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Riprendi in mano la tua vita

BARCHETTE IN MANO

“Nessuno può tornare indietro e ricominciare da capo, ma chiunque può andare avanti e decidere il finale.” Karl Barth

Quante volte ci troviamo catapultati in situazioni che non volevamo?

Quante volte accade qualcosa che non ci sentiamo pronti ad affrontare?

A tutti capita di sentirsi in balia degli eventi, incapaci di uscire da una spirale di negatività che ci trascina e ci fa sentire impotenti.

Vorremmo riprendere il controllo della nostra vita, cambiare direzione ma spesso travolti al caos non sappiamo da dove iniziare.

Ecco 7 suggerimenti (Fonte: www.blessyou.me) per riscrivere il copione della nostra vita  ed esserne finalmente il protagonista.

  1. ASCOLTATI. Ascolta il dolore, l’ansia lo stress, la stanchezza. Cosa ti stanno comunicando? Quale è l’area della tua vita che sta boccheggiando, desidera aria fresca e ha sete di cambiamento? Accettare e ascoltare le emozioni negative richiede molto coraggio ma è la porta per la vera felicità. Cosa è che ti fa battere il cuore? Smetti di liquidare quel sogno, quel desiderio con la logica della paura che ripete incessantemente che “non si può-non è il momento-non ha senso-sarà troppo difficile-ma se poi…”. Ascolta il tuo istinto, rinnova le aree della tua vita, che non rispondono più ai tuoi desideri più profondi. Osa sognare e permettiti di vivere i tuoi desideri e le tue passioni.
  2. DIVENTA PADRONE DELLA TUA MENTE. Sono i pensieri che attraversano la nostra mente e creano la realtà che ci circonda. Il modo in cui pensi a te stesso plasma l’immagine che hai di te. Quando ti capita di avere pensieri negativi domandati se ti appartengono o sono frutto di condizionamenti del passato e di giudizi esterni a te stesso. Chiediti in che modo possono esserti utili. Se non lo sono, lasciali scivolare via e sostituiscili con altri che arricchiscano la tua vita. I pensieri governano le tue azioni e le tue reazioni ad ogni evento. E’ qui che risiede la chiave di volta. Padroneggia i tuoi pensieri, scegli con cosa nutrire la tua mente e diventerai padrone della tua vita.
  3. IMPARA A LASCIARE ANDARE. Oggi è il primo girono della tua vita. Ieri è già andato e domani, credimi, non arriverà prima di domani. Oggi, ora, adesso è l’unico momento su cui hai potere. Per quanto doloroso sia stato il tuo passato, per quanti sbagli credi di avere commesso, per tutte le cose che sarebbero potute andare diversamene, ormai sono andate. Vuoi cambiare qualcosa? Fai ora, adesso, qualcosa di diverso. Lascia andare il senso di colpa, la rabbia, il dolore, la tristezza e prima di lasciarli andare domanda loro cosa ti hanno voluto insegnare di utile per rendere diverso, migliore il tuo oggi.
  4. ALLENA L’ASSERTIVITA’. Meriti di dire “Sì” quando vuoi dire “sì” e “No” quando senti che quella determinata richiesta non è in linea con te stesso e non è giusta per te in quel momento. Non c’è niente da guadagnare ma tutto da perdere a lasciare che siano gli altri a decidere per te. Essere assertivi significa avere il coraggio di essere ed esprimere se stessi e ti permette di evitare la trappola del “se avessi fatto/detto, se fossi stato diverso…”. Che senso ha cercare di essere diverso da ciò che sei nel profondo?
  5. APPREZZA E GODI DELLE PICCOLE COSE DI OGNI GIORNO. Ormai numerosi studi scientifici hanno ampiamente dimostrato come esprimere gratitudine aumenti stabilmente il nostro livello della felicità. Un modo per riconoscere quelle cose che ci rendono grati della vita è godere del momento che stiamo vivendo ora. Stai mangiando? Gusta ogni boccone, assaporalo. Nota come questo cambi il semplice atto di mangiare. Stai chiacchierando con un amico/amica? Ascoltato apertamente, sospendi il giudizio e fai domande. Goditi la conversazione, le risate, i silenzi.
  6. RIDI, SORRIDI, GIOCA. Diceva Nietzsche “non si può ridere di tutto e tutti ma ci si può provare” Inizia da te stesso, guarda al lato comico dei problemi e delle difficoltà che incontri. Riuscirai a creare il distacco necessario per vederle da altre angolazioni. Ridi delle tue paure è uno dei migliori modi per affrontarle con coraggio. Sorridi. Non per convenzione o convenienza. Sorridi perché non c’è niente di più bello che poterlo fare. Entra in un bar la mattina e senti come cambia il tuo stato d’animo e l’atmosfera intorno a te regalando un sorriso sincero. Gioca. Torna bambino, scherza. Prova ad affrontare un compito noioso come se fosse un gioco divertente. Ti aiuterà a focalizzarti sugli aspetti piacevoli che non avevi minimamente considerato, stimolerà la tua creatività e ti aprirà a nuovi punti di vista.
  7. SCEGLI IL BICCHIERE MEZZO PIENO. La vita è piena di sfide. Affrontarle con sano ottimismo significa rivolgere la propria attenzione alle possibilità racchiuse dentro le difficoltà. Ricordati che dietro ogni vincolo c’è sempre un’opportunità, che ogni crisi può essere un’occasione e che il dolore porta sempre con sé il seme di una meravigliosa rinascita. Tocca a te scegliere se raccoglierlo!

