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Riflessioni sull’amore

cuori ponte milvio

“Ogni relazione significa definire se stessi attraverso un altro e definire l’altro attraverso se stessi” Ronald Laing

Oggi 14 Febbraio San Valentino, celebrazione universale dell’amore romantico.

Rito annuale dell’amore alla Peynet dove un lui e una lei teneramente seduti su una panchina aprono le finestre dei loro cuori l’uno all’altra.

Festa di tutti quegli innamorati che a Roma hanno circondato i lampioni di Ponte Milvio con i lucchetti come pegno delle loro promesse.

Ma l’amore è realmente questo valzer di cuoricini, fiori, palloncini, stucchevoli cioccolatini… languidi baci e tenere carezze????

A questo punto chi mi legge potrebbe dire:” ma che sei scema??? Lo sanno tutti che amore è anche impegno, progettualità, confronto,darsi reciproco, arrendevolezza …”

Allora vi potreste chiedere  quale è lo scopo di questo post al di là di una mera disquisizione accademica sulle varie facce dell’amore. In realtà l’idea di fermarmi a riflettere sull’universo amore mi è venuta sollecitata dalle esigenze di alcuni miei clienti di esplorare le varie facce dei loro mondi “d’amore” .

  1. uomo passionale fatto di viscere e cuore vorrebbe “perdersi, affondare nell’Amore… darsi alla follia” – “sentirci, amarci, sprofondare l’uno nell’altra, l’altra nell’uno… perdere i confini, sperdersi nel deserto e nella tormenta dei sensi…” per poter esorcizzare la morte “rompendo la cadenza del dolore” . Per lui amore è Eros contrapposto a Thanatos.
  2. giovane donna in perenne ricerca del Principe Azzurro che sogna ogni mattina di trovare dietro l’angolo, incastrata invece in rapporti impossibili con uomini “tormentati” per paura di guardarsi intorno rischiando di trovare l’uomo giusto.
  3. innamorata della seduzione, perennemente in bilico tra il rapporto “serio” ed i sobbalzi del cuore.
  4. E ed E. imprigionate nel ruolo di mamma-compagna.
  5. M.che dopo gli “anta” ha finalmente scoperto la passione e si sente finalmente una donna completa.
  6. P.che al contrario, dopo gli anta, ha abdicato alla passione per una serena e un po’ noiosa laguna senza increspature.
  7. ragazzo giovane già “cinicamente” consapevole delle trappole del cuore.

Il filo che unisce tutti questi cuori è il voler ri-trovare lo stato nascente, la pietra miliare da cui tutto ha avuto inizio nella consapevolezza del “qui e ora”.

E il punto di partenza è sempre ri-trovare se stessi, innamorarsi di se stessi come individui autonomi e indipendenti.

Non si può donare ciò che non si ha. Amare significa essenzialmente dare. Possiamo trasmettere amore all’altro esclusivamente in proporzione all’amore che abbiamo per noi stessi.

Inoltre per poter far dono di se stessi è necessario che vi sia un Sé da offrire e una matura consapevolezza di esso, perché solo un Sé autonomo e libero può essere contemporaneamente individualista e altruista.

Esistono diversi tipi di dipendenza  camuffata da amore, e relazioni di scambio fondate sulla necessità, ma neanche queste sono amore autentico, profondo, spontaneo, poiché questo è legato alla capacità di essere autonomi , quindi non vincola bensì è liberatore.

Nell’atto d’amore il momento di estasi si realizza nella massima unione, nella fusione e con-fusione di testa, cuore e viscere, che consente di attraversare il confine tra l’una e l’altra identità. In questo darsi e trovarsi l’orgasmo può allora essere libero da controlli, ostilità o trionfo, in quanto esiste una interdipendenza di due Sé autonomi che non temono il momentaneo annullarsi e confluire uno nell’altro, poiché sanno tutti e due che da questo temporaneo mescolarsi le due rispettive individualità non potranno che uscire più ricche e più forti.

Proviamo quindi a considerare la “coppia” come un essere/avere “un compagno nella stanza a fianco” . Come quando, vivendo sotto uno stesso tetto ciascuno può stare da solo in una stanza nella consapevolezza però che l’altra stanza non è vuota, bensì ricca di un’altra presenza, non obbligata, ma in ogni momento liberamente raggiungibile e allo stesso modo liberamente allontanabile.

Allo stesso modo, nella coppia psicologicamente matura dove ciascun elemento è autenticamente libero, la consapevolezza del proprio stare insieme costituisce la “casa” calda, rassicurante e gratificante. Ciascuno dei partners, in questo modo, si sente con-tenuto sapendo di poter entrare/uscire dalle “stanze” secondo le rispettive intime esigenze. Anche uscendone, infatti la casa rimane come punto di riferimento e continuità. In tal modo la sicurezza dell’agibilità dell’altro placa la fame di simbiosi e rende capaci di vivere fuori di lui ,cioè autonomi, e nello stesso tempo disponibili a lui, in quanto liberi.

Il tesoro

tesoro

photo by raica quilici:  http://www.flickr.com/photos/raicaaicar/4326327846/

“ … C’è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, é un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell’esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova ….” Martin Buber

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Siamo noi il compimento della nostra esistenza …. tutto va ricondotto al centro, al nostro interno …

Se ri-troviamo il nostro nucleo più profondo e lo amiamo, lo accettiamo, lo proteggiamo potremmo spingerci verso l’altro liberi da aspettative e proiezioni che inquinano le relazioni ….

Spesso cerchiamo nell’altro la nostra identità, la legittimazione del nostro “essere al mondo” .

