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Esprimere il potenziale

POTENZIALE

La grande sfida è diventare tutto ciò che hai la possibilità di diventare. Tu non puoi immaginare cosa fa allo spirito umano il massimizzare il tuo potenziale umano ed estenderlo fino al limite. Jim Rohn

Diversi insegnamenti indicano che l’essere umano è costituito da un nucleo centrale, la sua parte “essenziale”, che è stato chiamato Anima, Io profondo, Sé. Questo nucleo contiene in potenza ed è la fonte di tutto ciò che l’essere umano andrà esprimendo nella sua vita. È la nostra ESSENZA.

Molti hanno cercato di descrivere questa essenza. Le descrizioni sono sempre approssimative: “ un dito che indica la luna, ma non la luna stessa”. Possono però aiutarci ad intuire la presenza della nostra essenza, a percepire che è sempre lì, che non dobbiamo costruirla ma ri-conoscerla, perché è ciò che siamo profondamente.

Una di queste descrizioni, che a me è piaciuta molto,  indica le tre qualità fondamentali della vita in ogni sua manifestazione: intelligenza, affettività ed energia ( A.Blay => psicologia dell’autorealizzazione) . Ogni essere umano è formato da queste tre energie , a livello fisico come a livello psichico e spirituale. La nostra essenza, il nostro essere è costituito da tre centri che in realtà formano un’unità.

Dal nostro centro di affettività proviene tutta la capacità di sentire: empatia, allegria, compassione, ma anche la coscienza della bellezza e soprattutto la coscienza dell’unità della vita. E’ questa percezione di unità che calma l’angoscia di separazione e di isolamento, quell’emozione che sperimentiamo proprio quando viviamo lontani dalla nostra essenza.

Dal nostro centro di intelligenza provengono tutti i processi del pensare, analizzare, comprendere. E’ un’espressione della nostra intelligenza tutto ciò che riguarda la conoscenza, il potere di osservare, di elaborare dati, di scoprire le relazioni tra le cose, l’insight e l’intuizione. Il contatto con questo aspetto della nostra essenza risveglia e calma la sete di sapere chi siamo profondamente, il senso dell’esistenza.

Dal nostro centro di energia derivano tutti i processi relativi a forza, costanza, sicurezza, vitalità, e anche solidità e stabilità. Il contatto con questo centro calma la sensazione di essere come una foglia al vento insicuri e impotenti.

Guardiamo quindi l’essere umano come un’asse con tre qualità fondamentali che formano il suo potenziale essenziale e che si esprimono in ogni atto della sua vita. E’ qualcosa che ci appartiene dalla nascita e che siamo invitati a sviluppare e ad esprimere. Lo sviluppo di queste qualità costituiscono il nostro modo di essere e di stare nel mondo: viviamo esprimendo comunque, che ne siamo consapevoli o meno, la nostra essenza.

Tutto quanto esprimiamo è parte di essa, viene da essa, è essa stessa, lo stesso Sé che si manifesta.

Detto questo possiamo chiederci come mai l’essere umano esprima così poco della sua essenza; emerge qui la nozione di “falsa personalità” o “velo”, una maschera che copre e nasconde l’io profondo e che ci fa credere che noi non siamo quello che siamo – l’essenza – e che siamo quello che non siamo – la falsa personalità.

Forse, quindi il senso dell’esistenza è il dis-velare quello che è velato e ce lo insegna la scuola della vita attraverso le sue esperienze, se riusciamo a imparare da esse.

Lo sviluppo delle qualità non è garantito dallo scorrere del tempo. Solo se la persona matura questo potenziale potrà emergere sempre di più e meglio.

Evolversi o svilupparsi significa quindi poter individualizzarci e manifestare aspetti ogni volta più ricchi e luminosi: un’intelligenza più chiara; un amore più aperto; un’energia più solida.

Quando esprimiamo il nostro potenziale, cresciamo non solo oggettivamente, nel senso che sviluppiamo maggiori abilità, ma anche soggettivamente, in quanto diventiamo più coscienti di noi stessi. Esprimere il nostro potenziale in modo creativo ci fa scoprire che Siamo, che esistiamo; e così cresce in noi un senso interiore di presenza. E nel momento in cui ci sentiremo più centrati nella nostra essenza, scopriremo uno stato di pace e di libertà più profondo e ci accorgeremo di non dipendere dalla contingenza delle situazioni concrete. Potremo vivere situazioni sgradevoli o dolorose, ma lo faremo sotto un segno di accettazione e di interezza.

Voglio terminare con un piccolo racconto che più di mille spiegazioni teoriche illustra la differenza che esiste tra il vivere con Presenza ed esistere senza questa coscienza di Essere.

“ Un forestiero arriva in un paese e mentre visita il cimitero resta colpito dalla lapidi: “… visse 3 anni e 10 mesi”, “ visse 4 anni e 3 giorni”, “visse 2 anni, 3 mesi e 14 giorni”. Osserva che tutte le tombe riportano periodi di tempo simili. Viene colto da una profonda compassione per la perdita prematura di così tante vite, perciò chiede al custode, una persona anziana dalla lunga barba: “Cosa è successo? Che disgrazia è capitata che sono morti così tanti bambini?” L’anziano risponde: “No, nessun bambino; qui siamo tutti longevi; è che abbiamo una tradizione: quando nasciamo, ci viene dato un quaderno nel quale annotiamo i momenti nei quali siamo stati realmente Presenti nella nostra vita, perché solo quando siamo Presenti è Vita. Nelle lapidi viene perciò segnato solo il tempo realmente vissuto dalla persona”.

Ricordati di Te … ora!

ricordati di te

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Voler essere qualcun altro è uno spreco della persona che sei.

