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Che cosa voglio?

 

COSAVOGLIO

Sarebbe da stupidi, non credi? Passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire. (Dal film Blow)

In molti post di questo blog c’è il rimando a questa amletica domanda “Che cosa voglio?” che è il punto di partenza da cui iniziare per poi raggiungere quei famosi obiettivi nati proprio dall’ascolto dei nostri bisogni. Mai però ho dedicato un intero post alla domanda in questione, sollecitata dal week end di formazione che ho condotto,  vediamo un po’ dove mi porta la riflessione ….

Per molte persone è difficile rispondere a questa domanda. Questo è dovuto al fatto che , oltre non tenere in considerazione la nostra voce interiore, viviamo anche in tempi in cui abbiamo a disposizione una scelta pressoché sterminata di modalità di configurare la nostra vita.

Esiste una massima buddista che dice che i problemi dell’uomo dipendono in gran parte da tre tipologie di difficoltà che hanno tutte a che fare con la volontà:

  1. L’uomo vuole cose che non può ottenere
  2. L’uomo ottiene cose che non vuole avere
  3. L’uomo spesso non sa neppure di preciso che cosa vuole o non vuole avere!

Per risolvere questi problemi è consigliabile liberarsi di molte illusioni a cui ci siamo affezionati o di cui non ci siamo resi conto fino ad oggi.

Il famoso primo passo consiste nel rivolgere uno sguardo spassionato e realistico alla realtà della nostra vita, che viene quasi sempre alterata da quattro situazioni: desideri non ponderati, sogni irrealistici, aspettative inadeguate, traumi del passato irrisolti.

Spesso mi capita di sentire dai miei clienti: “Sento che nella mia vita dovrei cambiare qualcosa , ma non so esattamente che cosa. Tutto sommato sto bene e ho tutto quello di cui ho bisogno. Ma in realtà non è ciò che voglio veramente!”

Questa situazione porta di regola ad uno stato di confusione interiore che può rapidamente crescere e trasformarsi in una sorta di disperazione. Il che genera poi insicurezze ancora maggiori e delusioni riguardo all’”ingiustizia della vita”. Se si osservano queste dinamiche da una prospettiva interiore ci si rende facilmente conto di quanta energia la singola persona disperda in un simile processo. Un’energia di cui di fatto avrebbe bisogno per imboccare un cammino costruttivo.

La chiave per risolvere questa situazione consiste nella capacità di distinguere nettamente la propria realtà interiore dal quella prestabilita dall’esterno. Solo nel momento in cui si riconosce la modalità con cui i propri progetti interiori si distinguono dalle direttive provenienti dalla famiglia o dalla società può avere inizio il cambiamento.

Senza dubbio questo potrebbe significare anche liberarsi dall’idea che: se tutti lo fanno, sarà pure giusto. Non necessariamente!!! E’ vero che può essere giusto per alcuni o addirittura per molti, ma magari non per me! E se così fosse proviamo a domandarci: avremo il coraggio di opporci ad una travolgente maggioranza di familiari, amici, colleghi??? Ricordiamoci che è in gioco nientemeno che la NOSTRA VITA!!!!

Ecco un esercizio: cominciamo ad esaminare quelle concezioni o attività che possedete o avete eseguito da sempre. Scrivetele su un foglio e integratele con un commento: “va bene per me” o “non va bene per me”. Potete anche scegliere la formula: “è frutto di una mia convinzione” oppure “è solo l’opinione di …. ma non la mia”.

Di sicuro in una società sovrabbondante di stimoli non è sempre facile percepire la flebile “voce interiore” che parla alla propri anima. Quindi sarebbe assolutamente necessario concedersi ogni giorno alcuni minuti di silenzio. Per farlo, poi sarebbe utili trovare un posto adatto, tutto nostro. Fermare tutto …. Respirare …. e Ascoltare …. In modo da poter distinguere nel caos informe delle voci di sottofondo, la voce solista che piano piano affiora.

Chi si abitua ad ascoltare la sua voce interiore verrà a conoscenza di quello che vuole veramente. Acquisirà una chiarezza che avrà effetti positivi in due direzioni: in primo luogo eliminerà ogni dubbio sulle proprie intenzioni e secondo trasmetterà una forza che permetterà di attuare in maniera mirata quanto riconosciuto come personale verità……

 

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Martha Medeiros

Dimostrare qualcosa, ma perché e a chi?

chi sono

“Il nostro continuo impegno a fare ed agire sembra un modo per impedirci di essere. Se ci si dà abbastanza da fare non si è obbligati ad essere qualcuno. Si può cercare con sempre maggiore impegno, di diventare qualcosa di diverso da quello che si è: sempre migliori, sempre più potenti, sempre più simili a qualcun altro e sempre meno simili a ciò che in passato abbiamo scoperto di essere”. Carl Whitaker

Spesso diventiamo quello che gli altri ci dicono che siamo; anche se dentro di noi sappiamo che siamo ben altro, è un modo triste per depistare gli inseguitori e a volte purtroppo per perdersi e non trovarsi più. Fare finta che tutto va bene, sì per un po’ si può fare, ma poi?  Dimostrare qualcosa che non è risulta ancora più triste e inutile, e poi, perché? Sarebbe come fare il bagno in un luogo bellissimo e poi scoprire che c’è uno scarico fognario. Faresti finta di nulla e continueresti ad immergerti tra colibatteri e residui fecali?

