Month: aprile 2020

Materiali d’arte, elementi di vita.

PITTURA MANI

“Nella materia sono i grandi germi della vita e i germi delle opere d’arte” G.Bachelard

In latino il termine “materia” rimanda a “mater” cioè alle origini, a quello o al luogo da cui si deriva. Il termine “materiali” allora, proprio perché derivante da materia, è maggiormente legato ad un oggetto o ad un’opera e ne indica la materialità fisica, la struttura e anche il “significante” che veicola significati.

I materiali, infatti, non sono presenze prive di significato: essi hanno un’importanza fondamentale nella realizzazione di un’opera ed in quello che esprime. I materiali non sono elementi neutri, muti, fanno parte dell’oggetto ed entrano in un rapporto empatico con ciascuno di noi: quante volte, ad esempio, ci succede di cambiare sedia perché quella di plastica non ci piace.

Cambiando i materiali cambiano i sistemi percettivi ed emotivi e si attua una diversa comunicazione ed un diverso scambio simbolico.

“Nella materia sono i grandi germi della vita e i germi delle opere d’arte”, scrive Bachelard (http://it.wikipedia.org/wiki/Gaston_Bachelard ), e ciò è vero nella misura in cui ciascuno di noi porta dentro di sé un sentire cosmico, un universo fatto prioritariamente di materia, il corpo, e di elementi, quelli della natura, che rimandano ad un immaginario in perenne trasformazione, così come lo è la vita di ogni singola persona.

L’integrazione dell’Io nel tempo e nello spazio (noi siamo spazio, lo spazio del corpo e tempo, i ritmi e i bisogni del corpo), dipende dal modo in cui la madre “tiene” il neonato; la personalizzazione dell’Io dipende dal modo in cui il bambino viene “manipolato” e l’instaurazione della relazione d’oggetto da parte dell’Io dipende dalla presentazione degli oggetti (seno, biberon ..) grazie ai quali il bambino può trovare la soddisfazione ai suoi bisogni che sono prioritariamente fisici.

L’Io quindi è basato su un Io corporeo e, quando tutto va bene, cioè quando vi è un ambiente sufficientemente buono, il bambino comincia a legarsi al corpo ed alle funzioni corporee e la pelle ne diviene la membrana limitante.

Didier Anzieu (http://it.wikipedia.org/wiki/Didier_Anzieu ), nel suo libro “l’Io pelle”, sottolinea al’importanza che per il bambino ha la superficie dell’insieme del proprio corpo e di quello della madre, superficie che diventa oggetto di esperienze molto importanti per le qualità emozionali, per la stimolazione della fiducia, del piacere e del pensiero.

Non solo la pelle assume una funzione fondamentale costitutiva dell’Io, ma tutti i sensi partecipano a questa incredibile realizzazione dell’opera “persona”, creazione che, proprio a partire dalla sua fisicità, può assumere un posto nel mondo ed interagire con esso e con se stessa.

Il corpo rappresenta quindi il nostro primo materiale, quello con cui ciascun individuo crea, trasforma, realizza se stesso: esso è il medium con cui costruiamo e modifichiamo il mondo e da esso siamo costruiti.

Non solo attraverso i sensi noi entriamo in contatto con il mondo ed al contempo espandiamo l’area, la superficie, lo spazio di esplorazione del nostro corpo, di noi: ci impossessiamo anche di quello che ci circonda.

Noi possediamo e siamo posseduti attraverso i sensi, attraverso di essi il mondo entra dentro di noi, ci pervade a volte contro il nostro volere, evocando sensazioni e vissuti: è il mondo dei colori, delle forme, degli odori, dei suoni, dei sapori, del duro e del morbido, del liscio e del ruvido, del freddo e del caldo. E l’esperienza prima di ogni essere umano quella che viene evocata dai sensi attraverso l’esperienza con i materiali d’arte.

