Mese: novembre 2018

Sentirsi nei luoghi sbagliati

la-luce-nel-buio

foto di:  https://bit.ly/2zodjmf

È il punto di vista che FA la cosa.
Ferdinand de Saussure

Nella vita tutti noi abbiamo ricevuto un rifiuto, ci siamo sentiti dire di No rispetto a qualcosa o a qualcuno a cui tenevamo moltissimo.

La cosa importante perché questo “rifiuto” non ci faccia sentire sbagliati è ricordare che siamo noi a dare significato a quello che ci succede, sia nel bene ma anche e soprattutto quando le cose non vanno come vorremmo.

Anche qui l’esercizio è provare a cambiare prospettiva. Pensiamo che ogni momentaneo “No” che ci viene detto dalla vita, non significa rifiuto bensì occasione per qualcosa di altro.

Se proviamo a mettere insieme acqua e olio, l’acqua respinge l’olio quando si separa da esso? Le due estremità positive di un magnete non si respingono a vicenda? No. E’ solo un dato di fatto che non si combinano. Non è niente di personale, semplicemente non si possono adattare l’una all’altra.

E proprio come il magnete o l’olio ci sono situazioni o persone che non si adattano a noi, ma non è qualcosa di personale, semplicemente non siamo compatibili.

La sofferenza del sentirsi sbagliati nasce perché prendiamo tutto come se fosse rivolto contro di noi per punirci, farci male, per ferirci.

In realtà niente e nessuno ci respinge, gli unici siamo noi stessi che vogliamo a tutti i costi che le cose funzionino come pensiamo debbano funzionare.

Per cui se basiamo la nostra storia del non sentirci degni sul fatto che ci hanno detto di “no, in realtà questo è l’unico vero modo per essere respinti.

In fondo sta a noi la scelta e questo bisogna che ce lo ricordiamo bene!

Quando mettiamo sullo stesso piano desiderio ed emozione, quello che scopriamo può essere doloroso ma la sofferenza dipende poi dalla storia che ci raccontiamo.

Spesso il rifiuto, provando sempre a vedere da un’altra prospettiva, può essere una sorta di protezione che ci offre l’Universo. Non siamo rifiutati, bensì messi di nuovo in corsa, perché siamo l’olio e non possiamo mescolarci con l’acqua. Il “No” in realtà è un “Si” a qualcosa di altro, è come se ci fosse mostrata un’altra strada perché quella in cui eravamo non era per noi.

Ognuno di noi ha una mission nella vita e spesso pensiamo di aver imboccato la strada giusta, ma in realtà i “no” e i rifiuti che riceviamo ci stanno dicendo che quel percorso era solo un abbaglio e ci invitano a cambiare direzione.

Per accogliere tutto questo è necessario essere molto onesti con noi stessi, calandoci nella nostra parte più profonda pere ascoltare quella parte saggia che sa.

Relazionarsi al mondo è un viaggio alla scoperta di sé, confidando nella vita stessa come guida nel nostro viaggiare.

Se ci affidiamo un po’ di più alla nostra intuizione possiamo davvero confidare in ciò che la vita ci riserva come una mappa per trovare chi siamo, per trovare chi può procedere al nostro passo, per trovare la condizione che più si addice al nostro evolvere.

La nostra crescita in realtà non può essere fermata da niente, ma solo rimandata e i tempi li decidiamo noi.

E’ un attività che ci occupa ventiquattro ore su ventiquattro, anche quando apparentemente non sembra, è impegnativa, faticosa, ma la più arricchente che si possa fare.

Proviamo quindi a vedere il mondo con occhi nuovi, trovando il punto di equilibrio dentro di noi e ricordandoci del nostro scopo.

A volte, spesso, andiamo alla ricerca di cose giuste nei posti sbagliati; non è la fine del mondo nel momento in cui ce ne rendiamo conto è sempre possibile cambiare strada.

Quello che conta veramente è dentro di noi, ce lo portiamo appresso e possiamo sempre ritornarci; è nel momento in cui cominciamo ad amare veramente noi stessi che possiamo iniziare ad agire. E molte volte dobbiamo passare attraverso l’oscurità per poter trovare la luce all’interno.

Quando siamo distratti da tutte le luci esterne del mondo è facile non essere in grado di vedere la nostra luce.

Ma quando ci troviamo nel luogo più buio, nel luogo sbagliato, quello è il momento in cui siamo costretti ad evolverci, a brillare o spegnerci definitivamente.

Il “no” è un momento di buio. Il sentirsi negare una strada, una possibilità, una richiesta, una relazione spesso spegne la nostra luce.