Perché accontentarsi quando puoi scegliere il meglio? Che cosa credi che ti manchi? Te la stai raccontando … non ti manca nulla!!!

Se ti va, prova a fare questo esercizio: prendi carta e penna e scrivi una lista di cose che non hai fatto per paura che sarebbero state criticate dagli altri. E soprattutto decidi e metti a fuoco chi sono questi “altri”.

Una volta che li avrai individuati, visualizzali affidando ad ognuna di queste persone il progetto a cui hai rinunciato per paura di quello che potrebbe aver pensato.

Prendi delle buste, scrivi il nome di ciascuna persona che ti ha apparentemente frenato e inserisci in ogni busta la descrizione dell’episodio avvenuto.

Alla fine dell’esercizio guarda quanto sono gonfie queste buste. Alcune sono sottili, mentre altre sono lì per scoppiare? Almeno due non potrebbero essere neanche chiuse ? Per vivere al meglio e diventare un “vincente” occorre che tu lascia andare quello che non ha funzionato nella tua esistenza. Per farlo occorre “perdonare” tutti quei nomi. Molte di quelle buste riportano nomi che ti sono familiari? Le due più gonfie sono quelle dove c’è scritto il nome di mamma e papà?

Molte persone meravigliose sono state apparentemente poco amate da uno dei genitori o comunque hanno avuto uno o tutti e due i genitori con importanti problemi ad esprimere il loro amore. Così, inconsciamente, essi sono diventati efficaci e potenti nel disperato tentativo di poter proteggere uno dei genitori e contenere o salvare l’altro. Oppure hanno conseguito vittorie al fine di raggiungere risultati tali da rendere impossibile il non riconoscimento da parte loro. Ma spesso questo, anche se è avvenuto, non è arrivato nei tempi necessari per migliorare la qualità della realtà affettiva di tutti.

Ci sono genitori che continuano ad alzare l’asticella su cui i loro figli devono saltare e non basta mai quanto in alto tu sia riuscito ad arrivare.

Evita di sentirti indifeso rispetto al ricordo delle dinamiche intercorse qualora queste non siano state vincenti. Ogni cosa irrisolta con i tuoi genitori si “appiccicherà” nelle tue relazioni e le influenzerà negativamente. Mille volte meglio risolvere e “guarire” quello che hai salvato riguardo a tutto quello che non ha dato buoni risultati, solo così potrai essere veramente libero di realizzare al massimo il tuo potenziale.

Ricordati che ogni volta che non metti tutto l’impegno che puoi esprimere per raggiungere il risultato, sei portato ad accettare compromessi e sarai pronto a diventare quello che rimpiangerà di non essere divenuto qualcuno: a quel punto sarai capace di prenderti la tua responsabilità e di ripartire? O punterai il dito contro tutti coloro che ti avrebbero impedito di arrivare? Sei proprio sicuro che siano stati “loro” a farti scivolare? Quanto sarebbe meglio se tu ti accorgessi che hai fatto invece tutto da solo, sempre, ma specialmente quando le cose non hanno funzionato?

Fermati un attimo a riflettere, è tempo ben speso. Come potrebbe l’immobilità permetterti di arrivare da qualche parte, in quale modo potrebbe mai farti raggiungere qualcosa?

Mentre fino a questo momento ogni “no” ci crocifiggeva , ora è fondamentale riconoscere che sono i modi di pensare che avevamo ieri che ci hanno condotto e accompagnato a quello che siamo oggi, a tutto questo! L’importante è evitare di sentirsi incompresi e spostare le proprie energie su qualcosa di altro a cui teniamo comunque tantissimo in modo da superare l’impasse e riprendere il cammino.

Questo significa capacità di scelta e non ha nulla a che vedere con la rinuncia bensì con una messa a fuoco più produttiva e concreta. E’ necessario semplicemente smettere di avere timore, cambiare pensieri, prestare più attenzione, orientarci verso qualcosa di più adatto ai percorsi che abbiamo in mente e CE LA FAREMO!!!!

Noi sappiamo tutto, occorrerebbe tenerne conto! Talvolta sarebbe molto più utile smettere di spingere il fiume e forse sarebbe proprio lì che ci accorgeremmo che sì, quel risultato lo abbiamo raggiunto!

