L’Artcounseling: quando l’arte è sinonimo di crescita e ben-essere

colori

 

“A cosa serve l’Arte? A darci la breve ma folgorante illusione della camelia, aprendo nel tempo una breccia emotiva che non si può ridurre alla logica animalesca. L’Arte è generata dalla capacità propria dello spirito di scolpire la sfera sensoriale. L’Arte dà forma e rende visibili le nostre emozioni….”  Muriel Barbery

L’Arte è il prodotto di un processo creativo che si manifesta nelle più note forme d’espressione, in quanto suono, colore o movimento, e costituisce un’esperienza sia per l’autore che per il fruitore.

Il Counseling Espressivo consiste nella ricerca del benessere psicofisico attraverso l’espressione artistica dei pensieri, vissuti ed emozioni. Essa utilizza le potenzialità, che possiede ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti quotidiani. Per mezzo dell’azione creativa, sia essa un disegno,un movimento, una musica, l’immagine interna diventa immagine esterna, visibile e condivisibile e comunica all’altro il proprio mondo interiore emotivo e cognitivo.

Per Counseling-Espressivo si intende quindi quella particolare relazione d’aiuto che si serve delle immagini e del “fare” artistico per agevolare l’autoconsapevolezza che portera’ al cambiamento. 

L’arte permette un’espressione diretta, immediata, spontanea, arcaica ed istintiva di noi stessi che non passa attraverso la ragione ed è per questo motivo che può diventare un “velocizzatore” di consapevolezze.

Infatti, mentre le parole implicano la concettualizzazione e la verbalizzazione del disagio, e possono mentire, nascondere, o dimenticare, le immagini non mentono: sono immediate, autentiche, partono dal profondo ed è più facile esprimerle perché non creano barriere di difesa.

Inoltre immergendoci nel nostro atto creativo abbassiamo le resistenze e le censure di quella parte cosciente di noi che ci “critica” e ci “giudica”, facilitando il contatto con il nostro sé più intimo.

Ci si mette in gioco-e-nel gioco secondo il proprio sentire, sperimentando così quella unità mente-cuore che spesso ci neghiamo e ci sentiamo negata.

L’ArtCounseling si basa sul concetto che ognuno ha in sé delle risorse proprie e un potenziale autorigenerativo che va semplicemente stimolato e il Counseling Espressivo si pone come obiettivo la riappropriazione di tale patrimonio in quanto può essere un valido sostegno nelle situazioni di difficoltà a cui la vita ci pone di fronte.

In un percorso di ArtCounseling la produzione artistica del cliente diventa il “filo d’oro” che  può aiutarlo a comprendere meglio le sue dinamiche interiori arrivando lì dove il linguaggio non ha ancora parole per esprimersi. Ed è proprio il processo che egli compie per arrivare a quel particolare manufatto la chiave che può aprire la serratura della sua consapevolezza.

Il processo artistico ha quindi, in questo caso, proprietà riparative, trasformative e di auto-esplorazione.

In un setting di Artcounseling la narrazione verbale viene sostituita da una narrazione fatta di immagini e di simboli in cui ogni persona che intraprende questo percorso trova la propria modalità per esprimersi. E’ l’arte del mettere a posto, del fare meglio, dell’aggiustare, del ricordo che porta lentamente a ritessere la propria identità.

Ci sono disegni che sono veri e propri fumetti, altri che ricordano dei racconti a puntate nei quali si riconoscono momenti di vita anche sotto vesti insolite. Altri che sembrano cartoline, piene di minuziosità che spiegano cosa è successo. Ci sono dei manufatti che non si sa se siano reali o fantastici, i cui dettagli, pescati nel passato, possono benissimo essere stati inventati in un momento in cui il ricordo si è intrecciato con la fantasia.

Sono almeno tre le caratteristiche che ci rivelano come il processo e lo sforzo creativo nella produzione artistica, in un setting di Artcounseling, possano avere una funzione di crescita ed evoluzione:

  • La creazione di uno spazio di comunicazione flessibile con il proprio ambiente
  • La capacità di saper distinguere tra mondo interno e mondo esterno, cioè tra fantasie, desideri, bisogni e realtà
  • La capacità di regolare e trasformare le proprie emozioni.

 

Tutti e tre questi fattori sono strettamente interconnessi e riproducono le trasformazioni che caratterizzano la crescita cognitiva ed emotiva di ogni persona.

Nel Counseling Espressivo la presenza di oggetti e il ruolo che questi assumono nel processo appaiono di notevole importanza per comprendere la tecnica in quanto tale, lo spazio di comunicazione che si viene a creare tra artcounselor e cliente e i processi di regolazione emozionale.

Oggetti simbolo che, nel loro significato originario di “mettere insieme”, collegano l’immaginario, che corrisponde alla creazione di un universo parallelo che esiste solo nella mente di chi lo attua; il cognitivo, per cui l’emergere del simbolo equivale al legare mentalmente determinati eventi del mondo esterno e a fornire così una prima chiave per una sua comprensione e l’affettività, che permette all’emergere del simbolo l’elaborazione del dolore ,della separazione e il controllo delle emozioni.

Ecco quindi come il setting di Artcouseling diventa “spazio transizionale” dove l’oggetto creato dal cliente , svolge il ruolo di traghettatore, che attraverso la dimensione creativa, gli permette di superare l’angoscia di separazione e di ritrovare ad un altro livello l’oggetto amato assente.

E lo spazio della relazione tra artcounselor e cliente diventa spazio del possibile in cui nulla è sicuro se non la possibilità stessa di far sì che molteplici eventi trovino un adeguato contenitore.

L’esperienza artistica richiede alla persona un impegno attivo e materiale; l’Artcounseling trova, quindi,  la sua plusvalenza nel rapporto che si stabilisce con l’agevolatore. Attraverso l’approccio meta-verbale si realizza un incontro tra due persone in una relazione d’aiuto che, come abbiamo visto,  si serve più del fare che del colloquio.

Nell’ambito del percorso , dipingere (come modellare, recitare,danzare) è un dare messaggi, lasciar cadere segni che possano essere raccolti da un lettore partecipe, l’ArtCounselor, presenza attenta che accompagna il possibile emergere di disagi personali. E aspettare insieme che il cliente, come il Pollicino della fiaba dei fratelli Grimm, dopo aver buttato le “illeggibili briciole”, lasci cadere tracce più visibili; nel gioco tra luce e ombra, segni di presenza spariscono e riaffiorano finchè l’esperienza prende corpo, e il “sogno” può apparire, manifestandosi concretamente.

La funzione dell’arte assume così la concezione assai ampia di atteggiamento di maggior coscienza sia per ciò che riguarda il mondo esterno che la realtà interiore, non considerando separati la personalità interna e la reazione alla realtà esterna; il nostro modo di percepire il mondo è sempre carico di emozioni, bisogni e atteggiamenti personali. L’arte così diventa il mezzo per rendere visibile ed udibile la natura e il senso dell’esistenza umana ….

 

Bibliografia:

E.Giusti – I.Piombo – Arte Terapie e Counseling espressivo – Ed.Sovera

M.Biavati – La relazione che cura Gestalt Counseling e Art Therapy – EDB edizioni

U.Amati – Arte, Terapie e processi creativi – Ed. Borla

Roberto Caterina – Che cosa sono le Arti-Terapie – Ed.Carrocci

Bernie Warren – Arteterapia in educazione e riabilitazione – Ed.Erickson

R.Arnheim – Arte e percezione visiva – Ed.Feltrinelli

R.Arnheim – L’immagine e la parola – Ed.Mimesis

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