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Linfa nuova per i nostri obiettivi

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Fissare degli obiettivi è il primo passo per trasformare l’invisibile in visibile.
Anthony Robbins

Se non sappiamo dove stiamo andando, non possiamo certo perderci ma è anche evidente che non arriveremo mai.

Non avere uno scopo nella vita significa soprattutto essere incapaci di decidere fra le mille opportunità che ci vengono offerte, finendo per prendere ciò che capita a portata di mano, senza però attribuire un particolare significato alla cosa perché non si riesce ad inserirla in uno schema personale.

In altre parole quello che finiamo per fare non proviene dalla nostra motivazione interna, quel motore che ci spinge ad agire a prescindere dalla meta, che pompa il sangue nelle nostre vene dandoci l’inebriante sensazione di vivere pienamente. Bensì proviene da quella che possiamo chiamare motivazione esterna, ossia la spinta all’azione per raggiungere un determinato obiettivo che ci fa raggiungere un certo risultato che non smuove però la potenza propulsiva del nostro motore interno.

Talvolta poi, specialmente se la nostra motivazione nel raggiungere uno scopo è del secondo tipo, attraversiamo periodi in cui siamo stanchi di tutto quello che facciamo, in cui nulla riesce a catturare il nostro interesse: la professione ci annoia, la vita privata è monotona e ci sembra che il futuro non abbia nulla in serbo per noi.

E’ come se avessimo inserito il pilota automatico, tutto diventa meccanico e cala il gusto per ogni nuova sfida.

Questa difficoltà interiore a muoversi a lungo andare comparirà anche in visibili segni esteriori: ci si lascia andare, ci si preoccupa meno del nostro aspetto, si diventa più stressati nel ripetere costantemente le stesse cose. Tutti questi sono campanelli d’allarme da non sottovalutare, sappiamo quanto può essere pericolosa la china discendente per il nostro benessere psico-fisico…..

E’ ora d’immettere nuova linfa! E’ venuto il momento di reinventare la nostra vita! Occorre trovare nuovi interessi, darsi nuovi obiettivi.

Attorno a noi la vita muta costantemente e, se non andiamo di pari passo con questi mutamenti, un giorno o l’altro, ci troveremo costretti a prendere in fretta decisioni che non avevamo mai vuoto nemmeno considerare.

D’altra parte c’è chi potrebbe obiettare a questa azione di forza per trovare nuovi scopi proponendo l’attesa, invece di prefiggersi degli obiettivi e provocare intenzionalmente un mutamento,  aspettando che il cambiamento maturi spontaneamente.

Certo si può sperare che, cambiando le circostanze, la situazione migliori da sola e su questo non c’è nulla da dire, almeno finchè si è soddisfatti di come vanno le cose.

Se però si continua ad essere scontenti e insoddisfatti, aspettare i cambiamenti invece di provocarli in prima persona è una strategia frustrante e snervante che non porta a nulla se non ad aumentare progressivamente la sfiducia in noi stessi e nelle nostre capacità.

E in ogni caso, fino a quando si può aspettare? Se non ci poniamo una scadenza precisa da rispettare l’attesa può rivelarsi una scusa per l’inattività.

Perseguire nuovi obiettivi, siano essi grandi o piccoli, spesso può essere più semplice di quanto si crede e pure divertente se attiviamo quella parte giocosa e libera sempre pronta a nuove scoperte ed esplorazioni.

Proviamo a scoprire che cosa è che ci rende quella persona unica che siamo e riconsideriamo le priorità che ci siamo posti; cambiamole, generiamo nuove idee e proviamo ad allargare il nostro orizzonte, può anche essere che troviamo il paesaggio dei nostri sogni ….. perché no?

Non sei mai troppo vecchio per fissare un altro obiettivo o per sognare qualcosa di nuovo. C.S. Lewis

Esprimere il potenziale

POTENZIALE

La grande sfida è diventare tutto ciò che hai la possibilità di diventare. Tu non puoi immaginare cosa fa allo spirito umano il massimizzare il tuo potenziale umano ed estenderlo fino al limite. Jim Rohn

Diversi insegnamenti indicano che l’essere umano è costituito da un nucleo centrale, la sua parte “essenziale”, che è stato chiamato Anima, Io profondo, Sé. Questo nucleo contiene in potenza ed è la fonte di tutto ciò che l’essere umano andrà esprimendo nella sua vita. È la nostra ESSENZA.

Molti hanno cercato di descrivere questa essenza. Le descrizioni sono sempre approssimative: “ un dito che indica la luna, ma non la luna stessa”. Possono però aiutarci ad intuire la presenza della nostra essenza, a percepire che è sempre lì, che non dobbiamo costruirla ma ri-conoscerla, perché è ciò che siamo profondamente.

Una di queste descrizioni, che a me è piaciuta molto,  indica le tre qualità fondamentali della vita in ogni sua manifestazione: intelligenza, affettività ed energia ( A.Blay => psicologia dell’autorealizzazione) . Ogni essere umano è formato da queste tre energie , a livello fisico come a livello psichico e spirituale. La nostra essenza, il nostro essere è costituito da tre centri che in realtà formano un’unità.

