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Che cosa voglio?

 

COSAVOGLIO

Sarebbe da stupidi, non credi? Passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire. (Dal film Blow)

In molti post di questo blog c’è il rimando a questa amletica domanda “Che cosa voglio?” che è il punto di partenza da cui iniziare per poi raggiungere quei famosi obiettivi nati proprio dall’ascolto dei nostri bisogni. Mai però ho dedicato un intero post alla domanda in questione, sollecitata dal week end di formazione che ho condotto,  vediamo un po’ dove mi porta la riflessione ….

Per molte persone è difficile rispondere a questa domanda. Questo è dovuto al fatto che , oltre non tenere in considerazione la nostra voce interiore, viviamo anche in tempi in cui abbiamo a disposizione una scelta pressoché sterminata di modalità di configurare la nostra vita.

Esiste una massima buddista che dice che i problemi dell’uomo dipendono in gran parte da tre tipologie di difficoltà che hanno tutte a che fare con la volontà:

  1. L’uomo vuole cose che non può ottenere
  2. L’uomo ottiene cose che non vuole avere
  3. L’uomo spesso non sa neppure di preciso che cosa vuole o non vuole avere!

Per risolvere questi problemi è consigliabile liberarsi di molte illusioni a cui ci siamo affezionati o di cui non ci siamo resi conto fino ad oggi.

Il famoso primo passo consiste nel rivolgere uno sguardo spassionato e realistico alla realtà della nostra vita, che viene quasi sempre alterata da quattro situazioni: desideri non ponderati, sogni irrealistici, aspettative inadeguate, traumi del passato irrisolti.

Spesso mi capita di sentire dai miei clienti: “Sento che nella mia vita dovrei cambiare qualcosa , ma non so esattamente che cosa. Tutto sommato sto bene e ho tutto quello di cui ho bisogno. Ma in realtà non è ciò che voglio veramente!”

Questa situazione porta di regola ad uno stato di confusione interiore che può rapidamente crescere e trasformarsi in una sorta di disperazione. Il che genera poi insicurezze ancora maggiori e delusioni riguardo all’”ingiustizia della vita”. Se si osservano queste dinamiche da una prospettiva interiore ci si rende facilmente conto di quanta energia la singola persona disperda in un simile processo. Un’energia di cui di fatto avrebbe bisogno per imboccare un cammino costruttivo.

La chiave per risolvere questa situazione consiste nella capacità di distinguere nettamente la propria realtà interiore dal quella prestabilita dall’esterno. Solo nel momento in cui si riconosce la modalità con cui i propri progetti interiori si distinguono dalle direttive provenienti dalla famiglia o dalla società può avere inizio il cambiamento.

Senza dubbio questo potrebbe significare anche liberarsi dall’idea che: se tutti lo fanno, sarà pure giusto. Non necessariamente!!! E’ vero che può essere giusto per alcuni o addirittura per molti, ma magari non per me! E se così fosse proviamo a domandarci: avremo il coraggio di opporci ad una travolgente maggioranza di familiari, amici, colleghi??? Ricordiamoci che è in gioco nientemeno che la NOSTRA VITA!!!!

Ecco un esercizio: cominciamo ad esaminare quelle concezioni o attività che possedete o avete eseguito da sempre. Scrivetele su un foglio e integratele con un commento: “va bene per me” o “non va bene per me”. Potete anche scegliere la formula: “è frutto di una mia convinzione” oppure “è solo l’opinione di …. ma non la mia”.

Di sicuro in una società sovrabbondante di stimoli non è sempre facile percepire la flebile “voce interiore” che parla alla propri anima. Quindi sarebbe assolutamente necessario concedersi ogni giorno alcuni minuti di silenzio. Per farlo, poi sarebbe utili trovare un posto adatto, tutto nostro. Fermare tutto …. Respirare …. e Ascoltare …. In modo da poter distinguere nel caos informe delle voci di sottofondo, la voce solista che piano piano affiora.

Chi si abitua ad ascoltare la sua voce interiore verrà a conoscenza di quello che vuole veramente. Acquisirà una chiarezza che avrà effetti positivi in due direzioni: in primo luogo eliminerà ogni dubbio sulle proprie intenzioni e secondo trasmetterà una forza che permetterà di attuare in maniera mirata quanto riconosciuto come personale verità……

 

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Martha Medeiros

Linfa nuova per i nostri obiettivi

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Fissare degli obiettivi è il primo passo per trasformare l’invisibile in visibile.
Anthony Robbins

Se non sappiamo dove stiamo andando, non possiamo certo perderci ma è anche evidente che non arriveremo mai.

Non avere uno scopo nella vita significa soprattutto essere incapaci di decidere fra le mille opportunità che ci vengono offerte, finendo per prendere ciò che capita a portata di mano, senza però attribuire un particolare significato alla cosa perché non si riesce ad inserirla in uno schema personale.

In altre parole quello che finiamo per fare non proviene dalla nostra motivazione interna, quel motore che ci spinge ad agire a prescindere dalla meta, che pompa il sangue nelle nostre vene dandoci l’inebriante sensazione di vivere pienamente. Bensì proviene da quella che possiamo chiamare motivazione esterna, ossia la spinta all’azione per raggiungere un determinato obiettivo che ci fa raggiungere un certo risultato che non smuove però la potenza propulsiva del nostro motore interno.

Talvolta poi, specialmente se la nostra motivazione nel raggiungere uno scopo è del secondo tipo, attraversiamo periodi in cui siamo stanchi di tutto quello che facciamo, in cui nulla riesce a catturare il nostro interesse: la professione ci annoia, la vita privata è monotona e ci sembra che il futuro non abbia nulla in serbo per noi.

E’ come se avessimo inserito il pilota automatico, tutto diventa meccanico e cala il gusto per ogni nuova sfida.

