Programmi sintetici (continua)

5. PSICOLOGIE

Contenuto: anche questo modulo sarà diviso in tre aree tematiche:

  1. alcuni aspetti fondamentali del funzionamento mentale dell’individuo,
  2. lo sviluppo della persona nell’arco della vita,
  3. le dinamiche di gruppo.

Relativamente al punto 1) verranno affrontati argomenti inerenti:

  • sensazione e percezione: definizioni e differenze,
  • l’apprendimento,
  • la personalità,
  • la motivazione,
  • le emozioni : definizione e principali teorie,
  • l’intelligenza emotiva.

Saranno illustrate per ogni concetto le basi teoriche, le origini storiche e i corsisti verranno spinti a riflettere su quanto ognuno di questi aspetti possa influire sul counseling.

Relativamente al punto 2) verranno affrontati argomenti inerenti:

  • lo sviluppo dell’individuo nell’arco di vita attraverso il contributo di alcuni autori quali Bowlby, Erikson e Winnicott
  • il processo di crescita: adolescenza e separazione

Infine relativamente al punto 3) verranno affrontati argomenti inerenti:

  • Definizione di gruppo
  • Costruzione di un gruppo
  • le dinamiche di gruppo illustrando le caratteristiche: di ruolo, norme, status, autorità, competizione, cooperazione e leadership.

Verranno inoltre proposti dei giochi e dei lavori in gruppo per facilitare la comprensione dei concetti esposti.

Obiettivi: fornire le conoscenze basilari riguardanti alcuni aspetti del funzionamento mentale, lo sviluppo individuale nell’arco di vita, le dinamiche all’interno del gruppo e tra i gruppi.

6. ALTRE SCIENZE UMANE

Il modello operativo che propone Ri-Trovarsi è intimamente connesso, in un’ottica trasversale, a quelle discipline afferenti alle Scienze Umane, Antropologia, Filosofia, Sociologia e Pedagogia, strettamente unite e che costituiscono il fondamento alla cornice teorica Umanistico Integrata a cui la scuola fa riferimento.

La finalità che si propone il modulo è quella di portare l’allievo a riconoscere la trasversalità del Counseling in tutte queste discipline, rafforzando sempre di più l’idea che il Counseling sia un percorso di prevenzione, educazione e accompagnamento alla ricerca di senso rafforzando le capacità di autodeterminazione insite in ogni individuo così che ognuno possa trovare una sua modalità nuova di stare bene nel mondo.

ANTROPOLOGIA: Antropologia: termine composto col prefisso antropo-, dal greco “ànthropos” che significa uomo, e dal suffisso -logia, dal greco “lògos” che significa parola, discorso, possiamo quindi definirla come “scienza dell’uomo”.

Essa nasce come disciplina interna alla biologia e si dedica allo studio dell’essere umano sotto diversi punti di vista: sociale, culturale, morfologico, psico-evolutivo, artistico-espressivo, filosofico religioso e in genere dal punto di vista dei suoi vari comportamenti all’interno di una società.

Il nostro approccio antropologico è di tipo umanistico; l’oggetto specifico su cui si focalizza il nostro intervento è lo studio del genere umano dal punto di vista dei comportamenti espressi dagli uomini nel corso dei secoli in luoghi distanti tra loro, tenendo sempre ben presente la concezione filosofico globale che Carl Rogers ha dell’uomo nel mondo. L’essere umano non è solo una macchina da condizionare-aggiustare o un “esser-ci” schiavo delle sue pulsioni, bensì un soggetto attivo, autonomo e responsabile, fondamentalmente libero di creare i propri sensi, significati, scopi e valori nella vita e che dispone in sé, almeno a livello potenziale, la forza necessaria a superare le difficoltà psicologiche-esistenziali-sociali che la sua esistenza nel mondo gli riserva.