Dal nostro centro di affettività proviene tutta la capacità di sentire: empatia, allegria, compassione, ma anche la coscienza della bellezza e soprattutto la coscienza dell’unità della vita. E’ questa percezione di unità che calma l’angoscia di separazione e di isolamento, quell’emozione che sperimentiamo proprio quando viviamo lontani dalla nostra essenza.

Dal nostro centro di intelligenza provengono tutti i processi del pensare, analizzare, comprendere. E’ un’espressione della nostra intelligenza tutto ciò che riguarda la conoscenza, il potere di osservare, di elaborare dati, di scoprire le relazioni tra le cose, l’insight e l’intuizione. Il contatto con questo aspetto della nostra essenza risveglia e calma la sete di sapere chi siamo profondamente, il senso dell’esistenza.

Dal nostro centro di energia derivano tutti i processi relativi a forza, costanza, sicurezza, vitalità, e anche solidità e stabilità. Il contatto con questo centro calma la sensazione di essere come una foglia al vento insicuri e impotenti.

Guardiamo quindi l’essere umano come un’asse con tre qualità fondamentali che formano il suo potenziale essenziale e che si esprimono in ogni atto della sua vita. E’ qualcosa che ci appartiene dalla nascita e che siamo invitati a sviluppare e ad esprimere. Lo sviluppo di queste qualità costituiscono il nostro modo di essere e di stare nel mondo: viviamo esprimendo comunque, che ne siamo consapevoli o meno, la nostra essenza.

Tutto quanto esprimiamo è parte di essa, viene da essa, è essa stessa, lo stesso Sé che si manifesta.

Detto questo possiamo chiederci come mai l’essere umano esprima così poco della sua essenza; emerge qui la nozione di “falsa personalità” o “velo”, una maschera che copre e nasconde l’io profondo e che ci fa credere che noi non siamo quello che siamo – l’essenza – e che siamo quello che non siamo – la falsa personalità.

Forse, quindi il senso dell’esistenza è il dis-velare quello che è velato e ce lo insegna la scuola della vita attraverso le sue esperienze, se riusciamo a imparare da esse.

Lo sviluppo delle qualità non è garantito dallo scorrere del tempo. Solo se la persona matura questo potenziale potrà emergere sempre di più e meglio.

Evolversi o svilupparsi significa quindi poter individualizzarci e manifestare aspetti ogni volta più ricchi e luminosi: un’intelligenza più chiara; un amore più aperto; un’energia più solida.

Quando esprimiamo il nostro potenziale, cresciamo non solo oggettivamente, nel senso che sviluppiamo maggiori abilità, ma anche soggettivamente, in quanto diventiamo più coscienti di noi stessi. Esprimere il nostro potenziale in modo creativo ci fa scoprire che Siamo, che esistiamo; e così cresce in noi un senso interiore di presenza. E nel momento in cui ci sentiremo più centrati nella nostra essenza, scopriremo uno stato di pace e di libertà più profondo e ci accorgeremo di non dipendere dalla contingenza delle situazioni concrete. Potremo vivere situazioni sgradevoli o dolorose, ma lo faremo sotto un segno di accettazione e di interezza.

Voglio terminare con un piccolo racconto che più di mille spiegazioni teoriche illustra la differenza che esiste tra il vivere con Presenza ed esistere senza questa coscienza di Essere.

“ Un forestiero arriva in un paese e mentre visita il cimitero resta colpito dalla lapidi: “… visse 3 anni e 10 mesi”, “ visse 4 anni e 3 giorni”, “visse 2 anni, 3 mesi e 14 giorni”. Osserva che tutte le tombe riportano periodi di tempo simili. Viene colto da una profonda compassione per la perdita prematura di così tante vite, perciò chiede al custode, una persona anziana dalla lunga barba: “Cosa è successo? Che disgrazia è capitata che sono morti così tanti bambini?” L’anziano risponde: “No, nessun bambino; qui siamo tutti longevi; è che abbiamo una tradizione: quando nasciamo, ci viene dato un quaderno nel quale annotiamo i momenti nei quali siamo stati realmente Presenti nella nostra vita, perché solo quando siamo Presenti è Vita. Nelle lapidi viene perciò segnato solo il tempo realmente vissuto dalla persona”.

Nel bene e nel male è per noi ….

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C’è un’isola di opportunità in mezzo a ogni difficoltà. Anonimo

L’Universo è una perfetta combinazione di ostacoli e benedizioni.

E’ bene sempre tenere a mente, per sviluppare al meglio coraggio e capacità per raggiungere i nostri sogni, che le sfide che ci troviamo davanti sono disegnate perfettamente per noi.

Per quanto sia difficile accettarlo, specialmente nel momento in cui ci troviamo nel mare burrascoso delle difficoltà, non ci vengono mai presentate situazioni che non siano all’altezza delle nostre capacità di superamento.

