Forte e fragile come la vita

mandorlo in fiore

Vincent Van Gogh – Mandorlo in fiore –

“Mi sono alzato di notte e ho guardato il paesaggio.   Mai, mai la natura mi è parsa così commovente, così delicata…”  Vincent Van Gogh

 Uno slancio verso l’azzurro. Fiori di mandorlo si protendono verso il cielo. Niente altro che il bianco dei  petali e il blu del cielo. Quasi una incarnazione della felicità: forte e fragile come la vita.

Van Gogh, esausto per via del caos interiore e della sua lotta contro la malattia psichica, si concentra sull’essenziale: lo slancio della vita verso l’alto, la trascendenza, il cielo. Sembra aver dipinto il quadro con la testa in alto, senza vedere nulla intorno a sé. Ha allontanato ogni forma di paesaggio per concentrarsi sull’unione tra i fiori e il cielo, il blu e il bianco, il terreno e il celeste…

Nello stesso modo ha tenuto lontano le sue sofferenze per trasmetterci per sempre la sua felicità di fronte ai fiori del mandorlo.

 ….. la natura procura un’armonia per connessione e appartenenza: niente altro che sentirsi vivi in mezzo a tutte le forme della vita, e capire che è una fortuna. Assaporare la gioia elementare di esistere……

“Segui la natura” i filosofi dell’Antichità avevano capito che esiste un legame organico tra la felicità e la natura, capace di portare un soffio vitale anche nelle menti più oscure….

La natura ci aiuta a capire e ad avvicinare la felicità in molti modi. Ci consente un attaccamento sereno e ancestrale al mondo che ci circonda: continuità del ritorno delle stagioni, quasi immutabilità dei paesaggi che amiamo, dei legami armoniosi tra piante e animali. Ci insegna a non aspettare niente di preciso: semplicemente esserci e goderne.

Per gli psicologi evoluzionisti, molti dei nostri comportamenti e dei nostri gusti sono le vestigia dei nostri bisogni animali ancestrali: se gli esseri umani sono così sensibili allo spettacolo di una bella natura è perché vi vedono la promessa di risorse per la loro sopravvivenza, di che mangiare, riposarsi, ripararsi…. Eppure, al di là del piacere che proviamo, si risveglia anche una profonda sensazione di appartenenza a un ordine che ci ingloba e va oltre noi stessi.

Per questa ragione noi non ci limitiamo ad osservare la natura, noi entriamo in connivenza con lei, ci avviciniamo alla nostra realtà più elementare: quella di esseri viventi. Non facciamo altro che immergerci nella natura, tornare a lei. Quando contempliamo un albero in fiore. Quando restiamo assorti a osservare il moto delle onde o delle nuvole…

 ….. tutta la felicità si origina in simili istanti di grazia. Fermarsi, tacere. Vedere, ascoltare, respirare. Ammirare. Accogliere le gioie nascenti. Esercitarsi lentamente a percepirle dovunque esse si trovino……

Il posto della felicità

felicità 9

Dove sta la felicità?

Vive in pianura o abita in collina?

Ha una casa in riva al mare o in cima ad una montagna?

Esce da casa alle prime luci del mattino o attende gli ultimi raggi del sole per avventurarsi nel mondo?

Quali sono le strade che ama percorrere la felicità? Quelle rumorose del centro città o quelle solitarie della periferia?

E quali sono i sentieri che imbocca la felicità quando vuole starsene tranquillamente con se stessa?

Quelli silenziosi dei boschi o quelli misteriosi della fantasia?

La felicità non ha una sola casa, ma infinite. Ella abita ovunque. La terra intera è la sua casa.

La felicità non ha bisogno di particolari momenti dell’alba o del tramonto per intrufolarsi nel mondo. Ella è sempre in giro per il mondo ….

La felicità non ha strade, sentieri, itinerari preferiti. A lei vanno bene tutte le lingue della terra.

Perché tutto questo?

