Le lezioni necessarie

porte colorate

“Ci sono cose che non si capiscono afferrandone il senso, ma bisogna lasciare che siano loro ad afferrarci” Madre Teresa di Calcutta

Una riflessione sull’onda di una risonanza ….

Di solito, quando le cose non vanno per il verso giusto, abbiamo la tendenza a ribellarci e a criticarci con durezza, e soprattutto a cercare un colpevole o una soluzione fuori di noi.

La vita non cerca il nostro benessere individuale, ma vuole che impariamo le sue lezioni, in modo che possiamo fare emergere il nostro potenziale e di conseguenza riconoscere la vera essenza che si nasconde dietro le apparenze.

Come ben sappiamo, il nostro cervello è molto più propenso a evitare il dolore piuttosto che a cercare la gratificazione. Infatti, quando intuiamo che ci sarà da soffrire, di solito freniamo bruscamente e svicoliamo.

Invito chi mi legge a ricordare come si è sentito dopo aver affrontato con coraggio quella cappa di dolore sotto la quale, sicuramente più di una volta, si è trovato a vivere, e forse, ricordando, vi renderete conto che in quelle occasioni dentro di voli qualcosa è cambiato. Avrete avuto, forse, la sensazione di espandere voi stessi, di sperimentare un’evoluzione interiore. In realtà non avete fatto altro che trascendere i confini del vostro ego, vivendo, benché solo momentaneamente, un’esperienza diversa dal solito.

L’accettazione ci sprona ad agire, ad assumerci le nostre responsabilità e a essere pienamente consapevoli di avere la capacità di gestire tutto quello che ci accade.

Quando ci capita qualcosa di spiacevole, magari banale, come perdere un aereo o ricevere una risposta brusca, la prima cosa che facciamo è attribuire a quell’evento un preciso significato, che ha il potere di mettere in moto emozioni negative come la rabbia, la frustrazione o l’ansia.

L’emozione ci attanaglia, e sarà difficile potersene liberare finchè non capiamo l’origine di quello che ci è accaduto.

Proprio per questo la parola d’ordine è ACCETTAZIONE che vuol dire riconciliarsi con la realtà.

L’accettazione non ha niente a che fare con la “rassegnazione”, poiché questa, oltretutto, conduce soltanto ad un doloroso immobilismo generato dalla constatazione dell’impossibilità di cambiare le cose.

Grazie all’accettazione, invece, possiamo raggiungere quegli obiettivi che con la rassegnazione non sarebbero accessibili, dal momento che, contrariamente a quest’ultima, l’accettazione ci sprona ad agire,assumendoci le nostre responsabilità pienamente consapevoli di avere la capacità di fronteggiare tutto quello che ci accade.

L’accettazione non significa agire per contrastare gli eventi, ma opporsi all’idea che di fronte a questi non esista alcuna possibilità di riuscita.

Dal momento in cui sono disposto ad accettare qualcosa, di conseguenza sono disposto anche a considerare che in quella situazione possa esserci una possibilità nascosta, e che dunque si tratta unicamente di cercare l’altro lato della medaglia.

Benchè possa portare via del tempo, proviamo a non dimenticare mai che le migliori occasioni per aprire la porta delle opportunità non le troveremo lasciando che a prendere il sopravvento siano le reazioni o gli automatismi. La migliore occasione è quando ci chiediamo: “cosa può esserci di positivo in quello che mi sta accadendo?”.

Dire di sì alla vita vuol dire abbandonare il ruolo di vittima, smettere di sprecare la nostra energia e il nostro prezioso tempo alla ricerca di colpevoli, e significa soprattutto assumerci le nostre responsabilità quando si tratta di fronteggiare quello che ci accade.

Sulla costante ricerca di approvazione

capriole

Photo by Joe Pizzio on Unsplash

Bisogna abbracciare se stessi. Perché spesso è la nostra approvazione che ci manca. La più difficile da ottenere, ma anche la più importante. (Cit.)

Buongiorno, eccoci al consueto appuntamento del lunedì con il nuovo post.

Vorrei oggi ancora soffermarmi sulle riflessioni che Katie Byron fa nel suo libro “Ho bisogno del tuo amore -è vero?”, già trattate in questo articolo,  occupandoci della continua ricerca di approvazione che molto spesso segna le nostre vite distogliendoci dal viverle appieno. Argomento che spesso tratto con le mie/miei clienti.

Katie inizia il capitolo con un esempio, a mio parere, perfetto ….. leggiamolo insieme ….