L’esperienza sensoriale rappresenta quindi il punto di partenza di ogni relazione con l’altro da sé e con l’ambiente che circonda ogni persona con la sua storia e i suoi vissuti.

Ed è proprio attraverso un’esperienza sensoriale che ogni soggetto può tornare ai propri vissuti ed elaborarli.

Questo è ciò che succede attraverso la pratica con i materiali d’arte: la possibilità di ritorno ad un livello affettivo e di trasformazione di quello che è avvenuto in funzione di un cambiamento di sé, anche nel mondo reale.

I materiali artistici inseriscono il cliente in un mondo dominato da processi corporei (toccare – accarezzare – manipolare – etc…) e proprio perché essi evocano un’esperienza particolare connessa al sentire psicocorporeo, ogni materiale genera una diversa reazione, istintiva e, a volte, inconsapevole, di piacere o disgusto, di desiderio o di paura a seconda che questa vada a toccare antiche risonanze e la maniera in cui queste sono state integrate nella vita adulta.

Ogni volta che i nostri sensi entrano in contatto con una spugna intrisa di colore, con un gessetto che si sbriciola, con l’angolo duro di una tela, con la brillantezza di un colore, con il rumore della matita su di una superficie ruvida o con l’odore della creta o della plastilina, siamo ricondotti ad esperienze sensoriali che evocano memorie corporee primitive.

Un materiale risulta adeguato quando evoca qualità sensoriali buone, quando può diventare sostituto di una relazione rassicurante, quando può colmare una mancanza e infine quando funge da attivatore del desiderio di sperimentazione e di conoscenza.

Ma le esperienze sensoriali possono anche essere collegate a situazioni negative da cui la persona cerca di tenersi lontana.

Se nella vita quotidiana la consapevolezza di quello che succede al suo corpo viene ignorata, nell’incontrarsi con il materiale artistico il cliente può far emergere la paura di sporcarsi, che diventa esprimibile e, a poco a poco, affrontabile.

A volte è compito dell’ARTcounselor trovare un modo attraverso cui le persone possono avvicinarsi piano piano ai materiali che temono.

Il materiale proposto, quindi, terrà conto delle necessità del cliente accogliendole e dando loro la possibilità di emergere, essere espresse e comunicate.

I materiali provvedono una giusta distanza dall’esperienza corporea stessa ma allo stesso tempo la veicolano; attraverso di essi ci si può avvicinare o allontanare da quello che preoccupa.

L’obiettivo è trovare un materiale che contenga il bisogno di esprimere anche la paura di ciò con cui si viene a contatto.

Ecco perché è così importante conoscere quale processo si attiva quando proponiamo l’uso di un certo materiale.

La seguente successione di eventi può favorire qualche spunto di riflessione:

  • Esperienza sensoriale del “qui e ora” => provocata dalle varie caratteristiche oggettive di ogni materiale.
  • Evocazione di esperienze sensoriali del “lì e allora” => collegate al mondo dei sensi e al vissuto infantile
  • Reazioni affettive-emotive, di cui la più basilare è “mi piace/non mi piace”
  • Evocazione di ricordi => che possono essere positivi o negativi.

La possibilità di passaggio da un’esperienza all’altra della sequenza è attivata dall’uso delle tre modalità di approccio del cliente al materiale artistico:

  • Modalità corporea => dove prevale il coinvolgimento dei sensi portando così la persona ad una esplorazione prettamente sensoriale.
  • Modalità formale => dove avviene un distanziamento da ogni esperienza sensoriale e in seguito simbolica. In questa modalità il cliente tratta il lavoro come se fosse un oggetto a sé son i suoi propri bisogni. L’obiettivo della persona in questa modalità è quella di dare una buona forma al suo prodotto.
  • Modalità narrativa-simbolica => in cui il cliente finalmente può raccontare il suo prodotto dandogli una valenza simbolica, qualcosa che va oltre la semplice forma, collegando i vari passaggi del processo con il malessere o l’empasse che stra provando in quel momento.

