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Scegliersi per scegliere

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“La magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo fare accadere qualsiasi cosa.” J.W.Goethe

Per scegliersi è necessario pensare di avere valore, di potere fare la differenza, di poter essere significativi nel determinare eventi e situazioni, di essere, in definitiva, il nostro meglio, per fare scelte e raggiungere obiettivi.

Nella mia esperienza umana e professionale ho potuto constatare quanto l’essere umano possa incidere in maniera determinante sul suo percorso di vita.

Possiamo riassumere ciò in tre punti fondamentali:

  • Ciò che siamo e saremo dipende soprattutto da noi e dalle nostre scelte;
  • Per poter scegliere occorre scegliersi
  • Per scegliersi occorre conoscersi.

Migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, realizzare le proprie mete, è sempre possibile, a qualunque età e in qualunque luogo, diventando così padroni e non schiavi dei propri comportamenti, delle proprie reazioni emotive, del proprio passato e presente e anche dei propri progetti futuri.

La riuscita delle nostre azioni presuppone volontà, motivazione e impegno costante, presuppone soprattutto fiducia nelle proprie possibilità.

E’ il “saper essere” che fa la differenza nella riuscita o meno di un’impresa, valorizzando gli altri saperi (conoscenza ed abilità – “sapere” e “saper fare”) e consentendo di sfruttare al meglio le poche o tante opportunità che il contesto ci offre.

In particolare quello che emerge in maniera più preponderante e che diventa la chiave di volta perché le possibilità si realizzino è la “fiducia in se stessi”, imparando ad apprezzarsi come preziosa risorsa, ricca di potenzialità umane e qualità e non di pregi e difetti, diventando sempre più abili a distinguere tra quello che vogliamo realmente e quello che è

  • Solo apparenza, ossia tutti quei desideri nati per sollecitazioni esterne ma mancanti di una vera e propria motivazione interna;
  • Solo illusoria costrizione.

Ricordiamoci che gli altri hanno potere su di noi solo se siamo noi a darglielo!

Migliorando la conoscenza di noi stessi, imparando ad ascoltarci, possiamo toccare con mano cosa ci soddisfa e cosa no e capire quali sono le direzioni importanti su cui investire il nostro tempo e le nostre energie, evitando così di sprecare e disperdere tempo ed energie, se non per scelta.

Spesso pensiamo che sia normale che i sogni che abbiamo coltivato da bambini o ragazzi con l’età adulta scompaiono, ma questo non è normale è solo ciò che accade nella norma, ma accade quello che ci si aspetta che accada perché l’essere umano cerca conferme alle proprie idee e sensazioni e generalmente teme il cambiamento e la diversità.

Noi però siamo calati in una realtà in continuo divenire, non c’è nulla di fisso e immobile, quindi crescere ed evolvere presuppone il cambiamento, la disconferma, il coraggio del dubbio e la fiducia nella possibilità di un evolversi positivo che ci porti proprio là dove avevamo sognato di arrivare.

Il punto non è cosa possiamo, ma cosa vogliamo e a quale prezzo ci interessa, maturando flessibilità sul come e quando realizzare l’obiettivo, perché questo non dipende solo da noi, siamo sì la variabile più significativa nel condizionare cosa ci accade, ma non l’unica.

La nostra realizzazione passa anche attraverso gli altri. Infatti, qualsiasi obiettivo vogliamo realizzare è nell’ambito di un contesto sociale, quindi possiamo essere fermi sull’obiettivo, ma flessibili sui tempi e modalità, essendo disponibili a negoziare, tali termini, con il contesto di riferimento.

Quando non riusciamo a realizzare quello che vogliamo è perché qualcosa non ha funzionato in noi o fuori; si tratta quindi di capire cosa e valutare l’opportunità o meno di ritentare, stando attenti al come e al quando.

E’ fondamentale allora capire quali sono le variabili in gioco nel sistema e quale è il grado di controllo/influenza da noi esercitabile su di esse per ottimizzare le nostre possibilità di riuscita.

Credere nelle proprie possibilità, esprimendolo con i comportamenti adatti, significa darsi delle opportunità e assumersi la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte e dei propri risultati.

Significa non ricorrere più al “ho dovuto farlo, mi hanno obbligato, devo farlo …”, come eventuale giustificazione per tutto quello che nella nostra vita non ci soddisfa; ma significa anche riaffermare la nostra sovranità e il nostro potere rispetto ai contesti di vita “nel bene e nel male sono io il regista della mia vita…”, “sono io a decidere come comportarmi, non mi limito a re-agire agli altri, ai contesti, all’ambiente”.