Questa difficoltà interiore a muoversi a lungo andare comparirà anche in visibili segni esteriori: ci si lascia andare, ci si preoccupa meno del nostro aspetto, si diventa più stressati nel ripetere costantemente le stesse cose. Tutti questi sono campanelli d’allarme da non sottovalutare, sappiamo quanto può essere pericolosa la china discendente per il nostro benessere psico-fisico…..

E’ ora d’immettere nuova linfa! E’ venuto il momento di reinventare la nostra vita! Occorre trovare nuovi interessi, darsi nuovi obiettivi.

Attorno a noi la vita muta costantemente e, se non andiamo di pari passo con questi mutamenti, un giorno o l’altro, ci troveremo costretti a prendere in fretta decisioni che non avevamo mai vuoto nemmeno considerare.

D’altra parte c’è chi potrebbe obiettare a questa azione di forza per trovare nuovi scopi proponendo l’attesa, invece di prefiggersi degli obiettivi e provocare intenzionalmente un mutamento,  aspettando che il cambiamento maturi spontaneamente.

Certo si può sperare che, cambiando le circostanze, la situazione migliori da sola e su questo non c’è nulla da dire, almeno finchè si è soddisfatti di come vanno le cose.

Se però si continua ad essere scontenti e insoddisfatti, aspettare i cambiamenti invece di provocarli in prima persona è una strategia frustrante e snervante che non porta a nulla se non ad aumentare progressivamente la sfiducia in noi stessi e nelle nostre capacità.

E in ogni caso, fino a quando si può aspettare? Se non ci poniamo una scadenza precisa da rispettare l’attesa può rivelarsi una scusa per l’inattività.

Perseguire nuovi obiettivi, siano essi grandi o piccoli, spesso può essere più semplice di quanto si crede e pure divertente se attiviamo quella parte giocosa e libera sempre pronta a nuove scoperte ed esplorazioni.

Proviamo a scoprire che cosa è che ci rende quella persona unica che siamo e riconsideriamo le priorità che ci siamo posti; cambiamole, generiamo nuove idee e proviamo ad allargare il nostro orizzonte, può anche essere che troviamo il paesaggio dei nostri sogni ….. perché no?

Non sei mai troppo vecchio per fissare un altro obiettivo o per sognare qualcosa di nuovo. C.S. Lewis

Imparare a scorgere le possibilità positive ….

fare la differenza

 

C’è un’isola di opportunità in mezzo a ogni difficoltà.

Le nostre aspettative tradiscono la nostra personalità. Sono sicura che conoscete qualcuno che, quando si abbozza una nuova idea, la scarta subito adducendo una serie di motivi per cui secondo lui/lei non potrà mai funzionare. E se vi mostrate scoraggiati, magari scusandosi, non potrà tuttavia fare a meno di sottolineare come le sue obiezioni siano soltanto realistiche.

Aspettarsi il peggio è altrettanto irreale che vedere la realtà dipinta di rosa. L’ottimismo e il pessimismo sono due segnali stradali che puntano in direzioni opposte e sta a noi decidere quale delle due prendere. Si è sempre tanto felici quanto lo si vuole essere.

Essere ottimisti  non equivale a essere scollegati dalla realtà, e non significa neppure negare l’esistenza di ostacoli: vuol solo dire aver fiducia di poterli superare.

Il pessimista è colui che, se ne potesse fare a meno, non si cimenterebbe mai in una nuova sfida: arresterebbe il suo sviluppo presagendo difficoltà e ostacoli immaginari senza riuscire poi a ricordarsi quale era il suo obiettivo originario. Il pessimismo conduce dunque spesso alla sconfitta, proprio come l’ottimismo, nella maggior parte dei casi, porta alla crescita personale e all’autorealizzazione.

Come ho più volte scritto in vari post il modo di pensare influisce direttamente sull’espressione delle emozioni e sul modo di agire.

Proviamo a fare un esempio: se io collocassi sul pavimento un’asse di legno lunga tre metri e larga trenta centimetri chiedendo a qualcuno di camminarci sopra, la persona potrebbe accontentarmi facilmente; ma cosa succederebbe se sospendessi la stessa asse anche a soli due metri dal suolo? La stessa persona comincerebbe a calcolare la distanza da terra, la possibilità di cadere, di farsi del male e probabilmente inizierebbe a sentirsi meno sicura dei suoi passi, sebbene non sia mutata la larghezza dell’asse; dato che pensa al pericolo che corre, il cervello invia al corpo segnali di allarme, così che la persona comincerà ad irrigidirsi rendendo più probabile la caduta.

Se, d’altro canto, sospendessi l’asse sempre a due metri da terra ma, grazie ad un’illusione ottica, facessi in modo che appaia ben ancorata al pavimento, la persona si rilasserebbe di nuovo e ci camminerebbe sopra senza temere nulla.

Attendersi che i risultati ci diano ragione e ci conducano al successo non fa altro che rendere più probabile la riuscita. Aspettarsi dei problemi e riempirsi la testa di complicazioni genera infiniti dubbi e pericolose apprensioni, mettendo a rischio il risultato finale.

Quando occorre raggiungere un fine, le attese positive o negative fanno la differenza. Esse influenzano la nostra capacità di perseverare con tenacia, e anche il successo del tentativo.

Le aspettative diventano realtà più facilmente di quanto crediamo: i nostri atteggiamenti danno forma al futuro.