D’altro canto se camminiamo nella vita con gli occhi chiusi o con lo sguardo troppo per aria è inevitabile, prima o poi, finire in una pozzanghera di fango, ed è altrettanto normale chiedersi come mai si è finiti lì. La differenza sta nella maniera in cui ci poniamo questa domanda.

Un modo è quello di sentirci vittime di quello che ci è accaduto, con la perenne domanda “perché capitano tutte a me?”

Il risultato di questa modalità “vittimistica” è la chiusura totale nel vedere oltre, e ci lascia in uno stato di immobilità ai piedi della vita con davanti a noi una serie infinita di pozze di fango.

Al contrario se intendiamo imparare dalla vita, potremmo aprire gli occhi su un orizzonte più grande; sedendoci sulle radici della vita pronti ad imparare, comprendere e sentire, sviluppando l’intuizione e tirando fuori le capacità creative di adattamento a quello che ci accade.

Per poter fare tutto questo è però fondamentale avere ben presente che qualunque cosa ci accade non sta succedendo a noi ma per noi. Questa è la lampadina di Archimede, il cambio di paradigma che ci trasporta da una visione passiva di noi stessi ad una visione attiva e aperta a tutto ciò che la vita ci pone di fronte.

In tutto quello che troviamo sul nostro cammino c’è sempre un’opportunità da cogliere, un’occasione per comprendere cose che altrimenti non avremmo mai capito, una possibilità di evolvere lasciando dietro di noi quello che non serve più.

Ogni cosa è per noi, nel bene e nel male!

Ci è stato dato il potere incredibile di scegliere, di creare la nostra vita e la responsabilità di queste decisioni è sempre la nostra.

Essere capaci di guardare in faccia ciò che non conosciamo senza paura, affidandoci alla nostra saggezza è quello che la vita ci chiama a fare ogni giorno.

Anche quando ci troviamo in una situazione che inizialmente è fuori dal nostro controllo, la scelta di stare in quella situazione o in quel modello di comportamento è nostra, così come la scelta di cambiare.

Non siamo onnipotenti e non abbiamo il potere di controllo su ogni cosa che ci accade, nello stesso tempo non possiamo sempre scegliere tutto quello che ci capita; siamo però responsabili di come reagiamo a quell’evento. Il libero arbitrio ci da’ la possibilità di utilizzare la consapevolezza e l’intuito per diventare ciò che possiamo diventare. Ecco perchè ogni cosa è per noi e se accade c’è senz’altro un motivo.

Spesso diamo la colpa agli altri, proiettando fuori di noi la nostra paura di cambiare, è infatti senz’altro più facile incolpare qualcun altro piuttosto che assumersi la responsabilità delle circostanze e così affrontare l’ignoto.

Proviamo a cambiare prospettiva e pensare, quando ci troviamo impantanati nella famosa pozza di fango, che ciò che sta accadendo non è a noi ma per noi.

Improvvisamente tutto cambia, i pezzi del disegno trovano la loro giusta collocazione e quello che ci sembrava un dramma o qualcosa di insuperabile diventa un’opportunità di crescita.

L’Universo è in uno stato di costante movimento, sempre in cambiamento, sempre in evoluzione e noi con lui. Allo stesso tempo c’è una cosa che rimane invariata a cui aggrapparci, una bacchetta magica di cui ognuno di noi è detentore: il nostro potenziale.

Si tratta di quella finalità interiore, inscritta in ognuno di noi, che rappresenta la meta finale verso cui tendiamo. La capacità di crescere nel potenziale che abbiamo dentro, la forza vitale che ci guida dipendono solo da noi.

Ricordiamoci che qualunque cosa ci accada non sarà mai in grado di intaccare chi siamo nel profondo!

Quello che Siamo resta invariato nel tempo, magari camuffato dalle maschere che ci mettiamo durante il viaggio, forse etichettato da giudizi e critiche inutili e distruttive, oppure così nascosto da sembrare inesistente.

Ma c’è! Sempre!

Abbiamo la vita a disposizione proprio per questo, realizzare chi siamo. Partiamo da noi stessi, prima di ogni altra cosa, in qualsiasi situazione e contesto.

Se ci sentiamo bloccati in una situazione che pensiamo di subire e dove ci sentiamo impotenti, ricordiamoci che non c’è niente di fermo nel flusso della vita. Le cose cambiano in continuazione.

Spesso la ragione dei nostri blocchi sta nel continuare a pensare gli stessi pensieri, mentre le cose cambiano, in noi si ricreano sempre uguali seguendo gli stessi schemi e questo perché abbiamo difficoltà a cambiare prospettiva.

Proviamo a ribaltare la situazione osservandola da un altro punto di vista che parta dal presupposto che tutto quello che succede è per noi. Anche quando ci pare di non poter fare nulla, possiamo sempre fare qualcosa dentro di noi.

Assumere questo nuovo punto di vista vuol dire cogliere il messaggio racchiuso in quella sfida. Nel fare ciò tracceremo dei segni indelebili dentro di noi che ci condurranno là dove si auspica che ogni essere umano possa arrivare: il punto centrale di noi dove è racchiusa tutta l’essenza della nostra vita.

