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Sulla pace interiore

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“Ciò che sta dietro di noi e ciò che sta davanti a noi è poca cosa in confronto con ciò che c’è dentro di noi” Oliver Wendell Holmes

Nella vita, ahimè, siamo raramente veramente e profondamente contenti.

Moltissime persone si alzano al mattino fondamentalmente insoddisfatte della propria situazione e trovano qualsiasi pretesto per esternare le loro lamentele. Quando si suggerisce loro di trovarsi degli spazi di silenzio per intraprendere nella calma il viaggio interiore, ci si sente subito rispondere che non c’é tempo, che la giornata é piena di occupazioni.

Spesso ci si nasconde dietro il “doveroso” correre affannato per per evitare di prendere coscienza che per cambiare le situazioni è necessario coraggio, impegno e voglia di mettersi in discussione. Bisogna entrare nelle cose, starci e quindi lasciarcele alle spalle.

Niente è più complesso come l’autoconoscenza, proprio perché siamo sempre pronti a giudicarci e a confrontarci con gli altri, dimenticando di rispettarci per quello che siamo: esseri unici ed irripetibili.

La mancanza di pace e soddisfazione interiore è evidenziata dal numero di modi con cui cerchiamo, solitamente invano, di alleviare stress e fatiche del vivere quotidiano.

Se ci fosse pace interiore nella nostra vita viaggeremo meno, mangeremmo meno, compreremmo meno, lavoreremmo meno, lotteremmo meno, parleremmo e penseremmo meno.

Ed è quando entriamo in relazione con gli altri che possiamo sperimentare la nostra calma interiore: quando diventiamo capaci di ascoltare in silenzio l’altro, senza riempirlo di parole per convincerlo, per averne il controllo e dopo una pausa di silenzio esprimiamo il nostro pensiero, senza aspettative,accettando anche che l’altro non l’accolga perchè ne ha diritto, ecco stiamo sperimentando una relazione di pace con noi stessi.

La pace con se stessi è dunque uno stato interiore, e non la si otterrà mai con la soppressione di un qualsivoglia fattore esterno, essa non consiste soltanto nel sentirsi bene, calmi e senza preoccupazioni per un momento, ma è qualcosa di molto più profondo e prezioso.

E’ un’armonia fra tutti gli elementi che costituiscono l’uomo: la mente, il cuore, la volontà e il corpo. Non è qualcosa di scontato ma richiede un impegno quotidiano e attento.

E’ imparare a scegliere i pensieri positivi, quelli cioè che non danneggiano né noi né altri, e lasciare andare quelli negativi che sono causa di conflitti. Nella calma interiore i conflitti si collocano sullo sfondo per allontanarsene mano a mano che sondiamo il nostro “centro”.

Quando ci si rende conto che la stessa esistenza è un evento misterioso ed estremamente interessante, lo sfondo dei tumulti e delle preoccupazione si dirada per dare spazio allo stupore, che poi è l’humus del senso della vita nella sua pienezza.

Per molte persone la pace interiore non è un argomento interessante. Essi non hanno ancora scoperto che la pace è la vera fondamenta del nostro essere e che determina l’efficacia in ogni campo della nostra vita.

Di seguito  7 aspetti vitali in cui il nostro successo dipende dalla qualità della nostra pace interiore (fonte post di qualche tempo fa su : www.lifegate.it ):

Pace interiore come CALMA

Rimanere calmi quando tutto intorno è caotico è possibile solo se siamo ben radicati nella nostra pace interiore. Sai come farlo? Altrimenti sarai risucchiato nei vari ‘drammi’, nelle varie situazioni, e influenzato dalle altrui emozioni. Se è così vuol dire che hai perso la connessione con la tua pace interiore.

Pace interiore come CREATIVITA’

La vita è piena di sfide. La vita è relazione e ogni relazione è un’opportunità per essere creativi. Ogni interazione richiede la tua abilità a creare la risposta più appropriata ed efficace. Cerca di essere creativo quando sei senza pace, stressato e/o preoccupato. La pace interiore e la creatività procedono di pari passo.

Pace interiore come CONCENTRAZIONE

Perché non sei capace di concentrarti su una cosa alla volta? Perchè ti distrai così facilmente? Potrebbe essere che non hai ancore scoperto la tua pace interiore che ti permette di concentrarti e focalizzarti? Probabilmente sai che c’è, ma non hai ancora imparato ad ancorarti ad essa.

