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Avanti tutta ….

Avanti-Tutta

“ Il successo non è definitivo, l’insuccesso

non è fatale: ciò che conta è il coraggio

di andare avanti …” W. Churchill

Per quanto tu abbia imparato a camminare bene, prima o poi inciamperai. Qualche volta riuscirai a tenerti in piedi e qualche volta cadrai. A volte ti farai anche male. La realtà è che dal giorno in cui hai mosso i tuoi primi passi sei caduto centinaia e centinaia di volte, eppure non hai mai rinunciato a camminare!!

Ti sei sempre tirato su, hai imparato dall’esperienza e sei andato avanti.

E’ a questo tipo di atteggiamento che ci riferiamo quando usiamo la parola “impegno”. Puoi accettare i tuoi pensieri e stati d’animo, essere psicologicamente presente e connetterti con i tuoi valori quanto ti pare, ma senza l’impegno ad intraprendere un’azione efficace, non creerai una vita ricca e significativa.

“Impegno” così come “accettazione” è un termine che viene spesso frainteso. Impegno non vuol dire essere perfetti, portare sempre a termine quello che si è iniziato o non finire mai fuori strada. “Impegno” significa che quando (inevitabilmente) inciampi o vai fuori strada, ti tiri su, ti orienti e prosegui nella direzione in cui vuoi andare.

Non puoi mai sapere in anticipo se raggiungerai i tuoi obiettivi, tutto quello che puoi fare è continuare a procedere nella direzione a cui dai valore. E’ impossibile  controllare il futuro. Quello che puoi controllare è la tua capacità nel proseguire il tuo viaggio, passo dopo passo, imparando e crescendo man mano che vai avanti.

Avere successo nella vita significa vivere secondo i propri valori. Adottare questa definizione implica che puoi avere successo adesso, che tu abbia raggiunto o meno i tuoi obiettivi . La realizzazione è qui in questo momento, ogni volta che agisci in linea con i tuoi valori. E sei libero dal bisogno dell’approvazione altrui. Non hai bisogno di qualcuno che ti confermi che “stai facendo la cosa giusta”. Tu sai quando stai agendo secondo i tuoi valori e basta questo.

Naturalmente questo non significa rinunciare ai propri obiettivi; significa semplicemente che sposti l’accento in modo che nella tua vita apprezzi quello che hai invece di concentrarti continuamente su quello che non hai.

Può succedere, tuttavia, che molti di noi, effettivamente, in più occasioni perdano la loro rotta. Si fanno prendere da pensieri inutili, lottano contro emozioni dolorose e agiscono in modo controproducente. Ma attraverso l’impegno prima o poi si ritorna in carreggiata ….. Come??

Bene, il primo passo quando si perde la rotta è riconoscerlo coscientemente essendo pienamente presenti a quello che sta succedendo. Allo stesso tempo, è necessario accettare il fatto che, una volta che ciò è accaduto, non si può fare nulla per cambiarlo; non abbiamo alcun modo di modificare il passato.

E se anche può essere utile riflettere sul passato e pensare cosa potremmo fare di diverso la prossima volta, non ha senso rimuginarci sopra e crocifiggerci perché non siamo perfetti.

Quindi accettiamo di aver deviato dalla rotta, accettiamo che è una cosa passata e non possiamo cambiarla, e accettiamo di essere umani e, in quanto tali, imperfetti.

Il secondo passo è chiedersi: “Che cosa voglio fare adesso? Invece di indugiare sul passato, cosa posso fare di importante nel presente?”.

Poi il terzo passo è, naturalmente, agire con impegno coerentemente con quel valore.

Se all’inizio non riesci, prova, prova ancora; e se ancora non funziona, prova qualcosa di altro.

Ma anche qui occorre fare una sottile distinzione. Ogni volta che ti trovi di fronte ad una sfida significativa, avrai alle spalle i demoni del “E’ troppo difficile”, “Non ce la puoi fare! Lascia perdere” ti dirà la tua mente.  E allora la tentazione è quella di rinunciare e provare qualche altra cosa. Spesso però quello che serve è proprio la perseveranza. Prestando piena attenzione a quello che stai facendo e notando gli effetti che si producono, sei nella posizione migliore per rispondere a questa domanda: “Per raggiungere i miei obiettivi devo perseverare con il mio comportamento o cambiarlo?”. Poi, a seconda della tua risposta, impegnati o a cambiare comportamento o a persistere con quello.

Nel corso della vita incontriamo ogni genere di ostacolo, difficoltà, sfide e ogni volta che questo succede ci troviamo di fronte a un’alternativa: possiamo accogliere la situazione come un’opportunità per crescere, imparare ed evolverci oppure possiamo combattere, lottare e fare di tutto per evitarla.

Accogliendo le opportunità dentro le tue difficoltà la tua vita diventerà più ricca e significativa.

C’è un antico motto orientale che dice: Se non decidi dove andare, finirai dovunque vai”. Per vivere una vita piena hai bisogno di una direzione, e i tuoi valori sono lì, nel profondo del tuo cuore, ad indicartela. Quindi connettiti con quei valori; usali come guida. Sviluppa un senso di risolutezza.