[…] Una bambina è felicemente assorbita nei suoi giochi al parco. All’improvviso ha un brivido facendo una capriola. I bambini attorno a lei, che non aveva quasi notato, stanno ridendo e applaudendo. Ripete la capriola per vedere se applaudono ancora. In tutto il parco giochi i bambini fanno “Guardami! Guardami!”, felici quando ricevono la risposta che vogliono e delusi quando non la ricevono. La prima bambina non sa bene cosa abbia scoperto, ma è entusiasmante! Pensa che forse ha trovato la chiave per essere accolta. Prova a fare una nuova capriola con una motivazione che prima non aveva. Non gioca più per divertirsi. La sua concentrazione si è spostata sulla risposta che vuole dagli altri, e con ciò arriva l’ansia di non averla […]

Ecco qui l’inizio della perdita della gioia di fare per il semplice entusiasmo nel fare, sostituita dall’ansia di fare ed essere per ricevere. E come quella bambina molti di noi iniziano a fare capriole per cercare di ottenere l’approvazione, il riconoscimento, spostando irrimediabilmente lo sguardo dal dentro al fuori, finchè cercare approvazione diventa una parte così importante della nostra vita da diventare automatico.

Il primo passo per cercare di piacere è fare una buona impressione; questo, come il termine stesso ricorda, significa forzare l’immagine che vorremmo si imprimesse nella mente dell’altro. E’ come se andassimo dagli altri con un grande timbro in mano cercando di stampare nella loro mente la migliore immagine di noi stessi. La convinzione che ci muove è che se riusciamo a fissare bene quell’immagine la relazione inizierà con i migliori auspici.

Ma è realmente vero? Riflettiamo …..

Proviamo a metterci dall’altra parte cercando di ricordare come ci sentiamo quando qualcuno cerca di impressionarci. Cosa vediamo quando qualcuno cerca di avvicinarci portando con sé un grande timbro? Da questa nuovo prospettiva è quasi come se il timbro ci dicesse “ho tanto bisogno di piacerti” o “voglio qualcosa da te”. La nostra reazione? Forse un passo indietro, oppure vari tentativi per aggirare il metodo “io ti impressiono così ti piaccio per forza” arrivando così a scoprire chi abbiamo veramente davanti a noi.

Chiediamoci se i tentativi che fanno le persone per impressionarci ci piacciono davvero e ritornando nei nostri panni proviamo a notare quante volte noi facciamo la stessa cosa.

Mettiamoci in ascolto dei nostri pensieri quando parliamo con gli altri: osserviamo quando cerchiamo di manipolare con spiegazioni, puntualizzazioni o giustificazioni, oppure quando raccontiamo degli aneddoti nella speranza che la gente pensi certe cose di noi, potremo avere delle rivelazioni imbarazzanti. Ancora, consideriamo come cerchiamo di manipolare con il viso, la voce, gli occhi, il linguaggio corporeo, la risata …. Potremo addirittura accorgerci che tutti i nostri sforzi sono impegnati a piacere perdendo il vero ascolto nei confronti dell’altro.

L’Ascolto diventa così vago interesse proiettato solo all’acquisizione di “punti” per ottenere il premio finale del “più simpatico”. Focalizzarsi ansiosamente sull’altra persona, verificandone costantemente l’approvazione o la disapprovazione non fa che amplificare a dismisura quel senso di inadeguatezza tagliandoci totalmente fuori dalla fonte della vera soddisfazione. La continua attenzione verso l’esterno ci distoglie anche da quel pensiero inevitabile e doloroso che sta alla base di questa affannosa ricerca di approvazione, la convinzione che se è necessario trasformarci per ottenere riconoscimento e amore ci deve essere sicuramente qualcosa di sbagliato nel modo in cui siamo.

La maggior parte degli sforzi che facciamo per conquistare amore e ammirazione non sono calcolati a freddo o fatti di proposito, il più delle volte nemmeno lo avvertiamo; è come se ci trovassimo in uno spazio sognante in cui si alternano speranza e timore. Un momento pensiamo che potremmo essere rifiutati e il momento dopo diventiamo entusiasti per il successo.

E per evitare di perdere quella sensazione di appagamento totale che l’approvazione dell’altro porta con se, troppo spesso modifichiamo i nostri gusti, le nostre decisioni, le nostre priorità. Ci ritroviamo a dire “Si” quando volevamo dire “No”; diciamo “Grazie” senza in realtà provare vera gratitudine; appariamo gentili e cortesi senza esserlo veramente nel profondo del cuore.

La ricerca di approvazione a tempo pieno significa che invece di vivere semplicemente la nostra vita, dobbiamo recitarla.

Quando diciamo o facciamo qualcosa per piacere, ottenere, influenzare qualcuno, la paura è la causa e il dolore è il risultato. Tradire la nostra essenza per ottenere quanti più “like” possibile, crea separazione. Non è il contatto che cerchiamo, ma solo l’accensione di una lampadina che poi nella maggior parte dei casi rimane spenta.

