Speranza: controindicazione ed effetti collaterali tra realtà e illusione

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“La speranza è quella cosa piumata che si posa sull’anima, canta melodie senza parole e non smette mai”. E.Dickinson

La Speranza è uno dei motori della vita.

Senza la speranza ci ripiegheremmo su di noi come fiori appassiti sugli steli.

Ci sentiremmo in balia dell’ignoto e del caos, sopraffatti dalla paura, con gravi ricadute sull’umore e sulla fiducia nella nostra capacità di saper fronteggiare il corso degli eventi.

Probabilmente rinunceremmo a combattere le mille battaglie quotidiane se non avessimo un ragionevole convincimento di riuscire, con un po’ di fortuna, a soddisfare i nostri desideri, a realizzare i nostri progetti, cambiando così in meglio la nostra vita.

A questo scopo confidiamo in una sorte benigna, nella nostra intelligenza e intraprendenza, nell’aiuto di chi ci vuole bene. Speriamo di avere una buona salute, di incontrare l’uomo o la donna dei nostri sogni, di avere successo nel lavoro. Speriamo nella clemenza del clima che sta cambiando, nei progressi della medicina, in nuove scoperte scientifiche che ci chiariscano sempre più i misteri dell’universo. Speriamo nella giustizia sociale, un mondo senza guerre e un futuro più degno di essere vissuto per tutti.

Forse è bene fermarsi perché credere in maniera così totale nella speranza ci può condurre all’utopia inducendoci a confidare nell’impossibile.

La speranza è una parola da prendere con le pinze per evitare di cadere nelle sue trappole.

La prima è quella di scambiare l’illusione con la speranza. Si fa presto a trasformare un’aspettativa anche poco realistica in una persuasione che è già più di una speranza, lasciandoci quindi catturare da miraggi e fantasticherie che offuscano i nostri criteri di giudizio, al punto che diventa difficile distinguere i confini del reale dall’immaginario. Un po’ come i bambini che, nella loro mentalità autoreferenziale, nel gioco costruiscono mondi per loro più veri della realtà.

Potremmo tuttavia scoccare una freccia a nostra discolpa ricordando che, in molte circostanze della vita, è oggettivamente difficile capire se sussistono presupposti ragionevoli per fondarvi una speranza. E’ vero però d’altro canto, che in questo tipo di valutazioni siamo spesso poco attenti proiettando, in molti casi, dal dentro al di fuori di noi desideri e bisogni personali che abbiamo fretta di vedere soddisfatti. Può, ad esempio, succedere in amore quando sopravvalutiamo l’intensità dei sentimenti di cui siamo oggetto, incapaci di accettare l’idea che il nostro coinvolgimento amoroso nei riguardi di qualcuno non sia adeguatamente corrisposto; talvolta proprio per nulla.

La seconda minaccia è che nei momenti di impasse o di difficoltà che ci troviamo a vivere, siamo tentati di usare la speranza come paravento per deresponsabilizzarsi sottraendosi allo sforzo di provare a dare forma concreta ai propri desideri e bisogni.

In maniera alquanto fatalistica rimaniamo in attesa che la soluzione come per magia ci cada dall’alto.

Se osserviamo bene le nostre vite, ponendoci di fronte ad esse in modo lucido e disincantato vediamo, a conti fatti, che la storia personale di ciascuno non è poi così piena di speranze realizzate. Soprattutto se siamo stati poco intraprendenti e abbiamo trascinato la nostra esistenza al riparo da grandi azioni, confidando in qualche colpo di fortuna o in qualche intervento esterno che potesse risollevarci dopo una caduta, sempre a sperare, magari sospirando, che il vento cambiasse.

Con il passare del tempo, il calo della speranza è un fenomeno che potremmo definire fisiologico, perché con l’età si riducono inevitabilmente le risorse e si restringe il nostro raggio d’azione.

Più ci inoltriamo nell’età adulta più diventa difficile mantenere una visione fiduciosa nel futuro, ma nello stesso tempo è anche certo che, quanto più ci arrendiamo, tanto più la nostra vita perderà di significato.

Il match si fa duro: da una parte cercare di armonizzare una presa di coscienza realistica di ciò che ci troviamo a vivere e dall’altra continuare a coltivare la speranza. Sembra davvero un’impresa ardua destinata a fallire: una gara senza fine tra la fiducia nella vita e la resa incondizionata al nemico.

Ma è pur vero che per quanto possa essere faticosa la battaglia alla lunga vince sempre la speranza.

Anche quando sembra che la nostra resistenza sia ormai allo stremo ci scopriamo, in numerose occasioni, ancora capaci di riconoscere la fiamma accesa della speranza che, nonostante tutto, continua a brillare dentro di noi. Ed è proprio quel chiarore che ci impedisce di ridurci a spenti simulacri senza più mordente e motivazione che si lasciano semplicemente trasportare dalla corrente.

Ecco dunque le due facce della speranza; da un lato ci fornisce preziosi stimoli vitali, dall’altro se non teniamo ben sotto controllo le nostre aspettative, rischiamo di allontanarci dalla realtà diventando ostaggi di un’eterna illusione.

Questo duplice aspetto della speranza ci espone al pericolo di continue oscillazioni emotive, talvolta anche intense. Possiamo passare da momenti di irragionevole euforia, nei quali ci prospettiamo un sicuro appagamento dei nostri desideri, ad altri di buia disperazione in cui ci sentiamo completamente privi di risorse.

E’ necessario dunque imparare a governare saldamente la nostra nave anche nella tempesta, imparando a scrutare le onde che si abbattono sullo scafo, per riuscire a dominare il tumulto delle acque e non perdere la rotta.

Ossia diventare attenti osservatori, in grado di distinguere in modo realistico gli ostacoli e le opportunità che la vita ci mette davanti e dopo un attento esame di realtà, si tratterà di intervenire con grande fiducia in sé aiutati dalle migliori strategie messe a punto nel corso della nostra vita, per restare a galla anche in mezzo a dispiaceri, difficoltà e tribolazioni.

