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Ricordati di Te … ora!

ricordati di te

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Voler essere qualcun altro è uno spreco della persona che sei.

Marilyn Monroe

Non aspettare più qualcosa che arrivi dall’esterno e che abbia il potere di trasformare in meglio la tua vita. Sei tu e soltanto tu che puoi fare la differenza.

Noi non siamo qui per fare numero, noi siamo qui per fare la differenza e secondo il potenziale di autostima che vogliamo impegnare, possiamo farla per noi e per la nostra famiglia, ma anche per il pianeta stesso.

Cambiare modo di guardare le cose importanti che ci riguardano comporta anche  la possibilità di ascoltarci di più e di rispondere da subito ed in maniera prioritaria alle nostre esigenze.

Tu che mi leggi sei disposta a credere che già oggi avresti tutto quello che chiedi se ieri ci avessi creduto davvero? Certo, se lo avessi fatto in precedenza, saresti giunta dove volevi, avresti già quello che dicevi di volere, faresti già quello che dicevi di voler fare. Ma non è troppo tardi!

Anzi è proprio questo il momento di crederci ancora di più, basta alzarsi e riprovarci: smettila di dire che tutto è finito per colpa di qualcun altro o della crisi. Questo è un buon modo per continuare ad adagiarsi e non far nulla perché tanto è inutile.

Spesso ci accontentiamo di quello che non abbiamo, ma non di quello che abbiamo. Alzati e vola!!! Metà delle nostre ferite si rimarginerebbero immediatamente se avessimo voglia di capire che niente è davvero perduto. Si può nascere anche più volte nel corso della stessa vita, reinventarsi, cambiare luoghi, lavori, prospettive, rimettersi alla prova, attivare la capacità di uscire da un’area di conforto in cui però non eravamo neppure capaci di essere autosufficienti e misurarsi con le nostre reali possibilità spesso non sperimentate.

Amati subito e comincia ad accettare il concetto che tu possa fornire da ora a te stessa quello che sembra mancarti. Solo tu sei in grado di farlo, perché tu sola sai che cosa è che ti manca. Solo tu puoi dargli un nome, riconoscere quel bisogno, inserirlo nelle priorità che hai e metterlo in atto.

Quella di cui sto parlando non è una vita che vedi di riflesso nelle vetrine in cui ti specchi, è la tua vita. Non sto parlando di una realtà virtuale a cui accedi collegandoti con uno schermo, non sei su “Second Life”, questa è la tua straordinaria occasione di vita. Come hai potuto in passato dimenticarti di te? Sei stata proprio tu che in certi casi hai aggiunto un “no” a tutti gli altri che in precedenza avevi ricevuto. Il tuo quello decisivo! Quel no che ancora ti sembra di non sapere, di cui non vorresti nemmeno accorgerti, che fatichi a ricordare. L’unico “no”, invece, di cui non avresti dovuto tener conto, poiché il solo tristemente invalidante, quello che non avresti dovuto dirti mai. Ma forse lo intuivi che proprio quello sarebbe stato il no più potente, il più importante, il più apparentemente irrisolvibile, proprio perché tuo. Ed è forse in quel momento che tutto si è fermato.

Ma se infelicemente eri tu a dirti di no, a frenarti, ad impedirti l’accesso, a non autorizzarti al momento giusto, proprio per questo dovrebbe essere ora più facile invertire la rotta. Sarebbe una magia se tu volessi rimediare e se volessi smettere di restare chiusa in quella stanza.

Fermati un attimo e prova a pensare: oggi nel tuo cuore che stagione è? E’ ora che decidi tu  che stagione è, non devi per forza lasciarlo fare ad un vecchio calendario che dice che è sempre inverno per te. Prova a sciogliere quell’inverno e a provare a liberarti dalla sensazione di non essere capace di prendere una vera decisione di trasformazione, senza farla seguire dai “ma” e dai “però” per ricominciare poi a dubitare di tutto.

Esci dall’ordinarietà a cui ti eri uniformata, tu sei speciale, unica, irripetibile. Ricordati di te, che ci sei, che puoi contare su di te ogni volta che vuoi. Più ti ricorderai di farlo e più capirai che veramente ogni giorno non solo merita di essere celebrato, ma è proprio questo atteggiamento che potrà diventare un modo assolutamente fantastico di predisporti a vivere la tua esistenza riempiendola di significati.

Che cosa è ad un passo, oggi, per te? Che cosa sta arrivando? Che cosa si allontana? Che cosa puoi lasciare andare per far posto al nuovo? Che cosa vuoi che si avvicini e che cosa vuoi che si allontani?

Pochezza, improvvisazione, inadeguatezza, la sensazione di non essere come gli altri, di aver sbagliato in più occasioni importanti ti avevano lasciato una sottile e scarsa considerazione di te, che ti avevano candidato alla convinzione che le tue capacità fossero scarse e i tuoi progetti irrealizzabili. Quando ci si guarda dentro per costruire un passaggio da un equilibrio preesistente a uno nuovo da conquistare si avverte una sorta di confusione che dirige l’attenzione verso cose che importanti non sono. La gente capisce poco che può avere tutto e che tutto dipende da sé, che si decida di perdere o di vincere è la medesima cosa per l’Universo.

Quello che cambia e che crea la differenza è invece solo l’energia di chi ha scelto e la sua motivazione. Molti hanno difficoltà ad accettare che basta crederci per farcela e allora, non autorizzandosi a ricevere tutto, prendono i loro sogni e allo scopo di ridurli li smembrano dividendoli per dieci e accontentandosi di quello che resta. Ma c’è anche chi divide i propri sogni per cento o anche per mille e quindi si accontenta veramente di molto poco in rapporto alle proprie possibilità.

Come hai potuto dimenticarti di te. Dove e quando è cominciato tutto ciò? Da quanto tempo? Hai abbandonato te stessa e poi soffrivi perché ti sembrava che tutti non vedessero l’ora di abbandonarti a loro volta, mentre eri solo tu che lo avevi fatto.