Allora , tu che mi leggi, sei pronto per riappropriarti della tua vita?

E poi arriva il mattino a raccontarci come si fa, ogni volta, a ricominciare. (Cit.)

 

Lasciare andare o cadere ….

goccia acqua 1

“E quanto coraggio ci vuole a lasciare andare qualcosa che vorresti a tutti i costi restasse? Non è forte chi trattiene, chi stringe la morsa. E’ davvero forte chi capisce quando è il momento di mollare la presa” (cit)

L’esplorazione del Sé è inestricabilmente legata con l’evolversi dell’esistenza di ciascuno di noi. Gli alti e i bassi che caratterizzano la vita possono generare la crescita personale o creare paura. Quale dei due si riveli poi dominante dipende interamente dal nostro modo di intendere il cambiamento.

Il cambiamento può essere vissuto sia come qualcosa di esaltante che come qualcosa di spaventoso, ma a prescindere da come lo intendiamo, noi tutti dobbiamo affrontare il fatto che il cambiamento rappresenta il tratto distintivo della vita.

Se si prova molta paura il cambiamento non sarà gradito e si farà di tutto per creare intorno a noi un mondo che sia prevedibile, controllabile e definibile.

Con la paura possiamo fare due cose: possiamo riconoscere di averla e metterci all’opera per lasciarla andare, oppure decidere di tenerla cercando di sfuggirle nascondendoci.

Quando abbiamo in noi paura, insicurezza o debolezza e cerchiamo di impedire che vengano innescate, il più delle volte si verificheranno nella nostra vita alcuni cambiamenti o eventi che sfidano i nostri sforzi. E poiché opponiamo resistenza a quei cambiamenti, ci sembra di stare lottando contro la vita.

Quella parte interiore di noi che non sta bene con se stessa non è in grado di fronteggiare l’evolversi naturale della vita, poiché non cade sotto il suo controllo. Se la vita si evolve in modo tale da innescare i nostri problemi interiori, allora per definizione non va bene. Noi definiamo l’intera gamma della nostra esperienza esterna in base ai nostri problemi interiori. Se vogliamo evolvere tutto questo è necessario che cambi.

Durante il nostro cammino ci renderemo conto che i nostri tentativi di proteggerci dai problemi non fanno altro che aumentarne il numero. Nel cercare di sistemare persone, luoghi e cose in modo tale che non ci creino disturbo, cominceremo ad avere l’impressione che la vita sia contro di noi. Sentiremo che l’esistenza è una lotta e che ogni giorno è pesante perché dobbiamo assumere il controllo di tutto e lottare contro tutto. Sentiremo che chiunque, in ogni momento, è in grado di suscitare la nostra inquietudine.

Questo rende la nostra vita una continua minaccia. Ed è per questo che nella nostra mente si svolgono tutti quei dialoghi cercando di immaginare come fare per impedire alle cose di succedere, o cercando di capire cosa fare, visto che ormai sono successe.

L’alternativa è quella di decidere di evitare di lottare realizzando e accettando che la vita non cade sotto il nostro controllo. Poichè la vita è in continuo mutamento, se cerchiamo di controllarla non saremo mai in grado di viverla pienamente. Anziché vivere la vita, vivremo la paura della vita.

Ma una volta che avremo deciso di non combattere con la vita dovremo fronteggiare la paura che ci costringeva a combattere.

Quando c’è paura dentro di noi, gli eventi della vita inevitabilmente la sollecitano. Come un sasso gettato nell’acqua, il mondo con i suoi continui mutamenti crea delle increspature in qualsiasi cosa custodito dentro di noi. Spesso la vita crea situazioni che ci spingono ai nostri limiti proprio per prendere coscienza di quei blocchi che limitano lo scorrere della nostra energia vitale e questo diventa una grande opportunità per liberarci dal nostro fardello di dolore. Ed è allora che ci accorgeremo che , in realtà, la vita, sta solo cercando di darci una mano.

Quindi permettiamo al dolore di venire in superficie nel nostro cuore e di attraversarlo. Se lo facciamo, il dolore transiterà. Questo rappresenta l’inizio e la fine dell’intero sentiero: arrendersi al processo di svuotamento di noi stessi.

Quando il nostro fardello viene colpito, lasciamo andare  proprio in quell’attimo; esplorare o trastullarci con il problema, sperando di mitigarlo, non ci renderà le cose più facili. Se non ci abbandoniamo, smarrendoci nelle sensazioni e nei pensieri di inquietudine che vengono a galla, verremo risucchiati e una volta caduti saremo alla mercè dell’energia che ci agita. Entreremo in un vortice senza fine che ci farà sempre più allontanare dal centro di noi stessi.

Quindi non cadiamo. Lasciamo andare; non importa di cosa si tratta, abbandoniamoci. Più grande è una cosa, maggiore sarà la ricompensa per averla lasciata andare e peggiore sarà la caduta se non lo facciamo. Non c’è alcuna zona grigia nel mezzo: o lasciamo andare , o non lo facciamo.

