A casa ….

a-casa

Troppo spesso ci risulta difficile realizzare ciò che ci sta a cuore e, se per certi aspetti possono esserci degli ostacoli davanti a noi, con altrettanta forza accampiamo scuse per non realizzarlo, per paura.

Certo, non possiamo sapere come andrà a finire, ma se sapessimo già il risultato di ogni nostra azione la vita sarebbe poco emozionante.

L’Universo però ci chiede di metterci in gioco.

Rifiutare la chiamata della vita significa stasi e il ristagno non è salutare.

L’energia potenziale racchiusa in ognuno di noi va realizzata altrimenti, prima o poi, pur di trovare un modo per manifestarsi, esploderà e potrà farci anche molto male.

Molte volte la verità è che non crediamo pienamente che qualcosa funzionerà a nostro favore; siamo dubbiosi, ansiosi e troviamo mille ragioni per essere cauti e non osare.

La parola coraggio viene da “aver cuore”. Ci vuole coraggio per agire. Ci vuol cuore, cuore per ciò che stiamo facendo, cuore per noi che lo facciamo.

E questo si traduce in un’altra parola: fiducia!

Procedere con fiducia nella vita, in ogni nostra giornata, in ogni nostra situazione, in ogni nostro pensiero, ci permetterà di realizzare chiaramente quello che dobbiamo fare, ossia realizzare chi siamo.

La fiducia è qualcosa che si ripone, come un’intenzione chiara e aperta, nelle pieghe dell’esistenza.

La fiducia è consapevolezza di chi siamo, terreno fondamentale e punto di partenza per qualsiasi percorso.

Tutto il tempo impiegato a criticare gli altri, le cose che non ci vanno bene, tutti i dubbi, le possibilità negative, tutto il cinismo sul mondo che ci circonda, tutto questo è tempo sprecato. Se vogliamo realizzare ciò per cui siamo qui, ci serve fiducia.

La fiducia è una disposizione d’animo che non è sinonimo di ingenuità o scarsa capacità di analisi e valutazione; fiducia significa guardare avanti e non distogliere lo sguardo, serbando nel nostro cuore la certezza che ogni cosa andrà esattamente come deve andare.

Non facciamoci distrarre dal caos o, peggio ancora, non utilizziamo come alibi. Proviamo a muoverci in quel caos con leggerezza e determinazione.

Nel flusso della vita la nostra intenzione è la nostra guida e il timone sarà la nostra fiducia, sarà quanta consapevolezza abbiamo nel nostro essere presente a noi stessi nel sapere che ogni cosa, ogni circostanza e ogni incontro hanno un senso preciso.

La fiducia è avere tenacia nel procedere. E’ lei che ci permette di non essere in lotta, ma di seguire il flusso degli eventi. La fiducia guarda avanti!

Perciò proviamo ad essere fiduciosi e lasciare il posto alla possibilità.

Accogliamo l’incertezza, camminiamole affianco, diventiamole amica.

Riconsideriamo i dolori e le sofferenze.

Rivalutiamo le difficoltà e gli ostacoli.

Infondiamo coraggio alle nostre emozioni.

Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi, certo. Ci sono situazioni che richiedono passi ponderati e cauti. Ma ricordiamoci sempre di scegliere di alzarci.

Quando è il momento. Quando riusciamo. Ma non dimentichiamolo!

La fiducia saprà sempre prenderci per mano e risollevarci.

Non “dobbiamo” essere fiduciosi; non siamolo per dovere. Non siamolo perché temiamo le conseguenze. Non siamolo perché pensiamo che ci possa rendere più capaci di fare.

Siamo fiduciosi perché vogliamo e scegliamo di crescere, di espandere il nostro essere, la nostra vita, le nostre possibilità.

Siamo fiduciosi per esplorare il nostro posto nell’Universo.

Siamo fiduciosi per poterci conoscere e guardare dentro.

Quando si ha fiducia, si impara ad andare oltre le circostanze, impariamo a trascendere. Se siamo concentrati su questo, la confusione del quotidiano avrà poco effetto su di noi.

Questo non significa essere distaccati o disinteressati, ma significa vedere il mondo da un luogo senza tempo che si trova dentro ciascuno di noi.

Fiducia significa trovare quel luogo e farlo diventare la nostra casa …….