Marilyn Monroe

Non aspettare più qualcosa che arrivi dall’esterno e che abbia il potere di trasformare in meglio la tua vita. Sei tu e soltanto tu che puoi fare la differenza.

Noi non siamo qui per fare numero, noi siamo qui per fare la differenza e secondo il potenziale di autostima che vogliamo impegnare, possiamo farla per noi e per la nostra famiglia, ma anche per il pianeta stesso.

Cambiare modo di guardare le cose importanti che ci riguardano comporta anche  la possibilità di ascoltarci di più e di rispondere da subito ed in maniera prioritaria alle nostre esigenze.

Tu che mi leggi sei disposta a credere che già oggi avresti tutto quello che chiedi se ieri ci avessi creduto davvero? Certo, se lo avessi fatto in precedenza, saresti giunta dove volevi, avresti già quello che dicevi di volere, faresti già quello che dicevi di voler fare. Ma non è troppo tardi!

Anzi è proprio questo il momento di crederci ancora di più, basta alzarsi e riprovarci: smettila di dire che tutto è finito per colpa di qualcun altro o della crisi. Questo è un buon modo per continuare ad adagiarsi e non far nulla perché tanto è inutile.

Spesso ci accontentiamo di quello che non abbiamo, ma non di quello che abbiamo. Alzati e vola!!! Metà delle nostre ferite si rimarginerebbero immediatamente se avessimo voglia di capire che niente è davvero perduto. Si può nascere anche più volte nel corso della stessa vita, reinventarsi, cambiare luoghi, lavori, prospettive, rimettersi alla prova, attivare la capacità di uscire da un’area di conforto in cui però non eravamo neppure capaci di essere autosufficienti e misurarsi con le nostre reali possibilità spesso non sperimentate.

Amati subito e comincia ad accettare il concetto che tu possa fornire da ora a te stessa quello che sembra mancarti. Solo tu sei in grado di farlo, perché tu sola sai che cosa è che ti manca. Solo tu puoi dargli un nome, riconoscere quel bisogno, inserirlo nelle priorità che hai e metterlo in atto.

Quella di cui sto parlando non è una vita che vedi di riflesso nelle vetrine in cui ti specchi, è la tua vita. Non sto parlando di una realtà virtuale a cui accedi collegandoti con uno schermo, non sei su “Second Life”, questa è la tua straordinaria occasione di vita. Come hai potuto in passato dimenticarti di te? Sei stata proprio tu che in certi casi hai aggiunto un “no” a tutti gli altri che in precedenza avevi ricevuto. Il tuo quello decisivo! Quel no che ancora ti sembra di non sapere, di cui non vorresti nemmeno accorgerti, che fatichi a ricordare. L’unico “no”, invece, di cui non avresti dovuto tener conto, poiché il solo tristemente invalidante, quello che non avresti dovuto dirti mai. Ma forse lo intuivi che proprio quello sarebbe stato il no più potente, il più importante, il più apparentemente irrisolvibile, proprio perché tuo. Ed è forse in quel momento che tutto si è fermato.

Ma se infelicemente eri tu a dirti di no, a frenarti, ad impedirti l’accesso, a non autorizzarti al momento giusto, proprio per questo dovrebbe essere ora più facile invertire la rotta. Sarebbe una magia se tu volessi rimediare e se volessi smettere di restare chiusa in quella stanza.

Fermati un attimo e prova a pensare: oggi nel tuo cuore che stagione è? E’ ora che decidi tu  che stagione è, non devi per forza lasciarlo fare ad un vecchio calendario che dice che è sempre inverno per te. Prova a sciogliere quell’inverno e a provare a liberarti dalla sensazione di non essere capace di prendere una vera decisione di trasformazione, senza farla seguire dai “ma” e dai “però” per ricominciare poi a dubitare di tutto.

Esci dall’ordinarietà a cui ti eri uniformata, tu sei speciale, unica, irripetibile. Ricordati di te, che ci sei, che puoi contare su di te ogni volta che vuoi. Più ti ricorderai di farlo e più capirai che veramente ogni giorno non solo merita di essere celebrato, ma è proprio questo atteggiamento che potrà diventare un modo assolutamente fantastico di predisporti a vivere la tua esistenza riempiendola di significati.

Che cosa è ad un passo, oggi, per te? Che cosa sta arrivando? Che cosa si allontana? Che cosa puoi lasciare andare per far posto al nuovo? Che cosa vuoi che si avvicini e che cosa vuoi che si allontani?

Pochezza, improvvisazione, inadeguatezza, la sensazione di non essere come gli altri, di aver sbagliato in più occasioni importanti ti avevano lasciato una sottile e scarsa considerazione di te, che ti avevano candidato alla convinzione che le tue capacità fossero scarse e i tuoi progetti irrealizzabili. Quando ci si guarda dentro per costruire un passaggio da un equilibrio preesistente a uno nuovo da conquistare si avverte una sorta di confusione che dirige l’attenzione verso cose che importanti non sono. La gente capisce poco che può avere tutto e che tutto dipende da sé, che si decida di perdere o di vincere è la medesima cosa per l’Universo.

Quello che cambia e che crea la differenza è invece solo l’energia di chi ha scelto e la sua motivazione. Molti hanno difficoltà ad accettare che basta crederci per farcela e allora, non autorizzandosi a ricevere tutto, prendono i loro sogni e allo scopo di ridurli li smembrano dividendoli per dieci e accontentandosi di quello che resta. Ma c’è anche chi divide i propri sogni per cento o anche per mille e quindi si accontenta veramente di molto poco in rapporto alle proprie possibilità.

