Mese: gennaio 2018

Sulla costante ricerca di approvazione

capriole

Photo by Joe Pizzio on Unsplash

Bisogna abbracciare se stessi.Perché spesso è la nostra approvazione che ci manca. La più difficile da ottenere, ma anche la più importante. (Cit.)

Ben ritrovati, eccoci al consueto appuntamento del lunedì con il nuovo post.

Come vi avevo scritto alla fine dell’articolo precedente vorrei ancora soffermarmi sulle riflessioni che Katie Byron fa nel suo libro “Ho bisogno del tuo amore -è vero?”, occupandoci oggi della continua ricerca di approvazione che molto spesso segna le nostre vite distogliendoci dal viverle appieno.

Katie inizia il capitolo con un esempio, a mio parere, perfetto ….. leggiamolo insieme ….

[…] Una bambina è felicemente assorbita nei suoi giochi al parco. All’improvviso ha un brivido facendo una capriola. I bambini attorno a lei, che non aveva quasi notato, stanno ridendo e applaudendo. Ripete la capriola per vedere se applaudono ancora. In tutto il parco giochi i bambini fanno “Guardami! Guardami!”, felici quando ricevono la risposta che vogliono e delusi quando non la ricevono. La prima bambina non sa bene cosa abbia scoperto, ma è entusiasmante! Pensa che forse ha trovato la chiave per essere accolta. Prova a fare una nuova capriola con una motivazione che prima non aveva. Non gioca più per divertirsi. La sua concentrazione si è spostata sulla risposta che vuole dagli altri, e con ciò arriva l’ansia di non averla […]

Ecco qui l’inizio della perdita della gioia di fare per il semplice entusiasmo nel fare, sostituita dall’ansia di fare ed essere per ricevere. E come quella bambina molti di noi iniziano a fare capriole per cercare di ottenere l’approvazione, il riconoscimento, spostando irrimediabilmente lo sguardo dal dentro al fuori, finchè cercare approvazione diventa una parte così importante della nostra vita da diventare automatico.

Il primo passo per cercare di piacere è fare una buona impressione; questo, come il termine stesso ricorda, significa forzare l’immagine che vorremmo si imprimesse nella mente dell’altro. E’ come se andassimo dagli altri con un grande timbro in mano cercando di stampare nella loro mente la migliore immagine di noi stessi. La convinzione che ci muove è che se riusciamo a fissare bene quell’immagine la relazione inizierà con i migliori auspici.

Ma è realmente vero? Riflettiamo …..

Proviamo a metterci dall’altra parte cercando di ricordare come ci sentiamo quando qualcuno cerca di impressionarci. Cosa vediamo quando qualcuno cerca di avvicinarci portando con sé un grande timbro? Da questa nuovo prospettiva è quasi come se il timbro ci dicesse “ho tanto bisogno di piacerti” o “voglio qualcosa da te”. La nostra reazione? Forse un passo indietro, oppure vari tentativi per aggirare il metodo “io ti impressiono così ti piaccio per forza” arrivando così a scoprire chi abbiamo veramente davanti a noi.

Chiediamoci se i tentativi che fanno le persone per impressionarci ci piacciono davvero e ritornando nei nostri panni proviamo a notare quante volte noi facciamo la stessa cosa.

Mettiamoci in ascolto dei nostri pensieri quando parliamo con gli altri: osserviamo quando cerchiamo di manipolare con spiegazioni, puntualizzazioni o giustificazioni, oppure quando raccontiamo degli aneddoti nella speranza che la gente pensi certe cose di noi, potremo avere delle rivelazioni imbarazzanti. Ancora, consideriamo come cerchiamo di manipolare con il viso, la voce, gli occhi, il linguaggio corporeo, la risata …. Potremo addirittura accorgerci che tutti i nostri sforzi sono impegnati a piacere perdendo il vero ascolto nei confronti dell’altro.

