Il controllo: efficacia e pericolosità

controllo di sè

Il tema del controllo si può declinare in vari modi. Innanzitutto distinguendo tra controllo su noi stessi e controllo sugli altri. Argomenti ambedue da maneggiare con cura perché possibili fonti di guai.

Se ci riferiamo al rapporto con noi stesse, dobbiamo parlare di “autocontrollo”. Ossia la facoltà di fare la cosa giusta nel momento opportuno, tenendo conto del “principio di realtà” contenendo quindi gli impulsi sconvenienti e procrastinando la soddisfazione dei bisogni in attesa della condizione favorevole.

Questa attesa adulta e controllata è possibile solo quando esiste la piena consapevolezza dei nostri bisogni e delle opportunità concrete per soddisfarli, in caso contrario rischiamo l’infelicità e l’emarginazione.

Sin dall’infanzia veniamo sollecitati a non essere tropo rumorosi, a non piangere, a trattenere la rabbia. In generale i bambini maggiormente apprezzati dagli adulti sono quelli capaci di controllarsi. Il problema è riuscire a distinguere un essenziale addestramento al controllo dei propri impulsi da un metodo coercitivo che può portare all’inibizione di una sana istintività rivolta a soddisfare legittime esigenze personali.

Per quanta riguarda l’educazione e il delicato apprendimento alla gestione delle proprie emozioni, il fattore decisivo è la capacità di distinguere tra un contesto e l’altro. E’ necessario imparare a riconoscere i vari contesti e, di conseguenza, a modulare azioni e parole affinchè non risultino “di troppo” nei diversi ambienti e nelle diverse circostanze, imparando a considerare che c’è un tempo per ogni cosa.

Il rispetto di vincoli e confini, propri e degli altri, è un requisito fondamentale per il benessere e l’equilibrio di ciascun individuo.

Molto spesso non si tiene abbastanza in considerazione dei possibili effetti deleteri che la nostra incapacità di usare, al bisogno, i provvidenziali freni inibitori, può causare.

I bambini si spaventano molto quando non si sentono contenuti dagli adulti. La furia incontrollata di molto bambini o ragazzi deriva più spesso dalla paura che da cattive inclinazioni; non si sentono abbastanza sicuri, in balia di adulti che non sono in grado di proteggerli fraintendendo le loro tacite richieste di aiuto.

Il controllo di sé, a meno che non sia esasperato e ossessivo, non ha nulla a che vedere con l’annullamento della spontaneità e la privazione di un gratificante appagamento delle esigenze personali, laddove non vengano lesi i diritti degli altri. E’ quel famoso comportamento “assertivo” che in modo adulto, non contaminato dal bambino che vuole tutto subito, consiste nell’”affermazione di sé” avendo la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore.

Autocontrollo, quindi, come gestione di quelle valvole che regolano il flusso di scambio affettivo fra noi e gli altri, fra il nostro mondo interiore e gli stimoli esterni, in base ai nostri bisogni e secondo il nostro discernimento.

Autocontrollo come capacità che mi da’ la possibilità di decidere dove, quando, come e con chi manifestare in maniera appropriata i diversi stati d’animo che emergono dal mio sentire.

Inteso in questa maniera, ne consegue che quanto più siamo liberi e padroni di noi stessi, tanto meno avremo bisogno di esercitare un controllo sugli altri, specialmente su quelli che amiamo. Tendenza retaggio dell’insicurezza e della paura di perdere potere nella relazione.

Autocontrollo e controllo sugli altri difficilmente vanno insieme; l’esperienza ci insegna che le persone più accanite nell’esercizio del controllo sugli altri sono in genere quelli che maggiormente difettano di autocontrollo. Grandi sostenitore del rispetto di regole e confini, sono soliti riservare a se stessi un’indulgenza che li assolve da ogni sopruso, mentre non transigono sui torti e sulle debolezze altrui.

Legato al tema del controllo nella sua accezione, per me “inutile” e persa in partenza c’è l’arrogante pretesa di voler controllare ogni aspetto, accadimento o situazione della vita che in molti casi ha un andamento imperscrutabile e misterioso; dimenticandoci che il fattore accidentale è sempre in agguato e spesso spazza via progetti, intenzioni insieme alla nostra sicurezza.

E allora ci prende l’angoscia di essere in balia degli “elementi” con tutte le ansie e i conseguenti arroccamenti e chiusure che ne derivano.

Ricordiamoci, però, che per ogni battaglia persa, c’è una nuova opportunità da cogliere. La paura della sconfitta, del “destino” dietro l’angolo, non ci deve distogliere dal piacere di accettare una sfida ulteriore. Perché mai nulla è completamente perduto finchè avremo una testa per immaginare nuovi scenari ed elaborare nuovi progetti e soprattutto finchè avremo braccia e mani che si uniscono le une con le altre per creare una rete e abbastanza cuore per cullare i nostri sogni cercando di realizzarli.

Liberamente tratto da: I.Castoldi “Se bastasse una sola parola” Ed.Feltrinelli

Libertà espressivae assertività

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Comportarsi in modo assertivo vuol dire bilanciare i bisogni degli altri coi propri.
Edoardo Giusti e Alberta Testi, L’assertività, 2006 – Ed.Sovera

Le relazioni che stabiliamo con gli altri generano in noi molte emozioni e sentimenti diversi, alcuni positivi, altri negativi.

Generalmente quelli positivi sono quelli con cui riusciamo a fare meglio i conti e quelli che abbiamo più facilità a manifestare.

Le cose stanno diversamente per quanto riguarda i sentimenti negativi, cioè quelli che trovano minore occasione di espressione diretta agli altri perché più difficili non solo a gestire, ma anche a comunicare agli altri.

Tutto può emergere dal profondo di noi stessi. Ciò che fa la differenza è la capacità di discriminare il momento e il modo più opportuni in cui farlo.

La persona passiva aspetta che gli altri lo comprendano “telepaticamente”, rimugina dentro di sé, non si autosvela.

La persona aggressiva pretende di essere sempre compresa e manifesta i propri sentimenti e le proprie opinioni con la delicatezza di un caterpillar.

La persona assertiva non si nasconde. Sa che è un suo diritto esprimersi liberamente, ma allo stesso tempo è attenta ai sentimenti e alle reazioni che può generare nell’atro.