Liberamente tratto da:

Ivana Castoldi “Se bastasse una sola parola” Ed.Feltrinelli

Flessibilità e adattamento

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Una delle migliori definizioni dell’intelligenza è proprio “flessibilità”: cioè la capacità di trovare le soluzioni giuste non marciando diritti per la propria strada, ma cercando altri percorsi più fruttuosi. P.Angela

Oggi vorrei nuovamente riflettere sul concetto di flessibilità, già trattato in questo post , soffermandomi, questa volta, sulla “morbidezza” e “fluidità” che la parola flessibilità porta con sé.

Tutto cambia. Cambia il nostro corpo e cambiano le nostre idee, cambia il nostro umore e quello delle persone con cui abbiamo una relazione, cambiano le nostre finanze e i nostri progetti, cambia quello che ci fa soffrire e quello che ci rende felici, cambia la situazione politica, cambia la moda e cambia il tempo, cambiano le nostre amicizie e i nostri amori. Cambia perfino il cambiamento.

In un mondo in cui nulla rimane uguale a se stesso è difficile trovare appigli e certezze e la tecnica per sopravvivere consiste nell’arte di adattarsi ad eventi che di continuo ci sorprendono. Chi si adatta creativamente ha la meglio e sopravvive, chi invece risponde in modo rigido e uguale a condizioni che mutano si estingue.

Basta guarda alla storia dell’evoluzione dove ogni più piccolo particolare del mondo vivente è un inno all’adattabilità.

La flessibilità è una forma di saggezza pratica, un intelligenza che vive nel “qui e ora”, che sa leggere ogni minimo segnale di mutamento, e che, una volta capito quello che sta succedendo, ha la disponibilità e la fluidità necessarie per adattarsi il più velocemente possibile alla nuove condizioni.

Questa saggezza ci aiuta a capire che non possiamo controllare tutto, il controllo totale della nostra vita è un miraggio: ci sono troppi elementi imprevedibili. A voler controllare ogni cosa si diventa matti e si rischia di ottenere l’opposto di quello che si vuole. Spesso è più saggio lasciarsi andare al flusso degli eventi ammorbidendo quelle spigolosità che partono in quarta “lancia in resta “contro quei mulini a vento che ogni tanto troviamo sul nostro cammino. Don Chisciotte “duri e puri” che fanno dell’inflessibilità la loro bandiera.

La flessibilità non è solo una strategia vincente ma una qualità sublime, perché essere flessibili significa essere fluidi adattandosi al divenire anche quando questo ci rema contro. Fluidità intesa secondo il concetto Taoista che ci suggerisce di essere adattabili come l’acqua, che è fluida e si modella alla roccia scorrendovi sopra. Perché questo atteggiamento diventi un modo di vita è necessario che porti con sé la capacità di staccarsi dai vecchi modelli, di vivere pienamente il momento presente insieme all’umiltà di saper ricominciare sempre da capo.

Se siamo in grado di abbandonare le convinzioni cui siamo più affezionati, le idee che tutti condividono, i modelli di pensiero cui dobbiamo la nostra posizione sociale, le abitudini mentali che ci rendono la vita più facile ma ci impigriscono togliendoci vitalità, allora ci possiamo aprire al nuovo, al paradosso, all’assurdo. Questa è la creatività!

Adattarsi alla realtà presente significa anche accettare le frustrazioni senza lasciarsi abbattere, provando invece a considerarle come punti di partenza per nuovi percorsi, sperimentandoci creativamente a trovare nuove forme che possano collocarsi nella situazione che ci troviamo a vivere. Perché “creare – come dice bene la dott.ssa Pamela D’Alisa – non significa solo dar forma a qualcosa di completamente nuovo ma, spesso e volentieri, implica piuttosto un rimaneggiare quello che già c’è o possediamo dandogli un nuovo utilizzo, una nuova collocazione o una nuova impostazione. È questo il principio alla base dell’invito a reinventare se stessi.” (www.giardinaggiointeriore.net )

La capacità di essere flessibili, poi, ha molte ripercussioni sulle nostre relazioni. Per quanta buona volontà, per quanto calore possiamo avere, se troviamo difficoltà ad adattarci al nuovo saremo impegnati con il nostro stress, saremo, quindi, di cattivo umore, seccati, ostili, o travolti da situazioni che non ci aspettavamo con il solo risultato di mancare di quell’energia necessaria per essere al meglio in una relazione. Chi è flessibile riesce a stare con quello che c’è, poco o molto che sia senza aspettative che diventano bisogni esigenti che pretendono di essere soddisfatti.

La flessibiltà passa per la rottura degli schemi di routine che viviamo ogni giorno, significa spogliarsi dalle rigide corazze che apparentemente ci proteggono dalle folate di vento per diventare come le canne del bambù che danzano con il vento. Fuor di metafora vuol dire accantonare quella rigidità di pensiero e comportamento che crediamo ci difenda dall’inatteso, per accogliere il nuovo che avanza con serenità e fiducia in se stessi.

La flessibilità è apertura non solo verso gli altri o le situazioni che ci capitano, ma anche verso se stessi, è aprire la porta all’imprevedibile che vive in noi lasciando che trovi il suo spazio.

Flessibilità, infine, non vuol dire arrendersi bensì omaggiare l’intelligenza della nostra pulsione di vita che saprà sempre come trovare nuovi modi per esprimersi.

“Gli esseri umani sono morbidi e flessibili quando nascono, duri e rigidi quando muoiono. Gli alberi e le piante sono teneri e flessibili quando sono in vita, secchi e rigidi quando sono morti. Perciò il duro e il rigido sono compagni della morte, il morbido e il flessibile sono compagni della vita. Un combattente che non sa arretrare non può vincere; un albero incapace di piegarsi si spezza. La rigidità e la forza sono inferiori, la flessibilità e la morbidezza superiori”. Lao Tzu

In parte liberamente tratto da: P.Ferrucci – La forza della gentilezza – Ed.Mondadori

Fiducia, motivazione, determinazione

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“Gli sforzi e il coraggio non sono abbastanza, senza uno scopo ben preciso e una direzione da seguire” J.F. Kennedy

Sull’onda del week end formativo che ha aperto il 2° anno del Master In “Yoga Danza e Artcounseling” di ADYCA asd, la scuola fondata con la mia amica e collega Lucilla Loddi, un post,tratto dal libro di Edoardo Giusti “Passione e Saggezza” , che riprende i concetti “lavorati” durante le ore di lezione.

