Lo sguardo interiore

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R.Magritte – Falso Specchio –

Come sempre il Master  è portatore di riflessioni …….

Le nostre esperienze più intense dal punto di vista emozionale, soprattutto se risalgono all’infanzia, possono dare origine alle cosiddette “credenze inconsce”, le quali, in realtà, non sono altro che le nostre personali convinzioni.

Per ciascuno di noi si tratta di assolute certezze, che non ammettiamo di poter mettere in discussione.

Non assomigliano alle idee ma a veri e propri sentimenti.

Ad esempio, è molto diverso pensare di non essere capaci, sentirsi incapaci e sapere di essere incapaci.

Quando parliamo di queste convinzioni, intendiamo qualcosa di ben radicato nella nostra mente.

Vorrei sottolineare che la maggior parte delle convinzioni che ci limitano agisce senza che ce ne rendiamo conto, muovendosi al di sotto del piano della consapevolezza.

Molte volte siamo convinti di essere in un certo modo e ci sembra impossibile poter cambiare. Tuttavia quello che il nostro cervello è capace di riconoscere e di cogliere di noi stessi non è che una piccola parte della realtà che siamo. Inoltre è bene sapere che, in quanto a percezioni, il nostro cervello può trarci in inganno.

Ci sono molte idee che tendiamo a scartare fin dall’inizio perché in contraddizione con quanto ci mostrano i nostri sensi

Se non ci liberiamo dei limiti del nostro modo di pensare, non saremo capaci di vedere le cose da quella prospettiva che ci consentirà di scoprire l’esistenza di porte dove prima vedevamo solo muri.

Per entrare in quello che Einstein chiamava “la bellezza del mistero è necessario recuperare la capacità di sorprenderci e di stupirci tipica dei bambini, avendo fiducia che quello che troveremo sarà unico.

Così come il mondo dei microorganismi si rivelò grazie all’invenzione di uno strumento di osservazione, il microscopio, e quello delle galassie diventò visibile solo con l’uso del telescopio, anche noi abbiamo bisogno di uno strumento molto speciale per poterci addentrare nel nostro mondo interiore.

Quello strumento altro non è che la nostra coscienza.

“Non sono né i miei pensieri, né le mie emozioni, né le mie percezioni sensoriali, né le mie esperienze. Io non sono il contenuto della mia vita. Sono lo spazio nel quale tutto si produce. Sono la coscienza. Sono il presente. Sono.”  E. Tolle

Un ritorno a se stessi, inteso come viaggio a ritroso verso l’incipit, verso l’inizio, verso quell’inconoscibile che ci appartiene sin da quando il primo vagito in questa vita è stato emesso.

Unione tra anima, corpo e mente che insieme formano la nostra totalità.

Esiste una netta linea di confine tra il nostro corpo e la realtà esterna solo in virtù della nostra parte razionale e delle nostre convinzioni radicate, di quel velo di Maya che ancora ci separa dalla verità. Ma questa linea è nulla se poniamo l’attenzione sul grande scambio energetico che avviene tra il dentro e il fuori. Siamo sintonizzati costantemente con la realtà che ci circonda, la nostra esistenza è parte di questa continua sintonizzazione tra dentro e fuori, tra sé interno ed realtà esterna, tra interiorità e apertura al mondo.

La coscienza è energia che parla di noi e che ci dice del mondo e di come questo in ogni attimo del  nostro esistere ci apre le porte verso infinite  possibilità.

Sarà lei ad aiutarci a scoprire cosa si nasconde dentro di noi, cosa è che ci proibisce di vivere la vita come ci piacerebbe, almeno per quanto riguarda le cose che dipendono da noi, e sono molte.

La coscienza ha bisogno di attenzione. Possiamo paragonarla all’occhio che vede e l’attenzione alla luce che illumina: senza luce, l’occhio non può vedere. Solo quando riusciremo a focalizzare l’attenzione all’interno di noi stessi saremo in grado di scoprire ciò che prima restava nascosto, di portare alla luce ciò che prima restava nell’ombra.

Dietro le tue paure più profonde non esiste una vera incapacità di affrontarle, ma solo a convinzione che non ne sei capace

Ri-allinearsi sulla traccia della propria Essenza …..