Pace interiore come COMUNICAZIONE

Qualunque cosa tu faccia (camminare, parlare ecc.), irradi energia nel mondo e nelle tue relazioni. Ti sei mai chiesto perché la pace non ti ritorna dagli altri? Potrebbe essere perché non irradi pace? Puoi donare pace a un altro? Se puoi donarla agli altri allora puoi darla anche a te stesso. Se non puoi, significa che non hai ancora iniziato a trovare la pace dentro di te.

 Pace interiore come  SCELTA

La vità non è che un susseguirsi di scelte, finchè non raggiungiamo lo stato in cui non ne dobbiamo fare più alcuna. Il che si verifica quando diventa ovvia la cosa giusta da pensare, da dire e da fare. Nel frattempo abbiamo bisogno di saper ascoltare la nostra saggezza intuitiva per prendere le giuste decisioni. Perchè non riusciamo a sentire la nostra guida interiore? Potrebbe essere perché c’è troppo rumore dentro di noi, troppi pensieri, troppi sentimenti e non abbastanza pace interiore?

Pace interiore come POTERE

Hai notato cosa rende una persona potente? Non ha niente a che vedere con la posizione o lo stato sociale. Ogni potere che deriva da ciò, svanisce quando il ruolo finisce. Uno dei fattori principali che ispira gli altri a seguirli è l’abilità di avere autocontrollo. La base dell’autocontrollo è la pace interiore. In assenza di una mente pacifica, l’autocontrollo è impossibile.

Pace interiore come SCOPO

 Perché sei qui? Per essere impaurito, stressato o solo perché interessato alla persona più importante della tua vita? Cioè, te stesso. La vita non avrà grande significato finché tu non avrai trovato te stesso, per questo devi riscoprire ciò che è sempre stato dentro di te, la tua pace interiore.

Come sai, la pace in questo mondo è difficile da trovare e ancora più difficile da mantenere. La pace esterna dipende dalla pace interiore. Il paradosso è che la pace interiore è da sempre già dentro ciascuno di noi. Abbiamo solo bisogno di prenderci il tempo per osservare vedere, sentire, conoscere ed essere pace……

Sospendi il giudizio

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Amarci significa riunire tutte le parti di noi, creare un’armonia interiore. Per fare questo è necessario smettere di giudicarci e giudicare, bensì tenere conto di tutte le voci che provengono dal nostro essere e porle in dialogo fra loro. C’è già tutto dentro di noi.

Giudicare significa non amare. Ci giudichiamo essenzialmente perché non ci amiamo e soprattutto non ci accettiamo. Non accettandoci ci distacchiamo dal nostro cuore; non accettandoci non ci assumiamo l’intera responsabilità di noi stessi, ma solo di alcune parti di noi.

Imparare a sospendere il giudizio significa imparare a riconciliarsi con se stessi, significa fare un uso positivo della propria storia personale, qualunque essa sia; significa vivere gli errori come esperienze, trasformare gli sbagli in lezioni di vita.

Sospendere il giudizio significa anche creare, favorire la fiducia in noi stessi, la stima  e solo con questi presupposti si può vivere consapevolmente la vita. Significa imparare finalmente che qualsiasi cosa sentiamo dentro di noi ha una ragione di essere !!!!

L’ascolto profondo delle proprie emozioni, delle proprie sensazioni e dei propri sentimenti porta alla conoscenza autentica di sé.

Creare un luogo di apertura, di comprensione benevola, di sospensione del giudizio, di accoglienza incondizionata dentro di sé è il punto di partenza verso una nuova e più significativa esistenza.

E in quest’ottica ecco che il processo diventa più importante della meta; lo scopo del viaggio di crescita interiore è il viaggiare, il “come” viaggiare, non l’arrivo o la fine del viaggio che in realtà non ci sarà mai.

Stare aperti ed in ascolto di se stessi per sentire le proprie paure, le rabbie, i dubbi, le sofferenze, le gelosie, per sentire anche le parti sgradevoli di noi, significa vivere da veri esseri umani. Il collegarci con queste parti ci aiuta a trasformare in positivo i blocchi, i complessi, le nevrosi che, anche se in modo spesso inconscio, abbiamo costruito in noi.

Le parole nuove, ma antiche sono: unione e armonia tra mente, cuore e spirito; tra corpo, psiche e anima, tra i bambini e gli adolescenti che siamo stati e gli adulti che siamo ora; tra la parte femminile e quella maschile che si trovano dentro di noi.

E’ necessario dunque saper sostare di fronte a se stessi, ma essere anche amorevoli e accoglienti nei confronti di noi stessi. Le nostre parti sgradevoli sono lì a indicarci le vie più nascoste, ma nello stesso tempo molto feconde, per conoscere noi stessi, per continuare il nostro viaggio interiore, per renderlo pieno.

