Mese: febbraio 2017

A casa ….

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Troppo spesso ci risulta difficile realizzare ciò che ci sta a cuore e, se per certi aspetti possono esserci degli ostacoli davanti a noi, con altrettanta forza accampiamo scuse per non realizzarlo, per paura.

Certo, non possiamo sapere come andrà a finire, ma se sapessimo già il risultato di ogni nostra azione la vita sarebbe poco emozionante.

L’Universo però ci chiede di metterci in gioco.

Rifiutare la chiamata della vita significa stasi e il ristagno non è salutare.

L’energia potenziale racchiusa in ognuno di noi va realizzata altrimenti, prima o poi, pur di trovare un modo per manifestarsi, esploderà e potrà farci anche molto male.

Molte volte la verità è che non crediamo pienamente che qualcosa funzionerà a nostro favore; siamo dubbiosi, ansiosi e troviamo mille ragioni per essere cauti e non osare.

La parola coraggio viene da “aver cuore”. Ci vuole coraggio per agire. Ci vuol cuore, cuore per ciò che stiamo facendo, cuore per noi che lo facciamo.

E questo si traduce in un’altra parola: fiducia!

Procedere con fiducia nella vita, in ogni nostra giornata, in ogni nostra situazione, in ogni nostro pensiero, ci permetterà di realizzare chiaramente quello che dobbiamo fare, ossia realizzare chi siamo.

La fiducia è qualcosa che si ripone, come un’intenzione chiara e aperta, nelle pieghe dell’esistenza.

La fiducia è consapevolezza di chi siamo, terreno fondamentale e punto di partenza per qualsiasi percorso.

Tutto il tempo impiegato a criticare gli altri, le cose che non ci vanno bene, tutti i dubbi, le possibilità negative, tutto il cinismo sul mondo che ci circonda, tutto questo è tempo sprecato. Se vogliamo realizzare ciò per cui siamo qui, ci serve fiducia.

La fiducia è una disposizione d’animo che non è sinonimo di ingenuità o scarsa capacità di analisi e valutazione; fiducia significa guardare avanti e non distogliere lo sguardo, serbando nel nostro cuore la certezza che ogni cosa andrà esattamente come deve andare.

Non facciamoci distrarre dal caos o, peggio ancora, non utilizziamo come alibi. Proviamo a muoverci in quel caos con leggerezza e determinazione.

Nel flusso della vita la nostra intenzione è la nostra guida e il timone sarà la nostra fiducia, sarà quanta consapevolezza abbiamo nel nostro essere presente a noi stessi nel sapere che ogni cosa, ogni circostanza e ogni incontro hanno un senso preciso.

La fiducia è avere tenacia nel procedere. E’ lei che ci permette di non essere in lotta, ma di seguire il flusso degli eventi. La fiducia guarda avanti!

Perciò proviamo ad essere fiduciosi e lasciare il posto alla possibilità.

Accogliamo l’incertezza, camminiamole affianco, diventiamole amica.

Riconsideriamo i dolori e le sofferenze.

Rivalutiamo le difficoltà e gli ostacoli.

Infondiamo coraggio alle nostre emozioni.

Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi, certo. Ci sono situazioni che richiedono passi ponderati e cauti. Ma ricordiamoci sempre di scegliere di alzarci.

Quando è il momento. Quando riusciamo. Ma non dimentichiamolo!

La fiducia saprà sempre prenderci per mano e risollevarci.

Non “dobbiamo” essere fiduciosi; non siamolo per dovere. Non siamolo perché temiamo le conseguenze. Non siamolo perché pensiamo che ci possa rendere più capaci di fare.

Siamo fiduciosi perché vogliamo e scegliamo di crescere, di espandere il nostro essere, la nostra vita, le nostre possibilità.

Siamo fiduciosi per esplorare il nostro posto nell’Universo.

Siamo fiduciosi per poterci conoscere e guardare dentro.

Quando si ha fiducia, si impara ad andare oltre le circostanze, impariamo a trascendere. Se siamo concentrati su questo, la confusione del quotidiano avrà poco effetto su di noi.

