Tag: ottimismo

Imparare a scorgere le possibilità positive ….

fare la differenza

 

C’è un’isola di opportunità in mezzo a ogni difficoltà.

Le nostre aspettative tradiscono la nostra personalità. Sono sicura che conoscete qualcuno che, quando si abbozza una nuova idea, la scarta subito adducendo una serie di motivi per cui secondo lui/lei non potrà mai funzionare. E se vi mostrate scoraggiati, magari scusandosi, non potrà tuttavia fare a meno di sottolineare come le sue obiezioni siano soltanto realistiche.

Aspettarsi il peggio è altrettanto irreale che vedere la realtà dipinta di rosa. L’ottimismo e il pessimismo sono due segnali stradali che puntano in direzioni opposte e sta a noi decidere quale delle due prendere. Si è sempre tanto felici quanto lo si vuole essere.

Essere ottimisti  non equivale a essere scollegati dalla realtà, e non significa neppure negare l’esistenza di ostacoli: vuol solo dire aver fiducia di poterli superare.

Il pessimista è colui che, se ne potesse fare a meno, non si cimenterebbe mai in una nuova sfida: arresterebbe il suo sviluppo presagendo difficoltà e ostacoli immaginari senza riuscire poi a ricordarsi quale era il suo obiettivo originario. Il pessimismo conduce dunque spesso alla sconfitta, proprio come l’ottimismo, nella maggior parte dei casi, porta alla crescita personale e all’autorealizzazione.

Come ho più volte scritto in vari post il modo di pensare influisce direttamente sull’espressione delle emozioni e sul modo di agire.

Proviamo a fare un esempio: se io collocassi sul pavimento un’asse di legno lunga tre metri e larga trenta centimetri chiedendo a qualcuno di camminarci sopra, la persona potrebbe accontentarmi facilmente; ma cosa succederebbe se sospendessi la stessa asse anche a soli due metri dal suolo? La stessa persona comincerebbe a calcolare la distanza da terra, la possibilità di cadere, di farsi del male e probabilmente inizierebbe a sentirsi meno sicura dei suoi passi, sebbene non sia mutata la larghezza dell’asse; dato che pensa al pericolo che corre, il cervello invia al corpo segnali di allarme, così che la persona comincerà ad irrigidirsi rendendo più probabile la caduta.

Se, d’altro canto, sospendessi l’asse sempre a due metri da terra ma, grazie ad un’illusione ottica, facessi in modo che appaia ben ancorata al pavimento, la persona si rilasserebbe di nuovo e ci camminerebbe sopra senza temere nulla.

Attendersi che i risultati ci diano ragione e ci conducano al successo non fa altro che rendere più probabile la riuscita. Aspettarsi dei problemi e riempirsi la testa di complicazioni genera infiniti dubbi e pericolose apprensioni, mettendo a rischio il risultato finale.

Quando occorre raggiungere un fine, le attese positive o negative fanno la differenza. Esse influenzano la nostra capacità di perseverare con tenacia, e anche il successo del tentativo.

Le aspettative diventano realtà più facilmente di quanto crediamo: i nostri atteggiamenti danno forma al futuro.

Detto questo due possibili suggerimenti pratici :

  • DEDICATE DEL TEMPO A PENSARE AL VOSTRO OBIETTIVO => fatene un punto focale della vostra vita. Lottare per nuovi obiettivi è eccitante e appagante. Entrate nell’ottica del pensiero positivo e godetevi la prospettiva di impegnarvi a raggiungere lo scopo.
  • VISUALIZZATE IL SUCCESSO OTTENUTO => indulgere in pensieri pessimistici è nocivo per il risultato dell’operazione poiché fa sorgere dubbi sulle nostre capacità e finisce per minare la fiducia in noi stessi. Visualizzare significa vedere con gli occhi della mente e dimenticare per un attimo il presente. Proiettare i pensieri nel futuro e immaginare di vedervi dopo che avrete raggiunto lo scopo. Sulla strada che porta al raggiungimento dell’obiettivo si incontreranno naturalmente degli ostacoli e si dovrà necessariamente cercare di  superarli risolvendo tutti i problemi connessi. Tuttavia, mentre si è ancora occupati con queste difficoltà, per tenere alto il morale, si rivela molto utile continuare a visualizzare il risultato raggiunto, come se si avesse già superato l’ostacolo che vi si frappone. Quando si è nel mezzo di una situazione complicata, è facile farsi tentare dalla rinuncia perché non si scorge una via d’uscita. La visualizzazione ci permette di procedere anche durante i periodi di tensione, e può convincerci a non abbandonare il progetto.

