Mese: aprile 2018

Il bene di vivere

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“Tu crei le tue opportunità dalle stesse materie prime

da cui altre persone creano le proprie sconfitte …” F.Vargas

Una volta trasportavo il mio aratro e camminavo. Eliminavo le tracce di sentieri che avevano una fine, mentre ora apro sentieri lunghi come l’aria e la terra, trasformando i miei passi in amici.

Le macerie non sono più i miei intercessori.

Gli elogi funebri erano i miei modelli, annientavo e attendevo chi mi avrebbe annientato.

Ero dispersa, non c’era  nulla che si univa a me. Dove ero stata? Quale luce piangeva sotto le mie ciglia? Dove ero stata? Come potevo fare vedere la mia anima agli altri?

Avevo bisogno di una scossa fuori dall’ordinaria percezione, un elettroshock dell’anima che aprisse il mio mondo interiore per farmi ritrovare la via di casa.

Ho ripreso in mano il timone: anni di dolore e sofferenza, di cadute e risalite, di luce e impenetrabile buio per arrivare ad essere ME STESSA e non più un animale impaurito ossessionato solo alla sopravvivenza e alla fuga.

Ora cerco ogni giorno la meraviglia, lo stupore, l’incanto, la nascita, la bellezza portata dall’entusiasmo e dalla passione  per il “bene di vivere”.

Ogni giorno mi piace imparare cose nuove , sensi attenti pronti a recepire tutto, sono affamata di vita.

Ascoltare, guardare, andare alla radice delle cose. Semplificare lo sguardo per distillare e pulire i pensieri dalle scorie di antiche fissazioni.

Ho scoperto il lato buono della vita che a volte può anche confondersi con quello più difficile e periglioso.

Mi sono lasciata andare al suo flusso, nuotando non più controcorrente ma seguendo il saggio alternarsi delle maree, abbandonandomi al loro dolce movimento.

E via via tutto si è acquietato, il respiro ampio e regolare ha trasformato il subbuglio del mio cuore in un suono piacevole che ha segnato i miei passi verso nuovi sentieri. L’importanza di arrivare ha lasciato il posto al godere di ogni momento, anche se questo allunga il tempo e rallenta il cammino.

Il mio bene di vivere è l’aver ritrovato la fiducia delle mie capacità di fronteggiare tutto ciò che troverò lungo la mia strada. Curiosa e aperta verso ogni esperienza come un esploratore, entusiasta per ogni nuova scoperta.

Accettare i pieni e ascoltandomi nei vuoti seguendone il ritmo ….

Inspirare profondamente tutto quello che la vita pone sul mio cammino, perle di una collana chiamata esperienza …

Espirare lentamente trasformando le esperienze in capolavori …. I miei capolavori ….

“ la vita non è che la continua meraviglia di esistere ….” R.Tagore

Accettare quello che è …..

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Molto spesso capita di fare a pugni con la realtà, ci incaponiamo a vederla come “dovrebbe essere” nelle nostre fantasie, secondo i nostri miti piuttosto che per quella che è.

Il risultato di tutto questo è una vita alla rincorsa di chimere che vivono solo nella nostra mente …

Negli anni Settanta una psicoterapeuta molto famosa, Virginia Satir, aveva postulato cinque libertà che l’essere umano doveva imparare a permettersi per vivere pienamente fino in fondo.

La prima libertà consiste nel “vedere e capire ciò che è, anziché ciò che dovrebbe essere, che dovrebbe essere stato o che dovrebbe prodursi”.

Accettare ciò che è significa riuscire a prescindere temporaneamente da tutto quello che ci è stato detto riguardo tale realtà, vuol dire essere in grado di entrare in contatto con essa riducendo al minimo filtri e programmazioni mentali.

Vedere e capire ciò che è sembra semplicissimo, ma la nostra interpretazione oppone resistenza. Vediamo in funzione di ciò che crediamo di dover vedere, capiamo in funzione di ciò che crediamo di dover capire. Nessuna soluzione è possibile fino a quando non riusciamo ad accettare ciò che è, fino a quando non ci permettiamo di vedere e di capire ciò che è.