ESSENZA

“Tutti hanno, intrappolata dentro di sé, dell’energia. Il fatto è che non siamo molto bravi a tirarla fuori.” Bill Bryson

Un’immensa fonte di energia e di ispirazione sgorga spontaneamente quando siamo in contatto con la nostra Essenza. Questa Essenza possiamo paragonarla ad un seme, unico nelle sue potenzialità. La vita è paragonabile al percorso che il seme compie, nel suo processo di crescita, fino diventare la pianta di cui porta il codice genetico.

Ri-allinearsi sulla traccia della propria Essenza permette di puntare nella propria direzione, attraverso il labirinto delle tante identità ideali che le persone, l’ambiente e il nostro “Critico interiore” creano per noi.

Una bussola preziosa che può aiutarci a trovare l’orientamento è costituita dall’entusiasmo che un vero desiderio genera.

Un buon esempio di energia creativa spontanea sono i bambini molto piccoli. Inarrestabili nel loro desiderio di giocare, scoprire, muoversi, conoscere, ridere, espandersi. Altro buon esempio è l’innamoramento, sia esso per una persona, un’attività, un’idea o un progetto. All’istante torniamo bambini, dentro di noi scoppia la voglia di occuparci senza limiti di tempo di quello che amiamo, senza condizioni, senza chiedere se sia possibile. Diventiamo il  nostro desiderio!

Non è detto che un desiderio sia sempre realizzabile, giusto o che sia la cosa migliore per noi. Però la qualità dell’energia che da esso erompe è preziosa e, se arriva a parlare al nostro cuore, significa che comunque quel desiderio ci sta allargando, motivando, rimettendo in pista.

Proviamo ora a chiederci: quanto entusiasmo c’è in noi? quanto desiderio di far parlare la nostra Essenza? Cosa interferisce con lo sgorgare libero dell’energia vitale, cosa l’assorbe e la disperde?

Tre principalmente sono i grandi dissipatori di energia:

  1. Vecchi bisogni infantili che non sono stati sufficientemente esauditi
  2. Le immagini ideali che abbiamo costruito per noi
  3. Le convinzioni su noi stessi e il mondo basate su immagini distorte e convinzioni limitanti.

Proviamo a guardarli più da vicino.

Bisogni infantili frustrati.

Il bambino ha un enorme bisogno di tutto: arriva da un mondo più confortevole di quello quotidiano, in cui il calore, il nutrimento, la simbiosi sono realtà in atto. La nascita dà inizio ad un percorso di individuazione faticoso e frastagliato in cui la dipendenza dall’ambiente esterno è , almeno al principio, totale.

Malgrado l’intensità della dedizione che genitori o ambiente possano aver prodigato, qualche bisogno legittimo resta comunque insoddisfatto. Essere curato, accudito, protetto, incoraggiato, ricevere attenzione, apprezzamento per la propria unicità, sono necessità autentiche  che, se disattese a causa della struttura stessa del rapporto con uno o entrambi i genitori, o per condizioni ambientali oggettive, possono generare a livello inconscio un bisogno coatto di ricevere soddisfazione in età adulta, spostando su figure analoghe questa richiesta.

Questo processo è facilmente individuabile in quelle aree della vita in cui ogni sforzo per ottenere qualcosa a cui si aspira finisce prima o poi nel risolversi con una frustrazione.

In questo caso l’energia vitale viene assorbita da imprese che hanno lo scopo di riuscire laddove si è fallito durante l’infanzia, forzando la vita a darci quello che non abbiamo ricevuto. Sostituiamo persone e situazioni originarie con dei surrogati che hanno una matrice simile, o la ricreiamo anche dove non c’è, reinterpretando la realtà a modo nostro. Vincere è impossibile, proprio perché si scelgono e si ricreano le condizioni della sconfitta originaria, da un livello completamente inconsapevole.

Le false identità e l’immagine ideale.

Altro dissipatore energetico che risucchia la nostra energia, simile ad un buco nero che tutto assorbe è l’immagine ideale, una costruzione inconscia formata dalla somma delle definizioni altrui su come dobbiamo e ci è vietato essere, per meritare di vivere e possedere un valore personale.