Ricordiamoci allora che in quel momento siamo al buio non per punizione o perché non siamo meritevoli, siamo al buio in modo che non ci resta altra scelta che cambiare.

Ogni “no” che riceviamo dalla vita è un “si” alla nostra vita!

liberamente tratto da:

B.Pozzo “La vita che sei” Ed.BUR

Ci vuole pazienza ….

AVERE PAZIENZA

“Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” Pablo Neruda

Una riflessione sulla “pazienza” che non fa mai male in questo mondo governato dalla fretta, dal correre bruciando i secondi, così da vivere “sorvolando le cose” tesi ad un risultato, spesso fumoso,  senza godersi la strada per raggiungerlo ……

La pazienza si sviluppa secondo direttrici misteriose. In sostanza essa è la capacità di saper dedicare tempo e un’attenzione anche prolungata a qualcosa o qualcuno.

Ci sono attività che richiedono molta pazienza: ad esempio coltivare un orto, dipingere ad olio, comporre mosaici, far crescere imprese, insegnare etc ..

Alcune persone sono pazienti per natura, a volte così pazienti da sembrare lente come lumache, incapaci di un guizzo, di una provvidenziale ventata di fretta. Talvolta questa pazienza deriva dalla paura di essere  aggrediti o dalla paura di sbagliare. Le persone pazienti in questo modo tendono ad essere molto tolleranti e a non reagire a comportamenti modificati o aggressivi anche quando potrebbe essere veramente necessario, tendono anche a dedicare molto tempo alle cose che devono fare, indipendentemente dalla loro importanza e a ricontrollarle più volte per essere sicure di non aver sbagliato nulla.

La pazienza che deriva dall’insicurezza funziona bene per evitare e tenere a bada la paura, ma ha un difetto: è piuttosto rigida, poco modificabile, proprio perché nasce dalla necessità  di proteggerai da aggressioni o critiche.

In caso di necessità, quando può servire fare le cose in fretta e non preoccuparsi della loro completa correttezza, questa “pazienza” frena, mette in crisi la persone e non le consente di agire rapidamente  se non a prezzo di un’ansia anche molto elevata.

Ci sono persone invece capaci di una pazienza “di fondo”, che trasmette serenità e sicurezza. Queste persone ci danno sempre  l’idea di muoversi contemporaneamente in due direzioni: sanno stare “ferme”, aspettare,concentrarsi su quello che hanno davanti e nello stesso tempo sembrano indirizzate a un movimento, un futuro, a un obiettivo vitale.

Proprio perché quello che conta in questa pazienza è l’obiettivo di fondo, essa è anche compatibile con altri atteggiamenti, talvolta opposti come il fare le cose in opposti e approssimativamente o anche male, se si valuta che da ciò non derivino problemi strategici o, addirittura, se lo si ritiene necessario, per non ritardare inutilmente la strada.

Anche gli impazienti sono di categorie differenti. Una categoria simpatica (a me) è formata da quelli che sono sempre un passo avanti, pieni di idee, forse un pó affamati di vita, trascinatori ma non arroganti, curiosi di sapere, di vedere, di fare e di pensare altro.

Altri impazienti invece possono essere meno gradevoli, ad esempio gli impazienti “narcisi”, che reagiscono sempre male se qualcuno entra nel loro spazio vitale e ne modifica gli schemi e i ritmi.

Infine c’è una grande quantità di impazienti e ” ansiosi”, che contagiano tutto il mondo con la loro perenne fibrillazione, irrequieti e instabili finchè le cose non vanno come dicono loro.

Pazienza e impazienza non sono per forza caratteristiche stabili, connesse al carattere: esse possono variare anche in relazione al benessere o malessere del momento o del periodo di vita, o al contesto.

Come anche dice l’etimologia – derivano da “pathos” – pazienza e impazienza parlano del nostro “sentire” e ci descrivono al prossimo con minuzia e precisione: ci raccontano e ci tradiscono , anche al di là dei nostri sforzi per mimetizzarci.

liberamente tratto da:

S.Gastaldi – “La terapia degli affetti” – Ed.FrancoAngeli

L’arte di seguire la propria intuizione ….

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Dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Steve Jobs

Riallacciandomi ad un post di qualche tempo fa e ad una sessione di qualche giorno fa con una mia cliente, vorrei aggiungere ancora qualche riflessione sull’intuizione e su come sia importante per il nostro ben-essere ascoltare la saggezza della nostra voce interiore.

Ascoltare, fidarsi e agire in base alla propria guida intuitiva è un’arte e come ogni arte o disciplina richiede un certo impegno. E’ un processo in continuo divenire in cui siamo sempre sfidati a muoverci ad un livello più profondo di fiducia in noi stessi.