Eri come una “principessa addormentata” che di tanto in tanto si “baciava da sola” per non lasciarsi andare per sempre e per riprendere a vivere. Hai lasciato che gli altri occupassero i tuoi spazi e in certi casi li hai regalati cedendoli, fingendo di non essere interessata. Ma soprattutto ti sei allontanata da sola dalle occasioni che avrebbero potuto migliorare la tua situazione e dalla tua stessa attenzione, a volte con pretesti inconsistenti.

E’ nella nostra natura di uomini e donne mettersi alla prova, ma chi ha la capacità di generare una vita può anche trasformare la propria ogni volta che vuole.

Magari ci siamo convinti che quella persona che avevamo incontrato era così unica che l’impegno per averla avrebbe giustificato la cessione del nostro potere, dell’ordine che avevamo dato alla nostra vita, ai nostri talenti, alle nostre idee e convinzioni.

Allora evitiamo di farlo ancora, da adesso ricordiamoci di noi senza rinunciare più a noi stessi e alle nostre possibilità!!!

Tutti i poteri dell’universo sono già dentro di voi. Siete voi che vi siete coperti gli occhi con le vostre mani. Vi lamentate che è buio. Siate consapevoli che intorno a voi non ci sono tenebre. Togliete le mani dai vostri vostri occhi e apparirà la luce, che era lì da un’eternità.

Swami Vivekananda

Occupare il tempo con la sofferenza

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In qualche caso noi facciamo una vera e propria azione di ammutinamento del benessere. Così molte persone giocano a farsi male con la vita attuale fino a quando non si rendono conto che i danni sono ingenti, purtroppo in alcuni casi è necessario farsi male molte volte prima di capire.

In alcuni casi il sistema delle difese organiche, bombardato strategicamente dagli auto boicottaggi, non resiste e le persone si ammalo gravemente. E poi va detto e tenuto in conto da tutti coloro che si occupano di “aiuto”, alcune persone non ce la fanno. Non riescono a prendersi la responsabilità di cambiare la loro vita, di aggiornarla, di renderla attuale, di interrompere la coazione a ripetere instauratasi nell’infanzia.

In questi casi vediamo persone oscillare fra onnipotenza e vittimismo e quando entrano nello stato di coscienza della “sopravvivenza” arrancano paurosamente e cercano di arrabattarsi in qualsiasi modo, mettendo una toppa di qua e poi una di là per tappare le falle che si aprono. Sono persone che non riescono a darsi quel rispetto che consentirebbe loro di avviarsi verso quella trasformazione necessaria per “diventare quello che si è”.

Ne ho avute di persone simili tra i miei clienti. Per me è un grande dolore vederle arrivare a far risplendere la propria luce e poi tornare giù e vederle scomparire di nuovo tra le onde. Il mio senso di perfezionismo  una volta non accettava tutto questo, percepivo come sconfitta personale chi decideva di abbandonare il percorso. Oggi ho imparato ad accettare che non tutti vogliono veramente “salvarsi”.

Ho imparato, sulla mia pelle, che bisogna lavorare veramente duro con se stessi. E’ un impegno, un vero e proprio lavoro, ma chi l’ha detto che la vita è una passeggiata?

Eppure basterebbe veramente poco, prendersi veramente cura di sé, tirare fuori le emozioni, rassicurarsi con l’amore verso se stessi e ritrovare la fiducia … ma quanto lavoro c’è dietro la realizzazione di cose così semplici …

Molti invece preferiscono occupare il tempo con la sofferenza, una qualunque, anche la più stupida, pur di non affrontare il dolore, l’abbattimento della cui parete porta al piacere, sì perché solo una parete divisoria separa queste due emozioni tanto profonde quanto confinanti.

Quello che accade è come una disconnessione; l’anima rimane indietro rispetto al pensiero che va troppo veloce.

Se i genitori comprendessero quanto sono importanti per i figli, molti problemi fra genitori e figli non esisterebbero. Invece spesso i genitori di fronte all’imponenza di questo grande affetto regrediscono ad una posizione infantile, così non si sentono né visti, né amati dai figli e reagiscono con misure puerili e sproporzionate nei loro confronti.

Io credo che il nostro nemico più grande sia questo considerarci al di fuori del mondo. Il non considerarci per chi siamo veramente e obiettivamente così come gli altri riescono a riconoscerci e amarci. Questa consapevolezza darebbe al bambino dentro di noi la speranza che spesso rifiuta mettendo sempre dei dubbi, ma non c’è dubbio sul nostro Sé.

Il nostro Sé può essere maltrattato, violato, manipolato ma non muore mai. Il Sé altro non è che quel bambino che aspetta che qualcuno venga a prenderlo, quel bambino che non sa tornare a casa da solo. Ma quel “qualcuno” oggi siamo noi, è l’adulto che c’è in noi, di lui il bambino si fida, perché ha lo stesso odore, lo stesso fiuto, lo stesso cuore che batte forte. Il punto è sentire questa integrazione fra i due livelli di noi stessi: l’adulto e il bambino.

Il cambiamento comporta un cambio di energie. L’energia che fino a quel momento era servita a mantenere il sintomo, questa volta viene impiegata per sostenere il cambiamento. Il primo segnale viene dato da un senso di disorientamento: quando una persona arriva ad un certo grado di benessere, dopo aver convissuto per molto tempo con la sofferenza, incomincia a sentire un certo grado di estraneità con il piacere e dice: “Adesso sto bene e che faccio?”.

Ma perché una volta raggiunta la consapevolezza dei meccanismi distorti non si riesce a cambiare atteggiamento e si tende inconsciamente a ripetere la coazione? C’è evidentemente un vuoto da colmare e spesso la persona decide di occupare il tempo con la sofferenza. Alcuni sostengono che è per non sentire la paura di vivere, altri per non sentire la paura di morire; in senso generale è lo stesso vuoto che tiene lontane le persone da un percorso di crescita o cambiamento. Sì, perché essenzialmente la paura di vivere è la paura di cambiare il proprio stato, le proprie vere o false sicurezze, lasciare qualcosa di certo, il nostro star male, per qualcosa di incerto: starò mai bene?