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Liberamente tratto da: B.Pozzo – La vita che sei – Ed.BUR

L’arte del buonumore

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immagine presa dalla pagina FB Nel nome della Madre

“La felicità non è un traguardo è il sentiero,è l’atto stesso della gestazione di un sogno. E’ deliziarsi con l’odore del pane che si sta impastando, è il costruirsi le ali e sentire mentre si intessono l’immensa gratitudine di essere già in volo” A. L. Márquez

Quando siamo di cattivo umore e pensiamo sia solo colpa del mondo in cui viviamo.

Quando crediamo che le persone di buonumore in realtà sono solo ingenue e superficiali.

Quando contiamo su un amico e scopriamo che l’amicizia è solo un utopia.

Quando un amico ci tradisce, quando non c’è o non ci capisce.

Quando ci accorgiamo che qualcuno ci ha abbandonato.

Quando facciamo affidamento su un amore e capiamo che anch’esso, un giorno o l’altro, finirà.

Quando camminiamo soli con nessuno per mano.

Quando non ci va di vedere gente.

Quando ci sentiamo soli contro tutti, quando non c’è nessuno che ci possa aiutare.

Quando abbiamo una delusione, quando piangiamo per una illusione.

Quando smettiamo di sognare.

Quando sentiamo che non ce la possiamo fare.

Quando facciamo fatica a respirare, a sentire i battiti del nostro cuore.

Quando ci criticano e ci disprezzano.

Quando ci chiudiamo nel nostro mondo e la vita sembra una barca già affondata per metà.

Quando non sentiamo più la nostra forza e la vita perde ogni senso.

Quando non ci batte più il cuore per un tramonto o un’alba.

Quando una rosa non ci emoziona.

Quando il buio diventa la nostra tana per difenderci dal mondo, per difenderci dalle emozioni, per difenderci dalla paura, per difenderci da altri sogni che andranno infranti e scoppieranno come bolle di sapone…..

LOTTIAMO …. Mettiamocela tutta.

Corriamo, saltiamo l’ostacolo più alto, nuotiamo nel più tempestoso dei mari, voliamo, aggiustiamo le nostre ali spezzate per arrivare alla stella più luminosa e poi sempre più su senza guardare in basso, sorridiamo perché tutto cambierà ….. E’ necessario solo aprire il nostro cuore ….

Amiamo, anche se può essere rischioso, buttiamoci a capofitto senza temere, sogniamo, facciamolo, perché senza sogni non si vive e se si smette di sognare ci perderemo e nessuno potrà più trovarci.

Viviamo perché la vita è una sola, non c’è una seconda occasione.

E soprattutto proviamo a non avere paura, se vogliamo dire una cosa diciamola, se vogliamo farla facciamola, se vogliamo dare un bacio diamolo.

Se ci accorgiamo che stavamo sbagliando percorso, abbandoniamolo e ricominciamo … in fondo alla strada, proprio dietro l’angolo, c’è qualcuno che ci aspetta. E se ancora non c’è arriverà presto, perché presto la nostra vita migliorerà e tingendo di ottimismo e buonumore i nostri giorni tutto cambierà aspetto.

Essere di buonumore non significa viverre ingenuamente.

Essere di buonumore non vuol dire banalizzare per nascondere la testa sotto la sabbia.

Il buonumore è una prospettiva realistica per far fronte a tutto il pessimismo che circola nel mondo soprattutto ora che la sfiducia e lo scetticismo sono imperanti.

L’ottimismo, la speranza, l’entusiasmo, la passione nascono e si mantengono anche grazie al buonumore. Se noi utilizziamo il buonumore come filtro attraverso il quale osservare la realtà, ricaviamo il grande vantaggio di vivere il presente nel modo più intenso possibile. Quando esso è vivo, tutti gli stati d’animo volti alla progettualità concorrono affinchè nel nostro intimo si crei una condizione di gioia ed armonia e quando questo succede vediamo il mondo con occhi diversi.

Il buonumore fa acuire i sensi e ci predispone alla logica del desiderio contrapposto al bisogno, è ottimismo costruttivo accompagnato dalla consapevolezza di poter realizzare qualcosa di buono per sé e per gli altri.

E’ una scelta e come tutte le scelte sta a noi decidere da che parte stare.

“Venite sull’orlo, disse.

Abbiamo paura, dissero.