Come hai potuto dimenticarti di te. Dove e quando è cominciato tutto ciò? Da quanto tempo? Hai abbandonato te stessa e poi soffrivi perché ti sembrava che tutti non vedessero l’ora di abbandonarti a loro volta, mentre eri solo tu che lo avevi fatto.

Eri come una “principessa addormentata” che di tanto in tanto si “baciava da sola” per non lasciarsi andare per sempre e per riprendere a vivere. Hai lasciato che gli altri occupassero i tuoi spazi e in certi casi li hai regalati cedendoli, fingendo di non essere interessata. Ma soprattutto ti sei allontanata da sola dalle occasioni che avrebbero potuto migliorare la tua situazione e dalla tua stessa attenzione, a volte con pretesti inconsistenti.

E’ nella nostra natura di uomini e donne mettersi alla prova, ma chi ha la capacità di generare una vita può anche trasformare la propria ogni volta che vuole.

Magari ci siamo convinti che quella persona che avevamo incontrato era così unica che l’impegno per averla avrebbe giustificato la cessione del nostro potere, dell’ordine che avevamo dato alla nostra vita, ai nostri talenti, alle nostre idee e convinzioni.

Allora evitiamo di farlo ancora, da adesso ricordiamoci di noi senza rinunciare più a noi stessi e alle nostre possibilità!!!

Tutti i poteri dell’universo sono già dentro di voi. Siete voi che vi siete coperti gli occhi con le vostre mani. Vi lamentate che è buio. Siate consapevoli che intorno a voi non ci sono tenebre. Togliete le mani dai vostri vostri occhi e apparirà la luce, che era lì da un’eternità.

Swami Vivekananda

Il tesoro

tesoro

photo by raica quilici:  http://www.flickr.com/photos/raicaaicar/4326327846/

“ … C’è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, é un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell’esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova ….” Martin Buber

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Siamo noi il compimento della nostra esistenza …. tutto va ricondotto al centro, al nostro interno …

Se ri-troviamo il nostro nucleo più profondo e lo amiamo, lo accettiamo, lo proteggiamo potremmo spingerci verso l’altro liberi da aspettative e proiezioni che inquinano le relazioni ….

Spesso cerchiamo nell’altro la nostra identità, la legittimazione del nostro “essere al mondo” .

Pensiamo che l’altro sia il tesoro agognato per raggiungere la sicurezza, attribuendogli il potere della nostra felicità. Investiamo fatica e tempo in qualcosa di altro da noi per mancanza di fiducia … “io senza di te sono nulla…”

Le nostre risorse vengono nascoste sotto tonnellate di detriti … annaspiamo in continua ricerca di qualcosa che ci possa “salvare” non vedendo che quel qualcosa è nel posto esatto dove ci troviamo …… siamo noi ……

Perché è importante prendersi cura delle ferite emotive …

ferita-emotiva

Il concetto di ferita è più comunemente inteso in relazione a danni fisici ai tessuti vitali, ma l’usiamo anche liberamente come metafora di danni emotivi:

  •  Mi ha ferito … Sono davvero sconvolta
  • Ha veramente urtato il suo ego
  • L’ha trafitta con quella lingua affilata
  • Ha il cuore spezzato : non sa proprio come andare avanti senza di lui
  • La delusione fu davvero cocente; era tanto che l’aspettavo
  • Mi sento completamente distrutta

C’è naturalmente una bella differenza tra una ferita fisica e una ferita emotiva; la ferita fisica si vede a occhio nudo e può essere spesso percepita al tatto; inoltre si può discutere sulla gravità di una ferita fisica ma non si può negarne l’esistenza in una forma o nell’altra.

Non è questo il caso delle ferite emotive; poiché non ci sono segni fisici a provarne l’esistenza, spesso non si crede a chi dice di sentirsi ferito.

Una ferita emotiva è un sentimento, o un insieme di sentimenti, provocati da un evento esterno vero o immaginario e percepito in modo doloroso dalla persona che lo prova.

Queste ferite possono non essere visibili, ma sono reali come quelle fisiche; anch’esse richiedono protezioni e “cure” rapide ed efficaci.

Esattamente come le sensazioni provocate dalle ferite fisiche, quelle che accompagnano le ferite emotive sono un avvertimento; ci segnalano che dobbiamo correre ai ripari e, come succede nel caso dei traumi fisici, se le ignoriamo lo facciamo a nostro rischio e pericolo.

A volte se la ferita emotiva è solo un graffio superficiale, si può rimarginare da sola se abbiamo abbastanza ossigeno emotivo ( come serenità e piacere) nella nostra vita.

Ma non dobbiamo dimenticare che anche ogni minima ferita consuma risorse e richiede tempo per essere chiusa anche se non ne siamo consapevoli. Un accumulo di piccole sofferenze potrebbe, perciò, richiedere lo stesso tempo e la stessa energia per guarire di quelle più gravi e dolorose.

Finchè il processo di “ritessitura” conscio e inconscio di una ferita non è completo, il nostro sistema fisico e mentale va a ritmo ridotto; si comporta come una macchina che ha bisogno di qualche intervento al motore; esso non presta le sue performance migliori, non funziona nel modo efficiente e veloce o reattivo che gli è solito. Tutto ciò può non costituire un problema se percorriamo le tranquille stradine familiari della nostra vita, ma qualora il nostro sistema fosse sottoposto allo stress di un’autostrada a percorrenza veloce, rischiamo di subire turbamenti o anche crolli.

Perciò se ci trasciniamo da tempo ferite emotive che stanno andando in suppurazione, mantenendo uno stile di vita a bassa intensità , è probabile che non sentiamo nessuno sforzo o impedimento; ma chi può garantirci che la nostra vita resterà libera da stress per sempre?