Questo non significa essere distaccati o disinteressati, ma significa vedere il mondo da un luogo senza tempo che si trova dentro ciascuno di noi.

Fiducia significa trovare quel luogo e farlo diventare la nostra casa …….

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Liberamente tratto da: B.Pozzo – La vita che sei – Ed.BUR

Libertà espressivae assertività

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Comportarsi in modo assertivo vuol dire bilanciare i bisogni degli altri coi propri.
Edoardo Giusti e Alberta Testi, L’assertività, 2006 – Ed.Sovera

Le relazioni che stabiliamo con gli altri generano in noi molte emozioni e sentimenti diversi, alcuni positivi, altri negativi.

Generalmente quelli positivi sono quelli con cui riusciamo a fare meglio i conti e quelli che abbiamo più facilità a manifestare.

Le cose stanno diversamente per quanto riguarda i sentimenti negativi, cioè quelli che trovano minore occasione di espressione diretta agli altri perché più difficili non solo a gestire, ma anche a comunicare agli altri.

Tutto può emergere dal profondo di noi stessi. Ciò che fa la differenza è la capacità di discriminare il momento e il modo più opportuni in cui farlo.

La persona passiva aspetta che gli altri lo comprendano “telepaticamente”, rimugina dentro di sé, non si autosvela.

La persona aggressiva pretende di essere sempre compresa e manifesta i propri sentimenti e le proprie opinioni con la delicatezza di un caterpillar.

La persona assertiva non si nasconde. Sa che è un suo diritto esprimersi liberamente, ma allo stesso tempo è attenta ai sentimenti e alle reazioni che può generare nell’atro.

Supponiamo che tu voglia manifestare ad un’amica di essere arrabbiata con lei, perché si è presentata all’appuntamento che avevate con due ore di ritardo senza avvertire. Se comunichi il tuo disappunto, ma contemporaneamente sorridi, vuol dire che trattieni la tua emozione dietro il sorriso, mentre probabilmente il tuo stomaco si contorce . Ed è altrettanto chiaro che la tua amica verrà colpita poco dal messaggio con la conseguenza che sarà poco motivata a dare spiegazioni o scusarsi.

Quindi, in conclusione, un atteggiamento di questo genere non riuscirà a farti raggiungere il tuo scopo (esprimere la rabbia) perché ti vieti di usare mezzi più idonei come un’espressione facciale adirata o un tono di voce alterato.

Questo caso e altri simili sono molto frequenti nella vita di tutti i giorni.

D’altro canto è pur vero che vi sono persone a cui può risultare difficile esprimere anche sentimenti positivi come l’amore, la stima, l’amicizia , l’affetto. Il più delle volte sono impedimenti che provengono da condizionamenti familiari : pensiamo ad esempio a come nel passato ( e purtroppo a volte ancora oggi) il maschio veniva educato a non manifestare i suoi sentimenti “perché queste non sono cose da uomini”, oppure non doveva piangere “lo fanno solo le bambine…”; mentre le donne non potevano e non dovevano esprimere i loro bisogni e desideri amorosi e sessuali pena essere tacciate “poco di buono”.

E’ ormai dimostrato che l’emozione passa attraverso il corpo e non riconoscerla è, a lungo andare, dannoso sia per il buon funzionamento psichico della persona che per il suo ben-essere generale.

Ad esempio se io mi impedisco di esprimere le mie emozioni reali e sono apparentemente una persona che dice sempre “si”, che non si ribella, che si dimostra sempre impeccabile, in realtà do un’immagine di me mascherata e artefatta e, soprattutto, le mie emozioni possono manifestarsi in altri modi: per esempio mi ammalo di ulcera gastrica, piuttosto che esprimere la mia rabbia.

Le persone sono maggiormente assertive quando riescono a confrontarsi con le proprie emozioni, non le mascherano e sono capaci di esprimere anche le parti di sé più inibite.

Per essere assertivi è necessario essere autentici!