Perché la felicità non è nelle cose fuori di noi, ma dentro di noi …

Le cose fuori di noi possono accrescere la nostra felicità, la possono arricchire con nuove sfumature, renderla più intensa, ma non possono procurarcela come per incanto.

La felicità non vive nel mondo della materia, ma nel mondo dell’Essere.

La felicità abita dove abitiamo noi, vive con noi, respira con noi, va dove andiamo noi.

Non cerchiamola chissà dove …… entriamo in noi e mettiamoci a frugare tra le nostre emozioni, scrutiamo attentamente , cerchiamo la luce …..

E ricordiamo che per trovare la felicità occorre prima fare una cosa importantissima ….. trovare noi stessi …..

– Secondo me tu hai paura di essere felice, Charlie Brown. Non pensi che la felicità ti farebbe bene?
– Non lo so. Quali sono gli effetti collaterali?
Charlie Brown

Rotta e felicità …. una storia

barca in mare aperto

“Un signore salpa dal porto con la sua piccola barca a vela per navigare un paio di ore. All’improvviso lo sorprende una forte tormenta che lo porta al largo senza alcun controllo. Nel bel mezzo del temporale, l’uomo non vede dove si dirige la barca, intuisce solo che deve ammainare le vele, gettare l’ancora e rifugiarsi nella sua cabina finchè la tormenta non si sarà placata un po’.

Quando il vento si calma, l’uomo esce dal suo rifugio e ispeziona il veliero da prua a poppa. L’imbarcazione è tutta intera: non si è bucata da nessuna parte, il motore si accende, le vele sono intatte, l’acqua potabile non si è rovesciata e il timone funziona come fosse nuovo.

Il marinaio sorride e alza lo sguardo con l’intenzione di iniziare il ritorno verso il porto, ma l’unica cosa che vede da ogni lato è il mare. Si rende conto che la tormenta lo ha portato lontano dalla costa e si è perso.

Senza strumenti per orientarsi né radio per comunicare, si spaventa e , come accade ad alcune persone nelle situazioni disperate si ricorda di essere credente. E allora, mentre piange, si lamenta ad alta voce, dicendo:” Mi sono perso, mi sono perso…. Dio mio, aiutami, mi sono perso …”

In quel momento, anche se sembra inverosimile, accade un miracolo. Il cielo si apre, un cerchio diafano appare fra le nubi, un raggio di sole illumina la barca – come nei film . e si sente una voce profonda (Dio?) che dice: “Che ti succede?”.

L’uomo si inginocchia dinanzi al miracolo e implora: “Mi sono perso, mi sono perso, illuminami, Signore. Dove sono, Signore? Dove sono? …”

In quel momento la voce rispondendo alla disperata preghiera dice: “Sei a trentotto gradi di latitudine sud, ventinove gradi di longitudine est.”

“Grazie, Signore, grazie …” dice l’uomo rivolgendosi al divino. Il cielo comincia a chiudersi.

L’uomo, dopo una pausa di silenzio, si alza e continua il suo lavoro, piangendo di nuovo: “Mi sono perso, mi sono perso …”. Si era appena reso conto che sapere dove ci si trovava non è sufficiente per ritrovare la strada.

Il cielo si apre per la seconda volta: “Che ti succede adesso?”. Domanda la voce.

“Il fatto è che, in realtà, non mi basta sapere dove sono, quello che vorrei sapere è dove devo andare, quale è la mia meta”.

“Bene” risponde la voce “questo è facile, devi tornare a Buenos Aires”.

E mentre il cielo comincia a chiudersi di nuovo, l’uomo protesta: “No, no … Mi sono perso, Dio mio, mi sono perso, sono disperato…!”

Il cielo si apre per la terza volta: “E adesso che succede?!”

“No … E’ che io, anche sapendo dove sono e dove vado, continuo a sentirmi perso come prima, perché in realtà non so dove si trova il luogo che devo raggiungere”.

