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La pioggia sul bagnato

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Banksy- “The rain-girl”

“Alzi il tuo corpo verso le nuvole di pioggia, il tuo respiro si riempie d’acqua. Guardi la forma delle gocce, te stesso, riflesso come un’immagine.” T. Lehikoinen

Negli infiniti tiri di dado della Fortuna, nel multiforme variare del Destino può capitare che “piova sul bagnato”, ovvero che vada sempre peggio quando va male e sempre meglio quando va bene; abbiamo allora l’impressione che vi sia un disegno già scritto che guida gli avvenimenti della nostra vita, poiché essi ci appaiono indipendenti dalle nostre azioni o tentativi di modificarne il corso.

Le cose che ci capitano, invece, hanno una loro storia che per molti versi dipende dalle nostre scelte e per altri dal contesto in cui ci troviamo.

In mille occasioni abbiamo costruito i binari su cui procede la nostra vita e per lungo tempo può succedere che lungo questa strada ferrata vada tutto per il meglio. Tuttavia non possiamo avere il controllo delle mille variabili che incontriamo sul nostro cammino. Come in una immaginaria scacchiera di migliaia di caselle, a mano a mano che giochiamo le varie mosse del vivere le prospettive davanti a noi si moltiplicano divenendo imprevedibili e incontrollabili.

E proprio perché sappiamo che è impossibile prevedere l’esito di ogni passo, ci abituiamo fin da piccoli a fidarci un po’ di noi stessi e un po’ del contesto.

La ripetizione di fatti positivi è percepita come una sorta di conferma della nostra capacità di crescere con successo, di essere competenti e di meritare il bene. Al contrario se si ripetono fatti negativi, possiamo provare un senso di esclusione dal bene, quasi come ci “meritassimo”, per qualche misteriosa ragione, una punizione.

Ci sono persone che tendono a a costruire una sorta di “regolarità” utilizzando i fatti positivi della vita e tollerando quelli negativi aspettando un futuro migliore.

Chi invece utilizza i fatti negativi per tracciare una linea di regolarità tende a sottovalutare le cose che funzionano avendo un’idea cupa e triste del vivere.

Lasciarsi andare alla gioia o alla tristezza è un fatto naturale, ma oltre certi limiti non ci aiuta ad entrare nel futuro, perché ci abitua a pensare che le cose che ci accadono siano quasi indipendenti da quello che facciamo. Non vi è, al contrario, alcuna ragione per cui le cose “debbano” per forza andare sempre bene o male indipendentemente dal nostro intervento.

“Aiutati che il Ciel t’aiuta”,come tutti i proverbi voce della saggezza popolare, potrebbe essere un ottimo mantra per ricordarci che possiamo sempre fare qualcosa per guadagnarci il bene evitando di subire il male.

Una sorta di idea di fondo che può far sentire gratitudine e orgoglio per le cose buone della vita, ma anche speranza e desiderio di reagire alle cose negative che accadono o che noi stessi abbiamo determinato.

Quando “piove sul bagnato”, quando il Destino e la Fortuna ci sembrano avversi, possiamo navigare a vista, arginare i danni e riflettere sulla rotta che abbiamo imboccato e sulle sue possibili variazioni.

Ricordiamoci che nulla della vita è veramente incorreggibile, nulla è senza speranza.

 

 

liberamente tratto da:

S.Gastaldi – “La terapia degli affetti” – Ed.FrancoAngeli

Dimostrare qualcosa, ma perché e a chi?

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“Il nostro continuo impegno a fare ed agire sembra un modo per impedirci di essere. Se ci si dà abbastanza da fare non si è obbligati ad essere qualcuno. Si può cercare con sempre maggiore impegno, di diventare qualcosa di diverso da quello che si è: sempre migliori, sempre più potenti, sempre più simili a qualcun altro e sempre meno simili a ciò che in passato abbiamo scoperto di essere”. Carl Whitaker

Spesso diventiamo quello che gli altri ci dicono che siamo; anche se dentro di noi sappiamo che siamo ben altro, è un modo triste per depistare gli inseguitori e a volte purtroppo per perdersi e non trovarsi più. Fare finta che tutto va bene, sì per un po’ si può fare, ma poi?  Dimostrare qualcosa che non è risulta ancora più triste e inutile, e poi, perché? Sarebbe come fare il bagno in un luogo bellissimo e poi scoprire che c’è uno scarico fognario. Faresti finta di nulla e continueresti ad immergerti tra colibatteri e residui fecali?

Perché accontentarsi quando puoi scegliere il meglio? Che cosa credi che ti manchi? Te la stai raccontando … non ti manca nulla!!!

Se ti va, prova a fare questo esercizio: prendi carta e penna e scrivi una lista di cose che non hai fatto per paura che sarebbero state criticate dagli altri. E soprattutto decidi e metti a fuoco chi sono questi “altri”.

Una volta che li avrai individuati, visualizzali affidando ad ognuna di queste persone il progetto a cui hai rinunciato per paura di quello che potrebbe aver pensato.

Prendi delle buste, scrivi il nome di ciascuna persona che ti ha apparentemente frenato e inserisci in ogni busta la descrizione dell’episodio avvenuto.

