma e potrete andare per la vostra strada senza porvi troppe domande”.

In certi momenti ricevere un trattamento medico può essere assolutamente appropriato e addirittura necessario. Il pericolo risiede nell’illusione che sia possibile curare la sofferenza così come cureremmo un’infezione, utilizzando l’antibiotico giusto.

Uscire dalla sofferenza significa innanzitutto accettarla, accettare ciò che è!

Dalla nascita alla morte, la vita non ci porta per forza di cose sempre quello che desideriamo. Dobbiamo dunque modificare la vita? Non sta forse a ciascuno di noi accettare quello che è per evolvere? Accettare ciò che è non è qualcosa di definitivo, non significa “essere fatalisti”.

Accettare ciò che è, solo momentaneamente, è l’unico modo per poter cambiare la situazione, per poterla modificare.

Quando una persona, un gruppo, una popolazione diventano capaci di accettare che “quanto è accaduto è accaduto”, la rabbia cessa, la ribellione si placa e la creatività può nuovamente entrare in azione per scoprire nuovi percorsi, strategie e soluzioni ……

Scegliere di migliorarsi.

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Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore, piccola saggina sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio.
Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole, sii una stella.
Sii sempre il meglio di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere.
Poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.
(Martin Luther King)

Christophe Andrè e Francois Lelord , due psicologi francesi nel loro libro “La Forza delle Emozioni”,  scrivono che chi è triste non ha capito la vita; con questo non intendono offendere chi è triste, ma illuminare una via per uscire da questo stato mentale.

Non capiamo la vita, dice Lelord, se non riusciamo a vedere la sua perfezione indipendentemente da quello che noi ne pensiamo. Se invece focalizziamo la nostra attenzione sulla “perfezione della vita al di là di tutto”, non la sciupiamo, confrontandola continuamente con la dolorosa nostalgia delle nostre preferenze.

Alla luce di questo allora anche l’idea di migliorarsi va maneggiata con cautela: se osserviamo bene, essa implica un certo grado di non accettazione di sé, quindi una sensazione di sofferenza. Possiamo invece scegliere di migliorare la nostra vita senza provare avversione, facendo riferimento alle nostre risorse fondamentali.

Caratteristica dell’essere umano è comportarsi nei riguardi di se stesso come lo scultore con il materiale grezzo come ci tramanda Pico della Mirandola. In ogni cultura e in ogni epoca è presente il tema del migliorarsi, del coltivare se stessi. Il concetto implica il nostro osservare noi stessi, oggettivandoci e valutandoci rispetto alle nostre preferenze.

Se siamo VIVI cambiamo comunque ogni giorno. Ogni informazione, ogni esperienza ci cambia un po’: aggiunge al nostro vissuto strati di consapevolezze che ci permettono di aggiustare il tiro. Metabolizziamo tutto quello che ci raggiunge attraverso i sensi, ogni notizia e ogni concetto, ogni frase ascoltata con attenzione creando casse di risonanza.

Non si può non cambiare, come la rotta della nave, che, per essere diritta, è fatta di continue piccole curve. Migliorarsi è “volere” controllare il nostro cambiamento, farlo nella direzione di ciò che pensiamo sia meglio, alla ricerca del nostro ben-essere.

Per migliorarci, in qualsiasi campo, possiamo far riferimento a cinque passi:

SAPERE => nel prefiggerci uno scopo, un obiettivo osserviamo quale comportamento vogliamo adeguare al nostro desiderio di migliorare. Cerchiamo di osservarci senza alcuna avversione, accettando che quello che siamo è il punto di partenza. Focalizziamoci sulla sensazione positiva che progettiamo di sentire quando ce l’avremo fatta.

VOLERE => il volere è nella nostra decisione: la possiamo rinforzare ogni giorno con visualizzazioni del nostro riuscirci, della sensazione di libertà conseguente, godendoci in anticipo, nell’immaginazione, lo stato di fatto di quando avremo già raggiunto il nostro obiettivo.

POTERE => il nostro sentimento di essere in grado di occuparci del nostro miglioramento, osservando sia i nostri progressi, senza darli per scontati, anzi festeggiando ogni passo “verso”, sia i momenti di difficoltà, ricordandoci che fanno parte del processo e che possiamo sempre ricominciare, ogni volta, da adesso.