Solo consentendo a noi stessi di essere liberi nell’esprimerci e nel manifestarci possiamo riuscire ad affermare noi stessi ri-trovandoci …..

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Ora se ti va prova a passare in rassegna le tue abilità nell’esprimere quello che senti… rispondendo a queste domande…. Sii sempre sincero…. Ascoltati….

Sei capace di affermare ciò che pensi e senti?

In quale situazione hai maggiore facilità nell’esprimere le tue emozioni e i tuoi pensieri?

Con quali persone hai maggiore facilità nel dire ciò che pensi?

Quale atteggiamento dell’altro facilita la tua apertura?

In quali situazioni hai maggiore difficoltà nell’esprimere le tue emozioni e i tuoi pensieri?

Con quali persone hai maggiore difficoltà nel dire ciò che pensi?

Quale atteggiamento dell’altro ostacola la tua apertura?

Cosa potresti fare ora per segnare un punto a tuo favore? …. Prenditi un piccolo impegno…. Ora … Adesso ….

 

Carta dei Diritti Personali

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Da ricordare ……

  • Ho diritto a essere me stessa e di essere unica
  • Ho diritto a chiedere ciò che mi serve
  • Ho diritto a rispondere di “No!” a richieste troppo onerose o troppo impegnative.
  • Ho diritto a vivere pienamente le mie emozioni, positive e negative, senza sentirmi in colpa o vergognarmi
  • Ho diritto a cambiare idea
  • Ho diritto a dedicare del tempo a me stessa
  • Ho diritto a sbagliare e di non essere perfetta
  • Ho diritto ad arrabbiarmi con le persone che amo perché conosco il valore della riparazione
  • Ho diritto ad avere paura
  • Ho diritto a dire “ non lo so …”
  • Ho diritto a prendere decisioni in base al mio vissuto e alle mie emozioni
  • Ho diritto di cambiare e di crescere
  • Ho diritto ad essere felice ……

 

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Ed ora stampa il foglio, pur tenendo conto di tutti i tuoi diritti scegli quello che ti risuona di più, ingrandiscilo, ritaglialo e mettilo in un posto dove puoi vederlo ogni mattina quando ti alzi ….

Prova a darti il Permesso di Avere Diritto ……..

Sentire…fluire….

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Il sentire non è uno sprazzo che arriva per poi andarsene indisturbato o non compreso e svolazzare via con la stessa leggerezza con cui è arrivato.

Il sentire è quanto percepisci direttamente, le sensazioni fisiche che una sensazione, una persona o un’esperienza attivano nel tuo corpo…. Le emozioni e i sentimenti che si muovono, le intuizioni e le immagini suscitate.

Il sentire è la totalità del tuo essere che ha accesso alle risposte che arrivano non soltanto dalla tua mente ma dal tuo essere multidimensionale.

Tu sei un essere totale, un mandala quadrimensionale, organizzato, armonico che si muove nel tempo della giornata, delle stagioni, della vita, secondo un ritmo cadenzato. E in uno spazio che non si struttura a caso.

Pieno, totale, saggio, ordinatore. Tu sei tutto questo!!!

Sei fisicità, sei materia, sei totalità….

Sei acqua, terra, fuoco, aria….

Sei caldo, freddo, umido, secco…

Sei pensiero, sensazione, intuizione, sentimento, emozione ….

Prova ad entrare nel tuo sentire….ad aprirti più che puoi per entrare in te totalmente senza disperderti nei cunicoli di una mente separata o di una emozionalità transitoria…

Permetti all’Universo di fluire attraverso di te. Diventa “un semplice flauto, un bambù cavo, e l’universo canta attraverso di te…”

E allora crei…. Fatti canale e lascia che quanto è giusto per te arrivi a te…..

Non aspettare che qualcun altro ti procuri quello che ti serve per stare bene, nessuno può sostituirsi a te nella creazione della tua vita.

E fallo subito, adesso…. Qui…. Ora …..