Apprezza quello che hai nella tua vita adesso. Questo è importante perché il presente è l’unico tempo che hai. Il passato non esiste più; non è altro che ricordi nel presente. E il futuro non esiste ancora; non è altro che pensieri e immagini nel presente. L’unico tempo che hai è questo momento, quindi traine il massimo, nota cosa succede, apprezzalo nella sua pienezza!

E ricorda: la vita dà il massimo a chi trae il massimo da ciò che la vita gli dà.

Sentire…fluire….

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Il sentire non è uno sprazzo che arriva per poi andarsene indisturbato o non compreso e svolazzare via con la stessa leggerezza con cui è arrivato.

Il sentire è quanto percepisci direttamente, le sensazioni fisiche che una sensazione, una persona o un’esperienza attivano nel tuo corpo…. Le emozioni e i sentimenti che si muovono, le intuizioni e le immagini suscitate.

Il sentire è la totalità del tuo essere che ha accesso alle risposte che arrivano non soltanto dalla tua mente ma dal tuo essere multidimensionale.

Tu sei un essere totale, un mandala quadrimensionale, organizzato, armonico che si muove nel tempo della giornata, delle stagioni, della vita, secondo un ritmo cadenzato. E in uno spazio che non si struttura a caso.

Pieno, totale, saggio, ordinatore. Tu sei tutto questo!!!

Sei fisicità, sei materia, sei totalità….

Sei acqua, terra, fuoco, aria….

Sei caldo, freddo, umido, secco…

Sei pensiero, sensazione, intuizione, sentimento, emozione ….

Prova ad entrare nel tuo sentire….ad aprirti più che puoi per entrare in te totalmente senza disperderti nei cunicoli di una mente separata o di una emozionalità transitoria…

Permetti all’Universo di fluire attraverso di te. Diventa “un semplice flauto, un bambù cavo, e l’universo canta attraverso di te…”

E allora crei…. Fatti canale e lascia che quanto è giusto per te arrivi a te…..

Non aspettare che qualcun altro ti procuri quello che ti serve per stare bene, nessuno può sostituirsi a te nella creazione della tua vita.

E fallo subito, adesso…. Qui…. Ora …..

Scegli un punto di partenza e impegnati in un piccolo passo, non occorre che tu smuova una montagna e percorra in una giornata centinaia di Kilometri basta un metro con la consapevolezza di farlo e sentendo ad ogni centimetro la vita cantare dentro di te……

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liberamente tratto da: S.Garavaglia “365 pensieri per l’Anima” Ed.tecniche Nuove

Sul “qui e ora” ….

QUI E ORA 1

Un proverbio cinese recita: “l’unico luogo in cui vivere è qui, l’unico tempo in cui vivere è ora”. I latini dicevano hic et nunc,; “qui e ora”. Epicuro esortava: “carpe diem”, cogli l giorno.

Il presente costituisce la parte più importante dell’esistenza, l’unica cosa che abbiamo “qui e ora”; viverre in esso non significa cancellare o rinnegare il passato, quanto ci è accaduto. Il passato è importante perchè contiene le tappe della nostra evoluzione; da come eravamo a come siamo diventati. Insomma racchiude la nostra storia. Dovremmo imparare a considerare il passato con spirito critico e distacco per quanto è possibile, senza cadere nella trappola di una sterile nostalgia. Se sapremo prendere le distanze, quando necessario, dai principi, dalle idee, dagli schemi mentali dettati da altri e da noi stessi, quando questi ci appaiono inopportuni e superati, il passato potrà insegnarci qualcosa.

Vivere nel presente non significa neppure non pensare al futuro, essere imprevidenti, non dare un minimo di programmazione alla nostra vita, ponendoci obiettivi e facendo progetti. Non bisognerebbe farsi ossessionare dai nostri fantasmi, dalla paura di vivere, altrimenti le nostre potenzialità e risorse vengono soffocate, i nostri orizzonti si chiudono, la nostra libertà è compressa.

L’intera nostra vita è fatta da attimi e noi dovremmo riuscire a cogliere di essi il massimo ,con disponibilità e consapevolezza.

Se prima di poter amare noi stessi aspettiamo di raggiungere la perfezione, avremo sprecato la nostra vita. Siamo già perfetti, proprio ora e in questo luogo.

Dovremo allenarci a pensare che la realtà è sempre aperta e mutevole, e quindi a non temere i grandi spazi né le grandi opportunità che la vita ci offre.

Impariamo a vedere il presente per quello che è: un luogo infinito dove tutto possiamo osare e nel quale tutto può accadere. E’ a questo punto che potremmo sperimentare emozioni e sentimenti molto intensi, e avere più fiducia e stima di noi stessi.

I sentimenti, così come le emozioni, sono multidimensionali e contengono elementi istintivi, intuizioni, esperienza fisica e sensoriale.

Quando avremo imparato a vivere veramente “l’attimo fuggente”, scopriremo con meraviglia e sorpresa che non vi è più spazio né tempo per rimpiangere il passato o temere il futuro.