Supponiamo che tu voglia manifestare ad un’amica di essere arrabbiata con lei, perché si è presentata all’appuntamento che avevate con due ore di ritardo senza avvertire. Se comunichi il tuo disappunto, ma contemporaneamente sorridi, vuol dire che trattieni la tua emozione dietro il sorriso, mentre probabilmente il tuo stomaco si contorce . Ed è altrettanto chiaro che la tua amica verrà colpita poco dal messaggio con la conseguenza che sarà poco motivata a dare spiegazioni o scusarsi.

Quindi, in conclusione, un atteggiamento di questo genere non riuscirà a farti raggiungere il tuo scopo (esprimere la rabbia) perché ti vieti di usare mezzi più idonei come un’espressione facciale adirata o un tono di voce alterato.

Questo caso e altri simili sono molto frequenti nella vita di tutti i giorni.

D’altro canto è pur vero che vi sono persone a cui può risultare difficile esprimere anche sentimenti positivi come l’amore, la stima, l’amicizia , l’affetto. Il più delle volte sono impedimenti che provengono da condizionamenti familiari : pensiamo ad esempio a come nel passato ( e purtroppo a volte ancora oggi) il maschio veniva educato a non manifestare i suoi sentimenti “perché queste non sono cose da uomini”, oppure non doveva piangere “lo fanno solo le bambine…”; mentre le donne non potevano e non dovevano esprimere i loro bisogni e desideri amorosi e sessuali pena essere tacciate “poco di buono”.

E’ ormai dimostrato che l’emozione passa attraverso il corpo e non riconoscerla è, a lungo andare, dannoso sia per il buon funzionamento psichico della persona che per il suo ben-essere generale.

Ad esempio se io mi impedisco di esprimere le mie emozioni reali e sono apparentemente una persona che dice sempre “si”, che non si ribella, che si dimostra sempre impeccabile, in realtà do un’immagine di me mascherata e artefatta e, soprattutto, le mie emozioni possono manifestarsi in altri modi: per esempio mi ammalo di ulcera gastrica, piuttosto che esprimere la mia rabbia.

Le persone sono maggiormente assertive quando riescono a confrontarsi con le proprie emozioni, non le mascherano e sono capaci di esprimere anche le parti di sé più inibite.

Per essere assertivi è necessario essere autentici!

Solo consentendo a noi stessi di essere liberi nell’esprimerci e nel manifestarci possiamo riuscire ad affermare noi stessi ri-trovandoci …..

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Ora se ti va prova a passare in rassegna le tue abilità nell’esprimere quello che senti… rispondendo a queste domande…. Sii sempre sincero…. Ascoltati….

Sei capace di affermare ciò che pensi e senti?

In quale situazione hai maggiore facilità nell’esprimere le tue emozioni e i tuoi pensieri?

Con quali persone hai maggiore facilità nel dire ciò che pensi?

Quale atteggiamento dell’altro facilita la tua apertura?

In quali situazioni hai maggiore difficoltà nell’esprimere le tue emozioni e i tuoi pensieri?

Con quali persone hai maggiore difficoltà nel dire ciò che pensi?

Quale atteggiamento dell’altro ostacola la tua apertura?

Cosa potresti fare ora per segnare un punto a tuo favore? …. Prenditi un piccolo impegno…. Ora … Adesso ….

 

Riprendi in mano la tua vita

BARCHETTE IN MANO

Quante volte ci troviamo catapultati in situazioni che non volevamo?

Quante volte accade qualcosa che non ci sentiamo pronti ad affrontare?

A tutti capita di sentirsi in balia degli eventi, incapaci di uscire da una spirale di negatività che ci trascina e ci fa sentire impotenti.

Vorremmo riprendere il controllo della nostra vita, cambiare direzione ma spesso travolti al caos non sappiamo da dove iniziare.

Ecco 7 suggerimenti (Fonte: www.blessyou.me) per riscrivere il copione della nostra vita  ed esserne finalmente il protagonista.