Crediti: foto e aforisma iniziale da https://psicologoonlinerizzo.wordpress.com/

Rituali che fanno l’ordinario stra-ordinario

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“La mancanza di rituali nella società moderna è tale che ne risultiamo impoveriti” J.L.Larsen

Una piccola riflessione per riallacciarmi a ciò che dicevamo ieri con le mie allieve del corso di formazione per agevolatori nel Metodo Mandala-Evolutivo®, a volte ci vuole proprio poco per riaprire il nostro circuito del piacere e godere appieno con tutti noi stessi della “meravigliosità” dell’essere VIVI! Trova il tuo rituale, un momento prezioso in presenza di te.

Tutto quello che abbiamo nella nostra vita è sotto i nostri occhi. Il modo migliore per vivere bene è imparare ad enfatizzare l’ordinario, come se lo si ponesse sotto una lente di ingrandimento, creando piccoli rituali mano mano che trascorre la giornata.

Il ben-essere ha il suo fondamento nel non dare mai nulla per scontato, partecipando di tutte le gioie dei sensi a nostra disposizione, nel momento in cui gli avvenimenti accadono.

Trascorrere la vita come se fosse un lungo promemoria di impegni, lavorando ad ogni cosa così duramente da esserne alla fine esausti ed esauriti è veramente frustrante.

La maggior parte delle persone stenta a godersi sul serio una cena tra amici perché sono così occupate a “fare” da non “essere e stare” in quello che stanno vivendo.

Noi abbiamo la facoltà di scegliere quale atteggiamento assumere quotidianamente, potremmo sorprenderci a trarre piacere ad ogni piè sospinto. Quando riusciremo ad accogliere gioiosamente la vita di scelta in scelta, di dettaglio in dettaglio, consapevoli di quanto gioia possiamo ricavare vivendo “in presenza” ogni esperienza umana, allora staremo vivendo bene. Non importa quanto “ordinaria” sia, ogni cosa ha la sua importanza!

Scegliamo allora di cogliere l’occasione per inventarci piccole cerimonie non affrettando le cose, lasciando che l’esperienza si dipani spontaneamente.

Ovunque siamo, qualunque sia l’esperienza che stiamo vivendo, concentriamoci completamente, diventiamo quell’esperienza. In questa attenta consapevolezza al momento presente, ridesteremo i sensi: i suoni saranno più armoniosi, i colori più vibranti, gli odori più stuzzicanti e il gusto ne sarà esaltato.

Decidiamo consapevolmente, ad esempio, di trasformare in un piccolo rituale il semplice gesto di lavarci le mani, magari con una saponetta speciale.

Proviamo a fare una lista su come apprezzare i piccoli piaceri intorno a noi, scegliendo di rendere straordinario, assaporandone ogni istante, un momento che altrimenti entrerebbe nella routine giornaliera di gesti fatti per abitudine.

  • Una doccia fredda in un pomeriggio caldo e umido
  • Rimettere ordine nel portafoglio scoprendo magari un biglietto con una frase appuntata e creduta persa.
  • Prendere una strada secondaria, per il troppo traffico e accorgersi di scoprire un mondo nuovo
  • Uscire sul balcone dopo cena, non solo d’estate, e sedersi per guardare la luna e le stelle
  • Andare in un posto piacevole e iniziare a leggere un nuovo libro del nostro autore preferito
  • La prossima volta che si mette a piovere improvvisamente, indossare gli stivali di gomma e uscire a caccia di un arcobaleno
  • Innaffiare le piante aspirandone il profumo
  • Sedersi alla scrivania, scegliere un bel biglietto e scrivere una lettera “d’amore” a nostro figlio/a lontano invece della solita mail
  • Disfare la borsa della spesa godendoci il rituale di mettere ogni cosa a suo posto pensando come combinare gli ingredienti per un nuovo piatto
  • Preparare un bel pacchetto per un regalo speciale pensando alla persona a cui lo darete
  • Prepariamoci una tazza di Tè curando i dettagli e poi sediamoci assaporandone lentamente l’aroma
  • Risistemare gli oggetti sulla scrivania lasciando il posto per un fiore

Molti piaceri non costano quasi nulla ma potrebbero cambiare le nostre giornate. Impariamo a sorprenderci con poco, consapevoli della ricchezza di ciò che proviamo mettendo attenzione in quello che facciamo.

Tutti i dettagli che compongono una vita ricca, ricca e piena sono qui davanti a noi proprio ora. Quando ce ne dimentichiamo e ci lasciamo prendere dalla frenesia, fermiamoci: lasciamoci cadere sul letto, sul divano o su una poltrona e respiriamo profondamente contando fino a dieci. Poi, rimettiamoci in moto, innestiamo la marcia ma con mente più limpida e spirito più ricettivo. Scegliamo di celebrare delle semplici cerimonie per ricordarci sempre quanto è MERAVIGLIOSA la VITA!