“ Non esiste il passato, ma solo il presente del passato

(che si chiama memoria). Non esiste il futuro, ma solo

il presente del futuro (che si chiama speranza). L’unico

ad avere qualche probabilità di esistere potrebbe essere

il presente del presente (che poi in ultima analisi sarebbe

l’intuizione)” L.De Crescenzo – Il tempo e la felicità –

Vivi ora, non rimandare …

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“Dimorando nel momento presente”. Recitiamo questo verso quando inspiriamo nuovamente e non pensiamo a nient’altro.

Sappiamo esattamente dove siamo. Di solito diciamo:” Aspetterò fino alla fine della scuola e al conseguimento della laurea, e allora vivrò veramente”.

Ma quando abbiamo ottenuto il diploma, diciamo:” Per vivere veramente la vita, devo aspettare fino a che avrò un lavoro”.

Dopo il lavoro, ci serve un auto e dopo l’auto una casa.

Non riusciamo ad essere vivi nel momento presente.

Differiamo sempre la vita al futuro, non sappiamo esattamente quando. Ci può capitare di non essere mai veramente vivi per tutta la nostra vita.

La tecnica, sempre che si debba parlare di tecnica, è quella di ESSERE NEL MOMENTO PRESENTE, di essere consapevoli di ESSERE QUI E ORA, che l’unico momento da vivere è il presente.

Quando espiriamo, diciamo: “So che questo è un momento meraviglioso”.

Essere veramente qui e ora e godere del momento presente, ecco il nostro compito più importante….

Thich Nhat Hanh

Oggi 1° giorno del 2017 … prima pagina bianca della nostra agenda … 365 giorni da VIVERE momento per momento, attimo per attimo gustandone il sapore , sentendone il profumo, ASCOLTANDOCI…..

Sul rimpianto ….

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“Il rimpianto è un tipo di dolore molto particolare; di fronte ad esso siamo impotenti. È come una finestra che si apra di sua iniziativa: la stanza diventa gelida e noi non possiamo fare altro che rabbrividire. Ma ogni volta si apre sempre un po’ meno, finché non arriva il giorno in cui ci chiediamo che fine abbia fatto.” Arthur Golden

Quando il rimpianto si insinua nel nostro essere, può arrivare a corroderci l’anima in modo irreparabile, come una goccia d’acqua che a lungo andare sgretola la roccia fino a creare un solco profondo. E spesso il suo lavorio lento è sordo e quasi inavvertito finchè non comincia a lasciare una traccia che diventa impossibile ignorare.

Succede che ci voglia del tempo per prendere coscienza del nostro scontento, di quel vago senso di insoddisfazione a cui non sappiamo dare un nome che pervade la nostra vita rendendoci inquieti e incapaci di apprezzare quello che abbiamo; poi all’improvviso, come una luce che squarcia il buio, ecco affiorare alla mente ricordi del passato che credevamo accantonati, desideri mai realmente sopiti, progetti non coltivati, relazioni lasciate andare prima che sbocciassero. Tutta una serie di pratiche “inevase”, rimaste in sospeso, in un limbo ad attendere il momento “buono”, quello mai arrivato.

A questo punto in molti di noi prevale la convinzione di non essere stati sufficientemente pronti a cogliere “l’attimo fuggente”, a carpire l’occasione nel momento in cui si presentava, a salire su quel treno che piano piano è sfumato all’orizzonte

Altri, invece più avezzi a scaricare all’esterno le proprie responsabilità, attribuiranno alla sfortuna, al caso o alla vita, che a volte sa essere veramente ingiusta, i fallimenti di tanti proponimenti in cui avevano creduto.

Comunque sia per ciascuno di noi esiste un ricco bagaglio di sogni svaniti, speranze perdute, omissioni fatali che ci portiamo appresso nel nostro vivere quotidiano.

Tra tutti gli stati d’animo che creano sofferenza, il rimpianto è quello che più può tenerci legati ad un passato irrimediabilmente perduto. Il suo insinuarsi lento e inesorabile può logorarci a tal punto da renderci insensibili alle gratificazioni e agli stimoli che la vita, in qualunque sua età, può offrirci.

Ed è proprio per questa sua ineluttabilità che il rimpianto si distingue dalla nostalgia.

La nostalgia può essere dolce, essa rievoca vicende perdute, ma avvenute che ci hanno lasciato una scia di buone sensazioni.

Al contrario il rimpianto è crudele, perché, il più delle volte, riguarda opportunità che ci siamo lasciati sfuggire oppure può riferirsi a errori di valutazione e di scelta che hanno compromesso in maniera fatale il corso della nostra vita.

Quando diventiamo consapevoli dell’impossibilità di rimediare al danno fatichiamo a rassegnarci; vorremmo riavvolgere indietro il nastro della nostra storia per poter rifare quel pezzetto di strada, possibilità, ahimè, che non ci verrà mai concessa.

In alcuni momenti la vita è fatta di tentativi unici e per questo è necessario essere tempestivi, osando, per non portarci dietro la pericolosa sensazione dell’”avrei potuto farlo”.