L’Ascolto diventa così vago interesse proiettato solo all’acquisizione di “punti” per ottenere il premio finale del “più simpatico”. Focalizzarsi ansiosamente sull’altra persona, verificandone costantemente l’approvazione o la disapprovazione non fa che amplificare a dismisura quel senso di inadeguatezza tagliandoci totalmente fuori dalla fonte della vera soddisfazione. La continua attenzione verso l’esterno ci distoglie anche da quel pensiero inevitabile e doloroso che sta alla base di questa affannosa ricerca di approvazione, la convinzione che se è necessario trasformarci per ottenere riconoscimento e amore ci deve essere sicuramente qualcosa di sbagliato nel modo in cui siamo.

La maggior parte degli sforzi che facciamo per conquistare amore e ammirazione non sono calcolati a freddo o fatti di proposito, il più delle volte nemmeno lo avvertiamo; è come se ci trovassimo in uno spazio sognante in cui si alternano speranza e timore. Un momento pensiamo che potremmo essere rifiutati e il momento dopo diventiamo entusiasti per il successo.

E per evitare di perdere quella sensazione di appagamento totale che l’approvazione dell’altro porta con se, troppo spesso modifichiamo i nostri gusti, le nostre decisioni, le nostre priorità. Ci ritroviamo a dire “Si” quando volevamo dire “No”; diciamo “Grazie” senza in realtà provare vera gratitudine; appariamo gentili e cortesi senza esserlo veramente nel profondo del cuore.

La ricerca di approvazione a tempo pieno significa che invece di vivere semplicemente la nostra vita, dobbiamo recitarla.

Quando diciamo o facciamo qualcosa per piacere, ottenere, influenzare qualcuno, la paura è la causa e il dolore è il risultato. Tradire la nostra essenza per ottenere quanti più “like” possibile, crea separazione. Non è il contatto che cerchiamo, ma solo l’accensione di una lampadina che poi nella maggior parte dei casi rimane spenta.

In quel momento un’altra persona potrebbe amarci totalmente per quello che siamo e noi non potremmo rendercene conto.

Se agiamo guidati dalla paura sarà molto difficile ricevere amore perché rimaniamo intrappolati nello sforzo su quello che dobbiamo fare per ottenere amore. Il cuore e il sentire si chiudono in favore di un pensiero fisso volto a trovare l’escamotage migliore per arrivare a piacere.

Ma se ci spostiamo un attimo dal ripiegamento ossessivo, scopriremo che non è necessario fare nulla per ottenere amore.

Quando vogliamo far colpo sulle persone e conquistare la loro approvazione siamo come bambini che dicono: “Guardami! Guardami!”, ci riduciamo a bambini bisognosi e quando riusciamo prima di tutto noi ad amare quel bambino e ad abbracciarlo rassicurandolo, la ricerca finisce …..

 

 

 

liberamente tratto da:

K.Byron – Ho bisogno del tuo amore? – E’ vero? – Ed Punto di incontro

Pensieri e sentimenti nella ricerca d’amore

amore e stress

Ieri sistemando la mia zeppa libreria in continua crescita vista la mia compulsiva voracità di mangiatrice di libri, ho ritrovato un testo molto interessante di Katie Byron ideatrice di “The Work” una metodologia per identificare e indagare i pensieri che causano la sofferenza che impedisce alle nostre vite di decollare.

Il testo in questione è “Ho bisogno del tuo amore. È vero?” Riflessioni ed esercizi su come smettere di cercare amore e approvazione e cominciare invece a trovarli.

Visto che in questo periodo il mio lavoro di counselor è soprattutto incentrato ad agevolare le persone ad esplorare il loro mondo di coppia cercando di ripercorrere pensieri ed emozioni che possono causare difficoltà ed impasse nella relazione, mi sembra interessante, questa mattina, postare una riflessione tratta liberamente da questo testo.

All’inizio, dice Katie Byron, può sembrare strano vedere l’infelicità in amore in termini di pensieri. Tuttavia se diamo un’occhiata più profonda ci accorgeremo che esiste sempre un pensiero particolare che innesca qualsiasi situazione che provoca stress.

L’ansia relativa all’amore è il risultato di pensieri semplici e per lo più infantili “Ho bisogno del tuo amore” “Senza di te mi sento persa”; pensieri, questi che pretendono di guidarci verso il vero,amore ma che se non esplorati nella loro dinamica rischiano di diventare grosso ostacoli.