Pensiamo che l’altro sia il tesoro agognato per raggiungere la sicurezza, attribuendogli il potere della nostra felicità. Investiamo fatica e tempo in qualcosa di altro da noi per mancanza di fiducia … “io senza di te sono nulla…”

Le nostre risorse vengono nascoste sotto tonnellate di detriti … annaspiamo in continua ricerca di qualcosa che ci possa “salvare” non vedendo che quel qualcosa è nel posto esatto dove ci troviamo …… siamo noi ……

Il posto della felicità

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Dove sta la felicità?

Vive in pianura o abita in collina?

Ha una casa in riva al mare o in cima ad una montagna?

Esce da casa alle prime luci del mattino o attende gli ultimi raggi del sole per avventurarsi nel mondo?

Quali sono le strade che ama percorrere la felicità? Quelle rumorose del centro città o quelle solitarie della periferia?

E quali sono i sentieri che imbocca la felicità quando vuole starsene tranquillamente con se stessa?

Quelli silenziosi dei boschi o quelli misteriosi della fantasia?

La felicità non ha una sola casa, ma infinite. Ella abita ovunque. La terra intera è la sua casa.

La felicità non ha bisogno di particolari momenti dell’alba o del tramonto per intrufolarsi nel mondo. Ella è sempre in giro per il mondo ….

La felicità non ha strade, sentieri, itinerari preferiti. A lei vanno bene tutte le lingue della terra.

Perché tutto questo?

Perché la felicità non è nelle cose fuori di noi, ma dentro di noi …

Le cose fuori di noi possono accrescere la nostra felicità, la possono arricchire con nuove sfumature, renderla più intensa, ma non possono procurarcela come per incanto.

La felicità non vive nel mondo della materia, ma nel mondo dell’Essere.

La felicità abita dove abitiamo noi, vive con noi, respira con noi, va dove andiamo noi.

Non cerchiamola chissà dove …… entriamo in noi e mettiamoci a frugare tra le nostre emozioni, scrutiamo attentamente , cerchiamo la luce …..

E ricordiamo che per trovare la felicità occorre prima fare una cosa importantissima ….. trovare noi stessi …..

– Secondo me tu hai paura di essere felice, Charlie Brown. Non pensi che la felicità ti farebbe bene?
– Non lo so. Quali sono gli effetti collaterali?
Charlie Brown

Abbattere i muri

abbattere muri

Cominciamo con una metafora …

Immaginate di esservi trovati nel bel mezzo di un campo aperto sul quale splendeva sempre il sole. Era un luogo bellissimo di gran luce ed apertura. Era talmente bello che avete deciso di viverci.

Quindi avete comprato il terreno e avete cominciato a progettare e a costruire la casa dei vostri sogni.

Avete gettato solide fondamenta, avete costruito la casa servendovi di blocchi di cemento per non avere problemi di decadimento ed infiltrazioni.

Avete costruito ampie finestre ed un tetto sporgente. Dopo aver installato le finestre vi siete resi conto che entrava parecchio calore ; quindi avete installato delle persiane di protezione che potevano anche essere chiuse a chiave per motivi di sicurezza.

Si trattava di una casa molto ampia capace di immagazzinare provviste sufficienti a garantire una completa autosufficienza. Avete perfino costruito un’ala separata per una persona tranquilla di vostra conoscenza che avrebbe tenuto in ordine la casa e vi avrebbe lasciato liberi di vivere in solitudine. E di solitudine si sarebbe trattato, poiché la vostra romantica ricerca includeva l’impegno a fare meno del telefono, radio, televisione o connessione Internet.

La vostra casa era finalmente finita e voi eravate molto entusiasti di viverci. Amavate il senso di apertura del campo e tutta la luce e la bellezza della natura. Ma più di ogni altra cosa, eravate innamorati della casa. Avevate riversato tutto il cuore e l’anima in ogni aspetto della sua progettazione , e si vedeva: esprimeva realmente “voi”. Infatti con il passare dei giorni avete finito per passare sempre più tempo in casa.

Poi vi siete resi conto che con le persiane e le porte ben sprangate, la casa aveva cominciato a prendere l’aspetto di una fortezza. E questo non presentava alcun problema per voi … anzi!

Quindi, poco a poco vi siete abituati a vivere in sicurezza all’interno dei confini della casa. Vi siete dedicati felicemente alle vostre attività di lettura e scrittura, tutto quello che avevate sempre voluto. In realtà la vostra vita lì era proprio comoda perché l’ambiente era completamente climatizzato e un moderno sistema di illuminazione vi procurava tanta luce quasi come quella del sole.

Trovavate la vostra casa talmente confortevole, gradevole e sicura che avete smesso del tutto di pensare al mondo esterno. Dopo tutto, l’interno risultava familiare, prevedibile e assolutamente controllabile. L’esterno invece era sconosciuto, imprevedibile e completamente fuori dal vostro controllo.

Tuttavia poiché non spegnevate mai le luci, ad un certo punto le lampadine , sfinite dall’usura, hanno cominciato a fulminarsi. Ed è stato allora che vi siete accorti del problema : nessuno vi aveva lasciato in dotazione delle lampadine di scorta.

Da quel momento in poi la sola luce che avevate a disposizione proveniva dalle poche candele che avevate tenuto per le emergenze. Ma ce n’erano molto poche, quindi le risparmiavate con cura. Poiché per indole amavate la luce, questo vi riusciva molto difficile; ma non abbastanza da costringervi a superare le paure che avevate sviluppato riguardo al lasciare la sicurezza rappresentata dalla vostra casa.

Alla fine, lo stress di vivere in quella oscurità ha finito per ripercuotersi sul vostro ben-essere.

Avete cominciato a preoccuparvi molto di tenere la casa illuminata. La sola luce di cui eravate a conoscenza , visto che la memoria del meraviglioso campo di grano inondato di sole ha cominciato via via a svanire dalla vostra mente, era quella che creavate nell’oscurità grazie alle vostre preziose candele. Eravate tagliati fuori da tutto e il solo conforto che avevate era il senso di protezione che vi garantiva la vostra casa.