Occorre conoscere la notte per poter apprezzare appieno il giorno.

Occorre conoscere la sete per poter apprezzare l’acqua.

Occorre sapere di dover morire per dare significato alla vita.

Quando non ci accettiamo per tutto quello che siamo, quando non andiamo a vedere che cosa c’è nell’altro emisfero di noi, nella parte oscura, in ombra, nascosta, siamo portati ad esprimere giudizi.

Ci sentiamo infelici, insoddisfatti, annoiati, insicuri.

Ci identifichiamo solo in una o qualche parte di noi, non ci conosciamo come unità, come armonia …

 

 

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liberamente tratto da:

V.Albisetti – I Sogni dell’anima – Ed.Paoline

Il momento giusto per il raccolto …

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Quando rimetto in ordine casa mia, tra le varie cose devo ricordarmi, visto che spesso me ne dimentico, di dare l’acqua alle piante.

Tra queste ce n’è una che non necessita di tante attenzioni, ma se la trascuro troppo mi avvisa perdendo le foglie. Subito allora provvedo ad innaffiarla, così che possa tornare in salute.

C’è un momento giusto per tutto nella vita, e quel momento è scandito da cicli naturali, da situazioni che armoniosamente si alternano e si sviluppano al di là di quanto facciamo.

Non serve a nulla “essere” o “fare” troppo, non serve a nulla “essere” o “fare” troppo poco, l’unica cosa che serve è fare il giusto, che non è correlato a nessun indicatore, a nessuna unità di misura.

Il giusto è quando il tuo cuore si sente di dare con armonia ed equilibrio. Ripeto con armonia ed equilibrio, perché se in te non rimane inalterato questo modo di essere, allora stai sbagliando, sei fuori strada.

Lungo il cammino ascoltati sempre ….. c’è un momento giusto per tutto …

Più la nostra anima è in grado di riflettere l’essenza del nostro cuore, più l’immagine che l’universo ne riceverà sarà in linea con i nostri più intimi desideri. A volte l’attesa può essere più costruttiva ed efficace dell’azione continuativa e forsennata.

Non ha senso arrivare alla meta completamente stanchi e frustrati.

Il risultato giungerà nel modo più opportuno e non sarà direttamente proporzionale alla nostra azione, ma a quanto in quell’azione naturale, armonica ed equilibrata, riusciremo a mantenere la più intima vibrazione nello stato di appagamento.

Saremo, così, appagati di una vita piena, appagati perché non è il risultato che determinerà il nostro benessere, ma nell’azione e nel presente stessi saremo in grado di scoprire e sperimentare la nostra piena felicità.

L’esperienza della dualità

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Due energie interiori ci animano. Potrebbero sembrare in opposizione, ma fanno parte dello stesso movimento del nostro essere profondo. Così come ritroviamo la fragilità nella potenza, ritroviamo la potenza nella fragilità.

Queste energie, anche se sembrano in opposizione, sono totalmente compatibili e soprattutto complementari. Da esse dipende l’armonizzazione del nostro essere.

All’immagine della natura che comprende le forze del cielo e della terra, del sole e della luna, il nostro corpo presenta un lato destro e un lato sinistro, una parte superiore e una inferiore. Anche il nostro sistema nervoso centrale funziona in base a coppie di opposti: il sistema parasimpatico, collegato all’emisfero sinistro del nostro cervello, sede della logica, del calcolo e degli aspetti più razionali e il sistema simpatico, collegato all’emisfero destro, sede della ricettività e dell’ascolto.

Siamo fondati sulla dualità e facendone interiormente l’esperienza cerchiamo istintivamente di accoppiarci.

Jung ci dice che nasciamo uniti e che è l’atto della nascita che ci fa conoscere la nostra prima separazione dalla matrice.

Da quel momento in poi, cerchiamo immediatamente di ristabilire il contatto con l’altro che, all’origine, era nostra madre.

Così, dal momento in cui la nostra vita ha inizio, cerchiamo di ri-creare l’unità con l’altro, unità che abbiamo conosciuto, a meno di esperienze traumatiche, nel corso della nostra vita intrauterina.

Ovviamente la divisione sarà tanto meglio vissuta se la diade con la madre sarà stata serena. La nostra divisione segue la costruzione della nostra personalità di bambini, adolescenti e poi di giovani adulti, tutto questo nostro malgrado.