Il rimpianto, poi, tende inevitabilmente ad accumularsi. Difficilmente svanisce perché il tempo che passa accresce la consapevolezza di quello che ci manca e quindi fa lievitare l’amarezza e la delusione.

Tutto questo ha come unico risultato una profonda sfiducia nelle nostre capacità e nella nostra intraprendenza che produrrà solo disistima e avvilimento.

Alla fine arriveremo a nutrire risentimento contro noi stessi per ciò che non siamo stati in grado di realizzare o di conquistare.

E’ opportuno quindi, per evitare di cadere nel circolo vizioso del rimpianto e dell’autocommiserazione, provare a cambiare prospettiva.

In primis cerchiamo di riflettere sul carattere evolutivo della vita; nel giudicare la nostra storia spesso ci dimentichiamo che il trascorrere del tempo e l’esperienza acquisita, nel bene e nel male, contribuiscono alla nostra evoluzione mutando l’angolazione da cui osserviamo la realtà.

E’ per questo che in certe occasioni fatichiamo a riconoscere come nostri pensieri e comportamenti che in altri contesti, spaziali e temporali, ci sembravano rispecchiare adeguatamente la nostra mentalità e i nostri bisogni.

Quindi, riguardo alle scelte pregresse che si sono rivelate poi inopportune o addirittura disastrose, la nostra responsabilità va, almeno in parte, ridimensionata.

E utile saper riconoscere di aver agito, il più delle volte, con le migliori intenzioni, convinti dell’efficacia dei nostri propositi.

Del resto non sempre abbiamo a nostra disposizione sufficienti informazioni che potrebbero orientare al meglio le nostre decisioni e progetti, in tutte le situazioni c’è sempre una variabile, a volte sconosciuta al momento, che dobbiamo considerare.

Alla luce di tutto questo la cosa migliore è quindi vivere calati nel presente, cercando di fare del nostro meglio, ma con la consapevolezza che qualcosa potrebbe andare storto e quindi potremmo non essere immuni dal rimpianto. Ricordiamoci inoltre che come tutti i vissuti, anche il rimpianto ha una funzione preziosa. Quando infatti il malessere si fa più acuto, ci segnala che è il momento di svoltare, di muoverci alla ricerca di opportunità diverse, invece di rimanere invischiati in un passato che ci tiene ancorati ai dispiaceri e alle disavventure patite più che alle gioie e alle soddisfazioni godute.

Bisogna imparare a sciogliere i lacci e lasciare andare quello che è perduto, senza piangere troppe lacrime sulle occasioni mancate.

La vita spesso toglie ma altrettanto inaspettatamente aggiunge. Ci sorprende con quei meravigliosi colpi di scena degni di un grande film; basta che il nostro approccio sia di apertura e curiosità verso il nuovo, l’imprevisto, l’ignoto. Basta che non ci affezioniamo troppo al nostro quieto vivere, la nostra “confort zone, che spesso smorza i nostri slanci e la nostra creatività.

Viceversa, molte persone dai rimpianti non si consolano mai. Stanno sempre a lamentarsi della sfortuna, delle perdite subite e degli errori commessi. Eterne vittime di un presente non vissuto. E vivendo così, si lasciano sfuggire le risorse e il bello di un qui e ora che ha sicuramente ancora qualche opportunità in serbo anche per loro.

E tu che mi leggi …da che parte stai?

“Il rimpianto è un enorme spreco di energia. Non vi si può costruire nulla sopra. Serve soltanto a sguazzarvi dentro”. Katherine Mansfield

 

liberamente tratto da:

I.Castoldi – Se bastasse una sola parola – Ed. URRA Feltrinelli

Smettere di piacere

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Cercare di piacere agli altri è un’occupazione che richiede molto tempo, ma che offre scarse contropartite e un tasso minimo di successo malgrado il massimo dell’impegno. Inoltre, non funziona, sia per voi che per tutte le altre persone coinvolte nella faccenda e la ragione è che quando si cerca continuamente di piacere agli altri non si è se stessi.

Proviamo ad andare per gradi ed iniziamo con l’analizzare cosa significa “essere se stessi”.

La cosa in sé sembra facile, ma probabilmente è la cosa più difficile da fare. Nel momento stesso in cui chiedete a qualcuno di agire con naturalezza essendo se stesso, state certi che quella persona diverrà troppo consapevole di sé e non saprà più essere naturale.

Come si fa quindi ad essere se stessi? In questa domanda è già evidente la contraddizione interna tra cercare di organizzare il proprio comportamento da un lato e dall’altro essere se stessi senza inutili orpelli. In verità non c’è nulla che si possa fare per essere naturali perché non appena si fa qualcosa, si pratica una manipolazione su di sé.

Essere naturali significa evitare di concentrarsi su di sé bensì porre l’attenzione su ciò che si fa. Essere se stessi vuol dire dimenticarsi di sé, smettere di preoccuparsi di quello che pensano gli altri, evitare di pensare a come si appare o a come sembriamo.

Questo, naturalmente, equivale a dire ad una persona di NON PENSARE ad un elefante rosa: la prima immagine che balza alla sua mente è proprio l’elefante rosa.

