Mese: luglio 2017

Buone Vacanze!

galleggiare

 

…. Egli disse: “I vostri cuori conoscono in silenzio i segreti dei giorni e delle notti. Ma gli orecchi hanno sete di sentire quello che il cuore già conosce. Vorreste sapere con parole quello che avete sempre saputo nella mente. Vorreste toccare con le dita il corpo nudo dei sogni. Ed è bene che lo facciate: la sorgente sotterranea della vostra anima dovrà venire alla luce e scorrere mormorando verso il mare; e il tesoro della vostra infinita profondità sarà rivelato ai vostri occhi. Ma non usate bilance per pesare quell’ignoto tesoro; e non sondate le profondità della vostra conoscenza con lo scandaglio e la pertica. Poiché l’io è un mare sconfinato e immisurabile.

Non dite:” Ho trovato la verità”, dite piuttosto: “Ho trovato una verità”. Non dite: “Ho trovato il sentiero dell’anima”.

Dite piuttosto: “Sul mio sentiero ho incontrato l’anima in cammino”.

Perché l’anima cammina in tutti i sentieri. L’anima non cammina sopra un filo, né cresce come una canna. L’anima apre se stessa come un fiore di loto dagli innumerevoli petali”

Kahil Gibran

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E anche per me finalmente è arrivato il tempo di partire, mettere “in pausa” e godermi lo stupore che ogni nuovo giorno porterà con sè ….

Quest’anno mi tufferò tra il verde dei prati riempendomi gli occhi della luce che filtra tra le foglie degli alberi. Riempirò i miei polmoni di aria incontaminata in cima alle montagne seguendo sentieri battuti e strade sconosciute, inchinandomi alla maestosità della natura cercando di ricontattare quella parte selvaggia, lasciandola uscire libera dalle costrzioni cittadine . Proverò a disconnettemi per riconnettermi a me in silenzio …

Che sia per tutti  un momento  all’insegna del “sentire” , del fluire, mollando gli ormeggi lasciandosi galleggiare ri-scoprendo i sensi …

Riempitevi di suoni, sapori, odori …. Aprite gli occhi imparando a “vedere” quello che vi circonda …. Toccate … la sabbia calda, l’acqua fresca, una foglia bagnata di rugiada, la pelle di chi vi sta accanto…

Prendetevi il vostro tempo, toglietevi l’orologio e lasciate che sia il vostro corpo a scandire le ore.

Ascoltatevi …. Espandetevi ….. Respirate ……. Vivete la pienezza del momento!

Sospendete ogni affanno , ora è tempo di … vuoto ….

Anche il blog va in vacanza … ci ri-troveremo a fine Agosto

Potrete però trovarmi su Instagram @gabriellacosta60 dovelascerò qualche piccola traccia dei miei pensieri in #paroleeimmagini.

 

cuoricino   BUONE VACANZE

cuoricino

Una vita piena

ALBA 2

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.
Oscar Wilde

Hai mai contemplato meravigliata uno splendido tramonto o una luna piena incredibilmente grande o le onde del mare che si infrangono contro gli scogli? Hai mai guardato negli occhi adorante, tuo figlio o il tuo partner? Ti sei mai estasiata al profumo di una torta in forno o alla fragranza del gelsomino o delle rose? Ti sei mai deliziata all’ascolto di un canto d’uccello, delle fusa di un gatto o delle risate di un bambino?

Ogni giorno è pieno di opportunità per apprezzare il mondo che ci circonda.  Espressioni spesso sentite quali “Ringrazia il cielo per quello che hai”, “renditi conto di quanto sei fortunata”, denotano l’abbondanza presente nella nostra vita; siamo circondati da cose meravigliose ma di solito, purtroppo, le diamo per scontate.

Ecco quindi alcuni suggerimenti per risvegliarti e sperimentare, approfittando di queste vacanze, la ricchezza del mondo che ci circonda.