Creandoci nuovi obiettivi, portiamo varietà e ricchezza nella vita, e se ci adoperiamo per perseguirli, facciamo in  modi di impegnarci a fondo.

Evitiamo di abbassare la testa davanti alle difficoltà e teniamo sempre ben presente lo scopo finale; più lo abbiamo chiaro in mente e più ci sentiremo sicuri, e più alte saranno le possibilità di riuscire …..

Che cosa è l’opportunità? È presente in ogni difficoltà che incontrate nella vita. Ogni problema della vostra esistenza è il seme dell’opportunità di ottenere un vantaggio maggiore. Tale percezione vi apre un’intera gamma di possibilità, e questo mantiene vivo il mistero, la meraviglia, l’eccitazione, l’avventura. Deepak Chopra

L’arte del buonumore

ali

immagine presa dalla pagina FB Nel nome della Madre

“La felicità non è un traguardo è il sentiero,è l’atto stesso della gestazione di un sogno. E’ deliziarsi con l’odore del pane che si sta impastando, è il costruirsi le ali e sentire mentre si intessono l’immensa gratitudine di essere già in volo” A. L. Márquez

Quando siamo di cattivo umore e pensiamo sia solo colpa del mondo in cui viviamo.

Quando crediamo che le persone di buonumore in realtà sono solo ingenue e superficiali.

Quando contiamo su un amico e scopriamo che l’amicizia è solo un utopia.

Quando un amico ci tradisce, quando non c’è o non ci capisce.

Quando ci accorgiamo che qualcuno ci ha abbandonato.

Quando facciamo affidamento su un amore e capiamo che anch’esso, un giorno o l’altro, finirà.

Quando camminiamo soli con nessuno per mano.

Quando non ci va di vedere gente.

Quando ci sentiamo soli contro tutti, quando non c’è nessuno che ci possa aiutare.

Quando abbiamo una delusione, quando piangiamo per una illusione.

Quando smettiamo di sognare.

Quando sentiamo che non ce la possiamo fare.

Quando facciamo fatica a respirare, a sentire i battiti del nostro cuore.

Quando ci criticano e ci disprezzano.

Quando ci chiudiamo nel nostro mondo e la vita sembra una barca già affondata per metà.

Quando non sentiamo più la nostra forza e la vita perde ogni senso.

Quando non ci batte più il cuore per un tramonto o un’alba.

Quando una rosa non ci emoziona.

Quando il buio diventa la nostra tana per difenderci dal mondo, per difenderci dalle emozioni, per difenderci dalla paura, per difenderci da altri sogni che andranno infranti e scoppieranno come bolle di sapone…..

LOTTIAMO …. Mettiamocela tutta.

Corriamo, saltiamo l’ostacolo più alto, nuotiamo nel più tempestoso dei mari, voliamo, aggiustiamo le nostre ali spezzate per arrivare alla stella più luminosa e poi sempre più su senza guardare in basso, sorridiamo perché tutto cambierà ….. E’ necessario solo aprire il nostro cuore ….

Amiamo, anche se può essere rischioso, buttiamoci a capofitto senza temere, sogniamo, facciamolo, perché senza sogni non si vive e se si smette di sognare ci perderemo e nessuno potrà più trovarci.