CONSAPEVOLIZZARE=> quale è il vantaggio nascosto del comportamento che vogliamo superare, e trovare il modo di conservarlo in un modo diverso. Ci risulterebbe infatti inutilmente gravoso cercare di superare un comportamento dal quale in parte traiamo vantaggio, per quanto nascosto. Ad esempio, se mi ammalo il vantaggio può essere stare a casa dal lavoro e riposarmi, se riesco ad organizzarmi in modo tale da farlo anche da sana, non mi “occorre” ammalarmi. Allora chiediamoci: questo “difetto” ci dà una qualche soddisfazione? E’ un rito? Una pausa? Vuole dimostrare qualcosa? Permetterci qualcosa che altrimenti ci sembra impossibile ottenere? Visto che qualsiasi cosa facciamo comporta un qualche vantaggio per noi, per quanto nascosto, individuarlo ci permette di migliorarci.

CONFERMARCI => sia quando facciamo passi avanti, sia quando siamo in una situazione di stallo o quando viviamo una ricaduta, possiamo riconoscere di essere sulla via del miglioramento. Non possiamo aspettarci né tantomeno pretendere che siano gli altri a confermarci nei nostri tentativi: come possono sentire come ci sentiamo, i nostri sforzi, il nostro bisogno di riconoscimento?

L’importante nel vivere la scelta del migliorarsi è non farci male, svalutandoci per come siamo ora, non-ancora-migliori, rispetto a come vorremmo-essere, occupiamoci di noi con dedizione, amore e perché no anche simpatia.

E un buon miglioramento può essere, per un po’, smettere di cercare di migliorarci, scegliere di fidarci di essere già “sufficientemente migliori”…..

Bibliografia:

Christophe Andrè e Francois Lelord – La Forza delle Emozioni – Ed.Corbaccio

Mi dò l’opportunità ….

io

Alle splendide ragazze che ho l’onore di accompagnare nel loro percorso di formazione in Counseling Espressivo .

Leggendo queste parole di Virginia Gawel, psicologa e scrittrice argentina, ho pensato ai lavori che abbiano fatto durante il week end, alla fiducia dei vostri sguardi e dei vostri gesti. Al nascere di quei germogli che una di voi ha detto “diventeremo splendidi fiori dal colori accesi e dal profumo avvolgente” …..

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Io mi dò l’opportunità di ricominciare da capo.

Io mi dò l’opportunità di guardarmi gentilmente e apprezzarmi per quella che sono.

Io mi dò l’opportunità di circondarmi di persone che mi apprezzano e che valorizzano la mia vita.

Io mi dono il tempo per cambiare ciò che è bene che cambi, per chiedere aiuto se ho bisogno, per mostrarmi come sono, invece che adattarmi alla visione degli altri.

Io mi dono la possibilità di fare quello che non credo di saper fare, perchè non ho ancora la visione di ciò che posso o non posso fare.

Io mi dò l’opportunità di fare errori, ma anche di accettare il successo con semplicità e gratitudine.

Io mi dò la possibilità di dire le parole semplici che sono però importanti nella mia vita: “No”, “Sì”, “NOn voglio”, “Non posso”, “Ho bisogno” …..

Io mi dò l’opportunità di conoscere me stessa, poichè sono nata con me e morirò con me: se io non sono mia amica, mi sentirò sempre sola.

E come faccio a sentirmi sola se una parte del Tutto abita in me?

Per questo sono nata: perchè non basta nascere per essere, io mi dò l’opportunità di rinascere…..

Virginia Gawel

Fare Pulizia …..

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“Come il contadino passa al setaccio i semi per togliere le impurità, noi dobbiamo imparare a passare al setaccio la nostra vita, cosìfacendo spesso pulizia, manteniamo la chiarezza che ci serve per attirare nuove esperienze”

Propositi per un Settembre di ri-ordine …..

Siamo esseri che adorano riempire ogni cosa con i propri ricordi, con i propri cimeli di famiglia; ogni spazio a disposizione contiene tantissime cose che sono appartenute ad un passato lontano, che non servono più, ma di cui non riusciamo a disfarci.

Conclusione? Esse occupano spazio, uno spazio che, se liberato e pulito, potrebbe contenere cose nuove.

Quante volte ci lamentiamo perchè la vita tradisce le nostre aspettative? Tantissime.

Tuttavia non possiamo permettere che le novità entrino nella nostra vita, se prima non prepariamo per loro lo spazio necessario per collocarsi.

Ora è arrivato il momento!

Liberiamoci dai tanti fardelli che ci portiamo dietro da chissà quante passato, da chissà quale persona o storia, da chissà quale paura …. il passato è andato!