Non accettare la responsabilità conseguente all’avere il potere di scegliere è negarsi la possibilità di realizzarsi, di essere felici, di vivere consapevoli che “vivere” è già un successo.

In troppi hanno già perso la speranza, anche giovanissimi.

Troppo forte è la tentazione di accontentarsi di quello che si riesce ad avere senza grandi sforzi, perché non crediamo abbastanza che ciò che siamo e abbiamo dipende da ciò che facciamo e da come pensiamo, sentiamo e agiamo.

Diciamo:” a che pro sforzarmi per ottenere qualcosa di più, tanto non dipende da me, c’è il caso, ci sono gli altri …”

Se io non mi do chance, perché pretenderlo dagli altri o dalla fortuna? Solo realizzando il viaggio so che arriverò!

E’ necessario credere di poter investire su di noi, scegliersi, anche se gli altri intorno a noi non rafforzano la nostra motivazione perché già si sono arresi.

Riconoscendo e riaffermando il “diritto di proprietà” della nostra vita e rafforzando la capacità di scegliere e realizzare obiettivi per noi stessi, possiamo partecipare consapevolmente alla nostra realizzazione.

Noi siamo la nostra migliore occasione!

Il mio augurio per tutti noi è quindi un “in bocca al lupo” trasformato, dove il “lupo” siamo noi non la fortuna, il caso o gli altri ….

“in bocca alla nostra fiducia e volontà, al nostro impegno, in bocca ai nostri sogni trasformati in realtà!”

liberamente tratto da: S.Vulcano “Scegliersi, scegliere, essere scelti” FrancoAngeli

 

Avanzare verso la gioia di vivere ….

enjoy the life

“Siate felici! E se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non vi scordate della felicità” R.Benigni

Vivere la vita animati dalla gioia di vivere a volte sembra più facile a dirsi che a farsi. Ogni persona cresce e cambia seguendo un ritmo che gli è proprio. Tuttavia quando intraprenderete il vostro personale processo seguite subito la voglia di rallegrare la vostra vita, battete il ferro finchè è caldo. Mentre ne gusterete i benefici, la vostra gioia di vivere traboccherà e, chissà, forse avrà l’effetto di colorare la vita delle persone intorno a voi.

Per avanzare verso la “gioia di vivere” sono necessarie tre condizioni:

  • Volere e Credere: nessuno all’infuori di noi può darci la gioia di vivere; così come nessuno all’infuori di noi può trasportarci fuori dalla nostra “infelicità di vivere”. La gioia di vivere è soprattutto e innanzitutto un fenomeno interiore, la qualità del contatto con se stessi, uno stato dello spirito. La gioia di vivere è una scelta: voler provare il piacere, la gioia, la felicità, la leggerezza, la facilità, la creatività, “il paradiso nella propria vita”, e credere che la gioia di vivere nella vita di ogni giorno sia possibile. Concedersi la gioia di vivere significa riconoscersi il diritto di star bene in ogni istante della propria vita e di “scegliere” di conseguenza ciò che fa piacere, ciò che ci fa bene, invece di subire la vita brontolando passivamente. La gioia di vivere è una serie di piccoli piaceri, di momenti di qualità, di gioia pura e gratuita. La sua definizione varia con il tempo, con l’età, con le fasi della vita. Una scelta straordinaria fatta due anni fa, oggi potrebbe rivelarsi non gratificante. Ecco perché è sempre meglio chiedersi cosa ci fa star bene nel presente.
  •  Entrare in contatto con la propria anima: questo non ha niente a che vedere con la religione o con Dio, in nessun senso. L’anima è quell’ essere che vive nella parte più profonda di noi. L’essere che apprezza, che ama, che sta bene. Chi vive in noi senza artifici né complessi. L’essere che ritroviamo quando siamo soli, quello che ci consola, che ci consiglia, che ci protegge. L’anima ama la pace, la gioia, la calma, l’armonia, la contentezza. Quando le si lascia tutto lo spazio può esprimersi con un grande spiegamento di forze lasciando al suo passaggio momenti di eternità. Attenzione, non parlo dell’ego che, invece riflette la personalità, l’orgoglio, la sensibilità umana, i processi di reazione e, talvolta, i conflitti non risolti con se stessi.. Di solito quando l’anima non viene interpellata è l’ego che parla. Essere in contatto con la propria anima significa intraprendere la strada della serenità interiori. L’ego vive ad una frequenza energetica più bassa, come nelle situazioni di conflitto in cui si può sentire tensione, disagio, malessere. L’anima vive ad un livello energetico più elevato, come nei momenti di armonia in cui si sente un’energia vivificante piena di luce. Come si può fare quindi per aumentare queste “vibrazioni “ buone nutrendo di conseguenza la nostra anima? Cercando il piacere, le attività in cui ci sentiamo bene, in cui ci si sente in pace e armonia con noi stessi. Provate a fare la lista delle situazioni in cui vi piacerebbe trovarvi e concedetevi questi piaceri il più spesso possibile. Solo dopo passeremo a risolvere i problemi. Di solito, invece, si fa il contrario. Prima si gestiscono i problemi, poi ci si gratifica. Per un miglior risultato, prendetevi innanzitutto cura di voi. Consultate la vostra anima e chiedetele di cosa ha bisogno, di cosa ha voglia. Ascoltate la sua risposta e agite di conseguenza. Gioia di vivere istantanea garantita. Per fare questo basta semplicemente interrogare la vostra “vocina interiore”, chiedetele di cosa ha bisogno per stare bene
  •  Impegnarsi a scegliere la gioia di vivere: sugli aerei, quando spiegano le procedure di sicurezza ai passeggeri, si chiede ai genitori di mettersi la maschera per l’ossigeno prima di metterla ai figli. Ebbene, lo stesso vale per l’acquisizione della gioia di vivere. E’ necessario scegliere la gioia di vivere innanzitutto per noi stessi, prima di pensare a rendere felici gli altri. Perché purtroppo la felicità non si vive per interposta persona. La felicità vissuta per procura è una tiepida compensazione, che, presto o tardi, chiede il conto e spesso porta delusioni. Eccoci dunque alla fase principale da cui tutto può avere inizio l’Impegno con noi stessi ….

IO ____________________  mi impegno, a partire da oggi, a fare le cose più indicate per provare gioia nella vita quotidiana, a prendermi cura di tutto il mio essere come non ho mai fatto prima.

Comprendo che durante il percorso di apprendimento della gioia di vivere potrò attraversare un certo periodo di transizione, nel corso del quale potrò vivere emozioni e reazioni nuove per me o per chi mi è vicino. Allora mi tratterò con amore e com-passione in modo da gestire adeguatamente queste situazioni.

Firma: _______________________________________

Luogo: _______________________________________

Data:  ________________________________________

E tu cosa aspetti a impegnarti??????

I “miti” che ritardano il cambiamento (I Parte)

nuvola ombrello

Molte persone sono insoddisfatte di come va la loro vita. Sono annoiate o frustrate dal lavoro, sentono di essere costrette a lavorare troppo o troppo poco, oppure che nella posizione che ricoprono non hanno la possibilità di sfruttare appieno le loto potenzialità.

Altre sono scontente dei rapporti sentimentali che hanno cominciato e vorrebbero trovare il modo di interromperli, altre ancora non riescono più a sopportare di vivere ancora con i genitori.

Allora perché tutte queste persone non fanno qualcosa per uscire dalla situazione che le rende tanto infelici? Esitano e per lungo tempo rimangono dove sono, a volte per anni, prima di azzardare una mossa, aspettando e sperando che le cose attorno a loro mutino in modo che saranno sgravate dal peso di dover prendere le decisioni in prima persona.

Forse cominciare a darsi da fare per effettuare importanti cambiamenti può apparire un azzardo, in fondo c’è sempre la possibilità di fare scelte sbagliate o che la nuova situazione si riveli peggiore della precedente.

Se solo ci fosse qualcuno con la bacchetta magica ……

Rimanere nella situazione in cui ci si trova sembra molto più sicuro, specialmente se si tiene conto delle incertezze insite in ogni nuova scelta, e le scuse per rimandare i cambiamenti o per prendere delle decisioni non mancano mai …

IL MITO DEL “TEMPO GIUSTO”

La scusa di dover aspettare il tempo giusto maschera spesso il timore di fare un passo nella direzione del cambiamento, anche se quel passo sembra promettere a lungo termine una vita più felice.