Detto questo due possibili suggerimenti pratici :

  • DEDICATE DEL TEMPO A PENSARE AL VOSTRO OBIETTIVO => fatene un punto focale della vostra vita. Lottare per nuovi obiettivi è eccitante e appagante. Entrate nell’ottica del pensiero positivo e godetevi la prospettiva di impegnarvi a raggiungere lo scopo.
  • VISUALIZZATE IL SUCCESSO OTTENUTO => indulgere in pensieri pessimistici è nocivo per il risultato dell’operazione poiché fa sorgere dubbi sulle nostre capacità e finisce per minare la fiducia in noi stessi. Visualizzare significa vedere con gli occhi della mente e dimenticare per un attimo il presente. Proiettare i pensieri nel futuro e immaginare di vedervi dopo che avrete raggiunto lo scopo. Sulla strada che porta al raggiungimento dell’obiettivo si incontreranno naturalmente degli ostacoli e si dovrà necessariamente cercare di  superarli risolvendo tutti i problemi connessi. Tuttavia, mentre si è ancora occupati con queste difficoltà, per tenere alto il morale, si rivela molto utile continuare a visualizzare il risultato raggiunto, come se si avesse già superato l’ostacolo che vi si frappone. Quando si è nel mezzo di una situazione complicata, è facile farsi tentare dalla rinuncia perché non si scorge una via d’uscita. La visualizzazione ci permette di procedere anche durante i periodi di tensione, e può convincerci a non abbandonare il progetto.

Creandoci nuovi obiettivi, portiamo varietà e ricchezza nella vita, e se ci adoperiamo per perseguirli, facciamo in  modi di impegnarci a fondo.

Evitiamo di abbassare la testa davanti alle difficoltà e teniamo sempre ben presente lo scopo finale; più lo abbiamo chiaro in mente e più ci sentiremo sicuri, e più alte saranno le possibilità di riuscire …..

Che cosa è l’opportunità? È presente in ogni difficoltà che incontrate nella vita. Ogni problema della vostra esistenza è il seme dell’opportunità di ottenere un vantaggio maggiore. Tale percezione vi apre un’intera gamma di possibilità, e questo mantiene vivo il mistero, la meraviglia, l’eccitazione, l’avventura. Deepak Chopra

Ci vuole pazienza ….

AVERE PAZIENZA

“Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” Pablo Neruda

Una riflessione sulla “pazienza” che non fa mai male in questo mondo governato dalla fretta, dal correre bruciando i secondi, così da vivere “sorvolando le cose” tesi ad un risultato, spesso fumoso,  senza godersi la strada per raggiungerlo ……

La pazienza si sviluppa secondo direttrici misteriose. In sostanza essa è la capacità di saper dedicare tempo e un’attenzione anche prolungata a qualcosa o qualcuno.

Ci sono attività che richiedono molta pazienza: ad esempio coltivare un orto, dipingere ad olio, comporre mosaici, far crescere imprese, insegnare etc ..

Alcune persone sono pazienti per natura, a volte così pazienti da sembrare lente come lumache, incapaci di un guizzo, di una provvidenziale ventata di fretta. Talvolta questa pazienza deriva dalla paura di essere  aggrediti o dalla paura di sbagliare. Le persone pazienti in questo modo tendono ad essere molto tolleranti e a non reagire a comportamenti modificati o aggressivi anche quando potrebbe essere veramente necessario, tendono anche a dedicare molto tempo alle cose che devono fare, indipendentemente dalla loro importanza e a ricontrollarle più volte per essere sicure di non aver sbagliato nulla.

La pazienza che deriva dall’insicurezza funziona bene per evitare e tenere a bada la paura, ma ha un difetto: è piuttosto rigida, poco modificabile, proprio perché nasce dalla necessità  di proteggerai da aggressioni o critiche.

In caso di necessità, quando può servire fare le cose in fretta e non preoccuparsi della loro completa correttezza, questa “pazienza” frena, mette in crisi la persone e non le consente di agire rapidamente  se non a prezzo di un’ansia anche molto elevata.

Ci sono persone invece capaci di una pazienza “di fondo”, che trasmette serenità e sicurezza. Queste persone ci danno sempre  l’idea di muoversi contemporaneamente in due direzioni: sanno stare “ferme”, aspettare,concentrarsi su quello che hanno davanti e nello stesso tempo sembrano indirizzate a un movimento, un futuro, a un obiettivo vitale.

Proprio perché quello che conta in questa pazienza è l’obiettivo di fondo, essa è anche compatibile con altri atteggiamenti, talvolta opposti come il fare le cose in opposti e approssimativamente o anche male, se si valuta che da ciò non derivino problemi strategici o, addirittura, se lo si ritiene necessario, per non ritardare inutilmente la strada.

Anche gli impazienti sono di categorie differenti. Una categoria simpatica (a me) è formata da quelli che sono sempre un passo avanti, pieni di idee, forse un pó affamati di vita, trascinatori ma non arroganti, curiosi di sapere, di vedere, di fare e di pensare altro.

Altri impazienti invece possono essere meno gradevoli, ad esempio gli impazienti “narcisi”, che reagiscono sempre male se qualcuno entra nel loro spazio vitale e ne modifica gli schemi e i ritmi.

Infine c’è una grande quantità di impazienti e ” ansiosi”, che contagiano tutto il mondo con la loro perenne fibrillazione, irrequieti e instabili finchè le cose non vanno come dicono loro.

Pazienza e impazienza non sono per forza caratteristiche stabili, connesse al carattere: esse possono variare anche in relazione al benessere o malessere del momento o del periodo di vita, o al contesto.

Come anche dice l’etimologia – derivano da “pathos” – pazienza e impazienza parlano del nostro “sentire” e ci descrivono al prossimo con minuzia e precisione: ci raccontano e ci tradiscono , anche al di là dei nostri sforzi per mimetizzarci.

liberamente tratto da:

S.Gastaldi – “La terapia degli affetti” – Ed.FrancoAngeli

Una vita piena

ALBA 2

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.
Oscar Wilde

Hai mai contemplato meravigliata uno splendido tramonto o una luna piena incredibilmente grande o le onde del mare che si infrangono contro gli scogli? Hai mai guardato negli occhi adorante, tuo figlio o il tuo partner? Ti sei mai estasiata al profumo di una torta in forno o alla fragranza del gelsomino o delle rose? Ti sei mai deliziata all’ascolto di un canto d’uccello, delle fusa di un gatto o delle risate di un bambino?