Inoltre tutte le persone sono caratterizzate da una propria diversa unicità, sia in relazione al momento storico in cui vivono, sia in relazione al contesto in cui vivono. Esplorare il contesto ci permette di far emergere significati specifici, a seconda dei punti di vista differenti e questo sviluppa nell’allievo, in un continuo “memorandum” interdisciplinare, l’attenzione all’Ascolto come punto di partenza per comprendere l’Altro mettendolo al centro della propria attenzione in uno sforzo di immedesimazione nelle prospettive altrui.

Tutto questo a favore del potenziamento dell’aspetto empatico e riflessivo che concorrono ad una maggiore capacità di osservare la propria soggettività attraverso un confronto etico e consapevole con l’altro.

FILOSOFIA: La filosofia, la cui etimologia deriva dal “greco φιλοσοφία, philosophía, composto di φιλεῖν (phileîn), “amare”, e σοφία (sophía), “sapienza”, significa “amore per la sapienza”, è un campo di studi che si pone domande e riflette sul mondo e sull’essere umano, indaga sul senso dell’essere e dell’esistenza umana, tenta di definire la natura e analizza le possibilità e i limiti della conoscenza.

Prima ancora che indagine speculativa, la filosofia fu una disciplina che assunse anche i caratteri della conduzione del “modo di vita”, ad esempio nell’applicazione concreta dei principi desunti attraverso la riflessione o pensiero” (da Wikipedia)

La filosofia, per definizione, si presta ad indossare la veste di medicina per l’anima; dunque, non è solo speculazione teorica su concetti astratti che ai non addetti ai lavori appaiono spesso astrusi e senza alcuna corrispondenza con la realtà e con il vivere concreto e quotidiano.

Nel nostro approccio di formazione al Counseling Umanistico Integrato, il pensiero filosofico vuole essere uno dei “modus operandi” per agevolare il futuro Counselor nel suo compito di accompagnare il cliente a scoprire le sue reali motivazioni e risorse – la visione del mondo che è sottesa ai suoi atteggiamenti.

Fermamente convinti che ogni individuo ha una propria visione del mondo che include le sue scelte, i suoi atteggiamenti, i suoi comportamenti, e spesso la chiave è divenirne consapevoli. Al centro c’è l’uomo, dunque, come nucleo di pensiero, emozione e azione.

La competenza che vogliamo trasmettere è quindi quella propria del “metodo socratico” o “arte maieutica” (dal greco μαιευτική (τέχνη), propriamente «(arte) ostetrica», «ostetricia», derivato di μαῖα «mamma, levatrice») nel senso che fa “nascere” la verità dall’interlocutore; interlocutore che è il solo depositario della propria verità.

In questa maniera il futuro Counselor potrà aiutare il cliente ad orientare le sue domande e focalizzare la questione da altri punti di vista, per farlo così giungere da solo alla risoluzione di ciò che gli crea difficoltà.

Inoltre, attraverso questo processo, il cliente sarà in grado di accrescere la consapevolezza di sé, poiché emergerà il suo modo di reagire di fronte alle situazioni, i suoi desideri, la sua personalità e il suo progetto di vita.

SOCIOLOGIA: La Sociologia studia il sociale che gravita attorno all’individuo, al gruppo, alle istituzioni, si occupa dell’uomo e delle sue relazioni, del modo di crescere, cambiare, vivere.

Indaga le relazioni tra i micro e macro processi sociali tra i quali la salute, il benessere: beni individuali ma anche sociali considerando le politiche legate al Welfare e alla progettazione finalizzata al benessere di tutti.

L’ottica sociologica applicata al counseling mira ad allargare lo sguardo e il campo di azione del counselor al contesto più ampio nel quale la domanda di aiuto si presenta.

L’individuo infatti esprime le proprie difficoltà non solo riguardo alla percezione del proprio livello emotivo, cognitivo e comportamentale, ma anche nei confronti dei valori di cui è portatore. Nella relazione d’aiuto è dunque fondamentale individuare il contesto dei significati in cui si formano ed esprimono le azioni e le reazioni della persona.