Tutti sono esposti ai traumi che, è risaputo, arrivano quando meno ce li si aspetta. Inoltre, a volte ci ritroviamo a volare fuori della solita padella e a friggere sul fuoco di problemi che producono effetti a catena o anche un’altra ferita.

In genere si è consapevoli di quanto sia importante prendersi cura delle ferite emotive relativamente gravi, ma pochi riservano sufficiente o anche la minima attenzione a quelle più piccole.

Il prezzo che si può pagare per la mancata attenzione alle piccole ferite si riscontra generalmente in tutta una serie di ambiti della propria vita.

Ad esempio, se soffochiamo regolarmente i sentimenti dolorosi con il pedale emotivo, riduciamo la nostra sensibilità verso le emozioni in genere. Questo significa che trattenendo in noi tristezza o rabbia, riduciamo allo stesso tempo la nostra capacità di provare gioia e passioni positive. E anche se non dobbiamo affrontare problemi o difficoltà gravi, rischiamo di scivolare in una specie di vita sottotono. E infatti è questo che spesso spinge i clienti a chiedere il mio aiuto.

Soffocando i sentimenti e i ricordi di ferite emotive non ricucite, rinunciamo al nostro potenziale di felicità e se diventa un’abitudine, si può creare un circolo vizioso di ricadute.

Il legame tra salute emotiva e salute fisica è ormai così generalmente assodato che non occorre mi dilunghi. Molti di noi hanno probabilmente letto almeno un articolo o visto programmi alla televisione in cui si mostravano i collegamenti fra repressione della rabbia e pressione alta, disturbi digestivi e dolori muscolari. Chi ha sofferto per un grave lutto sa fin troppo bene quanto il dolore profondo indebolisca il sistema immunitario che ci rende più vulnerabili alle infezioni virali.

Chiunque abbia vissuto ferite emotive non ha bisogno di maggiori prove per credere che possiamo pregiudicare la salute fisica e la volontà di badare a se stessi: ha sentito la tensione ai muscoli e alla testa, la nausea alo stomaco, il tumulto del cuore, forse la necessità di bere alcolici più del dovuto o la mancanza di motivazione a mangiare bene, a fare esercizio fisico o anche a lavarsi i denti.

Infine, non dimentichiamo l’impatto delle ferite non trattate sulla salute mentale nostra nonché su quella delle persone che ci vivono e ci lavorano accanto. Non è solo la depressione la potenziale malattia che può svilupparsi come conseguenza di ferite emotive bensì le ferite emotive non curate sono spesso anche alla radice di fobie, compulsioni e dipendenze.

Detto questo vorrei concludere dicendo che la cura emotiva non è comunque certo la panacea per tutti i gravi problemi che dobbiamo oggi affrontare nel mondo, tuttavia credo che possa rafforzare e motivare le persone a dare contributi positivi e costruttivi nel loro ambiente. Il comportamento depresso, amareggiato, cinico, vendicativo, egoistico e ossessivo che le ferite emotive non rimarginate possono alimentare non contribuisce certamente al mantenimento di un ambiente sociale pacifico e reciprocamente solidale.

 

“ Solo un uomo che ha provato la disperazione estrema è capace di provare l’estrema gioia …” Alexander Dumas

 

 

 

 

 

Il Counseling un’ arte maieutica

COUNSELING

” Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore per aiutarla non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di indirizzarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, la responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per autocomprendersi e per modificare il loro concetto di sè” Carl Rogers

Autoefficacia,coping,resilienza tutte caratteristiche che sono dentro di noi ma che spesso sono ricoperte da tonnellate di detriti che ne impediscono l’attivazione. Come fare??? Dove andare per essere aiutato ad aiutarsi???

nel grande bacino delle “relazioni d’aiuto” si colloca il Counseling, un modo nuovo di affrontare problemi che coinvolgono l’individuo, di impostare la relazione di aiuto in sintonia con l’esigenza di valorizzare le risorse personali di ognuno.

Il Counseling può essere definito come la conduzione di colloqui che coinvolgono temi personali privati ed emotivamente significativi per l’interlocutore, in cui questo viene “aiutato ad aiutarsi”, a gestire, cioè, i suoi problemi utilizzando le proprie risorse personali senza dipendere da interpretazioni, consigli o direttive fornite da un altro, per quanto esperto possa essere.

E’ un’arte maieutica che non si propone di addestrare, né di curare: il suo obiettivo è quello di tirare fuori le potenzialità presenti in ciascuno. Il presupposto è che una persona abbia già in sé le potenzialità necessarie, deve solo imparare a riconoscerle e usarle.

L’aiuto non consiste tanto nel proporre soluzioni e nell’eseguire complicati riaggiusta menti “terapeutici”, quanto piuttosto nel togliere gli ostacoli che non permettono alle energie che la persona possiede di manifestarsi.

Compito del Counseling è quello di dare al cliente un’opportunità di esplorare, scoprire e chiarire dei modi di vivere più fruttuosi e miranti ad un più elevato stato di Ben-Essere.

Il Counseling è:

  • Ascolto
  • Orientamento
  • Prevenzione
  • Crescita
  • Migliora le tue Relazioni
  • Libera le tue potenzialità
  • Ti aiuta ad affrontare gli ostacoli
  • Ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi
  • Ti aiuta a ri-trovare le tue risorse

E’ utile per tutte quelle persone che si trovano in qualche momento della vita a “vacillare” e sentono il bisogno di essere ASCOLTATE, ACCOLTE; di ESPRIMERE  loro stessi e le loro EMOZIONI accrescendo la CONSAPEVOLEZZA e l’ACCETTAZIONE di sé in un ambiente protetto e non giudicante per CONTATTARE e RICONCILIARE conflitti emotivi, imparando ad AMARSI e avere così una sempre migliore qualità di vita.