  1. ASCOLTATI. Ascolta il dolore, l’ansia lo stress, la stanchezza. Cosa ti stanno comunicando? Quale è l’area della tua vita che sta boccheggiando, desidera aria fresca e ha sete di cambiamento? Accettare e ascoltare le emozioni negative richiede molto coraggio ma è la porta per la vera felicità. Cosa è che ti fa battere il cuore? Smetti di liquidare quel sogno, quel desiderio con la logica della paura che ripete incessantemente che “non si può-non è il momento-non ha senso-sarà troppo difficile-ma se poi…”. Ascolta il tuo istinto, rinnova le aree della tua vita, che non rispondono più ai tuoi desideri più profondi. Osa sognare e permettiti di vivere i tuoi desideri e le tue passioni.
  2. DIVENTA PADRONE DELLA TUA MENTE. Sono i pensieri che attraversano la nostra mente e creano la realtà che ci circonda. Il modo in cui pensi a te stesso plasma l’immagine che hai di te. Quando ti capita di avere pensieri negativi domandati se ti appartengono o sono frutto di condizionamenti del passato e di giudizi esterni a te stesso. Chiediti in che modo possono esserti utili. Se non lo sono, lasciali scivolare via e sostituiscili con altri che arricchiscano la tua vita. I pensieri governano le tue azioni e le tue reazioni ad ogni evento. E’ qui che risiede la chiave di volta. Padroneggia i tuoi pensieri, scegli con cosa nutrire la tua mente e diventerai padrone della tua vita.
  3. IMPARA A LASCIARE ANDARE. Oggi è il primo girono della tua vita. Ieri è già andato e domani, credimi, non arriverà prima di domani. Oggi, ora, adesso è l’unico momento su cui hai potere. Per quanto doloroso sia stato il tuo passato, per quanti sbagli credi di avere commesso, per tutte le cose che sarebbero potute andare diversamene, ormai sono andate. Vuoi cambiare qualcosa? Fai ora, adesso, qualcosa di diverso. Lascia andare il senso di colpa, la rabbia, il dolore, la tristezza e prima di lasciarli andare domanda loro cosa ti hanno voluto insegnare di utile per rendere diverso, migliore il tuo oggi.
  4. ALLENA L’ASSERTIVITA’. Meriti di dire “Sì” quando vuoi dire “sì” e “No” quando senti che quella determinata richiesta non è in linea con te stesso e non è giusta per te in quel momento. Non c’è niente da guadagnare ma tutto da perdere a lasciare che siano gli altri a decidere per te. Essere assertivi significa avere il coraggio di essere ed esprimere se stessi e ti permette di evitare la trappola del “se avessi fatto/detto, se fossi stato diverso…”. Che senso ha cercare di essere diverso da ciò che sei nel profondo?
  5. APPREZZA E GODI DELLE PICCOLE COSE DI OGNI GIORNO. Ormai numerosi studi scientifici hanno ampiamente dimostrato come esprimere gratitudine aumenti stabilmente il nostro livello della felicità. Un modo per riconoscere quelle cose che ci rendono grati della vita è godere del momento che stiamo vivendo ora. Stai mangiando? Gusta ogni boccone, assaporalo. Nota come questo cambi il semplice atto di mangiare. Stai chiacchierando con un amico/amica? Ascoltato apertamente, sospendi il giudizio e fai domande. Goditi la conversazione, le risate, i silenzi.
  6. RIDI, SORRIDI, GIOCA. Diceva Nietzsche “non si può ridere di tutto e tutti ma ci si può provare” Inizia da te stesso, guarda al lato comico dei problemi e delle difficoltà che incontri. Riuscirai a creare il distacco necessario per vederle da altre angolazioni. Ridi delle tue paure è uno dei migliori modi per affrontarle con coraggio. Sorridi. Non per convenzione o convenienza. Sorridi perché non c’è niente di più bello che poterlo fare. Entra in un bar la mattina e senti come cambia il tuo stato d’animo e l’atmosfera intorno a te regalando un sorriso sincero. Gioca. Torna bambino, scherza. Prova ad affrontare un compito noioso come se fosse un gioco divertente. Ti aiuterà a focalizzarti sugli aspetti piacevoli che non avevi minimamente considerato, stimolerà la tua creatività e ti aprirà a nuovi punti di vista.
  7. SCEGLI IL BICCHIERE MEZZO PIENO. La vita è piena di sfide. Affrontarle con sano ottimismo significa rivolgere la propria attenzione alle possibilità racchiuse dentro le difficoltà. Ricordati che dietro ogni vincolo c’è sempre un’opportunità, che ogni crisi può essere un’occasione e che il dolore porta sempre con sé il seme di una meravigliosa rinascita. Tocca a te scegliere se raccoglierlo!

Allora , tu che mi leggi, sei pronto per riappropriarti della tua vita?

 

Sull’ “affermatività” assertiva ….

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Dal rispetto della propria persona alla consapevolezza di sé.

Dalla consapevolezza di sé, alla capacità di affermare le proprie opinioni in modo sereno, provocando il dialogo, aprendo il confronto.

Questa è l’affermatività o in altre parole l’assertività; della quale molti pensano di poter fare a meno, soltanto perché, forse non si sono mai posti il problema di come superare certi momenti critici e quindi ritengono che essi si creino da sé.

Sappiamo che così non è: se ci veniamo a trovare in una situazione difficile, questo è accaduto, nella maggior parte dei casi, perché gli attori che stanno recitando quella scena si sono lasciati prendere la mano, e hanno barattato l’intelligenza e l’autocontrollo con una pretesa spontaneità e una totale mancanza di ascolto dell’altro.

Di fronte all’avvicinarsi di una situazione critica che può condurre allo scoppio di un litigio, abbiamo la possibilità di reagire in due modi istintivi: arretrare e cedere il campo oppure aggredire.

Nel primo caso, il fatto di lasciare l’avversario vincitore della partita, spesso senza nemmeno combattere, il più delle volte evita del tutto l’eruzione vulcanica. Non ci sarà nemmeno bisogno di questionare con veemenza perché la persona di fronte a noi probabilmente avrà già colto la nostra arrendevolezza e quindi immediatamente si approprierà della vittoria.

Sicuramente ci siamo trovati tutti, almeno una volta,  in momenti di questo genere. Con quale stato d’animo ne siamo usciti? Di certo mai appagati e soddisfatti di noi, nè sorridenti o felici. Possiamo certamente consolarci del fatto che una battaglia perduta non equivale a perdere la guerra, ma forse .. forse .. giù in fondo, c’è una vocina che protesta altre verità.

Questa non è la ritirata strategica del cavaliere intelligente, ma il rovinoso abbandono delle armi sul campo, con conseguente fuga precipitosa.

Che cosa ci ha trattenuto dal far valere le nostre argomentazioni? Ovvero, riformulando la domanda: che cosa ci ha impedito di avviare un’iniziativa di contenimento efficace dell’avversario, basandoci sulle nostre forze e convinzioni?

La risposta ognuno la può trovare dentro di sé, a patto di non mistificarla, il che renderebbe vano lo sforzo di ricerca. Ma qualsiasi risposta alla fine vogliamo darci il risultato è sempre lo stesso: una scarsa stima di sé, uno scarso rispetto per sé e quindi una profonda insoddisfazione e l’avviarsi di pensieri fissi su pesanti considerazioni della propria inefficacia ad affermare le proprie convinzioni.

Il secondo caso è l’aggressione.

Anche qui abbiamo esempi infiniti: che vanno dalla nostra vita privata, a molti interventi di vari personaggi pubblici, nei vari talk show, che sembrano aver  adottato lo stile costante dell’aggressività, mirando in modo totale allo schiacciamento definitivo dell’avversario.

La domanda potrebbe essere: ma possibile che tutto il mondo sia popolato da immondi scarafaggi e l’unico compito delle persone sia quello di dar loro la caccia per poi soddisfare il gusto macabro di schiacciare la loro nera corazza?  E ancora: la gente di fronte a noi è davvero meritevole di tanta amorevole attenzione?

Perpetuare uno stile aggressivo nei confronti degli altri è politica sterile che crea attorno a noi il vuoto assoluto. Ci sembrerà di vincere ogni battaglia e via via con il tempo, giungeremo a sentirci davvero invincibili: ma a quale prezzo?