Cresciamo, in genere, con l’idea di non essere abbastanza buoni da essere amati per ciò che siamo. Ci creiamo, perciò, un’immagine di come dovremmo essere e, disperatamente cerchiamo di esserne all’altezza Per fare questo utilizziamo una massa preponderante della nostra energia indirizzandola spesso in una direzione addirittura opposta alla nostra Essenza.

Le immagini distorte o convinzioni limitanti.

Si tratta di ragionamenti strategici, formatisi nella primissima infanzia in modo istintivo, e poi applicati in maniera inconsapevole ed automatica in situazioni anche molto diverse, ma erroneamente associate alle situazioni originarie.

Esse guidano in modo istintivo il nostro comportamento e diventano lentamente la nostra modalità per estrarre energia dalla vita.

Queste convinzioni diventano come un copione da commedia dell’arte, maschere che l’individuo usa senza averne coscienza. Sono trappole che, in cambio di una modesta sicurezza di ruolo, limitano la visuale, sviando dai veri bisogni.

La soluzione? Proviamo ad uscire dagli schemi, allarghiamo il nostro “recinto”, da una parte riconoscendo i nostri automatismi a tutti i livelli: fisico, emotivo, mentale; in secondo luogo, imparando ad usare al meglio la nostra energia nella direzione della conoscenza e della realizzazione della nostra Essenza, la nostra parte più vera e profonda …. accettiamoci …. e manifestiamo per quello che siamo! …

Sveliamo la nostra Potenza

manifestare la potenza

La nostra Potenza, simile ad un frutto gravido dei suoi semi, trabocca e si mostra in tutta la sua pienezza.

Non confondiamola con il potere. Il potere lo cerchiamo quando non ci sentiamo interi entrando in quel dualismo che ci fa afferrare altrove quello che ci manca.

La Potenza è altro! E’ sentire dentro di noi di avere già tutta la completezza e pienezza, smettendo di avere aspettative nei nostri confronti, né nei confronti degli altri essendo ben sicuri del nostro posto nel mondo.

La nostra Potenza parte dalla nostra interiorità. Il potere ce lo creiamo noi dall’esterno appiccicandoci addosso quello che non abbiamo e quello che non siamo.

Smettiamo di aver paura di VIVERE , entriamo nella nostra pienezza e il resto lasciamolo al mondo duale dove tutto si oppone a tutto, dove tutto è una lotta per dimostrare qualcosa, dove tutto è sfida. Il nemico è solo dentro di noi! Non abbiamo di colmare i nostri vuoti giudicando le vite altrui.

La nostra energia comincerà a traboccare senza nemmeno il bisogno che ci sia un senso preciso, una direzione precisa. Il nostro frutto maturo è così gravido di semi da poterli spargere ovunque. Il nostro germe matura nel nostro essere perché da questo contatto con ogni nostra potenzialità che preme, nascerà la nostra nuova forma nel mondo e nella vita.

Una nuova luce si fa strada dentro di noi per illuminare il tessuto della nostra individualità; lasciamo che questa luce rischiari e ci lasci vedere ciò che è da forgiare, da cesellare, da modellare. Ora finalmente possiamo vedere di cosa siamo fatti, quale è la nostra vera natura.

Non accontentiamoci di una visione panoramica focalizziamo la nostra attenzione in modo analitico, entriamo nel particolare e afferriamolo. Da lì all’interno di quella piccola cosa, potremo più avanti lasciare che l’intera nostra creazione prenda forma.

Prendiamoci cura di noi e di quello che sta per nascere da noi. Portiamo luce nella nostra specificità, non cerchiamo quella di un altro e non cerchiamo neppure di essere quella specificità che abbiamo creduto di desiderare da noi.

Noi non siamo quello che gli altri vorrebbero che fossimo o avrebbero voluto farci diventare. Siamo esattamente quello che siamo in questo momento; ed è da questa materia che dobbiamo partire per scoprire la nostra nuova forma.

Non abbiamo desiderio di diventare chissà che cosa, già siamo quello che siamo ed è da qui che la nuova energia, la nuova Potenza ora si manifesta.

Partiamo esattamente da dove siamo. Il punto in cui siamo è la nostra realtà!

liberamente tratto da:

S.Garavaglia – 365 pensieri per l’anima – Ed.Tecniche Nuove

Esprimere il potenziale

POTENZIALE

Diversi insegnamenti indicano che l’essere umano è costituito da un nucleo centrale, la sua parte “essenziale”, che è stato chiamato Anima, Io profondo, Sé. Questo nucleo contiene in potenza ed è la fonte di tutto ciò che l’essere umano andrà esprimendo nella sua vita. È la nostra ESSENZA.