Ogni giorno è pieno di opportunità per apprezzare il mondo che ci circonda.  Espressioni spesso sentite quali “Ringrazia il cielo per quello che hai”, “renditi conto di quanto sei fortunata”, denotano l’abbondanza presente nella nostra vita; siamo circondati da cose meravigliose ma di solito, purtroppo, le diamo per scontate.

Ecco quindi alcuni suggerimenti per risvegliarti e sperimentare, approfittando di queste vacanze, la ricchezza del mondo che ci circonda.

  • Quando mangi, cogli l’occasione per assaporare il cibo e gustarlo pienamente. Lascia che i tuoi pensieri vengano e vadano e concentrati sulle sensazioni nella tua bocca. Il più delle volte quando mangiamo e beviamo siamo poco consapevoli di quello che stiamo facendo. Dato che mangiare è un’attività piacevole, perché non prendersi il tempo di apprezzarla pienamente? Invece di divorare il cibo, mangialo lentamente, masticalo bene. Dopo tutto, non guarderesti un film in modalità di avanzamento veloce; allora perché mangiare così?
  • Alla prossima giornata piovosa ascolta i suoni della pioggia: il ritmo, il tono, il volume che cresce e diminuisce. E nota attentamente i disegni intricati delle gocce sui vetri delle finestre. E quando smette, vai a fare una passeggiata e nota la freschezza dell’aria e i marciapiedi che brillano come se fossero stati lucidati.
  • Quando abbracci o baci una persona, o anche solo le stringi la mano, partecipa pienamente alla tua esperienza. Nota cosa provi e senti. Lascia che il tuo calore e la tua apertura fluiscano attraverso quel contato.
  • La prossima volta che ti senti felice, calma, contenta o che provi qualche altra emozione piacevole, cogli l’opportunità di notare pienamente l’effetto che fa. Nota le sensazioni nel tuo corpo. Nota come respiri, parli o gesticoli. Nota i tuoi impulsi, pensieri, ricordi, le tue sensazioni e le tue immagini. Prenditi qualche momento per assimilare veramente queste emozioni, per meravigliarti di essere capace di avere esperienze così.
  • Guarda con occhi nuovi le persone a cui vuoi bene, come se tu non le avessi mai viste prima. Fallo con il tuo partner, con gli amici, i figli. Nota come camminano, parlano, mangiano e bevono, come fanno gesti con il volto e le mani. Nota le espressioni del loro viso. Nota le linee del loro volto il colore dei loro occhi.
  • Al mattino prima di uscire dal letto fai 10 respiri profondi e concentrati sul movimento dei tuoi polmoni. Nutri un senso di meraviglia per l’essere vivo, per il fatto che i tuoi polmoni ti hanno fornito ossigeno per tutta la notte, anche mentre dormivi.

Quando agisci con apertura, gentilezza e accettazione, probabilmente sarai trattato con gli stessi atteggiamenti. Quindi man mano che le tue relazioni migliorano, ricavane il massimo. Se noti di esserti persa nel mondo dei pensieri, riporta l’attenzione sulle persone con cui sei.

Quando raggiungi gli obiettivi che sono coerenti con i tuoi valori, spesso senti un’emozione piacevole di qualche sorta. Nota le sensazioni che ti dà e goditele. Anche gli obiettivi minimi da raggiungere possono dare una grande soddisfazione quando li raggiungi. Quindi apprezza e assapora queste sensazioni.

Quando apri gli occhi e noti le cose che prima davi per scontate, noti più opportunità, sei più stimolato e interessato, trovi maggiore soddisfazione e le tue relazioni migliorano.

Tuttavia tieni a mente un concetto fondamentale: non attaccarti troppo alle sensazioni piacevoli. Non dedicare la tua vita a rincorrerle. Le sensazioni piacevoli vanno e vengono, come tutte le altre sensazioni. Quindi apprezzale e goditele quando ci sono, ma non ti ci attaccare! Lascia che vadano e vengano a loro piacimento.

La vita è come scalare una montagna: ci sono passaggi facili e passaggi difficili. Ma se sei paerta e interessata alla tua esperienza, gli ostacoli che incontri ti aiutano ad apprendere, a crescere e a evolvere, così con il tempo le tue abilità di arrampicatrice migliorano. Naturalmente essere consapevoli è molto più facile quando le cose vanno bene che non quando vanno male. Eppure, più affronti le tue difficoltà con consapevolezza, più scopri di diventare più forte. Lo so, è più facile a dirsi che a farsi, ma tu ce la puoi fare … anche questo lo so …..

Il dialogo interno (parte 2)

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“Stai attento a come parli con te stesso perchè ti stai ascoltando” L.M.Hayes

Riprendiamo il discorso del post precedente ritornando all’esempio del vino rovesciato sulla tovaglia pulita. Dico a me stessa, per abitudine acquisita negli anni “ecco sono sempre la solita maldestra. Non cambierò mai”.

Proviamo ad analizzare quello che mi sono appena detta. Si tratta di una critica distruttiva, probabilmente eco delle critiche ricevute in passato, magari da mia madre, che si era stancata di lavare continuamente le cose che sporcavo. Quale è la convinzione che si nasconde dietro questa mia affermazione? Probabilmente il giudizio severo nei confronti dei miei comportamenti nasce da un’aspettativa di perfezione che in sé non ha nulla di realistico.

Per modificare la mia critica posso pormi una domanda utile allo scopo, per esempio potrei domandarmi se, davvero, ogni volta che prendo in mano un bicchiere di vino, lo rovescio sulla tovaglia. Così facendo, posso trasformare la convinzione di partenza “Ecco, sono sempre la solita maldestra. Non cambierò mai!” in una affermazione più costruttiva, “in alcuni casi mi capita di comportarmi in modo maldestro, ma posso migliorare”.

Un atteggiamento positivo ha effetti benefici perfino sul nostro stato di salute. Esiste una relazione profonda tra dialogo interno e la nostra stessa fisiologia. Un esempio: provate a ripetere più volte le parole “ti odio, ti odio, ti odio ..”. Osservate gli effetti che questa ripetizione produce sul vostro organismo: i denti si stringono, la mascella tende a serrarsi, i muscoli nella parte superiore del corpo si contraggono, il respiro accelera come pure il battito cardiaco.