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In parte liberamente tratto da:

M.Danon – Counseling – Ed.RED

Riconosci te stesso … confermati o cambia !!

BEAUTIFUL 2

Nel mondo dello sport spesso ci si imbatte in una frase: “Squadra che vince non si cambia!” Certo sarebbe sciocco farlo, non credete? Perché allora subito dopo un risultato ottenuto a noi capita di farlo? Di sabotare quanto appena raggiunto? Forse, per arrenderci inevitabilmente alla sensazione che siccome abbiamo vinto in passato e non si può vincere sempre, allora prendiamo le nostre cose e facciamo spazio a qualcun altro, magari lo sfidante, confrontandoci con il quale dovremmo invece difendere il titolo che abbiamo appena conquistato? Non è una resa questa?

Allora impegniamoci, laviamo i nostri pensieri e trasformiamoli in una lega composta delle stesse sostanze di cui sono composti i sogni, quelli più belli. Entriamo nella convinzione che quella che è stata la nostra vittoria più importante non debba essere necessariamente l’unica da ricordare bensì la prima di infinite altre vittorie.

Se scegliamo di vivere un’esistenza consapevole non possiamo più tornare indietro e ricominciare a fare le vittime. Sei responsabile di te e di quello che ti accade intorno, totalmente, per attingere a tutte le possibilità che il tuo potere ti mette a disposizione ora e per sempre.

Essere riconosciuti, riconoscersi … quanti vuoti permetterebbe di colmare questa azione che spesso ci attendiamo esclusivamente dall’esterno. Quanto, invece, potremmo supplire a quello che non accade nutrendoci da soli, aprendo il rubinetto della nostra “centratura”?

Certo essere riconosciuti è un bisogno che non viene considerato primario. Nella scala dei bisogni di Maslow troviamo al primo posto i Bisogni Fisiologici visti come fondamentali per accedere ad altri desideri. Poi vengono considerati i Bisogni di Sicurezza; finalmente i Bisogni di Appartenenza tra cui il bisogno di essere riconosciuti e approvati, seguiti dai Bisogni di Stima e infine troviamo il Bisogno di Autorealizzazione. Io credo invece che essere riconosciuti sia uno dei fondamentali e più importanti bisogni espressi dall’essere umano, se non vivi su un’isola deserta come naufrago, perché se già i naufraghi sono due, ognuno tenterà di convincere l’altro di quanto sia stato importante il suo apporto e il bisogno di essere vicendevolmente riconosciuti farà la differenza e regolerà la loro relazione. Uno dirà: “Hai visto quanta legna ho raccolto mentre dormivi?” E l’altro risponderà: “Sì, e tu hai visto quanto pesce ho pescato per noi nella notte?”. Questo vale naturalmente in ogni ambito.

Dopo aver imparato a riconoscerci siamo pronti ad essere riconosciuti dagli altri. Prendiamo il saluto quale altro bisogno gli viene affidato se non il riconoscimento? Io ti ho visto e ti riconosco (ti saluto), tu mi hai visto? Allora salutami affinchè io ne abbia la certezza e mi tranquillizzi. Come ti senti se saluti qualcuno e questo non risponde al tuo saluto? Non riconosciuto? Esattamente!!

Questo è uno dei motivi per cui abbiamo degli amici, per essere in una dimensione dove il riconoscimento è sicuro e paritario, da loro saremo riconosciuti e accolti comunque, in qualsiasi modo dovessimo presentarci. E ora e per sempre noi ne teniamo conto e tutto quello che possiamo fare e che è nelle nostre possibilità noi lo faremo veramente e saremo pronti ad entrare nella via dell’espansione.

L’Universo non è un navigatore, non può dirti “vai a destra o a sinistra”. E’ necessario che lo dica tu. Ora è il momento di farlo, prendi decisioni nuove, occupati di quello che ti pre-occupava e sorridi.

Usa i tuoi talenti, credi in te, diventa la tua vera fede. Investi su di te e su quello che sai fare meglio. Torna al bivio dove avevi perso il cammino e stupisci tutti; se lo farai andrai a far parte di quella minoranza del pianeta composta dalle persone che vivono costruendo i loro sogni e dormirai sorridendo, come un’aquila che cercava il cielo mentre ora è lì che vive.

La felicità è lì, può anche essere un download veloce se te lo concedi, così ti sembrerà di cavalcare il mondo, mentre sentirai una mandria di cavalli liberi al galoppo nel cuore.

Nel riconoscerti puoi sorridere e pensare: “Quante cose importanti abbiamo fatto insieme e quante ne faremo  ancora ….!” Tutto insegna ed è motivo di apprendimento se sei disposto ad imparare e ad agire e a tener conto di quello che accade intorno a te.

Alcune cose puoi farle adesso o rimpiangerai per sempre di non averle fatte. Non vivrai mai più un giorno con la stessa data di oggi, sorridi e vani nel mondo con questo pensiero! La tua giornata, se lo vuoi, può diventare una meravigliosa caccia al tesoro se uscirai attento a vivere pienamente momento per momento”. VIVI!!! VIVI ALLA GRANDE!!!!

Smetti di lasciare prendere decisioni alla parte peggiore di te; decidi tu le difficoltà che vuoi incontrare nella tua esistenza se ti sembra di non aver abbastanza adrenalina, quando le cose sono facili, prenotane però il minimo indispensabile affinchè questa tua abitudine non arrivi a sabotare i tuoi progetti. Perdere frequentemente è una manifestazione di autolesionismo che una persona infligge a se stessa per punirsi. Perdonati, concediti un attimo di respiro …. Eleva la tua visione di insieme …

Come vedi la tua situazione con questo distacco? Come ti appaiono le cose da questa altezza? Come è piccolo quel labirinto in cui ti sentivi prigioniero? Lo vedi, sarebbe stato sufficiente alzarti in piedi e come nei viaggi di Gulliver tutte le catene con cui credevi di essere legato si sarebbero rivelate per quello che erano: solo scomode, false, inutili, insufficienti a fermarti.