Alla fine dell’esercizio guarda quanto sono gonfie queste buste. Alcune sono sottili, mentre altre sono lì per scoppiare? Almeno due non potrebbero essere neanche chiuse ? Per vivere al meglio e diventare un “vincente” occorre che tu lascia andare quello che non ha funzionato nella tua esistenza. Per farlo occorre “perdonare” tutti quei nomi. Molte di quelle buste riportano nomi che ti sono familiari? Le due più gonfie sono quelle dove c’è scritto il nome di mamma e papà?

Molte persone meravigliose sono state apparentemente poco amate da uno dei genitori o comunque hanno avuto uno o tutti e due i genitori con importanti problemi ad esprimere il loro amore. Così, inconsciamente, essi sono diventati efficaci e potenti nel disperato tentativo di poter proteggere uno dei genitori e contenere o salvare l’altro. Oppure hanno conseguito vittorie al fine di raggiungere risultati tali da rendere impossibile il non riconoscimento da parte loro. Ma spesso questo, anche se è avvenuto, non è arrivato nei tempi necessari per migliorare la qualità della realtà affettiva di tutti.

Ci sono genitori che continuano ad alzare l’asticella su cui i loro figli devono saltare e non basta mai quanto in alto tu sia riuscito ad arrivare.

Evita di sentirti indifeso rispetto al ricordo delle dinamiche intercorse qualora queste non siano state vincenti. Ogni cosa irrisolta con i tuoi genitori si “appiccicherà” nelle tue relazioni e le influenzerà negativamente. Mille volte meglio risolvere e “guarire” quello che hai salvato riguardo a tutto quello che non ha dato buoni risultati, solo così potrai essere veramente libero di realizzare al massimo il tuo potenziale.

Ricordati che ogni volta che non metti tutto l’impegno che puoi esprimere per raggiungere il risultato, sei portato ad accettare compromessi e sarai pronto a diventare quello che rimpiangerà di non essere divenuto qualcuno: a quel punto sarai capace di prenderti la tua responsabilità e di ripartire? O punterai il dito contro tutti coloro che ti avrebbero impedito di arrivare? Sei proprio sicuro che siano stati “loro” a farti scivolare? Quanto sarebbe meglio se tu ti accorgessi che hai fatto invece tutto da solo, sempre, ma specialmente quando le cose non hanno funzionato?

Fermati un attimo a riflettere, è tempo ben speso. Come potrebbe l’immobilità permetterti di arrivare da qualche parte, in quale modo potrebbe mai farti raggiungere qualcosa?

Mentre fino a questo momento ogni “no” ci crocifiggeva , ora è fondamentale riconoscere che sono i modi di pensare che avevamo ieri che ci hanno condotto e accompagnato a quello che siamo oggi, a tutto questo! L’importante è evitare di sentirsi incompresi e spostare le proprie energie su qualcosa di altro a cui teniamo comunque tantissimo in modo da superare l’impasse e riprendere il cammino.

Questo significa capacità di scelta e non ha nulla a che vedere con la rinuncia bensì con una messa a fuoco più produttiva e concreta. E’ necessario semplicemente smettere di avere timore, cambiare pensieri, prestare più attenzione, orientarci verso qualcosa di più adatto ai percorsi che abbiamo in mente e CE LA FAREMO!!!!

Noi sappiamo tutto, occorrerebbe tenerne conto! Talvolta sarebbe molto più utile smettere di spingere il fiume e forse sarebbe proprio lì che ci accorgeremmo che sì, quel risultato lo abbiamo raggiunto!

Crediti: foto e aforisma iniziale da https://psicologoonlinerizzo.wordpress.com/

Linfa nuova per i nostri obiettivi

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Fissare degli obiettivi è il primo passo per trasformare l’invisibile in visibile.
Anthony Robbins

Se non sappiamo dove stiamo andando, non possiamo certo perderci ma è anche evidente che non arriveremo mai.

Non avere uno scopo nella vita significa soprattutto essere incapaci di decidere fra le mille opportunità che ci vengono offerte, finendo per prendere ciò che capita a portata di mano, senza però attribuire un particolare significato alla cosa perché non si riesce ad inserirla in uno schema personale.

In altre parole quello che finiamo per fare non proviene dalla nostra motivazione interna, quel motore che ci spinge ad agire a prescindere dalla meta, che pompa il sangue nelle nostre vene dandoci l’inebriante sensazione di vivere pienamente. Bensì proviene da quella che possiamo chiamare motivazione esterna, ossia la spinta all’azione per raggiungere un determinato obiettivo che ci fa raggiungere un certo risultato che non smuove però la potenza propulsiva del nostro motore interno.

Talvolta poi, specialmente se la nostra motivazione nel raggiungere uno scopo è del secondo tipo, attraversiamo periodi in cui siamo stanchi di tutto quello che facciamo, in cui nulla riesce a catturare il nostro interesse: la professione ci annoia, la vita privata è monotona e ci sembra che il futuro non abbia nulla in serbo per noi.

E’ come se avessimo inserito il pilota automatico, tutto diventa meccanico e cala il gusto per ogni nuova sfida.

Questa difficoltà interiore a muoversi a lungo andare comparirà anche in visibili segni esteriori: ci si lascia andare, ci si preoccupa meno del nostro aspetto, si diventa più stressati nel ripetere costantemente le stesse cose. Tutti questi sono campanelli d’allarme da non sottovalutare, sappiamo quanto può essere pericolosa la china discendente per il nostro benessere psico-fisico…..