Poi un giorno la governante, che condivideva con voi il bisogno di restare nell’ambiente sicuro della casa, vi ha chiamati giù in cantina. Siete rimasti senza parole davanti a ciò che avete visto: era stata trovata una intera riserva di torce elettriche, che potevano essere accese semplicemente agitandole.

Vi siete messe all’opera entrambe cercando di creare luce, bellezza e felicità all’interno dei confini della vostra casa. Avete addobbato ogni stanza facendo in modo che la luce continuasse a risplendere finchè non era tempo di andare a dormire.

Avete ricominciato a leggere e a scrivere, tutte attività che nel buio avevate abbandonato e sembrava fosse ritornato il paradiso.

Un giorno vi è capitato di trovare un libro nella vostra biblioteca. Ha suscitato il vostro interesse perché parlava della luce naturale che esiste all’esterno, il cui ricordo era scomparso dalla vostra mente. Parlava perfino di immergersi in quella luce. Ma si riferiva a molta più luce di quanta riusciste mai a immaginare, senza che qualcuno dovesse far nulla per crearla. Questo vi ha confuso. Dopo tutto, la sola luce di cui eravate a conoscenza era quella artificiale, prodotta dalle candele e dalle torce elettriche. Tutta la luce che eravate in grado di sperimentare si limitava a quanta riuscivate a crearne all’interno della casa. Ci avevate talmente a lungo che tutte le vostre speranze, i vostri sogni, la vostra filosofia e le credenze che avevate si fondavano sul fatto di trovarvi all’interno di quella casa buia.

Continuando la lettura di quel libro avete rintracciato la descrizione di una luce autonoma che risplendeva ovunque, che cadeva su tutto con costanza. Sebbene non aveste alcun punto di riferimento per comprenderlo, questo toccava qualcosa di profondo in voi.

Il libo poi affrontava il tema di uscire all’esterno, cioè di andare oltre le pareti del mondo che vi siete creati. In effetti, il libro affermava che, sebbene proviate attaccamento verso il mondo che avete creato per evitare l’oscurità e ne siate invaghiti, non conoscerete mai l’abbondanza della luce naturale che si trova oltre i confini della vostra casa…..

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Come è possibile uscire all’esterno?

la metafora sopra descritta di vivere all’interno di questa casa illustra come spesso ci imprigioniamo dentro i nostri pensieri e le nostre emozioni.

La nostra casa sono tutte le nostre esperienze passate, tutti i nostri pensieri, ogni concetto, punto di vista, opinione, credenza, speranza e sogno che abbiamo raccolto intorno a noi.

Abbiamo intessuto tutto questo facendone il mondo concettuale in cui viviamo. Questa struttura blocca completamente qualunque luce naturale . Abbiamo i muri di pensiero tanto spessi e chiusi da far sì che all’interno di quella costruzione non ci sia niente altro che buio.

Siamo talmente tanto assorbiti dal prestare attenzione ai nostri pensieri da non superare mai i confini che ci creiamo.

Quando ci avviciniamo alle nostre zone di confine, provando a far fluire l’emozione abbiamo la sensazione di dirigerci verso un abisso, una oscurità profonda.

Tuttavia se proviamo a considerare il muro non come qualcosa che ci protegge ma come qualcosa che impedisce l’ingresso alla luce, vorremo andare lì e toglierlo di mezzo. E’ necessario oltrepassare queste mura per tornare a vedere il sole.

In realtà, se ci pensiamo bene, non è  poi così difficile. Più volte, ogni giorno, il flusso naturale della vita si scontra con le mura che abbiamo eretto e cerca di abbatterle. Ma noi continuiamo a difenderle. Se avviene qualcosa che pone una sfida alle mura della nostra mente, diventiamo estremamente difensivi.

Abbiamo costruito un concetto di noi stessi, ci siamo calati dentro e ora difendiamo quella dimora con tutto quello che abbiamo a disposizione.

Ma se riflettiamo, cosa crea quella dimora interiore, se non le mura dei nostri pensieri, credenze, rimuginii? Pensieri ed emozioni spesso legate a situazioni che non esistono più; ma persistono al nostro interno e formano le mura entro cui viviamo.

E se qualcosa dall’esterno penetra dentro cercando di aprire una falla , ecco che paura e agitazione si impadroniscono di noi , mettendoci sottosopra poiché sfida l’edificio di pensieri in cui viviamo. Allora, per mettere le cose a posto cominciamo a fare le nostre razionalizzazioni che diventano toppe per quella falla e ritorniamo dietro le nostre barricate.

Proprio come quella persona, nella metafora, che piena di paura si è asserragliata nella casa buia in mezzo ad un campo illuminato dal sole, e che poi ha lottato per creare un po’ di luce, anche noi lavoriamo sodo per costruire entro i confini delle nostre muraglie un mondo migliore del nostro buio interiore. Decoriamo le pareti con i ricordi delle nostre esperienze passate e con i nostri sogni per il futuro. Ma, proprio come l’abitante della casa che era potenzialmente in grado di lasciare il suo mondo, auto-edificato e artificiale per uscire nella bellezza della luce naturale, anche noi possiamo uscire dalla nostra casa di pensieri in un mondo senza limiti.

La nostra consapevolezza si può espandere fino ad inglobare la vastità dello spazio … la vera liberazione si trova semplicemente dall’altro lato delle nostre mura. Possiamo uscire fuori lasciando semplicemente che sia la nostra vita quotidiana a smantellare le mura di cui ci circondiamo. Possiamo farlo anche solo evitando di fornire sostegno, manutenzione e difese alla nostra fortezza.

