Essere Intera

essere interiSi incamminò lungo la via immaginando quale mai potesse essere la sua Formula Magica: le avevano detto infatti che il segreto del Grande Gioco era proprio questo, proseguire di tappa in tappa grazie alla formula giusta.

Quando aveva scelto di arrivare sulla terra tutto le era estremamente chiaro: sapeva che si sarebbe messa in gioco e che soltanto in questo modo avrebbe potuto ritornare a casa con la consapevolezza degli umani e le ali di un Angelo e che probabilmente, una volta laggiù, avrebbe dimenticato tutto. Sbirciando dal velo si era resa conto della fatica ma alla fine la gioia e l’entusiasmo avevano vinto su tutti e ora camminava lungo la via cercando di ricordare qualcosa.

Nulla di più, sapeva soltanto che era ora di pronunciare la sua prima formula magica. Niente però le sembrava così certo, non aveva la forza di affermare nulla perché questa vita le pareva così strana e imperfetta.

Sedendosi su un sasso al boro della strada e asciugandosi le lacrime, si chiese: “Chi sono io?”, e intanto ragionava sulle sue pene e sulle sue ferite. Ma non e giunse nessuna risposta e riprese a camminare.

Passo dopo passo arrivò ad un punto ma non poteva proseguire perché il terreno s’era fatto pece e il suo corpo statua di marmo. Ebbe soltanto la forza di sussurrare: “Io non sono quello!” e quella formula magica la liberò d’incanto e lei si mise a correre finalmente libera di creare da capo la sua vita.

E lasciò alle spalle il Vecchio Mondo dove aveva creduto di dover essere in un certo modo oppure non essere affatto e si scoprì Creatrice di sé.

Pronta a creare il Nuovo Mondo lasciò la via della Testa, così affollata e rumorosa e si inoltrò su quella del Cuore, meno battuta ma densa di passione e magia.

Fu allora che una nuova formula magica le sgorgò spontaneamente dall’anima: “Io sono questa!” e lo ripetè più volte, fino a farne una canzone.

I suoi pensieri si fecero alberi e fiumi e farfalle e sorrisi della gente e parole di amore …

Non era più tempo di sentirsi a pezzi, divisa, indegna e di non meritare amore, era ora di raccogliere ogni frammento di sé sparso lungo il cammino.

Per questo si ripetè nel silenzio: “Io sono Intera!!!”, e d’incanto si ritrovò tutta qui …..

_____________________________

liberamente tratto da:

S.Garavaglia

365 pensieri per l’anima

Ed. Tecniche Nuove

Assertivita’

assertività 4

“Abbi il coraggio di servirti del tuo stesso intelletto “ Kant

Eccoci all’ultima nota dell’Armonia: l’Assertività.

Lo scopo della consapevolezza delle nostre diversi componenti identitarie è quello di renderci più obiettivi nel valutare il nostro valore. La riflessione sulle “note” postate fino ad ora, rimane teorica se non è accompagnata dalla pratica dell’Assertività.

Sapere che valiamo e che non abbiamo bisogno di nascondere i nostri meriti per consentire all’altro di turno di far risplendere i suoi, porta a comportarci in modo assertivo e ad instaurare e mantenere relazioni paritarie in cui entrambe le persone riconoscono di valere, di meritare: una relazione alla pari, dove ognuno riconosce e rispetta la propria e altrui unicità, senza ansie non più necessarie.

Relazioni in cui nessuno ricorre alla manipolazione o all’aggressività per indebolire l’altro, ma anzi ognuno gioisce facendo emergere il meglio che c’è nell’altra persona. Solo in questo modo si crea un circolo virtuoso di fiducia reciproca, di rispetto dell’unicità di ciascuno.

L’assertività rende più gradevoli le relazioni improntate sulla matura consapevolezza che chi si prende la responsabilità dell’andamento della relazione ha più potere di influenzare gli eventi, adottando strategie adeguate.

La persona che è coerente con se stessa e congruente con le sue azioni e con il suo ruolo si impegna per dare il meglio di sé in ogni occasione della vita. Arde dal desiderio di fare un buon lavoro e di esprimere le sue potenzialità, di usare i suoi talenti e le sue risorse: di avere successo, ovvero di far succedere quello che vuole succeda.