Molti hanno cercato di descrivere questa essenza. Le descrizioni sono sempre approssimative: “ un dito che indica la luna, ma non la luna stessa”. Possono però aiutarci ad intuire la presenza della nostra essenza, a percepire che è sempre lì, che non dobbiamo costruirla ma ri-conoscerla, perché è ciò che siamo profondamente.

Una di queste descrizioni, che a me è piaciuta molto,  indica le tre qualità fondamentali della vita in ogni sua manifestazione: intelligenza, affettività ed energia ( A.Blay => psicologia dell’autorealizzazione) . Ogni essere umano è formato da queste tre energie , a livello fisico come a livello psichico e spirituale. La nostra essenza, il nostro essere è costituito da tre centri che in realtà formano un’unità.

Dal nostro centro di affettività proviene tutta la capacità di sentire: empatia, allegria, compassione, ma anche la coscienza della bellezza e soprattutto la coscienza dell’unità della vita. E’ questa percezione di unità che calma l’angoscia di separazione e di isolamento, quell’emozione che sperimentiamo proprio quando viviamo lontani dalla nostra essenza.

Dal nostro centro di intelligenza provengono tutti i processi del pensare, analizzare, comprendere. E’ un’espressione della nostra intelligenza tutto ciò che riguarda la conoscenza, il potere di osservare, di elaborare dati, di scoprire le relazioni tra le cose, l’insight e l’intuizione. Il contatto con questo aspetto della nostra essenza risveglia e calma la sete di sapere chi siamo profondamente, il senso dell’esistenza.

Dal nostro centro di energia derivano tutti i processi relativi a forza, costanza, sicurezza, vitalità, e anche solidità e stabilità. Il contatto con questo centro calma la sensazione di essere come una foglia al vento insicuri e impotenti.

Guardiamo quindi l’essere umano come un’asse con tre qualità fondamentali che formano il suo potenziale essenziale e che si esprimono in ogni atto della sua vita. E’ qualcosa che ci appartiene dalla nascita e che siamo invitati a sviluppare e ad esprimere. Lo sviluppo di queste qualità costituiscono il nostro modo di essere e di stare nel mondo: viviamo esprimendo comunque, che ne siamo consapevoli o meno, la nostra essenza.

Tutto quanto esprimiamo è parte di essa, viene da essa, è essa stessa, lo stesso Sé che si manifesta.

Detto questo possiamo chiederci come mai l’essere umano esprima così poco della sua essenza; emerge qui la nozione di “falsa personalità” o “velo”, una maschera che copre e nasconde l’io profondo e che ci fa credere che noi non siamo quello che siamo – l’essenza – e che siamo quello che non siamo – la falsa personalità.

Forse, quindi il senso dell’esistenza è il dis-velare quello che è velato e ce lo insegna la scuola della vita attraverso le sue esperienze, se riusciamo a imparare da esse.

Lo sviluppo delle qualità non è garantito dallo scorrere del tempo. Solo se la persona matura questo potenziale potrà emergere sempre di più e meglio.

Evolversi o svilupparsi significa quindi poter individualizzarci e manifestare aspetti ogni volta più ricchi e luminosi: un’intelligenza più chiara; un amore più aperto; un’energia più solida.

Quando esprimiamo il nostro potenziale, cresciamo non solo oggettivamente, nel senso che sviluppiamo maggiori abilità, ma anche soggettivamente, in quanto diventiamo più coscienti di noi stessi. Esprimere il nostro potenziali in modo creativo ci fa scoprire che Siamo, che esistiamo; e così cresce in noi un senso interiore di presenza. E nel momento in cui ci sentiremo più centrati nella nostra essenza, copriremo uno stato di pace e di libertà più profondo e ci accorgeremo di non dipendere dalla contingenza delle situazioni concrete. Potremo vivere situazioni sgradevoli o dolorose, ma lo faremo sotto un segno di accettazione e di interezza.

Voglio terminare con un piccolo racconto che più di mille spiegazioni teoriche illustra la differenza che esiste tra il vivere con Presenza ed esistere senza questa coscienza di Essere.