Nel raggiungerlo apriamo un varco, che ogni volta si farà più ampio cosicchè  diventerà sempre più agevole la nostra manifestazione nel mondo , quel diritto inalienabile ad Essere!

Molto spesso ci lamentiamo del fatto che la vita non ci offre opportunità. Sbagliato! Siamo noi che non riusciamo a vederle. Diego Agostini

 

liberamente tratto da:

B.Pozzo – La vita che sei – Ed.BUR

Strategie di ottimismo: come rimanere ottimisti quando le cose vanno male.

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Quando un particolare problema ritarda lo sviluppo dei progressi che avevamo messo in conto, capita di frequente che siamo subito pronti a dubitare di noi stessi,della validità dell’obiettivo che ci siamo dati e dei risultati da ottenere.

Gli eventi inaspettati che portano scompiglio nella routine delle nostre attività costituiscono una minaccia per la nostra stabilità; la nostra reazione allora sarà esagerata e proprio questo panico improvviso ci impedisce di risolvere il problema al più presto possibile.

Non è il problema in sé a scuotere la fiducia in noi stessi, ma il nostro atteggiamento nei suoi confronti che ci preclude il superamento dell’ostacolo in maniera rapida e incisiva.

Se ci facciamo prendere dal panico non appena le cose vanno male indeboliamo notevolmente le nostre capacità di risoluzione delle situazioni. Non appena percepiamo un segnale di pericolo, ci irrigidiamo nella convinzione di non riuscire ad affrontarlo, decidendo per la fuga o l’abbandono; in altri termini non sviluppiamo appieno il nostro potenziale. Se pensiamo di essere dominati da forze al di fuori del nostro controllo, la nostra risposta sarà conseguente, ma se crediamo nella nostra capacità di dirigere gli eventi, possiamo attivarci per mettere in pratica le nostre idee.

Quello di cui abbiamo bisogno è la consapevolezza della nostra forza per poterne disporre in caso di emergenza.

Ogni problema ha un punto debole, ed è lì che occorre fare leva per sbarazzarsene: prima di risolverlo però bisogna affrontare tutta intera la difficoltà; cercare di sfuggirvi rappresenta solo una liberazione a breve termine. Occorre quindi analizzare bene quello che ci infastidisce e ci fa indugiare troppo: allora scopriremo che il problema non era poi così difficile come pensavamo.

Svisceriamolo in tutti i dettagli e poi sbrogliamo la matassa verso la soluzione: ci accorgeremo di quanto ci sentiremo sollevati e sicuri delle nostre capacità. Concentrarsi sull’ostacolo da superare ci permette di perdere il controllo della situazione, privandola così dell’aspetto minaccioso. Smontando il problema in tutte le sue parti, sapremo trattarle ad una ad una con successo.

Ecco dunque i tre passi principali per conservarsi decisi a proseguire anche in una situazione difficile:

OSSERVARE – DECIDERE – AGIRE

Facciamo un esempio. Un giorno notate che una vostra collega di lavoro vi risponde a malapena: sembra che sia furiosa. Vi chiedete cosa possa essere successo e se avete fatto qualcosa per irritarla tanto, per cui cominciate ad osservare come si comporta con gli altri. E’ scortese con tutti o solo con voi?

A seconda di come valutate il suo comportamento, dovrete decidere cosa fare. Se la collega è ostile solo nei vostri confronti, potete girarle al largo e aspettare che passi la tempesta (non-azione), oppure potete chiederle che problema ci sia (azione). A seconda del vostro grado di sicurezza scegliete l’una o l’altra opzione (azione o non-azione).

Se però notate che la collega è brusca con tutti, avete sempre due possibilità: se vi è indifferente, probabilmente la ignorerete per un po’ (non –azione); se siete interessati a lei o a mantenere un’atmosfera gradevole in ufficio, forse vorrete rivolgerle la parola per scoprire le ragioni del suo cattivo umore (azione).

Il più delle volte si sceglie la non-azione perché si teme di andare a scoprire la realtà. Invece di chiarire la situazione, ci avveleniamo la vita elucubrando sulla possibilità di avere fatto qualcosa all’altra persona per offenderla. Invece di puntare a scoprire la verità, ci torturiamo rivolgendoci accuse ed evocando fantasmi; in altre parole, ci rifugiamo nell’elucubrazione mentale, ma così non facciamo altro che crearci delle angosce.

Assumere un atteggiamento costruttivo per la soluzione delle difficoltà allarga lo spettro delle possibilità che abbiamo perché meglio sapremo risolvere le piccole difficoltà e più grande è la probabilità di essere in grado di tener testa nelle situazioni più difficili. Imparando a trattare i problemi spinosi, estenderemo i confini di ciò che siamo consapevoli di fare e sperimentare, collocandoci giustamente sulla strada che porta alla nostra pena realizzazione.