Quando lavori per crescere e migliorare la tua situazione, non stai lavorando su te stesso , ma per te stesso. Nel pianeta c’è bisogno di qualcosa di nuovo e quel “qualcosa” di nuovo siamo noi!!!!

Riprendi in mano la tua esistenza, muoviti da ricco, nulla è più prezioso di te! Corteggiati e conquistati, non perdere l’occasione: se tu fossi molto interessato a un’altra persona libera ti dichiareresti finchè sei in tempo no? Fallo, INNAMORATI DI TE! Non è qualcuno che devi conquistare, sei tu!!!!

Il dramma del copione e la parabola dell’aquila…

aquila e gallina

Ho già trattato l’argomento dei copioni esistenziali in un altro post, vorrei riprenderlo brevemente come premessa ad una parabola di James Aggrey che trovo particolarmente illuminante e che in qualche modo può metaforicamente rappresentare cosa è un percorso di Counseling…..

Ciascuno di noi ha un copione psicologico e vive in una cultura che ha i propri copioni. Il copione psicologico, in cui è contenuto il programma della nostra vita affonda le sue radici nei messaggi che un bambino riceve dai propri genitori. Essi possono essere messaggi costruttivi, distruttivi oppure non produttivi, relativi a posizioni psicologiche che il bambino assume nei riguardi di se stesso o dell’ambiente che lo circonda.

Tali messaggi di copione sono creatori di disagi, a vari livelli, nella misura in cui non si accordano con le reali potenzialità della persona e ne limitano la sua voglia di vivere. Il disagio può essere modesto non interferendo che minimamente con le capacità dell’individuo; oppure così grave da rendere la persona solo una caricatura di se stessa.

I copioni sono simili ad incantesimi ma in alcuni casi essi servono a creare nel soggetto un’idea abbastanza realistica di come può impiegare le sue capacità nell’ambito della società. In altri casi i copioni sviano la persona inducendola a seguire un miraggio poco realistico oppure scelto per risentimento o ripicca.

C’è un momento nella vita, in cui ciascuno di noi si maschera e recita in questo o quel ruolo. Quando acquisiamo consapevolezza di ciò, possiamo anche riacquistare, almeno in parte, la capacità di rinunciare ai falsi ruoli, per tornare ad essere autentici.

Una persona autentica può scegliere il proprio destino e riscrivere il suo copione in favore della propria personale individualità, divenendo in questo modo un “vincente”, un individuo capace di assumersi la responsabilità della propria vita non concedendo a nessuno una falsa autorità su di lui.

In genere ciò non è facile e spesso è un lavoro duro e faticoso.

Qualche volta è necessario un vero “Salvatore”  come appare dalla “Parabola dell’Aquila”…..

“Un giorno un uomo, attraversando la foresta, trovò un aquilotto, lo portò a casa e lo mise nel pollaio dove imparò presto a beccare il mangime delle galline e a comportarsi come loro. Un giorno un naturalista, che si trovò a passare di là, chiese come mai un’aquila, la regina degli uccelli, si fosse ridotta a vivere con le galline.

“Perché l’ho nutrita con mangime di gallina e le ho insegnato a essere una gallina, e non ha mai imparato a volare”- replicò il proprietario. – “Si comporta come una gallina e dunque non è più un’aquila”.

“Tuttavia”- insistette il naturalista- “possiede ancora il cuore di un’aquila e può certamente imparare a volare”.

Dopo averne parlato a lungo, i due si trovarono d’accordo nel voler scoprire se ciò era possibile. Il naturalista prese con delicatezza l’aquila fra le braccia e le disse: “Tu appartieni al cielo, non alla terra. Spiega le tue ali e vola”.
Ma l’aquila si sentiva piuttosto confusa. Non sapeva bene chi era e, vedendo le galline che beccavano il mangime, saltò giù e si unì a loro.

Per niente scoraggiato, il naturalista tornò il giorno dopo a riprendere l’aquila, la portò sul tetto della casa e la incitò di nuovo dicendo: “Tu sei un’aquila. Apri le tue ali e vola”: Ma l’aquila aveva paura di questo nuovo se stesso che non conosceva il mondo; ancora una volta saltò giù e andò a beccare il mangime.
Il terzo giorno il naturalista si alzò di buon’ora, andò a prendere l’aquila e la portò sulla cima di una montagna. Lì sollevò in alto la regina degli uccelli e cercò di incoraggiarla dicendo: “Sei un’aquila, appartieni al cielo e alla terra, apri ora le tue ali e vola”.

L’aquila si guardò intorno, guardò in giù verso il pollaio, guardò in su verso il cielo. Ma non volò ancora. Allora il naturalista la sollevò verso il sole e l’aquila cominciò a tremare e piano, piano aprì le ali. Infine, con un grido trionfante, spiccò il volo verso il cielo.

Può darsi che l’aquila ricordi ancora le galline con nostalgia; può darsi anche che di tanto in tanto torni a fare visita nel pollaio. Ma per quanto si sa non è più tornata a vivere come una gallina.

Era un’aquila, sebbene fosse stata nutrita e allevata come una gallina”.

Proprio come l’Aquila, chi ha imparato a considerarsi, a comportarsi e a vivere come in realtà non è, può prendere una nuova decisione e vivere secondo le proprie potenzialità di vincente, invece che sopravvivere chiuso dentro una gabbia fatta di: “se soltanto……”, “quando….”, “cosa mi succederà se…”.