Può perfino sfociare in un divorzio con la nostra natura profonda, perché crescendo costruiamo un “altro me stesso”, una falsa personalità per fronteggiare le varie “ferite d’amore” a cui possiamo andare incontro. Ecco perché più avanziamo con l’età, più possiamo sentire il bisogno di riunificarci sul filo di quello che Jung definisce il cammino dell’individuazione.

Gli avvenimenti esteriori possono aiutarci grazie alla sincronicità, grazie al nostro mondo interiore, attraverso sogni e sintomi.

Questo appello a ri-trovare se stessi è ritmato come il movimento di un bilanciere. La dualità che ci anima assomiglia ad un orologio interno il cui bilanciere s’aggiusta per permettere l’unione degli opposti, l’unione delle forse contrarie e complementari: sole e luna, maschile e femminile, conscio e inconscio.

Questa unione non può essere vissuta che a partire dall’asse dell’amore, perché esso solo ci permette di sviluppare una posizione interiore fondata sull’armonizzazione delle forze in opposizione.

Agire l’amore a partire da un’armonia tra gli aspetti più profondi di sé permette allo slancio dell’amore di metterci al mondo.

Assertivita’

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“Abbi il coraggio di servirti del tuo stesso intelletto “ Kant

Eccoci all’ultima nota dell’Armonia: l’Assertività.

Lo scopo della consapevolezza delle nostre diversi componenti identitarie è quello di renderci più obiettivi nel valutare il nostro valore. La riflessione sulle “note” postate fino ad ora, rimane teorica se non è accompagnata dalla pratica dell’Assertività.

Sapere che valiamo e che non abbiamo bisogno di nascondere i nostri meriti per consentire all’altro di turno di far risplendere i suoi, porta a comportarci in modo assertivo e ad instaurare e mantenere relazioni paritarie in cui entrambe le persone riconoscono di valere, di meritare: una relazione alla pari, dove ognuno riconosce e rispetta la propria e altrui unicità, senza ansie non più necessarie.

Relazioni in cui nessuno ricorre alla manipolazione o all’aggressività per indebolire l’altro, ma anzi ognuno gioisce facendo emergere il meglio che c’è nell’altra persona. Solo in questo modo si crea un circolo virtuoso di fiducia reciproca, di rispetto dell’unicità di ciascuno.

L’assertività rende più gradevoli le relazioni improntate sulla matura consapevolezza che chi si prende la responsabilità dell’andamento della relazione ha più potere di influenzare gli eventi, adottando strategie adeguate.

La persona che è coerente con se stessa e congruente con le sue azioni e con il suo ruolo si impegna per dare il meglio di sé in ogni occasione della vita. Arde dal desiderio di fare un buon lavoro e di esprimere le sue potenzialità, di usare i suoi talenti e le sue risorse: di avere successo, ovvero di far succedere quello che vuole succeda.

Per consolidare l’arte di diventare noi stessi con la precisione di un artigiano e creare armonia dentro e intorno a noi possiamo ripassare, tenendoli bene a mente questi “diritti assertivi”:

  • Hai il diritto di chiedere: Se vuoi qualcosa chiedila: che siano gli altri a dirti di no. Che siano gli altri a esporsi rifiutando quanto chiedi. Chiedi senza pretendere: se ricevi un no, impara quello che c’è da imparare sulla qualità della tua richiesta, sul modo in cui l’hai espressa. Se vuoi qualcosa impegnati per ottenerla: se non riesci la prima volta insisti, capisci dove hai sbagliato e fai qualcosa di diverso.
  • Hai il diritto di cambiare idea. Non sei obbligato a rimanere fedele a idee, gusti, posizioni e amicizie. Hai il diritto di modificare giudizi, opinioni politiche, lavori. Hai il diritto di riconoscere che sei cambiato, che sei diverso e che ti riconosci nella nuova dimensione.
  • Hai il diritto di sbagliare, di commettere errori, pronto ad accettarne la responsabilità. In realtà ogni sbaglio è una scoperta, è un’avventura che fa comprendere meglio come utilizzare risorse e talenti in modo diverso. Solo sbagliando è possibile esplorare qualcosa che non si sarebbe potuto esplorare altrimenti.
  • Hai il diritto a dire di “no”. Hai il diritto di rifiutare quello che altri ti offrono cercando di importi i loro gusti, quello che ritieni non sia adatto a te, o che in qualche modo non risponde alle tue esigenze, gusti, desideri. Ricorda che ogni NO detto agli altri è un SI detto a te stesso e che spesso un SI che dici agli altri è un NO a te stesso.
  • Hai il diritto di esprimere le tue emozioni, sentimenti e pensieri a patto di non violare il diritto degli altri. Questo è anche un modo per farti conoscere, per consentire alle altre persone di capirti e venirti incontro. Se lo desiderano.
  • Hai il diritto di scegliere quando agire in modo ASSERTIVO. Essere assertivi comporta un certo impegno e soprattutto collaborazione di un interlocutore che riconosca i diritti all’assertività. Ci sono delle situazioni e dei momenti della vita in cui possiamo scegliere, in modo assertivo, che è opportuno, conveniente o semplicemente più comodo comportarci con un po’ di passività, lasciando ad altri l’iniziativa.