Per consolidare l’arte di diventare noi stessi con la precisione di un artigiano e creare armonia dentro e intorno a noi possiamo ripassare, tenendoli bene a mente questi “diritti assertivi”:

  • Hai il diritto di chiedere: Se vuoi qualcosa chiedila: che siano gli altri a dirti di no. Che siano gli altri a esporsi rifiutando quanto chiedi. Chiedi senza pretendere: se ricevi un no, impara quello che c’è da imparare sulla qualità della tua richiesta, sul modo in cui l’hai espressa. Se vuoi qualcosa impegnati per ottenerla: se non riesci la prima volta insisti, capisci dove hai sbagliato e fai qualcosa di diverso.
  • Hai il diritto di cambiare idea. Non sei obbligato a rimanere fedele a idee, gusti, posizioni e amicizie. Hai il diritto di modificare giudizi, opinioni politiche, lavori. Hai il diritto di riconoscere che sei cambiato, che sei diverso e che ti riconosci nella nuova dimensione.
  • Hai il diritto di sbagliare, di commettere errori, pronto ad accettarne la responsabilità. In realtà ogni sbaglio è una scoperta, è un’avventura che fa comprendere meglio come utilizzare risorse e talenti in modo diverso. Solo sbagliando è possibile esplorare qualcosa che non si sarebbe potuto esplorare altrimenti.
  • Hai il diritto a dire di “no”. Hai il diritto di rifiutare quello che altri ti offrono cercando di importi i loro gusti, quello che ritieni non sia adatto a te, o che in qualche modo non risponde alle tue esigenze, gusti, desideri. Ricorda che ogni NO detto agli altri è un SI detto a te stesso e che spesso un SI che dici agli altri è un NO a te stesso.
  • Hai il diritto di esprimere le tue emozioni, sentimenti e pensieri a patto di non violare il diritto degli altri. Questo è anche un modo per farti conoscere, per consentire alle altre persone di capirti e venirti incontro. Se lo desiderano.
  • Hai il diritto di scegliere quando agire in modo ASSERTIVO. Essere assertivi comporta un certo impegno e soprattutto collaborazione di un interlocutore che riconosca i diritti all’assertività. Ci sono delle situazioni e dei momenti della vita in cui possiamo scegliere, in modo assertivo, che è opportuno, conveniente o semplicemente più comodo comportarci con un po’ di passività, lasciando ad altri l’iniziativa.

“ Essere individuo vuol dire rivolgersi

verso qualcosa o qualcuno che va

oltre se stessi. Vuol dire avere un significato

da realizzare….” V.Frankl

Intraprendenza

intraprendenza 1

Eccoci alla sesta nota dell’Armonia: l’Intraprendenza.

Intraprendenza vuol dire prendere l’iniziativa, iniziare qualcosa di proprio, di originario, qualcosa la cui nascita e crescita dipende dalla nostra volontà, costanza e abilità.

Intraprendenza comporta un armonioso allineamento delle parti interne, dopo avr superato i conflitti interiori che avevano fatto titubare, altalenare tra diverse posizioni.

Per diventare intraprendenti bisogna credere e avere fiducia nelle proprie capacità, nella propria determinazione di superare gli ostacoli, nella propria motivazione autentica che non ha bisogno di permessi, spinte o riconoscimenti esterni.

Per mantenerci intraprendenti abbiamo bisogno di fare i conti con la nostra integrità, autenticità e coerenza. Integrità porta a superare i conflitti interni che ci facevano dubitare e vacillare o sospendere o rimandare l’intraprendenza. L’autenticità fa individuare il nucleo del sé più profondo, che non è un prodotto di forze esterne ma di motivazioni intrinseche basate sui propri valori. Porta ad essere consapevoli di quello che si vuole, si può, a privilegiare l’essere in sé, a valorizzare i propri talenti e a espandere le proprie possibilità.

L’integrità ci porta a considerarsi responsabili delle scelte operate senza autoinganni (dicendo per esempio che ci siamo sacrificati per far piacere ad una persona), senza manipolazione di dati (volendo far credere per esempio che siamo stati costretti).

Siamo integre quando ci assumiamo le responsabilità dei nostri comportamenti, frutto delle nostre scelte autonome.

L’intraprendenza fa fare il punto sulla propria identità. Essa ci porta ad essere chiari e trasparenti, senza ambiguità. E quando manchiamo di sincerità e autenticità sappiamo che stiamo manifestando una sorta di demenza sociale che sarebbe opportuno frenare. In quel momento sentiamo l’urgenza di ristabilire ordine, chiarezza, reciprocità e di risvegliare l’integrità.