[….] Molto spesso valutiamo una persona felice e serena misurando il livello di soddisfazione e appagamento rispetto alla vita che conduce. Se le sue relazioni affettive sono significanti, se ha successo nel lavoro, se beneficia di un certo benessere socio-economico, se infine gode di buona salute, allora possiamo dire che la serenità appartiene a quella persona.

Tuttavia è vero il contrario, cioè che la serenità psichica apre la strada del successo nella vita, nella professione e negli affetti, apportando anche enormi benefici fisiologici e migliorando lo stato di salute psico-fisica. Una vita gratificante dipende pochissimo dal caso o dalla sorte ed è invece il risultato di particolari caratteristiche individuali che fanno la differenza fra il fallimento e il successo.

Tra queste caratteristiche sono di primaria importanza:

  • Essere persone fiduciose
  • Avere determinazione
  • Essere profondamente motivate

Tutti questi elementi sono strettamente collegati ad uno stile di pensiero ottimistico e all’intelligenza emotiva.

La fiducia, la motivazione e la determinazione sono i tre requisiti fondamentali per ottenere che la vita si realizzi secondo i propri obiettivi.

La fiducia verso se stessi e le proprie capacità non è mai la vana illusione di chi si percepisce in modo ingannevole e irrealistico, ma consiste in una piena coscienza delle proprie risorse e dei propri limiti; è solo l’autoconsapevolezza che infonde fiducia, perché è una vera e propria bussola che ci permette di puntare di volta in volta nella direzione migliore.

D’altronde sappiamo bene che affrontare una situazione difficile, ma d cui abbiamo presenti la maggior parte degli elementi, ci infonde un profondo senso di fiducia, mentre quando ci troviamo di fronte a difficoltà piccole ma completamente oscure e indecifrabili siamo molto sfiduciati e ci prefiguriamo il fallimento.

La fiducia per essere efficace deve anche riversarsi verso il mondo esterno e gli altri, ma sempre salvando il realismo. Infatti, solo conoscendo la realtà per quella che è, visualizzando gli ostacoli e gli impedimenti insieme alle opportunità si può avere una seria e motivata fiducia nella possibilità di riuscire e nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Alla fiducia è strettamente legata la determinazione, cioè la capacità di persistere anche a fronte di difficoltà o fallimenti. Anche qui non c’è spazio per l’illusione: la persona determinata è in grado di distinguere la speranza dalle semplici aspirazioni: “come vorrei che fosse così” e dalle attese: “Succederà automaticamente”. Inoltre persegue l’obiettivo con una mirabile abilità nel rimanervi focalizzato senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà.

La persona determinata puntando tenacemente al suo obiettivo, riesce a vedere con lucidità ogni impedimento e a rimuoverlo o ad aggirarlo nel migliore dei modi, rimodulando, se necessario, il proprio progetto e adattandosi di volta in volta alla situazione.

Non bisogna tuttavia pensare ad una persona ossessionata dal suo obiettivo, che si arrovella ansiosamente fino a quando non raggiunge il risultato sperato. La determinazione permette invece di concentrarsi con serenità, di impegnarsi senza eccessiva ansia, di avere un forte autocontrollo e di distogliere strategicamente l’attenzione per concedersi momenti di relax e distrazione, necessari a ricaricare il corpo e la mente.

Infine la motivazione permette alla persona di affrontare ogni situazione senza perdersi d’animo, tollerando rinunce, conflitti, dilazioni, senza mostrare segni di grave turbamento.

Chi è motivato mantiene inalterata la sua serenità, perché da una parte è capace di sopportare la frustrazione del fallimento e dall’altra sa non esaltarsi di fronte ai successi effimeri, mantenendo sempre alta la sua concentrazione sull’obiettivo.

Spesso la vita ci mette di fronte a difficoltà di vario genere, ma la persona motivata è abile nel non lasciarsi andare all’ansia o alla tristezza, perché è consapevole di dover affrontare degli ostacoli e anzi spesso li interpreta come sfide da superare. Questo non vuol certo dire che la persona motivata “non sa perdere”; sa invece accettare la sconfitta senza subire particolari alterazioni dell’umore.

La motivazione è sempre forte e vigorosa ma mai irrealistica fino ad offuscare impedimenti e ostacoli. D’altronde quando nasce dall’interno e non è legata al consenso altrui o ad una logica delle ricompensa, la motivazione è di per sé sufficiente ad infondere serenità perché trova la sua ragione di essere in se stessa.

La persona motivata è capace di ridurre l’impatto negativo degli ostacoli alla propria azione e questo porta come prima conseguenza meno stress e più serenità, una sempre migliore conoscenza e consapevolezza e infine una migliore strategia d’azione, che sarà di volta in volta

L’arte di seguire la propria intuizione ….

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Riallacciandomi ad un post di qualche tempo fa e ad una sessione di qualche giorno fa con una mia cliente, vorrei aggiungere ancora qualche riflessione sull’intuizione e su come sia importante per il nostro ben-essere ascoltare la saggezza della nostra voce interiore.

Ascoltare, fidarsi e agire in base alla propria guida intuitiva è un’arte e come ogni arte o disciplina richiede un certo impegno. E’ un processo in continuo divenire in cui siamo sempre sfidati a muoverci ad un livello più profondo di fiducia in noi stessi.

Per molti di noi imparare a lasciarsi guidare dall’intuizione significa vivere in modo nuovo, un modo molto diverso da quello che ci hanno insegnato in passato. A volte questo può apparire alquanto disagevole e anche un pochino inquietante.

Se siamo stati abituati  ad accostarci alla vita in maniera del tutto razionale, a seguire certe regole o a fare quello che pensiamo che gli altri vogliono che facciamo, allora cominciare a seguire il nostro interiore sentimento del vero rappresenta una metamorfosi. E’ quindi naturale che tale cambiamento richieda del tempo, e in certi momenti può essere difficile e spiazzante. E’ necessario quindi , in questo percorso, essere molto indulgenti con se stessi.

In certi casi possiamo essere chiaramente consapevoli delle diverse voci in conflitto dentro di noi. Una parte di noi può sentirsi eccitata dai cambiamenti, mentre magari un’altra parte li vede con terrore. Se saremo in grado di riconoscere e rispettare tutte le nostre diverse voci interiori e le diverse emozioni che emergono, la nostra intuizione ci mostrerà il passo adeguato da compiere.