Noi e il mondo intorno a noi sta cambiando, tutto cambia costantemente, in noi  e fuori di noi, ad ogni nostro respiro, ad ogni nostro battito di cuore.

Prendiamoci il tempo di svuotare tutti gli armadi, di mettere da una parte quello che serve e di lasciare andare quello che non serve più.

E se prima pensavamo di non avere abbastanza spazio, ora, dopo aver fatto pulizia, ci stupiremo quanto vuoto sia rimasto in quegli stessi armadi.

La chiarezza arriva sempre eliminando ciò che non va o che non serve.Ogni scelta, ogni decisione è necessario che nasca dalla chiarezza, altrimenti il rischio sarà di prendere ancora una volta cose che non ci servono, o peggio ancora, ci fanno male …..

Ri-parto da me …..

margherita

Ben Ri-Trovati …..

Settembre mese di ritorni … e quest’anno sarà sicuramente un rientro più duro. La pandemia ha sconvolto le nostre vite, la paura si è insinuata nei nostri pensieri limitando le nostre azioni in una precarietà che “staticizza” le nostre spinte e i nostri progetti.

Ma bisogna assolutamente cercare di andare avanti, rimettersi in moto e riprendere in mano la propria vita, anche se tutto, per ora, non sarà più come prima.

Quindi proviamo a “rimettere in campo” ciò che avevamo progettato, cerchiamo, con tutte le accortezze del caso, di essere pro-attivi evitando di farci risucchiare dall’ansia seguendo ogni notizia che ci propinano. Cerchiano di ragionare con la nostra testa!

E se tendiamo a farci sovrastare da paura e ansia cerchiamo di “prevenire” invece di “curare”, rendendoci attivamente artefici del nostro ben-essere.

Se ci pensiamo bene , in fondo, basta poco, ossia la ferma convinzione che il nostro star bene oltre che a noi giova anche a chi ci sta intorno.

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Tempo di vuoto fertile

La vacanza è puro ozio, è passare dentro i pensieri di sfuggita, è camminare fra le ore come se ci si trovasse lì per puro caso. La vacanza è la sospensione del tempo. Fabrizio Caramagna

Hai mai contemplato meravigliata uno splendido tramonto o una luna piena incredibilmente grande o le onde del mare che si infrangono contro gli scogli? Hai mai guardato negli occhi adorante, tuo figlio o il tuo partner? Ti sei mai estasiata al profumo di una torta in forno o alla fragranza del gelsomino o delle rose? Ti sei mai deliziata all’ascolto di un canto d’uccello, delle fusa di un gatto o delle risate di un bambino?

Ogni giorno è pieno di opportunità per apprezzare il mondo che ci circonda.  Espressioni spesso sentite quali “Ringrazia il cielo per quello che hai”, “renditi conto di quanto sei fortunata”, denotano l’abbondanza presente nella nostra vita; siamo circondati da cose meravigliose ma di solito, purtroppo, le diamo per scontate.

Ecco quindi alcuni suggerimenti per risvegliarti e sperimentare, approfittando di queste vacanze, la ricchezza del mondo che ci circonda.

  • Quando mangi, cogli l’occasione per assaporare il cibo e gustarlo pienamente. Lascia che i tuoi pensieri vengano e vadano e concentrati sulle sensazioni nella tua bocca. Il più delle volte quando mangiamo e beviamo siamo poco consapevoli di quello che stiamo facendo. Dato che mangiare è un’attività piacevole, perché non prendersi il tempo di apprezzarla pienamente? Invece di divorare il cibo, mangialo lentamente, masticalo bene. Dopo tutto, non guarderesti un film in modalità di avanzamento veloce; allora perché mangiare così?
  • Alla prossima giornata piovosa ascolta i suoni della pioggia: il ritmo, il tono, il volume che cresce e diminuisce. E nota attentamente i disegni intricati delle gocce sui vetri delle finestre. E quando smette, vai a fare una passeggiata e nota la freschezza dell’aria e i marciapiedi che brillano come se fossero stati lucidati.
  • Quando abbracci o baci una persona, o anche solo le stringi la mano, partecipa pienamente alla tua esperienza. Nota cosa provi e senti. Lascia che il tuo calore e la tua apertura fluiscano attraverso quel contato.
  • La prossima volta che ti senti felice, calma, contenta o che provi qualche altra emozione piacevole, cogli l’opportunità di notare pienamente l’effetto che fa. Nota le sensazioni nel tuo corpo. Nota come respiri, parli o gesticoli. Nota i tuoi impulsi, pensieri, ricordi, le tue sensazioni e le tue immagini. Prenditi qualche momento per assimilare veramente queste emozioni, per meravigliarti di essere capace di avere esperienze così.
  • Guarda con occhi nuovi le persone a cui vuoi bene, come se tu non le avessi mai viste prima. Fallo con il tuo partner, con gli amici, i figli. Nota come camminano, parlano, mangiano e bevono, come fanno gesti con il volto e le mani. Nota le espressioni del loro viso. Nota le linee del loro volto il colore dei loro occhi.
  • Al mattino prima di uscire dal letto fai 10 respiri profondi e concentrati sul movimento dei tuoi polmoni. Nutri un senso di meraviglia per l’essere vivo, per il fatto che i tuoi polmoni ti hanno fornito ossigeno per tutta la notte, anche mentre dormivi.