Integrità ci ricorda che il dovere nei confronti di noi stessi è quello di evitare che alcuno ci tratti da stupidi o da imbecilli né renderci tali con la nostra passività o pigrizia.

E’ perciò importante considerare l’Assertività, la settimana nota di Armonia ….

“ Qualunque cosa tu sappia fare

o pensi di saper fare comincia a farla

subito. Nell’ardire v’è estro,

potenza e magia “ W.Goethe

Nobiltà d’animo …..

nobilta animo

E arriviamo alla prossima nota dell’Armonia: la Nobiltà d’Animo …..

La Nobiltà d’Animo ci aiuta a fertilizzare dentro di noi l’ascolto, la comprensione dell’altro come diverso e unico, il rispetto, la generosità, la compassione e il perdono. Per questo è importante mantenere buone relazioni con i propri cari, con i familiari, gli amici, i vicini di casa, gli altri da noi e anche con tutti quelli che abitano dall’altra parte del globo. Per questo è importante che nelle relazioni sociali, di qualunque genere esse siano, ci facciamo orientare dalla bussola della Cortesia che segnala i quattro punti cardinali di Rispetto, Gentilezza, Benevolenza e Generosità.

La bussola ci segnala le parole, i toni e i modi giusti per fare stare bene le persone intorno a noi.

La ricetta sembra semplice; un po’ d’attenzione, un po’ di riflessione, una selezione empatica di parole positive, l’uso appropriato dell’intelligenza sociale sostenuta dalla benevolenza e dal rispetto per la dignità di ciascun essere umano.

Il rispetto ci porta a riconoscere che l’altra persona ha la sua dignità e che i suoi interessi, bisogni, valori, diritti e unicità meritano la nostra considerazione, senza pregiudizi.

Ogni persona è degna di un’adeguata porzione di attenzione, un’autentica cura ed empatia onesta, senza falsità. La cortesia ci fa rispettare le posizioni sociali dell’altra persona mai ignorando la sua presenza, mai minacciando la sua dignità, mai sminuendo il suo prestigio.

Gentilezza è un sincero sorriso espresso con sguardo discreto e parole gradevoli. Ognuno sa come umiliare, offendere, squalificare un’altra persona; ognuno, tuttavia, è anche capace di trasformare una potenziale offesa in uno scambio di benevolenze. La benevolenza è l’atteggiamento mentale che porta a scoprire l’umanità che c’è in ogni persona.

E’ la Nobiltà d’Animo che impedisce azioni squalificanti, offensive, umilianti, maleducate. E’ la nobiltà d’animo che fa privilegiare il perdono al rancore. Il perdono lenisce la sofferenza emotiva e cognitiva del dolore subito e fa riguadagnare fiducia in noi stessi e negli altri, ristabilendo relazioni positive con le persone che ci hanno fatto del male.

Il perdono ha valore catartico connesso alla clemenza, alla compassione, alla generosità e soprattutto alla rinuncia del legittimo diritto di nutrire rabbie e risentimento.

La Nobiltà d’Animo stimola a trattare alcuni argomenti con delicata sensibilità, perché sappiamo che potrebbero far soffrire la persona, conoscendo l’impatto negativo di parole o gesti offensivi o minaccianti.

Se cogliamo le somiglianze che vi sono tra gli esseri umani, ricchi o poveri, donne o uomini, religiosi o atei, di destra o di sinistra, proviamo profonda empatia e sintonia con i nostri simili, consapevoli che ognuno di noi per crescere ha dovuto superare tappe difficili e sopportare pene e dolori, perdite e rinunce.

Se sentiamo i nostri interlocutori simili a noi, imperfetti come noi, perché hanno sofferto, perché hanno avuto cattivi maestri, perché non hanno ancora imparato, allora i nostri gesti nei loro confronti esprimono generosità e benevolenza: non pensiamo più male degli altri esseri umani né concepiamo di fare loro del male. Ci sentiamo profondamente simili.

Quando parliamo e ci comportiamo seguendo le indicazioni della bussola della cortesia diamo concretezza al desiderio di creare intorno a noi un clima di gentilezza, benevolenza, generosità e soprattutto rispetto. Questa logica contribuisce a far sentire gli altri a proprio agio, a salvare la loro faccia sociale, proteggendo il loro prestigio.

Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo.

 La vera nobiltà sta nell’essere superiore

 alla persona che eravamo fino a ieri.