Disporre di alcuni strumenti sociologici, o di una “sensibilità sociologica” accresce la capacità di comprensione di analisi e di intervento riguardo le dinamiche sociali che concorrono a determinare le situazioni che generano la domanda di counseling.

Ci proponiamo di stimolare negli studenti “l’immaginazione sociologica” come la definiva il grande sociologo W. Mills:

“l’immaginazione sociologica permette a chi la possiede di vedere e valutare il grande contesto dei fatti storici nei suoi riflessi sulla vita interiore e sul comportamento esteriore di tutta una serie di categorie umane. Gli permette di capire perché, nel caos dell’esperienza quotidiana, gli individui si formino un’idea falsa della loro posizione sociale. Gli offre la possibilità di districare, in questo caos, le grandi linee, l’ordito della società moderna, e di seguire su di esso la trama psicologica di tutta una gamma di uomini e di donne. Riconduce in tal modo il disagio personale dei singoli a turba-menti oggettivi della società e trasforma la pubblica indifferenza in interesse per i problemi pubblici“.

Le problematiche portate dall’individuo nella relazione di counseling non sono mai scollegate dalle influenze dell’ambiente circostante (ambito lavorativo, familiare, amicale) e quindi almeno parzialmente riconducibili a tematiche di natura sociale.

Infatti molto del malessere della società post-moderna, “liquida”, globalizzata, relazionalmente complessa, strumentalmente orientata, sembra derivare principalmente da modalità relazionali e comunicative che in prevalenza risultano essere impersonali e tipizzate e/o strategiche-informativo-performative a discapito di quelle profonde e personalizzate. Vengono a mancare strutture culturali fondative di senso e significato da dare all’esistenza individuale.

Così, la Relazione di Aiuto proposta dal Counseling, rispondendo all’implosione delle relazioni di sostegno tra persone, si interessa a quell’area di difficoltà esistenziali vissuta soggettivamente in modo problematico, che non è pienamente comprensibile se slegata dal contesto più ampio in cui si produce.

Il Contesto sociale può porsi gestalticamente come “sfondo” del “problema individuale”, come luogo nel quale agiscono dinamiche e forze di vario genere.

I principali concetti e temi trattati saranno:

  • “L’immaginazione sociologica” come risorsa del counselor
  • Allargare lo sguardo al contesto, dall’individuale al sociale e viceversa
  • Status e ruoli, Gruppi e relazioni, network
  • La costruzione sociale della realtà
  • Cambiamenti sociali e senso soggettivo
  • Identità e appartenenza
  • Connessioni società-individuo: il tema dell’identità, ridefinizioni, i ruoli di genere, la crisi dell’io e il prospettarsi della nuova umanità
  • Frammentazioni del tessuto sociale e indebolimento del legame sociale e di solidarietà
  • Le domande esistenziali che emergono dalle trasformazioni sociali
  • I problemi e le opportunità della “società liquida”
  • Il valore sociale del counseling come relazione umanizzante oltre il setting. L’Ascolto e dell’Empatia come elementi “rivoluzionari”: la Comunicazione Non-Violenta di Marshall Rosemberg

Le metodologie sono di carattere teorico esperienziale, privilegiando il mezzo espressivo.

PEDAGOGIA: La pedagogia è la scienza umana che studia l’educazione e la formazione dell’uomo nella sua interezza, ovvero lo studio dell’uomo nel suo intero ciclo di vita.

Insieme alle altre Scienze Umane si rivolge dunque ai contesti formali, non-formali e informali dove avviene il processo di “trasformatività” proprio della pedagogia stessa.

Il fine euristico della pedagogia è l’Uomo che si relaziona con l’altro da sé (educazione) e che si relaziona con se stesso (formazione). Chi si occupa di pedagogia studia l’umano e ciò che riguarda l’Uomo e la sua esistenza.

Detto questo ci si può chiedere: esiste una visione pedagogica o educativa del counseling? Istintivamente verrebbe da rispondere “ovvio che sì”. Una riflessione meno immediata costringe a considerare più chiaramente quali sono i significati attribuibili alla relazione counseling-pedagogia, forse meno scontati di quanto non ci si aspetterebbe.

