Mese: novembre 2016

La lezione del dolore

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Illustrazione di Amanda Cass “Broken doll”

Siamo una razza geniale. Davvero lo siamo.

La mente umana è fantastica e terribile allo stesso tempo. Le nostre menti hanno creato tante grandi cose su questa terra, ma sono anche capaci di grandi oscurità.

Il dolore fa parte della vita ed è assolutamente inevitabile.

Prima o poi nel cammino della nostra esistenza qualcosa ci colpisce, ci ferma, ci fa male. Questo a prescindere dalle nostre condizioni di vita e dalla nostra consapevolezza.

Il dolore appartiene a quella sfera di eventi che l’Universo ha previsto per noi e che spesso ci risultano misteriosi, ma che hanno comunque un senso nell’ambito del disegno più grande.

Talvolta a causa della nostra mente limitata tendiamo a vedere questi momenti come negativi, orribili, opera di qualche malefico complotto.

A volte, in verità, possono essere davvero pesanti; ciò che ci fa male, ci fa male. Ma se il dolore è inevitabile un certo tipo di sofferenza è evitabile.

Ricordiamoci che noi possiamo scegliere sempre!

Possiamo scegliere di restare paralizzati nella sofferenza rimanendoci invischiati per chissà quanto tempo, logorandoci, stando male, uscendone alla fine malconci e senza forze.

Oppure possiamo ricordarci che pur provando quello che stiamo provando, abbiamo la possibilità di far sì che gli eventi e le circostanze non ci definiscano tenendoci bloccati.

Ciò non comporta smettere di sentire dolore, ma significa poterlo accettare e riuscire, rispettando i nostri tempi, a trasformare la sofferenza scoprendo il meccanismo che ci porta a soffrire.

E siamo sempre allo stesso punto: diventare sempre più consapevoli della nostra più intima essenza. Solo in questo modo potremo rispondere al perchè il dolore faccia parte della vita.

La vita non è mai casuale, ogni cosa ha un senso ben preciso, a volte di non subitanea comprensione, ma nulla succede per caso.

Molto spesso quando ci accade qualcosa di doloroso e difficile opponiamo una strenua resistenza, non la vogliamo proprio quella cosa nella nostra vita. Rifiutiamo che debba succedere proprio a noi, pensiamo di non meritarlo.

Lottiamo con tutti noi stessi per allontanare il problema e con esso il dolore che questo comporta. Ma il risultato, il più delle volte, è rimanerci ancora più invischiati.

Se, al contrario, permettiamo alla parte più profonda di noi, a ciò che possiamo chiamare la nostra anima, a prendere fiato, abituandoci a stare in contatto, facendole spazio, ecco che tutta quella sofferenza comincia a darci delle risposte.

Ecco che cominciano ad arrivare delle soluzioni.

Energie inaspettate arrivano a sostenerci.

Apprendiamo la lezione contenuta nel dolore e da lì possiamo ripartire per procedere nel nostro cammino di espansione e crescita.

La vita si evolve costantemente e la nostra non fa eccezione.

Detta così potrebbe essere più facile imparare a seguire il flusso della vita.

Quando tentiamo di aggrapparci per paura di cadere, fallire, soffrire è proprio la volta che veniamo trascinati dalla corrente.

Il dolore si manifesta lungo il tragitto, abbiamo, però, gli strumenti necessari per riprenderci dalla sofferenza.

Se rifiutiamo di credere all’importanza del riconoscimento e dell’ascolto attento di quella parte profonda di noi, allora la sofferenza avrà il sopravvento.

E per sofferenza intendo anche fatica, sforzo, stanchezza, paralisi, apatia.

Pensiamo al nostro corpo, un piccolo Universo a nostra disposizione che anche quando siamo fermi e non sappiamo cosa fare, continua a trasformarsi, riciclarsi, evolversi, esattamente come la vita.

Qualsiasi condizione noi stiamo vivendo, l’essenza della vita non si ferma mai.

Le cose succedono e noi cosa possiamo fare?

Se restiamo fermi ad osservare solo la realtà che ci circonda perdiamo di vista il disegno più grande; e in quell’osservare soffriamo per quello che vediamo.

Proviamo a spostare lo sguardo verso l’interno. Quello che è là fuori è decisamente più piccolo di quello che c’è dentro di noi ed è qui che possiamo scegliere.

La nostra vita evolve in base alle scelte che facciamo consapevolmente e inconsapevolmente.

Invece di resistere o vivere la vita come una serie di eventi casuali, potremo provare ad entrare dentro di noi e scegliere di vivere secondo quella visione. La nostra unica e irripetibile essenza.