Di seguito un’immagine tratta dal libro di Valentina Harper “La magia dei colori Ispirazioni” Ed Armenia, puoi salvarla sul tuo pc e stamparla, magari ingrandendola, scegliere di fare una pausa  nella tua giornata per perderti tra i colori  rendendo così stra-ordinario un momento del tuo tempo ….. cuoricino

ELEFANTE DA COLORARE

 

” Sulla durata della tua vita non puoi farci nulla, ma puoi fare qualcosa per darle spessore e profondità” E.Esar

Imparare a volersi bene ….

volersi bene 2

“La relazione più importante, difficile ed emozionante è quella che si ha con sé stessi.”

I guaritori e gli sciamani messicani ritengono che qualsiasi percorso intraprendiamo sia uno tra i tanti possibili. Perciò bisogna avere sempre presente che un percorso è un percorso: se senti di non volerlo seguire, non farlo per nessuna ragione, a nessuna condizione. Se per caso lo abbandoni non devi vergognarti, né per te né per gli altri, né sentirti disonorata, se questo è ciò che il tuo cuore ti dice.

Guarda ogni percorso da vicino, con attenzione e domandati: “Questo cammino ha un cuore?”. Se ce l’ha, è buono, altrimenti non serve a nulla. Ogni strada porta da qualche parte: però una ha un cuore, l’altra ne è priva; una ti rende piacevole il viaggio, l’altra ti fa maledire la vita. Una ti fortifica, l’altra ti debilita.

Molte volte seguiamo percorsi che ci fanno maledire la vita per compiacere gli altri, sperando che ci vogliano bene.

Da bambine crediamo che se papà e mamma ci volessero bene come si deve voler bene ai bambini buoni e che si comportano bene, non ci mancherebbe nulla. Però di fatto un bambino “vero” è molto diverso da ciò che ci si aspetta da un bambino e da una bambina buona: corre, grida, si sporca e fa anche i capricci.

Noi tutte siamo state come tutti i bambini e le bambine del mondo. Siamo cresciute credendo di dover fare sempre più sforzi per essere amate di quell’amore assoluto e incondizionato con il quale si dovrebbero amare i bambini buoni. Abbiamo imparato a nascondere i nostri errori, a sentirci in colpa perché ci facevano credere che eravamo cattive o perché non riuscivamo a essere sufficientemente buone.

Abbiamo imparto a ritenerci colpevoli di sentire e godere del nostro corpo, di vivere, di esistere. Tutto ciò perché l’amore incondizionato secondo il nostro bisogno che cercavamo prima dai genitori, poi dai maestri, poi dal partner, poi dai figli semplicemente non esiste. Non esiste perché nessuno sa realmente come ciascuna di noi ha bisogno di essere amata.

Inoltre ciascuno ama come può, come gli viene e non come dovrebbe. L’unica persona che sa esattamente come abbiamo bisogno di essere amate siamo noi stesse.

Solo noi possiamo darci questo affetto assoluto e possiamo farlo adesso!

Se siamo piene d’amore per noi stesse, quando qualcuno arriva in ritardo o non ci presta l’attenzione che avremmo voluto, possiamo più facilmente capire che ciò è quello che può fare.

Ora immagina di vedere te stessa nelle diverse età della tua vita passata, presente e futura ….

Immagina adesso di tenere te stessa appena nata nelle tue braccia …..

Ora , sulle tue gambe, tieni te stessa ad un mese ….

Eccoti ad un anno di età mentre stai imparando a camminare e ad esplorare il mondo …

Vai avanti per ogni età sino a vederti come una donna matura, forte, piena di saggezza, con la piena soddisfazione di aver vissuto come hai vissuto, per tutto ciò che hai superato e maturato.

Presentati a ciascuna delle tue parti in questo modo: “Io sono …… ..e sono tutte voi”. E racconta che sono passati tanti anni da quando cercavi quell’affetto che gli altri non potevano darti, senza sapere che quell’amore che cercavi era dentro di te.

Dì loro che quel periodo è finito, perché adesso sarai tu a dare loro quell’affetto che avevano sempre desiderato.

Leggi a voce alta quanto segue: “ Io ……. Sono tutte voi e vi prometto di volermi bene, incondizionatamente, così come sono, completa, con ciò che mi piace e non mi piace, con le mie qualità e i miei difetti, con i miei successi e con gli sbagli che mi fanno crescere. MI PROMETTO DI VOLERMI BENE, in modo incondizionato, qualsiasi cosa faccia o smetta di fare. Non importa ciò che fanno gli altri, ciò che dicono, ciò che pensano.

IO RICONOSCO DI AVERE FATTO IL MEGLIO! E mi congratulo con me stessa per questo ……

Esercizio “per essere positivi”

essere-positivi

“Conta i fiori del tuo giardino, mai le foglie che cadono” Romano Battaglia

Spesso l’infelicità è provocata da una bassa fiducia in noi stessi, e il mio blog è pieno di post che trattano questo argomento. Essa trae origine da un bilancio poco obiettivo e dalla sopravvalutazione degli episodi in cui non siamo stati all’altezza della situazione o delle aspettative o per entrambi i motivi.