Il counseling è una relazione tra persone, di cui almeno una è un/a professionista, mentre l’altra  – da cliente – pone una domanda. Sembrerebbe sufficiente questa descrizione ad avvalorare un’idea pedagogica del counseling. Tuttavia intesa così sarebbe forse una questione più educativa che pedagogica: nella relazione educativa c’è inevitabile una sperequazione di competenze tra chi sa e chi non sa, tra chi insegna e chi impara.

Nel counseling, perlomeno nella gran parte degli approcci, il/la cliente non è considerato in una posizione di apprendimento, né tanto meno il/la counselor può connotarsi come un insegnante, nemmeno in senso lato. La relazione tra counselor e cliente è paritaria, molto più di quanto non lo si possa intendere anche negli approcci educativi più egualitaristi. Se non si assume un senso educativo, come si può intendere il senso pedagogico dell’azione di counseling?

Una prospettiva più corretta è quella che considera il counseling come un’azione trasformativa che vede cliente e counselor attori della medesima scena relazionale, seppur con ruoli distinti e ben definiti. L’accezione trasformativa è qui intesa come anteposta – o distinta – da quella formativa.

Sinteticamente potremmo affermare che le persone in formazione accettano di acquisire nuovi schemi di riferimento (valoriali, ideali, affettivi, informativi, conoscitivi…) proposti da agenti più esperti; l’ottica trasformativa assume invece che le persone possiedono schemi di riferimento propri, che non necessitano di essere destrutturati, in quanto “non sarebbe tanto ciò che accade alle persone, quanto il modo con cui esse interpretano e spiegano ciò che accade loro, a determinarne le azioni, le speranze, la contentezza, il benessere emotivo e la performance” (Mezirow, 2003), interpretando quindi anche ciò che accade in un colloquio di counseling secondo significati propri e combinandolo con quanto già posseduto.

La dimensione pedagogica assume quindi un primo significato nel saper giocare il gioco relazionale counselor-cliente secondo le regole dell’ascolto del cliente e del significato co-costruito con il cliente ma sulle attribuzioni di senso proprie del cliente. Accompagnamento, quindi, e non guida.

Un secondo spunto di riflessione è quello dato dall’apprendimento che il counselor necessariamente opera su di sé nel dialogo con il cliente. Il counselor rimette in discussione i medesimi schemi propri, aprendosi ai significati che il cliente propone: quanto il counselor è disponibile a trasformare nell’azione di ascolto? Come l’attribuzione di significati altri durante il dialogo con il cliente condiziona l’azione del counselor a favore (o meno) del benessere del cliente? La consapevolezza di ciò che gli accade consente al counselor di apprendere e rimettere in circolo i propri apprendimenti a favore del cliente.

Concludendo quindi è possibile ipotizzare un percorso formativo che si muove prioritariamente su due piani: la dimensione pedagogica del counseling che assume come cornice di riferimento una teoria trasformativa per il cliente e al contempo una prospettiva consapevole degli effetti che l’azione di counseling ha sul counselor stesso.

 

6. LE PROFESSIONI DELLA RELAZIONE D’AIUTO CONFINI ED ELEMENTI DI PSICOPATOLOGIA.

Proprio perché il Counselor non si occupa di patologia, il suo scopo è “prendersi cura” “non curare” accompagnando il cliente in fasi di passaggio della propria evoluzione aiutandolo a riconoscere i suoi punti di forza e la sua capacità di autodeterminazione è assolutamente necessario che sia ben istruito nel distinguere i confini nelle varie professioni d’aiuto, così come saper identificare nel cliente i diversi segnali ed espressioni di psicopatologia in modo da poter fare un corretto invio.

Con questo obiettivo il modulo fornirà informazioni tra le diverse professioni di aiuto, spiegando gli ambiti di intervento e i confini professionali del counselor, dello psicologo e dello psicoterapeuta, dello psichiatra Sarà spiegata la differenza tra salutogenesi e patogenesi, tra tratti e disturbi di personalità.

