Mese: marzo 2014

Il Counseling…. istruzioni per l’uso : dedicato ai “possibili” clienti

counseling snoopy

“..la sofferenza è una specie di bisogno dell’organismo

 di prendere coscienza di uno stato nuovo…” M.Proust

 

Ho deciso di scrivere questo post per informare i “possibili” clienti e tutti coloro che sono incuriositi dal counseling su che cosa esso sia e in quali casi possa essere utile sperimentarlo.

Inoltre penso che in questo preciso momento di grande fermento e confusione sui vari ruoli delle professioni di aiuto, essere ben informati possa contribuire a mantenere adeguatamente alti i livelli delle prestazioni di coloro che offrono con serietà il Counseling.

La maggior parte di noi ha talvolta sperimentato degli eventi e delle sensazioni spiacevoli che sembrano non avere termine, momenti dell’esistenza in cui nessuna soluzione appare all’orizzonte.

A volte sappiamo che i nostri sentimenti sono dovuti a circostanze particolari, come crisi matrimoniali, lutti o malattie, mentre altre volte non abbiamo alcuna idea di ciò che ci fa sentire così in tensione, sfiduciati e perplessi, tutto quello che sappiamo è che la nostra vita è diventata scomoda, difficile o anche apparentemente intollerabile.

Se la nostra ansia diviene troppo grande, possiamo essere spinti a prendere decisioni affrettate, spesso ad esserne dispiaciuti, o ad agire sotto un consiglio che non condividiamo completamente e a dover poi convivere con le conseguenze.

Il Counseling può aiutare le persone a chiarire i loro pensieri e sentimenti, così da giungere a prendere le proprie decisioni o, anche, ad operare grossi cambiamenti nella loro vita.

Si tratta principalmente di una esperienza umana e personale fra due persone. E’ quindi un percorso che richiede impegno di tempo e sforzo da entrambe le parti. Lo scopo è quello di aiutare a trovare le proprie risposte, le proprie risorse momentaneamente seppellite e a divenire più responsabile della propria vita ; il counseling aiuta il cliente a VIVERE la propria vita invece di farsi vivere.

Il Counseling è diverso dagli altri tipi di aiuti in cui si diventa, a volte, oggetto di diagnosi e nei quali viene poi suggerito il comportamento da tenere. Il raggiungimento di un buon obiettivo è alla base dell’intero counseling.

Avere qualcuno che ascolta tutti gli aspetti della nostra situazione, può aiutare a scoprire qualcosa in più di sé. Per esempio la propria forza e la propria debolezza, i propri valori, le priorità, non solo cercando le proprie soluzioni, ma anche realizzandole.

Il Counseling aiuta ad agire per se stessi ad essere pro-attivi nei confronti della propria vita e di conseguenza favorisce e chiarisce anche i rapporti interpersonali.

Può essere utile concepire un percorso di counseling come un’opportunità per imparare ad assumersi dei rischi che, di solito, non siamo in grado di accettare facilmente nella vita di tutti i giorni perché potrebbe essere difficoltoso, strano, se non addirittura incomprensibile.

Qualsiasi tipo di approccio userà il counselor, sarà rispettoso dell’autonomia del cliente, autonomia che dovrà essere la meta per quest’ultimo: essa, infatti, lo renderà capace di fare le sue scelte, di prendere delle decisioni e di metterle in pratica.

Il Counseling non pretende di essere la risposta alle difficoltà umane, ma offre l’opportunità alle persone di esplorare vari modi di vedere la propria vita e conduce verso strade più efficaci per andare avanti.

Un counselor non cercherà di minimizzare i problemi e i disagi e rispetterà qualsiasi sforzo fatto nel tentativo di far funzionare le cose. Inoltre qualunque sia la natura del problema, non verrà dato alcun giudizio e sarà mantenuta un’assoluta confidenzialità.

Quindi: chiunque tu sia, di qualsiasi età, qualsiasi situazione o disagio tu stia affrontando, anche se sei preoccupato, confuso, se devi affrontare un cambiamento inaspettato,una crisi, una difficoltà relazionale, o se vuoi solo fare dei cambiamenti nella tua vita, può esserti utile parlare di queste cose con un operatore “estraneo”, comprensivo e ben preparato.