Viceversa, ora provate a ripetere più volte la parola “ ti amo, ti amo, ti amo ….” E osservate l’effetto che questa frase produce su di voi. Probabilmente si aprirà un sorriso sul vostro volto, i muscoli si rilasseranno, il respiro si tranquillizzerà, il battito cardiaco tenderà a rallentare.

Si tratta di un esperimento e può darsi che le differenze tra i due stati siano lievi. Pensate però di amplificare la situazione e considerate quali meccanismi siete in grado di innescare, semplicemente cambiando il vostro dialogo interno.

Avete mai osservato l’espressione delle persone che hanno un atteggiamento negativo nei confronti della vita? Tipicamente, hanno gli angoli della bocca che tendono verso il basso, le sopracciglia sollevate verso l’alto, raramente sorridono e ,se lo fanno, è più per sarcasmi che per divertimento.

Se pensate troppo spesso a qualcosa di sgradevole, finirete per avvertire un senso di nausea, male allo stomaco, potreste perfino avere delle aritmie, o un innalzamento della pressione, o un senso di affaticamento. Ormai è assodato come il nostro stato d’animo sia in grado di influenzare le condizioni di salute, sia nel bene sia nel male. Sappiamo anche che le emozioni represse finiscono per somatizzare, trasformandosi a volte in vere e proprie patologie.

Saper usare il dialogo interno significa saper entrare in buona relazione con se stessi. Se vogliamo imparare a trasformare il continuo chiacchiericcio in uno strumento costruttivo per la nostra salute, è importante che impariamo ad ascoltarci e a non giudicarci troppo severamente.

Un suggerimento?? Iniziare a formulare domande capaci di mettere in dubbio le convinzioni limitanti, per poi proseguire con l’introduzione di concetti nuovi che portano al cambiamento.

Ecco, di seguito, alcune domande che potremmo rivolgere a noi stessi dopo aver ascoltato la “vocina interiore”:

  • Il dialogo contiene una critica o un incoraggiamento?
  • La critica è costruttiva o distruttiva?
  • Se la critica è costruttiva come potrebbe essere trasformata in modo da diventare costruttiva?
  • Come potrei ammorbidire il giudizio su me stessa?
  • Su quali convinzioni si basano le frasi del mio dialogo interno?
  • Queste convinzioni sono sempre valide o potrebbero essere espresse in modo meno rigido?

Abbiamo visto che non possiamo fare a meno di parlare con noi stessi, ma non è detto che il dialogo interno rifletta le nostre effettive convinzioni. Prima di tutto, il dialogo interno non è la realtà. E’ parte di me, ma non è me. Potrebbe essere semplicemente, come ho detto nel post precedente, il ricordo di programmi educativi. Non ha senso perciò domandarci se ciò che stiamo dicendo sia giusto o sbagliato, in quanto il dialogo interno no ha a che fare con la realtà oggettiva, ma è strettamente legato alla nostra soggettiva percezione del mondo.

Ha senso piuttosto chiederci se sia d’aiuto o di ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi, una volta che questi siano stati chiaramente definiti.

Ogni volta che ci rendiamo conto di avere una convinzione limitante e di volerla abbandonare, perché non utile ai nostri scopi, è importante riconoscerne l’intenzione positiva. Così facendo, eviteremo di dare giudizi severi nei confronti di noi stessi e potremo intraprendere efficacemente il processo di cambiamento.

Per trasformare una convinzione, è necessario aprirsi al dubbio. Per questo le domande utili che possiamo rivolgere a noi stessi cominciano con: “e se? … è sempre vero che? ..”. Mettendo in dubbio le vecchie convinzioni, creo spazio per qualcosa di diverso, di più utile alla mia situazione attuale.

Un buon dialogo interno, per essere davvero efficace, deve essere orientato all’obiettivo, ragionando in termini di utilità. Le domande che poniamo a noi stessi sono potenti, così come il linguaggio che usiamo per formularle, perché veicolano la nostra attenzione e creano immagini, progettando il nostro futuro.

E’ meglio chiedersi “che cosa posso fare per risolvere il problema?” piuttosto che “perché non l’ho fatto prima?”. Spesso, infatti, interrogarsi sul “perché” focalizza sul passato piuttosto che sul futuro: rischiamo così di appiattirci nel rimpianto, orientandoci verso il passato piuttosto che prepararci a quello che possiamo concretamente fare ora ….

Il cambiamento tra piacere e dolore

cambiamento

“ .. diventiamo il cambiamento che cerchiamo nel mondo …” Gandhi

Per lavorare al cambiamento delle proprie abitudini, oltre al piacere di inseguire i propri obiettivi di miglioramento, può servire, e molto, il dolore di guardare in faccia la realtà e dire le cose come stanno. Essere onesti con se stessi.

Tantissime persone vogliono essere felici, a condizione di non fare alcunché di impegnativo per esserlo. Nulla che porti a migliorarsi, se faticoso.

Eppure è così facile da comprendere: per essere qualcuno che non sei mai stato o per aver qualcosa che non hai mai avuto, è necessario essere disposti a fare qualcosa che non hai mai fatto.

Se dovessi definire in breve la funzione di piacere e dolore, le due leve del cambiamento direi:

  • Piacere => fare qualcosa per inseguire il piacere di risultati, obiettivi o scelte fatte da noi stessi
  • Dolore => fare qualcosa per paura delle conseguenze dell’inazione

Evitare il dolore sembra l’unica cosa che sappiamo fare bene, invece che cercare il piacere. Infatti vivendo con lo scopo di evitare qualcosa che non ci piace, non è detto che ci imbatteremo in qualcosa che ci piaccia; anzi!