Nessuno nega che occorre molto coraggio per lasciare le situazioni vecchie e stabilizzate, a volte occorrono pressioni esterne veramente notevoli per spingere una persona a effettuare il cambiamento necessario. Anche in questo caso poi, non abbiamo nessuna garanzia che la nuova condizione si riveli più soddisfacente della precedente, ma la vita non è una questione di garanzie, bensì di opportunità. Procrastinare le decisioni non fa che prolungare l’infelicità, è più si permette la continuazione di uno stato di scontentezza, più risulta arduo trovare dei rimedi in un periodo successivo.

IL MITO DELLA SICUREZZA

Spesso ci si oppone ai cambiamenti perché si ha paura di quello che potrà riservarci il futuro: non importa quanto sia noioso il lavoro, quanto sia insoddisfacente il partner, ci appare sempre più sicura la scelta di conservazione rispetto all’avventura in campi inesplorati. La riluttanza a lasciare un lavoro che non ci soddisfa viene spesso coperta con la scusa della “tenacia”, quell’attesa della maturazione degli eventi nella speranza che il capo si accorga del nostro valore e ci proponga quindi una promozione con il risultato, spesso, di rimanere nello stesso posto sempre in attesa e speranzosi con la realtà , invece, che rimane immutabile.

Una situazione insoddisfacente sul posto di lavoro può portare ad un grande turbamento: quando si vede ignorato il proprio talento e si crede di non essere ricompensati a sufficienza, si diventa irritabili e impazienti. Quante sono le ulcere e gli esaurimenti nervosi dovuti alla repressione della rabbia e delle frustrazioni che potrebbero essere evitate se si trovasse il coraggio di affrontare la questione con il “capo” o si decidesse di cercare un altro lavoro.

Anche se non ne possono più del loro lavoro, sono molti quelli che non vogliono perdere la sicurezza del posto fisso, non rendendosi conto che la sicurezza è solo un’illusione.

Pensare di essere al sicuro solo se non si azzardano cambiamenti significa ingannare se stessi, poiché cìoè sempre la possibilità di essere licenziati al lavoro o abbandonati dal proprio partner senza aver commesso alcun errore.

Infatti è sempre possibile essere retrocessi al lavoro oppure l’azienda fallire, o ancora far parte di “sfoltimento” o tagli e tutto questo è al di fuori del nostro controllo. Rifiutare di esprimere i nostri desideri e bisogni nel timore di provocare guai e di mettere a repentaglio il nostro posto “sicuro” o la nostra “sicura” relazione può alla fine farci ritrovare con tutti quei problemi che non avremmo mai voluto avere e, sebbene il lavoro o la relazione continuino a essere “stabili” per un altro po’ di tempo, la nostra salute e il nostro benessere generale non lo sono più.

Sta a ciascuno di noi scegliere se continuare ad essere infelice cronicamente, oppure se provare ad affrontare una nuova impresa, la creazione di circostanze favorevoli per il futuro …..

… continua nel prossimo post …

Tu dipendi da te …..

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Se ti soffermi a pensare o leggi ad alta voce il titolo di questo post “tu dipendi da te”, sentirai che la frase torna su se stessa come il ballo spontaneo di un bambino che gira su se stesso, come il movimento della terra, che gira nonostante tutto … E’ la sua naturalezza/verità che ci attrae e/o ci allontana.

Se ancora ti soffermi a pensare o leggi ad alta voce “tu dipendi da te” coglierai l’ulteriore e straordinario messaggio di relazione di dipendenza che rende possibili, vere e costruttive, relazioni con  gli altri, tanto più si è centrati sulla relazione con se stessi.

Una buona relazione con se stessi è, infatti, condizione fondamentale per costruire relazioni positive con gli altri, per oggettivare mete e perseguire obiettivi.

Tu puoi realizzare te stesso, tu puoi perseguire le tue finalità fondamentali, tu hai il potere di trasformare la tua vita, tu puoi sceglierti, tu puoi scegliere.

Tu puoi scegliere chi essere, cosa e come essere, cosa e come fare.

Tu puoi scegliere con chi e come relazionarti con gli altri.

Tu puoi coltivare desideri e speranze, tu puoi vivere pienamente.

Tu puoi rispettare te stesso e gli altri.

Per scegliersi è necessario ritenere di avere un valore, di potere fare la differenza, di potere essere significativi nel determinare eventi e situazioni, di essere , in definitiva, il nostro meglio, per fare scelte e raggiungere obiettivi.

Migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, realizzare le proprie mete, è possibile sempre, a qualsiasi età, in ogni luogo, divenendo padroni e non schiavi dei propri comportamenti, delle proprie reazioni emotive, dei propri contesti sociali, del proprio passato e presente, o dei propri progetti per il futuro.

Credere nelle proprie possibilità è la prima condizione perché le possibilità si realizzino, imparando ad apprezzarsi come preziosa risorsa, ricca di potenzialità umane e non di pregi e difetti, riuscendo sempre più a distinguere tra ciò che vogliamo realmente, tra le nostre finalità fondamentali e ciò che è:

  • solo apparenza (desideri messi sopra per sollecitazioni esterne, per abitudine) e alla fine, infatti non ci soddisfa come ci aspettavamo;
  • solo illusoria costrizione (gli altri hanno potere su di noi solo se glielo diamo).

Migliorando la conoscenza di noi stessi, imparando ad ascoltarci, possiamo toccare con mano, cosa ci soddisfa e cosa no e capire quali sono le direzioni importanti su cui investire il nostro tempo e le nostre energie, evitando di sprecare tempo ed energie, se non per scelta.

Noi pensiamo che sia normale avere dei sogni da bambini o da ragazzi e non averli da adulti, ma questo non è normale, nel senso di sano ed inevitabile ma solo nel senso che è quello che accade nella norma, ma accade quello che ci si aspetta che accada perché l’essere umano cerca conferme alle proprie idee e sensazioni e generalmente teme il cambiamento e la diversità.

Ma la realtà è in continuo divenire, non è fissa e immutabile e quindi crescere, evolversi, presuppone il cambiamento, la disconferma, il coraggio del dubbio e la fiducia nelle proprie possibilità.

Tuttavia il punto non è solo cosa possiamo, bensì cosa vogliamo e a quale prezzo ci interessa, maturando flessibilità sul come e quando realizzare l’obiettivo, perché questo, nella maggior parte dei casi, non dipende solo da noi. Siamo, infatti, la variabile più significativa nel condizionare cosa ci accade e ci accadrà, ma non l’unica.

La nostra realizzazione passa attraverso gli altri in senso ampio. Infatti, qualsiasi obiettivo vogliamo realizzare è nell’ambito di un contesto sociale, quindi possiamo essere fermi sull’obiettivo, ma flessibili nei tempi e modalità, essendo disponibili a negoziare, tali termini.

Quando non realizzo quello che voglio è perché qualcosa non ha funzionato in me o fuori. Si tratta di capire cosa, e valutare l’opportunità di ritentare, essendo attenti al come e al quando.

In questa valutazione è importante tenere a mente che:

  • noi siamo la variabile più significativa
  • l’unica su cui possiamo esercitare il massimo controllo e la massima influenza
  • noi siamo l’unica che può dipendere da noi al 100%
  • gli altri, la fortuna, gli eventi esterni sono influenzabili solo parzialmente e solo attraverso noi stessi, quindi ancora una volta: credere nelle proprie possibilità è la prima condizione perché le possibilità si realizzino.

Credere nelle proprie possibilità ed esprimerlo con i comportamenti pratici, significa darsi delle opportunità e assumersi la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte, dei propri risultati.

Significa non poter più ricorrere al “ho dovuto farlo, mi hanno obbligato, devo farlo …”, come eventuale giustificazione per tutto quello che nella nostra vita non ci soddisfa; ma vuol dire soprattutto riaffermare la sovranità e il potere dell’individuo rispetto ai suoi contesti di vita, significa poter dire “nel bene e nel male, sono il regista della mia vita, ogni conseguenza deriva da mie scelte”, “sono io a decidere come comportarmi, non mi limito a re-agire agli altri, ai contesti, all’ambiente”.

Non accettare la responsabilità conseguente all’avere il potere di scegliere è negarsi la possibilità di realizzarsi, di essere felici, di avere successo, di vivere consapevoli che “vivere” è già un successo.

In troppi hanno già perso la speranza…..

Ci si accontenta del lavoro che capita, di risultati mediocri, di amicizie tappabuchi, di relazioni di coppia che al massimo sono di sostegno e sempre meno di amore, di ambienti di lavoro , spesso solo, falsamente sereni, carichi di tensioni e ipocrisie, dove ci si rincorre per sottolineare le qualità negative di ognuno, gli errori e raramente le qualità positive, i meriti.