“ Essere individuo vuol dire rivolgersi

verso qualcosa o qualcuno che va

oltre se stessi. Vuol dire avere un significato

da realizzare….” V.Frankl

Intraprendenza

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Eccoci alla sesta nota dell’Armonia: l’Intraprendenza.

Intraprendenza vuol dire prendere l’iniziativa, iniziare qualcosa di proprio, di originario, qualcosa la cui nascita e crescita dipende dalla nostra volontà, costanza e abilità.

Intraprendenza comporta un armonioso allineamento delle parti interne, dopo avr superato i conflitti interiori che avevano fatto titubare, altalenare tra diverse posizioni.

Per diventare intraprendenti bisogna credere e avere fiducia nelle proprie capacità, nella propria determinazione di superare gli ostacoli, nella propria motivazione autentica che non ha bisogno di permessi, spinte o riconoscimenti esterni.

Per mantenerci intraprendenti abbiamo bisogno di fare i conti con la nostra integrità, autenticità e coerenza. Integrità porta a superare i conflitti interni che ci facevano dubitare e vacillare o sospendere o rimandare l’intraprendenza. L’autenticità fa individuare il nucleo del sé più profondo, che non è un prodotto di forze esterne ma di motivazioni intrinseche basate sui propri valori. Porta ad essere consapevoli di quello che si vuole, si può, a privilegiare l’essere in sé, a valorizzare i propri talenti e a espandere le proprie possibilità.

L’integrità ci porta a considerarsi responsabili delle scelte operate senza autoinganni (dicendo per esempio che ci siamo sacrificati per far piacere ad una persona), senza manipolazione di dati (volendo far credere per esempio che siamo stati costretti).

Siamo integre quando ci assumiamo le responsabilità dei nostri comportamenti, frutto delle nostre scelte autonome.

L’intraprendenza fa fare il punto sulla propria identità. Essa ci porta ad essere chiari e trasparenti, senza ambiguità. E quando manchiamo di sincerità e autenticità sappiamo che stiamo manifestando una sorta di demenza sociale che sarebbe opportuno frenare. In quel momento sentiamo l’urgenza di ristabilire ordine, chiarezza, reciprocità e di risvegliare l’integrità.

Integrità ci ricorda che il dovere nei confronti di noi stessi è quello di evitare che alcuno ci tratti da stupidi o da imbecilli né renderci tali con la nostra passività o pigrizia.

E’ perciò importante considerare l’Assertività, la settimana nota di Armonia ….

“ Qualunque cosa tu sappia fare

o pensi di saper fare comincia a farla

subito. Nell’ardire v’è estro,

potenza e magia “ W.Goethe

Nobiltà d’animo …..

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E arriviamo alla prossima nota dell’Armonia: la Nobiltà d’Animo …..

La Nobiltà d’Animo ci aiuta a fertilizzare dentro di noi l’ascolto, la comprensione dell’altro come diverso e unico, il rispetto, la generosità, la compassione e il perdono. Per questo è importante mantenere buone relazioni con i propri cari, con i familiari, gli amici, i vicini di casa, gli altri da noi e anche con tutti quelli che abitano dall’altra parte del globo. Per questo è importante che nelle relazioni sociali, di qualunque genere esse siano, ci facciamo orientare dalla bussola della Cortesia che segnala i quattro punti cardinali di Rispetto, Gentilezza, Benevolenza e Generosità.

La bussola ci segnala le parole, i toni e i modi giusti per fare stare bene le persone intorno a noi.

La ricetta sembra semplice; un po’ d’attenzione, un po’ di riflessione, una selezione empatica di parole positive, l’uso appropriato dell’intelligenza sociale sostenuta dalla benevolenza e dal rispetto per la dignità di ciascun essere umano.

Il rispetto ci porta a riconoscere che l’altra persona ha la sua dignità e che i suoi interessi, bisogni, valori, diritti e unicità meritano la nostra considerazione, senza pregiudizi.