Scegli un punto di partenza e impegnati in un piccolo passo, non occorre che tu smuova una montagna e percorra in una giornata centinaia di Kilometri basta un metro con la consapevolezza di farlo e sentendo ad ogni centimetro la vita cantare dentro di te……

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liberamente tratto da: S.Garavaglia “365 pensieri per l’Anima” Ed.tecniche Nuove

La strada del Ben-essere: dall’apparire all’Essere

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“L’individuazione non ha altro scopo che liberare il Sé, per un lato dai falsi involucri della Persona, per l’altro dal potere suggestivo delle immagini inconsce” C.G.Jung

Che cosa è il benessere? La parola stessa ci suggerisce la risposta: ben-essere. E’ quello stato mentale che ci fa star bene, stare bene con noi stessi e con gli altri.

Che cosa si può fare per raggiungere il ben-essere? Il ben-essere è raggiungibile attraverso le strade dell’apparire? O  l’apparire è uno stato di mal-essere che può portare verso nuove vie per il ben-essere?

A volte si rincorrono vie impervie o facili, strade difficoltose o lineari, ma che si scelgano le une o le altre è importante la meta che ci si propone.

E allora è bene porsi in ascolto di sé per capire che cosa si vuole raggiungere per stare bene nel nostro mondo, per stare bene nel  mondo.

A volte l’individuo sente il bisogno di essere diverso dal suo essere e quindi inventa un modo di essere, l’apparire, che può dare gratificazioni immediate, ma a lungo andare puà divientare fonte di gravi difficoltà interiori.

Nel voler essere diverso dalla propria vera essenza si costruiscono pesanti catene che rendono faticoso l’andare nel mondo e che renderanno faticoso l’uscire dalla prigionia della maschera, dalla galera dell’apparire in falsi panni, in false sembianze.

Ciascuno di noi porta in sé un germe, un’intima natura, un’impronta che sembra data per essere ascoltata: nell’ascolto di questa natura inconscia e nell’ascolto dell’istinto ad essa legato nasce la possibilità del ben-essere.

Ascoltare la propria “natura selvaggia”, quella parte nascosta e troppo spesso inascoltata, significa far fluire energia vitale benefica, significa lasciarsi raggiungere dall’intuito, da quella forma che prepotentemente spinge verso la via della sostanza pura e libera da sovrastrutture appiattenti la spontaneità e la libertà di ciascuno.

Ascoltare l’intuito non significa certo condurre una vita facendo ciò che si vuole o essere noncuranti di quello che ci circonda, bensì significa ascoltare il sano istinto che guida verso uno spazio e un tempo e che dona energia vitale perché rispettoso del proprio e dell’altrui mondo.

A volte è più facile indossare delle maschere e proporsi agli altri con “false sembianze” perché, con questo modo di porsi, ci si sente protetti e rassicurati, perché ciò che più conta è sentirsi accettati dagli altri, sentirsi valorizzati dagli altri.

Ma quale ben-essere può giungere da una base non veritiera?

Ed ecco allora che dobbiamo parlare  di risposte al mondo in termini di meccanismi di difesa: se si soffre per il proprio stato e si ha una difficoltà rispetto al proprio sentire, rispetto al proprio vivere con gli altri, è necessario trovare un modo per attenuare la sofferenza. E un modo per soffrire meno è porre in atto una difesa: l’evitamento o la negazione, la rimozione o la proiezione.

Le malattie psicosomatiche che tanto “furoreggiano” in questi tempi, nascono proprio in funzione del rifiuto del sé, del non essere come “si deve essere” e quindi dalla costruzione di una maschera che consenta di stare nel gruppo per come il gruppo ci vuole, oppure di indossare falsi panni per timore di perdere il partner o un’amicizia.

Ma tutto ciò non è altro che la costruzione del “falso sé”, cioè non è altro che vita non vera, vita sprecata.

E così, spesso, il tempo trascorre senza essere ben vissuto perché si desidera qualcosa  che non si ha o si pensa di non avere oppure perché si è costretti o ci si lascia costringere ad una vita non naturale.