Viviamo perché la vita è una sola, non c’è una seconda occasione.

E soprattutto proviamo a non avere paura, se vogliamo dire una cosa diciamola, se vogliamo farla facciamola, se vogliamo dare un bacio diamolo.

Se ci accorgiamo che stavamo sbagliando percorso, abbandoniamolo e ricominciamo … in fondo alla strada, proprio dietro l’angolo, c’è qualcuno che ci aspetta. E se ancora non c’è arriverà presto, perché presto la nostra vita migliorerà e tingendo di ottimismo e buonumore i nostri giorni tutto cambierà aspetto.

Essere di buonumore non significa viverre ingenuamente.

Essere di buonumore non vuol dire banalizzare per nascondere la testa sotto la sabbia.

Il buonumore è una prospettiva realistica per far fronte a tutto il pessimismo che circola nel mondo soprattutto ora che la sfiducia e lo scetticismo sono imperanti.

L’ottimismo, la speranza, l’entusiasmo, la passione nascono e si mantengono anche grazie al buonumore. Se noi utilizziamo il buonumore come filtro attraverso il quale osservare la realtà, ricaviamo il grande vantaggio di vivere il presente nel modo più intenso possibile. Quando esso è vivo, tutti gli stati d’animo volti alla progettualità concorrono affinchè nel nostro intimo si crei una condizione di gioia ed armonia e quando questo succede vediamo il mondo con occhi diversi.

Il buonumore fa acuire i sensi e ci predispone alla logica del desiderio contrapposto al bisogno, è ottimismo costruttivo accompagnato dalla consapevolezza di poter realizzare qualcosa di buono per sé e per gli altri.

E’ una scelta e come tutte le scelte sta a noi decidere da che parte stare.

“Venite sull’orlo, disse.

Abbiamo paura, dissero.

Venite sull’orlo, disse.

Andarono.

Lui li spinse e volarono”

G.Apollinaire

Strategie di ottimismo: come rimanere ottimisti quando le cose vanno male.

germoglio pietra

Quando un particolare problema ritarda lo sviluppo dei progressi che avevamo messo in conto, capita di frequente che siamo subito pronti a dubitare di noi stessi,della validità dell’obiettivo che ci siamo dati e dei risultati da ottenere.

Gli eventi inaspettati che portano scompiglio nella routine delle nostre attività costituiscono una minaccia per la nostra stabilità; la nostra reazione allora sarà esagerata e proprio questo panico improvviso ci impedisce di risolvere il problema al più presto possibile.

Non è il problema in sé a scuotere la fiducia in noi stessi, ma il nostro atteggiamento nei suoi confronti che ci preclude il superamento dell’ostacolo in maniera rapida e incisiva.

Se ci facciamo prendere dal panico non appena le cose vanno male indeboliamo notevolmente le nostre capacità di risoluzione delle situazioni. Non appena percepiamo un segnale di pericolo, ci irrigidiamo nella convinzione di non riuscire ad affrontarlo, decidendo per la fuga o l’abbandono; in altri termini non sviluppiamo appieno il nostro potenziale. Se pensiamo di essere dominati da forze al di fuori del nostro controllo, la nostra risposta sarà conseguente, ma se crediamo nella nostra capacità di dirigere gli eventi, possiamo attivarci per mettere in pratica le nostre idee.

Quello di cui abbiamo bisogno è la consapevolezza della nostra forza per poterne disporre in caso di emergenza.

Ogni problema ha un punto debole, ed è lì che occorre fare leva per sbarazzarsene: prima di risolverlo però bisogna affrontare tutta intera la difficoltà; cercare di sfuggirvi rappresenta solo una liberazione a breve termine. Occorre quindi analizzare bene quello che ci infastidisce e ci fa indugiare troppo: allora scopriremo che il problema non era poi così difficile come pensavamo.