  • Quando mangi, cogli l’occasione per assaporare il cibo e gustarlo pienamente. Lascia che i tuoi pensieri vengano e vadano e concentrati sulle sensazioni nella tua bocca. Il più delle volte quando mangiamo e beviamo siamo poco consapevoli di quello che stiamo facendo. Dato che mangiare è un’attività piacevole, perché non prendersi il tempo di apprezzarla pienamente? Invece di divorare il cibo, mangialo lentamente, masticalo bene. Dopo tutto, non guarderesti un film in modalità di avanzamento veloce; allora perché mangiare così?
  • Alla prossima giornata piovosa ascolta i suoni della pioggia: il ritmo, il tono, il volume che cresce e diminuisce. E nota attentamente i disegni intricati delle gocce sui vetri delle finestre. E quando smette, vai a fare una passeggiata e nota la freschezza dell’aria e i marciapiedi che brillano come se fossero stati lucidati.
  • Quando abbracci o baci una persona, o anche solo le stringi la mano, partecipa pienamente alla tua esperienza. Nota cosa provi e senti. Lascia che il tuo calore e la tua apertura fluiscano attraverso quel contato.
  • La prossima volta che ti senti felice, calma, contenta o che provi qualche altra emozione piacevole, cogli l’opportunità di notare pienamente l’effetto che fa. Nota le sensazioni nel tuo corpo. Nota come respiri, parli o gesticoli. Nota i tuoi impulsi, pensieri, ricordi, le tue sensazioni e le tue immagini. Prenditi qualche momento per assimilare veramente queste emozioni, per meravigliarti di essere capace di avere esperienze così.
  • Guarda con occhi nuovi le persone a cui vuoi bene, come se tu non le avessi mai viste prima. Fallo con il tuo partner, con gli amici, i figli. Nota come camminano, parlano, mangiano e bevono, come fanno gesti con il volto e le mani. Nota le espressioni del loro viso. Nota le linee del loro volto il colore dei loro occhi.
  • Al mattino prima di uscire dal letto fai 10 respiri profondi e concentrati sul movimento dei tuoi polmoni. Nutri un senso di meraviglia per l’essere vivo, per il fatto che i tuoi polmoni ti hanno fornito ossigeno per tutta la notte, anche mentre dormivi.

Quando agisci con apertura, gentilezza e accettazione, probabilmente sarai trattato con gli stessi atteggiamenti. Quindi man mano che le tue relazioni migliorano, ricavane il massimo. Se noti di esserti persa nel mondo dei pensieri, riporta l’attenzione sulle persone con cui sei.

Quando raggiungi gli obiettivi che sono coerenti con i tuoi valori, spesso senti un’emozione piacevole di qualche sorta. Nota le sensazioni che ti dà e goditele. Anche gli obiettivi minimi da raggiungere possono dare una grande soddisfazione quando li raggiungi. Quindi apprezza e assapora queste sensazioni.

Quando apri gli occhi e noti le cose che prima davi per scontate, noti più opportunità, sei più stimolato e interessato, trovi maggiore soddisfazione e le tue relazioni migliorano.

Tuttavia tieni a mente un concetto fondamentale: non attaccarti troppo alle sensazioni piacevoli. Non dedicare la tua vita a rincorrerle. Le sensazioni piacevoli vanno e vengono, come tutte le altre sensazioni. Quindi apprezzale e goditele quando ci sono, ma non ti ci attaccare! Lascia che vadano e vengano a loro piacimento.

La vita è come scalare una montagna: ci sono passaggi facili e passaggi difficili. Ma se sei paerta e interessata alla tua esperienza, gli ostacoli che incontri ti aiutano ad apprendere, a crescere e a evolvere, così con il tempo le tue abilità di arrampicatrice migliorano. Naturalmente essere consapevoli è molto più facile quando le cose vanno bene che non quando vanno male. Eppure, più affronti le tue difficoltà con consapevolezza, più scopri di diventare più forte. Lo so, è più facile a dirsi che a farsi, ma tu ce la puoi fare … anche questo lo so …..

Chi sono? ….. la Voce e il Testimone

testimone di sè

photo by Gregory Colbert

Ancora qualche spunto di riflessione pensando al Residenziale ADYCA appena passato ….

Avete mai fatto caso che in ogni attimo della nostra vita c’è una voce nella nostra testa che commenta, giudica, rimugina? Proviamo ad ascoltare questa voce e farne esperienza adesso, proprio ora che stai leggendo queste righe. E se in questo momento stai dicendo a te stesso “Ma di che voce parla? Io non ho nessuna vocina nella testa”, questa è esattamente la voce di cui ti sto parlando.

Quindi riprova e ascolta …. Se ci facciamo caso questa voce è sempre attiva. Salta spesso di palo in frasca e alle volte è anche divertente, tuttavia la maggior parte delle volte dice cose inutili.