Permettiamo a tutti i nostri blocchi e malesseri di fare da carburante per il viaggio. Quello che ora ci sta schiacciando può diventare una potente forza per elevarci. Dobbiamo semplicemente essere disposti a compiere l’ascesa……

Lasciare alle spalle ciò che non c’è più (II parte)

tazza

Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente. Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa. Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro.
Bert Hellinger,

Se sono in grado di accettare tutto quello che comporta una perdita elaborandolo nel modo “giusto” per me “gli addi” non saranno altro che un arricchimento ed una crescita.

Immagina se mi aggrappassi a quegli splendidi momenti dell’infanzia (sempre che ce ne siano stati…) che mi fanno pensare a come era bello essere bambini , o se mi sentissi confortata la ricordo dell’immaginaria sicurezza dell’utero della mia mamma, pensando che quello sia lo stato ideale. Pensa se restassi ferma a un qualche tappa precedente della mia vita e decidessi dio non proseguire. Immagina se stabilissi che alcuni momenti del passato sono talmente belli, certi legami così gratificanti, alcune persone tanto importanti che non voglio perderli, e mi aggrappassi a loro come ad una corda salvatrice, a ciò che non sono più. ….

Nonostante ciò è stato doloroso abbandonare ognuno di questi luoghi, lasciare la mia infanzia, abbandonare l’utero, lasciarsi alle spalle l’adolescenza. Ciascuno di queste azioni ha implicato delle perdite da un lato, e profitti dall’altra ma è grazie a ciò che si diventa ciò che si è.

Non esiste un profitto importante che non implichi, in qualche modo, una rinuncia, un costo emotivo, una perdita, perché questa è la verità che si scopre alla fine: che il dolore è imprescindibile dal nostro processo di sviluppo personale, che le perdite sono necessarie per la nostra maturazione e che quest’ultima, a sua volta, ci aiuta a percorrere il nostro cammino.

Quanto più ci si sgancia, tanto maggiore sarà la crescita. Più si è maturi, minore sarà la disperazione di fronte a ciò che ho perso; meno ci si tormenta per ciò che è stato, meglio si potrà continuare a percorrere il cammino.

Se sai chi sei, sarai in grado anche di abbandonare volontariamente e dolorosamente qualcosa per far posto ai nuovi desideri.

Bisogna svuotarsi per potersi riempire. Una tazza serve solo quando è vuota. Una tazza piena non ha senso perché non la si può riempire con niente. Non può dare nulla perché prima dovrà imparare a svuotarsi.

Non si è solo ciò che si possiede ma anche e soprattutto ciò che si è in grado di dare. E per questo è necessario sperimentare la perdita, il distacco e una certa dose di dolore perché si perde qualcosa anche quando si decide di proprio iniziativa di dare ciò che è nostro.

Per poter rispondere alla domanda “Chi sono?” bisogna accettare anche il vuoto, lo spazio dove, per decisione, per caso o per natura, non c’è più quello che c’era prima.

Questa è la nostra vita: disfarsi del contenuto della tazza per poterla riempire di nuovo. La nostra vita si arricchisce ogni volta che la riempiamo, ma anche ogni volta che la svuotiamo perché, quando lo facciamo, ci stiamo aprendo alla possibilità di riempirla di nuovo.

Personalmente la storia del mio rapporto con la mia crescita e con il mondo è la storia di questo ciclo dell’esperienza: entrare e uscire, riempirsi e svuotarsi, prendere e lasciare. Anche se non sempre è un processo facile. Anche se non sempre è privo di danni ……

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Per saperne di più:

Judith Viorst – Distacchi – Ed. Sperling Paperback

Lasciarsi alle spalle ciò che non c’è più (I parte)

distacchi

Alcune persone pensano che aggrapparsi alle cose le renda più forti, ma a volte si necessita di più forza per lasciare andare che per trattenere – Hermann Hesse

In alcuni momenti di questo viaggio per ri-trovare se stessi, cercando risposte, può accadere di confrontarsi con la scoperta che il “chi sono” non si sovrappone necessariamente al “chi ero” e a volte il mio “io” di oggi è completamente diverso dal mio “io” di ieri nonostante sia eredità di quest’ultimo. Questo significa che non sono colei che ero e anche che non ho accanto né le stesse cose, né le stesse persone di allora. E questo può fare male …….

Il dolore è un evento imprescindibile e fa parte della nostra crescita. Tutte le sensazioni associate alla tristezza sono normali, nessuna esperienza costituisce di per sé una malattia, nessuna è minaccia della nostra integrità.

Può darsi che in un determinato momento, di fronte ad una specifica situazione, una persona reagisca attraversando un processo di grande sofferenza. Ma è anche possibile che la stessa persona, o un’altra, in un momento diverso ma comunque simile, attraversi un altro tipo di dolore, molto più grande e intenso.

E’ giusto così: il vissuto di ciascuno di fronte ad un dolore è una questione unica e personale.

Prendiamo alcune migliaia di persone e tingiamo i loro pollici con la vernice nera. Chiediamo poi loro di lasciare le impronte sulla parete. Ciascuna sarà diversa, non ce ne saranno due uguali, perché non esistono due persone con le stesse impronte digitali.