Venite sull’orlo, disse.

Andarono.

Lui li spinse e volarono”

G.Apollinaire

Sull’osare …. una storia

OSARE 6

 

 

“C’era una volta un uomo che stava scalando una montagna. Stava facendo una salita piuttosto complicata, in un luogo dove c’era stata un’abbondante nevicata.

Aveva passato la notte in un rifugio e, il mattino seguente, la neve aveva coperto tutta la montagna, il che rendeva la scalata ancora più difficile. Ma l’uomo non era voluto tornare indietro, cosicchè, in un modo o nell’atro, con fatica e coraggio, continuò ad arrampicarsi sempre più su, scalando questa altissima montagna.

Finchè, ad un certo punto, forse per un calcolo sbagliato, forse perché la situazione era davvero difficile, un gancio della sua corda di sicurezza cedette. L’alpinista scivolò e cominciò a cadere a picco a lato della montagna, sbattendo selvaggiamente contro le pietre in mezzo ad una valanga di neve.

Tutta la vita gli passò davanti agli occhi e, mentre inerme aspettava il peggio, sentì che una fune gli accarezzava il viso. Senza pensarci vi si aggrappò istintivamente. Forse la fune era rimasta appesa a qualche appiglio … Se era così, era possibile che reggesse e arrestasse la caduta.

Guardò in alto, ma era tutto coperto di neve che, tra l’altro, gli cadeva addosso. Ogni secondo sembrava un secolo in questa discesa accelerata e interminabile. All’improvviso, la corda si fermò con uno strattone e resistette. L’alpinista non riusciva a vedere nulla, ma sapeva che, per il momento era salvo. La neve cadeva intensamente e lui stava lì, inchiodato alla fune, sentendo moltissimo freddo ma appeso a quel pezzo di lino che gli aveva impedito di morire schiantandosi sul fondo della valle tra le montagne.

Cercò di guardarsi intorno, ma non c’era verso, non si vedeva niente. Gridò due o tre volte, ma si rese conto che nessuno poteva sentirlo. La sua possibilità di salvarsi era molto remota: anche se avessero notato la sua assenza, nessuno avrebbe potuto cercarlo prima che avesse smesso di nevicare e, anche allora, come avrebbero fatto a sapere che l’alpinista era appeso in qualche punto del burrone.

Però se non avesse fatto subito qualcosa, sarebbe stata la fine.

Ma che fare?

Pensò di arrampicarsi lungo la corda per cercare di raggiungere il rifugio ma si rese immediatamente conto che era impossibile. All’improvviso sentì la voce. Una voce dentro di sé che gli diceva: “Salta”. Forse era la voce della sua saggezza interiore, forse di qualche spirito maligno, forse un ‘allucinazione … E sentì che la voce insisteva: “Salta … salta ..” .

Pensò che saltare significasse morire sul colpo. Pensò alla tentazione di scegliere la morte per smettere di soffrire.

E per tutta risposta la voce si ostinò con ancora più forza: “Salta, non soffrire più, questo è un dolore inutile, salta!”. E, di nuovo ebbe l’impulso di aggrapparsi ancora più forte, mentre si diceva coscientemente che la voce che lo incitava a saltare, senza dubbio non poteva essere quella che gli aveva salvato la vita.

La lotta continuò per ore, ma l’alpinista rimase aggrappato a quella che pensava fosse la sua unica possibilità.

La leggenda racconta che, il mattino seguente, la pattuglia di ricerca e salvataggio trovò lo scalatore quasi morto. Gli restava appena un soffio di vita. Qualche minuto in più e l’alpinista sarebbe morto congelato, paradossalmente aggrappato alla sua corda ….. a meno di un metro da terra …. “

Jorge Bucay

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A volte dunque non saltare può condurci alla morte. In alcune occasioni la nostra vita è legata a quel salto, al lasciare andare le cose alle quali ci aggrappiamo fortemente, credendo che possederle sia ciò che continuerà a salvarci dalla caduta.

Tutti tendiamo ad aggrapparci alle idee, alle persone, alle esperienze vissute, ai legami, agli spazi fisici, ai luoghi conosciuti senza osare l’ignoto.