Dimostrare una totale mancanza di ascolto degli altri non ci fa più forti, ma al contrario mostra la nostra debolezza. Chi può avere paura di mettere sul piatto le proprie opinioni per discuterle insieme a quelle altrui, se non una persona conscia della propria fragilità? Non lasciare agli altri il tempo e il modo di esprimersi può spaventare i più remissivi ma quanto varrebbe, di fronte ad un simile comportamento, girare i tacchi e lasciare il il becero urlante a sproloquiare da solo?

Il fatto è che questo genere di persone sviluppa nel tempo una propria arte dell’aggressione, affinando gli stili dell’avversario grazie ai quali ha ottenuto i maggiori successi. Per queste persone è questione di vita o di morte, perché, non conoscendo altre vie per imporsi, sanno che risulterebbero a loro volta soccombenti.

Due maniere di relazionarsi, quindi , entrambe a loro modo grezze e infelici. Entrambe testimonianza di una mancanza di equilibrio di chi le agisce, graffiando o scappando.

Il comportamento “affermativo” è la naturale conseguenza di chi ha maturato rispetto di sé e ha coltivato la consapevolezza del proprio valore. Rifiutarsi di darsi alla fuga con le pive nel sacco, così come aborrire la zampata sanguinosa dell’orso, equivale ad aver maturato la convinzione che i rapporti umani, proprio perché tra persone e non tra belve inferocite, possono venir strutturati secondo modalità in cui la dominante sia l’intelligenza.

Se il confronto nasce male e tende a deragliare, riportarlo sui binari del buon senso e del rispetto non è cosa da poco, ma tuttavia è la sola fatica che possa creare buon senso e rispetto.

Proviamo ad immaginare come si potrebbe comportare  una persona tendenzialmente aggressiva di fronte ad una persona che tende ad imporre un dialogo rispettoso delle rispettive posizioni, rifiutando di essere schiacciata come uno scarafaggio? La risposta non è automatica, ma potrebbe darsi che costui, forse per la prima volta, trovandosi di fronte qualcuno che finalmente non fugge in ritirata, si trovi disorientato.

La sua reazione immediata potrebbe essere quella di innalzare il livello del conflitto magari per misurare la capacità dell’avversario di mantenere la posizione. E questo sarà il momento di maggiore difficoltà per entrambi. Per il violento, che avrà modi di rendersi conto di quanto le sue armi, di fronte a quella persona, possano risultare spuntate. Per l’altro, perché arretrare o anche soltanto vacillare in quell’istante equivarrebbe a morte certa.

Conosciamo tutti molto bene l’esistenza di quei fili invisibili di comunicazione che sanno trasmettere i significati delle cose molto meglio di tante parole. Quanto possono comunicare un semplice sguardo o un fiero silenzio?  Spesso non serve parlare, per dimostrare ad un aggressivo che non abbiamo paura della sua stupida violenza, basta restare nella posizione fisica assunta, senza abbassare gli occhi, grattarsi nervosamente o tremare nelle mani. Fermi. Centrati, Radicati.

Tutto questo può accadere quando i pilastri portanti del rispetto di sé e della consapevolezza siano ben stabili. E allora … quanta sofferenza in meno? Quale diversa qualità della vita? Quante relazioni a rischio salvate e trasformate positivamente? E infine: quanti nuovi spunti di gratificazione che potremo regalarci con le nostre stesse mani, dai quali ricavare nuova energia e nuova forza per proseguire? …

Ancora sul senso di colpa

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“Ho la conoscenza, ma agisco sotto la costrizione del mio essere” ( Euripide)

Visto che il post precedente sul “senso di colpa” ha sollevato un grande interesse, posto un’altra riflessione sullo stesso argomento questa volta unito al concetto di autostima. La “colpa” sentimento che sta alla base di molti disagi ed è spesso causa di azioni disfunzionali che ci allontanano sempre più dall’obiettivo ben-essere ……

Lo scopo di un lavoro su se stessi, come potrebbe essere un percorso di Counseling, è quello di sviluppare un concetto di Sé positivo cercando di ri-tessere i passaggi emotivi mancati in modo da essere in grado di fronteggiare i passaggi della vita indipendentemente dall’approvazione o disapprovazione esterna.

Lungo la strada verso questo obiettivo, il modo in cui consideriamo il nostro comportamento, i criteri con cui lo giudichiamo e il contesto in cui lo osserviamo assumono un’ importanza fondamentale, specialmente nei momenti in cui tendiamo a rimproverarci e a sentirci colpevoli.

Parlando di assertività, cioè la capacità che permette ad una persona di agire nel suo pieno interesse, di difendere il suo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i suoi diritti senza ignorare quelli altrui, spesso si teme che mettendola in atto si possa incorrere in un potenziale rischio di perdita dell’affetto e dell’approvazione da parte degli altri.

Il timore di mostrarsi assertivi deriva anche dalla paura del conflitto e dalla scarsa accettazione dell’assertività dell’altro.

La paura della disapprovazione, delle critiche e del rifiuto da parte di persone considerate importanti è una delle cause dei nostri “sensi di colpa” ed è il fondamento del risentimento che spesso ne è alla base.

Per liberarsi dai sensi di colpa occorre essere onesti verso se stessi, riconoscendo la rabbia e il risentimento legati al fatto di vivere secondo le aspettative altrui e non le proprie, esprimendo costruttivamente i propri sentimenti nei confronti degli altri.

Quando il nostro comportamento entra in conflitto con quello che consideriamo giusto e non sappiamo con chiarezza “per chi” è giusto e quale criterio stiamo usando (nostro o altrui), perdiamo il rispetto per noi stessi. Le nostre azioni riflettono sia quello che siamo, sia quello che pensiamo di essere. I sensi di colpa per gli errori commessi non sono produttivi, tanto meno riparativi.

Se ci autopuniamo invece di acquisire consapevolezza, la nostra autostima diminuisce. E’ importante considerare il contesto in cui si è verificato il comportamento e i motivi per cui in quel momento quella ci è sembrata la migliore tra le scelte possibili. Un’altra reazione frequente è quella di negre l’accaduto e le sue conseguenze. Piuttosto che negare è proficuo invece entrare in profondità nel contesto in cui l’”errore” si è verificato, chiedersi quali bisogni si cercava di soddisfare con quel comportamento e quali erano eventuali alternative che in quella circostanza sono state scartate.