Quanto più ci abituiamo a seguire la nostra intuizione, tanta più fiducia avremo, perché vedremo che funziona davvero. Non solo non sta accadendo nulla di grave (come nelle nostre peggiori paure) ma la nostra vita sta effettivamente migliorando.

Molto probabilmente ,la nostra intuizione ci darà una spinta gentile per farci prendere dei rischi adeguati e farci sperimentare nuovi copioni. Essa potrebbe cercare di mostrarci che abbiamo una nuova direzione da prendere o che in noi c’è un desiderio che sta cercando di affermarsi. Proviamo a concederci il permesso di provarci, seguiamo il nostro impulso intuitivo e stiamo a vedere cosa succede. Potrebbe aprirci una nuova porta. Potrebbe darci la chance di scoprire un nuovo lato di noi che non avevamo imparato ad esprimere fino ad ora.

Mentre apprendiamo a vivere seguendo l’intuizione, potremmo scoprire che anche il processo decisionale cambia, invece di cercare soltanto di figurarci le cose nella mente immaginando come potrebbero cambiare, impariamo a fidarci della nostra “vocina saggia” cominciando ad esplorare le possibilità  che essa ci offre.

Certe persone temono che fidarsi dell’intuizione possa portarli a fare cose da puri egoisti, da irresponsabili o cose che danneggiano gli altri. In realtà è vero il contrario. Siccome l’intuizione è connessa con la nostra parte più autentica essa ci guida sempre verso il nostro bene e di conseguenza verso il maggior bene delle persone coinvolte.

Può accadere, tuttavia, che seguendo la nostra intuizione e comportandoci in modi differenti le altre persone rimangano deluse o turbate. Per esempio, se siamo una persona abituata a compiacere gli altri, la nostra intuizione potrebbe spingerci a imparare a dire “no” quando davvero non vogliamo qualcosa e a porre confini più fermi con le persone. Dapprima questo potrebbe portare scompiglio e delusione ma a lungo andare, tuttavia, il rapporto ne beneficerà proprio in virtù della nostra maggior congruenza tra i nostri bisogni e le nostre azioni.

Mentre imparano a seguire l’intuizione, certe persone attraversano un periodo in cui sembra che la loro vita vada in frantumi. Certi rapporti possono finire o cambiare drammaticamente. Tutto ciò è indizio del fatto che si sta abbandonando certi aspetti della vecchia identità, dei vecchi copioni; se opponiamo resistenza cercando di trattenerli finiremmo per limitare e imprigionare noi stessi.

E’ questione di aver fiducia nel fatto che, anche quando le cose non stanno andando esattamente nella direzione sperata, il percorso ha una sua profonda coerenza. Nuovi rapporti interpersonali, una nuova creatività, un nuovo lavoro possono apparire all’orizzonte riflettendo la nostra maturazione e il nostro sviluppo.

Imparare a seguire l’intuizione può talvolta darci l’impressione di vivere sull’orlo di un precipizio. In un certo senso, significa imparare a vivere senza quel falso sentimento di sicurezza che proviene dal cercare di controllare tutto quello che accade. Gradualmente diventiamo meno timorosi e impariamo a convivere con l’incertezza. Possiamo addirittura imparare a godere del fatto di non sapere molte cose. E’ in effetti una sensazione molto eccitante e rivitalizzante.

Possiamo imparare a muoverci nell’ignoto confidando nel fatto che abbiamo in noi una forza che ci guida e che ci indica la strada.

“Tutto diventa più chiaro se smettiamo di capire e ci affidiamo all’intuizione, a un altro modo modo di vedere il mondo…” Raffaele Morelli

Scegliersi per scegliere

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“La magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo fare accadere qualsiasi cosa.” J.W.Goethe

Per scegliersi è necessario pensare di avere valore, di potere fare la differenza, di poter essere significativi nel determinare eventi e situazioni, di essere, in definitiva, il nostro meglio, per fare scelte e raggiungere obiettivi.

Nella mia esperienza umana e professionale ho potuto constatare quanto l’essere umano possa incidere in maniera determinante sul suo percorso di vita.

Possiamo riassumere ciò in tre punti fondamentali:

  • Ciò che siamo e saremo dipende soprattutto da noi e dalle nostre scelte;
  • Per poter scegliere occorre scegliersi
  • Per scegliersi occorre conoscersi.

Migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, realizzare le proprie mete, è sempre possibile, a qualunque età e in qualunque luogo, diventando così padroni e non schiavi dei propri comportamenti, delle proprie reazioni emotive, del proprio passato e presente e anche dei propri progetti futuri.

La riuscita delle nostre azioni presuppone volontà, motivazione e impegno costante, presuppone soprattutto fiducia nelle proprie possibilità.

E’ il “saper essere” che fa la differenza nella riuscita o meno di un’impresa, valorizzando gli altri saperi (conoscenza ed abilità – “sapere” e “saper fare”) e consentendo di sfruttare al meglio le poche o tante opportunità che il contesto ci offre.

In particolare quello che emerge in maniera più preponderante e che diventa la chiave di volta perché le possibilità si realizzino è la “fiducia in se stessi”, imparando ad apprezzarsi come preziosa risorsa, ricca di potenzialità umane e qualità e non di pregi e difetti, diventando sempre più abili a distinguere tra quello che vogliamo realmente e quello che è

  • Solo apparenza, ossia tutti quei desideri nati per sollecitazioni esterne ma mancanti di una vera e propria motivazione interna;
  • Solo illusoria costrizione.

Ricordiamoci che gli altri hanno potere su di noi solo se siamo noi a darglielo!

Migliorando la conoscenza di noi stessi, imparando ad ascoltarci, possiamo toccare con mano, cosa ci soddisfa e cosa no e capire quali sono le direzioni importanti su cui investire il nostro tempo e le nostre energie, evitando così di sprecare e disperdere tempo ed energie, se non per scelta.

Spesso pensiamo che sia normale che i sogni che abbiamo coltivato da bambini o ragazzi con l’età adulta scompaiono, ma questo non è normale è solo ciò che accade nella norma, ma accade quello che ci si aspetta che accada perché l’essere umano cerca conferme alle proprie idee e sensazioni e generalmente teme il cambiamento e la diversità.