Troppo spesso, anche se intuitivamente ci rendiamo conto che aggrapparci non ci porterà a nulla, continuiamo a restare ancorati a quello che non ci serve o non c’è più, fuggendo dalle fantasiose conseguenze che immaginiamo accadranno se ci permettiamo di lasciarlo andare.

Vivere attivamente è permettere che le cose cessino di essere per far posto a cose nuove, è smettere di aggrapparsi al passato per paura dell’ignoto. Diventare adulto implica sempre perdere qualcosa, anche se fosse solo uno spazio immaginario. Crescere implica abbandonare una realtà precedente, anche se ci sembra più sicura, più protetta e quindi più prevedibile.

Continuare a rimanere aggrappati al passato è rimanere centrato su quello che ho perché non ho il coraggio di vivere quello che succede.

Imparare ad elaborare una perdita significa andare verso il nuovo, passare dal conosciuto allo sconosciuto per continuare a crescere …..

“Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto” Oscar Wilde

I cassetti dell’anima …

cassetto

Mi piace pensare che ognuno di noi abbia nelle stanze dell’anima, due cassetti: il cassetto dei sogni e quello dei rimpianti.

In gioventù apriamo spesso il cassetto dei sogni: ci piace sfogliarli, assaporarli,proiettarli mille volte nella mente.

Con il passare degli anni, il gesto di aprire quel cassetto diventa meno famigliare, come se una ruggine sottile bloccasse i nostri gesti.

I sogni mai guardati impallidiscono, diventano trasparenti fino ad essere invisibili. Il cassetto dei sogni si svuota lentamente ….

E piano piano, spesso senza che noi ce ne rendiamo conto, si riempie il cassetto dei rimpianti….

Capita poi che un giorno, per un colpo di vento, un incontro, un sorriso, il cassetto dei sogni si riapre all’improvviso, riportando con violenza dolorosa l’eco dei sogni non vissuti, delle carezze non date, delle parole perdute.

In questi momenti di verità con se stessi è importante fermarsi per darsi il tempo di vedere quel cassetto dei sogni e quello dei rimpianti.

Non è detto che si debba assecondare per forza il furore di un’attrazione antica. Ma è importante riconoscere che c’è fame di emozioni, di tornare a sognare un po’ , di riaprire quei margini di sorpresa che forse erano scomparsi dalla nostra vita troppo quieta.

Forse è questa consapevolezza struggente che avevamo rimosso e che un incontro può farcela ritrovare, insieme al coraggio di riaprire il cassetto dei sogni.

Anche solo per un sorriso o una carezza …. è un momento di meravigliosa intensità, con cui sorprendersi di nuovo …..

Le donne e l’autoaccettazione

autoaccettazione

Uno dei problemi fondamentali della donna moderna del XXI secolo continua ad essere quello di accettare, rispettare e stimare se stessa. La mancanza di autostima impedisce a molte donne di impegnarsi con coraggio per i propri obiettivi e ideali.

Spesso è difficile e laborioso guardarsi in maniera sincera, accettarsi senza riserve ed esaminare la propria natura più autentica senza illusioni. Per farlo partner, amici o il mondo esterno possono solo fungere da catalizzatori, non possono tenere pronta la soluzione; ogni donna possiede la chiave, la sua chiave, per riuscirci. La responsabilità per la propria vita è unicamente sua. Questa può essere un acquisizione sconvolgente, ma allo stesso tempo anche straordinariamente liberatoria.

Camminando sulla strada dell’autodeterminazione un ringraziamento va fatto a Bert Hellinger , di cui non so molto ma quel tanto che basta per capire l’importanza del metodo delle “costellazioni familiari” nel rendersi conto in che modo, spesso drammatico, il presente di un individuo possa essere influenzato, anche a distanza di decenni, dalle vecchie radici familiari.

Se a quest’ultimo è stato continuamente trasmesso che le sue esigenze dovevano essere messe da parte per permettere agli “altri” di stare bene, l’individuo in questione avrà enormi difficoltà a trovare se stesso e a realizzare il proprio progetto di vita. Chi è stato sollecitato a più riprese a delegare la responsabilità della propria vita “agli altri”, avrà enormi difficoltà a prendere coraggiosamente in mano la propria esistenza. Specialmente le donne, a questo proposito, è necessario che superino vecchie forme di pensiero che determinano ancora, o tentano di limitare, il loro destino e la loro libertà.