In quel momento un’altra persona potrebbe amarci totalmente per quello che siamo e noi non potremmo rendercene conto.

Se agiamo guidati dalla paura sarà molto difficile ricevere amore perché rimaniamo intrappolati nello sforzo su quello che dobbiamo fare per ottenere amore. Il cuore e il sentire si chiudono in favore di un pensiero fisso volto a trovare l’escamotage migliore per arrivare a piacere.

Ma se ci spostiamo un attimo dal ripiegamento ossessivo, scopriremo che non è necessario fare nulla per ottenere amore.

Quando vogliamo far colpo sulle persone e conquistare la loro approvazione siamo come bambini che dicono: “Guardami! Guardami!”, ci riduciamo a bambini bisognosi e quando riusciamo prima di tutto noi ad amare quel bambino e ad abbracciarlo rassicurandolo, la ricerca finisce …..

liberamente tratto da:

K.Byron – Ho bisogno del tuo amore? – E’ vero? – Ed Punto di incontro

Sentire…fluire….

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A pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare un nome.
Alda Merini

Il sentire non è uno sprazzo che arriva per poi andarsene indisturbato o non compreso e svolazzare via con la stessa leggerezza con cui è arrivato.

Il sentire è quanto percepisci direttamente, le sensazioni fisiche che una sensazione, una persona o un’esperienza attivano nel tuo corpo…. Le emozioni e i sentimenti che si muovono, le intuizioni e le immagini suscitate.

Il sentire è la totalità del tuo essere che ha accesso alle risposte che arrivano non soltanto dalla tua mente ma dal tuo essere multidimensionale.

Tu sei un essere totale, un mandala quadrimensionale, organizzato, armonico che si muove nel tempo della giornata, delle stagioni, della vita, secondo un ritmo cadenzato. E in uno spazio che non si struttura a caso.

Pieno, totale, saggio, ordinatore. Tu sei tutto questo!!!

Sei fisicità, sei materia, sei totalità….

Sei acqua, terra, fuoco, aria….

Sei caldo, freddo, umido, secco…

Sei pensiero, sensazione, intuizione, sentimento, emozione ….

Prova ad entrare nel tuo sentire….ad aprirti più che puoi per entrare in te totalmente senza disperderti nei cunicoli di una mente separata o di una emozionalità transitoria…

Permetti all’Universo di fluire attraverso di te. Diventa “un semplice flauto, un bambù cavo, e l’universo canta attraverso di te…”

E allora crei…. Fatti canale e lascia che quanto è giusto per te arrivi a te…..

Non aspettare che qualcun altro ti procuri quello che ti serve per stare bene, nessuno può sostituirsi a te nella creazione della tua vita.

E fallo subito, adesso…. Qui…. Ora …..

Scegli un punto di partenza e impegnati in un piccolo passo, non occorre che tu smuova una montagna e percorra in una giornata centinaia di Kilometri basta un metro con la consapevolezza di farlo e sentendo ad ogni centimetro la vita cantare dentro di te……

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liberamente tratto da: S.Garavaglia “365 pensieri per l’Anima” Ed.tecniche Nuove

La strada del Ben-essere: dall’apparire all’Essere

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“L’individuazione non ha altro scopo che liberare il Sé, per un lato dai falsi involucri della Persona, per l’altro dal potere suggestivo delle immagini inconsce” C.G.Jung

Una riflessione nata dopo la lezione di Sabato alla formazione per diventare Agevolatori nel Metodo Mandala-Evolutivo®, dove abbiamo affrontato il “Viaggio dell’Eroe”.

Quel “Viaggio” che ognuno di noi è “chiamato” a fare per andare alla ricerca del suo tesoro: il vero Sè , ritornando poi ad essere Sovrano indiscusso del suo Regno.

Che cosa è il benessere? La parola stessa ci suggerisce la risposta: ben-essere. E’ quello stato mentale che ci fa star bene, stare bene con noi stessi e con gli altri.

Che cosa si può fare per raggiungere il ben-essere? Il ben-essere è raggiungibile attraverso le strade dell’apparire? O  l’apparire è uno stato di mal-essere che può portare verso nuove vie per il ben-essere?

A volte si rincorrono vie impervie o facili, strade difficoltose o lineari, ma che si scelgano le une o le altre è importante la meta che ci si propone.

E allora è bene porsi in ascolto di sé per capire che cosa si vuole raggiungere per stare bene nel nostro mondo, per stare bene nel  mondo.

A volte l’individuo sente il bisogno di essere diverso dal suo essere e quindi inventa un modo di essere, l’apparire, che può dare gratificazioni immediate, ma a lungo andare può diventare fonte di gravi difficoltà interiori.