Noi però siamo calati in una realtà in continuo divenire, non c’è nulla di fisso e immobile, quindi crescere ed evolvere presuppone il cambiamento, la disconferma, il coraggio del dubbio e la fiducia nella possibilità di un evolversi positivo che ci porti proprio là dove avevamo sognato di arrivare.

Il punto non è cosa possiamo, ma cosa vogliamo e a quale prezzo ci interessa, maturando flessibilità sul come e quando realizzare l’obiettivo, perché questo non dipende solo da noi, siamo sì la variabile più significativa nel condizionare cosa ci accade, ma non l’unica.

La nostra realizzazione passa anche attraverso gli altri. Infatti, qualsiasi obiettivo vogliamo realizzare è nell’ambito di un contesto sociale, quindi possiamo essere fermi sull’obiettivo, ma flessibili sui tempi e modalità, essendo disponibili a negoziare, tali termini, con il contesto di riferimento.

Quando non riusciamo a realizzare quello che vogliamo è perché qualcosa non ha funzionato in noi o fuori; si tratta quindi di capire cosa e valutare l’opportunità o meno di ritentare, stando attenti al come e al quando.

E’ fondamentale allora capire quali sono le variabili in gioco nel sistema e quale è il grado di controllo/influenza da noi esercitabile su di esse per ottimizzare le nostre possibilità di riuscita.

Credere nelle proprie possibilità, esprimendolo con i comportamenti adatti, significa darsi delle opportunità e assumersi la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte e dei propri risultati.

Significa non ricorrere più al “ho dovuto farlo, mi hanno obbligato, devo farlo …”, come eventuale giustificazione per tutto quello che nella nostra vita non ci soddisfa; ma significa anche riaffermare la nostra sovranità e il nostro potere rispetto ai contesti di vita “nel bene e nel male sono io il regista della mia vita…”, “sono io a decidere come comportarmi, non mi limito a re-agire agli altri, ai contesti, all’ambiente”.

Non accettare la responsabilità conseguente all’avere il potere di scegliere è negarsi la possibilità di realizzarsi, di essere felici, di vivere consapevoli che “vivere” è già un successo.

In troppi hanno già perso la speranza, anche giovanissimi.

Troppo forte è la tentazione di accontentarsi di quello che si riesce ad avere senza grandi sforzi, perché non crediamo abbastanza che ciò che siamo e abbiamo dipende da ciò che facciamo e da come pensiamo, sentiamo e agiamo.

Diciamo:” a che pro sforzarmi per ottenere qualcosa di più, tanto non dipende da me, c’è il caso, ci sono gli altri …”

Se io non mi do chance, perché pretenderlo dagli altri o dalla fortuna? Solo realizzando il viaggio so che arriverò!

E’ necessario credere di poter investire su di noi, scegliersi, anche se gli altri intorno a noi non rafforzano la nostra motivazione perché già si sono arresi.

Riconoscendo e riaffermando il “diritto di proprietà” della nostra vita e rafforzando la capacità di scegliere e realizzare obiettivi per noi stessi, possiamo partecipare consapevolmente alla nostra realizzazione.

Noi siamo la nostra migliore occasione!

Il mio augurio per tutti noi è quindi un “in bocca al lupo” trasformato, dove il “lupo” siamo noi non la fortuna, il caso o gli altri ….

“in bocca alla nostra fiducia e volontà, al nostro impegno, in bocca ai nostri sogni trasformati in realtà!”

liberamente tratto da: S.Vulcano “Scegliersi, scegliere, essere scelti” FrancoAngeli

 

Sull’integrazione ….

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L’integrazione  avviene quando c’è una profonda accettazione di quello che siamo, dei nostri lati oscuri, delle nostre imperfezioni e di tutto ciò che nel passato ci ha procurato paura e dolore.

Integrazione non significa smettere di crescere, significa invece che cominciamo a smettere di sforzarci di essere diversi, accettando quello che intimamente siamo.

Accettando quello che siamo, aprendoci avendo più fiducia in noi stessi,diventiamo più umani, più raggiungibili.

Tuttavia lungo il viaggio per diventare “in-dividuo” ci possono essere momenti in cui è difficile apprezzare i cambiamenti che stanno avvenendo, spesso manca quella distanza necessaria a vedere le cose in modo chiaro. E in questi momenti di ristagno, quando la sfiducia torna a prendere il sopravvento, il nostro giudice interiore diventa fortemente critico e severo soprattutto se pretendiamo di vivere in base a standard elevati in cui il vecchio e mai soddisfatto ideale dell’io torna a bussare.

Quando veniamo colpiti da un attacco di vergogna, da un rifiuto o da una perdita, quando ci accorgiamo di agire in modi che non ci piacciono o quando siamo presi da emozioni “scomode”, possiamo facilmente avere la sensazione che niente sia cambiato. Allora ci sembra di essere tanto negativi, collerici, frustrati, inutili, inquieti quanto siamo sempre stati.

Per lo più i cambiamenti nella consapevolezza e nella fiducia in sé avvengono a piccoli passi e se ci focalizziamo solo sulle mete finiremo per mancarle e per scoraggiarci. E’ importante, quindi, essere consapevoli dei piccoli cambiamenti e accettare che a volte regrediremo e ci ritroveremo a sentirci in modo simile a come ci sentivamo nel passato . Niente paura … il passo successivo sarà un ulteriore cammino più consapevole del precedente.

Abbracciare le nostre ferite può sembrare facile se paragonato all’abbracciare le  nostre parti oscure. Teniamo ben presente che queste parti non sono fondamentalmente difetti del nostro essere , bensì provengono da una sfiducia profonda. Essi sono meccanismi di sopravvivenza nati dal panico e dalle ferite accumulate durante un lungo periodo di tempo.

Ci vollero anni per convincerci che quel modo era l’unico modo per sopravvivere e quando la nostra sopravvivenza viene minacciata ricorriamo ad ogni genere di strategie. Quando la ferita del tradimento viene provocata, per il bambino interiore è questione di vita o di morte.

E’ difficile non giudicare queste nostre parti. Ma quando giudichiamo qualcosa, ci viene a mancare lo spazio per essere presenti a noi stessi.