Svisceriamolo in tutti i dettagli e poi sbrogliamo la matassa verso la soluzione: ci accorgeremo di quanto ci sentiremo sollevati e sicuri delle nostre capacità. Concentrarsi sull’ostacolo da superare ci permette di perdere il controllo della situazione, privandola così dell’aspetto minaccioso. Smontando il problema in tutte le sue parti, sapremo trattarle ad una ad una con successo.

Ecco dunque i tre passi principali per conservarsi decisi a proseguire anche in una situazione difficile:

OSSERVARE – DECIDERE – AGIRE

Facciamo un esempio. Un giorno notate che una vostra collega di lavoro vi risponde a malapena: sembra che sia furiosa. Vi chiedete cosa possa essere successo e se avete fatto qualcosa per irritarla tanto, per cui cominciate ad osservare come si comporta con gli altri. E’ scortese con tutti o solo con voi?

A seconda di come valutate il suo comportamento, dovrete decidere cosa fare. Se la collega è ostile solo nei vostri confronti, potete girarle al largo e aspettare che passi la tempesta (non-azione), oppure potete chiederle che problema ci sia (azione). A seconda del vostro grado di sicurezza scegliete l’una o l’altra opzione (azione o non-azione).

Se però notate che la collega è brusca con tutti, avete sempre due possibilità: se vi è indifferente, probabilmente la ignorerete per un po’ (non –azione); se siete interessati a lei o a mantenere un’atmosfera gradevole in ufficio, forse vorrete rivolgerle la parola per scoprire le ragioni del suo cattivo umore (azione).

Il più delle volte si sceglie la non-azione perché si teme di andare a scoprire la realtà. Invece di chiarire la situazione, ci avveleniamo la vita elucubrando sulla possibilità di avere fatto qualcosa all’altra persona per offenderla. Invece di puntare a scoprire la verità, ci torturiamo rivolgendoci accuse ed evocando fantasmi; in altre parole, ci rifugiamo nell’elucubrazione mentale, ma così non facciamo altro che crearci delle angosce.

Assumere un atteggiamento costruttivo per la soluzione delle difficoltà allarga lo spettro delle possibilità che abbiamo perché meglio sapremo risolvere le piccole difficoltà e più grande è la probabilità di essere in grado di tener testa nelle situazioni più difficili. Imparando a trattare i problemi spinosi, estenderemo i confini di ciò che siamo consapevoli di fare e sperimentare, collocandoci giustamente sulla strada che porta alla nostra pena realizzazione.

Proviamo a rimuovere gli ostacoli e poi a dimenticarcene. Possiamo fare davvero tutto quello che vogliamo, possiamo superare le difficoltà e, mente le vinciamo, conosceremo meglio noi stessi, le nostre capacità e le nostre potenzialità per ottenere le cose

I migliori sè possibili

obiettivo raggiunto

Uno dei tratti di personalità più studiati dalla moderna psicologia positiva è l’ottimismo, considerato un ingrediente importante di una vita felice. Per gli psicologi positivi, l’ottimismo rappresenta una sorta di combustibile motivazionale in vista dei nostri obiettivi, ci permette di affrontare meglio le avversità della vita e promuove un maggior livello di vitalità e buonumore.

La pioniera degli studi sull’ottimismo è stata Laura King, psicologa americana. L’esperimento che condusse consisteva nel far scrivere ai partecipanti della ricerca una descrizione dei “migliori sé possibili”, cioè di come si immaginavano idealmente in futuro in vari campi della propria vita. L’obiettivo non era quello di fantasticare sul futuro ma di visualizzare se stessi nel momento in cui si sono raggiunti obiettivi ritenuti per noi di grande valore.

L’esercizio aveva un tempo di 20 minuti e veniva ripetuto per 4 giorni di fila.