Voglio terminare questa riflessione con un brano tratto da “la migliore salute possibile” di Andrew Weil che mette il focus sull’importanza della motivazione come fattore indispensabile a contrastare l’inerzia iniziale ad ogni cambiamento. Il primo passo??? Avere l’umiltà di chiedere aiuto ……

“L’inerzia è la resistenza al movimento, all’azione o al cambiamento. Proprio come i corpi fisici fermi tendono a rimanere fermi, mentre quelli in movimento tendono a continuare a muoversi in linea retta finchè non subentri una forza esterna, anche il corpo umano è resistente al cambiamento. Se avete provato a lavorare una massa di argilla fredda o di pasta di pane, sapete quanta perseveranza e quanti sforzi sono necessari per renderle morbide e malleabili. In questi casi la forza esterna viene dalle mani esperte a lavorare l’argilla o la pasta che superano la naturale inerzia. Molte persone vogliono cambiare la propria vita ma non riescono a immaginare di poterlo fare senza un aiuto esterno: Ritengo che se mani esperte potessero esercitare su di loro la forza necessaria per avviare il procedimento,potrebbero farcela, e intanto restano legate alle proprie abitudini. La risposta a questo problema diffuso sta nella motivazione. Il termine stesso deriva dal verbo latino che significa “muovere” ….”

Fiducia, motivazione, determinazione

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“Gli sforzi e il coraggio non sono abbastanza, senza uno scopo ben preciso e una direzione da seguire” J.F. Kennedy

Sull’onda del week end formativo che ha aperto il 2° anno del Master In “Yoga Danza e Artcounseling” di ADYCA asd, la scuola fondata con la mia amica e collega Lucilla Loddi, un post,tratto dal libro di Edoardo Giusti “Passione e Saggezza” , che riprende i concetti “lavorati” durante le ore di lezione.

[….] Molto spesso valutiamo una persona felice e serena misurando il livello di soddisfazione e appagamento rispetto alla vita che conduce. Se le sue relazioni affettive sono significanti, se ha successo nel lavoro, se beneficia di un certo benessere socio-economico, se infine gode di buona salute, allora possiamo dire che la serenità appartiene a quella persona.

Tuttavia è vero il contrario, cioè che la serenità psichica apre la strada del successo nella vita, nella professione e negli affetti, apportando anche enormi benefici fisiologici e migliorando lo stato di salute psico-fisica. Una vita gratificante dipende pochissimo dal caso o dalla sorte ed è invece il risultato di particolari caratteristiche individuali che fanno la differenza fra il fallimento e il successo.

Tra queste caratteristiche sono di primaria importanza:

  • Essere persone fiduciose
  • Avere determinazione
  • Essere profondamente motivate

Tutti questi elementi sono strettamente collegati ad uno stile di pensiero ottimistico e all’intelligenza emotiva.

La fiducia, la motivazione e la determinazione sono i tre requisiti fondamentali per ottenere che la vita si realizzi secondo i propri obiettivi.

La fiducia verso se stessi e le proprie capacità non è mai la vana illusione di chi si percepisce in modo ingannevole e irrealistico, ma consiste in una piena coscienza delle proprie risorse e dei propri limiti; è solo l’autoconsapevolezza che infonde fiducia, perché è una vera e propria bussola che ci permette di puntare di volta in volta nella direzione migliore.

D’altronde sappiamo bene che affrontare una situazione difficile, ma d cui abbiamo presenti la maggior parte degli elementi, ci infonde un profondo senso di fiducia, mentre quando ci troviamo di fronte a difficoltà piccole ma completamente oscure e indecifrabili siamo molto sfiduciati e ci prefiguriamo il fallimento.

La fiducia per essere efficace deve anche riversarsi verso il mondo esterno e gli altri, ma sempre salvando il realismo. Infatti, solo conoscendo la realtà per quella che è, visualizzando gli ostacoli e gli impedimenti insieme alle opportunità si può avere una seria e motivata fiducia nella possibilità di riuscire e nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Alla fiducia è strettamente legata la determinazione, cioè la capacità di persistere anche a fronte di difficoltà o fallimenti. Anche qui non c’è spazio per l’illusione: la persona determinata è in grado di distinguere la speranza dalle semplici aspirazioni: “come vorrei che fosse così” e dalle attese: “Succederà automaticamente”. Inoltre persegue l’obiettivo con una mirabile abilità nel rimanervi focalizzato senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà.

La persona determinata puntando tenacemente al suo obiettivo, riesce a vedere con lucidità ogni impedimento e a rimuoverlo o ad aggirarlo nel migliore dei modi, rimodulando, se necessario, il proprio progetto e adattandosi di volta in volta alla situazione.

Non bisogna tuttavia pensare ad una persona ossessionata dal suo obiettivo, che si arrovella ansiosamente fino a quando non raggiunge il risultato sperato. La determinazione permette invece di concentrarsi con serenità, di impegnarsi senza eccessiva ansia, di avere un forte autocontrollo e di distogliere strategicamente l’attenzione per concedersi momenti di relax e distrazione, necessari a ricaricare il corpo e la mente.

Infine la motivazione permette alla persona di affrontare ogni situazione senza perdersi d’animo, tollerando rinunce, conflitti, dilazioni, senza mostrare segni di grave turbamento.

Chi è motivato mantiene inalterata la sua serenità, perché da una parte è capace di sopportare la frustrazione del fallimento e dall’altra sa non esaltarsi di fronte ai successi effimeri, mantenendo sempre alta la sua concentrazione sull’obiettivo.

Spesso la vita ci mette di fronte a difficoltà di vario genere, ma la persona motivata è abile nel non lasciarsi andare all’ansia o alla tristezza, perché è consapevole di dover affrontare degli ostacoli e anzi spesso li interpreta come sfide da superare. Questo non vuol certo dire che la persona motivata “non sa perdere”; sa invece accettare la sconfitta senza subire particolari alterazioni dell’umore.

La motivazione è sempre forte e vigorosa ma mai irrealistica fino ad offuscare impedimenti e ostacoli. D’altronde quando nasce dall’interno e non è legata al consenso altrui o ad una logica delle ricompensa, la motivazione è di per sé sufficiente ad infondere serenità perché trova la sua ragione di essere in se stessa.