Proviamo a rimuovere gli ostacoli e poi a dimenticarcene. Possiamo fare davvero tutto quello che vogliamo, possiamo superare le difficoltà e, mente le vinciamo, conosceremo meglio noi stessi, le nostre capacità e le nostre potenzialità per ottenere le cose

Il Counseling un’ arte maieutica

COUNSELING

” Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore per aiutarla non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di indirizzarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, la responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per autocomprendersi e per modificare il loro concetto di sè” Carl Rogers

Autoefficacia,coping,resilienza tutte caratteristiche che sono dentro di noi ma che spesso sono ricoperte da tonnellate di detriti che ne impediscono l’attivazione. Come fare??? Dove andare per essere aiutato ad aiutarsi???

nel grande bacino delle “relazioni d’aiuto” si colloca il Counseling, un modo nuovo di affrontare problemi che coinvolgono l’individuo, di impostare la relazione di aiuto in sintonia con l’esigenza di valorizzare le risorse personali di ognuno.

Il Counseling può essere definito come la conduzione di colloqui che coinvolgono temi personali privati ed emotivamente significativi per l’interlocutore, in cui questo viene “aiutato ad aiutarsi”, a gestire, cioè, i suoi problemi utilizzando le proprie risorse personali senza dipendere da interpretazioni, consigli o direttive fornite da un altro, per quanto esperto possa essere.

E’ un’arte maieutica che non si propone di addestrare, né di curare: il suo obiettivo è quello di tirare fuori le potenzialità presenti in ciascuno. Il presupposto è che una persona abbia già in sé le potenzialità necessarie, deve solo imparare a riconoscerle e usarle.

L’aiuto non consiste tanto nel proporre soluzioni e nell’eseguire complicati riaggiusta menti “terapeutici”, quanto piuttosto nel togliere gli ostacoli che non permettono alle energie che la persona possiede di manifestarsi.

Compito del Counseling è quello di dare al cliente un’opportunità di esplorare, scoprire e chiarire dei modi di vivere più fruttuosi e miranti ad un più elevato stato di Ben-Essere.

Il Counseling è:

  • Ascolto
  • Orientamento
  • Prevenzione
  • Crescita
  • Migliora le tue Relazioni
  • Libera le tue potenzialità
  • Ti aiuta ad affrontare gli ostacoli
  • Ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi
  • Ti aiuta a ri-trovare le tue risorse

E’ utile per tutte quelle persone che si trovano in qualche momento della vita a “vacillare” e sentono il bisogno di essere ASCOLTATE, ACCOLTE; di ESPRIMERE  loro stessi e le loro EMOZIONI accrescendo la CONSAPEVOLEZZA e l’ACCETTAZIONE di sé in un ambiente protetto e non giudicante per CONTATTARE e RICONCILIARE conflitti emotivi, imparando ad AMARSI e avere così una sempre migliore qualità di vita.

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In parte liberamente tratto da:

M.Danon – Counseling – Ed.RED

Sui confini e sui limiti

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I limiti non sono fini a se stessi. I nostri limiti e confini servono a proteggere un territorio, una zona che ci appartiene, della quale vogliamo disporre liberamente e di cui ci assumiamo la responsabilità. La delimitazione non è fondamentalmente una questione di confini, ma di territorio da difendere.

I confini in senso concreto (da quelli territoriali di uno stato alla siepe del giardino) rappresentano il passaggio dal territorio di un altro. Così come accade con i confini in senso concreto, lo stesso avviene con i confini in senso figurato: anch’essi segnano il passaggio dal nostro spazio personale a quello di un altro individuo o al mondo esterno. Per questo motivo i confini determinano anche il nostro rapporto con gli altri, con il mondo in generale e anche con noi stessi.

Le tensioni e i conflitti sorgono sempre lungo le linee di confine. Chi conosce i propri limiti, li percepisce, li rispetta e ha il coraggio e la forza sufficienti a segnalarli e difenderli può garantirsi un’esistenza armoniosa e pacifica con gli altri e con se stesso. Percepire e rispettare i nostri limiti e confini ci impedisce di chiedere troppo a noi stessi e, al contempo, ci permette di sviluppare al meglio le nostre possibilità, di evolvere e di assicurarci lo spazio che ci spetta nella nostra esistenza.

L’idea di essere limitati non suscita grande entusiasmo, tanto meno in un’epoca nella quale il delimitare se stessi viene confuso con il limitare le proprie potenzialità, un’epoca dominata dall’idea di possibilità illimitate e da tutte le conseguenze che essa genera: costante senso di insoddisfazione, richieste eccessive poste a se e agli altri, non essere mai nel “qui e ora”.

All’ideologia dell’illimitatezza appartiene anche l’illusione di poter raggiungere qualsiasi traguardo, e dico qualsiasi, se solo lo si desidera. E se non si riesce ad ottenere il massimo dei risultati, significa semplicemente che non ci si è sforzati abbastanza …

L’ideologia del “no-limits” serve in primo luogo a giustificare i forti e i potenti.

Ma dove si trovano esattamente questi nostri limiti? Molte persone, spesso troppo sensibili,coloro incapaci di percepire se stessi con l’attenzione sempre rivolta verso l’esterno non conoscono affatto i propri limiti e, di conseguenza non sono in grado di rispettarli o di difenderli dagli altri.