Può succedere che durante il lavoro il nostro cliente non riesca ad andare più in là della “modalità corporea”, sarà quindi il Counselor che cercherà, solo se sarà il caso e con molta delicatezza, di stimolare il passaggio alla modalità “formale” e/o narrativa-simbolica, per raggiungere i diversi livelli di esperienza del cliente in un tentativo di integrazione e confronto tra tutti e tre.

Lavorare quindi con i materiali rappresenta, quindi, un importante dialogo e scambio tra mondo interiore ed esteriore nonché la possibilità di testimoniare a sé e al mondo quello che è avvenuto andando a creare una narrazione materica della propria storia.

Attraverso l’opera creata si compongono, così, i frammenti della realtà percepita con la possibilità di intervenire su di essi per elaborarli.

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Liberamente tratto da:
M.G.Cocconi, L.Salzillo, A.Zanolli – Il bambino Creatore – Ed. FrancoAngeli
M.Della Cagnoletta – Arteterapia – Ed.Carocci

 

La creatività e i bambini

CREATIVITA BAMBINA

Voglio oggi postare un articolo scritto un po’ di anni fa quando il mio lavoro era rivolto soprattutto ai bambini, cercando di  preservare quella creatività pura e ricca di immaginazione e fantasia attraverso laboratori di libera espressione creativa.

Penso che in questo momento leggere queste righe possa essere d’aiuto a tutti quei genitori che avendo bimbi piccoli “rinchiusi in casa” hanno non poche difficoltà a gestirli.

Ecco lasciare che esprimano attraverso il segno e il colore quello che provano potrebbe essere una delle soluzioni e non solo, potrebbe tenere aperta quella porta creativa senza limiti di tempo ……..

Buona lettura!

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“C’era un bambino che usciva ogni giorno,
e il primo oggetto che osservava, in quello si
trasfondeva,
e quell’oggetto diventava parte di lui per quel giorno o
per parte del giorno
o per molti anni o vasti cicli di anni

I primi lillà divennero parte del bambino
e l’erba e i convolvi bianchi e quelli rossi, e il bianco e
Il rosso trifoglio, e il canto del saltimpalo,
gli agnelli marzolini, la rosea figliata della scrofa, il
vitello e il puledro
la chiassosa nidiata dell’aia o del pantano vicino allo stagno
e i pesci così stranamente sospesi, e il bel liquido strano,
le piante acquatiche dalle graziosi cime piatte: tutto
questo divenne parte di lui.”

Walt Whitman, Foglie d’erba

 

I versi di Whitman colgono gran parte di ciò che sappiamo sui bambini e la creatività: per loro, la vita stessa è una avventura creativa. Le esplorazioni più elementari compiute dal bambino nel suo mondo sono di per se stesse degli esercizi creativi per risolvere dei problemi. Prima dei tre anni il bambino, nel rapporto con l’ambiente che lo circonda realizza in forma di gioco una grande quantità di esperimenti dai quali ricava dati e leggi del mondo di cui fa parte: intraprende un processo di invenzione di se stesso destinato a durare tutta la vita.

Di fronte ai fenomeni ed ai sentimenti l’atteggiamento del bambino è simile a quello dell’artista: anche lui prova meraviglia, incanto, talvolta dolore.

Quando scopre il segno, il bambino, comincia a raccontare con i primi scarabocchi ciò che conosce del suo mondo; questo linguaggio se viene rispettato nella sua libera evoluzione procede parallelamente con lo sviluppo intellettuale.

Prima ancora di poter dare graficamente una forma a determinati contenuti il bambino è infatti capace di esprimere attraverso il colore, sia la sua capacità discriminativi sia la sua emozionalità.

Giochi inizialmente inconsapevoli di linee e macchie traducono la vivacità dei suoi incontri con il foglio bianco e spesso lo stupiscono dando il via ad una ricerca intenzionale di nuove figure: colori che si sovrappongono l’uno sull’altro, dando vita a nuove tinte in un processo di trasformazione in cui ciò che conta è sempre la sorpresa del nuovo cambiamento e non il prodotto finito.