Molto spesso le persone immerse in questo stato di ansia e turbamento non riescono a individuare il pensiero che lo provoca, riescono solo a sentirne il flusso emotivo.

Immaginiamo, ad esempio di aprire il nostro cuore al nostro “lui” e che “lui” non solo non risponda ma anche che si alzi e lasci la stanza. Noi, rimaniamo sulla sedia con la sensazione che il mondo sia finito. Il primo pensiero potrebbe esser “Non gli interesso” che potrebbe diventare “perché mi preoccupo? A nessuno importa veramente di me”.

Proviamo ora a ricordare una sensazione passata in cui questa sensazione di turbamento era molto forte, in silenzio lasciamo emergere questa sensazione. Se non riusciamo a trovare il pensiero che sta dietro l’emozione, cerchiamo di penetrare più in profondità verso il luogo dove la sensazione è più intensa. Questo significa immergerci completamente nella sensazione fisica legata a quell’emozione cercando di ascoltare il corpo, dandogli contemporaneamente voce. Se l’emozione potesse parlare, cosa direbbe e a chi?

Prendiamoci il nostro tempo, senza fretta. Cerchiamo di essere più precisi possibile, altrimenti potremmo dire qualcosa di saggio e amorevole, dando voce a quello che pensiamo “dover” pensare, invece di quello che pensiamo e ci fa star male.

Molto spesso nel momento del dolore, ci sono pensieri che abbiamo avuto per così tanto tempo che non ci rendiamo nemmeno conto di averli lì stretti a noi.

Il secondo passo del “Lavoro” che ci insegna Katie Byron è, dopo aver trovato il pensiero, sotteso all’emozione dolorosa, chiederci se è vero. Questo vuol dire tornare nuovamente dentro noi stessi per vedere se il pensiero che provoca turbamento è realmente in accordo con la realtà che stiamo vivendo; molto spesso ci accorgeremo che non è così.

Nel nostro viaggio attraverso la vita i pensieri sono come spari nel buio, tentativi imprecisi per cercare di comprendere cosa accade dentro e fuori di noi. Quando cerchiamo amore, approvazione e riconoscimento, molto pensieri che facciamo hanno il compito di decifrare il comportamento delle persone che ci interessano e soprattutto fare ipotesi su quello che sta succedendo nelle loro teste, come se avessimo il potere di leggervi dentro.

Come bambini ci focalizziamo sull’aspetto allarmante; tornando all’esempio di prima: lui non mi risponde, si alza e se ne va ….. non gli interessa nulla di quello che dico, non mi vede! E poi reagiamo di conseguenza, come se il pensiero fosse un fatto. Soffriamo: ci rinchiudiamo in noi stessi o attacchiamo, invece di rispondere alla domanda che il pensiero, come tutti i pensieri, implica “è questo quello che è successo veramente?”.

Ogni sensazione di stress e malessere è un allarme che ci fa sapere che stiamo credendo ad un pensiero non vero.

In questo passaggio, ci dice sempre la Byron, cerchiamo di analizzare cosa provoca quel pensiero nella nostra vita fisica ed emozionale. Quando siamo intrappolati dentro a quel pensiero, chiediamoci “come ci influenza?” “ come trattiamo noi stessi e gli altri, quando crediamo a quel pensiero?” “ ci compatiamo?” “ ci sentiamo feriti e arrabbiati?” “ è qui che diventiamo vittime?”

Dopo di che facciamo un salto con la fantasia e immaginiamo cosa sarebbe la nostra vita senza quel pensiero, se non gli credessimo e se addirittura fossimo incapaci a pensarlo. Evitiamo di preoccuparci se sia vero o no, lo scopo di questo passaggio è sperimentare come sarebbe la nostra vita se non crediamo a quel pensiero. Durante il processo immaginativo, guardiamo il nostro “lui” senza il pensiero “ non gli importa nulla di me”  provando a rimanere un po’ in quell’esperienza.