Nel voler essere diverso dalla propria vera essenza si costruiscono pesanti catene che rendono faticoso l’andare nel mondo e che renderanno faticoso l’uscire dalla prigionia della maschera, dalla galera dell’apparire in falsi panni, in false sembianze.

Ciascuno di noi porta in sé un germe, un’intima natura, un’impronta che sembra data per essere ascoltata: nell’ascolto di questa natura inconscia e nell’ascolto dell’istinto ad essa legato nasce la possibilità del ben-essere.

Ascoltare la propria “natura selvaggia”, quella parte nascosta e troppo spesso inascoltata, significa far fluire energia vitale benefica, significa lasciarsi raggiungere dall’intuito, da quella forma che prepotentemente spinge verso la via della sostanza pura e libera da sovrastrutture appiattenti la spontaneità e la libertà di ciascuno.

Ascoltare l’intuito non significa certo condurre una vita facendo ciò che si vuole o essere noncuranti di quello che ci circonda, bensì significa ascoltare il sano istinto che guida verso uno spazio e un tempo e che dona energia vitale perché rispettoso del proprio e dell’altrui mondo.

A volte è più facile indossare delle maschere e proporsi agli altri con “false sembianze” perché, con questo modo di porsi, ci si sente protetti e rassicurati, perché ciò che più conta è sentirsi accettati dagli altri, sentirsi valorizzati dagli altri.

Ma quale ben-essere può giungere da una base non veritiera?

Ed ecco allora che dobbiamo parlare  di risposte al mondo in termini di meccanismi di difesa: se si soffre per il proprio stato e si ha una difficoltà rispetto al proprio sentire, rispetto al proprio vivere con gli altri, è necessario trovare un modo per attenuare la sofferenza. E un modo per soffrire meno è porre in atto una difesa: l’evitamento o la negazione, la rimozione o la proiezione.

Le malattie psicosomatiche che tanto “furoreggiano” in questi tempi, nascono proprio in funzione del rifiuto del sé, del non essere come “si deve essere” e quindi dalla costruzione di una maschera che consenta di stare nel gruppo per come il gruppo ci vuole, oppure di indossare falsi panni per timore di perdere il partner o un’amicizia.

Ma tutto ciò non è altro che la costruzione del “falso sé”, cioè non è altro che vita non vera, vita sprecata.

E così, spesso, il tempo trascorre senza essere ben vissuto perché si desidera qualcosa  che non si ha o si pensa di non avere oppure perché si è costretti o ci si lascia costringere ad una vita non naturale.

La base dell’uomo è costituita dall’istinto, ma se l’uomo non riconosce e non integra le parti “animali” genera il suo danno: le parti istintive represse possono essere pericolose perché, essendo inascoltate e recluse nell’inconscio, possono agire in modo inconsapevole e quindi diventare parte inconsapevole e dannatamente dannosa.

Spesso queste parti appaiono nei sogni attraverso immagini di animali che bussano appunto alla porta per farsi riconoscere; questi animali portano un messaggio che chiede di essere letto e portato alla coscienza.

Se l’istinto viene reso alla coscienza, si può restaurare la pienezza dell’uomo e iniziare a condurre una vita più integra e più sana. Se l’uomo primitivo era tutta azione, l’uomo moderno dovrebbe aver raggiunto una consapevolezza tale da riuscire a “sentire” l’istinto, portarlo alla coscienza e integrare le parti, donandosi ben-essere nel pensiero e nell’azione.

Certo l’uomo è sottoposto sia alle vibrazioni interiori sia a quelle del mondo esterno e , quando si trova a dover affrontare forze non gradite e contrastanti, preferisce attribuirle all’esterno o al destino infausto manlevandosi così dalle sue responsabilità e dalle sue possibilità di trasformazione.

Ancora sull’accettazione di quello che è

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“ per crescere si ha bisogno sia della pioggia che del sole …” P.Pradervand

 “C’era una volta in un lontano paese, un padre sconsolato che teneva fra le braccia la figlia più piccola. Da vari giorni al bambina non era riuscita a placare la fame e il padre temeva per la sua vita.

Non pioveva da mesi e i maghi non prevedevano alcuna nube per molti mesi ancora. Il padre che nella lingua del suo paese si chiamava “Uomo Retto”, chiamò a raccolta tutti gli uomini validi e ricordò loro che al centro del villaggio c’era un albero immenso il quale per tutto l’anno produceva frutti in abbondanza. Nessuno coglieva questi frutti, perché sin dall’alba dei tempi si sapeva che uno dei ramo centrali dell’albero dava buoni frutti, mentre l’altro ramo dava frutti velenosi che portavano alla morte.