Tuttavia, hanno tutte caratteristiche simili che ci permettono di studiarle e sapere di più sul loro conto. Ognuno dei nostri dolori, al pari delle impronte, è unico e ogni modo di affrontarlo è irripetibile.

Nonostante ciò, ogni dolore somiglia, in alcuni punti, a tutti gli altri dolori e questi tratti comuni ci consentono di capirli maggiormente. Di fatto “aiutare” qualcuno in un momento di dolore significa lasciar libero chi soffre di esprimere le proprie emozioni, qualunque esse siano, a suo modo e con i tempi di cui necessita. Noi counselors, insieme a psicologi e psicoterapeuti concordiamo sul fatto che la possibilità di trovare una forma d’espressione del vissuto interiore aiuta ad alleviare il dolore di coloro che stanno attraversando questo cammino.

Potremmo chiederci perché mai una persona dovrebbe pensare che si separerà dalle cose? Ci sono molte cose che una persona tiene con sé per tutta la vita. A quelle potremmo aggrapparci tranquillamente, sapendo che staranno al nostro fianco fino all’ultimo minuto. Sarebbe bello se non fosse per il fatto che è impossibile.

Questo è il primo insegnamento dell’essere adulti! E se non vogliamo accettare questo ci illuderemo fingendo finte eternità possibili. Inoltre, quanto si può godere di qualcosa per la quale si ha l’estrema paura di  perderla????

Poniamo il caso che ci sia un oggetto sulla mia scrivania fatto di un materiale caldo e splendido al tatto. Supponiamo che lo tenga saldamente tra le mani per paura che qualcuno me lo voglia rubare ; che succederebbe se il pericolo (anche se immaginario) continuasse a incombere ed io continuassi a tenere strettamente l’oggetto fra le mie mani?

In primo luogo mi renderei conto che non c’è più nessuna possibilità di godere al tatto di ciò che stringo (provaci adesso, metti qualcosa con forza tra le mani e stringi. Guarda se riesci a percepire come è al tatto. Non puoi. L’unica cosa che puoi sentire è che lo stai afferrando, che stai cercando di evitare che si perda).

La seconda cosa che potrebbe accadere, tenendolo strettamente fra le mani, è sentire dolore (continua ad afferrare l’oggetto con forza in modo che nessuno possa portartelo via e osserva cosa succede).

Ho ottenuto ciò che volevo però lungo la strada ho rinunciato a tutta la felicità che veniva dalla  relazione con l’oggetto in sé.

Questo è quello che succede insistendo con la stupida necessità di possedere quello che non ci appartiene più: che sia una qualunque idea ritenuta baluardo o una qualsivoglia relazione, inclusi i legami più stretti, con i genitori, figli o partner.

Di fatto ciò che fa sì che i miei vincoli transitino attraverso spazi godibili è, continuando nella metafora, potere aprire la mano. Imparare a non vincolarmi nell’odiosa maniera di conquistare, controllare o stringere ma piuttosto lasciarsi andare ad una situazione di vero incontro con l’altro senza timore di provare in seguito dolore.

Il modo per non soffrire “di più” non è amare “di meno”, cercando di non compromettersi affettivamente con niente e con nessuno, ma imparare a non rimanere legati a ciò che non c’è più.

Impegnarsi a godere di quello che si ha in ogni momento e fare il possibile perché sia meraviglioso finchè dura. Non vivere oggi pensando a quanto è stato bello ieri, ma sforzandosi di rendere entusiasmante quello che avviene ora.

Restare ancorati a ciò che accade in ogni momento presente, non a ciò che è stato. Restare legati a ieri significa vivere schiavo del passato, coltivando ciò che non è più.

Che succede se una persona trae vigore dal riscoprire ogni giorno la sua relazione con l’altro? Che succede se ci obblighiamo a rinnovare l’impegno con l’altro quotidianamente piuttosto che una volta per sempre? Per molti, timorosi, insicuri e intransigenti, la relazione diventerà un vincolo poco impegnato, per me è esattamente il contrario: non bisogna attaccarsi ad una persona, situazione o relazione, come una cozza su uno scoglio, e se domani ciò che dà tanto piacere finisce, essere in grado di prendere la decisione di lasciarlo andare, ma finchè non arriva quel momento ( e non è detto che deve arrivare per forza) cercare di impegnarsi completamente.

Essere chi sono è correre il rischio di percorrere senza paura questo cammino “bagnato di lacrime” perché oltre alle persone che uno perde ci sono situazioni che si trasformano, legami che cambiano, tappe della propria vita che si superano, momenti che finiscono e ognuno di essi rappresenta una perdita da elaborare …..

…… continua nel prossimo post

Fare Pulizia …..

semi 1

“Come il contadino passa al setaccio i semi per togliere le impurità, noi dobbiamo imparare a passare al setaccio la nostra vita, cosìfacendo spesso pulizia, manteniamo la chiarezza che ci serve per attirare nuove esperienze”

Risonanze del week-end …..

Siamo esseri che adorano riempire ogni cosa con i propri ricordi, con i propri cimeli di famiglia; ogni spazio a disposizione continene tantissime coseche sono appartenute ad un passato lontano, che non servono più, ma di cui non riusciamo a disfarci.