La seconda libertà consiste nell’”aver il coraggio di dire quello che sentiamo e pensiamo”, anziché quello che crediamo di dover sentire e pensare.

Parecchie persone non possiedono questa libertà personale. Quanto dicono spesso non corrisponde a ciò che è, a ciò che sentono e pensano davvero, bensì è quello che le loro “programmazioni” mentali le inducono a credere sia opportuno sentire e pensare. Molte vite vengono rovinate perché uomini e donne di qualunque età o condizione non hanno la libertà di dire quello che sentono e pensano. Che si tratti di famiglia, della coppia, della vita professionale o delle relazioni amicali, tante persone hanno imparato a dire soltanto quello che sembra loro adatto alla situazione e alle persone con cui si trovano.

La terza libertà consiste nel “permettersi di provare ciò che si prova”, anziché ciò che si crede di dover provare. E se è dolore che sia dolore … se è rabbia che sia rabbia …. Se è tristezza che sia tristezza …. Senza sensi di colpa o falsi buonismi, o pensando che “non sta bene” o che è “fuori luogo” ….

La quarta libertà è quella di “chiedere con chiarezza ciò che vogliamo”, anziché aspettare che ci venga data un’ipotetica possibilità di farlo. A causa della loro educazione e delle loro credenze, molti sono coloro che vivono in una dolorosa illusione, convinti a torto che questa illusione sia la realtà. Non hanno ciò che desiderano, vivono male perché si impediscono di comunicare i loro bisogni e desideri.

Infine, la quinta libertà consiste nel “mettersi in gioco in prima persona”, anziché ricercare unicamente la sicurezza e l’immobilità. A secondo della loro capacità di vedere la realtà e accettarla, gli uomini si concedono il diritto di intraprendere, di agire, di correre rischi calcolati oppure, al contrario, vivono confinati e mutilati di ogni ambizione. Sviluppare quindi la capacità di essere davvero in contatto con la realtà, di vivere il momento presente permette poco a poco di accettare quello che è, per decidere poi quale strada prendere.

Privarsi delle cinque libertà vuol dire vivere in un mondo immaginario e doloroso, sentirsi rinchiusi in un certo numero di miti e di credenze errate talmente diffuse da scambiarle per verità assolute.

Significa avere aspettative esigenti, e nella maggior parte dei casi deluse, nei confronti della vita quotidiana, degli altri e di se stessi ….

 

“ Vogliamo sempre qualcosa di diverso da ciò che è. Ci intestardiamo a credere che il senso della vita, come pure quello della felicità, sia altrove, in qualcosa che ricerchiamo alla cieca. A causa di ciò tutto appare senza senso … Il senso però sta nella situazione attuale, che noi respingiamo, rifiutiamo e fuggiamo.” P.Gaboury

 

Sveliamo la nostra Potenza

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“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte”. F.Nietzsche

La nostra Potenza, simile ad un frutto gravido dei suoi semi, trabocca e si mostra in tutta la sua pienezza.

Non confondiamola con il potere. Il potere lo cerchiamo quando non ci sentiamo interi entrando in quel dualismo che ci fa afferrare altrove quello che ci manca.

La Potenza è altro! E’ sentire dentro di noi di avere già tutta la completezza e pienezza, smettendo di avere aspettative nei nostri confronti, né nei confronti degli altri essendo ben sicuri del nostro posto nel mondo.

La nostra Potenza parte dalla nostra interiorità. Il potere ce lo creiamo noi dall’esterno appiccicandoci addosso quello che non abbiamo e quello che non siamo.

Smettiamo di aver paura di VIVERE , entriamo nella nostra pienezza e il resto lasciamolo al mondo duale dove tutto si oppone a tutto, dove tutto è una lotta per dimostrare qualcosa, dove tutto è sfida. Il nemico è solo dentro di noi! Non abbiamo di colmare i nostri vuoti giudicando le vite altrui.

La nostra energia comincerà a traboccare senza nemmeno il bisogno che ci sia un senso preciso, una direzione precisa. Il nostro frutto maturo è così gravido di semi da poterli spargere ovunque. Il nostro germe matura nel nostro essere perché da questo contatto con ogni nostra potenzialità che preme, nascerà la nostra nuova forma nel mondo e nella vita.