E’ ora d’immettere nuova linfa! E’ venuto il momento di reinventare la nostra vita! Occorre trovare nuovi interessi, darsi nuovi obiettivi.

Attorno a noi la vita muta costantemente e, se non andiamo di pari passo con questi mutamenti, un giorno o l’altro, ci troveremo costretti a prendere in fretta decisioni che non avevamo mai vuoto nemmeno considerare.

D’altra parte c’è chi potrebbe obiettare a questa azione di forza per trovare nuovi scopi proponendo l’attesa, invece di prefiggersi degli obiettivi e provocare intenzionalmente un mutamento,  aspettando che il cambiamento maturi spontaneamente.

Certo si può sperare che, cambiando le circostanze, la situazione migliori da sola e su questo non c’è nulla da dire, almeno finchè si è soddisfatti di come vanno le cose.

Se però si continua ad essere scontenti e insoddisfatti, aspettare i cambiamenti invece di provocarli in prima persona è una strategia frustrante e snervante che non porta a nulla se non ad aumentare progressivamente la sfiducia in noi stessi e nelle nostre capacità.

E in ogni caso, fino a quando si può aspettare? Se non ci poniamo una scadenza precisa da rispettare l’attesa può rivelarsi una scusa per l’inattività.

Perseguire nuovi obiettivi, siano essi grandi o piccoli, spesso può essere più semplice di quanto si crede e pure divertente se attiviamo quella parte giocosa e libera sempre pronta a nuove scoperte ed esplorazioni.

Proviamo a scoprire che cosa è che ci rende quella persona unica che siamo e riconsideriamo le priorità che ci siamo posti; cambiamole, generiamo nuove idee e proviamo ad allargare il nostro orizzonte, può anche essere che troviamo il paesaggio dei nostri sogni ….. perché no?

Non sei mai troppo vecchio per fissare un altro obiettivo o per sognare qualcosa di nuovo. C.S. Lewis

Cogliere le opportunità

aprire la porta

“Perfezionare il momento d’oro dell’opportunità e cogliere ciò che di buono è a portata di mano costituisce l’arte sublime del vivere.” Samuel Johnson

Un po’ sulla scia del post della scorsa settimana, una più approfondita riflessione sul mare di possibilità che ci circonda ma che  spesso non riusciamo a vedere perchè troppo preoccupati a sguazzare lamentandoci nella nostra “pozza di fango” ….

Ci sono possibilità che remano a nostro vantaggio praticamente ovunque. Riconoscerle è una cosa, ma poi occorre accettare l’occasione offerta, ossia è necessario oltrepassare la soglia e agire.

Ognuno di noi determina le proprie chance e prepara il terreno per l’azione attraverso le scelte, l’analisi, la concentrazione e l’impegno. Tuttavia, a volte, indipendentemente da quanto si è preparati e da quanto si desideri qualcosa, nonché dalla consapevolezza che quella può essere la vera grande occasione, non riusciamo a cogliere l’opportunità che bussa alla nostra porta, forse a causa del timore di un rifiuto o dell’insuccesso.

Chi fa l’attore lo sa bene che non è possibile ottenere la parte se non si partecipa all’audizione, questo per dire che chi non prova non può sapere se questo vuol dire lasciare andare l’occasione della vita.

Uno dei pensieri più tristi che possiamo avere è quello di non avere mai scoperto un giardino incantato perché non abbiamo mai provato a raggiungere la soglia ed aprire il cancello.

E’ necessario sempre aprire ogni porta che si presenta sul nostro cammino sapendo che, se lo facciamo, ci saranno grandi possibilità che ci aspettano. Tutte le esperienze vissute profondamente, indipendentemente dalle difficoltà sono opportunità di apprendimento. La perdita più grande l’abbiamo quando non ci avviciniamo a queste opportunità per paura di fallire. Quando non si tenta o ci si arrende troppo facilmente, si volta la schiena a quella porta che solo noi possiamo aprire.

Poche sono le persone che sanno quanto è grande il loro potenziale, proviamo a credere più in noi stessi (leggi QUI). Il nostro grande compito come essere umani è quello di arrivare ad esprimere pienamente i nostri poteri e capacità personali; c’è sempre molto di più di quanto ci si aspetta da attingere da se stessi.

Molte persone hanno la tendenza a tenersi indaffarate, riempiendo il calendario di impegni, accettando ogni responsabilità, le più delle quali non derivano da scelte personali, convincendosi in tal modo che non può esserci niente di più grande a cui tendere.

Proviamo, invece, a concederci ogni giorno un po’ di tempo per fare quello che desideriamo fare, sarà più facile accorgersi delle opportunità che ci passano davanti.

Afferriamo le occasioni! Non siamo riluttanti attendendo la comparsa della Sola GRANDE OCCASIONE, rivolgiamo la nostra attenzione anche alle piccolo opportunità che abbiamo a portata di mano. Proviamo a prendere tutto quello che capita e sfruttiamolo al meglio, ricavandone quanti più benefici possibile.

In questo modo accetteremo la sfida di esprimere tutto il nostro potenziale.

Perseguiamo attivamente i nostri sogni e desideri. Cerchiamo uno spiraglio, una buona possibilità di successo; ricordiamoci che siamo noi che creiamo le circostanze giuste.