La voce risponde:” Buenos Aires è a trentotto gradi …”

“No, no, no!” interrompe l’uomo. “Mi sono perso, mi sono perso … Dio mio aiutami … Mi rendo conto che non basta sapere dove sono e dove devo andare. Ciò di cui ho bisogno è sapere quale è la strada per andare da qui a lì … La strada, per favore, Signore, mostrami la strada …”

E continua a piangere. In quel preciso istante, cade dal cielo una pergamena legata con un fiocco. L’uomo scioglie il fiocco e vede che si tratta di una carta geografica. In basso a sinistra un puntino rosso che si accende e si spegne dice: “Voi siete qui”. In basso a destra, su un puntino azzurro si legge: “Buenos Aires”. E la mappa indica la strada con un colore fucsia fluorescente, ovviamente è il percorso da seguire per arrivare a destinazione. L’uomo alla fine si rallegra. Si inginocchia un’altra volta, e dice: “Grazie, Dio mio …”.

Il nostro improvvisato e sfortunato eroe guarda la mappa, accende il motore, alza le vele, guarda all’orizzonte in tutte le direzioni e dopo un po’ dice: “Mi sono perso, mi sono perso!”.

Certo, ha ragione a continuare a sentirsi perso.

Dovunque guardi, vede solo acqua e tutte le informazioni messe insieme non gli servono nulla.

L’uomo è cosciente di dove si trova, sa quale è la meta, conosce la strada che unisce quel luogo al punto finale ma non sa da dove cominciare il viaggio.

Per ritrovare la strada ha bisogno di sapere la direzione. Gli manca di sapere verso dove deve andare….”

Come fanno i marinai a stabilire la rotta? Usano la bussola. Perché senza, anche se si conosce a memoria il viaggio e la strada verso il porto d’arrivo non si sa in che direzione cominciare la marcia. Soprattutto dopo una tormenta, quando scompare ogni possibile riferimento.

In effetti, una cosa è la meta, un’altra il percorso e un’altra ancora la rotta. La prima è il punto d’arrivo, la seconda è la strada che bisogna seguire, la terza è la direzione.

Solo comprendendo la differenza tra la rotta e la meta, ci si può rendere conto dell’importanza della domanda alla quale è bene rispondere: “Verso dove vado???”.

Solo trovando questa risposta possiamo riscoprire la strada da percorrere. Solo con questa certezza possiamo sentirci realizzati, smettere di tremare ed essere felici!!!!

Alla ricerca della felicità

happy

“Meneceo, Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità.
A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età….” Epicuro – Lettera sulla felicità

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E tu … cosa aspetti a prenderti cura di te??? A scoprire quello che ti fa felice ???

Spesso ce la prendiamo con la sorte, con il destino, perchè non riusciamo a vedere la nostra, come una vita piena e felice.

Ma siamo proprio sicuri che sia tutta colpa della sfortuna?

Non è forse il caso di cominciare a riflettere su quali siano i nostri reali sforzi per costruirci una vita felice?

Bisogna sempre ricordarsi che la ricerca della felicità non è mai qualcosa legato all’esterno, ma è un movimento interiore, fatto di conoscenza di ciò che vogliamo o meno, e di scelte conseguenti.

La felicità è una scelta ricordalo e non è mai troppo tardi per iniziare a viverla !!!!!

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Suggerimento:

Yves-Alexandre Thalmann

Quaderno d’esercizi di allenamento alla felicità

Edizioni AValiardi

La bussola della vita

BUSSOLA

Su una carta geografica ci si può orientare se si impara a leggere quello che segnala la rosa dei venti. Se la guardiamo da vicino, vediamo che esistono infinite rotte, ma che le quattro fondamentali sono quelle che corrispondono ai punti cardinali: Nord, Sud, est e Ovest.

Più o meno lo stesso accade con il senso della vita: ci sono infinite risposte, ma i grandi gruppi possibili non sono molti.