Una nuova luce si fa strada dentro di noi per illuminare il tessuto della nostra individualità; lasciamo che questa luce rischiari e ci lasci vedere ciò che è da forgiare, da cesellare, da modellare. Ora finalmente possiamo vedere di cosa siamo fatti, quale è la nostra vera natura.

Non accontentiamoci di una visione panoramica focalizziamo la nostra attenzione in modo analitico, entriamo nel particolare e afferriamolo. Da lì all’interno di quella piccola cosa, potremo più avanti lasciare che l’intera nostra creazione prenda forma.

Prendiamoci cura di noi e di quello che sta per nascere da noi. Portiamo luce nella nostra specificità, non cerchiamo quella di un altro e non cerchiamo neppure di essere quella specificità che abbiamo creduto di desiderare da noi.

Noi non siamo quello che gli altri vorrebbero che fossimo o avrebbero voluto farci diventare. Siamo esattamente quello che siamo in questo momento; ed è da questa materia che dobbiamo partire per scoprire la nostra nuova forma.

Non abbiamo desiderio di diventare chissà che cosa, già siamo quello che siamo ed è da qui che la nuova energia, la nuova Potenza ora si manifesta.

Partiamo esattamente da dove siamo. Il punto in cui siamo è la nostra realtà!

 

 

liberamente tratto da:

S.Garavaglia – 365 pensieri per l’anima – Ed.Tecniche Nuove

Il dolore è il prezzo della libertà

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Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi.
David Richo

Una riflessione sull’onda della bellissima lezione di domenica al corso triennale in counseling di ADYCA 

Uno dei requisiti essenziali per la vera crescita e per una profonda trasformazione personale è rappresentato dal fare pace con il dolore.

Nessuna evoluzione può aver luogo senza cambiamento e i periodi di cambiamento non sempre sono agevoli. Cambiamento significa porre una sfida a ciò che ci è familiare e avere il coraggio di mettere in questione i nostri tradizionali bisogni di sicurezza, comodità e controllo. Questa esperienza viene spesso percepita come dolorosa.

Acquisire familiarità con questo dolore fa parte della nostra crescita. Anche se non possiamo gradire affatto le sensazioni di fastidio interiore, dobbiamo essere in grado di stare tranquillamente all’interno di noi stessi e di fronteggiarle, se vogliamo sapere da dove provengono.

Una volta riusciti a fronteggiare i nostri tormenti ,ci accorgeremo che esiste uno strato di dolore profondamente radicato nel nucleo centrale del nostro cuore. Esso è talmente scomodo e impegnativo da farci trascorrere tutta la vita a evitarlo.

Molto spesso la nostra personalità è costruita intorno a modi di essere, di pensare, di agire e di credere che sono stati sviluppati al fine di evitare questo dolore.

Poiché schivare questo dolore ci impedisce di esplorare quella parte di noi che sta al di là di quello strato, la vera crescita ha luogo quando finalmente decideremo di affrontare il dolore.

Essendo situato nel nucleo centrale del cuore, il dolore si irradia all’esterno e influisce su qualsiasi cosa facciamo. Esso è sempre presente, sotterraneo, nascosto fra le pieghe dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.

La  nostra psiche è fatta per evitare questo dolore e di conseguenza, alle sue fondamenta, essa teme il dolore.

Per comprendere meglio ciò facciamo caso al fatto che se per noi l’emozione del rifiuto costituisce un grosso problema, avremo timore di tutte quelle esperienze che possono provocare il rifiuto. Quella paura andrà a costituire la nostra psiche e anche se gli eventi veri e propri che causano il rifiuto sono rari, avremo continuamente a che fare con la paura del rifiuto. E’ così che creiamo un dolore che è sempre presente.

Arriveremo a renderci conto che qualunque schema di comportamento basato sulla fuga dal dolore si trasforma in un vero e proprio portale di ingresso del dolore stesso.

Al fine di evitare il dolore del rifiuto, lavoreremo duramente per mantenere le nostre amicizie. Poiché è possibile essere rifiutati perfino dagli amici, lavoreremo sempre più duramente per evitare che questo accada. Per riuscirci, dovremo fare in modo che tutto ciò che facciamo sia accettabile agli occhi degli altri. Questo determinerà il modo in cui ci vestiamo e il nostro comportamento.