Nel corso dei secoli quale fosse il lato buono era stato dimenticato.

“Uomo Retto” disse agli altri uomini del villaggio: “Mia figlia sta morendo ed io non riesco ad accettarlo. Salirò dunque sull’albero e mangerò un frutto. Se son sul lato buono, vivrò e farò vivere tutto il villaggio, il quale placherà così la fame con i frutti di cui l’albero si copre ogni notte. Se sono sul lao cattivo, morirò e voi saprete di dover cogliere i frutti dell’altro lato. Promettetemi che salverete mia figlia, che la nutrirete.

Così fu deciso. “Uomo Retto” salì sull’albero, colse un frutto, lo mangiò e … visse!

Da quel momento, il villaggio prosperò. Alcuni mesi dopo tornò la pioggia e i campi rifiorirono. Tutto sembrava andare per il meglio.

Ma una notte di luna piena i giovani del villaggio si radunarono. Parlarono del grande albero lamentandosi del fatto che producesse due tipi di frutto. Non riuscivano ad accettare che rimanesse anche il ramo che dava frutti cattivi e così decisero di tagliarlo. Fieri della loro azione, andarono a dormire.

L’indomani, quale non fu lo spavento dei paesani: l’intero albero era morto e i frutti buoni erano disseminati a terra assieme a quelli cattivi. La straordinaria risorsa del villaggio non esisteva più!

Fu una terribile perdita. Gli anziani del villaggio, tutti rattristati, dicevano: “I giovani non hanno capito che non esiste bene senza male, pace senza guerra, verità senza menzogna e felicità senza sofferenza. La vita è fatta così e la saggezza più profonda consiste nell’accettare ciò che è.”

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Fin dal tempi più remoti, gli esseri umani conoscono la sofferenza. Talvolta è stata così intensa da indurli a desiderare la morte. In altri momenti le circostanze esterne erano più favorevoli, ciò nonostante la sofferenza era sempre presente. E anche se non era più provocata da tali circostanze, nasceva dall’insensato desiderio di essere qualcun altro o di possedere qualcosa di diverso da ciò che si aveva.

Le grandi religioni hanno tentato di trovare e di dare risposte a questi innumerevoli insoddisfatti, spesso riuscendoci. Che si trattasse del distacco, dell’accettazione del proprio karma, del paradiso che ci ripaga di quanto non abbiamo avuto quaggiù, il messaggio dominante era: la vostra sofferenza è soltanto temporanea, qualcosa di meglio vi attende. Oggigiorno ritroviamo questa ideologia religiosa anche in tutti i fanatismi.

I grandi sistemi politici hanno poi trasmesso la loro visione delle cose: “lavorate sodo, un roseo futuro vi attende e i vostri figli ne beneficeranno” o un’altra variante: “Diventate i migliori, diventate vincenti: volere è potere!”.

Vi ha poi aderito anche la medicina moderna: “Se vi sentirete tristi e privi di senso, abbiamo la soluzione per voi. Una molecola chimica vi aiuterà, vi sentirete in piena forma e potrete andare per la vostra strada senza porvi troppe domande”.

In certi momenti ricevere un trattamento medico può essere assolutamente appropriato e addirittura necessario. Il pericolo risiede nell’illusione che sia possibile curare la sofferenza così come cureremmo un’infezione, utilizzando l’antibiotico giusto.

Uscire dalla sofferenza significa innanzitutto accettarla, accettare ciò che è!

Dalla nascita alla morte, la vita non ci porta per forza di cose sempre quello che desideriamo. Dobbiamo dunque modificare la vita? Non sta forse a ciascuno di noi accettare quello che è per evolvere? Accettare ciò che è non è qualcosa di definitivo, non significa “essere fatalisti”.

Accettare ciò che è, solo momentaneamente, è l’unico modo per poter cambiare la situazione, per poterla modificare.

Quando una persona, un gruppo, una popolazione diventano capaci di accettare che “quanto è accaduto è accaduto”, la rabbia cessa, la ribellione si placa e la creatività può nuovamente entrare in azione per scoprire nuovi percorsi, strategie e soluzioni ……

Scegliere di migliorarsi.

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Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore, piccola saggina sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio.
Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole, sii una stella.
Sii sempre il meglio di ciò che sei.
Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere.
Poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.
(Martin Luther King)

Christophe Andrè e Francois Lelord , due psicologi francesi nel loro libro “La Forza delle Emozioni”,  scrivono che chi è triste non ha capito la vita; con questo non intendono offendere chi è triste, ma illuminare una via per uscire da questo stato mentale.