Troppo forte è la tentazione di accontentarsi di quello che si riesce ad avere senza grandi sforzi, perché non crediamo abbastanza che quello che siamo  e abbiamo dipende da ciò che facciamo e da come pensiamo, sentiamo e agiamo.

Diciamo: “a che pro sforzarsi di ottenere qualcosa di più, tanto non dipende da me c’è il caso, ci sono gli altri …” Se io non mi do chance, perché pretendere chance dagli altri o dalla fortuna ?? Solo realizzando il viaggio so che arriverò!

Ma crediamo di non aver niente da perdere a lasciarci vivere. Mentre crediamo di avere molto da perdere a rischiare di impegnarci per un risultato che poi, magari, malgrado gli sforzi non si realizza; tra l’altro senza considerare che il processo, il realizzare il percorso, è già parte del risultato atteso.

Noi siamo il risultato degli apprendimenti, soprattutto inconsapevoli, che abbiamo realizzato fin qui: siamo contemporaneamente gli attori, i costruttori ed il risultato delle esperienze che abbiamo fino ad ora realizzato; siamo l’insieme delle conoscenze, capacità, opinioni, atteggiamenti, emozioni e sentimenti, che abbiamo allenato di più, vivendo e scegliendo di vivere alcune esperienze fra le tante possibili, scegliendo il chi, il cosa, come, quanto, quando e perché.

Riconoscendo e riaffermando il “diritto di proprietà” della nostra propria vita e rafforzando la capacità di scegliere e realizzare obiettivi per se stessi, noi possiamo partecipare consapevolmente alla nostra realizzazione.

Noi siamo la nostra migliore occasione!!!!

Noi siamo la risorsa più preziosa che abbiamo per essere soddisfatti di noi stessi, della nostra vita, delle nostre relazioni. Troppo spesso invece, rischiamo di sentirci ininfluenti, quasi in balia degli altri e della fortuna. Fondamentale è allora l’acquisizione ed il rafforzamento della convinzione che il nostro presente e il nostro futuro dipende (può dipendere!) da noi, che al di là di quello che siamo quello che conta è ciò che vogliamo essere.

L’augurio che mi faccio e faccio a chi legge è quindi un “in bocca al lupo” dove al posto del lupo ci siamo noi …..  “In bocca” quindi alla nostra fiducia e volontà, al nostro impegno, “in bocca” ai nostri sogni trasformati in progetti …….

 

Scegliere di vivere

VIVERE 1

Siamo stati messi al mondo senza che nessuno ci abbia chiesto il permesso. Forse, nel cuore del mistero che precede ogni concepimento, abbiamo desiderato esserci, iniziare ad esistere.

Abbiamo ricevuto abbastanza tenerezza e amore da saper perdonare ed amare?? Perché è in ogni momento che dobbiamo scegliere di vivere.

Fin dalla nostra nascita, la realtà si oppone ai nostri piaceri e desideri, mettendoci in una situazione di costante insoddisfazione. Per farle fronte ogni persona dovrà sviluppare un profondo desiderio di vivere, ben sapendo che l’esistenza si incaricherà di farlo vacillare più di qualche volta.

Al di là dei drammi che ci lasciano stanchi e perplessi, ma danno alla vita il suo vero peso di umanità, c’è anche la noia, il grigiore quotidiano, la routine, la banalità. La novità, l’interesse, lo slancio si smussano con il tempo e sopraggiunge l’abitudine che uccide il desiderio.

Occorrono  una forza ed un desiderio straordinari di vita, perché pur tra i rischi, malgrado la casualità e le trappole di questa avventura, due gameti si siano incontrati ed abbiano prodotto un essere umano.

Ognuno di noi in fondo ha desiderato nascere, ha voluto fare la sua comparsa in questo mondo; quelli che non avevano una vera forza di vivere ci hanno rinunciato prima. Siamo tutti liberi di uscire dalla nostra storia quando lo decidiamo, quindi se siamo qui è perché lo vogliamo, vogliamo il mondo qui e ora.

Risolvere i problemi giorno dopo giorno o accettare l’impotenza richiede coraggio, energia ed intelligenza. Così la vita trova un proprio significato, l’uomo diventa adulto e con il tempo acquisisce saggezza.

In “Alice nel paese delle meraviglie”, Lewis Carrol suggeriva un metodo per risolvere i problemi: “Iniziate dall’inizio, disse il re con aria grave, continuate fino alla fine e qui fermatevi”.