Immaginiamo che siano le mura a crollare aprendo davanti a noi un paesaggio di luce , dove finalmente ESSERE , lasciando che le emozioni tracimino per poi imparare a scorrere fluide nel loro letto come un fiume che trova da solo la strada verso il mare …..

Sulla pace interiore

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“Ciò che sta dietro di noi e ciò che sta davanti a noi è poca cosa in confronto con ciò che c’è dentro di noi” Oliver Wendell Holmes

Nella vita, ahimè, siamo raramente veramente e profondamente contenti.

Moltissime persone si alzano al mattino fondamentalmente insoddisfatte della propria situazione e trovano qualsiasi pretesto per esternare le loro lamentele. Quando si suggerisce loro di trovarsi degli spazi di silenzio per intraprendere nella calma il viaggio interiore, ci si sente subito rispondere che non c’é tempo, che la giornata é piena di occupazioni.

Spesso ci si nasconde dietro il “doveroso” correre affannato per per evitare di prendere coscienza che per cambiare le situazioni è necessario coraggio, impegno e voglia di mettersi in discussione. Bisogna entrare nelle cose, starci e quindi lasciarcele alle spalle.

Niente è più complesso come l’autoconoscenza, proprio perché siamo sempre pronti a giudicarci e a confrontarci con gli altri, dimenticando di rispettarci per quello che siamo: esseri unici ed irripetibili.

La mancanza di pace e soddisfazione interiore è evidenziata dal numero di modi con cui cerchiamo, solitamente invano, di alleviare stress e fatiche del vivere quotidiano.

Se ci fosse pace interiore nella nostra vita viaggeremo meno, mangeremmo meno, compreremmo meno, lavoreremmo meno, lotteremmo meno, parleremmo e penseremmo meno.

Ed è quando entriamo in relazione con gli altri che possiamo sperimentare la nostra calma interiore: quando diventiamo capaci di ascoltare in silenzio l’altro, senza riempirlo di parole per convincerlo, per averne il controllo e dopo una pausa di silenzio esprimiamo il nostro pensiero, senza aspettative,accettando anche che l’altro non l’accolga perchè ne ha diritto, ecco stiamo sperimentando una relazione di pace con noi stessi.

La pace con se stessi è dunque uno stato interiore, e non la si otterrà mai con la soppressione di un qualsivoglia fattore esterno, essa non consiste soltanto nel sentirsi bene, calmi e senza preoccupazioni per un momento, ma è qualcosa di molto più profondo e prezioso.

E’ un’armonia fra tutti gli elementi che costituiscono l’uomo: la mente, il cuore, la volontà e il corpo. Non è qualcosa di scontato ma richiede un impegno quotidiano e attento.

E’ imparare a scegliere i pensieri positivi, quelli cioè che non danneggiano né noi né altri, e lasciare andare quelli negativi che sono causa di conflitti. Nella calma interiore i conflitti si collocano sullo sfondo per allontanarsene mano a mano che sondiamo il nostro “centro”.

Quando ci si rende conto che la stessa esistenza è un evento misterioso ed estremamente interessante, lo sfondo dei tumulti e delle preoccupazione si dirada per dare spazio allo stupore, che poi è l’humus del senso della vita nella sua pienezza.

Per molte persone la pace interiore non è un argomento interessante. Essi non hanno ancora scoperto che la pace è la vera fondamenta del nostro essere e che determina l’efficacia in ogni campo della nostra vita.

Di seguito  7 aspetti vitali in cui il nostro successo dipende dalla qualità della nostra pace interiore (fonte post di qualche tempo fa su : www.lifegate.it ):

Pace interiore come CALMA

Rimanere calmi quando tutto intorno è caotico è possibile solo se siamo ben radicati nella nostra pace interiore. Sai come farlo? Altrimenti sarai risucchiato nei vari ‘drammi’, nelle varie situazioni, e influenzato dalle altrui emozioni. Se è così vuol dire che hai perso la connessione con la tua pace interiore.

Pace interiore come CREATIVITA’

La vita è piena di sfide. La vita è relazione e ogni relazione è un’opportunità per essere creativi. Ogni interazione richiede la tua abilità a creare la risposta più appropriata ed efficace. Cerca di essere creativo quando sei senza pace, stressato e/o preoccupato. La pace interiore e la creatività procedono di pari passo.

Pace interiore come CONCENTRAZIONE

Perché non sei capace di concentrarti su una cosa alla volta? Perchè ti distrai così facilmente? Potrebbe essere che non hai ancore scoperto la tua pace interiore che ti permette di concentrarti e focalizzarti? Probabilmente sai che c’è, ma non hai ancora imparato ad ancorarti ad essa.

Pace interiore come COMUNICAZIONE

Qualunque cosa tu faccia (camminare, parlare ecc.), irradi energia nel mondo e nelle tue relazioni. Ti sei mai chiesto perché la pace non ti ritorna dagli altri? Potrebbe essere perché non irradi pace? Puoi donare pace a un altro? Se puoi donarla agli altri allora puoi darla anche a te stesso. Se non puoi, significa che non hai ancora iniziato a trovare la pace dentro di te.

 Pace interiore come  SCELTA

La vità non è che un susseguirsi di scelte, finchè non raggiungiamo lo stato in cui non ne dobbiamo fare più alcuna. Il che si verifica quando diventa ovvia la cosa giusta da pensare, da dire e da fare. Nel frattempo abbiamo bisogno di saper ascoltare la nostra saggezza intuitiva per prendere le giuste decisioni. Perchè non riusciamo a sentire la nostra guida interiore? Potrebbe essere perché c’è troppo rumore dentro di noi, troppi pensieri, troppi sentimenti e non abbastanza pace interiore?