“ Un forestiero arriva in un paese e mentre visita il cimitero resta colpito dalla lapidi: “… visse 3 anni e 10 mesi”, “ visse 4 anni e 3 giorni”, “visse 2 anni, 3 mesi e 14 giorni”. Osserva che tutte le tombe riportano periodi di tempo simili. Viene colto da una profonda compassione per la perdita prematura di così tante vite, perciò chiede al custode, una persona anziana dalla lunga barba: “Cosa è successo? Che disgrazia è capitata che sono morti così tanti bambini?” L’anziano risponde: “No, nessun bambino; qui siamo tutti longevi; è che abbiamo una tradizione: quando nasciamo, ci viene dato un quaderno nel quale annotiamo i momenti nei quali siamo stati realmente Presenti nella nostra vita, perché solo quando siamo Presenti è Vita. Nelle lapidi viene perciò segnato solo il tempo realmente vissuto dalla persona”.

Perdersi per ri-trovarsi

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“L’Uomo-Labirinto” – Lelia Burroni

“Sedendo quietamente senza fare nulla, viene la primavera e l’erba cresce da sé” Poesia Zen

A volte capita che senza accorgercene perdiamo il nostro orientamento. E allora sbandiamo, non sappiamo dove siamo, dove stiamo andando, siamo perduti in un labirinto senza vie d’uscita.

Quando siamo disorientati? Quasi sempre dopo un amore finito, dopo un abbandono, quando scompare una persona cara, quando il lavoro ci lascia a piedi, quando i figli prendono la loro strada. Improvvisamente ci sentiamo inutili, come barchette alla deriva,ci manca il terreno sotto i piedi.

Altre volte questa sensazione di disorientamento ci sorprende come un fulmine a ciel sereno: ci sentiamo inaspettatamente stranieri nella routine, nelle abitudini.

Ci guardiamo allo specchio e ci chiediamo:” Era proprio questa la vita che volevo? Perché tutto mi pare così lontano e inutile?.

Guardiamo come estranei gli amici, la moglie o il marito, i figli, i compagni di lavoro tutto ci sembra avvolto in una lente deformante.

Per la verità lottiamo con tutte le nostre forze contro il disorientamento, anche se sappiamo che quella domanda è sempre stata lì in agguato.

E nonostante i nostri sforzi di rimuoverla, nonostante una “vita riuscita”, nonostante abbiamo lottato per mettere ordine, per conquistare un nostro posto ben definito nella società, sappiamo che c’è qualcosa di inafferrabile che ci spinge a perderci, a mettere in discussione tutto, proprio tutto. Una sorta di ansia distruttiva che non trova pace se non nel cercare di disfare quello che, a volte molto faticosamente, abbiamo costruito.

A questo punto scattano due sentimenti che prendono il sopravvento: il vuoto e la disperazione. Contro di loro lottiamo con tutte le nostre forze e qui commettiamo l’errore che peggiora la situazione…. È come se tentassimo di arrampicarci su una parete perfettamente liscia, senza appigli, tutta la nostra energia se ne va nello sforzo di conquistare un metro ma nel momento in cui pensiamo di avercela fatta il piede irrimediabilmente scivola…..

E se invece tentassimo di non lottare contro questa voglia di “perderci” e provassimo a …. crollare…..

Crollare vuol dire lasciar vivere il nostro dolore, stare lì con lui; vuol dire non cercare di spiegare e di capire….. significa semplicemente “stare”.

E qui sta il senso del nostro disorientamento: “qualcosa” dentro di noi vuole spazzarci via, vuole allontanarci dalle  nostre certezze. E così la sofferenza apre la porta al “Vuoto”, a quel luogo senza tempo, dove riposano le nostre risorse, la nostra energia più profonda. Dentro ognuno di noi c’è una forza incontaminata, libera che è pronta a venire alla luce: occorre farle semplicemente posto.

Per questo dobbiamo imparare a “crollare” perché quando smettiamo di pensare a noi stessi “questa energia” è pronta ad affiorare.

Anche se non lo sappiamo,  nella profondità del nostro essere,è contenuta la gioia della vita.