Se cominciamo con il domandarci se siamo incapaci o falliti, è naturale che andremo in cerca proprio dei casi in cui abbiamo fallito. Ovviamente ne scopriremo molti. Questa scoperta, e il conseguente inevitabile pessimismo sono facilme nte evitabili.

Prendete un foglio di carta e provate a scrivere la soluzione per come poter evitare di pensare ai “fallimenti” e poi continuate a leggere ……

C’è una strategia cognitiva molto efficace che dice: cerca, basandoti solo sui casi positivi.

Sbagli approccio se la tua domanda parte dal chiederti dove hai fallito.

Parti sempre pensando dove hai vinto o dove sei stato all’altezza delle tue aspettative, ricordandoti che siamo comunque esseri limitati.

Quando una persona inizia a domandarsi se la sua vita è un fiasco, comincia a riandare al suoi passato e a scoprire una sequenza sterminata di “fallimenti” (che io preferisco chiamare “errori di percorso”). Si autoconvince che è più o meno un fallito, abbassa la sua autoimmagine e tende ad etichettarsi come un incapace.

A questo punto tutti gli episodi della sua vita presenti e futuri che sembrano dargli ragione, rinforzeranno la sua autodiagnosi e andrà avanti così di “profezia” in “profezia”.

Tutti gli episodi che invece gli darebbero torto non vengono nemmeno presi in considerazione, perchè non è di questo che si parla.

Prova ora a stilare una lista di tutte le volte che ce l’hai fatta, tienila a portata di mano e quando senti di cadere nel circolo vizioso del “io sono una fallito” rileggila ……

“Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c’è nel vetro.” Fabrizio Caramagna

Sulla consapevolezza dei nostri bisogni e desideri …

WISHES

Quando invito i miei clienti a parlare dei propri bisogni e desideri, rimango spesso colpita da quanto diventano goffi, esitanti. E’ molto raro che rispondano subito con chiarezza. Spesso invece è come se lottassero contro una specie di divieto interiore che impedisce loro di sapere o dichiarare quali sono i loro bisogni e desideri più profondi.

Ma come si può vivere o agire con efficacia senza conoscerli?

Questa difficoltà nell’affermare i propri bisogni può essere dovuto a svariati motivi.

Uno può essere che da bambini queste persone abbiano ricevuto dai genitori messaggi del tipo: “Senti piccolo, eccoti la bella novità: la vita non gira intorno a te. La vita non gira intorno ai tuoi bisogni o desideri, ma intorno a quelli degli altri. Tu non conti niente, sei solo un piccolo ingranaggio ..”.

Oppure, quando le necessità e i desideri di un bambino vengono ignorati troppo a lungo, il dolore diventa talmente insopportabile che questo, per sopravvivere, impara a reprimerli, a seppellirli lontano dalla coscienza, cercando rifugio nella non-consapevolezza.

Un altro motivo può essere un trauma che porta i bambino a percepire la vita come così spaventevole e pericolosa da spingerlo a soffocare, una volta adulto, qualunque forma di affermazione di sé, non parliamo poi di esprimere, quello che gli serve e che desidera.

Un ulteriore motivo è che, quando sperimentiamo desideri in contrasto con il concetto che abbiamo di noi stessi, rendiamo a negargli e disconoscerli: ad esempio un uomo adulto può avere bisogno di carezze e coccole che non permetterà mai a se stesso di ammettere perché fa a pugni con il suo concetto di mascolinità e autonomia.

In un modo o nell’altro, spesso bisogni e desideri importanti vengono sepolti vivi. Questo però non vuol dire che cessino di esistere. Significa, semmai, che influenzano i nostri sentimenti e il nostro comportamento in modi in cui non ci accorgiamo neppure.

Per esempio, il bisogno non riconosciuto di carezze e coccole si può manifestare in una continua ricerca di soddisfazione sessuale, in quanto il sesso è l’unica forma di contatto fisico che la persona in questione ritiene accettabile.

Oppure il bisogno di comprensione e visibilità che sono un diritto di nascita del bambino possono manifestarsi nell’adulto con l’ossessione di essere “compiacente” e “popolare” a tutti i costi.

Un esercizio che propongo ai miei clienti è di completare le seguenti frasi (di seguito riporterò anche alcune risposte):

Se mettessi il 5% di più di consapevolezza nei miei bisogni più profondi ….

  • Saprei quali sono
  • Potrei prendermi meglio cura di me stesso
  • Non mi arrabbierei con gli altri perché non indovinano il mio bisogno

Se mettessi il 5% di più di consapevolezza nei miei desideri più profondi ….