Così facendo, spesso pretendono da se stessi troppo o troppo poco, percepiscono gli altri come invasori del proprio territorio oppure, a loro volta, invadono lo spazio altrui senza rendersene conto.

Una persona che ha rinunciato via via a percepire se stesso e il proprio corpo pur di adattarsi all’ambiente che lo circonda, finisce per perdere anche il contatto con i propri limiti fisici. E’ ovunque e in nessun luogo, mai nel proprio corpo.

Di questo si rende conto solo quando è troppo tardi, quando ormai ha preteso troppo da se stesso, è andato un’altra volta oltre i limiti.

In tal caso il suo corpo si fa sentire attraverso dolori e sintomi e questo a sua volta non rafforza certo il suo entusiasmo nel percepire se stesso.

Molte, troppe persone sono animate da una sorta di ambizione interiore. La nostra ansia di perfezione ci induce spesso ad andare oltre e ci porta ad esaurire le forze ancor prima di renderci conto di cosa stiamo facendo.

Questa pretesa eccessiva non è priva di conseguenze: all’improvviso compare un disagio generale spesso accompagnato da sintomi di vario genere. A quel punto siamo costretti a limitare le nostre forze, poiché ci sentiamo deboli e privi di energie. Tutto costa troppa fatica.

Ecco allora che ci chiudiamo di fronte al mondo e alle sue pretese eccessive: ci ritiriamo in noi stessi, ben all’interno del nostro territorio chiudendo ogni apertura, alzando muri, cessando ogni scambio.

Ci sentiamo incapaci di raggiungere alcunchè e soprattutto di difendere i nostri confini . Unica soluzione possibile rinchiudersi in una torre d’avorio al riparo dal mondo esterno.

La soluzione? Imparare ad ascoltarsi a 360° , imparando a decifrare tutti i possibili segnali di disagio emotivi e fisici ed agire di conseguenza prima di essere invasi e prima che la corda che teniamo fra le mani tirando tirando si spezzi …..

“Uno non ha che dichiararsi libero, ed ecco che in quello stesso istante si sente limitato. Abbia solo il coraggio di dichiarasi limitato, ed eccolo libero.” Goethe

Tu … seme

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Un seme nella terra sente che è il momento di spingere con forza contro il suo guscio e di lasciare che si dissolva, mentre inizia a farsi largo nel suo spazio.

E germoglia, mentre la sua coscienza di sempre si fonde con la coscienza della pianta che in potenza, quel seme, già è.

L’energia penetra nella terra fino a raggiungerlo e a ri-svegliare le sue potenzialità latenti, la sua vera natura di pianta. Consapevole di quel sé finito che ancora non è ma già è.

In ogni sua parte la pianta è quel seme, quel piccolo seme che di colpo, risvegliandosi, ha perforato la terra con le sue radici e ne assorbe l’energia insieme a quella del sole, dell’aria, della pioggia.

Tu sei quel seme e, come quel seme, già sei, la pianta intera e i frutti e sei il viandante che si nutre di questi tuoi frutti e sei il suolo che riceve, di nuovo, il seme gettato a terra dal viandante che si è appena sfamato.

La tua vitalità creatrice ti ricorda in ogni istante che sei la vita e che la vita tutta attende la tua nuova creazione…..

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Liberamente tratto da:

S.Garavaglia – 365 pensieri per l’anima – ed-Tecniche Nuove

Talenti e passioni … rendere straordinaria la propria vita …..

attimo fuggente

L”Attimo fuggente”, stupendo film di Peter Weir del 1989, reso a me ancora più caro dopo la scomparsa di Robin Williams, racconta di Welton, uno di quei collegi maschili severi e chiusi al libero arbitrio, alla fantasia, all’immaginazione.

In fredde aule di studio si delineano le storie di un gruppo di ragazzi durante un anno che cambierà la loro vita. Ognuno con un suo passato, ognuno con delle ambizioni per il futuro, ognuno con una famiglia alle spalle ingombrante, onnipresente e calcolatrice. E nella vita di questi ragazzi entra un uomo, un professore ex alunno, Mr Keating che insegnerà a ciascuno a vivere al di fuori dei rigidi schemi di un grigio edificio, a tentare, rischiare, a “succhiare il midollo della vita”, rivelando loro la bellezza del mondo. Senza una pretesa di sudditanza o idolatria Keating mostra a chi lo segue la possibilità di essere liberi rendendo straordinaria la propria vita.

L’”Attimo fuggente” è uno splendido modello anche per un altro insegnamento di grande valore: “pensate a quello che volete essere perché siamo cibo per i vermi”, “anche voi dovete trovare la vostra voce, il vostro potenziale”. Il Prof. Keating invita i suoi studenti a rendersi protagonisti della propria vita, a trovare quello che piace fare ed esprimerlo, a scovare i talenti naturali di cui siamo dotati. Dunque, passioni e talenti: due cardini dello star bene con se stessi.