La formazione si focalizzerà principalmente su:

  • Salutogenesi e patogenesi
  • I confini professionali e le differenti figure professionali nella relazione d’aiuto
  • Nevrosi e psicosi
  • La Personalità: tratti e disturbi
  • Carrellata sui principali Disturbi dell’Umore e di Personalità come descritti nel DSM
  • Criteri per differenziare i quadri patologici che richiedono l’invio a terapeuti

Obiettivi: illustrare le differenze professionali all’interno dell’ambito della relazione di aiuto e le situazioni in cui è necessario effettuare un invio ad un altro professionista.

7. ETICA E DEONTOLOGIA 

La parola ETICA deriva da “èthos” comportamento, modo di comportarsi; essa studia le possibilità che ha l’uomo di agire liberamente le sue scelte di fronte ai concetti di bene e male, i motivi e le regole che guidano le sue azioni, che non sono mai neutre in quanto mosse da intenzionalità, con effetti valutabili in senso positivo o negativo.

L’ETICA PROFESSIONALE è l’insieme di valori che guidano ed orientano l’azione del professionista.

La parola DEONTOLOGIA invece, deriva dal greco δέον -οντος (deon) e λογία (loghìa), è letteralmente lo “studio del dovere”, cioè la trattazione filosofico-pratica delle azioni doverose e la loro codificazione.

La DEONTOLOGIA PROFESSIONALE è l’insieme di doveri e regole di comportamento eticamente fondati, che impegnano una professione e i suoi professionisti nei confronti della società e delle persone con le quali entrano in relazione.

Partendo da queste premesse il modulo si occuperà di fornire ai futuri counselor le regole per ottemperare alle “buone pratiche” del counseling in un’ottica di responsabilità personale.

La scuola avrà come punto di riferimento l’attività, la ricerca, le normative prodotte da Assocounseling; il focus verrà posto sui seguenti argomenti:

  • Legge 4, 14 gennaio 2013
  • la legge della privacy e il consenso informato
  • Differenza tra Associazione Professionale e Ordine
  • Le Associazioni professionali di categoria
  • Regolamenti e Statuto AssoCounseling
  • Elementi di politica professionale

8. PROMOZIONE DELLA PROFESSIONE

Il Modulo è finalizzato a fornire agli allievi in formazione una maggiore consapevolezza su quali sono le competenze-chiave del counselor e su come queste competenze devono essere utilizzate per definire:

  • l’avviamento dell’attività professionale
  • la costruzione dell’immagine professionale
  • la costruzione di reti di professionisti sul territorio
  • l’identificazione di strategie di marketing professionale

Contenuti:

Migliorare la promozione della professione del counselor vuol dire aumentare la visibilità e la conoscenza nel territorio e nelle reti professionali di come un counselor opera, di quali siano le sue caratteristiche metodologiche e tecniche, di quali siano i suoi riferimenti etici e deontologici

A questo scopo è necessario che ogni allievo, dopo un personale bilancio delle competenze, delinei la propria personale mappa di intervento avendo ben chiare la Mission e la Vision che si vogliono comunicare all’esterno.

Promuovere la professione vuol dire valorizzare quindi gli elementi comuni che identificano il counseling all’interno del panorama vasto ed eterogeneo degli ambiti di intervento della professione del counseling e di tutte le professioni della relazione d’aiuto.

Questo significa elaborare strategie per promuovere la cultura del counseling in un mondo che non conosce il counseling, la specifica professionalità e le sue potenzialità e applicazioni.

In sintesi ciò che verrà affrontato tratta i seguenti argomenti:

  • Bilancio individuale delle proprie competenze e punti di forza
  • Disegno della propria “mappa”
  • Vision e Mission
  • Il biglietto da visita: chi sono e come mi presento
  • Il curriculum vitae
  • Le reti professionali
  • Elaborazione di strategie su come promuovere il counseling nel proprio territorio
  • Stesura di un progetto

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