Prima di aver esaurito ogni possibilità, chiediamoci: posso tentare ancora un’altra strada? Solo se ci troveremo a rispondere no a questa domanda con massima onestà, potremo fermarci senza rimpianti.

Abbiamo il dovere di provare, non quello di riuscire; la vita è più forte di noi! ….

Scegliere di accettarsi

there is nothing wrong

Scelta difficile se ci sospinge sempre l’inquietudine. In quanto esseri umani l’impazienza critica ci spinge a fare qualcosa per cambiare noi stessi e il mondo.

Tuttavia possiamo raggiungere isole nello spazio-tempo, luoghi di pausa in cui provare a scegliere di accettarsi così come siamo, 10 minuti al giorno.

Già, ma come siamo? Che qualità ci caratterizzano? Solo qualcosa che possiamo identificare come diverso da “altro” qualifica la nostra identità: confini, limiti, esclusioni. E allora la scelta si trasforma nel decidere da che parte vedere.

Se ad esempio ci focalizziamo sul “cattivo umore” possiamo chiederci come riusciamo a produrlo, a che cosa rivolgiamo la nostra percezione per riuscirci, e che cosa invece diamo per scontato.

E accettare il nostro stato mentale del cosiddetto “cattivo umore” implica chiedergli: ”caro cattivo umore, che cosa vorresti di diverso per me? Che cosa vuoi farmi capire? Che aspettative hai?”

Scegliere di cambiare prospettiva vuol dire anche accorgerci che quello che chiamiamo “cattivo umore” altro non è un atteggiamento inadeguato al nostro obiettivo di fondo: il ben-essere.

L’idea di accettarci, di volerci bene, si staglia sullo sfondo dell’idea di voler cambiare, sulla base del continuo confronto con un ideale di noi stessi e degli altri.

Accettarci allora potrebbe diventare un ‘alternativa al migliorarci ma ne è invece una condizione: se non accettiamo la situazione così come è come possiamo sapere da dove partire per cambiare?

Il primo passo nello scegliere di accettarci è spostare l’attenzione dai problemi e carenze, focalizzandoci invece sulle nostre risorse, compresa la capacità di apprezzare i lati positivi di ogni cosa. Tutto quello che ci circonda ha un lato “A” e un lato “B” , indissolubilmente legati.

Se, ad esempio, ci riteniamo “troppo irritabili”, possiamo accettare questa caratteristica vedendone la qualità intrinseca dell’essere “svegli”, “energici” e “molto sensibili” a cose che non vanno come ci auguriamo.

Trovando in questo modo altre definizioni più rispettose per il nostro modo di descriversi, volte a trovare la risorsa nascosta, ci diamo la possibilità di accettarci. E quindi di accompagnarci verso scelte ulteriori, adatte alla persona che ci fa piacere scegliere di essere, senza rimproveri o sensi di colpa.

Detto questo proviamo ad immaginare come potremmo sentirci se per una settimana ci concentrassimo ad accettare noi stessi e quello che semplicemente è come è, senza rifiutare nulla.

E forse finalmente ci renderemmo conto del potere della nostra mente e ogni tanto la scelta di accettarci diventerà una specie di “vacanza interna”, di 5 minuti o di una settimana. E diventerà la scelta sempre a disposizione di essere contenti senza motivo, di accontentarci di come siamo, almeno per un po’, e poter prendere fiato per ripartire poi più tranquilli.

Tutto è relativo ….

mani sabbia

L’importanza di ogni cosa non è in essa, ma in noi.

Siamo noi che le attribuiamo più o meno potere in funzione di due parametri fondamentali: l’ambiente e noi stessi.

L’ambiente è il primo elemento, rappresenta la situazione, il contesto in cui una persona, oggetto o cosa può manifestarsi ed espandersi oppure soffocare e scomparire.

Se decidete di aprire un chiosco di gelati al Polo Nord, in mezzo al ghiaccio, attirerete molti clienti? Evidentemente no. Se apriste lo stesso chiosco di gelati in una spiaggia affollata dei Caraibi, sicuramente avrebbe una risposta diversa.

Tutto è relativo e l’ambiente può fare un’enorme differenza sull’importanza e il potere che una cosa può avere.

Ecco che per trascendere qualsiasi situazione di disagio, di sofferenza, è necessario andare oltre l’ambiente circostante, proiettandoci mentalmente ed emotivamente al di fuori di quella realtà che ha poee su di noi, nella misura in cui ignoranza, paura, impotenza permeano l’aria che respiriamo.