Ogni persona è degna di un’adeguata porzione di attenzione, un’autentica cura ed empatia onesta, senza falsità. La cortesia ci fa rispettare le posizioni sociali dell’altra persona mai ignorando la sua presenza, mai minacciando la sua dignità, mai sminuendo il suo prestigio.

Gentilezza è un sincero sorriso espresso con sguardo discreto e parole gradevoli. Ognuno sa come umiliare, offendere, squalificare un’altra persona; ognuno, tuttavia, è anche capace di trasformare una potenziale offesa in uno scambio di benevolenze. La benevolenza è l’atteggiamento mentale che porta a scoprire l’umanità che c’è in ogni persona.

E’ la Nobiltà d’Animo che impedisce azioni squalificanti, offensive, umilianti, maleducate. E’ la nobiltà d’animo che fa privilegiare il perdono al rancore. Il perdono lenisce la sofferenza emotiva e cognitiva del dolore subito e fa riguadagnare fiducia in noi stessi e negli altri, ristabilendo relazioni positive con le persone che ci hanno fatto del male.

Il perdono ha valore catartico connesso alla clemenza, alla compassione, alla generosità e soprattutto alla rinuncia del legittimo diritto di nutrire rabbie e risentimento.

La Nobiltà d’Animo stimola a trattare alcuni argomenti con delicata sensibilità, perché sappiamo che potrebbero far soffrire la persona, conoscendo l’impatto negativo di parole o gesti offensivi o minaccianti.

Se cogliamo le somiglianze che vi sono tra gli esseri umani, ricchi o poveri, donne o uomini, religiosi o atei, di destra o di sinistra, proviamo profonda empatia e sintonia con i nostri simili, consapevoli che ognuno di noi per crescere ha dovuto superare tappe difficili e sopportare pene e dolori, perdite e rinunce.

Se sentiamo i nostri interlocutori simili a noi, imperfetti come noi, perché hanno sofferto, perché hanno avuto cattivi maestri, perché non hanno ancora imparato, allora i nostri gesti nei loro confronti esprimono generosità e benevolenza: non pensiamo più male degli altri esseri umani né concepiamo di fare loro del male. Ci sentiamo profondamente simili.

Quando parliamo e ci comportiamo seguendo le indicazioni della bussola della cortesia diamo concretezza al desiderio di creare intorno a noi un clima di gentilezza, benevolenza, generosità e soprattutto rispetto. Questa logica contribuisce a far sentire gli altri a proprio agio, a salvare la loro faccia sociale, proteggendo il loro prestigio.

Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo.

 La vera nobiltà sta nell’essere superiore

 alla persona che eravamo fino a ieri.

Samuel Johnson

Ottimismo ….

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“Le persone che hanno successo nella vita

sono quelle che si alzano e cercano le

circostanze che vogliono, e, se non riescono

a trovarle, le creano” G.B.Shaw

Continuando il cammino verso l’Armonia troviamo l’Ottimismo.

L’ottimismo (così come il suo correlato negativo, il pessimismo) è lo stile con cui abitualmente spieghiamo a noi stessi  perché accadono certi eventi.

E’ l’abitudine di attribuire cause agli eventi considerandoli temporanei, neutri e circoscritti, nel caso si sia ottimisti; permanenti, personali e pervasivi, nel caso si sia pessimisti.

L’ottimista tende ad attribuire agli eventi cause temporanee, cogliendo le variabili della situazione e a dare spiegazioni specifiche. “Ho fatto bene il compito perché mi ero preparata e sono brava”. Si coniuga così l’ottimismo della ragione con spiegazioni impregnate di speranza.

Lo stile attributivo temporaneo nei confronti degli eventi negativi è fondamentale per l’ottimista perché porta a ritenere che la causa del “fallimento” sia temporanea: pensa quindi di poter intervenire, con impegno e responsabilità.

L’ottimista si avvale della flessibilità come strumento utile che aiuta a raggiungere gli obiettivi personali e professionali. L’ottimismo è inoltre un utile sostegno della saggezza pratica, perché sa dare i giusti significati alla vita, trovando le energie per impegnarsi per il bene comune e soprattutto debellare l’epidemia della depressione e riempire di gioia di vivere il vuoto esistenziale. E l’ottimismo ama la compagnia della sorella Speranza.

E’ considerata una verità universale che la speranza sia indispensabile per vivere. Quando le cose vanno bene la speranza rappresenta uno stimolo per migliorare sempre più, per raggiungere mete sempre più sfidanti.