Non capiamo la vita, dice Lelord, se non riusciamo a vedere la sua perfezione indipendentemente da quello che noi ne pensiamo. Se invece focalizziamo la nostra attenzione sulla “perfezione della vita al di là di tutto”, non la sciupiamo, confrontandola continuamente con la dolorosa nostalgia delle nostre preferenze.

Alla luce di questo allora anche l’idea di migliorarsi va maneggiata con cautela: se osserviamo bene, essa implica un certo grado di non accettazione di sé, quindi una sensazione di sofferenza. Possiamo invece scegliere di migliorare la nostra vita senza provare avversione, facendo riferimento alle nostre risorse fondamentali.

Caratteristica dell’essere umano è comportarsi nei riguardi di se stesso come lo scultore con il materiale grezzo come ci tramanda Pico della Mirandola. In ogni cultura e in ogni epoca è presente il tema del migliorarsi, del coltivare se stessi. Il concetto implica il nostro osservare noi stessi, oggettivandoci e valutandoci rispetto alle nostre preferenze.

Se siamo VIVI cambiamo comunque ogni giorno. Ogni informazione, ogni esperienza ci cambia un po’: aggiunge al nostro vissuto strati di consapevolezze che ci permettono di aggiustare il tiro. Metabolizziamo tutto quello che ci raggiunge attraverso i sensi, ogni notizia e ogni concetto, ogni frase ascoltata con attenzione creando casse di risonanza.

Non si può non cambiare, come la rotta della nave, che, per essere diritta, è fatta di continue piccole curve. Migliorarsi è “volere” controllare il nostro cambiamento, farlo nella direzione di ciò che pensiamo sia meglio, alla ricerca del nostro ben-essere.

Per migliorarci, in qualsiasi campo, possiamo far riferimento a cinque passi:

SAPERE => nel prefiggerci uno scopo, un obiettivo osserviamo quale comportamento vogliamo adeguare al nostro desiderio di migliorare. Cerchiamo di osservarci senza alcuna avversione, accettando che quello che siamo è il punto di partenza. Focalizziamoci sulla sensazione positiva che progettiamo di sentire quando ce l’avremo fatta.

VOLERE => il volere è nella nostra decisione: la possiamo rinforzare ogni giorno con visualizzazioni del nostro riuscirci, della sensazione di libertà conseguente, godendoci in anticipo, nell’immaginazione, lo stato di fatto di quando avremo già raggiunto il nostro obiettivo.

POTERE => il nostro sentimento di essere in grado di occuparci del nostro miglioramento, osservando sia i nostri progressi, senza darli per scontati, anzi festeggiando ogni passo “verso”, sia i momenti di difficoltà, ricordandoci che fanno parte del processo e che possiamo sempre ricominciare, ogni volta, da adesso.

CONSAPEVOLIZZARE=> quale è il vantaggio nascosto del comportamento che vogliamo superare, e trovare il modo di conservarlo in un modo diverso. Ci risulterebbe infatti inutilmente gravoso cercare di superare un comportamento dal quale in parte traiamo vantaggio, per quanto nascosto. Ad esempio, se mi ammalo il vantaggio può essere stare a casa dal lavoro e riposarmi, se riesco ad organizzarmi in modo tale da farlo anche da sana, non mi “occorre” ammalarmi. Allora chiediamoci: questo “difetto” ci dà una qualche soddisfazione? E’ un rito? Una pausa? Vuole dimostrare qualcosa? Permetterci qualcosa che altrimenti ci sembra impossibile ottenere? Visto che qualsiasi cosa facciamo comporta un qualche vantaggio per noi, per quanto nascosto, individuarlo ci permette di migliorarci.

CONFERMARCI => sia quando facciamo passi avanti, sia quando siamo in una situazione di stallo o quando viviamo una ricaduta, possiamo riconoscere di essere sulla via del miglioramento. Non possiamo aspettarci né tantomeno pretendere che siano gli altri a confermarci nei nostri tentativi: come possono sentire come ci sentiamo, i nostri sforzi, il nostro bisogno di riconoscimento?

L’importante nel vivere la scelta del migliorarsi è non farci male, svalutandoci per come siamo ora, non-ancora-migliori, rispetto a come vorremmo-essere, occupiamoci di noi con dedizione, amore e perché no anche simpatia.

E un buon miglioramento può essere, per un po’, smettere di cercare di migliorarci, scegliere di fidarci di essere già “sufficientemente migliori”…..

Bibliografia:

Christophe Andrè e Francois Lelord – La Forza delle Emozioni – Ed.Corbaccio

Mi dò l’opportunità ….

io

Alle splendide ragazze che ho l’onore di accompagnare nel loro percorso di formazione in Counseling Espressivo .