Nei miei colloqui di counseling è impressionante vedere in quale misura le donne dispongano della capacità di soffocarsi in nome dell’armonia, di ritirarsi e ammutolire. Dall’esterno sembra dominare l’armonia, ma nella loro interiorità è tutto un fermento e un ribollire; e questa lava impedita a esplodere si raffredda e si indurisce con il passare del tempo.

Se non si dà spazio ai propri processi interiori o si reprimono i propri (legittimi!!!) bisogni, allora questi subiscono una mutazione . Divengono OMBRE. Ombre che ci circondano e inducono due tipi di sviluppi spiacevoli: ci impediscono di vivere spensierate perché ci fagocitano; e oscurano la Luce. Qualsiasi definizione si voglia dare alla luce, questa è la vera Forza nella quale è immersa la nostra vita e dalla quale la nostra vita trae nutrimento. Se le ombre vengono trasformate, la nostra luce appare più bella e radiosa e tutto nel suo insieme apparirà più luminoso.

Ovviamente, va da sé, che confrontarsi con le proprie forze oscure non è né semplice, né piacevole. Vederle negli altri è di gran lunga meno problematico. E’ anche molto più gradevole richiamare l’attenzione del nostro interlocutore sui suoi errori rispetto a subire un richiamo sulle nostre ombre o sui nostri errori. Ma sono proprio queste situazioni spiacevoli a essere i nostri migliori maestri. Ed è proprio dalle relazioni o dagli incontri difficili e dolorosi che ci costringono ad una sfida con la realtà, che possono arrivare i benefici, sempre ammesso che si dia loro spazio , che li si affronti e che si traggano insegnamenti da queste esperienze. In questo caso ci saranno più occasioni in cui si individueranno nuovi aspetti della propria personalità. Ci si avvicinerà al nucleo della propria identità e si svilupperà passo dopo passo la propria vera forza interiore da cui avrà inizio una nuova vita.

Tutto ciò significa: ACCETTA TE STESSA! Vivi i tuoi pensieri e attraverso loro la tua vita! Liberati dall’oppressione facendo tutto ciò con coscienza e amore. La “battaglia dei sessi” è un disconoscimento della reale problematica. AMA TE STESSA  e smettila di preoccuparti!

Solo tu stessa puoi fare in modo di ESSERE TE STESSA.

La vita ti aspetta. Abbi il coraggio di accettarti per come sei. La vita ti ha voluta così!!!!

Dimostrare qualcosa, ma perché e a chi …?

FRECCETTE

Spesso diventiamo quello che gli altri ci dicono che siamo; anche se dentro di noi sappiamo che siamo ben altro, è un modo triste per depistare gli inseguitori e a volte purtroppo per perdersi e non trovarsi più. Fare finta che tutto va bene, sì per un po’ si può fare, ma poi?  Dimostrare qualcosa che non è risulta ancora più triste e inutile, e poi, perché? Sarebbe come fare il bagno in un luogo bellissimo e poi scoprire che c’è uno scarico fognario. Faresti finta di nulla e continueresti ad immergerti tra colibatteri e residui fecali?

Perché accontentarsi quando puoi scegliere il meglio? Che cosa credi che ti manchi? Te la stai raccontando … non ti manca nulla!!!

Se ti va, prova a fare questo esercizio: prendi carta e penna e scrivi una lista di cose che non hai fatto per paura che sarebbero state criticate dagli altri. E soprattutto decidi e metti a fuoco chi sono questi “altri”.

Una volta che li avrai individuati, visualizzali affidando ad ognuna di queste persone il progetto a cui hai rinunciato per paura di quello che potrebbe aver pensato.

Prendi delle buste, scrivi il nome di ciascuna persona che ti ha apparentemente frenato e inserisci in ogni busta la descrizione dell’episodio avvenuto.

Alla fine dell’esercizio guarda quanto sono gonfie queste buste. Alcune sono sottili, mentre altre sono lì per scoppiare? Almeno due non potrebbero essere neanche chiuse ? Per vivere al meglio e diventare un “vincente” occorre che tu lascia andare quello che non ha funzionato nella tua esistenza. Per farlo occorre “perdonare” tutti quei nomi. Molte di quelle buste riportano nomi che ti sono familiari? Le due più gonfie sono quelle dove c’è scritto il nome di mamma e papà?