In generale, se hanno libero accesso ai materiali, i bambini tra i tre e i cinque anni scoprono di poter creare, con relativa facilità, forme e figure semplici. Quindi, si mettono alla prova, inventano creature-girini animate e intraprendono volentieri esplorazioni giocose. E’ quasi magico creare sulla pagina bianca, tirar fuori dal nulla creature e oggetti su cui è possibile esercitare un qualche controllo.

La possibilità di tingere e macchiare, lasciando una indelebile traccia di sé, consente al bambino di esprimersi senza doversi subito subordinare alle richieste dell’altro. In questa prospettiva il bambino che non può tingere e macchiare è un bambino costretto da necessità interiori o da restrizioni esterne ad inibire la propria vitalità.

Inoltre ogni attività “creativa” conferisce ai bambini il potere di fare e disfare, di conoscere l’oggetto e se stessi più intimamente. Il loro coinvolgimento nel “fare arte” è in gran parte diretto all’interiorità: disegnare, dipingere, manipolare sono enunciazioni espressive a proposito di ciò che si conosce, si prova e si vuole capire; è un dialogo con se stessi intrinsecamente affettivo. E’ una attività di problem solving molto spesso pervasa di emozioni intense , non meramente una indagine del mezzo espressivo e dell’abilità necessaria per padroneggiarlo.

Da ciò si evince come il termine creatività abbia assunto negli ultimi anni una importanza pressoché assoluta nell’ambito dei sistemi educativi per l’infanzia poiché è diventata opinione comune che, proprio attraverso l’immaginazione e la fantasia, il bambino possa accrescere la consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda imparando a conoscere meglio se stesso e gli altri.

E’, infatti, nell’ambito delle attività creative che al bambino viene chiesto di impossessarsi del patrimonio culturale che gli viene offerto interpretandolo e rielaborandolo secondo la propria esperienza personale e le proprie inclinazioni, contribuendo, in questo modo, a reinventarlo.

Partendo da questo presupposto, è facile intuire come lo sviluppo delle doti creative non metta in gioco solo fantasia e immaginazione, ma una vasta gamma di facoltà (senso critico, intuizione, rielaborazione attiva dei dati forniti, capacità di esprimere un giudizio e di prendere le distanze dalla realtà) indispensabili per la crescita “sana” del bambino.

Se, quindi, esiste una educazione alla creatività che va impartita e coltivata giorno dopo giorno, è necessario e fondamentale che essa passi attraverso il gioco e la dimensione ludica, per non trasformarsi in uno dei tanti doveri/obblighi verso cui il bambino viene quotidianamente indirizzato e perdere, così, la sua valenza.

A volte la produzione dei bambini, non soddisfacendo i canoni dell’arte classica, ma rispecchiando i canoni dell’arte infantile, risulta indecifrabile se non addirittura insignificante agli occhi di un adulto troppo preso a capire invece che a condividere. Invece l’esperienza del “macchiare”, in senso concreto, richiede che qualcuno sia lì a vedere, ma solo a vedere senza interferire nel suo lavoro, una sorta di “servitore” (=> vedi la teoria di Arno Stern e il metodo del “Closlieau” – luogo protetto) che riconosce la presenza dell’autore senza conferire significato particolare alla sua opera.

Tutti i bambini del mondo nella loro libera ricerca grafica inventano soluzioni tecniche per ogni problema secondo la loro logica. Faccio un esempio: il bambino sa che la terra è giù e che il cielo è in alto, per cui disegna la striscia di terra giù e la striscia del cielo in alto. In mezzo c’è il vuoto finchè viene il momento in cui la sua ricerca porta il bambino a riempirlo, individuando l’orizzonte, disegnando ciò che è vicino come grande e ciò che è lontano come piccolo, ma non tiene conto delle proporzioni, dei chiaroscuri, della prospettiva; molto spesso i colori naturali sono sbagliati ma usati in funzione emozionale, c’è la scoperta della pittura dei sentimenti, non figurativa, in cui il foglio di carta diventa lo specchio delle sue emozioni.