In un certo senso le nostre relazioni sono uno specchio fedele del nostro livello di maturità e fiducia, e sono una palestra in cui possiamo veramente allenarci.

Nelle aree del lavoro è più facile nascondere la nostra mancanza di integrazione dietro l’energia dell’ambizione e della determinazione. E se la nostra vita è fondata sul compiacere, non è difficile eccellere in certi settori senza accorgerci di quanto poco integrati siano gli aspetti più profondi del nostro essere.

Nel lavoro e nelle nostre relazioni meno intime possiamo rimanere ancorati a vecchie identità, difese e modi di comportamento senza crearci grossi problemi.

Ma nella nostra vita sentimentale non possiamo aggrapparci alle vecchie abitudini e aspettarci di continuare a ricevere amore, fiducia e nutrimento. Niente è statico nella vita. L’energia vitale si muove e fluisce senza sosta.

L’integrazione si mostra nelle nostre relazioni quando cominciamo a prenderci la responsabilità di guardare dentro di noi e via via che lo spazio interiore cresce, possiamo lasciare andare cose alle quali invece in passato sentivamo di dover reagire.

Il nostro bambino “regresso” sarà probabilmente sempre reattivo e in difesa. Ma gradualmente diveniamo sempre più capaci di accorgerci delle nostre ferite e della nostra reattività con un certo distacco comprendendo la loro origine.

Con il tempo, quando qualcosa ci provoca, abbiamo sempre più possibilità di scelta tra reagire nel vecchio modo o trovare modi nuovi di essere con noi stessi. Se lo spazio interiore cresce, possiamo scegliere di stare con il disagio delle nostre emozioni invece di reagire ciecamente.

Forse i vecchi modi sono l’accusare, il tagliare ed isolarci, il soffrire in silenzio senza esprimerci … Ma con il tempo giungiamo a vedere che questi vecchi modelli sono vicoli ciechi che abbiamo imboccato infinite volte nella nostra vita e sappiamo non condurre ad altro che ad un più profondo isolamento e dolore. E anche se le vecchie reazioni non scompaiono così velocemente, integrandoci cominciamo ad adottare nuove risposte che nascono dall’accogliere tutte le nostre parti che ,come strumenti di una unica orchestra, concorrono a suonare la nostra sinfonia ….

Rallenta … rallenta …

terra nelle mani

Tu non sei nata ora, anche se la vita è una continua ri-nascita. Porti con te le tracce di quello che sei stato in questa vita.

Tu sei  quella che tutto quello che la tua voglia di infinito è riuscita a catturare e a portare, ogni volta nel finito.

Lascia andare la mente, potranno arrivarti echi di qualcosa che non sai spiegarti, lacrime improvvise. Sensazioni di aver già vissuto, già sentito, già provato. In quel “già”, ciò che sei stata si unisce alchemicamente a quanto stai per essere e per diventare.

Sai plasmare la tua realtà, la sai liberare da ogni energia dissonante, puoi sciogliere i blocchi di ghiaccio e i nodi che si sono accumulati, ingarbugliandola tutta.

La tua energia che lasci spesso inutilizzata è pronta a essere riattivata per plasmare la tua vita come vuoi.

Rimani nel tuo sentire e dai sempre più fiducia alla tua voce interiore, anche se ti suggerisce bagliori che non comprendi, che non sai capire.

Non controllare, lascia soltanto che tutto questo sia ….

Plasmare richiede pazienza, rallenta … rallenta … e inizia a entrarci dentro, in questo movimento che ha bisogno di maneggiare la materia … metti le tue mani nella terra, trasforma qualcosa usando queste tue mani … e rallenta … rallenta … rallenta ….

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liberamente tratto da: Susanna Garavaglia – “365 pensieri per l’Anima” – Ed.Tecniche Nuove

Fidarci di noi

credere in se stessi

Troppo spesso ci risulta difficile realizzare quello che ci sta a cuore, se per certi aspetti possono esserci degli ostacoli davanti a noi, dall’altra parte accampiamo scuse per non realizzarlo, per paura.

Certo, non possiamo sapere come andrà a finire, ma se sapessimo già il risultato di ogni nostra azione la vita sarebbe poco emozionante.

L’Universo però ci chiede di metterci in gioco.

Rifiutare la chiamata della vita, significa la stasi.

L’energia potenziale racchiusa in ognuno di noi va realizzata altrimenti, prima o poi, pur di trovare un modo per manifestarsi, esploderà e potrà farci male.

Molte volte la verità è che non crediamo pienamente che qualcosa funzionerà a nostro favore.

Siamo dubbiosi, ansiosi  ci manca quel sano coraggio per osare fare quel famoso e così fondamentale “primo passo”….. La parola coraggio deriva da “avere cuore”. Ci vuole coraggio per agire. Ci vuole cuore, cuore per ciò che stiamo facendo, cuore per noi che lo facciamo.

E questo si può tradurre in un’altra parola: fiducia.

Agire confidando in noi.

Procedere con fiducia nella vita, in ogni giornata, in ogni azione, in ogni pensiero, ci permetterà di realizzare chiaramente quello siamo chiamati a fare: realizzare chi siamo!

Questo significa dare contenuto alla vita, seguire la nostra mission.

La fiducia è qualcosa che si ripone, come un’intenzione chiara e aperta, nelle pieghe dell’esistenza.

La fiducia è consapevolezza di chi siamo, terreno fondamentale e punto di partenza di qualsiasi percorso.

Tutto il tempo impiegato a criticare gli altri, le cose che non ci vanno bene, tutti i dubbi, le possibilità negative, tutto questo è tempo sprecato.

La fiducia è una disposizione d’animo che non è sinonimo di ingenuità. Fiducia significa guardare avanti portando nel cuore la certezza che ogni cosa andrà esattamente come deve andare.

Non facciamoci distrarre dal caos o, peggio ancora, non utilizziamolo come alibi. Proviamo a muoverci in quel caos con leggerezza e determinazione.

Nel flusso della vita la nostra intenzione sarà la nostra guida e il timone sarà la nostra fiducia, sarà quanta consapevolezza abbiamo nel nostro essere presente a noi stessi e sereni nel sapere che ogni coxa, ogni evento, ogni circostanza hanno un senso preciso.