La soluzione consiste allora nell’impegnare la mente con quello che si sta facendo, concentrandosi con tutti i sensi sull’attività che ci coinvolge nel momento. E’, tuttavia, veramente difficile per certe persone “lasciarsi andare” e interessarsi a fondo a quello che fanno perché sono sempre impegnati ad osservarsi, a giudicarsi come se riflettessero sempre la propria immagine. Criticarsi e accusarsi continuamente ci fa sprecare un sacco di energia, così come agire contro i propri interessi cercando sempre di piacere agli altri.

Occorre dunque saper stabilire con certezza quello che si vuole, altrimenti ci si ritrova ad aver vissuto la vita di qualcun altro, non la propria.

Le decisioni che prendiamo dovrebbero essere basate su quello che pensiamo sia meglio per noi, e non su quello che crediamo che gli altri si aspettino che facciamo. Se qualcuno ci chiede di fargli un favore, il nostro consenso non dovrebbe giungere automaticamente, come se avessimo un meccanismo dentro di noi che ci obbliga a rispondere subito affermativamente non appena ci fanno delle richieste.

Provate a riflettere su questo punto: volete veramente fare quello che vi si chiede? Se per essere d’aiuto è necessario che vi impegnate al massimo, in maniera irragionevole, è questo quello che desiderate davvero fare?

Riflettete: quale è il prezzo che pagate per piacere agli altri???

Voglio comunque precisare che essere se stessi non significa comportarsi con maleducazione o con mancanza di rispetto, vuol solo dire vivere in armonia con il proprio io (puoi leggere QUI). Prima di compiacere gli altri, occorre imparare a piacere a se stessi, e solo allora saremo in grado di darci liberamente alle persone che ci circondano, donandosi perché ci si vuole donare, e non per senso del dovere o a causa della presunzione che la controparte se lo aspetti.

Se non si desidera fare una certa cosa, è importante imparare a dire di no ( leggi QUI) perchè rispondendo affermativamente quando il nostro desiderio sarebbe quello di rifiutare, creiamo un conflitto interiore e profonde tensioni, e più frequentemente stabiliamo questo intimo squilibrio meno saremo capaci di controllare noi stessi e la nostra vita.

Se le nostre azioni saranno in armonia con le nostre emozioni, possiamo stare certi che alla fine ci sentiremo più liberi e più felici. Se cerchiamo continuamente di piacere agli altri, significa che ci stiamo trascurando: è necessario evitare di collocare le altre persone su un piedistallo ignorando le nostre esigenze.

Ricordiamoci: più siamo felici e più saremo in grado di fare felici anche gli altri !!!!

 

Come regolare i propri stati d’animo di inquietudine …

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Nel post precedente ho cercato di disegnare un quadro di come le inquietudini , le pre-occupazioni e le ansie possono impadronirsi di noi e legarci a sé in maniera indissolubile, inquinando la nostra vita e decurtando la nostra fetta di Ben-Essere.

Vediamo ora come poter alleggerire la tensione della loro presenza senza incorrere d’altra parte alla fuga; bensì dando loro lo spazio che meritano ma non la facoltà di inondarci.

  • EVITARE DI IDENTIFICARSI CON LE PROPRIE INQUIETUDINI => è una questione di distanza che ci manca tanto una volta che esse hanno cominciato a prenderne posizione dentro di noi. proviamo a vedere le pre-occupazioni come un sintomo, guardiamoci mentre stiamo rimuginando! E’ fondamentale riconoscere subito l’innescarsi di una pre-occupazione, come i pompieri individuano un principio di incendio: è più facile spegnere le fiamme se le si prende all’inizio. Quindi focus sull’innesto del circolo vizioso!
  • DISCUTERE DELLE PROPRIE INQUIETUDINI => per esempio chiedendosi “con che genere di problemi mi sto tormentando?” E’ utile abituarsi a misurare le proprie pre-occupazioni, per esempio dando loro un voto da 0 a 100. Ci accorgiamo allora che molte delle nostre ansie si situano tra 0 e 20. Ce ne occuperemo certamente ma in un’atmosfera più distesa, non con la sensazione che stiamo gestendo un problema gravissimo.
  •  TORNARE CON I PIEDI PER TERRA (“principio di realtà” docet) E SBARAZZARSI DI UN CERTO NUMERO DI ILLUSIONI =>
  • Illusione 1 : E’ possibile controllare tutto, dandosi un po’ da fareRealtà: No, non si può controllare tutto

    Illusione 2: Impegnandosi a dovere, si dovrebbe poter evitare i problemi.

    Realtà: No, i problemi fanno parte della vita.

    Illusione 3: L’incertezza sfocerà sicuramente in qualcosa di pericoloso

    Realtà: No, molte cose incerte si risolvono da sé.