Dice Elie Wiesel premio Nobel per la pace: “Non è possibile negare la disperazione, è troppo forte. Ma nonostante la disperazione, all’interno stesso della disperazione, c’è un luogo, una sorta di spazio in cui la gioia è possibile…. E’ una gioia purissima, nobilissima…”

Chi riesce a fare questo anche per un istante, impara che le nostre difficoltà dipendono quasi sempre dal fatto che guardiamo perennemente in una sola direzione e non ci accorgiamo che la vita sta scorrendo in ogni fibra del nostro essere.

Camminando verso l’acquisizione del nostro potere

empowerment

Molto spesso durante un percorso di Counseling capita di portare le  persone a riflettere su cosa, nella loro vita, le fa sentire più nel proprio potere.

Il più delle volte le loro risposte sono:

“Sento di acquisire potere quando mi sento centrata”

“Sento di acquisire potere quando metto dei limiti”

“Sento di acquisire potere quando mi prendo la responsabilità di me stessa”

“Sento di acquisire potere quando mi accorgo di quanto mi sono impegnat nella mia crescita e di quanto fino ad ora ho realizzato”

“Sento di acquisire potere quando ho successo”

Senti di acquisire potere quando sono connessa al mio corpo e mi sento radicata a terra”.

Da queste affermazioni si evince che sentiamo di acquisire potere, soprattutto, quando siamo nella nostra energia, mentre ci sentiamo privati di potere quando ci sentiamo indifesi, confusi e sopraffatti dalla vita o da qualcuno.

Tuttavia siamo ingiusti verso noi stessi se basiamo il nostro potere solo sul sentirci centrati, forti, assertivi. Quando veniamo colpiti nella nostra autostima siamo spesso in uno stato di choc che ci rende incapaci di sentire noi stessi e di rispondere, quindi, in un modo appropriato. E spesso siamo così lontani da un contatto con ciò che vogliamo, desideriamo, sentiamo e pensiamo, che solo più tardi scopriamo di aver tradito noi stessi.

La nostra esperienza è che impariamo a darci potere dicendo un “sì” a noi stessi a un livello profondo. Cioè sentendo noi stessi con un senso di compassione e accettando quello che si presenta , momento per momento.

La strada verso l’acquisizione di potere ha due poli: uno femminile e l’altro maschile.

L’aspetto femminile include l’osservare e il sentire da vicino noi stessi in quei momenti in cui ci sentiamo minacciati, indifesi, senza potere, confusi, paralizzati, spaventati, insicuri.

Un osservare e un sentire senza la pressione o l’aspettativa che saremo capaci di rispondere con potere o semplicemente che sapremo in qualche modo rispondere. Lo choc può essere così profondo che quello che nel momento possiamo fare è solo osservare l’intera situazione.

Questo significa diventare consapevoli e sentire la paura, in particolare quando qualcuno vuole qualcosa da noi o quando ci sentiamo sopraffatti dalle sfide della vita. Normalmente, in queste situazioni, non siamo presenti, ci distraiamo e ci allontaniamo in un modo o nell’altro: compiacendo, isolandoci o dissociandoci. Ci vuole molto coraggio per essere presenti e sentire quello che ci accade dentro.

L’acquisizione di potere viene dal trovare il coraggio e la determinazione a rimanere presenti e a sentire la paura e le sottili sensazioni fisiche associate alla paura.

Lentamente, con il tempo e con molta pazienza, possiamo imparare a riconoscere che non siamo solo un bambino in panico, ma che abbiamo anche la forza e la determinazione per sentire noi stessi piuttosto che distrarci in qualunque modo.

Attraverso tentativi ed errori e senza il dovere di “fare la cosa giusta”, se ci impegniamo a d essere presenti e a sentire cominciamo a scoprire che cosa va bene per noi.

L’aspetto maschile dell’acquisire potere include, invece, correre piccoli rischi, dicendo di che cosa abbiamo bisogno e che cosa vogliamo, anche se questo può farci incorrere nella disapprovazione.

L’aspetto maschile comprende anche l’impegnarsi a fare piccoli passi per non permettere che le nostra pure ci facciano continuamente affondare in un continuo rimandare e nel ritirarsi.

Anche in questo caso non si tratta di fare o dire la cosa giusta, ma semplicemente correre il rischio di comportarsi in un modo nuovo, diverso, più vicino al nostro cuore.