Lo scopo di questo esercizio è quello di farci notare le conseguenze del credere ad un pensiero e poi provare un assaggio di vita senza pensiero.

Il terzo e ultimo passo dell’indagine sul pensiero è “rigirare” il pensiero.

Come uno specchio la mente ha un modo di comprendere le cose correttamente ma capovolte.

Quindi riprendiamo il nostro pensiero e rigiriamolo, ossia letteralmente invertiamolo in tutti i modi possibili. Poi chiediamoci se queste versioni invertite sembrano altrettanto vere o perfino più vere del pensiero originario.

Facciamo sempre l’esempio di prima e proviamo:

  • Sono io in realtà che non ho riconosciuto e che non mi importa di lui, quando mi sento ferita, mi rinchiudo o mi arrabbio, saltando subito alle conclusioni, giudicandolo duramente.
  • Non mi importa di me stessa, ho trasformato un’azione probabilmente innocente in rifiuto. Sono io che ho creato il disconoscimento  nella mia mente e i miei pensieri arrabbiati mi hanno fatto sentire piccola e inutile.
  • Lui non mi ha rifiutata, gli importa di me, forse stava pensando a qualcosa di altro. Non posso davvero sapere quale fosse la sua intenzione.

Quando la mente vuole provare che ha ragione, può cadere in un solco, come una macchina che si è impantanata. Provare dei rigiri e considerare se possono essere veritieri è come spingere avanti e indietro la nostra macchina per liberarla dal fango.

Quindi ogni volta che abbiamo un pensiero stressante, Katie Byron ci lascia quattro domande da farci che possono guidarci verso una nuova valutazione di ciò che provoca il nostro malessere :

  1. È vero?
  2. Possiamo sapere con assoluta certezza che è vero?
  3. Come reagiamo, cosa avviene quando crediamo a quel pensiero?
  4. Cosa saremmo senza il pensiero?

Se l’articolo vi è stato utile seguitemi nei prossimi post per altri interessanti spunti di riflessione sull’argomento ….

“Io non controllo i pensieri, sono loro che controllano me, fino a quando non li indago” Katie Byron

liberamente tratto da: K.Byron – Ho bisogno del tuo amore, è vero? – ed. Il punto d’incontro

 

 

 

 

 

Mi dò l’opportunità ….

io

 

Io mi dò l’opportunità di ricominciare da capo.

Io mi dò l’opportunità di guardarmi gentilmente e apprezzarmi per quella che sono.

Io mi dò l’opportunità di circondarmi di persone che mi apprezzano e che valorizzano la mia vita.

Io mi dono il tempo per cambiare ciò che è bene che cambi, per chiedere aiuto se ho bisogno, per mostrarmi come sono, invece che adattarmi alla visione degli altri.

Io mi dono la possibilità di fare quello che non credo di saper fare, perchè non ho ancora la visione di ciò che posso o non posso fare.

Io mi dò l’opportunità di fare errori, ma anche di accettare il successo con semplicità e gratitudine.

Io mi dò la possibilità di dire le parole semplici che sono però importanti nella mia vita: “No”, “Sì”, “NOn voglio”, “Non posso”, “Ho bisogno” …..

Io mi dò l’opportunità di conoscere me stessa, poichè sono nata con me e morirò con me: se io non sono mia amica, mi sentirò sempre sola.

E come faccio a sentirmi sola se una parte del Tutto abita in me?

Per questo sono nata: perchè non basta nascere per essere, io mi dò l’opportunità di rinascere…..

Virginia Gawel

Avanti tutta ….

Avanti-Tutta

“ Il successo non è definitivo, l’insuccesso

non è fatale: ciò che conta è il coraggio

di andare avanti …” W. Churchill

Per quanto tu abbia imparato a camminare bene, prima o poi inciamperai. Qualche volta riuscirai a tenerti in piedi e qualche volta cadrai. A volte ti farai anche male. La realtà è che dal giorno in cui hai mosso i tuoi primi passi sei caduto centinaia e centinaia di volte, eppure non hai mai rinunciato a camminare!!