Arriviamo dunque al secondo elemento fondamentale. Noi stessi.

Di fronte ad ogni situazione, siamo noi che facciamo sempre la differenza. Per come ci sentiamo in quel momento, il bicchiere può apparire mezzo pieno o mezzo vuoto.

Ed è sempre una scelta nostra. Ogni situazione fa parte di un progetto molto più vasto e importante, che al momento va al di là delle nostre percezioni.

E sapere che tutto è “impermalente”, tutto nasce e muore nel ciclo perpetuo della vita ci deve trasmettere una sensazione di serenità. Perché nel momento in cui riusciremo a comprendere il dono contenuto in tutto ciò che ci accade, saremo in grado di passare oltre.

Quindi nulla accade per caso. Tutto è in funzione del nostro cammino, e cammino vuol dire crescita.

Ogni cosa dunque non ha potere in sé ma lo acquisisce nella misura in cui noi glielo attribuiamo.

Un granello di sabbia fa parte della spiaggia, la spiaggia fa parte di un territorio. Il territorio fa parte della terra e la terra fa parte dell’universo.

Evitiamo di trasformare ogni granello di sabbia in una montagna insormontabile. Osserviamo ogni cosa, situazione per quello che è, semplicemente un granello di sabbia.

E’ molto più facile spostare un granello di sabbia invece di una montagna, e poiché l’una e l’altra sono una proiezione dei nostri pensieri, spetta a noi, in ogni momento, decidere cosa vogliamo vedere …..

E’ il momento di scegliere

rosa dei venti

Gli eventi sono solo eventi; è il modo in cui li percepiamo e reagiamo ad essi che stabilisce la loro importanza e il loro esito nella nostra vita.

Quello che determina il modo in cui reagiamo agli avvenimenti è la nostra personale filosofia e questa dipende da noi.

Possiamo definire “filosofia” come un insieme di credenze, comportamenti o idee che guidano l’individuo lungo le strade della vita, oppure come lo studio dei principi e delle leggi che regolano l’universo. In quest’ultima accezione essa si pone domande e riflette sul mondo e sull’uomo, indaga sul senso dell’essere e dell’esistenza umana e si prefigge inoltre il tentativo di studiare e definire la natura, le possibilità e i limiti della conoscenza.

La nostra personale filosofia è ciò che crediamo sia vero del mondo in cui viviamo. E’ essenziale che viviamo secondo una filosofia personale che ci faccia da guida, una Stella Polare che ci aiuterà a superare i momenti difficili; una filosofia che ci darà forza, pazienza e resistenza; una filosofia che metterà in evidenza i momenti belli per trasformarli in momenti eccezionali; una filosofia che cambierà le sensazioni negative in sensazioni di gioia portandoci un sorriso. E quel sorriso sarà molto di più di una maschera da indossare con coraggio di fronte alle difficoltà; sarà il sorriso di chi sa che il mistero dell’avversità si sbroglierà presto, rivelando un “perfetto “ lieto fine che andrà a nostro vantaggio.

Immaginate di aver subito un’esperienza dolorosa che vi ha portato a scoprire una verità che è stata una benedizione per la vostra vita da quel momento in poi. Maledireste ancora quell’”incidente” o lo definireste “buona sorte”?

Di solito ogni avvenimento ci dà due scelte. Solo con la consapevolezza intesa come parte fondamentale della nostra filosofia, saremo in grado di affrontare la vita con scioltezza, sicurezza e successo.

Solo con questa filosofia potremo raggiungere una felicità profonda e duratura. Sarà questa convinzione che ci farà vedere il lato positivo di fatti apparentemente negativi e ci darà quelle capacità intuitive per guardare agli avvenimenti futuri con ottimismo.

Seguire questa filosofia che ,cambiando totalmente la prospettiva, ci mostra come alla fine tutto torna a nostro vantaggio, vuol dire vivere un “qui e ora” molto più piacevole e intensifica la visione di un futuro più luminoso.

Tenendo a mente le conseguenze delle nostre reazioni, saremo noi a creare quei risultati che fanno al felicità.

Inoltre creando una nostra filosofia personale che sia in linea con il concetto che “tutto quello che mi accade è la cosa migliore che poteva capitarmi e che nulla accade per caso” ci salveremo dal cadere nella trappola del sentirci vittime designate .

“ Il mondo è pieno di cose magiche che aspettano

pazientemente che il nostro ingegno si affini”

Bertrand Russel

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