Per molti di noi imparare a lasciarsi guidare dall’intuizione significa vivere in modo nuovo, un modo molto diverso da quello che ci hanno insegnato in passato. A volte questo può apparire alquanto disagevole e anche un pochino inquietante.

Se siamo stati abituati  ad accostarci alla vita in maniera del tutto razionale, a seguire certe regole o a fare quello che pensiamo che gli altri vogliono che facciamo, allora cominciare a seguire il nostro interiore sentimento del vero rappresenta una metamorfosi. E’ quindi naturale che tale cambiamento richieda del tempo, e in certi momenti può essere difficile e spiazzante. E’ necessario quindi , in questo percorso, essere molto indulgenti con se stessi.

In certi casi possiamo essere chiaramente consapevoli delle diverse voci in conflitto dentro di noi. Una parte di noi può sentirsi eccitata dai cambiamenti, mentre magari un’altra parte li vede con terrore. Se saremo in grado di riconoscere e rispettare tutte le nostre diverse voci interiori e le diverse emozioni che emergono, la nostra intuizione ci mostrerà il passo adeguato da compiere.

Quanto più ci abituiamo a seguire la nostra intuizione, tanta più fiducia avremo, perché vedremo che funziona davvero. Non solo non sta accadendo nulla di grave (come nelle nostre peggiori paure) ma la nostra vita sta effettivamente migliorando.

Molto probabilmente ,la nostra intuizione ci darà una spinta gentile per farci prendere dei rischi adeguati e farci sperimentare nuovi copioni. Essa potrebbe cercare di mostrarci che abbiamo una nuova direzione da prendere o che in noi c’è un desiderio che sta cercando di affermarsi. Proviamo a concederci il permesso di provarci, seguiamo il nostro impulso intuitivo e stiamo a vedere cosa succede. Potrebbe aprirci una nuova porta. Potrebbe darci la chance di scoprire un nuovo lato di noi che non avevamo imparato ad esprimere fino ad ora.

Mentre apprendiamo a vivere seguendo l’intuizione, potremmo scoprire che anche il processo decisionale cambia, invece di cercare soltanto di figurarci le cose nella mente immaginando come potrebbero cambiare, impariamo a fidarci della nostra “vocina saggia” cominciando ad esplorare le possibilità  che essa ci offre.

Certe persone temono che fidarsi dell’intuizione possa portarli a fare cose da puri egoisti, da irresponsabili o cose che danneggiano gli altri. In realtà è vero il contrario. Siccome l’intuizione è connessa con la nostra parte più autentica essa ci guida sempre verso il nostro bene e di conseguenza verso il maggior bene delle persone coinvolte.

Può accadere, tuttavia, che seguendo la nostra intuizione e comportandoci in modi differenti le altre persone rimangano deluse o turbate. Per esempio, se siamo una persona abituata a compiacere gli altri, la nostra intuizione potrebbe spingerci a imparare a dire “no” quando davvero non vogliamo qualcosa e a porre confini più fermi con le persone. Dapprima questo potrebbe portare scompiglio e delusione ma a lungo andare, tuttavia, il rapporto ne beneficerà proprio in virtù della nostra maggior congruenza tra i nostri bisogni e le nostre azioni.

Mentre imparano a seguire l’intuizione, certe persone attraversano un periodo in cui sembra che la loro vita vada in frantumi. Certi rapporti possono finire o cambiare drammaticamente. Tutto ciò è indizio del fatto che si sta abbandonando certi aspetti della vecchia identità, dei vecchi copioni; se opponiamo resistenza cercando di trattenerli finiremmo per limitare e imprigionare noi stessi.

E’ questione di aver fiducia nel fatto che, anche quando le cose non stanno andando esattamente nella direzione sperata, il percorso ha una sua profonda coerenza. Nuovi rapporti interpersonali, una nuova creatività, un nuovo lavoro possono apparire all’orizzonte riflettendo la nostra maturazione e il nostro sviluppo.

Imparare a seguire l’intuizione può talvolta darci l’impressione di vivere sull’orlo di un precipizio. In un certo senso, significa imparare a vivere senza quel falso sentimento di sicurezza che proviene dal cercare di controllare tutto quello che accade. Gradualmente diventiamo meno timorosi e impariamo a convivere con l’incertezza. Possiamo addirittura imparare a godere del fatto di non sapere molte cose. E’ in effetti una sensazione molto eccitante e rivitalizzante.

Possiamo imparare a muoverci nell’ignoto confidando nel fatto che abbiamo in noi una forza che ci guida e che ci indica la strada.

“Tutto diventa più chiaro se smettiamo di capire e ci affidiamo all’intuizione, a un altro modo modo di vedere il mondo…” Raffaele Morelli

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