Che sia per tutti  un momento  all’insegna del “sentire” , del fluire, mollando gli ormeggi lasciandosi galleggiare ri-scoprendo i sensi …

Riempitevi di suoni, sapori, odori …. Aprite gli occhi imparando a “vedere” quello che vi circonda …. Toccate … la sabbia calda, l’acqua fresca, una foglia bagnata di rugiada, la pelle di chi vi sta accanto…

Prendetevi il vostro tempo, toglietevi l’orologio e lasciate che sia il vostro corpo a scandire le ore.

Ascoltatevi …. Espandetevi ….. Respirate ……. Vivete la pienezza del momento!

Sospendete ogni affanno , ora è tempo di … vuoto ….

BUONE VACANZE….


 a chi passa di qui per caso…

a chi passa di qui cercandomi…..

a chi passa per noia…..

a chi passa per bisogno….

a chi passa incuriosito…

a chi invece non è curioso ma passa lo stesso…..

ci Ri-Troviamo a Settembre …… 

 
Buon galleggiamento ,

lasciando andare le zavorre e

godendo dell’assenza di peso …….
 

P.S. se vuoi lasciarmi un messaggio, chiedere una consulenza o farmi delle domande sui corsi e percorsi in partenza a Settembre puoi usare il modulo che trovi a questa pagina https://ri-trovarsi.com/ti-ascolto-modulo-di-contatto/ ti risponderò appena torno. 

Vivere imperfetti

imperfezione

“C’è una crepa in ogni cosa. E’ da lì che entra la luce.” L. Cohen

Eccoci a Lunedì e al nuovo post con una riflessione che è emersa prepotente durante il passato week end di formazione al 1° anno di Counseling Espressivo, la “perfezione” un argomento spinoso che ho trattato varie volte in questo blog e che mi trovo sempre più spesso a lavorare con i miei clienti. Ideali dell’io impensabili per la nostra natura umana, ma sempre più considerati la meta da raggiungere pena la squalifica totale di se stessi.

Mi chiedo quindi, in che modo la sensazione di avere dei limiti e delle manchevolezze può trasformarsi nel dolore di essere imperfetti? E bada bene uso il verbo Essere e non “avere imperfezioni”, perché questo dolore, mi accorgo sempre più spesso, intacca profondamente la nostra essenza mettendo addirittura in dubbio il diritto ad esistere: “cosa ci faccio su questa terra se non riesco ad Essere Perfetto?”.

Questo pensiero è direttamente proporzionale all’altra grande inquietudine di credersi per questo motivo, ossia l’imperfezione, rifiutati e messi da parte.

Molte volte tutto ciò nasce da un errore di valutazione su quello che suscita la stima e quindi l’accettazione da parte degli altri: si pensa che sarà più facile ottenere il riconoscimento se si è perfetti, brillanti e irreprensibili.

Adler, allievo di Freud, fu uno dei primi a portare allo scoperto il senso di inferiorità insito dentro di noi: “essere umani, equivale a sentirsi inferiori”, scriveva. Per lui gran parte della motivazione che ci spinge ad agire per cercare di avere successo sarebbe dovuta al desiderio di superare questo sentimento di inferiorità.