Il correre piccoli rischi ha una grande forza trasformativa e produce un profondo cambiamento interiore. Questo cambiamento conferisce potere, gradatamente le paure diminuiscono e ritorna il senso di sé.

liberametne tratto da:

Krishnananda,Amana – “Fiducia e sfiducia” – Ed.Feltrinelli

Trasformare la paura in energia propulsiva

paura muro

Olio su tela di Orszag Lili – Self-portrait in front of a Wall (Young Girl in front of a Wall) –

Tutti abbiamo provato  almeno una volta la sensazione “paludosa” di qualcosa che ci impediva di proseguire spediti nella vita, come se avessimo dei legaci alle caviglie che ci frenavano il passo. Magari all’inizio era una sensazione lieve, che passava quasi inosservata, ma a lungo andare si è trasformata in un peso che affossava e impediva ogni movimento e decisione.

Questa è l’energia della paura che ci sclerotizza, ci blocca, rendendoci statici e stagnanti. Questa è la paura di cui aver paura!!!

Come per ogni cosa, siamo noi a decidere la nostra percezione, che altro non è che un pensiero, ed è nostro, e quindi possiamo scegliere di cambiare, e farlo consapevolmente: decidiamo di trasformare questa energia in qualcosa di propulsivo, in una spinta verso, un impulso trainante a fare invece che a non fare.

La paura, dunque, è una emozione, ed è nostra. Questo implica che, facendo parte di noi, è insopprimibile. Tanto vale cominciare ad accettarla e vederla come un’amica, una consigliera che ci consente di accorgerci che qualcosa non va.

I muri che abbiamo costruito hanno avuto la loro ragione di essere e inizialmente ci hanno dato l’illusione di essere protetti. Magari abbiamo convissuto per anni con questa realtà parziale, senza renderci conto che non ci permetteva di vivere pienamente, finchè il disagio si è manifestato prepotentemente, obbligandoci a fare qualcosa, non sopportando più l’esperienza della paura e l’impossibilità di aver fiducia nel mondo e negli altri.

Quando ci troviamo di fronte al muro compatto della paura, lo possiamo sentire, toccare, percepire concretamente. Comunque cerchiamo di aggirarlo, ci ributta indietro, come se fosse di gomma. Se cerchiamo di scalarlo, ci rendiamo conto che è infinitamente troppo alto … ci chiude l’orizzonte, ci soffoca, finchè comprendiamo che l’unico mezzo di superarlo è quello di andarci dentro.

Ma come creare il coraggio per saltarci dentro? Come scrollarsi di dosso anni di timori, di palpitazioni, strati e strati di insicurezze?

Il miracolo siamo coi ed è solo facendo un atto di fiducia verso noi stessi che ci permettiamo di andare oltre la paura. Purtroppo, non esiste la formula magica che va bene per tutti, ognuno è necessario che trovi la propria.

Nonostante possa sembrare utopico, è molto più facile di quanto si pensi. Basta fare il primo passo, entrando nella paura , per accorgerci in realtà che il più delle volte si tratta di una bolla di sapore. Dobbiamo tuttavia farlo noi, nessuno ci può sostituire.

Con questo non sto dicendo che sia facile, ma solo che è molto più semplice di quanto possa apparire.

Ognuno di noi ha avuto e avrà il suo muro, ne ha sperimentato la consistenza, il senso di claustrofobia che ad un certo punto diventa insopportabile, e il terrore che rappresenta.

Ogni muro ha delle colorazioni diverse, paura di amare, paura di non essere amata, paura del rifiuto, paura di fallire … e chi più ne ha più ne metta.

Ma nessuno di questi muri è per sempre. Basta scegliere qualcosa di diverso e, come per incanto, scompare …..

Nuove Armonie

farfalle barattolo

Sei tutta qui , in questo tempo che ti stuzzica romantiche follie e ti chiede un gioco nuovo, ora che sei rientrata nel ciclo della vita….

Buttati, organizza, inventa e dai un buongiorno alla vita, anche a chi ami ….. e sai che non puoi vivere senza questo amore che non è un sogno ma tutta la realtà …

Sfarfalleggia un poco, concedi spazio alla tua voglia di leggerezza … Buttati nella vita, puoi farlo …ora ….