Pace interiore come POTERE

Hai notato cosa rende una persona potente? Non ha niente a che vedere con la posizione o lo stato sociale. Ogni potere che deriva da ciò, svanisce quando il ruolo finisce. Uno dei fattori principali che ispira gli altri a seguirli è l’abilità di avere autocontrollo. La base dell’autocontrollo è la pace interiore. In assenza di una mente pacifica, l’autocontrollo è impossibile.

Pace interiore come SCOPO

 Perché sei qui? Per essere impaurito, stressato o solo perché interessato alla persona più importante della tua vita? Cioè, te stesso. La vita non avrà grande significato finché tu non avrai trovato te stesso, per questo devi riscoprire ciò che è sempre stato dentro di te, la tua pace interiore.

Come sai, la pace in questo mondo è difficile da trovare e ancora più difficile da mantenere. La pace esterna dipende dalla pace interiore. Il paradosso è che la pace interiore è da sempre già dentro ciascuno di noi. Abbiamo solo bisogno di prenderci il tempo per osservare vedere, sentire, conoscere ed essere pace……

Sull’intimità …

INTIMITA

Vorrei oggi occuparmi un po’ di “coppia” e vista l’esperienza che sto vivendo nel seguirne una in un percorso di Counseling, voglio postare questo brano tratto dal libro “Ritrovarsi” (non a caso il mio blog si chiama così) di Edoardo Giusti . Ancora una volta tutto parte da noi , se non ci amiamo, se non ci ritroviamo, se non entriamo in intimità  con noi sviluppando quel rapporto unico e speciale con noi stessi come possiamo pensare ad andare verso l’altro aspettandoci che sia l’altro a colmare le nostre lacune ???? “Non si può donare ciò che non si ha …”

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 […] Il senso di intimità è quasi sempre legato ai vissuti d’amore, amicizia, vicinanza, come espressione di attaccamento e di approfondimento.

La parola intimità, infatti, deriva dal latino “intimus”, un qualcosa di molto più interiore: un nucleo essenziale e segreto, il cui accesso è riservato a pochi eletti.

Esistono modalità e gradazioni differenti nell’espressione dell’intimità, legate sia ai diversi stili culturali che al sesso. Gli uomini, ad esempio, esprimono più apertamente l’intimità nell’amicizia, quando aumenta la distanza fisica; mentre, per la donna, essa è, in ogni caso, favorita da una distanza ravvicinata (contatto visivo, tattile). Tuttavia in comune vi è sempre un clima di calore umano e un senso di appartenenza, che agevolano il dispiegarsi dei sentimenti, sia nel rapporto d’amore passionale, che nella relazione d’amicizia profonda.

La base di sviluppo dell’intimità è data da una profonda e bilaterale partecipazione del proprio vissuto privato, da cui nascono reciproca compatibilità e senso di solidarietà.

Il vivere se stessi e l’altro come un “essere contigui” è alimentato da una intensa voglia di scambiarsi “informazioni” cognitive, affettive e di comportamento reciproco. In sostanza, ci si rivela all’altro nella propria interezza, preoccupandosi più di ciò che si riesce a dargli, che di ciò che gli si può prendere.

L’assenza di questa atmosfera, che caratterizza l’intimità, genera senso di solitudine, isolamento ed alienazione, non eliminati dal semplice convivere….. la vicinanza “geografica”, infatti, non restituisce quel particolare gusto dell’interdipendenza emotiva, dell’essere insieme nel mondo, affini e diversi nello stesso tempo, dato dall’intimità..

Altra componente fondamentale all’intimità è il Gioco. Non esiste relazione intima – d’amore o d’amicizia – senza il momento del gioco, senza l’abbandono ludico che nasce spontaneamente da una naturale regressione liberatrice e creativa. Ma perché nasca l’abbandono, occorre un presupposto essenziale e questo è la fiducia: una fiducia profonda prima di tutto in sé e di conseguenza negli altri e nella vita in genere. L’intimità, infatti, è un processo interpersonale, ma anche intrapsichico. “Non si può essere intimi con un altro se non lo si è con se stessi” a livello sia cognitivo che affettivo. Più riusciamo a conoscere il nostro “intimus”, meglio possiamo, “essere con” l’altro, crescendo interiormente attraverso l’esperienza dell’incontro ravvicinato.

La resistenza a sperimentare insieme l’interezza reciproca nasce, invece, da due paure fondamentali: il timore di “fondersi”, perdendo la propria identità, e quello di vivere il momento depressivo derivante da una eventuale separazione/abbandono. Entrambe riconducono alla essenziale paura di sentire, pensare, ri-sperimentare il Non Essere (solitudine – vuoto – nulla). L’incapacità di gestire l’ansia (della perdita/separazione) ci porta ad avere tanti “segreti”, a diffidare dell’altro, che viene vissuto come necessità costante, ma anche come minaccia sempre presente.

Non si può donare ciò che non si ha. Questo concetto così banale e così ovvio si applica, però, e con profonda, indiscussa validità anche alla relazione d’amore: possiamo trasmettere amore all’altro esclusivamente in proporzione all’amore che abbiamo per noi stessi. L’amore inoltre costituisce l’esperienza soggettiva per eccellenza, cosicchè ognuno di noi tende a costruire il proprio “stile” d’amore secondo priorità diverse, adatte a soddisfare i propri bisogni di sicurezza, affettività, emozioni, gioco, ragionevolezza ed erotismo. Così come è unico l’individuo, unico è il singolo stile d’amore; ma come vi è affinità tra diversi individui, altrettanto è possibile identificare alcune costanti preminenti, come denominatori comuni nei diversi stili d’amore. Anche se, a livello ideale, si vorrebbe ottenere il tutto e il meglio da una relazione, in realtà possiamo notare che, nell’arco della vita, pur attraverso i vari cambiamenti di crescita, ognuno ha creato le proprie relazioni d’amore secondo un modello che tende a ripetersi, privilegiando l’uno o l’altro elemento relazionale, nel desiderio o nell’attuazione del rapporto.