Secondo l’intensità con cui lo viviamo, questo senso di inferiorità può essere una costante del nostro paesaggio mentale oppure presentarsi solo in determinate situazioni in cui si ha la sensazione di rivelare i propri limiti e punti fragili, come:

  • Perdere ad un gioco
  • Non sapere rispondere ad una domanda
  • Fallire in presenza di altri oppure trovarsi in una situazione in cui si potrebbe fallire
  • Avere meno cultura (laurea, diplomi, conoscenze specifiche …) degli altri, soprattutto se si è, o si crede di essere, gli unici in quella precisa situazione

Quello che amplifica il senso di inferiorità in queste situazioni è il fatto di ritenere che in questi casi non sia normale non sapere e se questo fosse recepito dagli altri ne conseguirebbe un istantaneo rifiuto.

Da qui quindi le strategie di dissimulazione che vanno dall’evitamento, tenendosi rigorosamente in disparte, al far finta di sapere e conoscere cercando di essere brillante ad ogni costo, mettendosi al centro della scena, perché non vengano messe in dubbio le nostre qualifiche.

Lo stratagemma del “far finta” ha però dei costi altissimi sia dal punto di vista emozionale che intellettuale portando solamente ad una sempre più grande sensazione di impostura, percezione già frequentemente provata da chi ha problemi di autostima.

Quel senso di essere un bluff, un due di picche di nessun valore, unito al timore, che in alcuni casi arriva al panico, di essere scoperti e messi a nudo per quello che si è: ossia un zero.

L’impostura che si mette in atto in questi casi non ha come obiettivo voler ingannare gli altri è solo cercare di coprire il grande vuoto che ci abita e che ci fa percepire indegni di stare in mezzo agli altri.

Quando si sceglie la menzogna per gestire i propri complessi e le proprie frustrazioni si è scelta solo apparentemente la strada più facile, in realtà questa decisione si fa ad ogni passo più complessa, colpevolizzante, generando ulteriore insicurezza.

La soluzione per liberarci da questo giogo di bugie sfibranti da alimentare e mantenere è l’autoaffermazione negativa, ossia abituarsi a poco a poco a mostrare le proprie debolezze e i propri limiti, le proprie imperfezioni, senza paura che ce ne derivi un rifiuto irrimediabile.

E’ dire IMPERFETTO è BELLO , è umano,è vivo!

“La perfezione è una dea ingessata, noiosa, costosa oltre ogni immaginazione […] Il perfezionismo uccide la creatività, corrode i rapporti interpersonali, distrugge la serenità interiore e scolpisce gli individui in detestabili sagome di cartone […]” *

Impariamo ad accettare le parti di noi inadeguate cercando di allargare lo sguardo, ricordandoci che esse non sono il nostro tutto.

“Il terreno del perfezionismo è quello dei fiori perfetti, uguali, potati regolarmente sempre e comunque allo tesso modo da una mano estranea che si pone come obiettivo solamente la loro morte: raccolti in un bel mazzo avvolto dal cellofan e decorati con un bel fiocco rosso. Il terreno della vita è quello dei fiori spontanei, attaccati alle loro radici, colorati dal sole, dalla luna, dalla pioggia, da vento, dalle forme irregolari ….”*

Affermiamo il diritto di sbagliare, di non sapere; di fermarsi, di cambiare idea, di deludere, di arrivare ad un risultato imperfetto!

 * E.Giusti, O.Caputo – “La Perfetta Imperfezione” – Ed.Sovera

Sveliamo la nostra Potenza

manifestare la potenza

“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte”. F.Nietzsche

La nostra Potenza, simile ad un frutto gravido dei suoi semi, trabocca e si mostra in tutta la sua pienezza.

Non confondiamola con il potere. Il potere lo cerchiamo quando non ci sentiamo interi entrando in quel dualismo che ci fa afferrare altrove quello che ci manca.

La Potenza è altro! E’ sentire dentro di noi di avere già tutta la completezza e pienezza, smettendo di avere aspettative nei nostri confronti, né nei confronti degli altri essendo ben sicuri del nostro posto nel mondo.

La nostra Potenza parte dalla nostra interiorità. Il potere ce lo creiamo noi dall’esterno appiccicandoci addosso quello che non abbiamo e quello che non siamo.

Smettiamo di aver paura di VIVERE , entriamo nella nostra pienezza e il resto lasciamolo al mondo duale dove tutto si oppone a tutto, dove tutto è una lotta per dimostrare qualcosa, dove tutto è sfida. Il nemico è solo dentro di noi! Non abbiamo di colmare i nostri vuoti giudicando le vite altrui.