Le nostre azioni sono sempre legate allo sforzo di sopravvivere, di proteggerci, di evitare la paura e il dolore, di nutrirci, di mantenere il nostro equilibrio e di crescere. Anche quando commettiamo un errore o ci comportiamo in maniera autodistruttiva, a qualche livello cerchiamo di prenderci cura di noi stessi.

Quando riusciamo a perdonarci i nostri errori, possiamo compiere azioni riparative e il nostro comportamento migliora, mentre se continuiamo a condannarci implacabilmente, il nostro comportamento, come la nostra autostima tendono a peggiorare. Essere comprensivi e benevoli verso se stessi non significa negare le proprie responsabilità, ma sentirsi in colpa non rappresenta una virtù: in realtà lascia passivi ed impotenti. Un atteggiamento costruttivo richiede di non arrendersi ai sensi di colpa, bensì di emanciparsi da essi.

Accettare la nostra fallibilità “vuol dire accettare le nostre imperfezioni, imparare a perdonare ed a riconciliarsi con se stessi più e più volte. Accettarsi non come alibi per continuare ad operare nell’errore e nella distruttività, ma come impegno a migliorarsi”.

La tendenza a giudicare le proprie caratteristiche ed il proprio comportamento mina il senso di autostima, poiché sancisce l’impossibilità al cambiamento e va a rinforzare la giustificazione per la propria passività: “nessuno mi amerà mai”, “non riesco mai bene”. Per migliorare l’autostima dobbiamo invece imparare a vivere senza le scuse dei “non posso”, “non sono capace”, “sono fatta così”. I sensi di colpo ci tengono legati all’inattività senza darci l’opportunità di sperimentare nuovi  comportamenti “è colpa mia”, “sono una delusione”, “sono sempre stata così”, “così è la vita”, “non posso cambiare”: il messaggio implicito è: “non aspettatevi niente da me”.

A qualcuno l’infelicità risulta familiare, anche se non piacevole. Come potrebbe diventare la nostra vita senza la depressione e l’infelicità che ci isolano e ci proteggono? La felicità richiede di più in termini di consapevolezza, impegno ed investimento di energia.

Anche la persona migliore del mondo, se mai esista, prima o poi andrà incontro ad un errore. L’errore e la fallacità sono parte dell’uomo e della sua crescita. Basti pensare che uno dei principali metodi con cui apprendiamo fin da piccoli è proprio quello per “tentativi ed errori”. I nostri errori non ci sottraggono valore come persone e non indicano che siamo individui degni di disprezzo. Perdonarsi significa riconoscere quelle che sono le nostre caratteristiche negative, le nostre debolezze, le nostre paure e accettarle come parte di noi. Solo così può essere possibile cercare di trasformarle in positivo.

Se sapremo perdonare noi stessi, lo sapremo fare anche con gli altri.

Se lo sappiamo fare con gli altri è ora che iniziamo a farlo anche con noi stessi…….

E per chi volesse approfondire ulteriormente:

Lucio Della Seta –  “Debellare il senso di colpa”  – Ed. Marsili

Affermarsi

affermarsi

Il secondo passo verso la riconquista della propria libertà liberandosi così dal giogo della dipendenza affettiva è AFFERMARSI.

Affermarsi significa mettere allo scoperto la propria identità. Vuol dire prendersi lo spazio vitale che ci spetta, nel rispetto di ogni essere umano.

Affermandoci, facciamo sapere che esistiamo, che abbiamo come tutti un valore, delle opinioni e un’identità. Raramente è necessario fare esercizio di affermazione dando fiato alle trombe. In genere è sufficiente prendersi lo spazio che ci spetta.

L’affermazione di sé affonda le radici nella considerazione che abbiamo di noi stessi. Imparando a conoscerci, a conoscere le nostre forze e le nostre debolezze, prendendoci il tempo di scoprirci e di amarci per quello che siamo, arriviamo a capire di essere unici.

Più fiducia abbiamo in noi stessi, nel nostro valore e nella nostra capacità di esprimere chiaramente i nostri bisogni, più diventa facile prendere il nostro posto.

Per il dipendente affettivo affermarsi è difficilissimo, perché non conosce i propri limiti, ha una paura sconfinata di perdere l’altro e un’autostima molto scarsa. Per arrivare ad affermarsi, è necessario innanzitutto fissare dei limiti, mettere dei confini, per quanto stabilirli gli riesca difficile e nonostante la paura delle reazioni altrui e di quello che gli altri diranno.

Imparando ad affermarsi, il dipendente affettivo si concede il diritto di dire “NO” quando, dentro di lui, è “NO”. Anche se sappiamo che il senso di colpa potrà coglierci, siamo consapevoli che dire “SI” quando è “NO” rappresenta una palese mancanza di rispetto verso noi stessi. Porre dei limiti non significa non dar prova di generosità o buonsenso, bensì smettere di tollerare gli abusi per mancanza di autostima.

Affermarsi significa anche correre il rischio di esprimere la propria opinione, nonostante sia impossibile che soddisfi sempre tutti all’unanimità. Nel farlo esercitiamo la nostra libertà di espressione, la libertà di pensare ed essere.

Affermarsi vuol dire:

  • Scegliere tra varie possibilità in funzione dei nostri bisogni
  • Scegliere ciò che rientrerà nella nostra giornata e come organizzeremo il tempo
  • Scegliere le persone che vogliamo frequentare, invece di lasciarci guidare sempre dal caso
  • Scegliere i nostri abiti, anche se non siamo più abituati e ci vorrà del tempo
  • Scegliere il canale televisivo che vogliamo vedere
  • Scegliere il film da noleggiare.

Occorre avere il coraggio di esprimere i propri bisogni e le proprie aspettative, senza imporli né trasformarli in esigenze per l’altro.

E’ importante condividere i propri bisogni anzitutto con se stessi, giacchè siamo noi la persona più in grado di soddisfarli, e poi con gli altri, che non possono sempre indovinare tutto. E’ un modo di dire che esistiamo. Abbiamo dei bisogni, delle aspettative, dei desideri, delle attese e dei sogni. Esprimerli significa dar loro vita. Possiamo condividerli, ripristinando così tutta la loro legittimità.