  • LOTTARE CONTRO IL NOSTRO BISOGNO DI CONTROLLARE SEMPRE TUTTO => noi ci esauriamo spesso nel tentativo di gestire il corso della nostra vita, fino all’assurdo. Negli stati d’animo ansiosi, abbiamo spesso l’illusione che il controllo sia una soluzione efficace, una risposta ai rischi dell’esistenza. Ma il desiderio di tenere tutto sotto controllo ha come conseguenza una sensazione di sfinimento per non aver mai portato a termine quello che dovevamo fare. Ci condanniamo ad essere sempre oberati.
  •  ACCETTARE CHE IL MONDO CI SFUGGA => questo non significa che dobbiamo rassegnarci al caos, mollare un po’ la presa, vuol dire semplicemente capire che non siamo onnipotenti. Che il disordine e l’incertezza fanno parte del mondo e che se non impariamo a tollerarli avremo un’esistenza davvero faticosa.
  •  AMMETTERE DAVVERO CHE L’AVVERSITA’ ESISTE => e darle un posto nella nostra vita. Accettare che i problemi esistono e considerarli solo per quello che sono: problemi da risolvere, non drammi inaccettabili e minacciosi. Accettare i propri problemi, le avversità, significa accettare e preferire la Vita!.

Concludendo potremmo dire: dobbiamo accettare di vivere dunque “nell’inquietudine” parafrasando il grande Fernando Pessoa? Sì, che altro potremmo fare se non accettare una certa dose di incertezza e di avversità nelle nostre esistenze?

E’ fondamentale comunque ricondurre senza sosta la nostra mente verso il presente “è meglio impiegare la nostra mente per sopportare le disgrazie che ci capitano anziché per prevedere quelle che ci possono capitare” (La Rochefoucauld).

Vivere e agire nel presente, quindi, nel “qui e ora”. Essere nella vita e nei suoi gorghi come un pesce nell’acqua ….. nel perenne timore di finire in pentola ….. No…No … niente paura sto scherzando !!!! ….

Gestione creativa delle emozioni

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“ Il fondamento della vita è l’emozione” A.De Mello

Spesso nella società contemporanea le emozioni sono giudicate negativamente ed è estremamente diffuso inibirle. Dice Fromm: “ […] è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni ..” Riconoscere di essere emotivo è come ammettere una propria debolezza o addirittura una colpa. E’ comunque considerato un handicap che va superato, controllato per avere successo nella vita, per sentirsi forti, efficaci e ammirati dagli altri.

Eppure le emozioni possono essere effettivamente molto piacevoli. Ricordate cosa cantava il grande Lucio???

“ … seguir con gli occhi un airone sopra un fiume e poi ritrovarsi a volare e sdraiarsi felici sopra l’erba ….. e di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire dove il sole va a dormire … parlare del più e del meno con un pescatore per ore e ore … e ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa … tu chiamale se vuoi emozioni …..

E noi vogliamo non solo chiamarle emozioni ma anche viverle al meglio assaporando tutto quello che ci possono portare ….. La creatività umana è strettamente collegata alle emozioni, alla capacità di viverle, valorizzarle e comunicarle.

La strada per ri-trovare se stessi passa attraverso un contatto profondo con le proprie emozioni sia piacevoli che spiacevoli. La vita è un continuum di emozioni . Non è possibile vivere una vita autentica senza di esse. E’ assurdo immaginare e impossibile da realizzare un momento felice che ne sia privo.

Purtroppo nella società contemporanea abbiamo dimenticato queste evidenti verità: scambiando una risonanza emozionale spontanea, autentica e profonda per una “più immobile indifferenza”. Questo può sembrare esagerato, perché basta accendere il televisore in un qualunque momento della giornata per assistere a pubbliche manifestazioni di sceneggiate emotive. Ma questo non significa che la gente sia capace di vivere emozioni autentiche e profonde. In realtà questi individui provano dei vissuti che sono artificiosi, privi di spontaneità e intensità. Assistiamo all’incapacità di relazionarsi in modo schietto con la realtà, di provare sentimenti naturali e profondi. Sono emozioni che non si vivono, ma si indossano, quasi fossero abiti,in determinate occasioni.

Molto spesso si identifica l’emozione con una sensazione di disagio, ci si focalizza più sulle emozioni spiacevoli che su quelle piacevoli. A questo proposito ho provato a fare una ricerca su Internet e ho trovato che le emozioni con più voci e più cercate  sono per lo più quelle che indicano sensazioni spiacevoli.

Gioia, meraviglia, allegria, soddisfazione, entusiasmo, sorpresa, speranza, tenerezza,felicità, appagamento, eccitazione, compiacimento,approvazione ….. sono parole in via di estinzione oppure usate a sproposito, vuote di ogni significato.

La gestione creativa delle emozioni comporta un contatto profondo con il proprio Sé emozionale. Mira alla crescita emozionale intesa non come spinta alla perfezione e all’autocontrollo ma come libera e positiva espressione di Sé nell’ambito di relazioni creative. Mira al successo non come acquisizione e aumento del potere ma come realizzazione di tutte le proprie potenzialità creative. Aspira alla felicità come piena consapevolezza del vissuto di un momento di gioia profonda e unica, anziché come ricerca ossessiva e rincorsa frenetica alla dimensione quantitativa del piacere superficiale, piatto e insapore.