La nostra energia comincerà a traboccare senza nemmeno il bisogno che ci sia un senso preciso, una direzione precisa. Il nostro frutto maturo è così gravido di semi da poterli spargere ovunque. Il nostro germe matura nel nostro essere perché da questo contatto con ogni nostra potenzialità che preme, nascerà la nostra nuova forma nel mondo e nella vita.

Una nuova luce si fa strada dentro di noi per illuminare il tessuto della nostra individualità; lasciamo che questa luce rischiari e ci lasci vedere ciò che è da forgiare, da cesellare, da modellare. Ora finalmente possiamo vedere di cosa siamo fatti, quale è la nostra vera natura.

Non accontentiamoci di una visione panoramica focalizziamo la nostra attenzione in modo analitico, entriamo nel particolare e afferriamolo. Da lì all’interno di quella piccola cosa, potremo più avanti lasciare che l’intera nostra creazione prenda forma.

Prendiamoci cura di noi e di quello che sta per nascere da noi. Portiamo luce nella nostra specificità, non cerchiamo quella di un altro e non cerchiamo neppure di essere quella specificità che abbiamo creduto di desiderare da noi.

Noi non siamo quello che gli altri vorrebbero che fossimo o avrebbero voluto farci diventare. Siamo esattamente quello che siamo in questo momento; ed è da questa materia che dobbiamo partire per scoprire la nostra nuova forma.

Non abbiamo desiderio di diventare chissà che cosa, già siamo quello che siamo ed è da qui che la nuova energia, la nuova Potenza ora si manifesta.

Partiamo esattamente da dove siamo. Il punto in cui siamo è la nostra realtà!

liberamente tratto da:

S.Garavaglia – 365 pensieri per l’anima – Ed.Tecniche Nuove

Sulla possibilità di crescere …

CRESCERE

“…. crescere significa diventare quello che siamo sempre stati, ma non siamo mai riusciti ad essere …”

 Tante persone infelici e insoddisfatte aspettano che la felicità venga portata in dono da una fata o un mago che con la bacchetta magica la fa comparire dinanzi a loro confezionata in una bella scatola con il fiocco rosso.

Da molte altre persone, felici e soddisfatte impariamo  che la felicità nasce da una lotta costante e passionale e soprattutto che la si costruisce attimo per attimo, tassello per tassello.

Il cambiamento che porta alla felicità è una manifestazione di coraggio mentre l’immobilismo, il ristagno è appannaggio di quella parte di noi che non vuole correre il rischio di andare alla scoperta dei molteplici aspetti della vita.

Muoversi e percorrere la propria esistenza costituisce l’espressione gioiosa della curiosità dell’esplorazione, ma significa anche accettare l’inquietudine e la paura che il nuovo possono dare .

Se ci atteniamo sempre a quello che ci fa sentire sicuri, non viviamo l’esperienza della crescita. Se non corriamo dei rischi non possiamo acquistare fiducia in noi stessi.

Questa grandiosa possibilità di reinventare, attraverso le nostre scelte, il corso della propria vita è un privilegio esclusivo della specie umana rispetto a tutti gli altri generi animali.

Anche se il materiale di cui disponiamo è costituito di frammenti non solo luminosi bensì disperati e apparentemente da buttare esiste sempre la possibilità di tessere qualcosa di artisticamente armonico pur nella sua imperfezione.

Come diceva Paul Sartre “un uomo può sempre fare qualcosa di ciò che hanno fatto a lui”.

E’ pure vero che, molto spesso, è difficile buttarsi nel grande mare del cambiamento senza una sorta di salvagente che in qualche modo ci rassicuri che in seguito non rimpiangeremo il gesto fatto; nello stesso tempo sappiamo pure che tutto questo è possibile solo a livello immaginativo perché l’assunzione del rischio costituisce l’inevitabile prezzo di qualsiasi rinnovamento.

Voler modificare una situazione, seppur instabile e disfunzionale, significa comunque, cambiare delle abitudini radicate, mettere in discussione delle certezze , disfarsi di un copione che all’origine della sua messa in atto è servito alla nostra sopravvivenza.

Tutto questo comporta un’avida curiosità di vita e una costante flessibilità di pensieri, progetti ed azioni.

Un elemento che può aiutarci nel nostro cammino di evoluzione è porci un obiettivo, poiché l’essere proiettati verso di esso facilita l’insorgere di momenti di entusiasmo e vitalità.

Una meta importante può essere quella di imparare ad amarsi cessando di sottovalutarci, scoprendo invece tutti i propri lati positivi di cui fruire e godere.