Quando le cose vanno male la speranza è un conforto sostenuta dall’idea che il futuro porterà sollievo e  ricompensa.

Speranza è un’emozione anticipatoria che fa auspicare il meglio anche se temiamo il peggio. E’ sia una passione che una virtù diretta verso qualcosa di importante che ci piacerebbe raggiungere.

La speranza è una passione audace perché alimenta un atteggiamento rivoluzionario basato sulla testarda lealtà all’idea della necessità del cambiamento, e alla solida convinzione che qualsiasi cambiamento sia migliore dello status quo: passione che convince che dietro ogni realtà ci siano molte altre possibilità. La speranza come virtù e come passione si allea con il coraggio, crea complicità con l’immaginazione creativa e chiama come guardie del corpo fiducia e perseveranza.

La speranza non ha mai fretta. Sa che in certe occasioni o per certi lavori abbiamo bisogno di tempo, pazienza, tenacia e caparbietà. Abbiamo anche bisogno di ricordare che siamo liberi di scegliere le nostre strade.

Quando siamo sostenuti dalla speranza non sentiamo la stanchezza ma la forza, non ci lamentiamo ma alimentiamo il desiderio, non scappiamo ma combattiamo. La speranza risveglia la nostra indignazione e il nostro coraggio: indignazione per le cose che non vanno come sarebbe necessario e il coraggio per intraprendere le azioni per modificarle.

La speranza aiuta a gestire l’incertezza e la complessità e a cambiare quello che va cambiato, anche se richiede tempo ed energia. Ed è più forte della disperazione perché ci ricorda che abbiamo tante potenzialità non ancora esplorate e la flessibilità metamorfica, come farfalle umane, di trasformarci, secondo le diverse stagioni della vita ….

Moralità …..

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“ Siamo responsabili non solo di ciò

che facciamo, ma anche i ciò che

trascuriamo di fare ..” Moliere

Proseguendo lungo il pentagramma dell’Armonia troviamo la Moralità.

Morale ha a che fare con “mores”, ovvero i comportamenti, le azioni, le abitudini; è legata all’etica, ai valori e alle virtù. L’etica studia la condotta umana e i criteri per valutarne i comportamenti e le scelte; è la riflessione su perché pensiamo che qualcosa sia valida o abbia valore.

Il valore porta a riconoscere quello che è buono, utile e duraturo, cosa è importante considerare quando si prende una decisione. La virtù è l’abilità di governare le circostanze della vita secondo l’obiettivo di dare potere a pensieri ed emozioni.

La virtù non è un discorso retorico bensì è espressa da azioni concrete e porta armonia nella vita delle persone che la praticano. A partire proprio dalle quattro virtù cardinali (reminiscenza di una scuola cattolica frequentata per molti anni .. 😉 ..) temperanza, coraggio, prudenza e giustizia.

La Temperanza regala sobrietà interiore, insegna ad essere vigili per evitare di cadere in tentazione o di scivolare dopo aver preso una brutta china. Il Coraggio è sia la virtù di un istante, sia la capacità di sopportare le ferite nelle sfide; la prudenza, invece, è la virtù della sospensione di un’azione temeraria, è la bussola contro l’irragionevolezza. La giustizia, che riassume in sé tutte le altre, spinge a realizzare il bene portando armonia sia nella vita degli individui che delle nazioni ( o diciamo che in linea di massima questo dovrebbe essere il suo scopo …).

Il criterio delle virtù è “il giusto mezzo”, niente in eccesso, un’abitudine da incoraggiare nella vita personale e professionale.

Ognuno conosce il valore delle proprie azioni basate sulla volontà autonoma di comportarsi bene o male, di fare del bene o del male. “Bene” e “male” sono avverbi o aggettivi, e sta a noi coniugarli con le azioni guidate dalla volontà della ragione. Ognuno di noi ha la libertà di agire al meglio o al peggio delle proprie possibilità o potenzialità. Siamo liberi di agire bene, di comportarci bene anche quando non abbiamo nessuna ragione particolare o nessun vantaggio personale.

Essere consapevoli di essere liberi, di avere la libertà massima di essere causa di sé, ci rende acrobati nel catturare il fugace istante offerto dall’occasione. L’occasione è un’opportunità non cercata che il pensiero ottimista riconosce importante: siamo agili nel coglierla quando sia ispirati e protette da Kairos , il dio dell’opportunità, che ci mette in quello stato d’animo capace di intravedere il diamante nascosto nel carbone.