Cosa sono in realtà le emozioni? Non sono una forza astratta e travolgente, sfuggente alla nostra volontà; sono in pratica un insieme di:

  • Sensazioni fisiologiche che coinvolgono vari organi
  • Sentimenti molto intensi
  • Pensieri, cioè frasi che mentalmente diciamo a noi stessi e immagini che noi stessi ci proiettiamo con gli occhi della mente

Gestire creativamente un’emozione significa quindi vivere in modo creativo sia le componenti fisica, affettiva e cognitiva, sia l’esperienza relazionale correlata ad esse.

Proviamo a fare un esempio: l’emozione piacevole di una passeggiata in bicicletta. Cosa significa vivere fino in fondo la bellezza del momento? Prima di tutto non distruggerne la piacevolezza con pensieri negativi anche se fanno parte del vostro presente. Provate ad azzerare tutto e a stare nel “qui e ora”. Sentite le braccia che guidano con sicurezza il manubrio. Le gambe che spingono con forza sui pedali. Sentite la meraviglia dei vostri polmoni che aspirano l’aria fresca piena di ossigeno e la trasformano in energia. Sentite la sintonia tra tutti i vostri organi: cuore, muscoli, polmoni, arterie, vene, naso, bocca, occhi, mani, gambe … E sentite l’armonia tra il vostro corpo, i sentimenti e il pensiero di questi istanti. L’armonia tra questo vostro Sé integrato e tutta la parte di mondo che vive questa esperienza con voi: gli alberi, la strada, il cielo, il vento che vi soffia sul viso, l’aria che vi entra dentro …. Vivete tutto questo con la profonda consapevolezza di esserne il protagonista attivo. Assolutamente concentrati sull’istante presente ….

“ … Onestamente Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c’è niente da fare è una meraviglia. E se ci riesci a sentirti parte di questa meraviglia – ma non tu , con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu questa essenza di te, sente di essere parte di questa meraviglia – ma che vuoi di più, che vuoi di più? …” (Tiziano Terzani)

Immergetevi completamente e profondamente nell’emozione, e questo può succedere facendo varie cose come leggere un libro, ascoltare una musica, guardare un film oppure ascoltare vostro figlio che vi racconta cosa ha fatto con gli amici.

Staccate da tutto il resto e calatevi nell’emozione, anche se è una cosa che agli altri sembra infantile, anche se avreste tante cose serie e urgenti a cui pensare.

Lasciatevi andare in questo istante vitale, vi assicuro che ne risalirete ancora più creativi, più leggeri e più forti di prima. E anche, da non sottovalutare, più capaci di affrontare i vari impegni che avevate…..  è una opportunità per VIVERE!!!!

Osservati senza giudicare

fiore nelle mani

Cresciamo in un mondo in cui, se non ti dai da fare, se non appari vincente, se non punti alla realizzazione, sei un fallito. Introiettiamo queste idee, e per attuarle ci rivolgiamo a modelli esterni. Pensiamo di doverci cambiare, trasformare, diventare migliori…. E nello sforzo di diventare qualcosa che abbiamo in mente, diventiamo artificiali, tradiamo l’essenza che ci abita.

Occuparsi di sé significa “soltanto” guardare se stessi. Qualsiasi cosa si faccia occorre osservarsi senza esprimere alcun giudizio…

Mi vengono brutti pensieri? Io non li mando via li osservo dolcemente…

Non mi piace il lavoro che faccio? Ebbene, osservo me stessa che fa fatica….

Sto semplicemente nel presente a guardare le mie azioni.

Piano, piano mi accorgerò di esistere nel puro silenzio dell’osservazione e vedrò che lo spazio dell’osservazione si allargherà.

Via via che sarò diventata un “puro osservatore” mi accorgerò che la mia coscienza diventa sempre più nitida e svaniranno una dopo l’altra credenze, certezze, sicurezze, definizioni, rimpianti, rancori che sono il frutto delle nostre identificazioni e che ci rendono la vita impossibile.

Quando diciamo che in noi ci sono delle parti “brutte”, stiamo giudicando, non conoscendo. Crediamo che siano parti sbagliate, emozioni negative ed inaccettabili.

Allora la sofferenza e la disperazione ci invadono. Ma soffrire per un proprio modo d’essere significa che qualcosa sta lottando in noi per venire alla luce. Qualcosa spesso di molto prezioso, che nascondiamo anche a noi stessi. E che si riaffaccia in modi strani, incontrollabili e inopportuni, almeno finchè non sapremo accoglierlo, non gli apriremo le porte, lasciandogli spazio.

Guardiamo dolcemente quello che chiamiamo la “bruttezza” …. e saremo sorpresi.

Solo se accetto ciò che c’è dentro di me, tutto il “brutto” che mi appare, solo allora posso diventare ciò che sono. Accettarsi non è piacersi…e, in questa chiave, è molto più importante che volersi bene.

Un grande osservatore scopre, che è diventato se stesso, è fiorito col “suo” fiore. Non è più una fotocopia.

Ognuno di noi è l’originale, l’utopia è voler essere a tutti i costi la fotocopia…..

Essere presenti

essere presente 4

Sulla scia del post precedente spunti liberamente tratti dal libro di B.Pozzo “La vita che sei” Ed.BUR.