Perché in quei momenti il colore per il bambino non è ancora legato consapevolmente ad un contenuto da esprimere ma ad una modalità di essere presenti nel mondo.
Dice Rudolf Arnheim “…… le immagini della realtà possono essere valide anche se sono assai discoste da ogni somiglianza realistica….” (Arte e Percezione Visiva ed Feltrinelli).

Molti grandi artisti hanno imparato dai bambini che sono stati: Picasso dopo una vita di ricerca, è tornato a dipingere come faceva da piccolo; Chagall disegnava i sogni e se dovessimo valutarlo criticamente secondo i canoni dell’arte classica non riusciremmo ad apprezzarlo e come lui Mirò, Kandinskji e tutta l’arte moderna che è una rottura degli schemi dell’arte classica.

La capacità di particolari abilità grafiche viene acquisita dai bambini attraverso la ripetizione, ciò significa esercitarsi passo per passo senza preoccupazione di ottenere dei risultati.
La ripetizione non serve solo a perfezionale le abilità, ma permette anche al bambino di sentire l’attività come qualcosa di suo, che gli appartiene, che è parte di lui. Alla lunga al fine della creatività questo può essere più importante della semplice padronanza della tecnica, perché mette il bambino in condizione di innamorarsi di quello che sta facendo.

L’esercizio riuscito sviluppa la fiducia ed aiuta a credere in se stessi, i bambini in cui questa convinzione vacilla sono timidi, hanno poca fiducia nelle proprie capacità di avere successo, sono spaventati dal nuovo e dal rischio.

Al contrario mettere in allerta tutti i suoi sensi, aguzzare la sua attenzione, renderlo partecipe e, soprattutto, artefice delle cose che lo circondano, stimolare giorno dopo giorno la sua naturale propensione all’immaginazione e alla fantasia, porta il bambino ad aver fiducia nel proprio potenziale creativo. Inoltre un bambino fantasioso, in grado di immaginare e progettare ciò che ancora non esiste, di vedere oltre l’apparenza sarà un adulto attento e attivo mentalmente, capace di uscire dagli schemi in qualsiasi momento pur di ricercare la verità più profonda delle cose.

D’altra parte va ricordato che la fiducia in se stessi è alimentata anche dalla sensazione, percepita dal bambino, che gli adulti rispettino la sua abilità. Le critiche costanti o la continua indifferenza verso i risultati conseguiti possono minare, anche nel bambino più capace, la fiducia in se stesso.

La creatività fiorisce quando le cose sono fatte per il piacere di farle. Se i bambini sono impegnati nell’apprendimento di una forma creativa, riuscire a conservare il loro entusiasmo ha la stessa importanza, anzi è forse ancora più importante, del chiarimento degli aspetti tecnici.

Ciò che conta è il piacere non la perfezione!

Nella vita, le pressioni psicologiche che inibiscono la creatività dei bambini non tardano a manifestarsi. La maggior parte dei bambini in età prescolare anche quelli di prima elementare amano andare a scuola, sono entusiasti all’idea di esplorare e imparare; ma quando arrivano alla terza o quarta elementare il loro entusiasmo scema e molti di loro non traggono più alcun piacere dalla loro creatività.
Si sono messi in moto i “killer della creatività” cioè quei meccanismi attuati dagli adulti nel processo educativo e sentiti dai bambini come freno per dar libero sfogo alle proprie emozioni:

  • Sorveglianza è significa incombere sui bambini facendo sentir loro che sono costantemente controllati mentre lavorano. Questa continua osservazione crea nel bambino una stati del suo flusso creativo, una impotenza ad arrischiare qualcosa di nuovo.
  • Valutazione è significa infondere una eccessiva preoccupazione del giudizio altrui. I bambini dovrebbero preoccuparsi principalmente di essere soddisfatti del risultato raggiunto e del piacere che provano durante il processo creativo senza concentrarsi sul modo in cui saranno valutati dagli adulti o dai propri compagni
  • Competizione è significa mettere i bambini in una situazione senza vie di uscita, o si vince o si perde, e solo una persona può arrivare al vertice. Ogni bambino, invece, dovrebbe essere lasciato progredire secondo il proprio ritmo, tenendo conto che ogni bambino è un essere unico.
  • Eccessivo controllo è consiste nel dire ai bambini esattamente come devono fare una determinata cosa, nel campo dell’arte come devono disegnare una determinata immagine e quali colori devono usare. Questo atteggiamento induce i bambini a credere che ogni originalità sia un errore e ogni esplorazione una perdita di tempo

Ed in ultimo ma forse come importanza nell’assopirsi della creatività il primo, il Tempo. Se la motivazione intrinseca è un fattore chiave della creatività di un bambino, l’elemento cruciale per coltivarla è il tempo e uno dei maggiori crimini educativi che i genitori e la scuola commettono contro la creatività dei bambini consiste proprio nel privarli di questo tempo.

Rispetto agli adulti, i bambini entrano più spontaneamente in quello stato creativo per eccellenza chiamato “flusso”, nel quale il totale assorbimento può generare il massimo del piacere e della creatività. Nel processo del dipingere è come se il foglio, il colore, i gesti del bambino e le immagini che ne risultano costituissero una totalità. Nel flusso il tempo non conta: c’è solo un presente atemporale. Esso è uno stato più confortevole per i bambini che per gli adulti, dal momento che questi ultimi sono più consapevoli dello scorrere del tempo.

Promuovere la capacità creativa equivale, quindi,  promuovere nel bambino la consapevolezza del suo modo di essere.”

Ogni costruzione della nostra mente è possibile solo a partire dalla nostra esperienza passata e quanto più questa è stata ricca di stimoli, tanto più feconda sarà la nostra capacità presente di immaginare. Il cerchio si chiude quando, sulla base di questi stimoli forniti dalla realtà, siamo capaci di creare qualcosa di nuovo, che si concretizza in una produzione, sia essa di carattere letterario o artistico, come pure di carattere tecnico o scientifico.

Da qui l’importanza di fornire al bambino, fin dalla più tenera età, stimoli di diversa natura, per arricchire di elementi la sua esperienza e offrirgli, in tal modo, maggiori possibilità di crescita.

Educare alla creatività significa, educare i bambini ad aver fiducia nelle proprie capacità personali, aiutandoli a rafforzare la fiducia in se stessi e a rifuggire da soluzioni povere e rigide. Significa, inoltre, educarli a “pensare con la propria testa”, per creare individui liberi e autonomi.

E’ così l’educazione alla creatività diventa anche e soprattutto educazione alla libertà.

 

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Per approfondire:

Claire Golomb   –  L’arte dei bambini – Ed. Raffaello Cortina

Aa Vv – Creativi a scuola. Oltre l’apprendimento inerte – Ed.FrancoAngeli

Singer D. Singer J. – Nel regno del possibile, Il gioco infantile, creatività e sviluppo dell’immaginazione. Ed. Giunti

G.Rodari – La grammatica della fantasia – Ed. Einaudi

A.Carotenuto – La strategia di Peter Pan – Ed. Bompiani

Lawrence  E.Shapiro – Il linguaggio segreto dei bambini – Ed.Fabbri

M.Di Renzo, I.E.Nastasi – Il movimento disegna – Ed. Magi

M.G.Cocconi, L.Salzillo, A.Zanolli – Il bambino creatore – Ed. FrancoAngeli

B.Munari – Fantasia – Ed. Laterza

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