Samuel Johnson

Ottimismo ….

ottimismo4

“Le persone che hanno successo nella vita

sono quelle che si alzano e cercano le

circostanze che vogliono, e, se non riescono

a trovarle, le creano” G.B.Shaw

Continuando il cammino verso l’Armonia troviamo l’Ottimismo.

L’ottimismo (così come il suo correlato negativo, il pessimismo) è lo stile con cui abitualmente spieghiamo a noi stessi  perché accadono certi eventi.

E’ l’abitudine di attribuire cause agli eventi considerandoli temporanei, neutri e circoscritti, nel caso si sia ottimisti; permanenti, personali e pervasivi, nel caso si sia pessimisti.

L’ottimista tende ad attribuire agli eventi cause temporanee, cogliendo le variabili della situazione e a dare spiegazioni specifiche. “Ho fatto bene il compito perché mi ero preparata e sono brava”. Si coniuga così l’ottimismo della ragione con spiegazioni impregnate di speranza.

Lo stile attributivo temporaneo nei confronti degli eventi negativi è fondamentale per l’ottimista perché porta a ritenere che la causa del “fallimento” sia temporanea: pensa quindi di poter intervenire, con impegno e responsabilità.

L’ottimista si avvale della flessibilità come strumento utile che aiuta a raggiungere gli obiettivi personali e professionali. L’ottimismo è inoltre un utile sostegno della saggezza pratica, perché sa dare i giusti significati alla vita, trovando le energie per impegnarsi per il bene comune e soprattutto debellare l’epidemia della depressione e riempire di gioia di vivere il vuoto esistenziale. E l’ottimismo ama la compagnia della sorella Speranza.

E’ considerata una verità universale che la speranza sia indispensabile per vivere. Quando le cose vanno bene la speranza rappresenta uno stimolo per migliorare sempre più, per raggiungere mete sempre più sfidanti.

Quando le cose vanno male la speranza è un conforto sostenuta dall’idea che il futuro porterà sollievo e  ricompensa.

Speranza è un’emozione anticipatoria che fa auspicare il meglio anche se temiamo il peggio. E’ sia una passione che una virtù diretta verso qualcosa di importante che ci piacerebbe raggiungere.

La speranza è una passione audace perché alimenta un atteggiamento rivoluzionario basato sulla testarda lealtà all’idea della necessità del cambiamento, e alla solida convinzione che qualsiasi cambiamento sia migliore dello status quo: passione che convince che dietro ogni realtà ci siano molte altre possibilità. La speranza come virtù e come passione si allea con il coraggio, crea complicità con l’immaginazione creativa e chiama come guardie del corpo fiducia e perseveranza.

La speranza non ha mai fretta. Sa che in certe occasioni o per certi lavori abbiamo bisogno di tempo, pazienza, tenacia e caparbietà. Abbiamo anche bisogno di ricordare che siamo liberi di scegliere le nostre strade.

Quando siamo sostenuti dalla speranza non sentiamo la stanchezza ma la forza, non ci lamentiamo ma alimentiamo il desiderio, non scappiamo ma combattiamo. La speranza risveglia la nostra indignazione e il nostro coraggio: indignazione per le cose che non vanno come sarebbe necessario e il coraggio per intraprendere le azioni per modificarle.

La speranza aiuta a gestire l’incertezza e la complessità e a cambiare quello che va cambiato, anche se richiede tempo ed energia. Ed è più forte della disperazione perché ci ricorda che abbiamo tante potenzialità non ancora esplorate e la flessibilità metamorfica, come farfalle umane, di trasformarci, secondo le diverse stagioni della vita ….

Moralità …..

moralità

“ Siamo responsabili non solo di ciò

che facciamo, ma anche i ciò che

trascuriamo di fare ..” Moliere

Proseguendo lungo il pentagramma dell’Armonia troviamo la Moralità.

Morale ha a che fare con “mores”, ovvero i comportamenti, le azioni, le abitudini; è legata all’etica, ai valori e alle virtù. L’etica studia la condotta umana e i criteri per valutarne i comportamenti e le scelte; è la riflessione su perché pensiamo che qualcosa sia valida o abbia valore.

Il valore porta a riconoscere quello che è buono, utile e duraturo, cosa è importante considerare quando si prende una decisione. La virtù è l’abilità di governare le circostanze della vita secondo l’obiettivo di dare potere a pensieri ed emozioni.