Alla domanda “quante volte durante la giornata ti ricordi chi sei?”, la maggior parte di noi risponde con una espressione sbalordita come se fosse scontato che sappiamo benissimo chi siamo.

Alla domanda “Quante volte durante la giornata sei consapevole di ciò che stai facendo?”, la maggior parte di noi risponde che crede di saperlo.

L’atto semplice ma significativo di “notare” qualcosa inteso come “accorgersene, esserne coscienti, esserne consapevoli” gioca un ruolo fondamentale nella nostra vita.

A prima vista può sembrare ovvio ma non facciamoci ingannare.

Essere consapevoli dei nostri pensieri, emozioni, comportamenti è il primo e forse più importante ingrediente nella creazione di un cambiamento desiderato.

L’importanza di portare consapevolezza a qualsiasi aspetto della propria vita è il primo passo fondamentale quale che sia la direzione che si vuole prendere.

Purtroppo molti di noi attraversano la vita (e quella degli altri) in una sorta di sonnambulismo.

Si prendono decisioni inconsciamente sulla base di condizionamenti passati.

Si viene sopraffatti dagli eventi e si va avanti con il pilota automatico, offuscati dalle abitudini, spinti dall’inerzia.

Si beve per dimenticare.

Si mangia per saziare la fame dell’anima

Si fa qualunque cosa per colmare il vuoto.

Parliamo distrattamente a noi stessi senza poi nemmeno ascoltarci perché a malapena riusciamo a fare silenzio sopra il baccano di tutti gli altri pensieri che si spingono l’un l’altro nella mente.

Ma quando vediamo, davvero vediamo noi stessi, quando siamo anche solo per un attimo consapevoli di chi siamo, di ciò che stiamo facendo, di quello che stiamo pensando, senza giudicarci, allora vediamo ciò che è.

Il paradosso della nostra vita è che le difficoltà che affrontiamo spesso sono meno problematiche di quello che abbiamo fatto inconsciamente per evitarle.

Nel tentativo di allontanare certe emozioni cosiddette negative, le neghiamo e le reprimiamo cercando di relegarle in zone di noi che proviamo poi a dimenticare.

Facendo ciò nel breve periodo troviamo sollievo, ma a lungo termine questi meccanismi creano ancora più problemi dei  disagi originari che li avevano causati.

Si dice che il primo passo per risolvere un problema è riconoscere che se ne ha uno. Essere consapevoli, ecco il primo passo fondamentale!

Ecco perché dovrebbe diventare un esercizio quotidiano, in ogni cosa che facciamo, ogni pensiero che pensiamo, ogni emozione che proviamo.

Quante volte durante la giornata ci ricordiamo chi siamo?

Proviamo a pensarci davvero.

E’ chiaro che conosciamo il nostro nome, la nostra professione, il ruolo che abbiamo nella vita. Ma a prescindere da tutto questo, chi siamo davvero?

Lo sappiamo?

Ce lo ricordiamo?

La consapevolezza nasce da quel nucleo profondo che palpita in ognuno di noi e che, se riconosciuto e ascoltato, ha la voce della nostra anima, ha la magia della sorgente da cui proviene ogni cosa.

E’ un atto di pura presenza.

E’ una presa di coscienza che se applicata ad ogni aspetto della nostra vita, e in primo luogo a noi stessi, permetterà un procedo positivi ere nell’esistenza ricco di apprendimento e crescita, aprirà le porte alle possibilità, faciliterà i cambiamenti.

Inizialmente è un vero e proprio esercizio che va messo in pratica volontariamente prima che diventi spontaneo e naturale, un richiamo a noi stessi, che possiamo fare anche solo per brevi istanti, ma ripetuti durante la giornata.

Semplicemente prendere contatto con il proprio corpo, sentire se è teso o rilassato, ascoltare il respiro, fare silenzio per un istante dentro di noi.

Una breve pausa per dire a te stessa che ci sei …

Nel tempo la perseveranza in questa direzione permetterà alla coscienza di espandersi sempre di più e sarà più facile ritrovare il tuo centro.

Tutta la nostra intera esistenza parte da lì, la nostro nucleo profondo e dall’esserne consapevole.

E la consapevolezza è permettere alla vita di espandersi vedendoci protagonisti e partecipi, senza farci trascinare passivamente dagli eventi, senza subire quello che accade, ma permettendoci di scegliere.

La consapevolezza è affidarsi al flusso della vita senza fatalismo, ma avendo chiaro che c’è un posto giusto per noi in questo mondo.

Essere consapevole significa essere presente a noi stessi.

Vuol dire attenzione, cura, onestà e chiarezza di idee, intenti e azioni.

Vuol dire saper ascoltare, saper osservare, saper scegliere e decidere, vuo dire fare attenzione alle parole che usiamo e ai gesti che compiamo.

Vuol dire rispetto verso noi stessi e verso gli altri.

Vuol dire essere responsabili e leggeri allo stesso tempo.

Vuol dire essere sempre dalla parte dell’amore che inizia con l’amore incondizionato verso noi stessi.

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