Offriamoci alla vita anima e corpo. Apriamo porte e cancelli. Inoltriamoci lungo il sentiero. Se avessimo solo dea di quante opportunità esistono fatte apposta per noi!

Tutti noi sfruttiamo solo una frazione dei nostri poteri, ma abbiamo la capacità di diventare molto di più.

Accettiamo il dono dell’opportunità quando la incontriamo, poiché le opportunità sono fugaci e la vita non aspetta.

“Ci vuole totale impegno a vivere una vita piena, in cui nessuna opportunità rimanga inesplorata e nessuna potenzialità dormiente”. M.Csikszentmihalyi

Avanti tutta ….

Avanti-Tutta

“ Il successo non è definitivo, l’insuccesso

non è fatale: ciò che conta è il coraggio

di andare avanti …” W. Churchill

Per quanto tu abbia imparato a camminare bene, prima o poi inciamperai. Qualche volta riuscirai a tenerti in piedi e qualche volta cadrai. A volte ti farai anche male. La realtà è che dal giorno in cui hai mosso i tuoi primi passi sei caduto centinaia e centinaia di volte, eppure non hai mai rinunciato a camminare!!

Ti sei sempre tirato su, hai imparato dall’esperienza e sei andato avanti.

E’ a questo tipo di atteggiamento che ci riferiamo quando usiamo la parola “impegno”. Puoi accettare i tuoi pensieri e stati d’animo, essere psicologicamente presente e connetterti con i tuoi valori quanto ti pare, ma senza l’impegno ad intraprendere un’azione efficace, non creerai una vita ricca e significativa.

“Impegno” così come “accettazione” è un termine che viene spesso frainteso. Impegno non vuol dire essere perfetti, portare sempre a termine quello che si è iniziato o non finire mai fuori strada. “Impegno” significa che quando (inevitabilmente) inciampi o vai fuori strada, ti tiri su, ti orienti e prosegui nella direzione in cui vuoi andare.

Non puoi mai sapere in anticipo se raggiungerai i tuoi obiettivi, tutto quello che puoi fare è continuare a procedere nella direzione a cui dai valore. E’ impossibile  controllare il futuro. Quello che puoi controllare è la tua capacità nel proseguire il tuo viaggio, passo dopo passo, imparando e crescendo man mano che vai avanti.

Avere successo nella vita significa vivere secondo i propri valori. Adottare questa definizione implica che puoi avere successo adesso, che tu abbia raggiunto o meno i tuoi obiettivi . La realizzazione è qui in questo momento, ogni volta che agisci in linea con i tuoi valori. E sei libero dal bisogno dell’approvazione altrui. Non hai bisogno di qualcuno che ti confermi che “stai facendo la cosa giusta”. Tu sai quando stai agendo secondo i tuoi valori e basta questo.

Naturalmente questo non significa rinunciare ai propri obiettivi; significa semplicemente che sposti l’accento in modo che nella tua vita apprezzi quello che hai invece di concentrarti continuamente su quello che non hai.

Può succedere, tuttavia, che molti di noi, effettivamente, in più occasioni perdano la loro rotta. Si fanno prendere da pensieri inutili, lottano contro emozioni dolorose e agiscono in modo controproducente. Ma attraverso l’impegno prima o poi si ritorna in carreggiata ….. Come??

Bene, il primo passo quando si perde la rotta è riconoscerlo coscientemente essendo pienamente presenti a quello che sta succedendo. Allo stesso tempo, è necessario accettare il fatto che, una volta che ciò è accaduto, non si può fare nulla per cambiarlo; non abbiamo alcun modo di modificare il passato.

E se anche può essere utile riflettere sul passato e pensare cosa potremmo fare di diverso la prossima volta, non ha senso rimuginarci sopra e crocifiggerci perché non siamo perfetti.

Quindi accettiamo di aver deviato dalla rotta, accettiamo che è una cosa passata e non possiamo cambiarla, e accettiamo di essere umani e, in quanto tali, imperfetti.

Il secondo passo è chiedersi: “Che cosa voglio fare adesso? Invece di indugiare sul passato, cosa posso fare di importante nel presente?”.

Poi il terzo passo è, naturalmente, agire con impegno coerentemente con quel valore.

Se all’inizio non riesci, prova, prova ancora; e se ancora non funziona, prova qualcosa di altro.

Ma anche qui occorre fare una sottile distinzione. Ogni volta che ti trovi di fronte ad una sfida significativa, avrai alle spalle i demoni del “E’ troppo difficile”, “Non ce la puoi fare! Lascia perdere” ti dirà la tua mente.  E allora la tentazione è quella di rinunciare e provare qualche altra cosa. Spesso però quello che serve è proprio la perseveranza. Prestando piena attenzione a quello che stai facendo e notando gli effetti che si producono, sei nella posizione migliore per rispondere a questa domanda: “Per raggiungere i miei obiettivi devo perseverare con il mio comportamento o cambiarlo?”. Poi, a seconda della tua risposta, impegnati o a cambiare comportamento o a persistere con quello.

Nel corso della vita incontriamo ogni genere di ostacolo, difficoltà, sfide e ogni volta che questo succede ci troviamo di fronte a un’alternativa: possiamo accogliere la situazione come un’opportunità per crescere, imparare ed evolverci oppure possiamo combattere, lottare e fare di tutto per evitarla.