La persona motivata è capace di ridurre l’impatto negativo degli ostacoli alla propria azione e questo porta come prima conseguenza meno stress e più serenità, una sempre migliore conoscenza e consapevolezza e infine una migliore strategia d’azione, che sarà di volta in volta

Le cause di fallimento più comuni

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“Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio.” S.Beckett

Secondo autorevoli ricercatori quali Robert Sternberg, conosciuto dai più per la sua teoria triarchica dell’amore , possedere buone abilità in generale non vuol dire non commettere mai errori, ma riuscire ad imparare dagli errori compiuti in passato in modo da non ripeterli nel futuro.

Fra le cause dei nostri fallimenti, una delle più comuni consiste nella incapacità di tradurre il pensiero in azioni concrete. La cultura occidentale di cui facciamo parte accetta come un dato ormai acquisito la separazione tra il pensiero e l’azione; nel tentativo di migliorarci oppure per timore di sbagliare, tendiamo a riflettere sulle azioni commesse ieri e a pensare in anticipo alle azioni che faremo domani.

Potremmo chiamarla la strada dei rimpianti e delle occasioni perdute, poiché in questo modo non si fa altro che pensare a cosa avremmo fatto se ci fosse stata offerta un’altra opportunità, cadendo non di rado in dilemmi dal sapore amletico.

Nonostante le buone intenzioni le idee generate in questo modo si rivelano alquanto improduttive, dato che difficilmente si tradurranno in azioni efficaci: si tratta dell’esatto contrario del “cogliere l’attimo fuggente”, poiché a forza di chiedersi quale sia l’occasione giusta non si riesce a raggiungere alcuno scopo importante nella vita.

Strettamente legato a questo troviamo la mancanza di motivazione che affligge quanti non riescono a dare forza alle loro scelte che finiscono per rimanere solo proiezioni in un tempo indeterminato che prima o poi verrà quando tutte le congiunzioni astrali saranno al posto giusto.

Chi si affida solo a motivazioni esterne, come ad esempio l’approvazione dei genitori, per perseguire i propri obiettivi, alla lunga perde di vista il significato delle proprie azioni e tende anche ad arrendersi prima del tempo, mentre chi riesce a motivarsi all’interno prova un interesse reale e sincero per quello che fa.

Anche il rimandare continuamente l’inizio di un’attività rientra tra i fattori in grado di diminuire fortemente il coinvolgimento della persona, la quale appare impaurita di fronte alle responsabilità richieste per portare avanti un compito.

Consideriamo ad esempio il caso di uno studente universitario che non riesce a terminare gli studi perché si è arenato al momento di dover elaborare la tesi conclusiva. Piuttosto che prendersi l’impegno di scrivere la tesi, preferisce rimandare il suo incontro con le responsabilità tipiche dell’essere adulto, come trovare un lavoro e il non essere più dipendente economicamente dai genitori.

Sul piano interpersonale, la paura di cominciare una relazione pienamente coinvolgente, fatta anche di impegno, attanaglia tutti quelli che non riescono oppure non vogliono andare oltre una conoscenza superficiale del partner di turno e che sono abituati a terminare le relazioni prima che queste diventino qualcosa di più serio.

A questi ostacoli Sternberg ne aggiunge un altro, forse più subdolo dei precedenti ma altrettanto frequente: l’eccessiva fiducia riposta nelle proprie abilità  cognitive ed emotive, oppure al contrario la totale mancanza di essa.

Mentre sembra intuitivamente corrispondete al vero che chi non possieda almeno un minimo di fiducia nelle proprie abilità soltanto con estrema difficoltà potrà raggiungere degli obiettivi concreti nella vita, meno comprensibili ci appaiono i danni che un eccesso di fiducia in se stessi possono provocare.

In realtà, la mancanza di umiltà impedisce di prendere atto degli errori compiuti, svolgendo così la funzione di freno al raggiungimento dei risultati che ci aspettiamo.

In ultima analisi il fallimento è qualcosa che fa parte della vita, l’importante è sapersi rialzare, prendersi le proprie responsabilità non avendo paura di mettersi in gioco.

“Fear of failure must never be a reason not to try something.” Frederick Smith

Il cambiamento tra piacere e dolore

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“ .. diventiamo il cambiamento che cerchiamo nel mondo …” Gandhi

Per lavorare al cambiamento delle proprie abitudini, oltre al piacere di inseguire i propri obiettivi di miglioramento, può servire, e molto, il dolore di guardare in faccia la realtà e dire le cose come stanno. Essere onesti con se stessi.

Tantissime persone vogliono essere felici, a condizione di non fare alcunché di impegnativo per esserlo. Nulla che porti a migliorarsi, se faticoso.

Eppure è così facile da comprendere: per essere qualcuno che non sei mai stato o per aver qualcosa che non hai mai avuto, è necessario essere disposti a fare qualcosa che non hai mai fatto.

Se dovessi definire in breve la funzione di piacere e dolore, le due leve del cambiamento direi:

  • Piacere => fare qualcosa per inseguire il piacere di risultati, obiettivi o scelte fatte da noi stessi
  • Dolore => fare qualcosa per paura delle conseguenze dell’inazione

Evitare il dolore sembra l’unica cosa che sappiamo fare bene, invece che cercare il piacere. Infatti vivendo con lo scopo di evitare qualcosa che non ci piace, non è detto che ci imbatteremo in qualcosa che ci piaccia; anzi!

Probabilmente continueremo a scoprire nella vita tutto ciò che ci provoca dolore o stati improduttivi e disfunzionali, perché non siamo stati capaci di mettere a fuoco ciò che volgiamo, desideriamo ciò che ci attira, ci provoca piacere: stati produttivi e funzionali. La continua paura di sbagliare persona, porta a trovare spesso proprio la persona sbagliata: manca il focus sull’alternativa, cu quello che vogliamo.

Ed ecco che un’ora di persone vive cercando di sfuggire (mentalmente) dal proprio lavoro, dal proprio rapporto di coppia, dalla propria vita, accontentandosi di bassi standard di professionalità sul lavoro, di stati emotivi appena sufficienti per restare in un rapporto di coppia e così via.