Leggendo queste parole di Virginia Gawel, psicologa e scrittrice argentina, ho pensato ai lavori che abbiano fatto durante il week end, alla fiducia dei vostri sguardi e dei vostri gesti. Al nascere di quei germogli che una di voi ha detto “diventeremo splendidi fiori dal colori accesi e dal profumo avvolgente” …..

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Io mi dò l’opportunità di ricominciare da capo.

Io mi dò l’opportunità di guardarmi gentilmente e apprezzarmi per quella che sono.

Io mi dò l’opportunità di circondarmi di persone che mi apprezzano e che valorizzano la mia vita.

Io mi dono il tempo per cambiare ciò che è bene che cambi, per chiedere aiuto se ho bisogno, per mostrarmi come sono, invece che adattarmi alla visione degli altri.

Io mi dono la possibilità di fare quello che non credo di saper fare, perchè non ho ancora la visione di ciò che posso o non posso fare.

Io mi dò l’opportunità di fare errori, ma anche di accettare il successo con semplicità e gratitudine.

Io mi dò la possibilità di dire le parole semplici che sono però importanti nella mia vita: “No”, “Sì”, “NOn voglio”, “Non posso”, “Ho bisogno” …..

Io mi dò l’opportunità di conoscere me stessa, poichè sono nata con me e morirò con me: se io non sono mia amica, mi sentirò sempre sola.

E come faccio a sentirmi sola se una parte del Tutto abita in me?

Per questo sono nata: perchè non basta nascere per essere, io mi dò l’opportunità di rinascere…..

Virginia Gawel

Fare Pulizia …..

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“Come il contadino passa al setaccio i semi per togliere le impurità, noi dobbiamo imparare a passare al setaccio la nostra vita, cosìfacendo spesso pulizia, manteniamo la chiarezza che ci serve per attirare nuove esperienze”

Propositi per un Settembre di ri-ordine …..

Siamo esseri che adorano riempire ogni cosa con i propri ricordi, con i propri cimeli di famiglia; ogni spazio a disposizione contiene tantissime cose che sono appartenute ad un passato lontano, che non servono più, ma di cui non riusciamo a disfarci.

Conclusione? Esse occupano spazio, uno spazio che, se liberato e pulito, potrebbe contenere cose nuove.

Quante volte ci lamentiamo perchè la vita tradisce le nostre aspettative? Tantissime.

Tuttavia non possiamo permettere che le novità entrino nella nostra vita, se prima non prepariamo per loro lo spazio necessario per collocarsi.

Ora è arrivato il momento!

Liberiamoci dai tanti fardelli che ci portiamo dietro da chissà quante passato, da chissà quale persona o storia, da chissà quale paura …. il passato è andato!

Noi e il mondo intorno a noi sta cambiando, tutto cambia costantemente, in noi  e fuori di noi, ad ogni nostro respiro, ad ogni nostro battito di cuore.

Prendiamoci il tempo di svuotare tutti gli armadi, di mettere da una parte quello che serve e di lasciare andare quello che non serve più.

E se prima pensavamo di non avere abbastanza spazio, ora, dopo aver fatto pulizia, ci stupiremo quanto vuoto sia rimasto in quegli stessi armadi.

La chiarezza arriva sempre eliminando ciò che non va o che non serve.Ogni scelta, ogni decisione è necessario che nasca dalla chiarezza, altrimenti il rischio sarà di prendere ancora una volta cose che non ci servono, o peggio ancora, ci fanno male …..

Ri-parto da me …..

margherita

Ben Ri-Trovati …..

Settembre mese di ritorni … e quest’anno sarà sicuramente un rientro più duro. La pandemia ha sconvolto le nostre vite, la paura si è insinuata nei nostri pensieri limitando le nostre azioni in una precarietà che “staticizza” le nostre spinte e i nostri progetti.

Ma bisogna assolutamente cercare di andare avanti, rimettersi in moto e riprendere in mano la propria vita, anche se tutto, per ora, non sarà più come prima.

Quindi proviamo a “rimettere in campo” ciò che avevamo progettato, cerchiamo, con tutte le accortezze del caso, di essere pro-attivi evitando di farci risucchiare dall’ansia seguendo ogni notizia che ci propinano. Cerchiano di ragionare con la nostra testa!

E se tendiamo a farci sovrastare da paura e ansia cerchiamo di “prevenire” invece di “curare”, rendendoci attivamente artefici del nostro ben-essere.

Se ci pensiamo bene , in fondo, basta poco, ossia la ferma convinzione che il nostro star bene oltre che a noi giova anche a chi ci sta intorno.