La virtù non è un discorso retorico bensì è espressa da azioni concrete e porta armonia nella vita delle persone che la praticano. A partire proprio dalle quattro virtù cardinali (reminiscenza di una scuola cattolica frequentata per molti anni .. 😉 ..) temperanza, coraggio, prudenza e giustizia.

La Temperanza regala sobrietà interiore, insegna ad essere vigili per evitare di cadere in tentazione o di scivolare dopo aver preso una brutta china. Il Coraggio è sia la virtù di un istante, sia la capacità di sopportare le ferite nelle sfide; la prudenza, invece, è la virtù della sospensione di un’azione temeraria, è la bussola contro l’irragionevolezza. La giustizia, che riassume in sé tutte le altre, spinge a realizzare il bene portando armonia sia nella vita degli individui che delle nazioni ( o diciamo che in linea di massima questo dovrebbe essere il suo scopo …).

Il criterio delle virtù è “il giusto mezzo”, niente in eccesso, un’abitudine da incoraggiare nella vita personale e professionale.

Ognuno conosce il valore delle proprie azioni basate sulla volontà autonoma di comportarsi bene o male, di fare del bene o del male. “Bene” e “male” sono avverbi o aggettivi, e sta a noi coniugarli con le azioni guidate dalla volontà della ragione. Ognuno di noi ha la libertà di agire al meglio o al peggio delle proprie possibilità o potenzialità. Siamo liberi di agire bene, di comportarci bene anche quando non abbiamo nessuna ragione particolare o nessun vantaggio personale.

Essere consapevoli di essere liberi, di avere la libertà massima di essere causa di sé, ci rende acrobati nel catturare il fugace istante offerto dall’occasione. L’occasione è un’opportunità non cercata che il pensiero ottimista riconosce importante: siamo agili nel coglierla quando sia ispirati e protette da Kairos , il dio dell’opportunità, che ci mette in quello stato d’animo capace di intravedere il diamante nascosto nel carbone.

La vita è piena di opportunità, come occasioni offerte, che sta a noi accettare o rifiutare, riconoscere o ignorare, cogliere al volo o lasciar cadere. Per agire seguendo la morale è importante sapere che l’opportunità si può creare.

Per cogliere le diverse opportunità che la vita generosamente ci offre basta un po’ di ottimismo e la disponibilità a vedere il bello e il buono che c’è intorno a noi e dentro di noi. Qualche volta possiamo reagire con passività, subendo quello che di negativo ci accade, altre volte chiudiamo occhi, orecchie, cuore e cervello per non  provare la compassione che ci avvisa che è necessario intervenire.

Per comportarci secondo la nostra morale è importante vigilare e notare cosa va fatto, mantenere una visione ottimistica, nonostante lo squallore che possiamo avere intorno. E la prossima nota dell’Armonia che andremo ad analizzare sarà proprio l’Ottimismo che ci solleva e ci fa vedere le cose dall’alto aiutandoci a cambiare prospettiva ….

Ancora sulla “resilienza”

resilienza 1

“ le difficoltà rafforzano la mente così come il lavoro irrobustisce il corpo” Seneca

Come promesso ieri, prima di passare all’ulteriore nota dell’Armonia”, un breve approfondimento sulla “resilienza”

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirci sopra. Gli antichi chiamavano il gesto di risalire sulle imbarcazioni con il verbo “resalio”. Forse il nome della capacità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, deriva da qui.

Resilienza  è un termine che può assumere diversi significati a seconda del contesto, in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato.

Essa é piú della semplice capacitá di resistere proteggendo il proprio io da circonstanze difficili, é pure la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma è avere la capacitá di usare l´ esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro.

Le recenti ricerche sull’ argomento hanno evidenziato come ogni persona abbia in sé le risorse e le abilità per affrontare al meglio qualsiasi crisi e difficoltà. Queste abilità possono essere insegnate a partire dalla più tenera infanzia e incrementate Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l’esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.

Le caratteristiche della resilienza sono:

  • “insight” o introspezione: la capacitá di esaminare sé stesso, farsi le domande difficili e rispondersi con sinceritá
  • Indipendenza: la capacitá di mantenersi a una certa distanza, fisica e emozionale, dei problemi, ma senza isolarsi
  • Interazione: la capacitá per stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con altre persone.
  • Iniziativa: la capacitá di affrontare i problemi, capirli e riuscire a controllarli.
  • Creativitá: la capacitá per creare ordine, bellezza e obbiettivi partendo dal caos e dal disordine.
  • Allegria: disposizione dello spirito all´ allegria, ci permette di allontanarci dal punto focale della tensione, relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono.
  • Morale: si riferisce a tutti i valori accettari da una societá in un´ epoca determinata e che ogni persona interiorizza nel corso della sua vita

Secondo gli specialisti, l’atteggiamento resiliente è dinamico e passa attraverso diverse fasi di difesa per contrastare traiettorie evolutive negative.