Se dovessi fare una lista per classificare la gente in base alle risposte date alla domanda: “per che cosa vivi e in che direzione vai?”, credo che non ci sarebbe bisogno di fare più di quattro gruppi:

  • Quelli che cercano il piacere
  • Quelli che cercano il potere
  • Quelli che cercano il compimento di una missione
  • Quelli che cercano la trascendenza

Si può essere d’accordo con questo schema o si può costruire la propria struttura di pensiero a partire da qualcosa di altro, ben consapevoli che è la nostra scelta e di certo nessuno può prenderla per noi. Questo non funzionerebbe perché, per essere responsabili del proprio cammino, bisogna accettare che il senso dipende da noi e, quindi, decidere come indirizzarlo nella direzione prescelta.

La realizzazione personale è un bisogno da conseguire con calma. Quello che non si deve fare è rimanere immobili ad aspettare che qualcuno venga a cercarti o paralizzarsi nel’attesa che il senso della tua vita conduca sulla giusta strada.

Lo dico con assoluta responsabilità e molta consapevolezza del dolore che può causare quello che sto dicendo: se non si riesce a trovare un senso alla propria vita, con il passare del tempo potrebbe smetterne di averne uno!

E’ importante sottolineare che questo cammino solitario e personale, è il nostro ponte verso gli altri, l’unico anello di congiunzione che ci unisce irrimediabilmente con il resto del mondo.

Una volta decisa in che direzione andare non lasciarti convincere che ci sono altri fini più elevati, più nobili, migliori, più operativi o più ben visti del tuo. Lascia che niente ti distragga dal tuo sentiero,soprattutto ciò che dicono gli altri. Difendi il tuo scopo e se, effettivamente, scopri che è quello che dà il senso alla tua vita, vivi per esso!

La ricerca della Felicità non è solamente un diritto di alcuni, è, secondo me, un dovere naturale di tutti!!!!

Mi piacerebbe essere

cammino 3

Una sera, moltissimo tempo fa, Dio convocò una riunione, alla quale invitò un esemplare di ogni specie.

Una volta radunati, e dopo aver ascoltato molte lamentele, Dio pose a ciascuno uno semplice domanda: “Che cosa ti piacerebbe essere?”.

Ognuno rispose sinceramente e con il cuore in mano.

La giraffa disse che le sarebbe piaciuto essere un panda.

L’elefante chiese di essere una zanzara.

L’aquila un serpente.

La lepre avrebbe voluto essere una tartaruga, e la tartaruga una rondine.

Il leone pregò di essere un gatto.

Il cavallo un’orchidea.

E la balena domandò di poter diventare un tordo….

Venne infine il turno dell’uomo, che per caso avrebbe percorso il cammino della verità.

Fece una pausa e , in un istante di saggezza, esclamò:

“Signore, io vorrei essere …. Felice!!!”

Vivi Garcia

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E’ questa la ricerca che impegna l’uomo fin dalla notte dei tempi: trovare la Felicità. Pensando, spesso, che questa sia un tesoro uguale per tutti e che una volta posseduto sia per sempre.

NON ESISTE UNA FORMULA DELLA FELICITA’ e soprattutto non dovremmo perdere inutile tempo a cercarla ma dedicarci piuttosto con forza e tenacia a scoprire quello che ci impedisce di essere felici. Dopo tutto cosa altro sono i problemi se non ostacoli e barriere al nostro cammino verso la realizzazione personale, verso quel particolare momento in cui ci sentiamo in armonia con tutto quello che ci circonda?

Alcuni lo chiamano “autorealizzazione”, altri lo identificano con il raggiungimento della tanta sospirata pace interiore o con uno stato di illuminazione e di estasi spirituale, altri ancora preferiscono concettualizzarlo definendolo semplicemente “sentirsi pieno”. Quello che è certo è che, comunque vogliamo chiamarlo, tutti sappiamo, più o meno consapevolmente, che essere felici è la nostra sfida più importante.