Anche quando è sbagliato … anche quando non ci fa stare bene … anche quando niente va come dovrebbe andare. Secondo noi.

La fiducia è avere tenacia nel procedere.

La fiducia ci permette di non essere in lotta, ma di seguire il flusso delle cose.

Lasciamo posto alla possibilità … accogliamo l’incertezza.

Riconsideriamo i dolori e le sofferenze … rivalutiamo le difficoltà e gli ostacoli.

Ci sono momenti in cui è bene fermarsi, certo. Ci sono situazioni che richiedono attenzione e passi ponderati e cauti. Ma ricordiamo ci sempre di scegliere di alzarci quando è il momento.

Non “dobbiamo” essere fiduciosi, non per dovere, non perché temiamo le conseguenze, non perché pensiamo che essere fiduciosi ci può rendere più capaci di fare. Nemmeno perché così siamo buoni e così saremo ripagati.

Ma siamo fiduciosi perché vogliamo e scegliamo di crescere, di espandere il nostro essere, la nostra vita, le nostre possibilità.

Siamo fiduciosi perché la nostra energia è fatta per essere usata ogni santo giorno che ci viene dato di vivere.

Siamo fiduciosi per esplorare il nostro posto nell’Universo.

Siamo fiduciosi per poterci conoscere e guardare dentro.

Quando si ha fiducia si impara ad andare oltre le circostanze. Significa guardare il mondo da un luogo senza tempo che si trova dentro di noi.

Siamo fiduciosi ricordandoci che noi siamo ben di più di un insieme di reazioni all’ambiente in cui viviamo.

Siamo fiduciosi che la vita vuole che noi ce la facciamo. L’esistenza è dalla nostra parte e ci viene chiesta la nostra partecipazione.

Siamo stati scelti, proprio noi, e da parte della vita è stata riposta totale fiducia in noi. Ricambiamola!

Apriamo il nostro cuore per andarle incontro.

Siamo vivi, non diamolo per scontato.

Siamo vivi, il nostro cuore batte, il nostro respiro ci accompagna ….

Siamo completamente, assolutamente e preziosamente VIVI!

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Tratto liberamente da alcuni passi

Barbara Pozzo – “La vita che sei” – Ed.BUR

A casa …

fiducia in se stessi

“La magia è credere in se stessi.

Se riusciamo a farlo allora possiamo fare

accadere qualsiasi cosa ..” J.W.Goethe

Troppo spesso ci risulta difficile realizzare ciò che ci sta a cuore e, se per certi aspetti possono esserci degli ostacoli davanti a noi, con altrettanta forza accampiamo scuse per non realizzarlo, per paura.

Certo, non possiamo sapere come andrà a finire, ma se sapessimo già il risultato di ogni nostra azione la vita sarebbe poco emozionante.

L’Universo però ci chiede di metterci in gioco.

Rifiutare la chiamata della vita significa stasi e il ristagno non è salutare.

L’energia potenziale racchiusa in ognuno di noi va realizzata altrimenti, prima o poi, pur di trovare un modo per manifestarsi, esploderà e potrà farci anche molto male.

Molte volte la verità è che non crediamo pienamente che qualcosa funzionerà a nostro favore; siamo dubbiosi, ansiosi e troviamo mille ragioni per essere cauti e non osare.

La parola coraggio viene da “aver cuore”. Ci vuole coraggio per agire. Ci vuol cuore, cuore per ciò che stiamo facendo, cuore per noi che lo facciamo.

E questo si traduce in un’altra parola: fiducia!

Procedere con fiducia nella vita, in ogni nostra giornata, in ogni nostra situazione, in ogni nostro pensiero, ci permetterà di realizzare chiaramente quello che dobbiamo fare, ossia realizzare chi siamo.

La fiducia è qualcosa che si ripone, come un’intenzione chiara e aperta, nelle pieghe dell’esistenza.

La fiducia è consapevolezza di chi siamo, terreno fondamentale e punto di partenza per qualsiasi percorso.

Tutto il tempo impiegato a criticare gli altri, le cose che non ci vanno bene, tutti i dubbi, le possibilità negative, tutto il cinismo sul mondo che ci circonda, tutto questo è tempo sprecato. Se vogliamo realizzare ciò per cui siamo qui, ci serve fiducia.

La fiducia è una disposizione d’animo che non è sinonimo di ingenuità o scarsa capacità di analisi e valutazione; fiducia significa guardare avanti e non distogliere lo sguardo, serbando nel nostro cuore la certezza che ogni cosa andrà esattamente come deve andare.

Non facciamoci distrarre dal caos o, peggio ancora, non utilizziamo come alibi. Proviamo a muoverci in quel caos con leggerezza e determinazione.

Nel flusso della vita la nostra intenzione è la nostra guida e il timone sarà la nostra fiducia, sarà quanta consapevolezza abbiamo nel nostro essere presente a noi stessi nel sapere che ogni cosa, ogni circostanza e ogni incontro hanno un senso preciso.

La fiducia è avere tenacia nel procedere. E’ lei che ci permette di non essere in lotta, ma di seguire il flusso degli eventi. La fiducia guarda avanti!

Perciò proviamo ad essere fiduciosi e lasciare il posto alla possibilità.

Accogliamo l’incertezza, camminiamole affianco, diventiamole amica.

Riconsideriamo i dolori e le sofferenze.

Rivalutiamo le difficoltà e gli ostacoli.

Infondiamo coraggio alle nostre emozioni.

Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi, certo. Ci sono situazioni che richiedono passi ponderati e cauti. Ma ricordiamoci sempre di scegliere di alzarci.

Quando è il momento. Quando riusciamo. Ma non dimentichiamolo!

La fiducia saprà sempre prenderci per mano e risollevarci.

Non “dobbiamo” essere fiduciosi; non siamolo per dovere. Non siamolo perché temiamo le conseguenze. Non siamolo perché pensiamo che ci possa rendere più capaci di fare.

Siamo fiduciosi perché vogliamo e scegliamo di crescere, di espandere il nostro essere, la nostra vita, le nostre possibilità.

Siamo fiduciosi per esplorare il nostro posto nell’Universo.

Siamo fiduciosi per poterci conoscere e guardare dentro.

Quando si ha fiducia, si impara ad andare oltre le circostanze, impariamo a trascendere. Se siamo concentrati su questo, la confusione del quotidiano avrà poco effetto su di noi.