  • Talenti : doti naturali con cui nasciamo
  • Passioni: ciò che ci piace e adoriamo fare

Entrambi contribuiscono a renderci unici.

Per cosa sei portato? Cosa fai naturalmente bene? Probabilmente ci pensiamo troppo poco, ma ognuno di noi nasce e cresce con dei talenti. Doni innati, inclinazioni a riuscire in qualcosa senza sforzi, sudore o studio.

Non è fantastico sapere di possedere un’abilità o anche più di una, senza doversi applicare? Un talento è come il colore degli occhi, l’altezza o una di quelle voglie che colorano la pelle: senza averli desiderati o scelti ci accompagnano, fanno parte di noi dal momento in cui veniamo al mondo e per il resto della nostra esistenza.

In molti si domandano: “Talenti? Io? Naaaa, io per riuscire in qualcosa devo provare, provare, provare e riprovare”. Questo perché comunemente associamo i “doni” al genio matematico, alla vena poetica, alla capacità di riuscire egregiamente in qualche sport.

Quello del talento è un contenitore ben più ampio, anche se non siamo abituati a riconoscerlo: raccontare barzellette (facendo ridere chi ascolta), usare la voce per affascinare chi ascolta, disegnare, usare il computer, parlare in pubblico con la stessa sicurezza con cui chiacchiereresti con un’amica, creare empatia con gli altri, avere una visione di insieme delle situazioni o al contrario notarne i dettagli e gli aspetti specifici, saper ascoltare, avere il pollice verde, avere la capacità di riflettere su se sessi e conoscersi, essere creativi, essere pragmatici, motivare gli altri …. E non sono finiti, la lista è lunghissima!!!

“Se facessimo tutto ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi” Thomas Alva Edison

Le passioni invece sono la miccia che causa l’esplosione: quando ami fare qualcosa non c’è impegno che tenga, ostacolo, stanchezza o altro.

Cosa ti piace fare??

Anche in questo caso le alternative sono molte: lo sport, viaggiare, modellismo, cucinare, scrivere, dipingere, arrampicarsi, guidare, andare per funghi, ballare, camminare, scoprire cose nuove ….

A differenza dei talenti però, le passioni non hanno nulla in comune con la capacità di riuscire naturalmente. L’amare qualcosa non implica alcun risultato o efficacia nell’essere in grado di realizzare ciò che piace.

Posso adorare di andare in canoa, ma essere completamente negata, priva di tecnica o di stile e continuare imperterrita a pagaiare ogni domenica solo perché adoro farlo. Così come ci sono patite della cucina che passano ore tra i fornelli e impasti, senza alcuna soddisfazione per gli invitati a cena.

A volte però accade anche il contrario: persone che amano cantare, studiano , si applicano e riescono ad incidere un disco, poi due, tre e fanno della loro passione anche il mestiere della loro vita. Perché facendo qualcosa che viene da dentro con ardore e motivazione, il tempo non sarà perso. MAI!!

Ora prova a pensare: quando lavori su un punto debole per migliorarlo, ottieni un punto debole “un po’ più forte”. Quando lavori su un talento o su una capacità su cui sei forte, dai cosa ottiene? Un’area di eccellenza, un’area dove fai la differenza rispetto al resto del mondo rendendo la tua vita un’opera sempre più straordinaria …

Certo, è importante lavorare sui punti deboli perché, soprattutto se ci appassionano, avremo maggiori possibilità di migliorarli. Ma i punti di forza … ah, quelli sì che si trasformano in aree di eccellenza.

Purtroppo la maggior parte delle persone conosce i propri punti deboli ma non quelli forti: il solito discorso del “ignora te stesso”.

E tu che mi leggi … quali sono le tue passioni ??? E i tuoi talenti ????

“ Solo chi si conosce è padrone di se stesso”

Pierre de Ronsard

Cosa è la crescita personale

crescita personale

“conoscendo noi stessi potremo sapere come dobbiamo

prenderci cura di noi, mentre, se lo ignoriamo,

non lo potremo sapere”. Socrate

Si parla di crescita personale, di percorsi evolutivi, di cammini di consapevolezza, di sviluppo personale … ma cosa vuol dire tutto questo? Provo a dare qualche risposta a queste domande facendomi aiutare da quello che ha scritto Giuseppe Falco nel suo libro “Scegli di essere felice”.

 

Da sempre l’uomo ha dovuto adattarsi all’ambiente naturale e sociale in cui viveva, risolvere problemi pratici e relazionali e dare un significato alla propria vita. Queste esigenze lo hanno portato spesso ad andare oltre i suoi limiti mentali e materiali per ideare e realizzare tecnologie, stabilire regole di convivenza civile, etc.

Da questo punto di vista, il concetto di crescita personale non è nuovo. Guide alla condotta quotidiana e all’evoluzione spirituale sono vecchie quanto l’uomo, basti pensare a tutta la tradizione religiosa e filosofica che ci accompagna da millenni.