Ti sei sempre tirato su, hai imparato dall’esperienza e sei andato avanti.

E’ a questo tipo di atteggiamento che ci riferiamo quando usiamo la parola “impegno”. Puoi accettare i tuoi pensieri e stati d’animo, essere psicologicamente presente e connetterti con i tuoi valori quanto ti pare, ma senza l’impegno ad intraprendere un’azione efficace, non creerai una vita ricca e significativa.

“Impegno” così come “accettazione” è un termine che viene spesso frainteso. Impegno non vuol dire essere perfetti, portare sempre a termine quello che si è iniziato o non finire mai fuori strada. “Impegno” significa che quando (inevitabilmente) inciampi o vai fuori strada, ti tiri su, ti orienti e prosegui nella direzione in cui vuoi andare.

Non puoi mai sapere in anticipo se raggiungerai i tuoi obiettivi, tutto quello che puoi fare è continuare a procedere nella direzione a cui dai valore. E’ impossibile  controllare il futuro. Quello che puoi controllare è la tua capacità nel proseguire il tuo viaggio, passo dopo passo, imparando e crescendo man mano che vai avanti.

Avere successo nella vita significa vivere secondo i propri valori. Adottare questa definizione implica che puoi avere successo adesso, che tu abbia raggiunto o meno i tuoi obiettivi . La realizzazione è qui in questo momento, ogni volta che agisci in linea con i tuoi valori. E sei libero dal bisogno dell’approvazione altrui. Non hai bisogno di qualcuno che ti confermi che “stai facendo la cosa giusta”. Tu sai quando stai agendo secondo i tuoi valori e basta questo.

Naturalmente questo non significa rinunciare ai propri obiettivi; significa semplicemente che sposti l’accento in modo che nella tua vita apprezzi quello che hai invece di concentrarti continuamente su quello che non hai.

Può succedere, tuttavia, che molti di noi, effettivamente, in più occasioni perdano la loro rotta. Si fanno prendere da pensieri inutili, lottano contro emozioni dolorose e agiscono in modo controproducente. Ma attraverso l’impegno prima o poi si ritorna in carreggiata ….. Come??

Bene, il primo passo quando si perde la rotta è riconoscerlo coscientemente essendo pienamente presenti a quello che sta succedendo. Allo stesso tempo, è necessario accettare il fatto che, una volta che ciò è accaduto, non si può fare nulla per cambiarlo; non abbiamo alcun modo di modificare il passato.

E se anche può essere utile riflettere sul passato e pensare cosa potremmo fare di diverso la prossima volta, non ha senso rimuginarci sopra e crocifiggerci perché non siamo perfetti.

Quindi accettiamo di aver deviato dalla rotta, accettiamo che è una cosa passata e non possiamo cambiarla, e accettiamo di essere umani e, in quanto tali, imperfetti.

Il secondo passo è chiedersi: “Che cosa voglio fare adesso? Invece di indugiare sul passato, cosa posso fare di importante nel presente?”.

Poi il terzo passo è, naturalmente, agire con impegno coerentemente con quel valore.

Se all’inizio non riesci, prova, prova ancora; e se ancora non funziona, prova qualcosa di altro.

Ma anche qui occorre fare una sottile distinzione. Ogni volta che ti trovi di fronte ad una sfida significativa, avrai alle spalle i demoni del “E’ troppo difficile”, “Non ce la puoi fare! Lascia perdere” ti dirà la tua mente.  E allora la tentazione è quella di rinunciare e provare qualche altra cosa. Spesso però quello che serve è proprio la perseveranza. Prestando piena attenzione a quello che stai facendo e notando gli effetti che si producono, sei nella posizione migliore per rispondere a questa domanda: “Per raggiungere i miei obiettivi devo perseverare con il mio comportamento o cambiarlo?”. Poi, a seconda della tua risposta, impegnati o a cambiare comportamento o a persistere con quello.

Nel corso della vita incontriamo ogni genere di ostacolo, difficoltà, sfide e ogni volta che questo succede ci troviamo di fronte a un’alternativa: possiamo accogliere la situazione come un’opportunità per crescere, imparare ed evolverci oppure possiamo combattere, lottare e fare di tutto per evitarla.