Molte persone meravigliose sono state apparentemente poco amate da uno dei genitori o comunque hanno avuto uno o tutti e due i genitori con importanti problemi ad esprimere il loro amore. Così, inconsciamente, essi sono diventati efficaci e potenti nel disperato tentativo di poter proteggere uno dei genitori e contenere o salvare l’altro. Oppure hanno conseguito vittorie al fine di raggiungere risultati tali da rendere impossibile il non riconoscimento da parte loro. Ma spesso questo, anche se è avvenuto, non è arrivato nei tempi necessari per migliorare la qualità della realtà affettiva di tutti.

Ci sono genitori che continuano ad alzare l’asticella su cui i loro figli devono saltare e non basta mai quanto in alto tu sia riuscito ad arrivare.

Evita di sentirti indifeso rispetto al ricordo delle dinamiche intercorse qualora queste non siano state vincenti. Ogni cosa irrisolta con i tuoi genitori si “appiccicherà” nelle tue relazioni e le influenzerà negativamente. Mille volte meglio risolvere e “guarire” quello che hai salvato riguardo a tutto quello che non ha dato buoni risultati, solo così potrai essere veramente libero di realizzare al massimo il tuo potenziale.

Ricordati che ogni volta che non metti tutto l’impegno che puoi esprimere per raggiungere il risultato, sei portato ad accettare compromessi e sarai pronto a diventare quello che rimpiangerà di non essere divenuto qualcuno: a quel punto sarai capace di prenderti la tua responsabilità e di ripartire? O punterai il dito contro tutti coloro che ti avrebbero impedito di arrivare? Sei proprio sicuro che siano stati “loro” a farti scivolare? Quanto sarebbe meglio se tu ti accorgessi che hai fatto invece tutto da solo, sempre, ma specialmente quando le cose non hanno funzionato?

Fermati un attimo a riflettere, è tempo ben speso. Come potrebbe l’immobilità permetterti di arrivare da qualche parte, in quale modo potrebbe mai farti raggiungere qualcosa?

Mentre fino a questo momento ogni “no” ci crocifiggeva , ora è fondamentale riconoscere che sono i modi di pensare che avevamo ieri che ci hanno condotto e accompagnato a quello che siamo oggi, a tutto questo! L’importante è evitare di sentirsi incompresi e spostare le proprie energie su qualcosa di altro a cui teniamo comunque tantissimo in modo da superare l’impasse e riprendere il cammino.

Questo significa capacità di scelta e non ha nulla a che vedere con la rinuncia bensì con una messa a fuoco più produttiva e concreta. E’ necessario semplicemente smettere di avere timore, cambiare pensieri, prestare più attenzione, orientarci verso qualcosa di più adatto ai percorsi che abbiamo in mente e CE LA FAREMO!!!!

Noi sappiamo tutto, occorrerebbe tenerne conto! Talvolta sarebbe molto più utile smettere di spingere il fiume e forse sarebbe proprio lì che ci accorgeremmo che sì, quel risultato lo abbiamo raggiunto!

Quanto ti ami?

amore per sè2

“…Io guardo me stessa con gli occhi dell’amore,  e mi sento al sicuro…”. L.Hay

 

“Ama il prossimo tuo come te stesso” – suggeriva Gesù, e il giovane gli chiese “ma chi è il mio prossimo?”. Non chiese: “E come devo amare me stesso?”. Il racconto dà per scontato che amiamo noi stessi. Molto e nel modo giusto.

Ma è davvero così, oggi e qui? E cosa significa esattamente?

Ora chiedo a te che mi leggi: “Vorresti essere amata dagli altri o da qualcuno in generale?” Se la risposta è sì, sarebbe logico supporre che tu abbia una buona opinione di te stessa. Che ti apprezzi e ti accetti. Altrimenti con quale “diritto” ti aspetti di essere amata dagli altri? Sei forse un mostro che inganna gli altri sul proprio valore? Oppure sei amabile per qualche ragione, non lo hai ancora scoperto e ti aspetti che invece siano gli altri a scoprirlo?

E quale potrà mai essere il tuo amore per gli altri, se ne hai così poco per te stessa? Se gli altri scoprissero quanto poco ti senti amabile, ti amerebbero ugualmente? E se, invece, nascondi sempre il tuo pensiero su questo punto, non stai forse imbrogliando?