In questo modo non ci sarà sforzo né resistenza, perché saremo consapevoli che ogni cosa ci può condurre al risultato migliore per noi.

E giorno dopo giorno inizieremo a vedere in che modo e perché le cose sono andate proprio in quella maniera.

Quando quello che ci fa male acquista un senso, pur stando nel dolore possiamo vedere che là avanti, là in fondo, comunque c’è luce e improvvisamente cominceremo a sentirci diversamente rispetto a quell’esperienza.

E’ qui che il dolore diventa saggezza ed è qui che inizia la ricostruzione. Ed è qui che diventiamo interi.

Chi di noi non si è mai sentito a pezzi? Chi di noi non ha mai provato la sensazione di essere distrutto?

Ci riduciamo in migliaia di frammenti quando viviamo solo fuori di noi, quando ci ostiniamo a confrontarci solo con il mondo che ci circonda. Questo non vuol dire smettere di considerare il mondo circostante, bensì che l’inizio di ogni esperienza è dentro di noi e il ritorno è sempre dentro di noi.

In questa dimensione il dolore è quello che è necessario che sia: un passo avanti verso chi siamo, nella nostra essenza più vera e profonda.

E con ciò non voglio neanche dire che il dolore è auspicabile; non dimentichiamoci, però, quanto il dolore ci fa crescere, quanto ci permetta di conoscerci.

E’ vero a volte ci fa a pezzi, ma sempre per ricostruirci più forti e questa è una grande fonte di energia. E l’energia per raggiungere l’altra sponda è proprio quello che serve per arrivarci.

Quando il dolore bussa alla nostra porta, facciamo che sia la nostra essenza ad aprire, se ci affidiamo a lei, se crediamo in lei, saprà portarci verso la luce.

Ricordiamoci che il dolore stesso è la nostra anima che cercava di chiamarci a gran voce.

Ed è proprio da dentro noi stessi che, se non potremo governare il vento, potremo governare le vele.

Liberametne tratto da: B.Pozzo – La vita che sei –

 

Scelgo di prendere del tempo per me…

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“Scelgo di prendere del tempo per me sul cammino della mia vita, mi fermo qualche istante…

Ascolto ciò che si combatte

ciò che vive in me

le mie emozioni nascoste

le mie paure segrete

le mie disperazioni infiammate

i miei desideri torrenziali

le mie voglie piene

le mie ire tempestose

io lascio che mi si mostrino tutte queste possibilità..

dolci e fragili

violente e forti

amate o maltrattate

io le accetto e le riconosco

ascolto quello che hanno da dirmi

da dove vengono

a chi sono rivolte

Io mi prendo il tempo necessario per questo ascolto

Può essere che un avvenimento del mio passato risorgerà

può essere che un legame si formerà

può essere che un incontro prenderà tutto il suo senso

può essere che io capisca come io riproduca delle situazioni simili e qualche volta dolorose

può essere che vada a scoprire una ricchezza nuova in me camuffata, rifiutato schermo

delle mie paure o dei miei rifiuti

può essere che vado semplicemente ad imparare a mettermi all’ascolto di me

Si, io scelgo di prendere del tempo per me ed incontro me stesso…”

Jacques Salomè

Esercizio “per essere positivi”

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“Conta i fiori del tuo giardino, mai le foglie che cadono” Romano Battaglia

Spesso l’infelicità è provocata da una bassa fiducia in noi stessi, e il mio blog è pieno di post che trattano questo argomento. Essa trae origine da un bilancio poco obiettivo e dalla sopravvalutazione degli episodi in cui non siamo stati all’altezza della situazione o delle aspettative o per entrambi i motivi.

Se cominciamo con il domandarci se siamo incapaci o falliti, è naturale che andremo in cerca proprio dei casi in cui abbiamo fallito. Ovviamente ne scopriremo molti. Questa scoperta, e il conseguente inevitabile pessimismo sono facilme nte evitabili.

Prendete un foglio di carta e provate a scrivere la soluzione per come poter evitare di pensare ai “fallimenti” e poi continuate a leggere ……

C’è una strategia cognitiva molto efficace che dice: cerca, basandoti solo sui casi positivi.

Sbagli approccio se la tua domanda parte dal chiederti dove hai fallito.

Parti sempre pensando dove hai vinto o dove sei stato all’altezza delle tue aspettative, ricordandoti che siamo comunque esseri limitati.