Come in tutti gli esperimenti la Dottoressa King confrontò i risultati tra il “gruppo sperimentale”, che aveva portato avanti l’esercizio, e il “gruppo di controllo” che invece aveva scritto su altri temi (negli esperimenti il “gruppo sperimentale è il gruppo a cui viene somministrato lo stimolo sperimentale, contrapposto al gruppo di controllo che è un gruppo identico al quale lo stimolo non viene somministrato.  I dati raccolti dal gruppo di controllo vengono confrontati con quelli rilevati dal gruppo sperimentale al fine di rilevare se sussistono le differenze significative tra i due). Il risultato che notò la King fu che i partecipanti che avevano descritto i “migliori sé possibili” riportavano, rispetto agli altri, maggiori livelli di buonumore nell’immediato, maggiore felicità fino ad alcune settimane dopo e persino minori problemi fisici anche per i mesi seguenti.

In studi condotti successivamente si è notato che l’esercizio della King funzionava per almeno due ragioni:

  1. I partecipanti all’esperimento avevano trovato l’esercizio molto motivante e di facile comprensione. Immaginare i “migliori sé possibili” ha aiutato le persone a consapevolizzare che è nelle loro mani il potere di trasformare se stessi oggi in vista della realizzazione di obiettivi futuri facendo emergere in maniera rilevante l’assunzione di responsabilità della propria vita.
  2. L’esercizio ha funzionato così bene anche per lo strumento usato: la scrittura che essendo un tipo di attività strutturata, forza chi scrive a organizzare, analizzare e integrare i propri pensieri in maniera che sarebbe difficile fare a mente.

In sostanza, il compito di visualizzare noi stessi al futuro dopo aver raggiunto i nostri obiettivi più importanti promuove in noi motivazione ed entusiasmo ad agire, il che rende più probabile il successo.

Vediamo quindi, se avete voglia, di mettere in pratica l’esercizio della King.

Per i prossimi 4 giorni, riservatevi 20 minuti di tempo per scrivere “i migliori sé possibili”. Sedetevi in un posto tranquillo e descrivete nel dettaglio come vi aspettate che sarà la vostra vita tra uno, cinque, dieci anni.

Visualizzate un futuro in cui tutto si è realizzato per come desideravate.

Avete fatto del vostro meglio, lavorato duramente e raggiunto i vostri obiettivi. Ora descrivete esattamente cosa immaginate.

Nei giorni e settimane a seguire annotate che effetto ha avuto questo esercizio sulla vostra vita, a livello sia fisico che emotivo e, se lo desiderate, potete condividere nei commenti i vostri risultati …..

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Liberamente tratto da:

G.Falco – “Sceglie di essere felice” – Ed.Le Comete FrancoAngeli

Umorismo e risoterapia

UMORISMO 1

L’umorismo è la capacità di persone, oggetti o situazioni di evocare sentimenti di divertimento e suscitare la risata.

La parola deriva dal latino ‘humor-em’ o ‘umo-rem’ (umidità, liquido), e sembra quindi derivare il suo significato dalle teorie della medicina ippocratica, che attribuiva a dei fluidi (umori appunto) l’influenza sulla salute e l’indole degli uomini. L’essenza dell’umorismo, così come è stata delineata, seppur nell’originalità e differenziazione delle rispettive interpretazioni, dai diversi studiosi (filosofi, medici, scrittori) risiede proprio in questo legame con l’emotività, con l’interiorità più atavica ed istintuale dell’uomo; un carattere distintivo di ciò che è umano dunque.

Che ridere faccia bene alla salute ormai è noto a tutti. Ma forse non tutti sanno che a sostegno del potere benefico della risata sono stati effettuati, soprattutto in questi ultimi anni, numerosi studi clinici che hanno dimostrato come un atteggiamento ottimistico verso la vita in generale e la malattia in particolare  aiuti il processo di guarigione per diverse patologie.