In questo modo non siamo più direttamente focalizzati sul rifiuto; ora la questione si è estesa allontanandoci di uno strato dal nucleo centrale del dolore.

Ecco quindi che partendo dal dolore centrale per cercare di evitarlo si costruiscono a poco a poco strati su strati che ci allontanano sempre più dalla fonte del “problema”, portando tuttavia il potenziale del dolore primigenio in tutte le cose che facciamo.

Passare la vita ad evitare il dolore significa averlo sempre alle spalle.

Vogliamo davvero tenerci dentro tutto questo ed essere obbligati a manipolare il mondo per evitare di sentirlo? Come sarebbe la nostra vita se non fosse governata da quel dolore? Saremo liberi!

E per essere liberi la prima cosa da fare è non aver paura del dolore e del tumulto interiore. Fintanto che temiamo il dolore, cercheremo di proteggerci, la paura ci costringerà a farlo.

Pertanto è necessario guardare dentro di noi e decidere che da ora in poi il dolore non ci crea problema. E’ solo una delle cose che esistono nell’universo. Qualcuno può dirci o farci qualcosa che infiamma il nostro cuore, riaprendo quell’antica ferita, ma poi passa. E’ una esperienza temporanea, accogliamola, osserviamola, stiamoci …..

Quando qualcosa di doloroso viene a contatto con il nostro corpo, tendiamo istintivamente a ritrarci. Anche la nostra psiche fa la stessa cosa: se viene toccata da qualcosa che la disturba tende a ritirarsi. Possiamo sentirne l’effetto sotto forma di una specie di contrazione all’interno del nostro cuore. Se abbocchiamo, il dolore diventerà una parte di noi. Per anni ci resterà dentro e andrà a costruire proprio uno dei mattoni della nostra vita. Darà forma ai nostri pensieri, alle nostre reazioni e preferenze future.

Se la vita fa qualcosa che provoca una sensazione di fastidio all’interno di noi, anziché tirarci indietro lasciamo che ci attraversi come un vento … facciamo l’opposto del contrarci e chiuderci . Rilassiamoci e rilasciamo. Rilassiamo il nostro cuore ferito finchè non arriviamo faccia a faccia proprio con il punto esatto che fa male. Rimaniamo aperti e ricettivi per poter essere presenti là, dove si manifesta la tensione. Dobbiamo essere disposti a restare presenti proprio nel punto in cui proviamo irrigidimento e dolore, poi rilassiamoci per scendere ancora più in profondità.

Quando ci rilasseremo e avvertiremo la resistenza, il cuore vorrà ritrarsi, chiudersi, proteggersi e difendersi. Continuiamo a rilassarci. Rilassiamo le spalle e rilassiamo il cuore. Lasciamo andare e facciamo spazio al  dolore affinchè ci possa attraversare.

Ogni singola volta in cui ci rilassiamo e lasciamo andare, un tassello del nostro dolore ci lascerà per sempre. Ma ogni volta in cui opponiamo resistenza e ci chiudiamo, edifichiamo il dolore all’interno di noi.

Se vogliamo essere liberi, prima dobbiamo accettare che c’è dolore nel nostro cuore. Siamo stati noi a stivarlo lì. E abbiamo fatto tutto il possibile per conservarlo, tenendolo molto in profondità, in modo da non doverlo mai sentire. In noi ci sono anche gioia, bellezza, pace, ma si trovano sull’altra faccia del dolore. Dobbiamo essere disposti ad accettare il dolore per poter attraversare dall’altra parte. Accettiamo semplicemente che c’è e che lo sentiremo. Accettiamo che, se ci rilassiamo, si presenterà per qualche attimo davanti alla nostra consapevolezza, per poi scorrere via.

In verità è il dolore il prezzo della libertà. Non appena saremo disposti a pagare quel prezzo, non avremo più paura. Nell’attimo in cui non temeremo più il dolore, saremo in grado di affrontare senza paura tutte le situazioni della vita e  riusciremo a muoverci nel mondo finalmente totalmente padroni di noi stessi ……

Imparare a volersi bene ….