  • Una persona resiliente passa attraverso una fase di rivolta e il rifiuto di sentirsi condannata alla sofferenza.
  • In un secondo momento, sopraggiungono il sogno e il senso di sfida, cioè il desiderio di uscire dal trauma, prefiggendosi un obiettivo.
  • Si nota anche un atteggiamento di rifiuto, che consiste nel crearsi un’immagine di persona forte pur di difendersi dalla compassione altrui, anche se resta sempre una certa fragilità interiore.
  • Infine, il senso dell’umorismo che una persona resiliente tende a sviluppare nei confronti del proprio trauma. E’ un modo per non compatirsi e per smettere di essere visti dagli altri come vittime della vita.

Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a leggere gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e un’opportunità, piuttosto che come una minaccia;di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.

A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza.

Gli altri fattori coinvolti sono:

  • una visione positiva di sé ed una buona consapevolezza sia delle abilità possedute che dei punti di forza del proprio carattere;
  • la capacità di porsi traguardi realistici e di pianificare passi graduali per il loro raggiungimento;
  • adeguate capacità comunicative e di “problem solving”;
  • una buona capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni.

Per concludere la resilienza è data dall’interazione tra

CIÓ CHE IO HO (risorse esterne) =>

  • persone che mi circondano di cui mi fido e a cui voglio bene;
  • persone che mi pongono dei limiti, così che io sappia fino a che punto posso arrivare e dove mi posso fermare;
  • persone che, attraverso il loro comportamento, mi mostrino come agire in maniera giusta e corretta;
  • persone che vogliono che io impari a fare le cose da solo;
  • persone che mi aiutino quando sono in pericolo, sono malato o ho bisogno di imparare.

CIÓ CHE IO SONO (forze interiori) =>

  • una persona che può piacere e che può essere amata;
  • contento di fare le cose per gli altri;
  • una persona che ha rispetto per se stessa e per gli altri;
  • responsabile delle mie azioni;
  • sicuro che ogni cosa andrà bene.

 CIÓ CHE IO POSSO FARE =>

  • parlare agli altri di cose che mi spaventano o mi preoccupano;
  • trovare il modo per risolvere i problemi che incontro;
  • controllarmi;
  • trovare qualcuno che mi aiuti quando ne ho bisogno.

Tutto questo implica cercare nuove opportunità di crescita, assumendosi il rischio di vivere la propria vita come protagonista e non come spettatore.

__________________________

Per saperne di più:

B.Cyrulnik – E.Malaguti ,Costruire la resilienza, Ed.Erickson

Putton – Fortugno , Affrontare la vita. Che cosa è la resilienza e come svilupparla, Ed.Carocci

La resilienza

resilienza 2

“ Quando ti capita una difficoltà pensa che è un dio che,

come un maestro di ginnastica, ti fa affrontare

un avversario giovane e vigoroso ..”

Epitteto

 

Resilienza  dal latino “ resiliens, resilientis”  – saltare indietro, rimbalzare -] è un termine, che può assumere diversi significati a seconda del contesto; in psicologia la Resilienza viene vista come la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente. E’ un processo che porta a trasformare le difficoltà in sfide. Se la difficoltà ci fa abbassare la testa, la sfida ce la fa alzare.

La Resilienza aiuta a contestualizzare, relativizzare e a trasformare le avversità in sviluppo delle proprie potenzialità, realizzando che siamo più forti della disperazione, coprendo che le lotte servono per stimolare processi di cambiamento e di autorealizzazione.

La resilienza designa l’abilità di reagire con calma, coraggio, ottimismo e intelligenza emotiva alle minacce imposte dalla vita: comincia con l’accettare la realtà per quella che è, per i fatti che sono ormai accaduti e che non possono essere più modificati. La persona resiliente, consapevole della propria impotenza nei confronti di quello che è già successo, riscopre che l’unico potere che ha è di accettare la realtà che non può modificare e di trovare in questa la leva del cambiamento.

Resilienza è l’abilità di reagire, considerando relative, contingenti e temporanee le sconfitte, le crisi e le preoccupazioni, anzi queste vengono considerate alla stregua di sveglie che suonano per risvegliare talenti ancora addormentati.