I primi studi che hanno messo in risalto il potere terapeutico della risata sono stati condotti in America negli anni 60/70. Da un punto di vista scientifico le prime conferme arrivano negli anni ‘80 con il caso eclatante del giornalista scientifico Norman Cousin, che ha fatto rivalutare gli studi sugli effetti delle emozioni sul sistema immunitario. Il giornalista, colpito da spondilite anchilosante, una malattia alla cui origine c’è un’alterazione delle articolazioni che porta progressivamente alla paralisi e poi alla morte, decise di curarsi in modo insolito: ridere “nutrendosi” per tre-quattro ore al giorno di film comici e assumere per flebo 25 grammi al giorno di vitamina C. Smentendo ogni previsione Cousin è guarito completamente nell’arco di un solo anno.

La risata è sempre stata importante nel corso della storia dell’uomo perché si associa simbolicamente alla vita e alla fecondità e dunque a tutto ciò che concerne la sfera del piacere, della gioia di vivere, della sessualità. È perciò, per sua stessa natura, contrapposta alla morte e rappresenta una risposta del corpo che ride esso stesso e ridendo si rilassa.

La gelotologia (dal greco ghelos=riso e logos=scienza) è una nuova disciplina che studia in maniera sistematica l’attività del ridere, del buonumore e del pensiero positivo come rimedio a numerosi disturbi e malattie psicofisiche.

Essa si basa sugli studi di psiconeuroendocrinoimmunologia (P.N.E.I.) che hanno sostanziato l’influenza diretta degli stati mentali e delle emozioni sul sistema immunitario e viceversa.

Anche la PNEI è una disciplina di nascita relativamente recente, che basa le proprie teorie e i propri metodi sulla convinzione che i vari sistemi (psichico, neurologico, endocrino e immunitario) interagiscano tra loro per il raggiungimento di un equilibrio interno dell’organismo.

La gelotologia ha scoperto che grazie alle risate si attivano delle strutture nervose che producono le endorfine, delle sostanze chimiche dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. L’aspetto più interessante delle endorfine sta o nella loro capacità di regolare l’umore. Esse infatti vengono rilasciate dal nostro organismo in situazioni particolarmente stressanti come forma di difesa in modo da poter sopportare meglio il dolore sia fisico che psicologico.

Ridere coinvolge tutte le parti del corpo umano: il cuore e la respirazione accelerano i ritmi, la pressione arteriosa diminuisce e i muscoli si rilassano. Anche la chimica del sangue si modifica e tanto più la risata è esplosiva e spontanea tanto più si verifica una generale caduta della tensione che si manifesta con una sensazione di liberazione che coinvolge tutti gli organi e le funzioni corporee che si regolarizzano.

Come ormai ben sappiamo corpo e mente non sono due mondi separati, ma sono due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt’uno: l’uomo nella sua unità somato-psichica; è ormai provato che il buon umore e la fiducia rafforzano l’organismo aumentando le difese immunitarie.

Imparare a ridere di se stessi e degli altri contribuisce a migliorare la qualità della vita e a sapersi costruire spazi di serenità anche in situazioni avverse.

Rafforzando l’ottimismo, attraverso la fantasia, il gioco e un quotidiano esercizio mentale, stimoliamo il nostro intero organismo a predisporsi positivamente ad affrontare ostacoli ed avversità.

L’umorismo, oltre a sdrammatizzare i nostri drammi quotidiani, smorzandone le negatività, ci costringe a guardare la vita da angolature diverse, ad assumere punti di vista inediti, inducendoci a conoscere più profondamente le versioni degli altri, arricchendo la nostra capacità di comprensione e rafforzando la nostra volontà di cambiamento.

Fonte. in parte tratto da: http://www.benessere.com/salute/arg00/risoterapia.htm

Ottimismo ….

ottimismo4

“Le persone che hanno successo nella vita

sono quelle che si alzano e cercano le

circostanze che vogliono, e, se non riescono

a trovarle, le creano” G.B.Shaw

Continuando il cammino verso l’Armonia troviamo l’Ottimismo.

L’ottimismo (così come il suo correlato negativo, il pessimismo) è lo stile con cui abitualmente spieghiamo a noi stessi  perché accadono certi eventi.