Poiché non c’è grande abitudine a motivarsi tramite i propri valori e i propri obiettivi ma tramite punizioni, da grandi siamo molto più spesso indotti a compiere un cambiamento spinti non dalla leva del piacere, bensì dal dolore.

Ragionare per valori e obiettivi, scelti da noi stessi o che comunque condividiamo, vuol dire usare un processo mentale che da’ forza, propulsione e motivazione.

Quello che impedisce a molte persone di farlo, è la mancanza di motivazione ( leggi qui) , ma questo spesso deriva dalla mancanza di obiettivi ben formulati! ( leggi qui)

Quando abbiamo un obiettivo siamo molto più motivati; passato un po’ di tempo dal suo raggiungimento, la motivazione cala finchè non ci diamo nuovi obiettivi, senza esagerare altrimenti perdiamo il tempo presente.

Muoversi per il piacere di farlo ha un sapore diverso dal muoversi per evitare il dolore del non farlo. Uno dei principi più importanti è iniziare con i fatti ad essere l’esempio di quello che si dice e di quello che si vorrebbe essere e fare …….

“ … le parole insegnano ma

gli esempi trascinano.

Solo i fatti danno

credibilità alle parole …”

Sant’Agostino

Obiettivo … scopo …. piano d’azione …..

obiettivi

“Oggi è il primo giorno del resto della tua vita” Og Mandino

 

Troppo spesso nella vita le persone non riescono a ottenere ciò che vogliono veramente perché si lasciano trascinare dagli eventi e imprigionare dal tempo e dalle pretese che gli altri hanno su di loro.

Non compiono mai il passo di decidere cosa vogliono davvero ottenere dal loro tempo, dal loro lavoro, dalle loro relazioni e soprattutto da se stesse.

Non stabiliscono liberamente e consapevolmente l’obiettivo che si impegnano a raggiungere per vivere in modo completo e gratificante. Al contrario, finiscono col percorrere una qualsiasi strada che la vita offre loro, e che per di più molte volte si rivela deludente.

Come poter invertire questa rotta? …. ecco le tre parole magiche ….

1.   OBIETTIVO: più fai chiarezza su quello che vuoi raggiungere e più facile sarà trovare un modo per riuscirci.

Se viaggi su una barca a vela, se sai esattamente dove stai andando, eventuali cambiamenti repentini  della direzione del vento non ti potranno creare alcun problema: ti basterà posizionare le vele in modo da proseguire la navigazione verso la destinazione che avevi scelto. Invece, chi naviga nel mare della vita senza avere una meta precisa, sarà facilmente portato ad andare “dove tira il vento”, focalizzandosi sull’atto di navigare invece che sul mantenere la rotta: le probabilità che in questo modo arrivi in un porto non gradito sono davvero alte, sempreché non finisca addirittura sugli scogli.

Quindi la prima domanda a cui dobbiamo abituarci a rispondere è: “cosa voglio veramente?” “quale è il mio vero obiettivo?”

2.   LO SCOPO: spesso nella vita sappiamo quello che dovremmo fare, ma non abbiamo sufficienti ragioni che ci entusiasmino, dei perché tanto importanti da predisporci a fare qualsiasi cosa necessaria per ottenere quello che vogliamo veramente.

Una persona che ha un motivo valido per andare da qualche parte, in un modo o nell’altro riuscirà ad arrivarci, trovando le risorse sufficienti a superare qualsiasi ostacolo. La nostra motivazione non è mai legata all’obiettivo in sé, ma a ciò che ci darà raggiungerlo, a come ci farà stare, alle sensazioni che ci farà provare.

Pensa per esempio ad una situazione nella quale sei stata fortemente motivata e la tua determinazione non è venuta meno nel tempo: sicuramente quell’obiettivo per te era davvero importante aveva un significato speciale, ti avrebbe fatto stare incredibilmente bene, cos’ come non raggiungerlo sarebbe stato un dolore insopportabile. In poche parole valeva la pena impegnarsi per quello, c’erano dei validi motivi che ti spingevano all’azione.

Perciò quando sai cosa è che vuoi veramente prova a chiederti: “perché lo voglio? Cosa mi darà? Come mi sentirò dopo aver raggiunto questo risultato? Quale è il mio vero scopo? Perché vale la pena impegnarsi per questo?”

3.   PIANO DI AZIONE: “quali azioni specifiche devo fare per ottenere questo risultato che sono impegnato a raggiungere?”.

Quando il tuo obiettivo è veramente chiaro e le ragioni per cui vuoi raggiungerlo ti danno la spinta emozionale abbastanza forte, scoprire il modo migliore per portare a termine il lavoro diventa qualcosa di ovvio.

Ci sono molto modi per raggiungere un qualsiasi risultato: se una strada  non funziona, ma sei focalizzato sul tuo obiettivo e hai uno scopo sufficientemente importante, allora potrai essere flessibile e ti sarà facile trovarne un’altra.

Quindi, prima di decidere cosa fare, è bene sapere che cosa vogliamo e perché lo vogliamo e solo allora stabilire il nostro piano di azione, come un qualunque viaggiatore che, prima di mettersi in cammino, ha deciso dove andare, per quale motivo vuole andare e che strada percorrere per arrivarci……

 “Tutti noi abbiamo una mission che perseguiamo senza esserne del tutto consapevoli. Nel momento in cui la portiamo completamente alla coscienza, le nostre vite possono decollare…” James Redfield

 

Dall’Osare al “mettere in pratica”

OSARE 1

Troppo spesso nella vita le persone non riescono a ottenere ciò che vogliono veramente perché si lasciano trascinare dagli eventi e imprigionare dal tempo e dalle pretese che gli altri hanno su di loro.

Non compiono mai il passo di decidere cosa vogliono davvero ottenere dal loro tempo, dal loro lavoro, dalle loro relazioni e soprattutto da se stesse.

Non stabiliscono liberamente e consapevolmente l’obiettivo che si impegnano a raggiungere per vivere in modo completo e gratificante. Al contrario, finiscono col percorrere una qualsiasi strada che la vita offre loro, e che per di più molte volte si rivela deludente.

Come poter invertire questa rotta?