Chi vuole scoprire e imparare a cambiare la sua parte “perdente” diventando così più simile al “vincente “ che era destinato ad essere può provare un percorso di Counseling.

Il Counseling, infatti, può aiutare nel proprio personale percorso di riorganizzazione interna, verso la riappropriazione di quel potenziale di creatività e saggezza, insito in ognuno di noi, che permette di diventare “quello che si è”, riconoscendo la propria unicità senza esaurire le proprie energie nello sforzo di svolgere un ruolo che non è nostro.

Come un disegno sulla sabbia

DISEGNARE SULLA SABBIA

Per capire in che modo si forma la nostra personalità dobbiamo guardare nel nostro passato e considerare come certi processi mentali uniti alle risposte che abbiamo ricevuto dall’ambiente e a fattori costituzionali innati l’abbiano via via forgiata. Finchè continueremo tuttavia a pensare che, siccome siamo adulti, la nostra personalità sia già del tutto definita, sarà veramente difficile riuscire a cambiarne certi aspetti.

È più giusto considerare la nostra personalità, e in particolare la parte che afferisce alla nostra identità, ossia alla concezione che ho di me stesso, non come una struttura rigida e definita, ma come un processo dinamico.

Se l’identità, quindi, è un processo dinamico, devono ovviamente esserci delle forze che via via sono in grado di costruirla, che le danno stabilità e che possono anche alterarla. Se vogliamo intraprendere un processo di cambiamento personale, è importante capire questo gioco di forze.

Per focalizzare meglio l’origine della nostra identità, cerchiamo nella memoria della nostra infanzia il ricordo di un’estate trascorsa al mare. Più di una volta ci sarà capitato di avvicinarci alla riva per fare un disegno sulla sabbia. Vi ricordate il dispiacere che provavamo quando un’onda più forte del previsto cancellava in un attimo la figura che avevamo disegnato ?

Qualcosa di simile accade nella costruzione della nostra identità , o, per meglio dire, nel modo in cui ci definiamo a descriviamo a noi stessi.

 Con il tempo creiamo qualcosa di simile alla figura disegnata sulla sabbia, che in questo caso sarebbe il nostro autoritratto. Ogni volta che diciamo ” io sono così” e ” io non sono così” aggiungiamo nuove sfumature al quadro, a quella figura fatta di sabbia. È facile quindi dedurre che tutti i nostri comportamenti e tutte le nostre azioni saranno in stretta relazione con il modo in cui vediamo noi stessi.

Per definire noi stessi prendiamo informazioni da fuori, e ovviamente dalle persone che ci stanno intorno,. Ogni volta che qualcuno usa nei nostri confronti il verbo “essere”, ci fornisce una parte dell’informazione che utilizzeremo per costruire il nostro autoritratto.

Ad esempio se qualcuno che per noi rappresenta una grande autorità dice:” perché ci provi se non ne sei capace!” il suo commento può modificare l’immagine di noi stessi che via via ci stiamo costruendo.

In realtà nessuno è veramente consapevole di quanto sia importante cosa mettiamo dopo il verbo “essere”,visto che è proprio a partire da questo verbo che costruiamo gran parte di quello che modella la nostra identità.

La cosa più logica sarebbe capire che il nostro autoritratto non è altroché una rappresentazione che ci siamo fatti di noi stessi, ma che noi, in realtà, siamo molto di più.

Tuttavia non ci rendiamo conto di quanto tendiamo a identificarci con questa immagine che abbiamo di noi, dal momento che ce la costruiamo nelle prime fasi della nostra vita.

Quando questo autoritratto sarà ben definito e la vita ci offrirà un’occasione sotto forma di sfida, allora consulteremo la nostra immagine come se si trattasse di uno specchio magico capace, a seconda di chi siamo, di rivelarci se saremo in grado o no di affrontare questa prova. Se lo specchio ci risponderà di no, saremo invasi da un senso di inadeguatezza e di incapacità che ci inibirà completamente.

Se un qualsiasi evento della vita, o semplicemente un’altra persona, cerca di cambiare l’immagine che ci siamo creati, noi cercheremo di opporci proprio come il bambini si oppone all’idea che l’onda del mare possa cancellare la figura che con grande fatica ha disegnato sulla sabbia.

D’altra parte noi siamo convinti di essere quell’immagine: non capiamo che si tratta solo di una rappresentazione e che in realtà noi siamo molto di più. È incredibile fino a che punto possiamo opporci al cambiamento. È facile capire come mai abbiamo così tanta paura del cambiamento: sappiamo che, se l’immagine cambia, non saremo più in grado di riconoscere noi stessi.

Come è possibile che l’essere umano, che pur si considera così intelligente, possa cadere in una simile trappola? Semplicemente perché è lui stesso a crearla, senza nemmeno rendersene conto.

Noi esseri umani ci costruiamo  una rappresentazione di noi stessi e ce la teniamo ben stretta, non vogliamo lasciare la presa. E per questo c’è una ragione profonda: se l’immagine con la quale ci eravamo identificati scompare, abbiamo la sensazione di morire, di scomparire anche noi.

In realtà non è vero che le persone non possano cambiare; e invece, senza nemmeno rendersene conto, si oppongono terribilmente al cambiamento.

È come se un bruco si opponesse all’idea di vedersi trasformare in farfalla. Immagino che, nel momento in cui il bruco entra in quello spazio scuro e indefinibile  che deve essere il bozzolo, sia unicamente la fiducia nell’intelligenza superiore della natura a indurlo a rimanere là dentro e farlo entrare nella sua fase di crisalide. Quando il bozzolo si aprirà, al posto del bruco uscirà una farfalla. Non è avvenuto soltanto un cambiamento, ma una vera e propria trasformazione. Anche se non lo sapeva la sua identità di bruco contemplava la possibilità di volare. Tuttavia solo dopo la trasformazione in farfalla questa possibilità è diventata una straordinaria realtà.