Quando una persona inizia a domandarsi se la sua vita è un fiasco, comincia a riandare al suoi passato e a scoprire una sequenza sterminata di “fallimenti” (che io preferisco chiamare “errori di percorso”). Si autoconvince che è più o meno un fallito, abbassa la sua autoimmagine e tende ad etichettarsi come un incapace.

A questo punto tutti gli episodi della sua vita presenti e futuri che sembrano dargli ragione, rinforzeranno la sua autodiagnosi e andrà avanti così di “profezia” in “profezia”.

Tutti gli episodi che invece gli darebbero torto non vengono nemmeno presi in considerazione, perchè non è di questo che si parla.

Prova ora a stilare una lista di tutte le volte che ce l’hai fatta, tienila a portata di mano e quando senti di cadere nel circolo vizioso del “io sono una fallito” rileggila ……

“Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c’è nel vetro.” Fabrizio Caramagna

Sul rimpianto ….

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“Il rimpianto è un tipo di dolore molto particolare; di fronte ad esso siamo impotenti. È come una finestra che si apra di sua iniziativa: la stanza diventa gelida e noi non possiamo fare altro che rabbrividire. Ma ogni volta si apre sempre un po’ meno, finché non arriva il giorno in cui ci chiediamo che fine abbia fatto.” Arthur Golden

Quando il rimpianto si insinua nel nostro essere, può arrivare a corroderci l’anima in modo irreparabile, come una goccia d’acqua che a lungo andare sgretola la roccia fino a creare un solco profondo. E spesso il suo lavorio lento è sordo e quasi inavvertito finchè non comincia a lasciare una traccia che diventa impossibile ignorare.

Succede che ci voglia del tempo per prendere coscienza del nostro scontento, di quel vago senso di insoddisfazione a cui non sappiamo dare un nome che pervade la nostra vita rendendoci inquieti e incapaci di apprezzare quello che abbiamo; poi all’improvviso, come una luce che squarcia il buio, ecco affiorare alla mente ricordi del passato che credevamo accantonati, desideri mai realmente sopiti, progetti non coltivati, relazioni lasciate andare prima che sbocciassero. Tutta una serie di pratiche “inevase”, rimaste in sospeso, in un limbo ad attendere il momento “buono”, quello mai arrivato.

A questo punto in molti di noi prevale la convinzione di non essere stati sufficientemente pronti a cogliere “l’attimo fuggente”, a carpire l’occasione nel momento in cui si presentava, a salire su quel treno che piano piano è sfumato all’orizzonte

Altri, invece più avezzi a scaricare all’esterno le proprie responsabilità, attribuiranno alla sfortuna, al caso o alla vita, che a volte sa essere veramente ingiusta, i fallimenti di tanti proponimenti in cui avevano creduto.

Comunque sia per ciascuno di noi esiste un ricco bagaglio di sogni svaniti, speranze perdute, omissioni fatali che ci portiamo appresso nel nostro vivere quotidiano.

Tra tutti gli stati d’animo che creano sofferenza, il rimpianto è quello che più può tenerci legati ad un passato irrimediabilmente perduto. Il suo insinuarsi lento e inesorabile può logorarci a tal punto da renderci insensibili alle gratificazioni e agli stimoli che la vita, in qualunque sua età, può offrirci.

Ed è proprio per questa sua ineluttabilità che il rimpianto si distingue dalla nostalgia.

La nostalgia può essere dolce, essa rievoca vicende perdute, ma avvenute che ci hanno lasciato una scia di buone sensazioni.

Al contrario il rimpianto è crudele, perché, il più delle volte, riguarda opportunità che ci siamo lasciati sfuggire oppure può riferirsi a errori di valutazione e di scelta che hanno compromesso in maniera fatale il corso della nostra vita.

Quando diventiamo consapevoli dell’impossibilità di rimediare al danno fatichiamo a rassegnarci; vorremmo riavvolgere indietro il nastro della nostra storia per poter rifare quel pezzetto di strada, possibilità, ahimè, che non ci verrà mai concessa.

In alcuni momenti la vita è fatta di tentativi unici e per questo è necessario essere tempestivi, osando, per non portarci dietro la pericolosa sensazione dell’”avrei potuto farlo”.

Il rimpianto, poi, tende inevitabilmente ad accumularsi. Difficilmente svanisce perché il tempo che passa accresce la consapevolezza di quello che ci manca e quindi fa lievitare l’amarezza e la delusione.

Tutto questo ha come unico risultato una profonda sfiducia nelle nostre capacità e nella nostra intraprendenza che produrrà solo disistima e avvilimento.

Alla fine arriveremo a nutrire risentimento contro noi stessi per ciò che non siamo stati in grado di realizzare o di conquistare.