  • Saprei che il mio lavoro non mi basta
  • Mi rimetterei a studiare
  • Lascerei il lavoro e aprirei un0attività tutta mia
  • Riprenderei a suonare

Se qualcuno mi avesse insegnato che i miei desideri e bisogni contano …

  • Sarebbe l’infanzia di un altro e non la mia
  • La mia vita sarebbe diversa
  • La mia vita non sarebbe tutta obblighi e doveri
  • Avrei pensato di più a quello che conta veramente per me

Se trattassi con rispetto i miei bisogni e i miei desideri …

  • Non piacerei a nessuno
  • Non avrei amici
  • La gente direbbe che sono egoista

Leggendo queste risposte quali conclusioni trarreste? Non trovereste, forse, che ascoltare e onorare i propri desideri può essere non tanto un atto di indulgenza verso se stessi, quanto di vero e proprio coraggio?

Trattare bisogni e desideri con un minimo di rispetto, combattere per loro, prenderli seriamente, è per molti una sfida formidabile e spaventosa.

Spesso è molto più facile seppellirli, rinunciare persino alla capacità di riconoscerli, praticare il sacrificio di sé. Per fuggire alla responsabilità, oppure per sentirsi accettata la gente vende pezzetti di anima ogni giorno.

Alcuni sono dei veri e propri maestri in questo tipo di resa e sacrificio.

Quando non siamo in contatto con i nostri bisogni e desideri, affrontiamo la vita senza remi e senza timone. La nostra non-consapevolezza è pericolosa, per noi stessi e spesso anche per gli altri. Siamo ciechi alle radici delle nostre azioni, mossi da forse che non comprendiamo.

Nel nostro stato di intorpidimento psichico , possiamo arrivare persino a dire che la nostra mancata connessione con bisogni e desideri rappresenti la “spiritualità del distacco”, ma una spiritualità raggiunta attraverso la non-consapevolezza è una contraddizione di termini.

… ti aspetto al prossimo post ….

Perdona te stesso ….

bambino che corre

Uno degli ostacoli che non ci permette di mollare la presa verso quelle situazioni che ci creano pesantezza e interrompono il nostro flusso vita sono le emozioni e  i sentimenti negativi , tra cui, i più nocivi sono quelli che ci riguardano direttamente: il senso di colpa e il risentimento verso noi stessi.

In questo caso il perdonare, il lasciare andare diventa ancora più difficile perché comporta accettare i propri limiti, ridimensionare i nostri vagheggiamenti di esseri “perfetti”.

Il fatto di riuscire a perdonare se stessi permette di andare avanti, lasciandoci alle spalle ciò che è stato ieri per dare tutta la propria attenzione a quello che si può vivere oggi.

Mollare la presa sul risentimento contro se stessi significa smettere di vivere con i propri vecchi fantasmi e prepararsi ad accogliere pienamente quello che la vita ci offre.

E tu sei pronto a perdonare te stesso?…..

Seguimi…..

Metti una musica dolce e rilassante. Poi prendi un foglio e una penna e lascia vagare la mente…..

Ritorna indietro nel passato e pensa a tutte le cose per cui sei risentito, arrabbiato, furioso con te stesso.

Scrivile tutte….

Lo so….. è difficile… è più facile perdonare gli altri che se stessi…. continua, ammorbidisci la presa della penna…. respira…. continua….

Spesso, troppo spesso, siamo duri, da noi  pretendiamo la perfezione, forse chissà l’unica via per arrivare al cuore di coloro da cui vogliamo essere amati e accettati….. e quindi ogni errore che facciamo deve essere severamente punito ….

Ora è giunto il tempo di superare questo vecchio atteggiamento perché è attraverso gli errori che puoi imparare. Se fossi perfetto, non avresti nulla da imparare, non avresti bisogno di stare sulla terra…..

Inoltre “essere perfetto” non ti guadagnerà neppure l’amore e l’approvazione dei genitori, ti farà solo sentire in torto e mai abbastanza bravo…

Lascia questo peso…. prova ad attaccarlo ad un palloncino e molla la presa….

PERDONATI…….

Datti lo spazio per essere spontaneo e libero….

Non hai bisogno di provare vergogna e sensi di colpa…..

Ricordati di quanto era meraviglioso correre libero da bambino! …..

Ascoltati…. Senti quello strano formicolio che parte dalla punta dei piedi e piano piano sale lungo le gambe…. la pancia…. il cuore…. il viso… la testa…. quella voglia di leggerezza…. le spalle più morbide …. il respiro più fluido ….

Cogli l’attimo … vivi il presente ….esci….

Vai sulla spiaggia, o in un parco, o anche in un parcheggio vuoto e mettiti a correre…. correre …. correre…: non una corsetta composta, ma una corsa libera e selvaggia….

E se proprio ti senti ridicolo monta sul letto … salta…. balla …. E mentre lo fai ridi!!! Porta con te il tuo bambino interiore e divertitevi….

Che importa se qualcuno ti vede??? Questa è la tua libertà!!!!!

Addio bianco e nero …..

bianco nero rosa

Troppe volte pensiamo che la nostra vita sia fatta solo di bianco o di nero, di positivo o di negativo.