In questa società ad evoluzione costante, mantenere continuità di tempo in un rapporto intimo richiede sia arte che scienza, al di là delle naturali predisposizioni. Le poche relazioni che trasudano uno stato complessivo di felicità durevole, sono riuscite  ad integrare la passione con l’amicizia. Pur mantenendo una certa individualità, la ricerca e l’investimento energetico reciproco erano sul NOI. Queste persone riconoscevano che talvolta l’IO ne risentiva, ma il successo del NOI ripagava ampiamente questi occasionali sacrifici personali. Così la coppia funzionava con vitalità in una atmosfera di intimità profonda, ricca di attenzione e rispetto reciproci, in cui i partners erano affascinati l’uno dall’altro, con sentimenti di esclusività e una calda attrazione sessuale.

Se riusciamo a configurarci il “senso di coppia” come una sorta di convivenza psichica, vediamo che si traduce in un vissuto di essere/avere “un compagno nella stanza a fianco”. Come quando vivendo sotto uno stesso tetto – contenuti dunque in un medesimo “interno” – ciascuno può operare da solo in una determinata stanza, ma nella calda consapevolezza che l’altra stanza NON E’ VUOTA, bensì ricca di un’altra presenza, non obbligata, ma in ogni momento liberamente raggiungibile e liberamente allontanabile. Così nella coppia psicologicamente matura, la consapevolezza della propria esistenza di coppia costituisce la “casa” calda e gratificante, il rassicurante interno/intimus “collettivo”. Ciascuno dei partners si sente allora contenuto in esso contemporaneamente sapendo di poter entrare/uscire dalle “stanze” (l’intimus individuale) secondo le rispettive libere esigenze. Anche uscendone, infatti, la “casa” permane come punto di riferimento e di continuità. In tal modo la sicurezza della agibilità dell’Altro placa la “fame di simbiosi” e rende capaci di vivere “fuori” di lui – cioè autonomi – e al tempo stesso a lui disponibili, in quanto liberi.[…]

 ……. se ti va continua a seguirmi in questo viaggio …… a domani 🙂

Tratto da :

E.Giusti – “Ritrovarsi” – ed.Armando

Perdersi per ri-trovarsi

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“L’Uomo-Labirinto” – Lelia Burroni

“Sedendo quietamente senza fare nulla, viene la primavera e l’erba cresce da sé” Poesia Zen

A volte capita che senza accorgercene perdiamo il nostro orientamento. E allora sbandiamo, non sappiamo dove siamo, dove stiamo andando, siamo perduti in un labirinto senza vie d’uscita.

Quando siamo disorientati? Quasi sempre dopo un amore finito, dopo un abbandono, quando scompare una persona cara, quando il lavoro ci lascia a piedi, quando i figli prendono la loro strada. Improvvisamente ci sentiamo inutili, come barchette alla deriva,ci manca il terreno sotto i piedi.

Altre volte questa sensazione di disorientamento ci sorprende come un fulmine a ciel sereno: ci sentiamo inaspettatamente stranieri nella routine, nelle abitudini.

Ci guardiamo allo specchio e ci chiediamo:” Era proprio questa la vita che volevo? Perché tutto mi pare così lontano e inutile?.

Guardiamo come estranei gli amici, la moglie o il marito, i figli, i compagni di lavoro tutto ci sembra avvolto in una lente deformante.

Per la verità lottiamo con tutte le nostre forze contro il disorientamento, anche se sappiamo che quella domanda è sempre stata lì in agguato.

E nonostante i nostri sforzi di rimuoverla, nonostante una “vita riuscita”, nonostante abbiamo lottato per mettere ordine, per conquistare un nostro posto ben definito nella società, sappiamo che c’è qualcosa di inafferrabile che ci spinge a perderci, a mettere in discussione tutto, proprio tutto. Una sorta di ansia distruttiva che non trova pace se non nel cercare di disfare quello che, a volte molto faticosamente, abbiamo costruito.

A questo punto scattano due sentimenti che prendono il sopravvento: il vuoto e la disperazione. Contro di loro lottiamo con tutte le nostre forze e qui commettiamo l’errore che peggiora la situazione…. È come se tentassimo di arrampicarci su una parete perfettamente liscia, senza appigli, tutta la nostra energia se ne va nello sforzo di conquistare un metro ma nel momento in cui pensiamo di avercela fatta il piede irrimediabilmente scivola…..

E se invece tentassimo di non lottare contro questa voglia di “perderci” e provassimo a …. crollare…..

Crollare vuol dire lasciar vivere il nostro dolore, stare lì con lui; vuol dire non cercare di spiegare e di capire….. significa semplicemente “stare”.

E qui sta il senso del nostro disorientamento: “qualcosa” dentro di noi vuole spazzarci via, vuole allontanarci dalle  nostre certezze. E così la sofferenza apre la porta al “Vuoto”, a quel luogo senza tempo, dove riposano le nostre risorse, la nostra energia più profonda. Dentro ognuno di noi c’è una forza incontaminata, libera che è pronta a venire alla luce: occorre farle semplicemente posto.

Per questo dobbiamo imparare a “crollare” perché quando smettiamo di pensare a noi stessi “questa energia” è pronta ad affiorare.

Anche se non lo sappiamo,  nella profondità del nostro essere,è contenuta la gioia della vita.

Dice Elie Wiesel premio Nobel per la pace: “Non è possibile negare la disperazione, è troppo forte. Ma nonostante la disperazione, all’interno stesso della disperazione, c’è un luogo, una sorta di spazio in cui la gioia è possibile…. E’ una gioia purissima, nobilissima…”

Chi riesce a fare questo anche per un istante, impara che le nostre difficoltà dipendono quasi sempre dal fatto che guardiamo perennemente in una sola direzione e non ci accorgiamo che la vita sta scorrendo in ogni fibra del nostro essere.