Conclusione? Esse occupano spazio, uno spazio che, se liberato e pulito, potrebbe contenere cose nuove.

Quante volte ci lamentiamo perchè la vita tradisce le nostre aspettative? Tantissime.

Tuttavia non possiamo permettere che le novità entrino nella nostra vita, se prima non prepariamo per loro lo spazio necessario per collocarsi.

Ora è arrivato il momento!

Liberiamoci dai tanti fardelli che ci portiamo dietro da chissà quanle passato, da chissà quale persona o storia, da chissà quale paura …. il passato è andato!

Noi e il mondo intorno a noi sta cambiando, tutto cambia costntemente, in noi  e fuori di noi, ad ogni nostro respiro, ad ogni nostro battito di cuore.

Prendiamoci il tempo di svuotare tutti gli armadi, di mettere da una parte quello che serve e di lasciare andare quello che non serve più.

E se prima pensavamo di non avere abbastanza spazio, ora, dopo aver fatto pulizia, ci stupiremo quanto vuoto sia rimasto in quegli stessi armadi.

La chiarezzza arriva sempre eliminando ciò che non va o che non serve.Ogni scelta, ogni decisione è necessario che nasca dalla chiarezza, altrimenti il rischio sarà di prendere ancora una volta cose che non ci servono, o peggio ancora, ci fanno male …..

Sull’osare …. una storia

OSARE 6

 

 

“C’era una volta un uomo che stava scalando una montagna. Stava facendo una salita piuttosto complicata, in un luogo dove c’era stata un’abbondante nevicata.

Aveva passato la notte in un rifugio e, il mattino seguente, la neve aveva coperto tutta la montagna, il che rendeva la scalata ancora più difficile. Ma l’uomo non era voluto tornare indietro, cosicchè, in un modo o nell’atro, con fatica e coraggio, continuò ad arrampicarsi sempre più su, scalando questa altissima montagna.

Finchè, ad un certo punto, forse per un calcolo sbagliato, forse perché la situazione era davvero difficile, un gancio della sua corda di sicurezza cedette. L’alpinista scivolò e cominciò a cadere a picco a lato della montagna, sbattendo selvaggiamente contro le pietre in mezzo ad una valanga di neve.

Tutta la vita gli passò davanti agli occhi e, mentre inerme aspettava il peggio, sentì che una fune gli accarezzava il viso. Senza pensarci vi si aggrappò istintivamente. Forse la fune era rimasta appesa a qualche appiglio … Se era così, era possibile che reggesse e arrestasse la caduta.

Guardò in alto, ma era tutto coperto di neve che, tra l’altro, gli cadeva addosso. Ogni secondo sembrava un secolo in questa discesa accelerata e interminabile. All’improvviso, la corda si fermò con uno strattone e resistette. L’alpinista non riusciva a vedere nulla, ma sapeva che, per il momento era salvo. La neve cadeva intensamente e lui stava lì, inchiodato alla fune, sentendo moltissimo freddo ma appeso a quel pezzo di lino che gli aveva impedito di morire schiantandosi sul fondo della valle tra le montagne.

Cercò di guardarsi intorno, ma non c’era verso, non si vedeva niente. Gridò due o tre volte, ma si rese conto che nessuno poteva sentirlo. La sua possibilità di salvarsi era molto remota: anche se avessero notato la sua assenza, nessuno avrebbe potuto cercarlo prima che avesse smesso di nevicare e, anche allora, come avrebbero fatto a sapere che l’alpinista era appeso in qualche punto del burrone.

Però se non avesse fatto subito qualcosa, sarebbe stata la fine.

Ma che fare?

Pensò di arrampicarsi lungo la corda per cercare di raggiungere il rifugio ma si rese immediatamente conto che era impossibile. All’improvviso sentì la voce. Una voce dentro di sé che gli diceva: “Salta”. Forse era la voce della sua saggezza interiore, forse di qualche spirito maligno, forse un ‘allucinazione … E sentì che la voce insisteva: “Salta … salta ..” .

Pensò che saltare significasse morire sul colpo. Pensò alla tentazione di scegliere la morte per smettere di soffrire.

E per tutta risposta la voce si ostinò con ancora più forza: “Salta, non soffrire più, questo è un dolore inutile, salta!”. E, di nuovo ebbe l’impulso di aggrapparsi ancora più forte, mentre si diceva coscientemente che la voce che lo incitava a saltare, senza dubbio non poteva essere quella che gli aveva salvato la vita.

La lotta continuò per ore, ma l’alpinista rimase aggrappato a quella che pensava fosse la sua unica possibilità.

La leggenda racconta che, il mattino seguente, la pattuglia di ricerca e salvataggio trovò lo scalatore quasi morto. Gli restava appena un soffio di vita. Qualche minuto in più e l’alpinista sarebbe morto congelato, paradossalmente aggrappato alla sua corda ….. a meno di un metro da terra …. “

Jorge Bucay

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A volte dunque non saltare può condurci alla morte. In alcune occasioni la nostra vita è legata a quel salto, al lasciare andare le cose alle quali ci aggrappiamo fortemente, credendo che possederle sia ciò che continuerà a salvarci dalla caduta.