Lungo questo percorso di scoperta c’è chi si perderà e sarà destinato ad arrivare in ritardo e chi troverà una scorciatoia e diventerà una guida esperta, incapace di darci la formula magica, ma in grado di insegnarci che esistono molti modi di arrivare, infinite porte, mille maniere, decine di strade che possono condurci sulla giusta rotta. E ciascun percorso è valido e anche se tra loro differenti si incontrano tutti in un punto: quello del bisogno umano di trovare risposta alle domande più importanti; e tra tutte queste domande ce ne sono tre imprescindibili alle quali bisogna rispondere singolarmente se si vuole affrontare quella sfida che Carl Rogers chiama “il processo di convertirsi in persona”:

 CHI SONO? – DOVE VADO? – E CON CHI? 

CHI SONO? l’incontro definitivo con se stessi per imparare a NON dipendere da niente e da nessuno.

DOVE VADO? la ricerca della totalità e del senso trovando lo scopo fondamentale della nostra vita

CON CHI? l’incontro con l’altro e il coraggio di lasciarsi alle spalle quello che non va, il processo di aprirsi all’amore.

e allora cosa aspetti???? c’è molta strada da percorrere …. prepara il tuo zaino e mettiti in cammino ………

Non deviare il fiume

fiume che scorre

 

” La felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in armonia …” M.Gandhi

Siamo felici? Diciamo la verità, non è una domanda che ci facciamo volentieri. Siamo così indaffarati nelle cose della vita, tra impegni, corse, doveri da assolvere e obiettivi da raggiungere che ci manca il tempo. In realtà temiamo, ponendoci seriamente questa domanda, di trovarci di fronte ad una risposta non troppo  felice ….

Proviamo invece a chiudere gli occhi per un istante e pensare: “qual è l’ultima volta che sono stata davvero felice?”, di quella felicità serena, di quel senso di appagamento per cui ogni cosa è al suo posto e noi in armonia con il tutto.

Vi immagino scuotere la testa pensando: “è impossibile! Questo è un sogno irrealizzabile. Non dipende da me. Non è per me.”

Se nella vostra mente si sono affacciati questi pensieri, sappiate che è la nostra cultura ad averci abituato a ritenerli normali. La nostra cultura ha scambiato la felicità con il divertimento, con l’effimera soddisfazione che deriva dal possesso, con l’orgoglio di poter dire “io sono questo o quest’altro”. Spaccia per felicità ciò che felicità non è, un sottoprodotto che dura lo spazio di un secondo e si dissolve istantaneamente nel momento in cui viene meno il “prodotto” di questa felicità.

Ma non è tutto. La nostra cultura ha fatto anche di peggio. Non solo ci ha convinti che la felicità sia un continuo stato di sovraeccitazione, l’assoluta negazione del dolore, ma ci ha messo in testa che possiamo raggiungere questo risultato solo rivolgendoci fuori di noi.

In questo modo ci costringiamo ad un’interminabile attività di caccia e conquista: comprando oggetti, aderendo a ruoli prestabiliti, riempiendoci la testa di ideologie preconfezionate da mostrare al momento giusto per ottenere quel momento di gloria così necessario alla nostra autostima.

Per questo, quando diventiamo adulti, abbandoniamo quelle che definiamo “illusioni giovanili” e diciamo: “non si può essere sempre felici, nella vita ci sono anche sofferenze, delusioni e i sogni spesso non si realizzano”. E ci sembra pure di dire una cosa sensata.

Ma che buon senso è quello per cui il compito dell’uomo sulla terra sarebbe di barcamenarsi alla ricerca del vestito più alla moda, dell’opinione più adeguata, del ruolo sociale più rispettato?

E ancora, pensiamo sia di buon senso pensare che le donne e gli uomini non sono fatti per la felicità ma, al massimo, per ottenere, a prezzo di grandi sforzi, qualche piccola gioia, talmente piccola da essere poi irrilevante di fronte alla vastità dell’universo?

Così ragioniamo come se un dio maligno ci avesse gettato qui sulla terra e condannati ad un destino senza significato e senza vera felicità. Niente di strano se, in fondo a noi stessi, ci sentiamo infelici. Come potrebbe essere diversamente?