Se pensi che l’equilibrio sia qualcosa di stabile, ricrediti, negheresti la vita. L’equilibrio è dinamico, sempre nuovo punto di partenza per una nuova trasformazione.

La vita è movimento, continua espansione ma non è una fatica, è una danza, lasciati fluire senza volerla controllare …

Il nuovo che ora matura in te non sarà un porto definitivo, ma la nuova tappa di un eccitante viaggio. Quando viaggi ti fermi per un po’ e intanto visiti tutto con entusiasmo, curiosità e passione, non ti chiudi in casa o in albergo, sotto alle coperte per tutto il tempo. Non avrebbe senso. E poi arriva il moment o di ripartire. Così è l’equilibrio, un continuo spostamento, aggiustamento, godimento per poi ripartire.

Vivi fru fru, respira aromi, bevi un po’ di vino … attiva la tua energia, falla vibrare, crea la tua realtà ..

Espanditi in tutte le direzioni, nella grappa e nella filosofia, nella sensualità, nel patè, nelle passeggiate, nel ballo sfrenato e nella fisica quantistica ….

Celebra la vita, sentiti ovunque VIVA e non farti troppe domande, ora, plana ad ali spiegate là dove il vento ti porta e goditela fino in fondo questa strana e pazza vita ……

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liberamente tratto da:

S.Garavaglia

365 Pensieri per l’anima

Ed.Tecniche Nuove

L’importanza di tornare ad essere ….

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Guardiamo ai bambini come a dei vasi vuoti che devono essere riempiti con quel che siamo noi. E’ necessario invece imparare da loro come tornare ad essere noi un vaso vuoto.

Cerchiamo costantemente di cambiare gli altri secondo la nostra natura. Ogni persona diventa più bella ai nostri occhi, più interessante se riusciamo a trasferire in le un po’ di noi.

Così, in quel legame, nasce un senso di soddisfazione, ci sentiamo appagati.

Di fronte ad ogni situazione, di fronte ad ogni persona si innesca immediatamente il giudizio, spesso involontario, a un livello profondo, ma che ha in sé la capacità di attivare il nostro schema di reazione: come posso far cambiare ciò che è qui davanti a me? Come posso renderlo un po’ più simile alle mie aspettative?

E’ un percorso contorto, frustrante, che non ci porta da nessuna parte. Semplicemente così aumentano la tristezza, il risentimento, perché ci rendiamo conto di quanta energia sprechiamo nel cercare di cambiare gli altri, plasmandoli sul nostro modello.

E’ necessaria una inversione di rotta!

E’ necessario imparare a spogliarci di tutto quello che siamo e di quanto cerchiamo di essere in funzione dell’esterno.

I bambini ci insegnano quanto sia importante tornare ad essere “un vaso vuoto”. Quando inizi a lasciare andare, a rimuovere strato dopo strato, con pazienza e costanza, quello che non serve, arrivi ad eliminare ciò che fino a quel momento ti aveva tenuta chiusa in uno stanzino, al buio, spaventata dal mondo.

Quel personaggio fittizio che si era sostituito a te, e che era diventato te, finalmente se ne va e lascia spazio a chi veramente sei.

Quando farai questa esperienza capirai che il più grande potere dell’uomo non è di “essere” bensì “non essere”. In questo stato, cioè diventando un vaso completamente vuoto, dai la possibilità alla magnificenza dell’Universo di riempirti e di svuotarti in ogni momento, così che il flusso sia sempre continuo, vitale, creativo.

Quando rimani in quel contenitore piena di te stessa, di quello che la tua mente ha creato, di quello che il mondo attorno ha creato e confezionato su misura per te, allora hai scelto la via del ristagno, della staticità priva di entusiasmo.

Impariamo a vedere i bambini come uno specchio. Loro ci insegnano tantissimo, perché possiedono un cuore magico, alimentato dall’immaginazione, dalla fantasia, dall’innocenza del giudizio, dalla naturalezza delle emozioni.

Noi abbiamo perso tutto ciò, siamo bravissime a controllare e spesso addirittura a soffocare le nostre pulsioni; abbiamo rimosso la fantasia e l’immaginazione per dare ascolto alla pura razionalità.

Puoi tornare ad essere quello che sei sempre stata e la forza che ti guida verso questa verità si chiama abbandono …..