Se una giornata inizia “storta” difficilmente prendiamo in considerazione la possibilità che con il passare delle ore si possa “raddrizzare”, viceversa “se ci dice bene” viviamo con il terrore che il momento “si” possa passare … perché tanto si sa il bel tempo dura poco…..

Provate a fare questo semplicissimo esercizio….

Prendi un foglio e traccia su di esso una riga verticale che lo divida esattamente in due parti.

Procurati due matite , una rosa e una nera.

La rosa indicherà la positività, i momenti sì, le emozioni piacevoli, il nero la negatività, le burrasche del cuore, i momenti “storti”, le emozioni spiacevoli.

Alla fine della giornata, prendi un momento tutto per te e cerca di individuare l’emozione prevalente della giornata appena trascorsa.

Una volta che è individuata, tieni il foglio davanti a te e associa mentalmente il colore alla giornata: rosa o nera?…

Ora ripercorri con il pensiero le ore appena trascorse e le emozioni che hai provato, anche le più sfumate. E man mano che le “incontri” scrivile sul foglio inserendole nella metà rosa o nera a seconda del colore alle quale le associ.

Quando hai finito alzati, distraiti e torna lì dopo qualche minuto.

Guarda il foglio attentamente cercando di rimanere neutrale, semplicemente osservando le emozioni che si sono alternate nella giornata.

Ripeti l’esercizio per qualche giorno.

Grazie a questa tecnica otterrai una visione più panoramica e realistica della tua vita e ti renderai conto che questa è colorata di entrambe le polarità del vivere in un continuo fluire di “pieni e vuoti”, emozioni e stati d’animo differenti e opposti sono sempre compresenti, anche quando una giornata appare, a prima vista, tutta bella o tutta brutta, positiva o negativa…….

Esercizio per diventare una “rosa”

rosa con ape

Attraverso la poesia si possono creare immagini di sé molto suggestive. Immagini che illuminano una parte di noi, quella creativa, magari tenuta sopita per troppo tempo o poco utilizzata.

Vorrei oggi proporvi un “gioco” con le parole, che come un pennello intinto nel colore tratteggeranno il nostro sentirci simile a ..….

La poetessa Emily Dickinson scrisse una poesia intitolata semplicemente Rosa dove nei versi utilizza alcuni accorgimenti che potremmo prendere a prestito per il nostro gioco:

Rosa …

Un sépalo e un petalo e una spina

In un comune mattino d’estate,

un fiasco di rugiada, un’ape o due,

una brezza,

un frullo in mezzo agli alberi.

E io sono una rosa!

Il sépalo del primo verso è la parte della rosa in cui ci sono le foglioline che formano il calice del fiore.

Come potete vedere ci sono sei versi. Questi sei versi però rimandano a immagini precise:

Primo verso => parti di cui è costituita la rosa

Secondo verso => momento in cui viene osservata

Terzo verso => elementi diversi vicini e nei dintorni della rosa

Quarto verso => elementi vicini alla rosa

Quinto verso => elementi vicini alla rosa in cui è coinvolto l’udito

Sesto verso => identificazione con la rosa

Se proviamo a seguire le “istruzioni” che ci dà Emily potremmo comporre anche noi una poesia identificandoci con ciò che vorremmo essere o che sentiamo in questo momento o ancora che ci piace e ci procura felicità … il vento … il mare … un colore …. una nuvola ….

Procediamo così:

  • Pensa a quale elemento della natura, oggetto, animale potresti assomigliare e descrivine le caratteristiche
  • Fissalo in un momento della giornata
  • Descrivi ciò che sta attorno alla cosa che descrivi, se ad esempio parli di acqua ci saranno pesci o la battigia o i gabbiani o un rubinetto ….
  • Infine dichiara cosa sei diventato …… e ascoltati …

 

Ecco la mia … Acqua

Acqua

Un po’ d’azzurro pennellato, trasparenze

in un mattino al sorgere del sole

Una calma distesa che brilla,

un tremolio leggero,

un pesce guizza, la sua pinna si specchia, luccica.

E io sono l’acqua!

mare alba

Polarità e conflitti

polarità

I conflitti interiori più insanabili non nascono dalla contrapposizione tra cuore e cervello, ma dal contrasto del cuore con sé stesso. Giovanni Soriano

Ritengo che una delle condizioni indispensabili della conoscenza, della felicità, del ri-trovare se stessi amandoci così come siamo e vivere finalmente una vita piena sia da ritrovare nell’idea del ricongiungimento delle differenze, ossia nella integrazione delle nostre polarità e nell’accettazione del conflitto come strumento di crescita.

Il conflitto può essere sano e creativo oppure confluente e sterile. Quest’ultimo si ha quando non si capisce se stessi e si accusano gli altri di qualcosa di cui siamo colpevoli mettendo in atto il meccanismo della proiezione: attribuisco a te parti di me che “non voglio” riconoscere.

Il conflitto sano si ha quando ognuno di noi è una persona integrata con una certa autoconsapevolezza e un chiaro senso di differenziazione.