In ogni caso, fissarsi un traguardo valido significa contare le tristezze e pareggiarle con le gioie.

Pensiamo a quante volte diciamo a noi stessi frasi come:

HO BISOGNO DI ESSERE AMATO

DEVO RIUSCIRCI

SONO UN MISERABILE

E’ UN DISASTRO

Ottenendo solo di cadere in un’autocommiserazione senza fine, arrotolati su noi stessi come animali, buoni solo a leccarci le ferite che questo mondo crudele ci infligge ogni giorno.

Proviamo ora a fare un esercizio di ottimismo e autorivalutazione, pronunciando frasi equivalenti ma contrarie:

Posso rischiare di essere anche rifiutata

Faccio del mio meglio, accetto il mio limite

Sono davvero una bravissima persona

E’ una situazione del tutto affrontabile

Vedremo che in tal modo, la morsa della nostra inefficacia si allenta , si viene a creare una doppia polarizzazione: da un lato tutta la più cupa tristezza e dall’altro una sana fiducia. Giocando in mezzo a questi due poli riusciremo a trovare un equilibrio emotivo più realistico che porta con sé una maggiore intenzionalità creativa.

Come ho detto all’inizio, il processo di conquista della piena consapevolezza di sé, che porta alla crescita reale e profonda e di conseguenza alla felicità per essere riusciti a prendere in mano la propria vita, non è facile e spesso ci si trova bloccati lungo la strada colti da una improvvisa nebbia o impantanati in una buca piena di fango.

In questi casi un aiuto può venire da un percorso di Counseling che può fornire quella bussola o quella pala necessarie per uscire dall’impasse.

Il Counselor si prende cura di chi ha davanti, accettandolo incondizionatamente, ascoltandolo attivamente , aiutandolo a riconoscere ed elaborare le sue emozioni avendo come obiettivo quello di tirare fuori “maieuticamente” le potenzialità del cliente che si affida a lei/lui per arrivare a quell’autonomia e capacità di autodeterminazione che fa la differenza tra il vivere e il sopravvivere.

Per attraversare la terra di mezzo e raggiungere il paese del vero sé è necessario mettere i piedi a bagno nelle emozioni , percorrere i sentieri interiori sentendoli sulla pelle . Non si può rimanere seduti al tavolino sfogliando dotti capitoli di un libro teorico, poiché allora sarebbe come leggere attentamente un gran libro di cucina…. senza però mai cucinare né mangiare!

 

Se ti interessa prenotare un colloquio GRATUITO e assolutamente non vincolante per scoprire cosa può fare per te il Counseling, compila il modulo di seguito, ti risponderò al più presto 🙂

Nel bene e nel male è per noi ….

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C’è un’isola di opportunità in mezzo a ogni difficoltà. Anonimo

L’Universo è una perfetta combinazione di ostacoli e benedizioni.

E’ bene sempre tenere a mente, per sviluppare al meglio coraggio e capacità per raggiungere i nostri sogni, che le sfide che ci troviamo davanti sono disegnate perfettamente per noi.

Per quanto sia difficile accettarlo, specialmente nel momento in cui ci troviamo nel mare burrascoso delle difficoltà, non ci vengono mai presentate situazioni che non siano all’altezza delle nostre capacità di superamento.

D’altro canto se camminiamo nella vita con gli occhi chiusi o con lo sguardo troppo per aria è inevitabile, prima o poi, finire in una pozzanghera di fango, ed è altrettanto normale chiedersi come mai si è finiti lì. La differenza sta nella maniera in cui ci poniamo questa domanda.

Un modo è quello di sentirci vittime di quello che ci è accaduto, con la perenne domanda “perché capitano tutte a me?”

Il risultato di questa modalità “vittimistica” è la chiusura totale nel vedere oltre, e ci lascia in uno stato di immobilità ai piedi della vita con davanti a noi una serie infinita di pozze di fango.

Al contrario se intendiamo imparare dalla vita, potremmo aprire gli occhi su un orizzonte più grande; sedendoci sulle radici della vita pronti ad imparare, comprendere e sentire, sviluppando l’intuizione e tirando fuori le capacità creative di adattamento a quello che ci accade.

Per poter fare tutto questo è però fondamentale avere ben presente che qualunque cosa ci accade non sta succedendo a noi ma per noi. Questa è la lampadina di Archimede, il cambio di paradigma che ci trasporta da una visione passiva di noi stessi ad una visione attiva e aperta a tutto ciò che la vita ci pone di fronte.