Molto spesso è estremamente attiva a fare congetture e ipotesi sul futuro che sono, nella maggior parte dei casi, completamente false e basate su nessun dato oggettivo.

Facciamo un classico esempio: appuntamento alle 10 con il fidanzato, passano le 10 e lui non arriva. Lo chiami al cellulare e non risponde ….. e la voce maligna comincia a sussurrarti …

Aveva detto le 10 o le 11? No, sono sicura aveva detto le10? Che strano lui è un tipo che avvisa se è in ritardo. Forse è impegnato al telefono di casa e non può chiamarmi o rispondere al cellulare. Chi è così importante da tenerlo al telefono quando dovrebbe essere qui? Magari è quella vipera della sua ex, lo sento che è ancora interessata a lui. Ce la ritroviamo davanti dovunque andiamo. Tutte quelle volte che lui risponde al telefono e parla in modo sibillino … ma certo che sarà lei. Quando arriva gliene dico quattro. Ma che mi ha preso per stupida?

E puntualmente quando il nostro lui arriva scusandosi peri il ritardo perché non trovava parcheggio, noi siamo cariche di energia esplosiva che detona nella sua più totale incredulità. E siamo capaci di rovinare la nostra giornata con discussioni senza senso che alimentiamo con l’eccesso di energia emotiva che è montata in noi a causa della “voce”.

La voce parla in continuazione; a volte è così rumorosa che non ci fa dormire o ci sveglia nel mezzo della notte non facendoci più riaddormentare. E’ capace di affermare con forza una cosa e un momento dopo sostenere l’esatto contrario mandandoci in totale confusione.

Come mai questa voce parla così incessantemente? Le ragioni possono essere varie. Una di esse è lo stato di squilibrio interiore dovuto ad un accumulo di emozioni di rabbia, paura, ansia, gelosia, insicurezza. L’energia che queste emozioni pompano nel corpo viene liberata attraverso l’attivazione della voce. A volte, essa parla perchè ricorda quello che ci è stato detto nei primi anni della nostra vita riguardo a quello che avremmo dovuto fare o meno per ottenere amore e attenzione dalle nostre figure di riferimento. Allora ogni giudizio e rimprovero veniva acquisito come assoluta verità. Ancora oggi, in determinate circostanze, la voce ci ricorda quello che dobbiamo fare e non fare perchè crede, in questo modo, di farci evitare punizioni o conquistare amore e attenzione.

In altri momenti della nostra vita, la voce ci racconta le esperienze che stiamo vivendo, rendendoci un servizio inutile perché ci distoglie dall’essere calati totalmente nell’esperienza. E mentre ci racconta il mondo intorno a noi, le esperienze che viviamo vengono portate nel dominio dei nostri pensieri e mischiate a tutti gli altri flussi di pensieri. Questo mix altera profondamente l’esperienza della realtà, ed è qui che iniziamo a mescolare i fatti accaduti con i nostri giudizi e le nostre interpretazioni, creando un modello tutto personale di significati. Quindi quello che arriva alla nostra coscienza è il nostro modello mentale della realtà, ma non la realtà.

In questo senso la mente fa un ottimo lavoro gestendo le nostre esperienze attuali allineandole con quelle passate e le aspettative per il futuro, dandoci una sensazione di maggior controllo. Lo scopo? Provare un senso di dominio sugli eventi; infatti possiamo manipolare e controllare i nostri pensieri anche se non possiamo manipolare o controllare la realtà. Il prezzo di questo processo? Vivere nella mente, invece di essere pienamente presenti a quello che ci accade.

Proviamo ora a chiederci: Chi sono io?

Molti si costruiscono una gabbia, spesso anche dorata, nella quale perpetuano ad infinitum una storia di sé che non porta loro soddisfazione o gioia perché non è la loro storia. Ecco l’importanza di una profonda riflessione su chi siamo.

Provate a seguirmi andando al di là delle parole …..

Ci identifichiamo con il nostro nome, ma non siamo il nostro nome che è un’etichetta che convenzionalmente ci diamo per distinguerci gli uni dagli altri. Dire “Io Sono Gabriella” sottolinea la mia natura unica ma la trascende pure ponendo l’accento su quel “IO SONO” a prescindere.

Non siamo neanche la nostra professione perché vorrebbe dire che in altri momenti della nostra vita, se ad esempio cambio lavoro o vado in pensione, non sono più io.