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“La relazione più importante, difficile ed emozionante è quella che si ha con sé stessi.”

I guaritori e gli sciamani messicani ritengono che qualsiasi percorso intraprendiamo sia uno tra i tanti possibili. Perciò bisogna avere sempre presente che un percorso è un percorso: se senti di non volerlo seguire, non farlo per nessuna ragione, a nessuna condizione. Se per caso lo abbandoni non devi vergognarti, né per te né per gli altri, né sentirti disonorata, se questo è ciò che il tuo cuore ti dice.

Guarda ogni percorso da vicino, con attenzione e domandati: “Questo cammino ha un cuore?”. Se ce l’ha, è buono, altrimenti non serve a nulla. Ogni strada porta da qualche parte: però una ha un cuore, l’altra ne è priva; una ti rende piacevole il viaggio, l’altra ti fa maledire la vita. Una ti fortifica, l’altra ti debilita.

Molte volte seguiamo percorsi che ci fanno maledire la vita per compiacere gli altri, sperando che ci vogliano bene.

Da bambine crediamo che se papà e mamma ci volessero bene come si deve voler bene ai bambini buoni e che si comportano bene, non ci mancherebbe nulla. Però di fatto un bambino “vero” è molto diverso da ciò che ci si aspetta da un bambino e da una bambina buona: corre, grida, si sporca e fa anche i capricci.

Noi tutte siamo state come tutti i bambini e le bambine del mondo. Siamo cresciute credendo di dover fare sempre più sforzi per essere amate di quell’amore assoluto e incondizionato con il quale si dovrebbero amare i bambini buoni. Abbiamo imparato a nascondere i nostri errori, a sentirci in colpa perché ci facevano credere che eravamo cattive o perché non riuscivamo a essere sufficientemente buone.

Abbiamo imparto a ritenerci colpevoli di sentire e godere del nostro corpo, di vivere, di esistere. Tutto ciò perché l’amore incondizionato secondo il nostro bisogno che cercavamo prima dai genitori, poi dai maestri, poi dal partner, poi dai figli semplicemente non esiste. Non esiste perché nessuno sa realmente come ciascuna di noi ha bisogno di essere amata.

Inoltre ciascuno ama come può, come gli viene e non come dovrebbe. L’unica persona che sa esattamente come abbiamo bisogno di essere amate siamo noi stesse.

Solo noi possiamo darci questo affetto assoluto e possiamo farlo adesso!

Se siamo piene d’amore per noi stesse, quando qualcuno arriva in ritardo o non ci presta l’attenzione che avremmo voluto, possiamo più facilmente capire che ciò è quello che può fare.

Ora immagina di vedere te stessa nelle diverse età della tua vita passata, presente e futura ….

Immagina adesso di tenere te stessa appena nata nelle tue braccia …..

Ora , sulle tue gambe, tieni te stessa ad un mese ….

Eccoti ad un anno di età mentre stai imparando a camminare e ad esplorare il mondo …

Vai avanti per ogni età sino a vederti come una donna matura, forte, piena di saggezza, con la piena soddisfazione di aver vissuto come hai vissuto, per tutto ciò che hai superato e maturato.

Presentati a ciascuna delle tue parti in questo modo: “Io sono …… ..e sono tutte voi”. E racconta che sono passati tanti anni da quando cercavi quell’affetto che gli altri non potevano darti, senza sapere che quell’amore che cercavi era dentro di te.

Dì loro che quel periodo è finito, perché adesso sarai tu a dare loro quell’affetto che avevano sempre desiderato.

Leggi a voce alta quanto segue: “ Io ……. Sono tutte voi e vi prometto di volermi bene, incondizionatamente, così come sono, completa, con ciò che mi piace e non mi piace, con le mie qualità e i miei difetti, con i miei successi e con gli sbagli che mi fanno crescere. MI PROMETTO DI VOLERMI BENE, in modo incondizionato, qualsiasi cosa faccia o smetta di fare. Non importa ciò che fanno gli altri, ciò che dicono, ciò che pensano.

IO RICONOSCO DI AVERE FATTO IL MEGLIO! E mi congratulo con me stessa per questo ……

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