Tuttavia il termine specifico “crescita personale”, in inglese “personal growth”, compare per la prima volta negli Stati Uniti grazie al “movimento per lo sviluppo del potenziale umano”, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta del secolo scorso. Lo scopo del movimento era quello di contribuire allo sviluppo delle potenzialità individuali attraverso vari approcci tra cui i gruppi di incontro o la psicoterapia di tipo umanistico.

Quest’ultima, che diede la base teorica al movimento, ebbe tra i suoi principali teorici Abraham Maslow, Carl Rogers e Fritz Perls.  L’obiettivo del movimento e della psicoterapia umanistica erano:

  • Portare l’attenzione su ciò che è tipicamente umano piuttosto che su ciò che condividiamo con gli animali;
  • Aiutare l’individuo in un processo di crescita aperta, piuttosto che finalizzarla ad un maggior adattamento sociale;
  • Interessarsi al “qui e ora” piuttosto che alla storia passata del soggetto o i suoi supposti conflitti inconsci;
  • Favorire uno sviluppo non solo intellettivo ma integrale del soggetto, per esempio nutrendo il suo lato creativo o spirituale;
  • Occuparsi del funzionamento ottimale dell’uomo, piuttosto che della patologia.

In sintesi lo scopo della psicologia umanistica è quello di aiutare l’individuo a fare pieno uso delle sue capacità personali per giungere all’auto-realizzazione, che richiede l’integrazione di tutte le componenti della propria personalità fisica, emotiva, intellettiva, comportamentale e spirituale.

Le caratteristiche di una persona auto-realizzata sono quindi: maturità, auto-consapevolezza e autenticità.

Dell’approccio umanistico beneficiano non solo persone che hanno ovvi problemi di salute mentale ma chiunque sia interessato alla propria crescita.

Sebbene ancora oggi l’approccio umanistico si utilizzi sia nella terapia che nella formazione, non è più l’unico possibile nel campo dello sviluppo personale. Si assiste anzi ad un proliferare di metodi diversi come: costellazioni familiari, rebirthing, PNL, EFT, bioenergetica, Yoga etc…

Al di là delle tecniche usate possiamo comunque intendere la crescita personale come un processo di cambiamento del nostro abituale modo di pensare, sentire o agire che ci permette di affrontare meglio le difficoltà quotidiane e vivere una vita più piena, reale e profonda.

Quindi possiamo dire che cresciamo quando cambiamo a livello cognitivo, emotivo o comportamentale o per adattarci meglio alle richieste dell’ambiente oppure per realizzare le nostre potenzialità, aspirazioni e valori più profondi.

Ma come può avvenire questo cambiamento? A partire dal riconoscimento dei nostri schemi o concezioni limitanti.

Se osserviamo una nostra giornata tipo, ci rendiamo conto che alcuni nostri pensieri, emozioni e comportamenti tendono a ripetersi. Sono quelli che chiamiamo schemi. Ora alcuni di questi possono essere molto limitanti : immaginiamo, per esempio, una persona che trova ogni occasione per polemizzare con gli altri. Si tratta di uno schema che limita la sua capacità di vivere relazioni interpersonali, in quanto la imprigiona in un modo rigido di relazionarsi con il mondo.

Possiamo dire che uno schema è limitante quando:

  • Ci causa problemi
  • Ci impedisce di vivere una vita piena, profonda e reale.

Riconoscere che un proprio schema di vita è limitante è quindi il primo passo per avviare un processo di crescita personale.

Di seguito, capire che noi non siamo i nostri schemi limitanti, bensì un campo di possibilità in larga parte irrealizzate. E’ come se dentro di noi esistesse un’orchestra formata da un numero enorme di strumenti e possibili melodie: il nostro compito di crescita personale consiste quindi nel consapevolizzare che i nostri schemi di vita limitanti ci portano a suonare quasi sempre gli stessi strumenti e le stesse melodie . Crescere significa risvegliare queste voci latenti.

Il secondo passo, che potremo chiamare di “apertura”, è confrontarsi con visioni del mondo o pratiche diverse dalle nostre ; in questo caso il confronto dei nostri schemi limitanti  con stili alternativi porta ad una relativizzazione e ad un indebolimento dei nostri schemi e alla loro conseguente perdita di potere.

Il terzo passo è l’azione; a nulla vale infatti conoscere, se poi non mettiamo in pratica nei nostri comportamenti quotidiani quello che abbiamo appreso, se no tutto ciò che scopriamo rischia di galleggiare solo come una foglia morta sul fiume della nostra vita.

Azione quindi che ci fa diventare i veri protagonisti del nostro vivere, abili nell’imprimere la direzione che vogliamo alle nostre azioni . Efficaci nel trovare il “giusto mezzo” , capace di trasformare i nostri modi rigidi di interagire con il mondo che ci circonda in contatti più funzionali ed equilibrati.

Azione che ci fa approdare a nuove idee, nuovi modi di pensare e sentire . Scenari alternativi che alimentano nuovi progetti di vita con prospettive diverse che ci arricchiscono e ci permettono di vivere in un modo più pieno.

 

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