La vita è piena di opportunità, come occasioni offerte, che sta a noi accettare o rifiutare, riconoscere o ignorare, cogliere al volo o lasciar cadere. Per agire seguendo la morale è importante sapere che l’opportunità si può creare.

Per cogliere le diverse opportunità che la vita generosamente ci offre basta un po’ di ottimismo e la disponibilità a vedere il bello e il buono che c’è intorno a noi e dentro di noi. Qualche volta possiamo reagire con passività, subendo quello che di negativo ci accade, altre volte chiudiamo occhi, orecchie, cuore e cervello per non  provare la compassione che ci avvisa che è necessario intervenire.

Per comportarci secondo la nostra morale è importante vigilare e notare cosa va fatto, mantenere una visione ottimistica, nonostante lo squallore che possiamo avere intorno. E la prossima nota dell’Armonia che andremo ad analizzare sarà proprio l’Ottimismo che ci solleva e ci fa vedere le cose dall’alto aiutandoci a cambiare prospettiva ….

La resilienza

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“ Quando ti capita una difficoltà pensa che è un dio che,

come un maestro di ginnastica, ti fa affrontare

un avversario giovane e vigoroso ..”

Epitteto

 

Resilienza  dal latino “ resiliens, resilientis”  – saltare indietro, rimbalzare -] è un termine, che può assumere diversi significati a seconda del contesto; in psicologia la Resilienza viene vista come la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente. E’ un processo che porta a trasformare le difficoltà in sfide. Se la difficoltà ci fa abbassare la testa, la sfida ce la fa alzare.

La Resilienza aiuta a contestualizzare, relativizzare e a trasformare le avversità in sviluppo delle proprie potenzialità, realizzando che siamo più forti della disperazione, coprendo che le lotte servono per stimolare processi di cambiamento e di autorealizzazione.

La resilienza designa l’abilità di reagire con calma, coraggio, ottimismo e intelligenza emotiva alle minacce imposte dalla vita: comincia con l’accettare la realtà per quella che è, per i fatti che sono ormai accaduti e che non possono essere più modificati. La persona resiliente, consapevole della propria impotenza nei confronti di quello che è già successo, riscopre che l’unico potere che ha è di accettare la realtà che non può modificare e di trovare in questa la leva del cambiamento.

Resilienza è l’abilità di reagire, considerando relative, contingenti e temporanee le sconfitte, le crisi e le preoccupazioni, anzi queste vengono considerate alla stregua di sveglie che suonano per risvegliare talenti ancora addormentati.

Quando siamo pienamente sveglie, con tutti i sensi all’erta, cogliamo meglio la complessità e i miseri della vita e ci accingiamo a risolverli con maggiore maturità.

Sebbene la persona resiliente avverta lo stress, il dolore e le preoccupazioni non spreca energie in lamenti sterili. Affronta invece la sfida come una prova che aiuta a costruire un carattere più forte e rafforzare l’io.

La persona resiliente sa che gli incidenti, le perdite, le crisi accadono indistintamente a ciascuno di noi ma evita di crogiolarsi a pensare: “Perché proprio a me, cosa ho fatto per meritare questo?”. Invece pensa:” Cosa poso fare per affrontare questa difficoltà?  Come la posso gestire? Cosa è necessario cambiare? Come posso modificare la situazione?”

La persona resiliente si concentra sul potere autentico di reagire in modo intelligente alla situazione, prendendo le appropriate decisioni su cosa fare dopo. Impedisce che gli eventi negativi la instupidiscano né consente a domande senza risposta di confonderla o di farle perdere la concentrazione su quello che conta veramente. Né si guarda indietro con la struggente nostalgia o lo sterile rimpianto per le cose che nel presente sono diverse da com’erano o da come sarebbe bello che fossero. Sa che il futuro comincia dopo che l’evento è successo, nel momento in cui decide di prendere una certa direzione e non un’altra, chiamando a raccolta i talenti, le risorse e le energie di cui dispone.

La persona resiliente può essere riconosciuta anche dal senso di responsabilità, autodeterminazione e fiducia in se stessa. Coltiva l’ottimismo che trasforma le difficoltà in vantaggi, verificando così che il coraggio è più forte del destino e che ogni problema è maestro di vita: insegna qualcosa di importante che sarà utile una prossima volta.

La persona resiliente sa di essere sempre testimone delle proprie azioni. Riconosce perciò l’importanza di seguire dei criteri morali, di avere una propria Moralità: la terza nota dell’Armonia …

se vuoi sapere ancora qualcosa sulla Resilienza prima di addentrarci nella terza nota dell’Armonia, seguimi nel prossimo post …….

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