L’esperienza della dualità

dualità

Due energie interiori ci animano. Potrebbero sembrare in opposizione, ma fanno parte dello stesso movimento del nostro essere profondo. Così come ritroviamo la fragilità nella potenza, ritroviamo la potenza nella fragilità.

Queste energie, anche se sembrano in opposizione, sono totalmente compatibili e soprattutto complementari. Da esse dipende l’armonizzazione del nostro essere.

All’immagine della natura che comprende le forze del cielo e della terra, del sole e della luna, il nostro corpo presenta un lato destro e un lato sinistro, una parte superiore e una inferiore. Anche il nostro sistema nervoso centrale funziona in base a coppie di opposti: il sistema parasimpatico, collegato all’emisfero sinistro del nostro cervello, sede della logica, del calcolo e degli aspetti più razionali e il sistema simpatico, collegato all’emisfero destro, sede della ricettività e dell’ascolto.

Siamo fondati sulla dualità e facendone interiormente l’esperienza cerchiamo istintivamente di accoppiarci.

Jung ci dice che nasciamo uniti e che è l’atto della nascita che ci fa conoscere la nostra prima separazione dalla matrice.

Da quel momento in poi, cerchiamo immediatamente di ristabilire il contatto con l’altro che, all’origine, era nostra madre.

Così, dal momento in cui la nostra vita ha inizio, cerchiamo di ri-creare l’unità con l’altro, unità che abbiamo conosciuto, a meno di esperienze traumatiche, nel corso della nostra vita intrauterina.

Ovviamente la divisione sarà tanto meglio vissuta se la diade con la madre sarà stata serena. La nostra divisione segue la costruzione della nostra personalità di bambini, adolescenti e poi di giovani adulti, tutto questo nostro malgrado.

Può perfino sfociare in un divorzio con la nostra natura profonda, perché crescendo costruiamo un “altro me stesso”, una falsa personalità per fronteggiare le varie “ferite d’amore” a cui possiamo andare incontro. Ecco perché più avanziamo con l’età, più possiamo sentire il bisogno di riunificarci sul filo di quello che Jung definisce il cammino dell’individuazione.

Gli avvenimenti esteriori possono aiutarci grazie alla sincronicità, grazie al nostro mondo interiore, attraverso sogni e sintomi.

Questo appello a ri-trovare se stessi è ritmato come il movimento di un bilanciere. La dualità che ci anima assomiglia ad un orologio interno il cui bilanciere s’aggiusta per permettere l’unione degli opposti, l’unione delle forse contrarie e complementari: sole e luna, maschile e femminile, conscio e inconscio.

Questa unione non può essere vissuta che a partire dall’asse dell’amore, perché esso solo ci permette di sviluppare una posizione interiore fondata sull’armonizzazione delle forze in opposizione.

Agire l’amore a partire da un’armonia tra gli aspetti più profondi di sé permette allo slancio dell’amore di metterci al mondo.

Gestione creativa delle emozioni

bicicletta 2

“ Il fondamento della vita è l’emozione” A.De Mello

Spesso nella società contemporanea le emozioni sono giudicate negativamente ed è estremamente diffuso inibirle. Dice Fromm: “ […] è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni ..” Riconoscere di essere emotivo è come ammettere una propria debolezza o addirittura una colpa. E’ comunque considerato un handicap che va superato, controllato per avere successo nella vita, per sentirsi forti, efficaci e ammirati dagli altri.

Eppure le emozioni possono essere effettivamente molto piacevoli. Ricordate cosa cantava il grande Lucio???

“ … seguir con gli occhi un airone sopra un fiume e poi ritrovarsi a volare e sdraiarsi felici sopra l’erba ….. e di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire dove il sole va a dormire … parlare del più e del meno con un pescatore per ore e ore … e ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa … tu chiamale se vuoi emozioni …..

E noi vogliamo non solo chiamarle emozioni ma anche viverle al meglio assaporando tutto quello che ci possono portare ….. La creatività umana è strettamente collegata alle emozioni, alla capacità di viverle, valorizzarle e comunicarle.

La strada per ri-trovare se stessi passa attraverso un contatto profondo con le proprie emozioni sia piacevoli che spiacevoli. La vita è un continuum di emozioni . Non è possibile vivere una vita autentica senza di esse. E’ assurdo immaginare e impossibile da realizzare un momento felice che ne sia privo.

Purtroppo nella società contemporanea abbiamo dimenticato queste evidenti verità: scambiando una risonanza emozionale spontanea, autentica e profonda per una “più immobile indifferenza”. Questo può sembrare esagerato, perché basta accendere il televisore in un qualunque momento della giornata per assistere a pubbliche manifestazioni di sceneggiate emotive. Ma questo non significa che la gente sia capace di vivere emozioni autentiche e profonde. In realtà questi individui provano dei vissuti che sono artificiosi, privi di spontaneità e intensità. Assistiamo all’incapacità di relazionarsi in modo schietto con la realtà, di provare sentimenti naturali e profondi. Sono emozioni che non si vivono, ma si indossano, quasi fossero abiti,in determinate occasioni.

Molto spesso si identifica l’emozione con una sensazione di disagio, ci si focalizza più sulle emozioni spiacevoli che su quelle piacevoli. A questo proposito ho provato a fare una ricerca su Internet e ho trovato che le emozioni con più voci e più cercate  sono per lo più quelle che indicano sensazioni spiacevoli.

Gioia, meraviglia, allegria, soddisfazione, entusiasmo, sorpresa, speranza, tenerezza,felicità, appagamento, eccitazione, compiacimento,approvazione ….. sono parole in via di estinzione oppure usate a sproposito, vuote di ogni significato.