Questo non significa essere distaccati o disinteressati, ma significa vedere il mondo da un luogo senza tempo che si trova dentro ciascuno di noi.

Fiducia significa trovare quel luogo e farlo diventare la nostra casa …….

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Liberamente tratto da:

B.Pozzo – la vita che sei – Ed.BUR

Sguardo dell’altro e fragilità personale

sguardo dell altro 1

Il “ti voglio bene solo se …” ha spesso impresso in noi la dipendenza o, quanto meno, la fragilità in rapporto allo sguardo dell’altro. Abbiamo acquisito inconsciamente l’abitudine a credere che fossimo amati per le nostre azioni, le nostre competenze, i nostri risultati, e non per noi stessi e così abbiamo lasciato che molti nostri atteggiamenti fossero appiattiti dalla paura di essere giudicati, criticati, rifiutati, invece di lasciare che fossero l’espressione gioiosa della nostra personalità e della nostra creatività: “cosa penseranno di me se dico questo e penso quest’altro, se mi vesto in un modo e mi pettino in un altro, se oso fare questa cosa o quell’altra?”

Tutti conosciamo persone, quando non lo siamo noi stessi, che allineano la propria vita su questo criterio: cercare di piacere, evitare ad ogni costo di non piacere, fare tutto come “si deve”.

Molte di loro, poi, si stupiscono di essere sempre alla ricerca, sempre in attesa e di non essere mai felici. Come potrebbero esserlo? Come potrebbero essere interiormente soddisfatte se tutte le loro aspettative sono esteriori?

Credo che sia impossibile essere felici senza accettare a volte il disagio di non piacere a tutti. Con ciò, di certo, non invito nessuno a cercare deliberatamente di non piacere a qualcuno; propongo, invece, di mostrare rispetto e considerazione per l’altro senza rinunciare a se stessi. Esistono molte persone che pensano si manchi loro di rispetto quando non facciamo quello che vogliono o che trovano giusto. Esse perpetuano, loro malgrado, la confusione tra bisogno e richiesta, tra richiesta negoziabile e pretesa.

In fondo, non credo che potremmo mai godere della sicurezza e della dolcezza di essere fedeli nei confronti degli altri e della vita, se non fossimo fedeli nei confronti della prima persona con cui siamo in relazione, cioè noi stessi.

Se aspettiamo di piacere a tutti e di essere sicuri di non deludere nessuno, rischiamo quasi sicuramente di mancare la nostra vita, come delle brave ragazze o dei bravi ragazzi, molto saggi, che si annoiano pazientemente senza osare nemmeno dirselo.

Rispettarsi, non significa fare tutto quello di cui si ha voglia, né assecondare tutti i propri desideri. Rispettarsi, è allo stesso tempo ascoltarsi, capirsi e rendere giustizia ai propri veri bisogni, nascosti dietro i desideri e le voglie; significa anche accettare il disagio di stabilire delle priorità, la difficoltà di rinunciare e di scegliere, la difficoltà di vivere dei disaccordi.

Rispettare l’altro, è esattamente la stessa cosa: non significa fare tutto ciò di cui ha voglia, né assecondare tutti i suoi desideri. Rispettare l’altro, è ascoltarlo, capirlo e rendere giustizia ai suoi veri bisogni; significa anche accettare il disagio di porre delle priorità, di rinunciare per scegliere, si non essere sempre d’accordo.

Ascoltare il proprio slancio e seguirlo, imparare ad avere autostima e fiducia, cambiare quello che c’è da cambiare e abbandonare quello che c’è da abbandonare, con fermezza e benevolenza, cercando di rispettare l’altro e se stessi.

Credo che a volte per crescere ci occorra ritornare ad essere un bambino esitante, balbettante, ai primi passi, per permetterci veramente di imparare cose nuove. E non è facile! C’è una parte di noi che adora rinchiudersi comodamente nelle sue abitudini e nelle sue certezze e che preferisce tenere chiusa la porta dell’apprendimento.

Ho osservato che, sostanzialmente, le persone non si danno fiducia, agiscono spesso controllando la loro vita e quella dei loro cari. Si aspettano che gli altri funzionino come hanno deciso loro.

Ancora una volta tutto questo ha una sua spiegazione: la sicurezza è un bisogno fondamentale, se non la cerchiamo in noi, nei punti di riferimento interiori, nella fiducia profonda in noi stessi e nella vita, rischiamo di cercarla all’esterno, attraverso il controllo e la programmazione. Queste persone, raramente si sentono profondamente felici …  Dipendono dal loro ambiente, che naturalmente, non asseconda sempre i loro programmi e non si sottomette costantemente al loro controllo, né alla loro volontà.

Naturalmente, la fiducia e la stima in se stessi non si decretano per legge. Non si tratta solamente di un’idea o di una decisione, ma di una pratica quotidiana che comporta:

  •  Accettare ed elencare lucidamente quello che sentiamo non funzionare in noi, per esempio: “ in fondo, non ho fiducia in me stessa. Se l’altro parla più forte di me, se l’altro ricopre un ruolo di autorità, io mi ritiro”.
  •  Identificare i sentimenti e i bisogni che a volte possono essere mescolati e confusi.
  •   Lasciare che le priorità si chiariscano in termini di bisogni fondamentali.
  •   Tendere verso questi bisogni/priorità con infinita benevolenza per i primi passi, spesso esitanti e poco soddisfacenti.
  •  Prendersi il tempo di celebrare i micromovimenti, i micro cambiamenti che si producono in noi e nutrirsene come se fossero vitamine. Ricordiamoci sempre che siamo noi la nostra migliore amica/amico. Se non siamo noi stessi ad incoraggiarci per primi come potremo ascoltare gli incoraggiamenti degli altri?

E’ solo accettando di accogliere il disagio di cambiare, di affrontare gli sguardi e i commenti degli altri “Sei cambiata, non sei più quella di prima …” di addomesticare le nostre paure, che possiamo ritrovare il ben-essere e – udite udite!! – creare ben-essere intorno a noi ….

“ Quando il mio percorso è duro e

accidentato, quando gli altri non

capiscono dove vado né perché ci sto

andando, non significa che mi sto sbagliando ..”

A. Levy-Morelle