Tutti tendiamo ad aggrapparci alle idee, alle persone, alle esperienze vissute, ai legami, agli spazi fisici, ai luoghi conosciuti senza osare l’ignoto.

Troppo spesso, anche se intuitivamente ci rendiamo conto che aggrapparci non ci porterà a nulla, continuiamo a restare ancorati a quello che non ci serve o non c’è più, fuggendo dalle fantasiose conseguenze che immaginiamo accadranno se ci permettiamo di lasciarlo andare.

Vivere attivamente è permettere che le cose cessino di essere per far posto a cose nuove, è smettere di aggrapparsi al passato per paura dell’ignoto. Diventare adulto implica sempre perdere qualcosa, anche se fosse solo uno spazio immaginario. Crescere implica abbandonare una realtà precedente, anche se ci sembra più sicura, più protetta e quindi più prevedibile.

Continuare a rimanere aggrappati al passato è rimanere centrato su quello che ho perché non ho il coraggio di vivere quello che succede.

Imparare ad elaborare una perdita significa andare verso il nuovo, passare dal conosciuto allo sconosciuto per continuare a crescere …..

“Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto” Oscar Wilde

Camminare …..

camminare 4

Riappropriarsi del tempo. Camminare salendo piano e fermarsi, solo qualche secondo, ad ascoltare il silenzio del nulla. E poi, piano, ricominciare a muoversi.

Fermarsi di nuovo a pensare, parlarsi e rispondersi, ritrovandosi.

Stendersi poi sulla terra, sull’erba e stando giù cambiare la prospettiva e guardare tutto da un altro luogo.

Stendersi ed aprire il sipario su piccole foglie argentate e tremolanti. E stesi così rinascere dalla terra con gli occhi rivolti altrove, su, per incontrarsi in modo nuovo.

Arrampicarsi, aggrapparsi sudando ed ansimando sentire il respiro caldo e vivo. Ansimare in modo naturale e ritmico in sincronia con tutto il resto. E poi fermarsi di nuovo.

Mangiare e sentire sapori nuovi. Gli stessi colori, le stesse rotondità, questa volta vive, entrare lentamente e finalmente essere accolte e riconosciute come amiche.

Mangiare rispettando ogni piccolo pezzo, mangiare mordendo piano, lasciare alla bocca tempo e spazio per esplorare ed assimilare, viva, ciò che è vita.

E poi ricominciare a camminare riscaldati dagli scarponi sporchi di terra, pregni di fango e di vita, umidi di memoria e di emozioni. Lasciarli andare liberi e sporchi, lasciarli scivolare sulla crema nocciolata delle zolle in cima ad una collina fleshata dall’oro metallico.

Camminare fino a quando le luci appaiono ormai lontane, il tramonto riparato, ed i passi riecheggiano nel silenzio e nell’oscurità che è un’oscurità che non minaccia. Tutto senza fretta, assolutamente senza uno scopo, nemmeno quello di arrivare. Lentamente e dolcemente.

Ma cosa vai a fare?

Cammino dentro….. Ed è bellissimo………

 

Daniela Fregosi

 

 

Risonanze e assonanze

NEL BLU

Tornando dal residenziale ADYCA asd “La coscienza dell’Ombra: viaggio nei sotterranei dell’Ego” ……

 

Sai quello che vuoi, ora lo sai! Puoi avere quello che vuoi, ora lo puoi!

I moti del tuo ego soddisfatti,  le voci lontane dei tuoi turbamenti, ascoltate,il mondo ai tuoi piedi pronto per essere preso…

“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella di questo reame?” … sei tu!

Sollevati là in alto, all’altezza del sole, succhiane il calore che ti penetra dentro, che t’importa del resto? ….

Domani, domani vedremo …..

Evita ancora per un po’ i pensieri, stai leggero e poi vai …..

Vai a mangiare la mela, se vuoi, ma cercala rossa, che ti faccia peccare, così, tanto per fare….

Vai a cercare un gioiello, che sia quello più bello , più grande, più brillante del sole, accostalo al tuo viso, e poi brilli anche tu.

Lascia stare il pensiero …. Hai bisogno di stare sdraiato a cercare i tuoi vizi, a lasciarti un po’ andare …

Dissolviti nel sole di Luglio che ti rapisce …. Dissolviti nel caleidoscopio di colori che circondano ogni più piccola particella che abbia vita, fluttua tra le nubi di energia che si sprigionano dal tuo corpo ritrovato ….

Placa la tua irrequietezza, non lasciarti rapire da nessuna impazienza: rallenta la mente, se salta qua e là, smetti di classificare la vita …. lasciala andare…..

Non restare bloccato nelle strade tortuose e nei vicoli del pensiero, non è tempo per questo … abbraccia la tua pigrizia ….

Le strade sanno di estate ed è inutile camminare con le scarpe da neve, se hai voglia flirtare con la vita non sentirti in dovere di prendere impegni complicati ….. abbandonati al più bel sogno a occhi aperti che ti si presenterà senza preavviso …. Accoglilo …

Se rimani tutta qui a gustarti il calore di luglio e la voglia di nuovo, tutto quello che tocchi può diventare oro per te. Desidera e ti verrà dato, chiedi e troverai tra le mani l’oggetto del tuo piacere. Non temere di domandare, ti basterà soltanto portare lo sguardo sul tuo volere e avrai per te quello che cerchi …..