Probabilmente continueremo a scoprire nella vita tutto ciò che ci provoca dolore o stati improduttivi e disfunzionali, perché non siamo stati capaci di mettere a fuoco ciò che volgiamo, desideriamo ciò che ci attira, ci provoca piacere: stati produttivi e funzionali. La continua paura di sbagliare persona, porta a trovare spesso proprio la persona sbagliata: manca il focus sull’alternativa, cu quello che vogliamo.

Ed ecco che un’ora di persone vive cercando di sfuggire (mentalmente) dal proprio lavoro, dal proprio rapporto di coppia, dalla propria vita, accontentandosi di bassi standard di professionalità sul lavoro, di stati emotivi appena sufficienti per restare in un rapporto di coppia e così via.

Poiché non c’è grande abitudine a motivarsi tramite i propri valori e i propri obiettivi ma tramite punizioni, da grandi siamo molto più spesso indotti a compiere un cambiamento spinti non dalla leva del piacere, bensì dal dolore.

Ragionare per valori e obiettivi, scelti da noi stessi o che comunque condividiamo, vuol dire usare un processo mentale che da’ forza, propulsione e motivazione.

Quello che impedisce a molte persone di farlo, è la mancanza di motivazione ( leggi qui) , ma questo spesso deriva dalla mancanza di obiettivi ben formulati! ( leggi qui)

Quando abbiamo un obiettivo siamo molto più motivati; passato un po’ di tempo dal suo raggiungimento, la motivazione cala finchè non ci diamo nuovi obiettivi, senza esagerare altrimenti perdiamo il tempo presente.

Muoversi per il piacere di farlo ha un sapore diverso dal muoversi per evitare il dolore del non farlo. Uno dei principi più importanti è iniziare con i fatti ad essere l’esempio di quello che si dice e di quello che si vorrebbe essere e fare …….

“ … le parole insegnano ma

gli esempi trascinano.

Solo i fatti danno

credibilità alle parole …”

Sant’Agostino

Convinzioni potenzianti e convinzioni limitanti

convinzioni potenzianti 1

” Possono perché credono di potere” Virgilio

Le convinzioni potenzianti sono quelle funzionali, che ti aiutano, ti sostengono, ti permettono di accedere alla cassaforte che contiene i beni più preziosi, le tue risorse: tempo, determinazione,energia, coraggio, impegno, costanza, entusiasmo, passione, dedizione, risoluzione tantissime altre ancora.

Quelle limitanti invece sono disfunzionali, ti impediscono di attingere al bottino delle risorse e annebbiano le tue potenzialità; esse sono dannose per la tua salute, il tuo equilibrio, per il tuo benessere.

E attenzione le credenze che ti sostengono in alcune circostanze , con alcune persone, in alcuni momenti della vita, potrebbero non sostenerti quando cambia il contesto di riferimento, l’interlocutore ,il tempo. Quindi, il procedimento per usare il cervello nella maniera corretta è valutare di volta in volta la credenza che è più utile sposare,in quella determinata occasione, in base all’obiettivo che vuoi perseguire.

Per esempio, credi sia funzionale essere convinta ” di non poter trovare lavoro, in questo momento di crisi nera?” Come si comporterà, presumibilmente , una persona che ha perso il lavoro, con questa convinzione? Non credo avrà accesso diretto alle proprie risorse. Se già in partenza sa di non avere possibilità con quanta ” convinzione” ( dedizione, tempo, costanza ecc.) controllerà gli annunci di lavoro, caricherà il suo curriculum su vari siti Internet, si proporrà alle aziende, affronterà i colloqui, investirà sulla sua crescita con corsi di formazione per migliorare le sue competenze e capacita relazionali?

Siamo ancora di fronte ad una profezia che si auto avvera, in una cornice davvero poco utile al benessere e all’obiettivo del nostro amico.

“Se sono determinato, un lavoro che mi faccia guadagnare bene lo trovo”: una convinzione del genere, invece, che impatto avrà sullo stesso disoccupato dell’esempio sopra citato? Il problema assumerà una forma completamente diversa: spinto dal fuoco dellea determinazione e della fiducia, batterà ogni strada possibile, cercherà occasioni profittevoli e … anche in questo caso la profezia avrà molte più possibilità di avverarsi. Nulla di matematicamente certo, naturalmente, ma quando spalanchiamo la porta della cassaforte delle risorse, poco o nulla può impedirci di andare dove vogliamo, se lo vogliamo veramente.

Non è quello che accade che fa la differenza, ma come noi interpretiamo quello che accade!

Riassumendo: quando crediamo che qualcosa sia vera, stiamo dicendo al nostro cervello di rappresentarcela in quel modo; per questo le nostre convinzioni personali hanno enorme influenza sul nostro comportamento. Anzi sono direttamente collegate ad esso!

Sono le mappe interne con cui interpretiamo il territorio: quello che facciamo, ciò che diciamo, come ci vestiamo, come trattiamo gli altri; dipende tutto dalle credenze che abbiamo in merito.

Le credenze sono filtri potenti attraverso cui interpretiamo ciò che accade. ” Sposata” una, inconsciamente, dimentichiamo che è solo un’interpretazione della realtà e la trattiamo come verità assoluta. Indossiamo i paraocchi, inseriamo il pilota automatico, puntiamo il mirino inconscio, seguiamo il nostro Vangelo e ci comportiamo di conseguenza.  Tutto a livello inconscio, senza rendercene conto. Favoloso, vero?

Quindi sei tu che devi scegliere a cosa credere. Non che tu non lo faccia già, silo che lo fai soprattutto inconsciamente. Per dirla alla Murphy, ” la probabilità di dirigere consapevolmente gli eventi verso ció che ti fa star bene, è proporzionale alla convinzione di poterlo fare e di conseguenza, al farlo”.

A volte succede che le convinzioni limitanti che abbiamo siano frutto di un tessuto socio-storico-culturale. A volte costituiscono l’eredità di genitori, parenti, amici.