Un percorso di Counseling è essenzialmente un processo di crescita. Non è compito del counselor far cambiare direttamente il cliente: è il cliente che cercherà di cambiare e di sviluppare se stesso; il ruolo del counselor è quello di agevolare questa evoluzione, non prendendo decisioni al posto del cliente, suggerendo o pilotando il suo cammino, ma aiutando l’individuo ad osservare chiaramente i suoi sentimenti e le sue mete, finchè potrà assumere fiduciosamente l’auto-direzione e , come ha detto Carl Rogers … “e lasciarlo Essere…..”

e quindi ……..

counseling 6 BIS

Dare un senso alla propria vita ….

ALBERO GRANDE RADICI

“ E ora descriverò l’esperienza che consiste

nel meravigliarsi dell’esistenza del mondo

dicendo: è l’esperienza di vedere il mondo

come un miracolo ….” L. Wittgenstein

 

Una delle più belle caratteristiche dell’essere umano è forse quella di essere un fabbricante di senso. La vita buona non è solo quella nel corso della quale non si soffre, ma è anche un’esistenza che ha (o sembra avere) un senso.

La sensazione di una vita vuota di senso può essere passeggera, come un momento di tristezza, un’ombra che attraversa la nostra giornata. In questo caso è un fenomeno utile perché ci fa prendere consapevolezza delle cose tristi del mondo … è una testimonianza di lucidità; fa nascere un dubbio, e preserva le nostre capacità di rimetterci in discussione, ci consente anche di interrogare le nostre certezze su quel significato che vogliamo dare alla nostra vita. Insomma, un momento di automatico riequilibra mento della nostra vita interiore. Poi troviamo qualcosa, siano esse soluzioni, spiegazioni, azioni che ci rimettono in moto. E ritroviamo il nostro benessere, e con esso la nostra energia per vivere.

Ma, a volte, questa perdita del sapore della vita persiste come una malattia. Può essee la conseguenza di disturbi affettivi, come la depressione, e procede in due sensi, rafforzandosi: siccome sono depressa, non trovo più un senso nella mia vita. Ma siccome la mia vita non ha senso, mi deprimo ….

Inversamente, trovare un senso alla propria esistenza è un importante fattore di protezione nel campo dei disturbi psicologici. Molti artisti o creatori geniali hanno così compensato i propri squilibri e le proprie fragilità psichiche con una straordinaria realizzazione personale, che ha dato un senso alla loro esistenza consentendogli di non sprofondare nella follia.

Vivere lucidamente, equivale a cercare di capire il mondo che ci circonda. Significa andare oltre l’apparenza dell’immediato. Cosa c’è veramente dietro i miei bisogni, le mie motivazioni, i miei sogni? Ciò equivale cercare di stabilire una coesione, una coerenza con tutte le azioni della propria vita, vale a dire connettere tra loro cose sparse.

La mia vita segue una logica? Oppure non faccio altro che rispondere a richieste, obbedisco ai miei impulsi, come una foglia al vento?

Si giunge in tal modo ad una visione di stabilità, sia di valori e di cose sia della propria persona, grazie a quel bisogno di coerenza che è una necessità dell’essere umano.

La ricerca di significato ci spinge a percepire la portata universale di azioni ed emozioni intime.

Ma la ricerca e l’attribuzione di significato, come sempre, non devono restare un semplice concetto, e ci aiuteranno solo se saranno oggetto di una pratica; come dare senso quindi alla propria esistenza attraverso atti quotidiani?

Fermare il flusso dei pensieri … se, ad esempio, stiamo aspettando in una sala d’attesa proviamo ad allontanare i pensieri di fastidio per via del ritardo. Respiriamo e chiediamoci come abitare completamente questo momento. Prendiamoci cura del nostro corpo, sistemandoci più comodamente, respiriamo più a fondo, sorridiamo (perché no?). Insomma, facciamo qualcosa di più “pieno”.

Chiedersi spesso quale è il significato di quello che stiamo facendo o vivendo. Cercare il significato o i significati anche quando apparentemente non c’è ….

Presenza nel momento presente, consapevolezza di essere vivi! Stando attenti a non cadere nella ricerca ossessiva e delirante di un senso nascosto dietro ogni evento casuale, lapsus, malattia o fatto quotidiano. Bensì ricerca di quel senso dimenticato, così come molto spesso si dimentica che dietro la parola “buongiorno” vi è il sincero augurio che la persona alla quale offriamo queste parole possa godere di una buona giornata …..

 

“ …Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!…” C.Chaplin

 

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