Affermarsi significa anche:

  • Accettarsi per quello che siamo nel rispetto dei nostri aspetti più complessi, in funzione delle nostre zone grigie
  • Accettare la nostra identità, anche quello che sembra fare di noi una persona ai margini, anche se gli altri hanno difficoltà ad accettare la nostra differenza.

Infine affermarsi vuol dire:

  • Sviluppare un’immagine positiva di noi stessi anche se, come tutti abbiamo le nostre debolezze, i nostri fallimenti, i nostri momenti di dubbio e di incertezza
  • Concedersi il diritto di esistere
  • Assumersi il rischio di vedere chi ci sta intorno cambiare atteggiamento di fronte a noi man mano che ci affermiamo.

Per affermarsi occorre essere pronti a rinunciare di piacere a tutti. Per compensare, iniziamo ad marci di più. Ci permettiamo di assaporare la nostra scalata al successo: ri-trovare noi stessi!

Affermarsi non è sempre facile. Possiamo iniziare da situazioni che giudichiamo meno importanti o meno rischiose, compiendo scelte che in seguito possono anche creare disturbo. Da principio ci affermiamo con goffaggine, talvolta abbandoniamo il nostro fazzoletto di territorio sconfinando in quello del vicino. Tuttavia, possiamo sempre ritirarci ed essere consapevoli che il fatto di affermarsi richiede molta pratica.

Ogni esercizio di affermazione genera risultati concreti e un beneficio che si propaga dentro di noi. Tocchiamo con mano il nostro potere personale e la capacità di esprimere i nostri bisogni. Questo ci trasmette soddisfazione, una forma di legittimità. Le nostre scelte diventano libere e consentite; insomma esercitiamo quello che è il libero arbitrio.

Imparando ad affermarci, forgiamo il nostro carattere e rafforziamo la nostra identità …..

….. e ancora ….

Assertivita’

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“Abbi il coraggio di servirti del tuo stesso intelletto “ Kant

Eccoci all’ultima nota dell’Armonia: l’Assertività.

Lo scopo della consapevolezza delle nostre diversi componenti identitarie è quello di renderci più obiettivi nel valutare il nostro valore. La riflessione sulle “note” postate fino ad ora, rimane teorica se non è accompagnata dalla pratica dell’Assertività.

Sapere che valiamo e che non abbiamo bisogno di nascondere i nostri meriti per consentire all’altro di turno di far risplendere i suoi, porta a comportarci in modo assertivo e ad instaurare e mantenere relazioni paritarie in cui entrambe le persone riconoscono di valere, di meritare: una relazione alla pari, dove ognuno riconosce e rispetta la propria e altrui unicità, senza ansie non più necessarie.

Relazioni in cui nessuno ricorre alla manipolazione o all’aggressività per indebolire l’altro, ma anzi ognuno gioisce facendo emergere il meglio che c’è nell’altra persona. Solo in questo modo si crea un circolo virtuoso di fiducia reciproca, di rispetto dell’unicità di ciascuno.

L’assertività rende più gradevoli le relazioni improntate sulla matura consapevolezza che chi si prende la responsabilità dell’andamento della relazione ha più potere di influenzare gli eventi, adottando strategie adeguate.

La persona che è coerente con se stessa e congruente con le sue azioni e con il suo ruolo si impegna per dare il meglio di sé in ogni occasione della vita. Arde dal desiderio di fare un buon lavoro e di esprimere le sue potenzialità, di usare i suoi talenti e le sue risorse: di avere successo, ovvero di far succedere quello che vuole succeda.

Per consolidare l’arte di diventare noi stessi con la precisione di un artigiano e creare armonia dentro e intorno a noi possiamo ripassare, tenendoli bene a mente questi “diritti assertivi”:

  • Hai il diritto di chiedere: Se vuoi qualcosa chiedila: che siano gli altri a dirti di no. Che siano gli altri a esporsi rifiutando quanto chiedi. Chiedi senza pretendere: se ricevi un no, impara quello che c’è da imparare sulla qualità della tua richiesta, sul modo in cui l’hai espressa. Se vuoi qualcosa impegnati per ottenerla: se non riesci la prima volta insisti, capisci dove hai sbagliato e fai qualcosa di diverso.
  • Hai il diritto di cambiare idea. Non sei obbligato a rimanere fedele a idee, gusti, posizioni e amicizie. Hai il diritto di modificare giudizi, opinioni politiche, lavori. Hai il diritto di riconoscere che sei cambiato, che sei diverso e che ti riconosci nella nuova dimensione.
  • Hai il diritto di sbagliare, di commettere errori, pronto ad accettarne la responsabilità. In realtà ogni sbaglio è una scoperta, è un’avventura che fa comprendere meglio come utilizzare risorse e talenti in modo diverso. Solo sbagliando è possibile esplorare qualcosa che non si sarebbe potuto esplorare altrimenti.
  • Hai il diritto a dire di “no”. Hai il diritto di rifiutare quello che altri ti offrono cercando di importi i loro gusti, quello che ritieni non sia adatto a te, o che in qualche modo non risponde alle tue esigenze, gusti, desideri. Ricorda che ogni NO detto agli altri è un SI detto a te stesso e che spesso un SI che dici agli altri è un NO a te stesso.
  • Hai il diritto di esprimere le tue emozioni, sentimenti e pensieri a patto di non violare il diritto degli altri. Questo è anche un modo per farti conoscere, per consentire alle altre persone di capirti e venirti incontro. Se lo desiderano.
  • Hai il diritto di scegliere quando agire in modo ASSERTIVO. Essere assertivi comporta un certo impegno e soprattutto collaborazione di un interlocutore che riconosca i diritti all’assertività. Ci sono delle situazioni e dei momenti della vita in cui possiamo scegliere, in modo assertivo, che è opportuno, conveniente o semplicemente più comodo comportarci con un po’ di passività, lasciando ad altri l’iniziativa.

“ Essere individuo vuol dire rivolgersi

verso qualcosa o qualcuno che va

oltre se stessi. Vuol dire avere un significato

da realizzare….” V.Frankl

Stima di sé: le domande che è bene rivolgerci ….

ROSPO CON CORONA

Provate a leggere bene queste domande e a rispondere in modo sincero; le vostre risposte vi forniranno indicazioni utili sulla stima che avete di voi stessi.