Ciò che a lungo si è ritenuto vero può diventare improvvisamente ridicolo ( pensa a Babbo Natale, il Topolino che porta i soldi oer ogni dente caduto, la Cicogna) e quello che era ( creduto) assolutamente impossibile, con il empo, la tecnologia, le scoperte scientifiche si è rilevato possibile e certo.

Hai una vaga idea di cosa sarebbe successo in passato e di cosa succederebbe nel presente o nel futuro, se le convinzioni limitanti avessero la meglio, paralizzando innovatori, inventori, scienziati, ricercatori, creativi?

Se tutti noi ci fermassimo al ” non è possibile” rischieremmo di trasformarci in zavorre pesantissime, ostacolando il volo a noi stessi e a chi ci è attorno. Hai presente i sub che indossano una cintura con i pesi durante le immersioni. Quei pesi servono a trattenerli sul fondo, aiutandoli a muoversi e a spostarsi come meglio credono. Ma noi, qui sulla terra, non abbiamo alcun bisogno di cinte pesanti che ci trattengono: possiamo respirare semplicemente aprendo la bocca o inspirando ossigeno con le narici, scegliendo ció in cui credere, anche se ritenuto improbabile dagli altri.

Perchè a volte, come ci insegna la storia, succede che qualcuno compia qualcosa di straordinario, ignorando che sia comunemente considerato impossibile: semplicemente non si è lasciato imbracare con credenze limitanti e ha realizzato il suo sogno!!

 

Il tempo dotato di senso

tempo che scorre

Leggo e posto questo brano tratto dal libro della Dott.ssa Katia De Luca e della Dott.ssa Enrichetta Spalletta “ Praticare il tempo”, Editrice Sovera, perché mi sembra un ottimo spunto di riflessione sul senso del tempo che viviamo e molto spesso perdiamo rincorrendo “sogni di gloria” e mete impossibili per evitare le fatidiche domande: “che cosa voglio io dalla vita?” … “come posso fare per raggiungerlo?” …. e “quali risorse ho nella mia faretra?” …..

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Noi tutti abbiamo bisogno di dare una struttura al nostro tempo perché questo ci dà la sensazione di vivere davvero, di essere padroni del nostro tempo.

Percepiamo che il tempo è dotato di senso quando ci impegniamo in interazioni ed esperienze che sentiamo significative. In questi scambi tutto il nostro essere è coinvolto, con i sensi, le emozioni e i pensieri. Si aprono armonie di significati nutrienti per tutto il nostro essere e i neurotrasmettitori del piacere e della soddisfazione circolano nel nostro organismo.

L’obiettivo ottimale diventa la ricerca del senso autentico del tempo della vita, un senso che va oltre il dover riempire re attivamente e nevriticamente ogni minuto per sfuggire dalla noia, dal vuoto e dall’angoscia. Si comincia con il restituire il senso ad ogni esperienza, indipendentemente dalla sua durata e dalla sua “leggerezza” Dire il solito “buongiorno” può riacquistare significato se non è detto con distrazione e superficialità.

Il senso della vita rappresenta la ricompensa per il lavoro interiore paziente ed incessante che la persona intraprende su se stessa. Una volta trovato il senso della vita, le tinte forti del dolore si attenuano, le preoccupazioni e le tensioni del quotidiano risultano meno pressanti.

Quello che aiuta a trovare il significato della vita è la ricerca e la scoperta di una visione-guida personale; per svilupparla può essere utile porsi alcune domande:

  • Che cosa voglio ancora raggiungere nella mia vita?
  • Che sento importante per me?
  • Quali sono le mie capacità e le mie risorse?
  • Se provo ad immaginarmi alla fine della mia vita, cosa mi aspetto di aver realizzato?

Cambiare la propria vita significa sentire profondamente il desiderio di arricchirla e migliorarla, agendo in una determinata direzione. Il tempo dotato di senso riporta la persona costantemente ai significati impliciti ed espliciti delle scelte realizzate durante la vita.

Credere nella visione-guida mette in movimento potenti energie, dà impulso ad alcune attività e ne stimola delle altre. Questo ci fa sentire che stiamo lavorando ad un progetto importante e ci permette di concentrarci sui nostri veri obiettivi.

Il primo passo pr sviluppare la visione-guida è riflettere sulla propria situazione personale e professionale attuale e poi su quella futura attraverso domande che hanno la funzione di guidarci nella ricostruzione del nostro momento attuale e di progettare quello futuro.

Attraverso questi suggerimenti, e le riflessioni che ne scaturiscono, puoi guardare con un occhio nuovo (quello dell’obiettivo fotografico) la tua vita; può diventare più chiaro cosa intendi mantenere e cosa vuoi cambiare, ricordando che tutto quello che accade è, comunque, importante: ogni difficoltà, ogni esperienza è utile nella realizzazione della vita, ogni ostacolo o errore costituisce un’occasione fondamentale per un nuovo apprendimento.

Il tempo acquista senso dal modo in cui godiamo dell’evento, piuttosto che dal contenuto dell’evento stesso. La totale, eccitante, immersione nell’esperienza, che si tratti di un’impresa memorabile o di una semplice azione quotidiana, attiva stati emozionali positivi che contribuiscono a far sentire che quel tempo è un tempo buono, speso bene.

E ancora: il tempo acquista senso quando noi crediamo profondamente in ciò che facciamo, quando sentiamo di realizzare un’ambizione personale e quando pensiamo che la nostra zione, il nostro impegno contribuiscono a un benessere più ampio.[…]

[…] Quando stabiliamo un contatto pieno con l’ambiente e siamo presenti con tutti i sensi, con il cuore e con la mente, allora attraversiamo esperienze di grande intimità soggettiva e relazionale.

Esperienze vivide che scandiscono il tempo in un “prima” (che l’evento avesse luogo) e un “dopo” l’accadimento.