Accogliendo le opportunità dentro le tue difficoltà la tua vita diventerà più ricca e significativa.

C’è un antico motto orientale che dice: Se non decidi dove andare, finirai dovunque vai”. Per vivere una vita piena hai bisogno di una direzione, e i tuoi valori sono lì, nel profondo del tuo cuore, ad indicartela. Quindi connettiti con quei valori; usali come guida. Sviluppa un senso di risolutezza.

Apprezza quello che hai nella tua vita adesso. Questo è importante perché il presente è l’unico tempo che hai. Il passato non esiste più; non è altro che ricordi nel presente. E il futuro non esiste ancora; non è altro che pensieri e immagini nel presente. L’unico tempo che hai è questo momento, quindi traine il massimo, nota cosa succede, apprezzalo nella sua pienezza!

E ricorda: la vita dà il massimo a chi trae il massimo da ciò che la vita gli dà.

Le cause di fallimento più comuni

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“Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio.” S.Beckett

Secondo autorevoli ricercatori quali Robert Sternberg, conosciuto dai più per la sua teoria triarchica dell’amore , possedere buone abilità in generale non vuol dire non commettere mai errori, ma riuscire ad imparare dagli errori compiuti in passato in modo da non ripeterli nel futuro.

Fra le cause dei nostri fallimenti, una delle più comuni consiste nella incapacità di tradurre il pensiero in azioni concrete. La cultura occidentale di cui facciamo parte accetta come un dato ormai acquisito la separazione tra il pensiero e l’azione; nel tentativo di migliorarci oppure per timore di sbagliare, tendiamo a riflettere sulle azioni commesse ieri e a pensare in anticipo alle azioni che faremo domani.

Potremmo chiamarla la strada dei rimpianti e delle occasioni perdute, poiché in questo modo non si fa altro che pensare a cosa avremmo fatto se ci fosse stata offerta un’altra opportunità, cadendo non di rado in dilemmi dal sapore amletico.

Nonostante le buone intenzioni le idee generate in questo modo si rivelano alquanto improduttive, dato che difficilmente si tradurranno in azioni efficaci: si tratta dell’esatto contrario del “cogliere l’attimo fuggente”, poiché a forza di chiedersi quale sia l’occasione giusta non si riesce a raggiungere alcuno scopo importante nella vita.

Strettamente legato a questo troviamo la mancanza di motivazione che affligge quanti non riescono a dare forza alle loro scelte che finiscono per rimanere solo proiezioni in un tempo indeterminato che prima o poi verrà quando tutte le congiunzioni astrali saranno al posto giusto.

Chi si affida solo a motivazioni esterne, come ad esempio l’approvazione dei genitori, per perseguire i propri obiettivi, alla lunga perde di vista il significato delle proprie azioni e tende anche ad arrendersi prima del tempo, mentre chi riesce a motivarsi all’interno prova un interesse reale e sincero per quello che fa.

Anche il rimandare continuamente l’inizio di un’attività rientra tra i fattori in grado di diminuire fortemente il coinvolgimento della persona, la quale appare impaurita di fronte alle responsabilità richieste per portare avanti un compito.

Consideriamo ad esempio il caso di uno studente universitario che non riesce a terminare gli studi perché si è arenato al momento di dover elaborare la tesi conclusiva. Piuttosto che prendersi l’impegno di scrivere la tesi, preferisce rimandare il suo incontro con le responsabilità tipiche dell’essere adulto, come trovare un lavoro e il non essere più dipendente economicamente dai genitori.

Sul piano interpersonale, la paura di cominciare una relazione pienamente coinvolgente, fatta anche di impegno, attanaglia tutti quelli che non riescono oppure non vogliono andare oltre una conoscenza superficiale del partner di turno e che sono abituati a terminare le relazioni prima che queste diventino qualcosa di più serio.

A questi ostacoli Sternberg ne aggiunge un altro, forse più subdolo dei precedenti ma altrettanto frequente: l’eccessiva fiducia riposta nelle proprie abilità  cognitive ed emotive, oppure al contrario la totale mancanza di essa.

Mentre sembra intuitivamente corrispondete al vero che chi non possieda almeno un minimo di fiducia nelle proprie abilità soltanto con estrema difficoltà potrà raggiungere degli obiettivi concreti nella vita, meno comprensibili ci appaiono i danni che un eccesso di fiducia in se stessi possono provocare.

In realtà, la mancanza di umiltà impedisce di prendere atto degli errori compiuti, svolgendo così la funzione di freno al raggiungimento dei risultati che ci aspettiamo.

In ultima analisi il fallimento è qualcosa che fa parte della vita, l’importante è sapersi rialzare, prendersi le proprie responsabilità non avendo paura di mettersi in gioco.

“Fear of failure must never be a reason not to try something.” Frederick Smith

Il Primo passo …..

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“Non è abbastanza fare dei passi che un giorno ci porteranno ad uno scopo, ogni passo deve essere lui stesso uno scopo, nello stesso tempo in cui ci porta avanti.  ” Goethe

Il cammino che decidiamo di intraprendere, ogni maratona, ogni marcia, ogni corsa, ogni passeggiata, indipendentemente dalla lunghezza o dalla difficoltà del percorso, inizia con un primo passo.