=> OBIETTIVO: più fai chiarezza su quello che vuoi raggiungere e più facile sarà trovare un modo per riuscirci.

Se viaggi su una barca a vela, se sai esattamente dove stai andando, eventuali cambiamenti repentini  della direzione del vento non ti potranno creare alcun problema: ti basterà posizionare le vele in modo da proseguire la navigazione verso la destinazione che avevi scelto. Invece, chi naviga nel mare della vita senza avere una meta precisa, sarà facilmente portato ad andare “dove tira il vento”, focalizzandosi sull’atto di navigare invece che sul mantenere la rotta: le probabilità che in questo modo arrivi in un porto non gradito sono davvero alte, sempreché non finisca addirittura sugli scogli.

Quindi la prima domanda a cui dobbiamo abituarci a rispondere è: “cosa voglio veramente?” “quale è il mio vero obiettivo?”

=> LO SCOPO: spesso nella vita sappiamo quello che dovremmo fare, ma non abbiamo sufficienti ragioni che ci entusiasmino, dei perché tanto importanti da predisporci a fare qualsiasi cosa necessaria per ottenere quello che vogliamo veramente.

Una persona che ha un motivo valido per andare da qualche parte, in un modo o nell’altro riuscirà ad arrivarci, trovando le risorse sufficienti a superare qualsiasi ostacolo. La nostra motivazione non è mai legata all’obiettivo in sé, ma a ciò che ci darà raggiungerlo, a come ci farà stare, alle sensazioni che ci farà provare.

Pensa per esempio ad una situazione nella quale sei stata fortemente motivata e la tua determinazione non è venuta meno nel tempo: sicuramente quell’obiettivo per te era davvero importante aveva un significato speciale, ti avrebbe fatto stare incredibilmente bene, cos’ come non raggiungerlo sarebbe stato un dolore insopportabile. In poche parole valeva la pena impegnarsi per quello, c’erano dei validi motivi che ti spingevano all’azione.

Perciò quando sai cosa è che vuoi veramente prova a chiederti: “perché lo voglio? Cosa mi darà? Come mi sentirò dopo aver raggiunto questo risultato? Quale è il mio vero scopo? Perché vale la pena impegnarsi per questo?”

=> PIANO DI AZIONE: “quali azioni specifiche devo fare per ottenere questo risultato che sono impegnato a raggiungere?”.

Quando il tuo obiettivo è veramente chiaro e le ragioni per cui vuoi raggiungerlo ti danno la spinta emozionale abbastanza forte, scoprire il modo migliore per portare a termine il lavoro diventa qualcosa di ovvio.

Ci sono molto modi per raggiungere un qualsiasi risultato: se una strada  non funziona, ma sei focalizzato sul tuo obiettivo e hai uno scopo sufficientemente importante, allora potrai essere flessibile e ti sarà facile trovarne un’altra.

Quindi, prima di decidere cosa fare, è bene sapere che cosa vogliamo e perché lo vogliamo e solo allora stabilire il nostro piano di azione, come un qualunque viaggiatore che, prima di mettersi in cammino, ha deciso dove andare, per quale motivo vuole andare e che strada percorrere per arrivarci……

 

“Tutti noi abbiamo una mission che perseguiamo senza esserne del tutto consapevoli. Nel momento in cui la portiamo completamente alla coscienza, le nostre vite possono decollare…” James Redfield

Decision Making

scegliere

Dal libro di Katia De Luca ed Enrichetta Spalletta “Praticare il tempo”, editrice Sovera, che tratta dell’arte di prendere decisioni.

La decisione, come sappiamo, è la scelta di intraprendere un’azione tra più alternative possibili; è un processo il più delle volte complicato, fonte di disagi , paure e ripensamenti . E’ andare verso l’ignoto facendosi carico di una certa dose di rischio . E’ lasciare la “base sicura” anche se spesso traballante spingendosi verso territori sconosciuti. Imparare a de-cidere (de-caedo=> tagliare via) con consapevolezza, autonomia e responsabilità è un grande passo sulla strada del cambiamento.

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Le decisioni sono parte integrante della nostra vita, ogni azione intrapresa è il frutto di decisioni che stabiliscono chi siamo e cosa vogliamo fare nella vita.

Decidere diventa spesso un automatismo, che porta di fatto a perdere la consapevolezza di avere il controllo sulla propria vita. Per trasformare i sogni in risultati bisogna prendere le nuove decisioni in modo consapevole.

Non si può non decidere, quando rinunciamo a farlo stiamo solo decidendo di non compiere nessuna azione e lasciamo che siano gli eventi a decidere per noi.

La persona che usa i verbi al condizionale non dà a se stessa la possibilità di vedere realizzato ciò che desidera. Bisogna imparare a prendere decisioni senza condizioni: potranno non essere le migliori, ma è sempre meglio che non decidere affatto.

Le decisioni, come le azioni, hanno diverse fasi che implicano diversi stati motivazionali e mentali. La persona ha la tendenza ad arrivare quanto prima alla decisione e passare presto all’azione soprattutto se pensa di aver elaborato molte informazioni che hanno portato a quella scelta utilizzando molto tempo.

Il tempo che le persone investono nella presa di decisione dipende da molti fattori, tra cui la natura e la complessità del compito, il rischio soggettivo implicato, le abilità, le esperienze personali e l’aspettativa della quantità di tempo da investire.

Le differenze personali e motivazionali influenzano la velocità con cui si prendono decisioni, chi con un orientamento a breve termine, chi con uno stile a lungo termine. Si può prendere una decisione rapida e comunque ponderata oppure decidere d’impulso come risposta ad uno stato di incertezza, di paura, una decisione da “salto nel buio”. In queste situazioni la persona, proprio perché sotto pressione, tenderà ad essere poco attenta alle informazioni, comportandosi come ha sempre fatto nonostante in quel momento e in quella situazione siano necessarie scelte diverse.

Conoscere nuove strade o nuovi modi di affrontare le situazioni aiuta a non temere i cambiamenti.