“ Quando la vita non ha una visione  verso la quale tendere, per la quale anelare, che si vuole realizzare, allora non c’è nemmeno un motivo per darsi da fare.” Erich Fromm

[pagg.59-61 opera sopra citata]

Anno nuovo all’insegna della proattività

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Questo post, tratto da un paragrafo di “ le 7 regole per avere successo” di Stephen R. Covey, mi sembra un ottimo inizio per quei “buoni propositi” che ogni anno mettiamo al primo posto tra le nostre priorità e che poi nel corso dei mesi, piano piano, perdono il loro mordente finendo in fondo alla lista, alimentando così il nostro senso di inefficacia.

Leggiamo come Covey definisce la “proattività”, termine coniato da Viktor Frankl e principio fondamentale per il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo.

proattività modello Covey1

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Nella scoperta del principio chiave della natura dell’uomo, Frankl descrisse un’accurata mappa redatta da lui stesso, in base alla quale cominciò a sviluppare la prima e fondamentale regola di una persona efficace, in ogni ambiente: la regola della pro attività.

Anche se questa parola è oggi comune nella letteratura di tecniche manageriali (e di crescita personale), qualche difficoltà in più l’avremmo nel cercarla sui comuni dizionari. Significa qualcosa di più del semplice prendere l’iniziativa. Significa che, come esseri umani, noi siamo responsabili della nostra vita. Il nostro comportamento è una funzione delle nostre decisioni, non delle condizioni in cui viviamo. Noi possiamo subordinare i sentimenti, le sensazioni, ai valori. Noi abbiamo l’iniziativa e il senso di responsabilità necessari per far sì che le cose accadano.

Consideriamo la parola “responsabilità” (letteralmente: “abilità di risposta”), è la capacità di scegliere la nostra risposta o reazione. Le persone davvero proattive accettano questa responsabilità. Non biasimano per il proprio comportamento circostanze, situazioni o condizionamenti. Il comportamento è figlio della loro scelta consapevole, basata su valori, e non un prodotto casuale di situazioni, frutto di sensazioni.

Dato che noi siamo per nostra natura proattivi, se la nostra vita dipende dal condizionamento e dalle situazioni è perché noi, per una decisione cosciente o per nostra inadeguatezza, abbiamo scelto di permettere che siano queste cose a controllarci.

Nel compiere tale scelta diventiamo reattivi. Le persone proattive non sono meteoropatiche: se piove o splende il sole non fa differenza. Il punto di partenza è un valore, e se il loro valore è quello di lavorare con buona qualità, non dipende dal favore o meno del tempo.

Le persone reattive sono influenzate anche dal loro ambiente sociale, dal “tempo sociale”. Quando gli altri le trattano bene, si sentono bene; quando succede il contrario, assumono un atteggiamento difensivo e autoprotettivo. Le persone reattive costruiscono la loro vita emotiva intorno al comportamento degli altri, permettendo alle debolezze degli altri di controllare la propria vita.

La capacità di subordinare un impulso ad un valore è l’essenza della persona proattiva. I soggetti reattivi sono spinti dai sentimenti, dalle circostanze, dalle situazioni, dal loro ambiente. Gli individui proattivi sono mossi dai loro valori: valori profondamente ponderati, scelti e interiorizzati.[…]

Osservò Eleanor Roosvelt: “Nessuno può farvi del male senza il vostro consenso”. E Gandhi insegnò: “Loro non possono privarci del rispetto di noi stessi se noi non vi rinunciamo per compiacerli”. E’ il nostro permesso, il nostro consenso a quanto ci accade, a ferirci, molto più di quanto non faccia il fatto in sé.

Ammetto che questo sia molto difficile da accettare a livello emotivo, soprattutto se per anni e anni ci siamo spiegati la nostra infelicità nel nome di circostante contingenti o altrui comportamento. D’altra parte finchè una persona non riesce a dire con convinzione profonda e con onestà: “Io sono ciò che sono per le scelte fatte ieri”, non può nemmeno dire: “Adesso scelgo in modo diverso”. […]

A ferirci non è quello che ci succede, ma la nostra reazione a quanto ci succede. Certo, le cose possono danneggiarci fisicamente o economicamente e possono provocare dolore, ma il nostro carattere, la nostra identità non deve risultarne minimamente ferita. Anzi, le esperienze più difficili diventano le situazioni dove si tempra il nostro carattere e si sviluppa la nostra forza inteiore, la libertà necessaria per poter affrontare in futuro le circostanze più faticose e inspirare con l’esempio anche altre persone.[…]

La nostra natura fondamentale è quella di agire, non di subire. Oltre a permetterci di scegliere la nostra risposta a circostanze particolari, questo ci consente di creare le circostanze.

Prendere l’iniziativa non significa essere indiscreti o aggressivi. Significa riconoscere la nostra responsabilità di fare in modo che le cose accadano.[…]

Molti aspettano che accada qualcosa o che qualcuno si occupi di loro. Ma quelli che finiscono per avere le professioni più attraenti sono degli individui proattivi, che costituiscono essi stessi la soluzione dei problemi, non sono problemi loro stessi; che prendono l’iniziativa per fare qualsiasi cosa sia necessaria, coerentemente con i propri principi, affinchè il lavoro sia fatto. […]

La pro attività fa parte della natura umana e, anche se i muscoli proattivi possono essere inattivi, sono pur sempre presenti. […] Naturalmente bisogna tenere conto del livello di maturità dei singoli individui. Non possiamo aspettarci una cooperazione molto creativa da colore che si trovano sprofondati nella dipendenza emotiva. Possiamo  però, almeno, aiutarli ad affermare la loro natura di base e creare un’atmosfera in cui possano approfittare delle occasioni disponibili e risolvere i problemi in modo sempre più autonomo così da aumentare la loro fiducia in se stessi.

“Non conosco fatto più incoraggiante

dell’incontestabile capacità dell’uomo

di elevare la propria vita con uno

sforzo cosciente”. H.D. Thoreau

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Tratto da:

Stephen R. Covey

Le 7 regole per avere successo

ED.FrancoAngeli/Trend

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