La gestione creativa delle emozioni comporta un contatto profondo con il proprio Sé emozionale. Mira alla crescita emozionale intesa non come spinta alla perfezione e all’autocontrollo ma come libera e positiva espressione di Sé nell’ambito di relazioni creative. Mira al successo non come acquisizione e aumento del potere ma come realizzazione di tutte le proprie potenzialità creative. Aspira alla felicità come piena consapevolezza del vissuto di un momento di gioia profonda e unica, anziché come ricerca ossessiva e rincorsa frenetica alla dimensione quantitativa del piacere superficiale, piatto e insapore.

Cosa sono in realtà le emozioni? Non sono una forza astratta e travolgente, sfuggente alla nostra volontà; sono in pratica un insieme di:

  • Sensazioni fisiologiche che coinvolgono vari organi
  • Sentimenti molto intensi
  • Pensieri, cioè frasi che mentalmente diciamo a noi stessi e immagini che noi stessi ci proiettiamo con gli occhi della mente

Gestire creativamente un’emozione significa quindi vivere in modo creativo sia le componenti fisica, affettiva e cognitiva, sia l’esperienza relazionale correlata ad esse.

Proviamo a fare un esempio: l’emozione piacevole di una passeggiata in bicicletta. Cosa significa vivere fino in fondo la bellezza del momento? Prima di tutto non distruggerne la piacevolezza con pensieri negativi anche se fanno parte del vostro presente. Provate ad azzerare tutto e a stare nel “qui e ora”. Sentite le braccia che guidano con sicurezza il manubrio. Le gambe che spingono con forza sui pedali. Sentite la meraviglia dei vostri polmoni che aspirano l’aria fresca piena di ossigeno e la trasformano in energia. Sentite la sintonia tra tutti i vostri organi: cuore, muscoli, polmoni, arterie, vene, naso, bocca, occhi, mani, gambe … E sentite l’armonia tra il vostro corpo, i sentimenti e il pensiero di questi istanti. L’armonia tra questo vostro Sé integrato e tutta la parte di mondo che vive questa esperienza con voi: gli alberi, la strada, il cielo, il vento che vi soffia sul viso, l’aria che vi entra dentro …. Vivete tutto questo con la profonda consapevolezza di esserne il protagonista attivo. Assolutamente concentrati sull’istante presente ….

“ … Onestamente Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c’è niente da fare è una meraviglia. E se ci riesci a sentirti parte di questa meraviglia – ma non tu , con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu questa essenza di te, sente di essere parte di questa meraviglia – ma che vuoi di più, che vuoi di più? …” (Tiziano Terzani)

Immergetevi completamente e profondamente nell’emozione, e questo può succedere facendo varie cose come leggere un libro, ascoltare una musica, guardare un film oppure ascoltare vostro figlio che vi racconta cosa ha fatto con gli amici.

Staccate da tutto il resto e calatevi nell’emozione, anche se è una cosa che agli altri sembra infantile, anche se avreste tante cose serie e urgenti a cui pensare.

Lasciatevi andare in questo istante vitale, vi assicuro che ne risalirete ancora più creativi, più leggeri e più forti di prima. E anche, da non sottovalutare, più capaci di affrontare i vari impegni che avevate…..  è una opportunità per VIVERE!!!!

Il bello di perdersi … è di poter ritrovare la strada …

sentiero 2

Ti sei mai perso? …

Tutti noi ci perdiamo lungo il cammino della vita. E’ sicuramente un sentiero lungo, a volte duro, a volte meno, altre volte triste e doloroso, oppure felice e sereno.

Tuttavia perdersi è necessario. Non saresti dove sei adesso se non avessi mai smarrito la strada.

Perdersi è come venir bendati; ci si immerge nel buio e nell’ombra, dimenticando i colori e le forme di quello che ci sta intorno.

Però quella benda non è eterna, devi semplicemente trovare il coraggio di toglierla, ed è una decisione soltanto tua.

Tu decidi: hai deciso quando metterla e devi decidere se toglierla. Quando finalmente inizi a renderti conto che una scelta sbagliata non ti sta portando in alcun luogo, allora diventa fondamentale decidere, e la tua decisione porterà un grande cambiamento.,

Spesso ci chiediamo che senso abbia il caos nella nostra vita. Anche nel caos c’è logica. La sua logica è quella di farsi comprendere permettendoci di pianificare le nostre scelte e decisioni: il caos serve a portare in noi la consapevolezza necessaria per uscirne e cambiare.

Hai mai provato a osservare il disegno di un arazzo guardandolo a rovescio mentre viene creato?

E’ indecifrabile, ed è a dir poco improbabile che tu riesca a vederne il disegno. Quando siamo immersi nel caos, quando ci perdiamo, stiamo semplicemente guardando da un punto di osservazione sbagliato.

Ed è come se i nostri occhi non riuscissero a vedere, perché offuscati da una prospettiva errata.

La bellezza di ritrovare la strada, di recuperare la giusta prospettiva è direttamente proporzionale a quanto tempo abbiamo trascorso nel caos e nelle difficoltà di un sentiero sbagliato.

Apprezzerai molto di più la rosa solo dopo aver percorso il suo gambo spinoso. Così come sarà più intenso e appagante il sapore del miele, dopo che per tanto tempo ti sarai nutrito di radici amare.

Per ogni uomo è una benedizione ritrovare la strada, come pure perderla, se da quell’errore può nascere un giorno una grande scoperta: un tesoro personale fatto di saggezza e di una più elevata consapevolezza …

“ Le persone sono come le bustine del tè. Non conoscono la loro forza finche non vengono immerse nell’acqua bollente ..” D.Mc Kinnon

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