E’ l’abitudine di attribuire cause agli eventi considerandoli temporanei, neutri e circoscritti, nel caso si sia ottimisti; permanenti, personali e pervasivi, nel caso si sia pessimisti.

L’ottimista tende ad attribuire agli eventi cause temporanee, cogliendo le variabili della situazione e a dare spiegazioni specifiche. “Ho fatto bene il compito perché mi ero preparata e sono brava”. Si coniuga così l’ottimismo della ragione con spiegazioni impregnate di speranza.

Lo stile attributivo temporaneo nei confronti degli eventi negativi è fondamentale per l’ottimista perché porta a ritenere che la causa del “fallimento” sia temporanea: pensa quindi di poter intervenire, con impegno e responsabilità.

L’ottimista si avvale della flessibilità come strumento utile che aiuta a raggiungere gli obiettivi personali e professionali. L’ottimismo è inoltre un utile sostegno della saggezza pratica, perché sa dare i giusti significati alla vita, trovando le energie per impegnarsi per il bene comune e soprattutto debellare l’epidemia della depressione e riempire di gioia di vivere il vuoto esistenziale. E l’ottimismo ama la compagnia della sorella Speranza.

E’ considerata una verità universale che la speranza sia indispensabile per vivere. Quando le cose vanno bene la speranza rappresenta uno stimolo per migliorare sempre più, per raggiungere mete sempre più sfidanti.

Quando le cose vanno male la speranza è un conforto sostenuta dall’idea che il futuro porterà sollievo e  ricompensa.

Speranza è un’emozione anticipatoria che fa auspicare il meglio anche se temiamo il peggio. E’ sia una passione che una virtù diretta verso qualcosa di importante che ci piacerebbe raggiungere.

La speranza è una passione audace perché alimenta un atteggiamento rivoluzionario basato sulla testarda lealtà all’idea della necessità del cambiamento, e alla solida convinzione che qualsiasi cambiamento sia migliore dello status quo: passione che convince che dietro ogni realtà ci siano molte altre possibilità. La speranza come virtù e come passione si allea con il coraggio, crea complicità con l’immaginazione creativa e chiama come guardie del corpo fiducia e perseveranza.

La speranza non ha mai fretta. Sa che in certe occasioni o per certi lavori abbiamo bisogno di tempo, pazienza, tenacia e caparbietà. Abbiamo anche bisogno di ricordare che siamo liberi di scegliere le nostre strade.

Quando siamo sostenuti dalla speranza non sentiamo la stanchezza ma la forza, non ci lamentiamo ma alimentiamo il desiderio, non scappiamo ma combattiamo. La speranza risveglia la nostra indignazione e il nostro coraggio: indignazione per le cose che non vanno come sarebbe necessario e il coraggio per intraprendere le azioni per modificarle.

La speranza aiuta a gestire l’incertezza e la complessità e a cambiare quello che va cambiato, anche se richiede tempo ed energia. Ed è più forte della disperazione perché ci ricorda che abbiamo tante potenzialità non ancora esplorate e la flessibilità metamorfica, come farfalle umane, di trasformarci, secondo le diverse stagioni della vita ….

Ancora sulla “resilienza”

resilienza 1

“ le difficoltà rafforzano la mente così come il lavoro irrobustisce il corpo” Seneca

Come promesso ieri, prima di passare all’ulteriore nota dell’Armonia”, un breve approfondimento sulla “resilienza”

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirci sopra. Gli antichi chiamavano il gesto di risalire sulle imbarcazioni con il verbo “resalio”. Forse il nome della capacità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, deriva da qui.

Resilienza  è un termine che può assumere diversi significati a seconda del contesto, in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato.

Essa é piú della semplice capacitá di resistere proteggendo il proprio io da circonstanze difficili, é pure la possibilitá di reagire positivamente a scapito delle difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma è avere la capacitá di usare l´ esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro.