  • Chi sono io? Quali sono le mie qualità e i miei difetti? Di che cosa sono capace? In che cosa ho avuto successo e dove invece ho fallito, quali sono le mie competenze e i miei limiti? Quanto, secondo me valgo, agli occhi di chi mi conosce e come mi giudico io stesso?
  • Mi considero degno di simpatia, affetto, amore da parte degli altri oppure, al contrario, dubito spesso delle mie capacità di farmi apprezzare e voler bene? Riesco a fare quello che voglio? Il mio stile di vita corrisponde ai miei desideri e al mio modo di pensare oppure, al contrario, soffro del divario tra quello che vorrei essere e quello che sono? Sono in pace con me stesso oppure mi capita sovente di sentirmi insoddisfatto?
  • Quando è stata l’ultima volta in cui mi sono sentito deluso da me stesso, scontento e triste? E quando, invece, mi sono sentito fiero di me, soddisfatto e felice?

Aver fiducia in se stessi, essere se stessi, sentirsi realizzati …. I termini e le espressioni impiegati nel linguaggio abituale per indicare la stima di sé sono innumerevoli. In effetti ciascun modo di esprimersi su questo argomento si riferisce a uno dei suoi molteplici aspetti, proviamo ad analizzarli insieme.

 

ESPRESSIONE

DESCRIZIONE

RIFLESSIONI

 

Avere fiducia in se stessi

Credere nelle proprie capacità di agire in modo efficace

In questo caso si sottolinea l’importanza del rapporto tra la stima di sé e l’agire.

Sentirsi contenti, soddisfatti di sé

Essere soddisfatti del proprio modo di agire

Senza stima di sé, neppure i successi sono vissuti come tali

Essere sicuri di sé

Credere nelle proprie competenze e nei propri punti di forza, in qualunque contesto

La stima di sé consente di esprimere se stessi in ogni circostanza

Amore di sé

Essere ben disposti verso se stessi, volersi bene in maniera incondizionata

Focalizzazione sulla componente affettiva dell’autostima

Amor proprio

Avere una consapevolezza molto (troppo) forte della propria dignità

La stima di sé risente soprattutto delle critiche

Conoscenza di sé

Sapersi descrivere e analizzare in maniera precisa

E’ importante sapere chi si è per potersi stimare

Affermazione di sé

Difendere, nel rapporto con gli altri, i propri punti di vista e i propri interessi.

Per stimare se stessi è necessario saper difendere il proprio territorio.

Sapersi accettare

Integrare “qualità” e “difetti” per ottenere un’immagine globalmente accettabile di sé

Avere difetti non preclude la stima di sé

Credere in se stessi

Essere convinti di poter raggiungere gli obiettivi prefissati

La stima di sé si nutre anche di convinzioni

Essere fieri di sé

Accrescere il senso del proprio valore personale in seguito a un successo

La stima di sé ha bisogno di essere alimentata da successi.

In realtà, la stima di sé è fondata su tre “ingredienti”: l’amore di sé, la visione di sé e la fiducia in se stessi. Il dosaggio corretto di ciascuna di queste tre componenti è indispensabile per ottenere una stima di sé equilibrata …. 

 

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liberamente tratto da: C.Andrè-F.Lelord, La stima di Sè -Ed. TEA Pratica

Bravi ragazze e bravi ragazzi non abbiamo imparato a dire né a sentirci dire “NO”

dire no

Il titolo espone un’altra grande trappola che troviamo sulla strada per arrivare alla felicità. Ci siamo abituati a credere che fossimo amati per ciò che facevamo e non per ciò che eravamo. Così abbiamo preso l’abitudine di dire sì anche quando pensiamo no e di fare tante cose per comprare l’affetto e la riconoscenza.

Non abbiamo imparato a dire “No” quando lo volevamo, ed ancora meno adirlo con disinvoltura e senza aggressività. Di conseguenza, abbiamo spesso accumulato così tanti “Sì” insinceri, che finiamo, come una pentola a pressione sul fuoco, per esplodere, strillando un aggressivo “No!” in faccia al primo che capita, oppure implodiamo cadendo in preda allo sfinimento, al burn-out o alla depressione, o ancora ci assestiamo nella lamentosa litania della vittima, credendoci sfruttati da tutti e senza nessuna colpa.

E ci ritroviamo infelici! Innanzitutto, perché non siamo riusciti a dire “No” al momento giusto, né alla persona giusta; poi perché siamo esplosi così aggressivamente, spesso riversando le nostre frustrazioni accumulate, sulla persona sbagliata, che diventa il nostro capro espiatorio. Infine, perché noi stessi ci condanniamo senza pietà e senza appello.

Imparare a dire “No” non è facile per riuscire a dirlo in modo affermativo e non aggressivo, si tratta innanzitutto di ascoltare il bisogno dell’altro senza credersi immediatamente obbligati a soddisfarlo. Possiamo certamente contribuire alla sua soddisfazione per piacere, per desiderio, per amore, ma rimanendo consapevoli del fatto che l’altro è pienamente responsabile dei suoi bisogni.

Si tratta poi di ascoltarsi, per riconoscere i propri bisogni e, tra questi, le proprie priorità. Questa operazione consiste nel concedersi tempo e spazio. E non c’è niente che faccia così paura alle persone! Infatti, fare, agire, rispondere “sempre pronta!”, correre da tutte le parti per provare a guadagnarsi o mantenere l’approvazione degli altri, è molto spesso, inconsciamente, un modo di evitare di rimanere soli con se stessi. E’ un modo corretto, sul piano sociale e familiare, di essere nella fuga e non nell’incontro, e questo, sotto la più lodevole denominazione di dovere o di attenzione verso gli altri.

In fondo, non si tratta tanto di imparare a dire “No”, quanto di imparare a non fuggire né a rifuggire la relazione autentica. Con questo voglio sottolineare che si può andare incontro agli altri e dedicarsi alle proprie occupazioni e allo stesso tempo prendersi cura di sé e del proprio essere, senza cercare in ogni modo di fuggire e trascurare i propri bisogni.