Non siamo neanche il corpo riflesso nello specchio perché il corpo e il viso che vediamo sono completamente diversi nei differenti momenti della vita. Chi è che vent’anni fa vedevamo nello specchio e chi è che vediamo oggi? Ecco …. Siamo sempre noi coloro che guardano, in una continuità dell’essere.

Siamo noi che guardiamo e facciamo esperienza degli oggetti al di fuori e dentro di noi.

Quindi non siamo la nostra professione, il ruolo di moglie, fidanzata, single o genitore che svolgiamo. Non siamo le nostre emozioni, come non siamo i nostri pensieri e non siamo la nostra voce nella testa.

Chi siamo? …… la consapevolezza di esistere. E noi esistiamo con o senza determinati pensieri, con o senza ricordi, con o senza etichette.

Torniamo a notare la voce nella nostra testa. Non preoccupiamoci di ciò che dice o di come lo fa, semplicemente notiamola. Noi siamo coloro che ascoltano e notano. Noi siamo il testimone, l’osservatore.

La realizzazione che non siamo la voce della mente ma semplicemente chi la ascolta, è spesso il primo passo verso la trasformazione personale, verso la realizzazione della nostra storia.

La trasformazione personale inizia con il riconoscere quelle parti di noi che hanno paura e hanno bisogno di essere protette. Uno dei modi per farlo è quello di continuare a ricordare che non siamo quella voce che parla nella nostra testa.

Ogni volta che abbiamo un problema cerchiamo di risolverlo cambiando quello che è fuori di noi e raramente questo funziona. Prima o poi torniamo ad incontrare lo stesso problema. La soluzione sta nell’individuare quale parte di noi vive l’esperienza come un problema. Per fare questo è necessario entrare nella posizione del Testimone osservatore. Fare ciò ci evita di essere parte del problema: siamo solo chi osserva ed è testimone di qualcosa. Questo esercizio ci consente di non perderci, di non farci risucchiare dai problemi. E ci allena a vedere dentro di noi per cercare le soluzioni, perché la soluzione non è modificare quello che è fuori di noi.

Quindi alla domanda “Chi siamo?” possiamo ora rispondere che siamo il Testimone, che dalla posizione in cui si trova, guarda ed è consapevole di eventi, oggetti, pensieri ed emozioni che scorrono davanti a lui.

Questo è essere al centro di noi stessi, la nostra vera casa, il centro del nostro Sé.

 

Riflessione dopo la lettura di : G.D’Alessio – Il potere di cambiare – Ed.Rizzoli

Il Rispetto: saper vedere, saper ascoltare

RISPETTO

Photo Gregory Colbert©

“Il rispetto… è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui lui o lei sono unici.” Annie Gottlieb

Tutti noi abbiamo avuto l’esperienza di essere visti per meno di quello che siamo, trattati come se fossimo un’altra persona. Le nostre qualità non sono percepite, ci vengono attribuiti difetti che non abbiamo.

Questo è un fatto molto sgradevole che ci riempie di dubbi, insicurezze, risentimento.

E’ facile che questo accada, perché siamo tutti pigri, e chi ha tempo e voglia di fare lo sforzo necessario per conoscere davvero? Pochi! Molto più facile, invece, etichettare e tutto ciò che è inaspettato e originale non viene considerato, fa perdere troppo tempo.

Ancora peggio, poi, quando non veniamo visti affatto. Veniamo trattati come esseri invisibili, la vita va avanti senza di noi che restiamo ai margini come ombre poco definite.

Proviamo a pensare ora alla circostanza opposta, anche se molto più rara. Qualcuno si prende la briga di trattarci per quello che siamo. Questa persona apprezza il nostro valore, a volte anche più di noi, crede in noi anche quando la nostra autostima vacilla. In quei momenti sentiamo di avere valore proprio per ciò che siamo. Non rimaniamo imprigionati in una percezione depauperata di noi stessi, ma siamo visti e accolti per quello che siamo e per quello che possiamo diventare. Che meraviglia!

Questo è il Rispetto, dal latino re-spicere, vedere di nuovo. Potremmo dire: indugiare un attimo e andare con lo sguardo oltre non fermandosi all’apparenza.

Per vedere a volte basta solo un istante, pochi secondi in cui il nostro sguardo riconosce chi ha di fronte, non come quelle videocamere, spesso installate nei posti pubblici che registrano tutto, ma come un “umanità” che riconosce e onora un’altra “umanità”.