Le recenti ricerche sull’ argomento hanno evidenziato come ogni persona abbia in sé le risorse e le abilità per affrontare al meglio qualsiasi crisi e difficoltà. Queste abilità possono essere insegnate a partire dalla più tenera infanzia e incrementate Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l’esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.

Le caratteristiche della resilienza sono:

  • “insight” o introspezione: la capacitá di esaminare sé stesso, farsi le domande difficili e rispondersi con sinceritá
  • Indipendenza: la capacitá di mantenersi a una certa distanza, fisica e emozionale, dei problemi, ma senza isolarsi
  • Interazione: la capacitá per stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con altre persone.
  • Iniziativa: la capacitá di affrontare i problemi, capirli e riuscire a controllarli.
  • Creativitá: la capacitá per creare ordine, bellezza e obbiettivi partendo dal caos e dal disordine.
  • Allegria: disposizione dello spirito all´ allegria, ci permette di allontanarci dal punto focale della tensione, relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono.
  • Morale: si riferisce a tutti i valori accettari da una societá in un´ epoca determinata e che ogni persona interiorizza nel corso della sua vita

Secondo gli specialisti, l’atteggiamento resiliente è dinamico e passa attraverso diverse fasi di difesa per contrastare traiettorie evolutive negative.

  • Una persona resiliente passa attraverso una fase di rivolta e il rifiuto di sentirsi condannata alla sofferenza.
  • In un secondo momento, sopraggiungono il sogno e il senso di sfida, cioè il desiderio di uscire dal trauma, prefiggendosi un obiettivo.
  • Si nota anche un atteggiamento di rifiuto, che consiste nel crearsi un’immagine di persona forte pur di difendersi dalla compassione altrui, anche se resta sempre una certa fragilità interiore.
  • Infine, il senso dell’umorismo che una persona resiliente tende a sviluppare nei confronti del proprio trauma. E’ un modo per non compatirsi e per smettere di essere visti dagli altri come vittime della vita.

Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a leggere gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e un’opportunità, piuttosto che come una minaccia;di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.

A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza.

Gli altri fattori coinvolti sono:

  • una visione positiva di sé ed una buona consapevolezza sia delle abilità possedute che dei punti di forza del proprio carattere;
  • la capacità di porsi traguardi realistici e di pianificare passi graduali per il loro raggiungimento;
  • adeguate capacità comunicative e di “problem solving”;
  • una buona capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni.

Per concludere la resilienza è data dall’interazione tra

CIÓ CHE IO HO (risorse esterne) =>

  • persone che mi circondano di cui mi fido e a cui voglio bene;
  • persone che mi pongono dei limiti, così che io sappia fino a che punto posso arrivare e dove mi posso fermare;
  • persone che, attraverso il loro comportamento, mi mostrino come agire in maniera giusta e corretta;
  • persone che vogliono che io impari a fare le cose da solo;
  • persone che mi aiutino quando sono in pericolo, sono malato o ho bisogno di imparare.

CIÓ CHE IO SONO (forze interiori) =>

  • una persona che può piacere e che può essere amata;
  • contento di fare le cose per gli altri;
  • una persona che ha rispetto per se stessa e per gli altri;
  • responsabile delle mie azioni;
  • sicuro che ogni cosa andrà bene.

 CIÓ CHE IO POSSO FARE =>

  • parlare agli altri di cose che mi spaventano o mi preoccupano;
  • trovare il modo per risolvere i problemi che incontro;
  • controllarmi;
  • trovare qualcuno che mi aiuti quando ne ho bisogno.

Tutto questo implica cercare nuove opportunità di crescita, assumendosi il rischio di vivere la propria vita come protagonista e non come spettatore.

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Per saperne di più:

B.Cyrulnik – E.Malaguti ,Costruire la resilienza, Ed.Erickson

Putton – Fortugno , Affrontare la vita. Che cosa è la resilienza e come svilupparla, Ed.Carocci

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