Rimani nel non Tempo …. non importa, ora, chi sei, l’importante è soltanto “che”Sei! …. Verrà il tempo in cui avrai di nuovo la mente sveglia e capace di dare risposte, l’intuizione agile e svelta …. Ora lascia che i tuoi pensieri si facciano silenziosi …. sempre più silenziosi ….

Uomo o donna che tu sia scivola via leggera …. Respira profondamente, lentamente ….

Un punto blu …. entra in questo punto blu … una macchia di colore, abbandonati a questa distesa di azzurro e di blu …. Lasciati andare …. Cullato da correnti leggere che ti fanno andare avanti e indietro, a destra e a sinistra ….

Stai danzando nel blu …. Lascia che sia …. Goditi questa pace meritata dopo il lungo viaggio ….

 

 

 

 

liberamente tratto da:

S.Garavaglia “365 pensieri per l’anima” – Ed.Tecniche Nuove

Accettazione, pazienza e fiducia …..

accettazione 2

” … siamo entrati in noi stessi, per davvero. Era tutto lì vicino, ma non ci andavamo mai …” C.Andrè

A volte le persone confondono il concetto di “lasciare andare” un pensiero o un’emozione, cioè accorgersi di quando affiorano alla coscienza senza seguirli con il fatto di allontanare una emozione dolorosa cercando di rimuoverla.

Ma la piena coscienza non è rimozione, e non nasconde nulla. Anzi, permette di interrompere lo stato di stordimento collegato alla negazione dandoci la facoltài di essere onesti con noi stessi.

L’attenzione pienamente cosciente ci dà la possibilità di vedere i fatti in se stessi, senza farci ingannare dalle storie che costruiamo come copertura.

Quando guardiamo apertamente emozioni intense o dolorose sviluppiamo una sorta di coraggio e capacità di accettazione del modo in cui le cose si stanno evolvendo autonomamente nella nostra esperienza. In tali momenti, non siamo guidati dalle nostre speranze o paure, non siam inclini a reprimere il dolore o a distrarci per evitarlo, e nemmeno speriamo che qualcosa intervenga per non farci provare ciò che temiamo.

Invece, se affrontiamo apertamente la paura, vediamo che probabilmente siamo più spaventati dall’idea di quanto soffriremo, che dalla reale esperienza di provare quella sensazione. La fiducia e la pazienza si sviluppano da questa consapevolezza coraggiosa.

Se riusciamo ad ascoltare con piena coscienza e cuore aperto i giudizi che diamo di noi stessi e la voce interiore che critica il nostro operato, possiamo anche più facilmente mettere tutto nella giusta prospettiva.

La piena coscienza non ci giudica, incolpa o condanna per le emozioni che attraversano la nostra mente. La piena coscienza ci aiuta a vedere la distorsione con più chiarezza, come se fosse una delle emozioni che ci inquietano, e non la voce della verità.

La piena coscienza rende vividamente chiara la differenza tra essere presenti o distratti. Questa percezione può attivarsi nella nostra vita quotidiana, per esempio rendendoci consapevoli di quanto non siamo veramente presenti a ciò che stiamo facendo, quando svolgiamo i nostri compiti come automi, e siamo assenti con la mente.

Uno degli scopi della piena coscienza è di mantenerci sintonizzati con il presente. Essa non consiste nel pensare a ciò che proviamo: è una semplice attenzione profonda all’esperienza stessa. La distrazione è un sintomo che serve a segnalarci che stiamo evitando la verità di un determinato momento.

Per ri-trovare l’equilibrio può essere utile farci questa domanda: “Che cosa mi impedisce di stare nel presente?” A volte la risposta fa emergere l’influenza nascosta dei nostri schemi emotivi più profondamente radicati. Spesso sono proprio le nostre reazioni abituali alle emozioni che ci impediscono di provarle. Se le temiamo, o le evitiamo, non siamo in gradi di affrontare l’esperienza cosi come è, con una consapevolezza concentrata. E’ una sorta di corrispettivo mentale del cambiamento di posizione per evitare anche il più lieve disagio.

La capacità di mantenere, quindi, la nostra consapevolezza concentrata stabilmente può spezzare la resistenza della mente alla realtà del momento portandoci ad accettare quello che accade nel qui e ora senza evitarlo, bensì con pazienza e fiducia verso noi stessi . Semplicemente “stare” senza chiudere la nostra esperienza evadendo in sogni ad occhi aperti ….

Dare e ricevere: la pulsazione dell’esistenza

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“Non esiste un dare che non sia nello stesso tempo un ricevere.” V.Barbaro

Dare e ricevere sono due termini di un unico processo. Soltanto quando comprendiamo questa idea possiamo cominciare a percepire che nel dare riceviamo e nel ricevere diamo. O forse, quando ci rendiamo conto che nel dare riceviamo e nel ricevere diamo, cominciamo ad intuire la verità di questa affermazione: le frontiere sono solo apparenti e gli estremi sono le due facce della stessa medaglia.

Uno dei due poli sembra attivo e l’altro passivo; in realtà il ricevere, nel prendere quello che ci viene dato, include un aspetto attivo e il dare comprende in sé anche la passività di offrire senza insistere, a mani aperte.