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Tempo di vuoto fertile

La vacanza è puro ozio, è passare dentro i pensieri di sfuggita, è camminare fra le ore come se ci si trovasse lì per puro caso. La vacanza è la sospensione del tempo. Fabrizio Caramagna

Hai mai contemplato meravigliata uno splendido tramonto o una luna piena incredibilmente grande o le onde del mare che si infrangono contro gli scogli? Hai mai guardato negli occhi adorante, tuo figlio o il tuo partner? Ti sei mai estasiata al profumo di una torta in forno o alla fragranza del gelsomino o delle rose? Ti sei mai deliziata all’ascolto di un canto d’uccello, delle fusa di un gatto o delle risate di un bambino?

Ogni giorno è pieno di opportunità per apprezzare il mondo che ci circonda.  Espressioni spesso sentite quali “Ringrazia il cielo per quello che hai”, “renditi conto di quanto sei fortunata”, denotano l’abbondanza presente nella nostra vita; siamo circondati da cose meravigliose ma di solito, purtroppo, le diamo per scontate.

Ecco quindi alcuni suggerimenti per risvegliarti e sperimentare, approfittando di queste vacanze, la ricchezza del mondo che ci circonda.

  • Quando mangi, cogli l’occasione per assaporare il cibo e gustarlo pienamente. Lascia che i tuoi pensieri vengano e vadano e concentrati sulle sensazioni nella tua bocca. Il più delle volte quando mangiamo e beviamo siamo poco consapevoli di quello che stiamo facendo. Dato che mangiare è un’attività piacevole, perché non prendersi il tempo di apprezzarla pienamente? Invece di divorare il cibo, mangialo lentamente, masticalo bene. Dopo tutto, non guarderesti un film in modalità di avanzamento veloce; allora perché mangiare così?
  • Alla prossima giornata piovosa ascolta i suoni della pioggia: il ritmo, il tono, il volume che cresce e diminuisce. E nota attentamente i disegni intricati delle gocce sui vetri delle finestre. E quando smette, vai a fare una passeggiata e nota la freschezza dell’aria e i marciapiedi che brillano come se fossero stati lucidati.
  • Quando abbracci o baci una persona, o anche solo le stringi la mano, partecipa pienamente alla tua esperienza. Nota cosa provi e senti. Lascia che il tuo calore e la tua apertura fluiscano attraverso quel contato.
  • La prossima volta che ti senti felice, calma, contenta o che provi qualche altra emozione piacevole, cogli l’opportunità di notare pienamente l’effetto che fa. Nota le sensazioni nel tuo corpo. Nota come respiri, parli o gesticoli. Nota i tuoi impulsi, pensieri, ricordi, le tue sensazioni e le tue immagini. Prenditi qualche momento per assimilare veramente queste emozioni, per meravigliarti di essere capace di avere esperienze così.
  • Guarda con occhi nuovi le persone a cui vuoi bene, come se tu non le avessi mai viste prima. Fallo con il tuo partner, con gli amici, i figli. Nota come camminano, parlano, mangiano e bevono, come fanno gesti con il volto e le mani. Nota le espressioni del loro viso. Nota le linee del loro volto il colore dei loro occhi.
  • Al mattino prima di uscire dal letto fai 10 respiri profondi e concentrati sul movimento dei tuoi polmoni. Nutri un senso di meraviglia per l’essere vivo, per il fatto che i tuoi polmoni ti hanno fornito ossigeno per tutta la notte, anche mentre dormivi.

Che sia per tutti  un momento  all’insegna del “sentire” , del fluire, mollando gli ormeggi lasciandosi galleggiare ri-scoprendo i sensi …

Riempitevi di suoni, sapori, odori …. Aprite gli occhi imparando a “vedere” quello che vi circonda …. Toccate … la sabbia calda, l’acqua fresca, una foglia bagnata di rugiada, la pelle di chi vi sta accanto…

Prendetevi il vostro tempo, toglietevi l’orologio e lasciate che sia il vostro corpo a scandire le ore.

Ascoltatevi …. Espandetevi ….. Respirate ……. Vivete la pienezza del momento!

Sospendete ogni affanno , ora è tempo di … vuoto ….

BUONE VACANZE….


 a chi passa di qui per caso…

a chi passa di qui cercandomi…..

a chi passa per noia…..

a chi passa per bisogno….

a chi passa incuriosito…

a chi invece non è curioso ma passa lo stesso…..

ci Ri-Troviamo a Settembre …… 

 
Buon galleggiamento ,

lasciando andare le zavorre e

godendo dell’assenza di peso …….
 

P.S. se vuoi lasciarmi un messaggio, chiedere una consulenza o farmi delle domande sui corsi e percorsi in partenza a Settembre puoi usare il modulo che trovi a questa pagina https://ri-trovarsi.com/ti-ascolto-modulo-di-contatto/ ti risponderò appena torno. 

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