Ma come è successo tutto questo? Da cosa ci siamo allontanati così tanto da non essere più in grado di vedere le cose se non dietro ad uno schermo di rassegnata malinconia?

Abbiamo separato noi stessi dal grande fiume della vita, dal suo fluire con i suoi vuoi e i suoi pieni, che non sa nulla di bene e di male, gioia e dolore, dei nostri fini e delle idee della nostra mente. In cui tutto semplicemente sboccia, cresce e tramonta naturalmente.

Noi invece giudichiamo con un metro piccolissimo; pensiamo per schemi preconfezionati e ci immaginiamo che la felicità consista solo nel fuggire il dolore e nel cercare la gioia, come se queste emozioni fossero di natura assolutamente opposta.

Se vogliamo trovare la vera felicità , che non è poi quella chimera che vive solo nei nostri sogni, dobbiamo prima di tutto fare il contrario di quello a cui siamo abituati: è necessario svuotarci!

Svuotare la mente di tutte le cose che ci abbiamo infilato e che ci impediscono di fare la cosa più semplice: vivere secondo la nostra natura.

La verità profonda , che spesso vogliamo occultare perché in fondo così banale, è che la vera felicità non è un stato isterico di continua allegria, ma è la realizzazione del nostro progetto , il progetto che la vita ha per noi, racchiuso all’interno di noi stessi, come il seme per il frutto.

La vera felicità, allora, non ha nulla a che vedere con quello che ci sta attorno, non dipende da quello che abbiamo, dalla nostra forza o debolezza, dal fatto di aver capito o non capito qualcosa, dall’aver vissuto più gioie o più dolori. La felicità dipende solo da noi stessi!

Da come sappiamo osservarci senza giudicarci, da come lasciamo che la vita, tutta la vita in tuee le sue forme può scorrere in noi. Con i nostri giudizi noi permettiamo o impediamo alla vita di sgorgare. La deviamo, la costringiamo, la mortifichiamo, la spegniamo. E ci condanniamo così all’insensatezza e all’infelicità.

Felicità è osservare serenamente la vita mentre ci forma e ci crea. Osservare i doloro e lasciarli venire, la tristezza e lasciarla venire, la gioia e lasciarla venire. Allargare lo sguardo!

Solo così, nella consapevolezza, diventiamo davvero donne e uomini e smettiamo di recitare come burattini …..

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Liberamente tratto da:

R.Morelli – Come essere felici – Oscar Mondadori

Vivere è amare … soprattutto la vita!

abbraccio me

Ogni giorno è un nuovo giorno… tutto da inventare, tutto da vivere, tutto da godere…

L’alba lo posa sul palcoscenico della nostra vita e se ne va …

Il nuovo giorno è nostro, nessuno ce lo può portare via. Possiamo farne ciò che vogliamo. Possiamo farne un capolavoro oppure un fiasco….  perchè siamo noi il soggetto, il regista e il protagonista.

La vita è fatta di tanti nuovi giorni: tutti da inventare, tutti da vivere!

Alziamoci dalla poltrona di prima fila e saliamo sul palcoscenico della nostra vita. Siamo noi gli artefici della nostra vita, siamo noi a condurla!

E non importa se non riusciremo a vincere l’Oscar … l’importante è metterci buona volontà, impegno, costanza, tanta creatività e tanto amore per la vita stessa.

L’importante è di gioire dei momenti in cui cerchiamo di realizzare il nostro disegno, allora sì che la nostra opera sarà un capolavoro, anche se non dovesse riuscirci al meglio, anche se non dovesse piacere, anche se non dovesse procurarci consensi o ricchezze.

Vivere felici è un’arte e tutti noi abbiamo la capacità di realizzarla ….

Buona vita! cuoricino

Un augurio….

cielo-stellato

Semplificare è la parola d’ordine; semplificare la nostra vita, semplificare i nostri pensieri, semplificare le nostre azioni .

Semplificando non diventeremo più superficiali, ma getteremo le zavorre che ci appesantiscono il pensiero e quindi anche l’esistenza, facendoci diventare più profondi.