Le decisioni comportano diversi contesti temporali secondo due modalità: nella prima le decisioni possono influenzare specifici eventi o azioni e possono avere effetti pervasivi che si protraggono nel tempo; nella seconda possono esserci differenti spazi temporali tra il momento in cui si prende una decisione e il momento in cui si ottiene il risultato sperato. Il periodo che intercorre tra la presa della decisione e il suo risultato ha un effetto molto importante nelle decisioni “rischiose”, quelle cioè che potrebbero avere un risultato negativo; inoltre, molte decisioni sono viste in modo differente quando si avvicina il momento in cui si devono prendere.

La pressione di tipo temporale può non avere gli stessi effetti su tutti i tipi di decisione e in tutte le circostanze, e di solito ha un effetto differente per coloro che prendono quel tipo di decisioni per la prima volta o per coloro che le hanno già prese.

Una decisione veloce ed efficace di solito riflette un maggior numero di informazioni e varie alternative elaborate complessivamente.

(pagg. 73/74 opera sopra citata)

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E ora passiamo alla pratica …..  faccio quattro passi … e poi decido

Primo passo – Mi informo

=> Raccogliere il maggior numero di informazioni

=> Procurarsi delle brochure

=> Cercare su internet

=> Chiedere alle persone che l’hanno già fatto o che ci sono riuscite

Secondo passo – Quanto costa?

In questo passaggio avviene il confronto tra i valori personali e i valori della scelta.

Che cosa comporta questa decisione?

Terzo passo – Il prezzo è troppo alto!

In questa fase si fa una valutazione di costi/benefici nel fare o non fare quella cosa

Quarto passo – Ho deciso … il dado è tratto!

Esercitarsi nel fare scelte è una capacità importante per raggiungere il successo personale.

(box esplorativo pag.74 opera sopra citata)

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“ Il tempo della decisione è il tempo del presente con una proiezione in un futuro definito” (cit.)

Resistenza al cambiamento

cambiamento

L’inizio di un’abitudine è come un filo invisibile, ma ogni volta che ripetiamo l’azione rinforziamo quel filo, vi aggiungiamo un filamento, finchè esso non diventa una grossa fune che ci lega definitivamente, pensiero e azione …” O.S.Marden

Nel cammino per ri-trovarsi incontreremo un nemico fortissimo: la resistenza al cambiamento.

Da molti studi sulla materia si evince che più dell’80% del nostro comportamento è basato su abitudini, impressionante ma vero. Parlare, scrivere, vestirsi, guidare, cucinare, utilizzare il pc, molta parte del nostro lavoro sono comportamenti che abbiamo ripetuto così tante volte da farli inconsciamente. E spesso mentre agiamo in questa maniera automatica, possiamo anche permetterci di fare altro.

La mente cosciente ha bisogno di presidiare come un genitore iperprotettivo alle prese con il suo unico figlio quattordicenne, tutte quelle attività che non si conoscono  o che si compiono per le prime volte. E questo richiede impegno, attenzione, sforzo, commisurati alla difficoltà del compito.

Perciò amiamo crogiolarci in quella che si definisce “zona di confort”: quell’immenso luogo in cui ci sentiamo completamente a nostro agio, sicuri e rilassati. Una sorta di divano su cui ci adagiamo ogni volta che percorriamo la stessa strada per andare in ufficio; quando ci fermiamo al “nostro” bar per fare colazione; quando svolgiamo le solite attività; quando a occhi chiusi ci vestiamo.

Insomma, siamo abituati a fare nello stesso modo le stesse cose e questo ci preserva da ansia, stress e incertezza. Ed è cosa buona e giusta. Ma questo, d’altra parte, ci impedisce anche di metterci in gioco, di rischiare, di capire se quello che facciamo da una vita ci piace ancora o meno.

Costa fatica apprendere nuove abitudini, costa impegno e attenzione. E’ un po’ come dopo anni di guida al volante di macchine “normali”, con frizione, cambio, tre o cinque porte, ti chiedessero di guidare una monoposto di Formula 1. Sì bello, ma … difficile, ci vuole concentrazione, è faticoso: sul volante ci sono le marce … Aiuto!!!

Ci sono rapporti di coppia o di amicizia finiti da tempo ma che continuiamo a trascinare avanti per abitudine e per paura del cambiamento; o lavori che non sopportiamo più ma che ormai abbiamo iniziato e pur di non affrontare il nuovo preferiamo spegnerci, professionalmente parlando; o ancora ci sono modi di trattare le persone che fino ad oggi magari ci hanno aiutato, ma sono ormai diventati un ostacolo che continuiamo a non voler modificare.

Con questo non sto invitando a prendere tutte le tue abitudini e stravolgere con ingratitudine, dall’oggi al domani: non avrebbe alcun senso.

Le abitudini ci aiutano , ci rendono liberi di dirigere la nostra attenzione cosciente dove vogliamo, mentre il nostro inconscio e il nostro corpo si occupano di altro. Se ogni volta che saliamo in macchina dovessimo rivivere la nostra prima guida, saremmo fregati.

Sto solo invitandoti ad indossare le lenti della consapevolezza affinchè tu riesca a scorgere la tua “zona di confort”, ad avvertire consapevolmente  la tua resistenza al cambiamento e a discernere quelle abitudini potenzianti,utile, che ti sostengono e quelle che, invece, ti hanno preso in ostaggio già da qualche tempo, allontanandoti dalla persona che vuoi essere e dalla vita che vuoi vivere.

C’è da dire che spesso le persone arrivano a sfidare la propria resistenza al cambiamento solo in extremis, quando il dolore causato da “non fare” diventa più forte di quello legato al “fare”. Grande potenza ha la leva motivazionale del dolore, come molla per spingere a cambiare, a fare qualcosa di diverso.

Solo se le conseguenze negative dell’azione a lungo rimandata superano (persino) la fatica e il disagio del farla, allora alcuni si decidono a modificare una vecchia abitudine. E’ il classico esempio di chi da anni sa di dover smettere di fumare e perdere peso ma …. Fino a che il cuore non lo minaccia con un infarto, sigarette e cibo a volontà (e anche dopo, a volte).

In certe occasioni “mollare la presa” è la cosa migliore, ma bisogna essere bravi a capire quando.