E’ opportuno quindi, per evitare di cadere nel circolo vizioso del rimpianto e dell’autocommiserazione, provare a cambiare prospettiva.

In primis cerchiamo di riflettere sul carattere evolutivo della vita; nel giudicare la nostra storia spesso ci dimentichiamo che il trascorrere del tempo e l’esperienza acquisita, nel bene e nel male, contribuiscono alla nostra evoluzione mutando l’angolazione da cui osserviamo la realtà.

E’ per questo che in certe occasioni fatichiamo a riconoscere come nostri pensieri e comportamenti che in altri contesti, spaziali e temporali, ci sembravano rispecchiare adeguatamente la nostra mentalità e i nostri bisogni.

Quindi, riguardo alle scelte pregresse che si sono rivelate poi inopportune o addirittura disastrose, la nostra responsabilità va, almeno in parte, ridimensionata.

E utile saper riconoscere di aver agito, il più delle volte, con le migliori intenzioni, convinti dell’efficacia dei nostri propositi.

Del resto non sempre abbiamo a nostra disposizione sufficienti informazioni che potrebbero orientare al meglio le nostre decisioni e progetti, in tutte le situazioni c’è sempre una variabile, a volte sconosciuta al momento, che dobbiamo considerare.

Alla luce di tutto questo la cosa migliore è quindi vivere calati nel presente, cercando di fare del nostro meglio, ma con la consapevolezza che qualcosa potrebbe andare storto e quindi potremmo non essere immuni dal rimpianto. Ricordiamoci inoltre che come tutti i vissuti, anche il rimpianto ha una funzione preziosa. Quando infatti il malessere si fa più acuto, ci segnala che è il momento di svoltare, di muoverci alla ricerca di opportunità diverse, invece di rimanere invischiati in un passato che ci tiene ancorati ai dispiaceri e alle disavventure patite più che alle gioie e alle soddisfazioni godute.

Bisogna imparare a sciogliere i lacci e lasciare andare quello che è perduto, senza piangere troppe lacrime sulle occasioni mancate.

La vita spesso toglie ma altrettanto inaspettatamente aggiunge. Ci sorprende con quei meravigliosi colpi di scena degni di un grande film; basta che il nostro approccio sia di apertura e curiosità verso il nuovo, l’imprevisto, l’ignoto. Basta che non ci affezioniamo troppo al nostro quieto vivere, la nostra “confort zone, che spesso smorza i nostri slanci e la nostra creatività.

Viceversa, molte persone dai rimpianti non si consolano mai. Stanno sempre a lamentarsi della sfortuna, delle perdite subite e degli errori commessi. Eterne vittime di un presente non vissuto. E vivendo così, si lasciano sfuggire le risorse e il bello di un qui e ora che ha sicuramente ancora qualche opportunità in serbo anche per loro.

E tu che mi leggi …da che parte stai?

“Il rimpianto è un enorme spreco di energia. Non vi si può costruire nulla sopra. Serve soltanto a sguazzarvi dentro”. Katherine Mansfield

 

liberamente tratto da:

I.Castoldi – Se bastasse una sola parola – Ed. URRA Feltrinelli

Il mio Albero della Vita

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Come un albero muovo le foglie dei miei pensieri ad ogni respiro quelle più prossime ondeggiano impazzite ….. pensieri irrisolti, tormentati, senza sosta.

Quelle riparate dalla folta chioma restano quiete ma non immobili cullate dalla brezza che riesce a raggiungerle …. momenti in cui le idee flutuano silenziose prima di trovare il loro posto….

Certezze e convinzioni si fermano per fare il posto al nuovo.

Ad ogni respiro corrisponde un battito che dal cuore raggiunge le radici fonti di vita renendole vive e pulsanti.

Protesi verso l’alto i rami, esperienze ed emozioni condivise … alcuni di essi dritti e semplici, altri si snodano in complicati giochi di intrecci.

Il tronco esile alla nascita ondeggia incerto ad ogni sbuffo di vento …. ora ruvido, spesso e compatto racconta la mia anima …. ogni anello un attimo di vita.

Nella corteccia le ferite, segni dei combattimenti vinti ….. la resina, lacrime diventate linfa.

Un albero nelle stagioni della vita: ad ogni primavera carico di gemme e fiori di rinascita …in estate rigoglioso e fiero con il sole che gioca tra i rami, in autunno scrolla le fronde alleggerendo i pensieri , in inverno coperto sotto una coltre di neve, in silenzio …..

In questa valle sono!!!

Tra le meraviglie che non hanno fine all’orizzonte prendo parte allo spettacolo della VITA!

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