Sappiamo riconoscere la felicità quando si presenta? Il profumo dei fiori, una notte stellata, l’affetto di chi ci vuole bene sembrano non bastarci mai. Se solo cercassimo di apprezzare un tramonto o il cando diun usignolo ci riterremmo delle anime belle e avremmo paura di essere considerate delle anime belle, sinonimo di ingenuità e semplicità.

E’ normale avere questo atteggiamento disilluso? E’ giusto essere diventati così cinici da guardare con biasimo chi ha il sorriso stampato in volto e dice di essere contento?

Spesso molti di noi esistono ma non vivono realmente perché non sanno gioire per le “piccole cose”, perché queste “piccole cose” non ci parlano più al cuore.

La vita ci dona continuamente motivi per essere felici. Proviamo a pensare al nuovo giorno che comincia, all’affetto di chi ci ama, alla possibilità di conoscere nuove persone, alla bellezza della natura, al cielo stellato, ad un’amicizia sincera. Ogni giorno è un nuovo e prezioso regalo. Ce ne rendiamo conto?

Sembrano non bastarci mai argomentazioni come queste perché spesso il nostro cuore si è chiuso alla meraviglia, alla passione e abbiamo bisogno di argomentazioni contorte per capire quanta felicità può esserci nella nostra vita.

Qualcuno vedendoci felici sospetta e dice :” Sei realmente felice o ti accontenti della tua condizione per non soffrire?”.

Non c’è mai fine al pessimismo e alle bizzarre possibilità che si dà l’uomo per essere infelice!!!

Spesso la nostra sofferenza deriva dal fatto che non vediamo la natura reale delle cose. Cominciare a vedere le cose per quello che sono, e non per come vorremmo che fossero, è uno dei segreti per raggiungere la felicità.

Chi ci chiede se agiamo così per non soffrire non vuole comprendere che la pienezza non è possedere molto, ma ESSERE enormemente.

Proviamo quindi a vederci estraniandoci da noi stessi. Osserviamoci dall’alto…..

Cosa c’è in noi di così grave o irrisolvibile da farci essere disperati?

Poche cose della vita sono senza soluzione, tutte le altre si devono guardare per quello che sono realmente ……

Il mio augurio, per te che passi fra le mie pagine, è di imparare a stupirti … di ritrovare quel senso di meraviglia, che avevi quando eri bambino, per ogni piccola scoperta che poteva renderti immensamente felice  …. Chiudi gli occhi ed apri il tuo cuore  lasciando che entri la sorpresa dell’essere VIVO ….

buon anno

L’alternanza al di là dell’apparenza …..

le stagioni

Intonaco e olio su tela di : Antonio Gandossi http://www.antoniogandossi.com/

L’avventura della vita porta con sé il suo carico di problemi, affettivi e psicologici, fisici e materiali. Tuttavia c’è un’illusione che può rendere questa avventura più dolorosa: l’illusione di credere alla felicità rosa su una nuvoletta bianca. In effetti pensare alla felicità come al massimo del benessere e credere che arriverà automaticamente quando tutto il resto andrà alla perfezione, è una trappola in cui molti di noi restano imprigionati.

La maggior parte delle volte, questa illusione ci porta ad adottare uno di questi tre tipi di condotta: possiamo rassegnarci ad aspettare una schiarita rimandando la felicità a dopo; possiamo pensare che è inutile sognare e che quindi è più ragionevole smetterla di aspettare e rassegnarci; oppure possiamo convincerci che la nostra felicità è prova della nostra incompetenza, che dipende da un nostro errore, persino da una nostra colpa, e che è necessario essere felici.

Così elaboriamo un allegro miscuglio di colpevolezza e di senso del dovere che ci mette sotto pressione. Spesso elaboriamo una tossica combinazione di queste reazioni: “Devo essere felice, ma a cosa serve sognare visto che tanto non lo sarò mai, o forse sì, ma chissà fra quanto tempo ..”