E’ lontano dal mio pensiero il “non mollare mai”, tipica espressione usata spesso nel campo motivazionale. Piuttosto, non mollare qualcosa che ti porta un gran beneficio (piacere) a lungo termine  solo perché ti infastidisce il dolore del presente 8stress, impegno a pianificare,resistenza nell’imparare nuove abitudini ..). Mollare in queste occasioni è quello che fa la maggior parte della gente. Sono tutti bravi  a fare qualcosa finchè non diventa impegnativa. La differenza evidentemente non la possono fare coloro che mollano alle prime difficoltà ma coloro che vanno avanti nonostante le difficoltà.

Appurato questo, a volte è il caso di mollare.

Il primo caso in cui farlo: tra le varie attività che svolgi, quella che non ti fa imparare molto e che non promette grandi benefici (per te significativi) a lungo termine, probabilmente è da mollare. Chiudere questi cicli ti permette di avere il tempo da dedicare ad altri obiettivi realmente importanti.

Il secondo caso in cui mollare la presa è quando sai già che non vorrai pagare il prezzo del tuo tempo, del tuo impegno, del tuo coraggio. In questo caso meglio mollare il prima possibile, anzi meglio evitare di iniziare.

Forse ti stai chiedendo quanto costa fare tutto questo, tutto questo impegno, tutta questa costanza. Domanda sbagliata: chiedi piuttosto quanto costa non farlo!

Quanto ti è costato fino ad oggi non fare quelle cose che hai sempre voluto fare? E quanto ancora ti costerà in futuro? E quanto invece ti è costato iniziare a non portare a termine quelle attività che più e più volte hai iniziato e interrotto molto prima di arrivare a metà strada?

Chiediti quanto ti è costato fino ad oggi in termini relazionali, fisici, emotivi, professionali non pagare il prezzo di quello che vuoi ottenere e nasconderti dietro le scuse del “non ho tempo” o del “è difficile”.

Tutto è difficile finchè non abbiamo una buona motivazione per spezzettarlo in piccoli passi facili ….

“ il successo è sequenziale; risulta da una serie di piccole discipline. Come un treno che accellera piano piano fino a raggiungere le velocità ..” A.Robbins

La capacità di osare ….

OSARE 3

Troppo spesso nella vita le persone non riescono a ottenere ciò che vogliono veramente perché si lasciano trascinare dagli eventi e imprigionare dal tempo e dalle pretese che gli altri hanno su di loro.

Non compiono mai il passo di decidere cosa vogliono davvero ottenere dal loro tempo, dal loro lavoro, dalle loro relazioni e soprattutto da se stesse.

Non stabiliscono liberamente e consapevolmente l’obiettivo che si impegnano a raggiungere per vivere in modo completo e gratificante. Al contrario, finiscono col percorrere una qualsiasi strada che la vita offre loro, e che per di più molte volte si rivela deludente.

Come poter invertire questa rotta?

  1. OBIETTIVO: più fai chiarezza su quello che vuoi raggiungere e più facile sarà trovare un modo per riuscirci.

Se viaggi su una barca a vela, se sai esattamente dove stai andando, eventuali cambiamenti repentini  della direzione del vento non ti potranno creare alcun problema: ti basterà posizionare le vele in modo da proseguire la navigazione verso la destinazione che avevi scelto. Invece, chi naviga nel mare della vita senza avere una meta precisa, sarà facilmente portato ad andare “dove tira il vento”, focalizzandosi sull’atto di navigare invece che sul mantenere la rotta: le probabilità che in questo modo arrivi in un porto non gradito sono davvero alte, sempreché non finisca addirittura sugli scogli.

Quindi la prima domanda a cui dobbiamo abituarci a rispondere è: “cosa voglio veramente?” “quale è il mio vero obiettivo?”

  1. LO SCOPO: spesso nella vita sappiamo quello che vorremmo fare, ma non abbiamo sufficienti ragioni che ci entusiasmino, dei “perchè e come” tanto importanti da predisporci a fare qualsiasi cosa necessaria per ottenere quello che vogliamo veramente.

Una persona che ha un motivo valido per andare da qualche parte, in un modo o nell’altro riuscirà ad arrivarci, trovando le risorse sufficienti a superare qualsiasi ostacolo. La nostra motivazione, spesso,  non è legata all’obiettivo in sé, ma a ciò che ci darà raggiungerlo, a come ci farà stare, alle sensazioni che ci farà provare.

Pensa per esempio ad una situazione nella quale sei stata fortemente motivata e la tua determinazione non è venuta meno nel tempo: sicuramente quell’obiettivo per te era davvero importante aveva un significato speciale, ti avrebbe fatto stare incredibilmente bene, cos’ come non raggiungerlo sarebbe stato un dolore insopportabile. In poche parole valeva la pena impegnarsi per quello, c’erano dei validi motivi che ti spingevano all’azione.

Perciò quando sai cosa è che vuoi veramente prova a chiederti: “perché lo voglio? Cosa mi darà? Come mi sentirò dopo aver raggiunto questo risultato? Quale è il mio vero scopo? Perché vale la pena impegnarsi per questo?”

  1. PIANO DI AZIONE: “quali azioni specifiche devo fare per ottenere questo risultato che sono impegnato a raggiungere?”.

Quando il tuo obiettivo è veramente chiaro e le ragioni per cui vuoi raggiungerlo ti danno la spinta emozionale abbastanza forte, scoprire il modo migliore per portare a termine il lavoro diventa qualcosa di ovvio.

Ci sono molto modi per raggiungere un qualsiasi risultato: se una strada  non funziona, ma sei focalizzato sul tuo obiettivo e hai uno scopo sufficientemente importante, allora potrai essere flessibile e ti sarà facile trovarne un’altra.

Quindi, prima di decidere cosa fare, è bene sapere che cosa vogliamo e perché lo vogliamo e solo allora stabilire il nostro piano di azione, come un qualunque viaggiatore che, prima di mettersi in cammino, ha deciso dove andare, per quale motivo vuole andare e che strada percorrere per arrivarci……

 

“Tutti noi abbiamo una mission che perseguiamo senza esserne del tutto consapevoli. Nel momento in cui la portiamo completamente alla coscienza, le nostre vite possono decollare…” James Redfield

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