Fra gli abitanti di una regione del Sudafrica, non ci si saluta augurandosi a vicenda il buon giorno, ma dicendo “Sawu Bona”, che vuol dire “Ci sei”. Al che l’altro risponde “Sikhona”, “sono qui”.

Mi sento rispettato se sono visto per quello che sono e che forse potrei essere, per ciò che mi rende unico e originale e se questa parte di me viene ignorata, sono ferito.

Lo psicologo americano Tom Yeomans, allievo di Roberto Assagioli, parla di “ferita dell’anima”, quella che proviamo da bambini quando siamo visti non per quello che siamo, un mare di potenzialità in divenire, ma solo come un bambino capriccioso e difficile, oppure un delizioso soprammobile da esibire, o un possesso di cui vantarsi o ancora una grande rottura di scatole.

Se il vero sé non è visto, siamo feriti e questa ferita ci accompagnerà nell’età adulta. Per essere accettati quindi taglieremo la connessione con la nostra vera anima, iniziando a sopravvivere anziché Vivere.

Questo sguardo attento e profondo che la parola “rispetto” porta con sé non cambia solo chi lo riceve, ma anche chi lo offre. Se ci alleniamo a vedere le persone intorno a noi, riconoscendo le loro potenzialità, magari oscurate da altri aspetti più superficiali meno importanti ma più chiassosi, diventeremo diversi. Perché noi siamo fatti delle nostre percezioni e quello che noi vediamo o presumiamo di vedere giorno dopo giorno, costruisce ciò che siamo. Se la nostra visione è stanca e stantia, e tutto quello che vediamo intorno a noi è una serie di involucri vuoti, finiamo per diventare noi stessi involucri vuoti. Se invece vediamo persone interessanti e speciali, il nostro stesso mondo diventa più stimolante.

Rispetto vuol dire anche “saper ascoltare”. Questo è tutt’altro che facile, soprattutto al giorno d’oggi, nella “società del rumore”; ora più che mai siamo circondati da suoni che ci distraggono e ci disturbano di continuo.

E forse facciamo molto rumore perché non abbiamo voglia di ascoltare; il vero ascolto avviene solo nel silenzio. Un silenzio che non è solo mancanza di frastuono esterno ma soprattutto capacità di zittire le voci interiori che mi distraggono da quello che l’altro di fronte a noi dice.

Spesso ascoltiamo, si apparentemente, in realtà nella nostra mente si fanno strada idee, parole, immagini, un incessante lavorio che non aspetta altro di venire fuori, presi come siamo dalla libidine della parola e allora l’ascolto si perde interrotto da questa competizione nascosta.

L’ascolto poi non richiede solo il silenzio, vuole anche la capacità di sentire non soltanto quello che viene detto ma anche come viene detto. Spesso il contenuto non è così importante, può contare molto di più il tono. Questo è quell’ascolto profondo che ci fa sentire rispettati.

Ascolto che ci fa sentire il grido dell’anima di chi mi sta davanti per mezzo del quale dico all’altro: “tutto quello che dici ha un valore per me”.

Tutto ciò detto fin qui si potrebbe anche riassumere in: il rispetto vuol dire dare agli altri lo spazio a cui hanno diritto.

Perché spesso questo spazio non lo diamo. Anzitutto giudichiamo. Spesso giudici affrettati e parziali che arrivano presto alla conclusione e senza magari dire nulla, formuliamo dentro di noi un giudizio su chi ci sta di fronte “E’ simpatico, ma presuntuoso”, “Sembra gentile ma non c’è da fidarsi” etc…..

Giudicare non costa nulla, è facilissimo. Non solo: ci dà sia un senso di superiorità, perché se giudichiamo ci mettiamo al di sopra di chi stiamo giudicando. E ancora, spesso dopo il giudizio ci viene il desiderio di controllo: vogliamo dare un consiglio, dirgli come fare, organizzare la sua vita, salvarlo.

Saper lasciare all’altro il suo spazio è un beneficio inestimabile concedendogli la possibilità di essere ciò che è e ciò che vuole essere. Senza circondarlo, neppure nella nostra mente, di giudizi, consigli, pressioni, speranze. Lasciarlo libero avendo fiducia della sua capacità di inventare il proprio destino. Questo è il rispetto che vorremmo ricevere, questo è il rispetto che possiamo imparare ad offrire.

Liberamente tratto da:

P.Ferrucci – La forza della gentilezza – Ed. Mondadori

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