In realtà, a ben guardare, la vita dispensa alla maggior parte di noi, per quanto in diverse proporzioni, sia gioie che dolori, periodi di confusione e periodi di fiducia, lutti e rinascite.; attimi luminosi di grazia e meraviglia e periodi bui di sofferenza e disordine. In tutto ciò credo, quindi, che tutti noi possiamo, se lo vogliamo, apprezzare ed assaporare innanzitutto i momenti felici e farli durare il più a lungo possibile.

Tuttavia spesso vedo che ci sono molte persone che non solo non sanno approfittare pienamente di questi momenti, ma che si attaccano, spesso con forza, ai momenti vissuti nel dolore, nella confusione, nella contrarietà, persino a rischio di provocare essi stessi questi periodi. Questo perché frequentemente non si tiene conto dei due principi che stanno alla base del funzionamento della vita.

Il primo principio è l’Alternanza, che poi altro non è che la struttura stessa della vita.

Per Alternanza intendo quei cicli nella vita di ognuno che ritornano con ritmi diversi: la stagione della caduta in cui tutto crolla e si disfa, la stagione del concepimento e dell’attesa in cui tutto si gela e si rigenera, la stagione dei boccioli in cui tutto germoglia e cresce, la stagione della fioritura in cui tutto prende vita e si schiude.

Per quanto l’autunno possa non piacere, nessuno si stupisce del suo arrivo; sappiamo tutti che questa è una stagione di trasformazione e che l’inverno che segue ricicla e rigenera quello che è necessario alla continuità della vita e così per sempre.

Una relazione sentimentale difficile può farci vivere le quattro stagioni in pochi minuti e, alla fine, lasciarci in un autunno apparentemente infinito che ci spoglia, foglia dopo foglia, dei nostri stati di ego per mettere a nudo la forza delle nostre radici.

La morte di una persona a noi vicina può farci precipitare nell’inverno più glaciale, ibernarci a lungo prima che germogli in noi la forza di una vita veramente nuova.

Un periodi di intensa depressione può essere l’occasione di una vera rinascita.

Vedo quindi l’alternanza come un elemento strutturale della vita, non come un incidente né un caso.

Il secondo principio di funzionamento della vita si può riassumere come segue: la felicità che cerchiamo, la sua meraviglia e la sua grazia, possiamo scoprirla, decifrarla, attraverso gli eventi, oltre l’oscurità, oltre le avversità, aldilà dell’apparenza.

Quando attraversiamo delle difficoltà finanziarie o affettive, in cui tutto ci sconvolge e ci viene a mancare la terra sotto i piedi, possiamo ancora godere di una straordinaria fiducia, dell’intima convinzione che quello che ci succede è necessario e naturale, anche se molto spiacevole.

Possiamo fare un lavoro che non ci si addice, che non ci piace, ma la fiamma del cambiamento può già bruciare in n oi. Possiamo essere esausti di crescere i nostri figli, di correre per guadagnarci il pane, di badare alla casa e nonostante tutto goderci il miracolo di essere vivi, in salute, coscienti, sentire che la nostra vita non è solo prendersi cura dei figli, del lavoro e della casa, ma che supera tutto questo e và bel oltre.

Quindi, per quanto vivere sia a volte difficile, la nostra vita non si riduce solamente a questa difficoltà. Il nostro presente non è racchiuso in quello che facciamo, esso è esteso, aperto a tutto quello che siamo: degli esseri viventi, consapevoli, che cercano di gustare il senso della loro vita in ogni cosa.

Per cui, l’aldilà non è una nozione spazio-temporale lontana, in un altro posto, in un altro mondo. L’aldilà è qui e ora, nel momento in cui vivo, dietro e attraverso ciò che vivo.

E’ il presente esteso, aperto anche quando il quotidiano può essere stressante.

Solo così potremo godere di una vita allo stesso tempo più leggera, più profonda, più ricca e, soprattutto, più felice, anche se il cammino è irto di difficoltà, di cambiamenti e di crisi ….

“Siamo ciechi,

accecati dal visibile ..”

M.A.De Souroge