Quando si decide di fare qualcosa il primo passo è il più importante di tutti e quello che va fatto il prima possibile, perché, appena lo avremo compiuto, avremo concretamente iniziato a muoverci nella direzione dei nostri obiettivi e staremo già viaggiando sulla strada.

Con questo non voglio dire che il resto del percorso non richieda impegno, ma è molto più facile mettere un piede dietro l’altro, dopo che si è mosso il primo passo, in un certo senso ci si è già immessi sulla strada giusta, la parte più difficile è stato scegliere di farlo individuando la direzione verso cui incamminarsi.

Dunque il primo passo è importantissimo, perché senza quello non si comincia mai e si potrebbe rimandare all’infinito.

Fai qualcosa, anche di minimo, ma che ti dia l’impressione di aver cominciato.

Per esempio hai deciso di dimagrire? Il primo passo potrebbe essere cercare il numero di telefono delle palestre vicino a casa, fissare un appuntamento dal dietologo, gettare nella spazzatura tutti i dolci che hai in casa …. Hai deciso di riprendere a studiare? Telefona per chiedere informazioni alla scuola alla quale hai intenzione di iscriverti, esci per comprare libri sull’argomento che vuoi approfondire oppure prendi la tua agenda e pianifica il tempo che dedicherai durante la settimana allo studio.

Ora prova a fermarti un attimo …. Ascoltati …. E pensa, se vuoi puoi scriverlo, una sorta di impegno con te stessa, qual è il primo passo che puoi fare adesso per andare verso il tuo obiettivo. Scegli qualcosa di semplice e assicurati che sia qualcosa che puoi fare subito, domani al più tardi.

Non avere fretta di vedere subito il risultato finale. Gustati i piccoli successi quotidiani che, messi insieme, ti porteranno alla meta. Raramente è possibile bruciare le tappe e arrivare in fondo velocemente. I risultati così ottenuti sono spesso fittizi e destinati a crollare miseramente in poco tempo.

L’importante è mettersi in movimento verso il proprio futuro e agire ora!!

 

Ricordati sempre che,

un passo per volta si macinano i chilometri

e si arriva dappertutto!!!

 

Azione senza pressione: le buone regole dell’attività

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“La felicità è il risultato dell’azione giusta” A.Comte-Sponville

La pro-attività può essere un’occasione ma anche una minaccia, vediamo in che modo.

Può essere un’occasione per trovare la propria autorealizzazione ma anche minaccia di fallire e di essere giudicati per questo.

Agire è necessario ma non in qualsiasi stato d’animo e a qualsiasi prezzo; d’altra parte non dobbiamo fare dell’inazione l’unica maniera per proteggere la nostra autostima.

Il grado di dolore che un’azione può arrecare al nostro sistema di autovalutazione interiore viene notevolmente influenzato dal modo in cui l’azione è preceduta da anticipazioni più o meno inquiete e rimuginii più o meno realistici. La cosiddetta “ansia anticipatoria da prestazione”, quel tormento che ci pervade nell’imminenza di un’azione e che spesso ci fa desistere dal fare quel famoso e fondamentale “primo passo” e che durante la messa in azione, se non ci siamo bloccati prima, ci fa procedere ossessionati dal rischio del fallimento e alla fine dell’azione, come se non bastasse, ci fa vivere ancora più angosciati nell’attesa di una nuova azione.

E’ quindi fondamentale riflettere sulle buone regole per un azione serena.

La prima è quella di moltiplicare le azioni per banalizzarne la paura.

La poca pro-attività ci fa ingigantire gli ostacoli, gli inconvenienti dovuti ai fallimenti o le difficoltà dei possibili contrattempi.

Ci fa anche idealizzare il significato dell’azione: a meno di compierla perfettamente, non ce ne riconosciamo il diritto; da ciò quindi la tendenza a rimandare.

Questa è una delle ragioni per cui nei percorsi di counseling che propongo, spesso invito la persona che ha difficoltà, a mettersi in gioco ad esercitarsi, dando dei veri e propri “home work”, ripetendo piccole pratiche per prendere confidenza con la  “messa in atto”. Azioni semplici, come telefonare a dieci negozi diversi per chiedere un’informazione oppure chiedere la strada o l’ora a dieci passanti per la strada, che nella loro moltiplicazione insegnano l’ovvietà di certi gesti ripulendoli dalla paura della prestazione.

In questo caso non si parla di un superamento eroico di sé ma semplicemente di riprendere contatto con la vita, riflettendo su quelle che sono le difficoltà vere e su quelle che lo sono solo in parte per renderci conto che il più delle volte siamo noi stressi a crearci degli ostacoli.

Un altro problema relativo all’azione è quello della flessibilità: se è tanto importante sapersi impegnare nell’azione, altrettanto è disimpegnarsi in funzione alle informazioni che si sono ottenute man mano che procediamo.

Se, per alcune persone, è difficile partire, le stesse, una volta iniziato, non sanno più fermarsi. Questa difficoltà a frenare viene chiamata “perseveranza nevrotica”, l’ostinazione fine a se stessa il cui motto potrebbe essere: “adesso che ho cominciato, devo finire e arrivare a tutti i costi”.

Cosa significa essere flessibili? Vuol dire saper rinunciare a proseguire quando ci si rende conto che il raggiungimento dell’obiettivo potrebbe essere troppo costoso in termini di tempo e di energie.