In tutto quello che troviamo sul nostro cammino c’è sempre un’opportunità da cogliere, un’occasione per comprendere cose che altrimenti non avremmo mai capito, una possibilità di evolvere lasciando dietro di noi quello che non serve più.

Ogni cosa è per noi, nel bene e nel male!

Ci è stato dato il potere incredibile di scegliere, di creare la nostra vita e la responsabilità di queste decisioni è sempre la nostra.

Essere capaci di guardare in faccia ciò che non conosciamo senza paura, affidandoci alla nostra saggezza è quello che la vita ci chiama a fare ogni giorno.

Anche quando ci troviamo in una situazione che inizialmente è fuori dal nostro controllo, la scelta di stare in quella situazione o in quel modello di comportamento è nostra, così come la scelta di cambiare.

Non siamo onnipotenti e non abbiamo il potere di controllo su ogni cosa che ci accade, nello stesso tempo non possiamo sempre scegliere tutto quello che ci capita; siamo però responsabili di come reagiamo a quell’evento. Il libero arbitrio ci da’ la possibilità di utilizzare la consapevolezza e l’intuito per diventare ciò che possiamo diventare. Ecco perchè ogni cosa è per noi e se accade c’è senz’altro un motivo.

Spesso diamo la colpa agli altri, proiettando fuori di noi la nostra paura di cambiare, è infatti senz’altro più facile incolpare qualcun altro piuttosto che assumersi la responsabilità delle circostanze e così affrontare l’ignoto.

Proviamo a cambiare prospettiva e pensare, quando ci troviamo impantanati nella famosa pozza di fango, che ciò che sta accadendo non è a noi ma per noi.

Improvvisamente tutto cambia, i pezzi del disegno trovano la loro giusta collocazione e quello che ci sembrava un dramma o qualcosa di insuperabile diventa un’opportunità di crescita.

L’Universo è in uno stato di costante movimento, sempre in cambiamento, sempre in evoluzione e noi con lui. Allo stesso tempo c’è una cosa che rimane invariata a cui aggrapparci, una bacchetta magica di cui ognuno di noi è detentore: il nostro potenziale.

Si tratta di quella finalità interiore, inscritta in ognuno di noi, che rappresenta la meta finale verso cui tendiamo. La capacità di crescere nel potenziale che abbiamo dentro, la forza vitale che ci guida dipendono solo da noi.

Ricordiamoci che qualunque cosa ci accada non sarà mai in grado di intaccare chi siamo nel profondo!

Quello che Siamo resta invariato nel tempo, magari camuffato dalle maschere che ci mettiamo durante il viaggio, forse etichettato da giudizi e critiche inutili e distruttive, oppure così nascosto da sembrare inesistente.

Ma c’è! Sempre!

Abbiamo la vita a disposizione proprio per questo, realizzare chi siamo. Partiamo da noi stessi, prima di ogni altra cosa, in qualsiasi situazione e contesto.

Se ci sentiamo bloccati in una situazione che pensiamo di subire e dove ci sentiamo impotenti, ricordiamoci che non c’è niente di fermo nel flusso della vita. Le cose cambiano in continuazione.

Spesso la ragione dei nostri blocchi sta nel continuare a pensare gli stessi pensieri, mentre le cose cambiano, in noi si ricreano sempre uguali seguendo gli stessi schemi e questo perché abbiamo difficoltà a cambiare prospettiva.

Proviamo a ribaltare la situazione osservandola da un altro punto di vista che parta dal presupposto che tutto quello che succede è per noi. Anche quando ci pare di non poter fare nulla, possiamo sempre fare qualcosa dentro di noi.

Assumere questo nuovo punto di vista vuol dire cogliere il messaggio racchiuso in quella sfida. Nel fare ciò tracceremo dei segni indelebili dentro di noi che ci condurranno là dove si auspica che ogni essere umano possa arrivare: il punto centrale di noi dove è racchiusa tutta l’essenza della nostra vita.

Nel raggiungerlo apriamo un varco, che ogni volta si farà più ampio cosicchè  diventerà sempre più agevole la nostra manifestazione nel mondo , quel diritto inalienabile ad Essere!

Molto spesso ci lamentiamo del fatto che la vita non ci offre opportunità. Sbagliato! Siamo noi che non riusciamo a vederle. Diego Agostini

 

liberamente tratto da:

B.Pozzo – La vita che sei – Ed.BUR

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