Quando siamo pienamente sveglie, con tutti i sensi all’erta, cogliamo meglio la complessità e i miseri della vita e ci accingiamo a risolverli con maggiore maturità.

Sebbene la persona resiliente avverta lo stress, il dolore e le preoccupazioni non spreca energie in lamenti sterili. Affronta invece la sfida come una prova che aiuta a costruire un carattere più forte e rafforzare l’io.

La persona resiliente sa che gli incidenti, le perdite, le crisi accadono indistintamente a ciascuno di noi ma evita di crogiolarsi a pensare: “Perché proprio a me, cosa ho fatto per meritare questo?”. Invece pensa:” Cosa poso fare per affrontare questa difficoltà?  Come la posso gestire? Cosa è necessario cambiare? Come posso modificare la situazione?”

La persona resiliente si concentra sul potere autentico di reagire in modo intelligente alla situazione, prendendo le appropriate decisioni su cosa fare dopo. Impedisce che gli eventi negativi la instupidiscano né consente a domande senza risposta di confonderla o di farle perdere la concentrazione su quello che conta veramente. Né si guarda indietro con la struggente nostalgia o lo sterile rimpianto per le cose che nel presente sono diverse da com’erano o da come sarebbe bello che fossero. Sa che il futuro comincia dopo che l’evento è successo, nel momento in cui decide di prendere una certa direzione e non un’altra, chiamando a raccolta i talenti, le risorse e le energie di cui dispone.

La persona resiliente può essere riconosciuta anche dal senso di responsabilità, autodeterminazione e fiducia in se stessa. Coltiva l’ottimismo che trasforma le difficoltà in vantaggi, verificando così che il coraggio è più forte del destino e che ogni problema è maestro di vita: insegna qualcosa di importante che sarà utile una prossima volta.

La persona resiliente sa di essere sempre testimone delle proprie azioni. Riconosce perciò l’importanza di seguire dei criteri morali, di avere una propria Moralità: la terza nota dell’Armonia …

se vuoi sapere ancora qualcosa sulla Resilienza prima di addentrarci nella terza nota dell’Armonia, seguimi nel prossimo post …….

L’Autoconsapevolezza

autoconsapevolezza 4

“ Non c’è percezione peggiore che rendersi conto che

uno sta ostacolando coi suoi atti quello che

vorrebbe davvero essere …”

F.Savater

Ecco la prima delle sette note che suonata insieme alle altre danno vita all’Armonia: l’Auto-consapevolezza.

Auto-consapevolezza è l’abilità di conoscere noi stesse, di capire cosa avviene dentro di noi, cosa fluttua dentro la nostra testa e palpita nel cuore, cosa agita la mente e il corpo, cosa fa vibrare il sangue e le viscere, cosa nutre le ossa e la carne.

L’auto-consapevolezza è basata sulla capacità di prestare attenzione a quello che sta accadendo nel qui e ora, momento per momento, di essere pienamente presenti nelle cose che facciamo.

Quando siamo consapevoli delle nostre emozioni e pensieri, diventiamo più capaci di tenere sotto controllo i nostri comportamenti e impariamo a comunicare in maniera più efficace e congruente.

Neuroscienziati hanno recentemente scoperto che nel nostro cervello esistono dei neuroni chiamati “neuroni specchio” che sono in grado di intuire le intenzioni di alcuni movimenti delle mani e dei piedi dell’interlocutore, così come di comprendere diversi significati delle espressioni del viso. I neuroni specchio rappresentano la base neurologica che consente di riconoscere i sentimenti altrui, ovvero di essere empatici.

L’auto-consapevolezza di quello che sentiamo e pensiamo e di quello che pensiamo che gli altri sentano o pensino è essenziale nel processo di comunicazione interpersonale.

Come afferma Goleman nel suo libro “Intelligenza emotiva”, se vogliamo creare un futuro migliore dobbiamo aumentare l’auto-consapevolezza, gestire le emozioni negative, essere ottimisti, perseveranti, empatici, avere cura degli altri, migliorare le nostre abilità cooperative e le nostre relazioni interpersonali.

L’auto-consapevolezza è correlata con l’entusiasmo, perseveranza e con l’abilità a mantenere alta la motivazione, nonostante le difficoltà che possiamo incontrare.