Il conflitto nasce quando c’è un chiaro senso di disaccordo su qualcosa che tra di noi rappresenta un problema reale; non è il risultato della proiezione sull’altro di ciò che non siamo in grado di affrontare dentro di noi. Il conflitto sano, se gestito abilmente, produce dei buoni sentimenti tra le persone; è una situazione vincente-vincente e non vincente-perdente.

Inoltre il conflitto dà la possibilità di differenziare noi stessi dai confini di altre personalità. Molto spesso coloro che hanno profondi legami tendono anche a perdersi l’uno nei confini dell’altro, al punto da sembrare simili. Quando, invece, due confini chiaramente differenziati entrano in attrito, le persone vivono un felice senso di contatto.

Lo stesso vale per i conflitti intrapsichici o interiori. Quando vengono portati alla consapevolezza con chiarezza, i conflitti permettono alla persona di avere il senso della propria differenziazione interiore e, a livello di creatività, danno la possibilità di un comportamento integrato, un comportamento che è nettamente adattivo perché spazia nell’intera gamma di risposte tra poli estremi. La persona, in questo caso, è in grado di rispondere con flessibilità ad una varietà di situazioni che non rientrano in quella gamma. Al contrario le risposte polari sono generalmente limitate, povere di immaginazione e hanno scarsa relazione con gli stress della vita quotidiana. Il conflitto che si ripete in maniera stereotipata, senza soluzioni uniche, senza che si impari nulla, porta alla confluenza invece che al contatto con le persone.

Non si può parlare di conflitti senza parlare di polarità: immaginiamo l’individuo come un conglomerato di forze polari che si intersecano fra di loro.

Con un esempio molto semplificato, potremmo dire che una persona ha dentro di sé la qualità della gentilezza e anche la crudeltà, la durezza ma anche la dolcezza. Inoltre una persona non possiede solo un opposto, ma diversi opposti correlati fra loro. Per esempio, la crudeltà può non essere l’unica polarità della gentilezza; un’altra potrebbe essere l’insensibilità, l’indifferenza verso i sentimenti di un’altra persona.

Tutto questo è ovviamente correlato al retroterra del singolo individuo e alla sua percezione della realtà interiore che è costituita da realtà accettabili o inaccettabili per il sé.

Spesso il concetto che abbiamo di noi stessi esclude la dolorosa consapevolezza delle forze polari dentro di noi. Preferisco pensare a me stessa come ad una persona brillante piuttosto che noiosa, aggraziata anziché goffa, tenera e non rude, gentile e non crudele.

In teoria, la persona “sana”, che vive il suo ben-essere,  è un cerchio intero che possiede migliaia di polarità integrate e interconnesse, tutte fuse insieme. Essa è consapevole delle molte polarità dentro di sé, compresi quei sentimenti e quei pensieri che la società disapprova, ed è in grado di accettarsi così come è.

Questa persona dice a se stessa:” qualche volta sono tenera, ma nelle situazioni in cui sono minacciato mi piace molto la mia durezza. Quando sono in fila e qualcuno deliberatamente cerca di passarmi davanti non mi sento tenera e va bene così”.

Una persona può essere in genere aggraziata e tuttavia goffa in certe situazioni. Una persona integrata può scontrarsi con un cameriere in un ristorante senza dover dire a se stessa “che disastro che sono”.

Ci possono essere comunque dei “punti ciechi” nella consapevolezza di questa persona. Può riconoscere la propria dolcezza ma non essere consapevole della durezza dentro di sé. Quando questa durezza viene portata alla sua attenzione, può provare sofferenza, ma comunque essere disposta ad incorporare questa nuova idea di se stessa. Essa non sempre approva tutte le sue polarità, ma il fatto che è pronta a soffrire per conoscerle è un aspetto significativo della sua forza interiore.

Al contrario la persona in difficoltà con se stessa, che vive il suo mal-essere, ha una visione rigida e stereotipata di sé e non è in grado di accettare molte parti di se stessa. Essa rinnega le cosiddette polarità negative, cioè quegli aspetti di sé che è stata condizionata a ritener inaccettabili e tendo invece a proiettare queste caratteristiche sugli altri. Il fatto di diventare consapevole di queste polarità inaccettabili la rende ansiosa. Il risultato sono i sintomi nevrotici, laddove la nevrosi rappresenta la sua incapacità a controllare l’ansia.

Prova ora, se ti va, a rispondere alle seguenti domande… lascia che le risposte affiorino senza porre barriere con la mente …. Ascoltati potrebbe essere l’occasione per mettere a fuoco i tuoi punti ciechi …

  • Quale sentimento ho difficoltà ad accettare? …
  • Perché è inaccettabile per me? …
  • Cosa nascondo di me? …
  • Quando lo faccio e con chi? …
  • Cosa succederebbe se non mi nascondessi? …
  • Cosa fingo di me? …
  • Quando lo faccio e con chi? …
  • Cosa succederebbe se non fingessi? …
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