La base dell’uomo è costituita dall’istinto, ma se l’uomo non riconosce e non integra le parti “animali” genera il suo danno: le parti istintive represse possono essere pericolose perché, essendo inascoltate e recluse nell’inconscio, possono agire in modo inconsapevole e quindi diventare parte inconsapevole e dannatamente dannosa.

Spesso queste parti appaiono nei sogni attraverso immagini di animali che bussano appunto alla porta per farsi riconoscere; questi animali portano un messaggio che chiede di essere letto e portato alla coscienza.

Se l’istinto viene reso alla coscienza, si può restaurare la pienezza dell’uomo e iniziare a condurre una vita più integra e più sana. Se l’uomo primitivo era tutta azione, l’uomo moderno dovrebbe aver raggiunto una consapevolezza tale da riuscire a “sentire” l’istinto, portarlo alla coscienza e integrare le parti, donandosi ben-essere nel pensiero e nell’azione.

Certo l’uomo è sottoposto sia alle vibrazioni interiori sia a quelle del mondo esterno e , quando si trova a dover affrontare forze non gradite e contrastanti, preferisce attribuirle all’esterno o al destino infausto manlevandosi così dalle sue responsabilità e dalle sue possibilità di trasformazione.

Sul “qui e ora” ….

QUI E ORA 1

Un proverbio cinese recita: “l’unico luogo in cui vivere è qui, l’unico tempo in cui vivere è ora”. I latini dicevano hic et nunc,; “qui e ora”. Epicuro esortava: “carpe diem”, cogli l giorno.

Il presente costituisce la parte più importante dell’esistenza, l’unica cosa che abbiamo “qui e ora”; viverre in esso non significa cancellare o rinnegare il passato, quanto ci è accaduto. Il passato è importante perchè contiene le tappe della nostra evoluzione; da come eravamo a come siamo diventati. Insomma racchiude la nostra storia. Dovremmo imparare a considerare il passato con spirito critico e distacco per quanto è possibile, senza cadere nella trappola di una sterile nostalgia. Se sapremo prendere le distanze, quando necessario, dai principi, dalle idee, dagli schemi mentali dettati da altri e da noi stessi, quando questi ci appaiono inopportuni e superati, il passato potrà insegnarci qualcosa.

Vivere nel presente non significa neppure non pensare al futuro, essere imprevidenti, non dare un minimo di programmazione alla nostra vita, ponendoci obiettivi e facendo progetti. Non bisognerebbe farsi ossessionare dai nostri fantasmi, dalla paura di vivere, altrimenti le nostre potenzialità e risorse vengono soffocate, i nostri orizzonti si chiudono, la nostra libertà è compressa.

L’intera nostra vita è fatta da attimi e noi dovremmo riuscire a cogliere di essi il massimo ,con disponibilità e consapevolezza.

Se prima di poter amare noi stessi aspettiamo di raggiungere la perfezione, avremo sprecato la nostra vita. Siamo già perfetti, proprio ora e in questo luogo.

Dovremo allenarci a pensare che la realtà è sempre aperta e mutevole, e quindi a non temere i grandi spazi né le grandi opportunità che la vita ci offre.

Impariamo a vedere il presente per quello che è: un luogo infinito dove tutto possiamo osare e nel quale tutto può accadere. E’ a questo punto che potremmo sperimentare emozioni e sentimenti molto intensi, e avere più fiducia e stima di noi stessi.

I sentimenti, così come le emozioni, sono multidimensionali e contengono elementi istintivi, intuizioni, esperienza fisica e sensoriale.

Quando avremo imparato a vivere veramente “l’attimo fuggente”, scopriremo con meraviglia e sorpresa che non vi è più spazio né tempo per rimpiangere il passato o temere il futuro.

“ Non esiste il passato, ma solo il presente del passato

(che si chiama memoria). Non esiste il futuro, ma solo

il presente del futuro (che si chiama speranza). L’unico

ad avere qualche probabilità di esistere potrebbe essere

il presente del presente (che poi in ultima analisi sarebbe

l’intuizione)” L.De Crescenzo – Il tempo e la felicità –

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