Le buone regole dell’agire bene a volte richiedono il sapervi rinunciare e per fare questo oltre ad una buona dose di flessibilità c’è bisogno anche di una discreta autostima in modo da non sentirci sminuiti per il fatto di smettere o di cambiare idea.

Ecco quindi la seconda regola che potremmo riassumere con la “capacità di un’azione flessibile: sapersi impegnare e sapersi fermare”

Di per sé difficile, questa capacità d rinunciare e di disimpegnarsi è ancora più complessa quando riguarda impegni presi di fronte agli altri, di fondamentale importanza diventa, quindi, riconoscersi questi diritti:

  • Il diritto di sbagliare
  • Il diritto di fermarsi
  • Il diritto di cambiare idea
  • Il diritto di deludere
  • Il diritto di arrivare ad un risultato imperfetto.

In mancanza di questo saremo potenzialmente vittime di tutte le possibili manipolazioni, oltre che vittime di noi stessi e della nostra testardaggine.

Gli stereotipi sociali valorizzano eccessivamente il fatto di non cambiare mai idea, stiamo attenti a questa trappola che potrebbe portarci in strade senza via d’uscita dove l’unica meta che potremmo raggiungere sarà la frustrazione.

Terza regola : non dobbiamo agire soltanto per riuscire o per ottenere un risultato. Dobbiamo anche agire per l’azione stessa.

In un certo senso l’essere umano è nato per l’azione ed esiste un legame indissolubile tra il suo benessere e l’agire quotidiano; l’azione appaga …..

La formula vincente è “essere presente in tutto quello che faccio”. Assorbirmi nell’azione e abituarmi regolarmente a non giudicare quello che faccio, se è riuscito o no. Semplicemente farlo, oppure non farlo ma in piena coscienza e in totale accettazione.

Un giorno una mia cliente , alla fine di un percorso, mi ha restituito una frase che potrebbe essere la prima buona regola di un buon agire “per far bene, a volte bisogna sapere non far niente”!

 

Scegliere la libertà

catena spezzata

In genere, quando proviamo una sensazione forte e intensamente disturbante in relazione a qualcosa, soprattutto quando l’agitazione è sproporzionata rispetto a quello che sta accadendo, siamo di fronte al segnale che un’abitudine emotiva sia entrata in azione.

E qui si pone il punto di svolta: possiamo lasciare che la reazione prenda il sopravvento, nella trance indotta dall’abitudine, oppure portare un’attenzione più piena a ciò che sta accadendo, entrando ancora di più in contatto con  il disagio e con qualsiasi altro sentimento doloroso, o anche disperato, si nasconda sotto la superficie.

Se, invece di esaminare l’emozione con piena coscienza, la mettiamo semplicemente in atto, non facciamo altro che rafforzare l’abitudine. Se invece scegliamo di confrontarci con l’abitudine, diventando più attenti al miscuglio di pensieri impazziti e sentimenti sconvolgenti, evitando di farci spingere all’azione da loro, si verificherà una progressione tipica il cui risultato sarà che le emozioni inzieranno a fluire attraverso di noi, piuttosto che a controllarci.

Inizialmente, quando rivolgiamo la consapevolezza verso l’esperienza è probabile che i sentimenti diventino anche più intensi e dolorosi. Ma, se rimaniamo con loro, li sentiremo indebolirsi progressivamente e diventare più sopportabili. Poi, se continuiamo a sostenere l’attenzione con continuità mentre la nostra mente attraversa i vari stadi del cambiamento, può succedere che dalla con-fusione emergano intuizioni sulle nostre continue coazioni a ripetere, sui nostri “schemi” comportamentali. L’emergere delle intuizioni e delle possibili soluzioni e vie d’uscita portano con sé l’indebolimento del meccanismo che ci tiene prigionieri.  E’ come se lo schema sapesse che non abbiamo più tanta paura di provare quelle emozioni e allentasse la presa per poi scomparire dalla nostra mente.

La prossima volta che esso comparirà avremo quindi una maggiore familiarità con lui e una maggiore consapevolezza di quello che sta accadendo riuscendo così a distinguere con più chiarezza come opera.

Se vogliamo spezzare la catena dell’abitudine è necessario cercare di diventare coscienti del “magico quarto di secondo”, l’intervallo tra l’intenzione e l’azione, raffinando la consapevolezza così da poterci soffermare con una precisione pienamente cosciente sulle nostre intenzioni.

Un mezzo per sviluppare questa qualità è la pratica della meditazione che si esegue camminando.

Prima di ogni passo , prima di ogni cambio di direzione, la mente genera l’intenzione di compiere un movimento. La piena coscienza porta quel momento, quarto di secondo, a livello di consapevolezza.

State in piedi con le gambe divaricate in modo che tra un piede e l’altro ci sia una distanza simile a quella dell’ampiezza delle vostre spalle. Prendete consapevolezza delle sensazioni che provate, mentre passate mentalmente in rassegna il corpo.

Provate le sensazioni che provengono dalle gambe e dai piedi: la pressione del vostro peso distribuita sulle suole, le sensazioni in ciascuna delle vostre gambe, che stanno facendo piccoli movimenti per mantenervi in equilibrio …

Se la mente si rivolge ad altri pensieri, riportatela semplicemente alle sensazioni legate ai piedi e alle gambe.