Se poco alla volta ci sentiamo sempre più a nostro agio nel dire “No” quando vogliamo, può darsi che ci resti ancora da sviluppare la capacità di accogliere il No dell’altro, quando ci confrontiamo con esso.  La vita nel momento in cui decidiamo di VIVERLA non ci risparmierà questo disagio:nessuno ci dirà Sì tutte le volte, e questo potrebbe essere spesso difficile da vivere.

Il pericolo è quello di rinunciare a noi stessi quando l’altro dice No, per sottometterci alle sue aspettative, oppure di interpretare il No come un rifiuto e quindi di ribellarci contrattaccando. Si crea così fuga o aggressione, di certo non l’incontro.

Quando l’altro ci dice No raramente ascoltiamo tranquillamente i suoi bisogni, ciò a cui dice di Sì, quando pronuncia un No.

Facciamo poi fatica a far valere i nostri bisogni per trovare una soluzione equa per entrambi. Ascoltare l’altro e trovare una soluzione rispettosa dei bisogni di entrambi, non sempre è comodo. Può volerci molto tempo, e costringerci a rinunciare a quello a cui teniamo o a lasciare la presa.

Abbiamo spesso la tendenza a privilegiare la facilità di argomentazioni, espresse come una raffica di proiettili del tipo “Ho ragione perché ….. Hai torto perché …..”; come in guerra, questo scambio di proiettili mira a spostare l’altro dalla sua posizione con la forza. Oppure preferiamo la facilità della rinuncia, con propositi del tipo “ Ok, ok, d’accordo, hai ragione. Lascio perdere e non ti chiedo più niente”, che puntano a trovare la pace attraverso la diserzione. In entrambi i casi siamo infelici per la nostra aggressività o per la nostra passività.

Negoziare o convivere con il No dell’altro, con determinazione e assertività, è tutta un’altra storia!

Così riuscire a dire “No”, in modo cosciente e non telecomandato dall’inconscio, come accettare il “No” dell’altro, presuppone il disagio di conoscersi nelle proprie fragilità e contraddizioni, di accogliersi nella propria impotenza e frustrazione, di sentirsi combattuti o lacerati tra scelte difficili.

Assumersi la responsabilità dei propri “No”, come dei propri “Sì”, accettando anche quelli degli altri, ci rende allo stesso tempo liberi e responsabili delle proprie scelte. Ecco secondo me la fonte di una delle più grandi gioie: il decidere della propria vita osando anche il rifiuto . E non vedo come potremmo vivere questo senza attraversare con coraggio ogni tipo di disagio.

 

A proposito di Assertività

ASSERTIVITA

 

” La differenza di fondo tra l’essere assertivo e l’essere aggressivo sta nel come le nostre parole e il nostro comportamento intaccano i diritti ed il benessere degli altri” S.A.Bower

L’assertività viene definita prevalentemente come una competenza sociale che caratterizza colui che realizza se stesso manifestando le proprie doti ed esprimendo le proprie esigenze nel contesto relazionale.

Tra le varie definizioni di assertività proposte questa mi sembra la più completa:

“capacità individuale di riconoscere le proprie esigenze (o i propri diritti) e di esprimerle con efficacia, mantenendo, nel contempo,una positiva relazione con gli altri; legittima e onesta espressione dei propri diritti, sentimenti, convincimenti e interessi, evitando la violazione o la negazione dei diritti degli altri”.

L’assertività viene descritta da vari autori lungo un continuum  comportamentale  che va dalla “passività” all’”aggressività”nella zona intermedia ed è fondata sul rispetto e l’autoresponsabilità.

Il soggetto con un comportamento assertivo è colui che è capace di avere un atteggiamento positivo verso se stesso e verso gli altri e di riconoscere, rispettare ed esprimere i propri bisogni nel rispetto di quelli degli altri.

La persona assertiva si esprime in modo efficace e autentico, sa ascoltare e chiedere chiarimenti. Si assume la responsabilità di quanto dice o fa, accetta le critiche costruttive, rifiutando quelle manipolative o svalutanti. Rifiuta di fare ciò che non desidera e persegue coerentemente i propri obiettivi. Entra in contatto con le sue emozioni, sa accettare le sconfitte. Tutto questo assicura una maggiore consapevolezza e serenità nell’affrontare le situazioni quotidiane problematiche facilitando le relazioni aumentando così la soddisfazione e il ben-essere personale.

La filosofia di vita della persona assertiva è la seguente:

•  Non mi aspetto che gli altri si comportino come io vorrei

•  È un diritto dell’altro fare richieste

•  È un nostro diritto rifiutare

•  È un diritto comunicare le emozioni.

 

Relazionandoci agli altri avendo ben in mente questi principi, evitiamo di sentirci frustrati ogni qual volta le nostre aspettative non sono soddisfatte, impariamo a fare serenamente delle richieste, ad esprimere i nostri desideri accantonando la paura del rifiuto, a rispondere all’altro con empatia anziché con amarezza o aggressività. Dobbiamo partire dal presupposto che non possiamo cambiare gli altri ma possiamo cambiare noi .

Essere assertivi, dunque significa avere un comportamento efficace ed adeguato per ottenere il risultato desiderato, comunicarlo con autenticità, rispettando il proprio interlocutore.

Il Counseling può aiutare a sviluppare la propria assertività in modo da poter comunicare ed avere un comportamento che consenta di affermare se stessi, pur rispettando l’altro. Inoltre aiuta a trovare strategie efficaci per la soluzione dei problemi e ad acquisire maggiori competenze utili a risolvere i conflitti con una comunicazione adeguata nelle varie situazioni che le relazioni quotidiane ci propongono.

 

Durante il percorso di Counseling verranno infatti potenziate tutte quelle strategie che conducono all’acquisizione di un “sano” comportamento assertivo quali:

  • Migliore conoscenza di se stessi e capacità di osservazione dei propri comportamenti manifesti e nascosti;
  • Costruzione di una buona immagine di sé superando paure ed inibizioni
  • Apprendimento di una comunicazione sicura ed efficace, potenziando le proprie capacità interpersonali;
  • Realizzazione di un comportamento equilibrato e costruttivo che non sia connotato da passività o aggressività e che sia frutto di scelte responsabili.

 

Ricordiamo sempre che l’ Assertività non è un modo di imporsi sugli altri bensì una forma di Autoaffermazione.