In modo analogo, se solo mettessimo a frutto il nostro potenziale,molte cose sarebbero possibili, ma di fatto non lo sono, poiché non appaiono sensate e ragionevoli dal punto di vista della nostra identità.

Eppure la possibilità di volare, che non è nè sensata nè ragionevole dal punto di vista del bruco, lo è perfettamente da quello della farfalla.

In altre parole, ogni identità possiedi un unico angolo di osservazione, e non potrà averne un altro a meno che non siamo disposti a trascendere la nostra stessa identità, a scoprire che nella vita non siamo esseri irrigiditi in un ruolo fisso e ben definito, ma siamo creature capaci di esprimere una creatività straordinaria.

È in questo che consiste la scoperta della nostra magia.

” Una cattiva abitudine arriva come un ospite, entra a far parte della famiglia e finisce per prenderne il controllo” Talmud

Ancora sulla “resilienza”

resilienza 1

“ le difficoltà rafforzano la mente così come il lavoro irrobustisce il corpo” Seneca

Come promesso ieri, prima di passare all’ulteriore nota dell’Armonia”, un breve approfondimento sulla “resilienza”

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirci sopra. Gli antichi chiamavano il gesto di risalire sulle imbarcazioni con il verbo “resalio”. Forse il nome della capacità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, deriva da qui.

Resilienza  è un termine che può assumere diversi significati a seconda del contesto, in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato.

Essa é piú della semplice capacitá di resistere proteggendo il proprio io da circonstanze difficili, é pure la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma è avere la capacitá di usare l´ esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro.

Le recenti ricerche sull’ argomento hanno evidenziato come ogni persona abbia in sé le risorse e le abilità per affrontare al meglio qualsiasi crisi e difficoltà. Queste abilità possono essere insegnate a partire dalla più tenera infanzia e incrementate Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l’esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.

Le caratteristiche della resilienza sono:

  • “insight” o introspezione: la capacitá di esaminare sé stesso, farsi le domande difficili e rispondersi con sinceritá
  • Indipendenza: la capacitá di mantenersi a una certa distanza, fisica e emozionale, dei problemi, ma senza isolarsi
  • Interazione: la capacitá per stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con altre persone.
  • Iniziativa: la capacitá di affrontare i problemi, capirli e riuscire a controllarli.
  • Creativitá: la capacitá per creare ordine, bellezza e obbiettivi partendo dal caos e dal disordine.
  • Allegria: disposizione dello spirito all´ allegria, ci permette di allontanarci dal punto focale della tensione, relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono.
  • Morale: si riferisce a tutti i valori accettari da una societá in un´ epoca determinata e che ogni persona interiorizza nel corso della sua vita

Secondo gli specialisti, l’atteggiamento resiliente è dinamico e passa attraverso diverse fasi di difesa per contrastare traiettorie evolutive negative.

  • Una persona resiliente passa attraverso una fase di rivolta e il rifiuto di sentirsi condannata alla sofferenza.
  • In un secondo momento, sopraggiungono il sogno e il senso di sfida, cioè il desiderio di uscire dal trauma, prefiggendosi un obiettivo.
  • Si nota anche un atteggiamento di rifiuto, che consiste nel crearsi un’immagine di persona forte pur di difendersi dalla compassione altrui, anche se resta sempre una certa fragilità interiore.
  • Infine, il senso dell’umorismo che una persona resiliente tende a sviluppare nei confronti del proprio trauma. E’ un modo per non compatirsi e per smettere di essere visti dagli altri come vittime della vita.

Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a leggere gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e un’opportunità, piuttosto che come una minaccia;di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.

A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza.

Gli altri fattori coinvolti sono:

  • una visione positiva di sé ed una buona consapevolezza sia delle abilità possedute che dei punti di forza del proprio carattere;
  • la capacità di porsi traguardi realistici e di pianificare passi graduali per il loro raggiungimento;
  • adeguate capacità comunicative e di “problem solving”;
  • una buona capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni.

Per concludere la resilienza è data dall’interazione tra

CIÓ CHE IO HO (risorse esterne) =>

  • persone che mi circondano di cui mi fido e a cui voglio bene;
  • persone che mi pongono dei limiti, così che io sappia fino a che punto posso arrivare e dove mi posso fermare;
  • persone che, attraverso il loro comportamento, mi mostrino come agire in maniera giusta e corretta;
  • persone che vogliono che io impari a fare le cose da solo;
  • persone che mi aiutino quando sono in pericolo, sono malato o ho bisogno di imparare.

CIÓ CHE IO SONO (forze interiori) =>

  • una persona che può piacere e che può essere amata;
  • contento di fare le cose per gli altri;
  • una persona che ha rispetto per se stessa e per gli altri;
  • responsabile delle mie azioni;
  • sicuro che ogni cosa andrà bene.

 CIÓ CHE IO POSSO FARE =>

  • parlare agli altri di cose che mi spaventano o mi preoccupano;
  • trovare il modo per risolvere i problemi che incontro;
  • controllarmi;
  • trovare qualcuno che mi aiuti quando ne ho bisogno.

Tutto questo implica cercare nuove opportunità di crescita, assumendosi il rischio di vivere la propria vita come protagonista e non come spettatore.

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Per saperne di più:

B.Cyrulnik – E.Malaguti ,Costruire la resilienza, Ed.Erickson

Putton – Fortugno , Affrontare la vita. Che cosa è la resilienza e come svilupparla, Ed.Carocci

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