Ora iniziate gradualmente a spostare il peso su un solo piede. Osservate le sensazioni legate al movimento … la leggerezza o la pesantezza di ciascuna gamba…

Verificate quanta accuratezza riuscite a mettere nell’osservazione della sensazione che provate, mentre spostate il peso sull’altro piede. Stabilite se si tratta di fatica, pressione, tensione, o tremore e prendetene nota.

Ora sollevate lentamente un piede e appoggiatelo sul pavimento davanti a voi, spostando su di esso il vostro peso. Sperimentate le sensazioni mutevoli suscitate dal vostro movimento, il contatto con il pavimento, lo spostamento dei muscoli quando muovete la gamba …

Quando arrivate alla fine del tratto di strada che state percorrendo, oppure avete bisogno di cambiare direzione, prendete prima consapevolezza del fatto che siete in piedi, poi del processo necessario per girarvi e cambiare direzione.

Muovetevi con circospezione, assorti nell’esperienza di camminare e nelle sensazioni delle vostre gambe e dei vostri piedi, concentrandovi sull’esperienza presente. Quando la mente si distrae tornate con consapevolezza alle sensazioni legate al movimento.

Camminate ad un ritmo che vi consenta di essere pienamente coscienti…..

Potete fare questa esperienza di osservazione in qualsiasi altra situazione, anche con le vostre reazioni emotive. Provate a fare pratica durante la giornata, in modo da capire quanti momenti di intenzione riuscite a cogliere in quel “quarto di secondo” che precede ogni azione.

Per esempio se qualcuno fa qualcosa che vi irrita, prima di reagire fermatevi e portate la consapevolezza sulle vostre intenzioni. Osservate quale sia il vostro impulso, che cosa avreste voglia di fare, e provate a considerare altre possibili reazioni.

E’ sorprendente con quanta velocità il cervello riesca ad elaborare le informazioni, facendo rientrare moltissimi dati in quel quarto di secondo che vi accorgerete sarà più che sufficiente per liberarsi della catena delle reazioni “abitudinarie”

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liberamente tratto da:

T.Bennett-Goleman – Alchimia Emotiva ed. BUR

Azione e Autostima: darsi da fare per stimarsi …

AZIONE AUTOSTIMA

“ Agendo, a volte si sbaglia. Non facendo niente, si sbaglia sempre” R.Rolland

L’azione? È una parte di interiorità che si esprime….

L’autostima è certamente un rapporto con se stessi, ma si nutre d’azione. Essa può evolversi solo nelle oscillazioni con quest’ultima: riflessione e azione, azione e riflessione … E’ la respirazione stessa dell’autostima che è in gioco: essa soffoca nel solo rimuginio, nel solo ragionamento, nella sola discussione, anche se tutto ciò è lucido e intelligente.

L’azione è l’ossigeno dell’autostima. L’immobilità la rende fragile, il movimento la salva. Anche al prezzo di certi dolori: agire equivale ad esporsi, a fallire, a essere giudicati. Ma l’autostima si costruisce anche – spesso – su sogni infranti.

L’azione e l’autostima intrattengono stretti legami, in tre dimensioni principali:

  • La vera autostima si rivela sempre nell’azione e nel confronto con la realtà => essa può prendere forma solo attraverso l’incontro con il fallimento e il successo, l’approvazione e il rifiuto …. Altrimenti , si riduce ad una pura “dichiarazione”, come dicono gli specialisti dei sondaggi di opinione; noi non siamo soltanto quello che proclamiamo o immaginiamo di essere; non sempre facciamo quello che annunciamo di voler fare. La verità dell’autostima si situa, anche, sul terreno della vita quotidiana, e non solo ai vertici dello spirito.
  • L’azione è facilitata dall’autostima => uno dei sintomi dell’autostima fragile consiste appunto nella complessità dei rapporti con l’azione. Nelle persone con una bassa autostima, essa è temuta e respinta (è la procrastinazione), perché si ha paura di rivelarsi deboli, di lasciar trapelare i propri limiti. Oppure è cercata come mezzo per ottenere ammirazione e riconoscimento, ma tollerata solo se vincente.
  • L’azione nutre, plasma, costruisce l’autostima => essa è, insieme ai legami sociali, una delle due grandi fonti di nutrimento. Tutto il resto non è altro che suggestione, nel bene e nel male.

Come agire senza troppo soffrire? Per reintrodurre nella nostra vita il movimento della vita stessa, vi sono timori che vanno respinti, abitudini che vanno messe in discussione, regole che vanno applicate: evitare di aver paura di fallire, evitare di dipendere dal successo, evitare di credere nella perfezione …..

Agire e trarre insegnamenti dall’azione rappresenta quello che si può fare di meglio per la propria autostima.

Immobili, restiamo nel nostro mondo personale. In azione, lo modifichiamo e soprattutto lo apriamo…. Arrovellarsi troppo è inefficace. Tenuta a distanza dagli insegnamenti dell’azione, l’autostima entra in tensione, si chiude in se stessa, diventa sempre più fragile. E’ grazie ai continui scambi con la vita che possiamo aspira re a costruirci, svilupparci, a espanderci, a conoscerci, non restando nel bozzolo del nostro io.

Sottraendoci al reale ci fossilizziamo. Andandogli incontro possiamo crescere. E’ l’azione che apre al mondo dandoci l’opportunità di scoprire e di realizzarsi ….

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