Essa ci aiuta anche a gestire i conflitti e a negoziare soluzioni vantaggiose per le persone coinvolte, a stabilire e mantenere legami significativi.

L’auto-consapevolezza porta a prestare attenzione al modo di porsi e al prestigio di cui godiamo nelle diverse situazioni sociali.

Siccome uno degli aspetti dell’auto-consapevolezza è la chiarezza degli obiettivi che si vogliono perseguire, unita all’abilità di mantenere alta la motivazione e la perseveranza nonostante cadute, errori, fallimenti, insuccessi, nel prossimo post parlerò della seconda nota dell’Armonia che è la Resilienza.

……. continua a seguirmi

L’Armonia delle donne …

balanced stones

“Tre regole: esci dalla confusione, trova semplicità dalla discordia, trova armonia.

Nel pieno delle difficoltà risiede l’occasione favorevole”

A.Einstein

Armonia è la figlia di Venere e Marte, amore e guerra. Venere è la dea consapevole di avere la capacità di vedere, nella confusione del cosmo, l’ordine dato dall’amore. Marte è l’imparziale dio della guerra che in tempo di pace si trasforma in un danzatore e abile amante; è associato alla primavera, stagione di rinascita e rinnovamento. E’ il dio consapevole che, talvolta, per ottenere la pace è necessario combattere.

Il concetto di armonia è prevalentemente associato al mondo della musica: studia la combinazione di suoni diversi, la creazione, la relazione e il legame tra gli accordi.

Nella sua accezione più ampia armonia indica una sensazione che sperimentiamo attraverso i cinque sensi. Nel campo visivo cogliamo armonia quando percepiamo proporzione tra colori, dimensioni e forme; nel gusto quando assaporiamo equilibrio tra dolce, salato, piccante e amaro. Nel campo olfattivo quando annusiamo piacevoli combinazioni di fragranze e profumi, e nel campo tattile sono i nostri polpastrelli a farci toccare con mano la morbidezza che ci circonda.

Armonia è una dote e anche una disciplina che si può acquisire. Essa è associata a competenza , forza interna e intelligenza sociale. La forza interna è resa evidente dal modo in cui si gestiscono i problemi che la vita regala, come si reagisce alle crisi. In quei momenti chi ha forza interna non perde la calma, riesce a diminuire l’intensità delle proprie emozioni, attiva la parte più ragionevole per reagire con efficacia alla situazione.

L’intelligenza sociale è basata sulla comprensione intuitiva delle emozioni che aiutano a vivere con gli altri, a capirne i bisogni, a instaurare e mantenere relazioni basate su fiducia, reciprocità e legami.

Armonia è associata anche a una posizione riflessiva che porta a utilizzare l’intelligenza come un radar che segnala tempestivamente i segnali deboli ; e l’intelligenza come un laser che spinge ad approfondire i dettagli importanti. E se vogliamo diventare più creative è necessario coltivare un po’ di curiosità, sorpresa, dubbio, sfida e apertura a nuove idee.

La ricerca dell’armonia nella propria vita invita a diventare più consapevoli di quello che vogliamo e di quello che valiamo. In ogni attività è importante separare le opinioni dalle conoscenze, riconoscere i propri pregiudizi, essere consapevoli delle lenti attraverso le quali osserviamo la realtà esterna e la giudichiamo pertinente e appropriata.

Infatti, in ogni azione concorrono componenti intellettuali, cognitive, concettuali insieme a componenti pratiche, operative e concrete.

Allora la domanda che sorge spontanea è: come possiamo raggiungere e mantenere l’armonia nella nostra vita quotidiana, personale e professionale tra disciplina e spontaneità, tra teoria e pratica, tra il soddisfacimento dei propri bisogni e il rispetto di quelli altrui???

Visto che, come ho scritto sopra, l’armonia è legata al mondo musicale mi sono divertita a trovare sette note che combinate insieme contribuiscono a creare quell’armonia intrapsichica e interpersonale così importante per vivere al meglio possibile la propria vita; prese invece singolarmente contribuiscono a dare equilibrio ed efficacia alla vita personale e professionale:

Autoconsapevolezza ResilienzaMoralitàOttimismoNobiltà d’animoIntraprendenzaAssertività

Quando dimentichiamo una di queste note siamo un po’ stonate e la nostra voce suona roca, inespressiva o priva di colore e significato. Questi sono gli ingredienti che creano armonia dentro di noi e con gli altri e possono aiutarci a diventare quello che vogliamo diventare …..

Continua nel prossimo post ….