I due movimenti sono in relazione con l’affidarsi, che implica dare e ricevere come un solo atto. E’ un errore quindi considerarsi come una persona che dà, ma alla quale costa ricevere, e viceversa.

Il nostro ego vive in un mondo duale di opposti. Credi poter dare senza ricevere o di ricevere senza dare. Viceversa il grande insegnamento è che non si tratta di dare “o” ricevere, ma di entrare nel processo della vita, dove entrambi i movimenti sono la pulsazione dell’esistenza reale.

Quando ci rendiamo conto della nostra difficoltà nel dare, nel ricevere o in entrambi, abbiamo già fatto il primo passo per comprendere i nostri atteggiamenti e per vedere dove è il nostro “blocco”; ed è probabile che avremo più chiarezza nell’affrontare il passo successivo del nostro lavoro interiore. Ancora una volta la sincerità verso se stessi è la chiave per cominciare a vedere l’errore che ci impedisce di fluire con il processo della vita, che in fondo è un lasciar entrare e un lasciar andare.

Condizione preliminare per permettere il movimento della vita è la fiducia: fiducia che ho delle cose da dare, che ciò che posso fare, ciò che sento, ciò che penso hanno valore, che il mondo e gli altri sono pieni di cose buone per me e che la vita è scambio, intreccio, relazione.

La base per poter essere aiutati è coltivare un atteggiamento aperto verso ciò che sta fuori di noi, sentire che è positivo, coglierlo e che quello che viene dall’esterno ci può nutrire.

Come potremo essere in grado di dare, se non ci apriamo a ricevere? E come potremo ricevere, se non diamo?

Aver fiducia è l’azione fondamentale, è l’atteggiamento che permette al neonato di sopravvivere: si abbandona docilmente ad essere alimentato, vestito, amato dagli altri. Il neonato riesce a dare semplicemente attraverso la sua presenza e la sua esistenza, per questo è in grado di ricevere tanto. E, in seguito, da adulti, confondiamo la maturità con la diffidenza, il buonsenso con il sospetto, la prudenza con la rinuncia a priori.

Se impariamo ad aver fiducia che l’energia di cui avremo bisogno sarà sempre disponibile e che potremo coglierla se ci corrisponde, saremo capaci di far circolare tutto quello che ci arriva, permetteremo al nostro sapere di sgorgare naturalmente da noi stessi e saremo generosi nel dare idee, affetto, gesti.

Allo stesso modo sapremo lasciare andare il vecchio, fiduciosi di ricevere il nuovo di cui abbiamo bisogno.

Abbiamo diversi modi di relazionarci con ciò che riceviamo da fuori, con ciò che non è nostro e viene verso di noi.

Un modo è quello di ricevere quello che ci viene dato con allegria, semplicemente, aperti alla sorpresa, godendo, ad esempio, dei regali di compleanno, senza fare paragoni con ciò che ci aspettavamo o con quello che avevamo regalato a nostra volta.

Un altro modo è quello di ricevere con ansia, impazienza, prendendo ciò che viene: ce ne impadroniamo e lo tratteniamo. Ci fanno un regalo e noi ci attacchiamo ad esso immediatamente, temiamo di dimenticarlo, di perderlo o che ce lo portino via. Se questa modalità si accentua, arriveremo ad ottenere quello che desideriamo, rubandolo al mondo.

All’altro estremo, possiamo accettare molto poco dal mondo e da colui che ci sta offrendo qualcosa, come se avessimo un filtro a luci rosse che ci fa dire, compulsivamente, “no grazie!”.

Anche rispetto al dare, ci sono modi diversi di relazionarci con quello che esce da noi verso il mondo, verso le persone e le cose. Possiamo lasciare che la nostra ricchezza sgorghi dal nostro interno verso dove è necessaria; possiamo dare spontaneamente, come un bambino che offre il suo giocattolo più caro ad un altro che ha le mani vuote.

Possiamo dare con un atteggiamento più attivo, insistendo perché l’altro mangi il nostro cibo, assuma la nostra idea o la nostra opinione. Questo atteggiamento può essere ancora più accentuato, e allora imponiamo all’altro la nostra visione, il nostro sentimento, perfino una nostra carezza, senza chiedergli se lo desidera, senza chiederci se gli fa bene. Possiamo addirittura offenderci se l’altro non vuole o non prende ciò che gli diamo.

All’altro estremo, può succedere che abbiamo molte resistenze a dare qualcosa, diamo con il contagocce, sempre sulla difensiva, temendo che se diamo rimarremo vuoti.

E’ molto interessante come questi modi di dare e di ricevere si possono manifestare in qualunque nostro atteggiamento verso il mondo, gli altri, le cose, ad esempio nel modo di parlare, di offrire un regalo, un saluto, di prendere una fetta di torta, di ascoltare e perfino nel modo di respirare o di sorridere.

Se abbiamo una disfunzione nel dare la avremo anche nel ricevere. Entrambi i movimenti sono così intrecciati tra loro che è impossibile cercare di venire quale sia venuta prima, se la difficoltà ne l dare o quella nel ricevere o se siano nate insieme.

Possiamo quindi intuire che, per poter dare, prima di tutto abbiamo dovuto ricevere …..

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