Accogliendo le opportunità dentro le tue difficoltà la tua vita diventerà più ricca e significativa.

C’è un antico motto orientale che dice: Se non decidi dove andare, finirai dovunque vai”. Per vivere una vita piena hai bisogno di una direzione, e i tuoi valori sono lì, nel profondo del tuo cuore, ad indicartela. Quindi connettiti con quei valori; usali come guida. Sviluppa un senso di risolutezza.

Apprezza quello che hai nella tua vita adesso. Questo è importante perché il presente è l’unico tempo che hai. Il passato non esiste più; non è altro che ricordi nel presente. E il futuro non esiste ancora; non è altro che pensieri e immagini nel presente. L’unico tempo che hai è questo momento, quindi traine il massimo, nota cosa succede, apprezzalo nella sua pienezza!

E ricorda: la vita dà il massimo a chi trae il massimo da ciò che la vita gli dà.

Attesa

pulcino 1

Il pulcino rimane nell’uovo in attesa di sentire l’attimo che lo spinge a uscire alla luce. Allo stesso modo anche noi restiamo ancora per un poco incantati, nell’attesa di sentire il richiamo del nostro progetto che ci chiama alla luce.

La vita ora ci arriva ovattata, suoni da lontano si tuffano sulla nostra pelle con l’intensità di un uragano. A pelle viva, senza protezione … ogni suono un sussulto, una gioia, un richiamo. Niente ci è estraneo in un mondo che ci sembra tutto nuovo, tutto si getta addosso e noi lo assorbiamo, lo temiamo, lo cacciamo via e poi ce lo riprendiamo. Suoni che si accavallano … si dissolvono … come se no fossimo sott’acqua.

Non chiediamoci perché, non ha senso ora portare a coscienza ogni cosa. Tra poco tutto ci sarà più chiaro, abbandoniamoci ora a questi suoni ovattati … La vita che ha inizio, e poi si affaccia non sempre gentile, talvolta forte, potente … Il piacere, il dolore, tutto questo passa sulla nostra pelle con forza, abbiamo tolto ogni armatura … fluttuiamo da un’onda all’altra, da un istante all’altro senza cercare risposte ora …

La vita che ci attende ha ora il sapore e l’odore di tutto quello che vogliamo. Ogni nstro respiro risuona nell’universo …

Alla mercè delle emozioni e delle sensazioni che arrivano portandoci lacrime che non comprendiamo e che forse non hanno senso, qualcosa si scioglie, qualcosa che desideriamo … una sensazione ci travolge impetuosa mentre ci lasciamo cullare nell’ovatta.

Sospesi nell’assoluto, ci abbandoniamo al flusso fino a trovare il senso della nostra trama.

Ancora non sappiamo chi siamo, intuiamo solo una impercettibilelieve sensazione che ci spinge a desiderare che questo sia un inizio glorioso. Non sappiamo perchè nè ancora dove si manifesterà la nostra gloria in questo nuovo anno che si apre in tutta la sua luce, nè ora ci interessa saperlo

Respiriamo con la terra tutta, mentre i mari inspirano ed espirano il profumo di sale nell’aria, e il vento che respira le piante, e ali che inspirano ed espirano continuamente il cielo.

Sospinti da questa sensazione appagata, desideriamo soltanto che sia un buon inizio e che, finalmente, tutto quanto grida gioia, di nascere in noi, riceva ascolto e ci cresca dento per portare i suoi frutti.

Il vecchio si sbriciola e il pulcino vedrà la luce ancora umido, e si bagnerà il becco nella sua stessa appiccicaticcia umidità …. Ma adesso aspettiamo, rimaniamo ancora un poco nel nido. Sentiremo quando l’attimo ci chiamerà perché noi possiamo espanderci.

L’impeto di questa luce che ci attende è tutta energia di risveglio … ma c’è tempo per ogni cosa ….

 

liberamente tratto da:

S.Garavaglia – “365 pensieri per l’anima” Ed.Tecniche Nuove

 

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