A questo proposito moltissime persone non osano dire la propria opinione per paura di non essere accettate o capite dagli altri.  In realtà perdono così l’unica occasione di essere accettate per quello che sono, e inoltre questa tattica non porta vantaggi all’autostima.

Il coraggio e una giusta autostima sono due caratteristiche strettamente correlate. Difficilmente si potranno affrontare delle decisioni se si dubita del proprio valore.

Come vorresti essere amata dagli altri? Con piena com-prensione per come sei veramente? Con totale accettazione, sia di come sei oggi, sia di come potresti diventare? Senza l’illusione e la pretesa di essere perfetta?

Allora comincia a dare a te stessa questo amore incondizionato!

E se ti continui a lamentare che non riesci ad essere apprezzata per il tuo vero valore, non potrebbe essere perché sei tu a credere poco in te stessa?

Se leggendo hai risposto :” E’ vero, ma mi sento giù” prova a mettere in atto il seguente programma di “pronto soccorso”

  • Prendi carta e penna e fai un elenco di tutte le cose che apprezzi di te stessa
  • Prova a fare tutto quello che fai con la massima attenzione mettendoci più entusiasmo possibile
  • Fai qualcosa in cui riesci bene. Datti una pacca sulla spalla per il risultato sorridendo davanti allo specchio
  • Attenzione alla postura: schiena dritta, spalle morbide, occhi alzati…. Un profondo respiro.

Se invece vuoi a tutti i costi buttarti giù, vi sono degli ottimi sistemi: vedersi come vittima e chiedere compassione, “pitturare” mentalmente la stanza, o la vita intera di grigio, richiamare alla mente i disastri nel mondo dell’ultimo mese e fantasticarci sopra .

Quando ne hai avuto abbastanza è ora di invertire la rotta e di usare come mantra la seguente frase: “Pensa in nuovi termini!!!”

Non termini semplicemente diversi bensì totalmente nuovi. L’inaspettata creatività che tirerai fuori ti farà ri-nascere.

Prova ad esempio a pensare in termini nuovi a te stessa. Abbandona tutte le etichette e i titoli professionali, sociali e prova a piacerti semplicemente come Essere…

IO SONO…….

Trovare il modo per dare la colpa per un qualsiasi evento a qualcuno “sembra” un modo di amarci: in fondo ci risparmia un dolore e al momento ci fa stare meglio.

In realtà ci danneggia e molto: non vediamo la nostra parte di responsabilità in un dato contesto, quindi non miglioriamo e in più tratteniamo con noi, attraverso gli anni, gli spettri del passato, con sentimenti, emozioni e pensieri negativi.

L’unica persona che può fare qualche cosa di veramente importante per te e che può cambiare le cose in meglio…. Sei TU!

Sul senso del vivere

tante strade 1

Lilli Carmellini – Tante Strade   http://www.lillicarmellini.it/Tante-strade.html

“Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero….” Krishnamurti

Vari e articolati studi sulla società riguardanti i “nuovi valori” concordano tutti nel dire che ad occupare il primo posto nella gerarchia dei valori non sono né la famiglia, né i figli, né il successo, il denaro o la salute, bensì il SENSO.

Per la maggior parte degli individui la questione più importante a cui dare una risposta è quella del senso della propria vita.. Dove trovare quindi la soluzione a questo interrogativo???

Il saggio Krishnamurti dice: “la verità è una terra senza sentieri”. Se si leggono queste parole con attenzione, all’inizio si rimane un po’ confusi, perché in realtà, cercando la verità, ci farebbe piacere sapere quale strada dovremmo imboccare. Ma è proprio questa scelta ad apparire sbagliata al filosofo, che era invece convinto che ogni uomo dovesse trovare una sua “propria strada verso la verità”.

E’ vero che per ogni uomo valgono le leggi della matematica o della gravità, quindi per così dire la “verità oggettiva”, ma accanto a questa, e non meno importante, c’è anche la “verità soggettiva”, la verità del proprio cammino di vita.

Questo non è affatto prestabilito, ma si snoda davanti ai nostri occhi nel momento in cui lo si percorre.

La risposta alla domanda sul senso della vita non si trova quindi in dogmi imposti, dottrine salvifiche o prescrizioni, ma nel proprio cuore.

Altre “verità soggettive” possono essere meravigliose ispirazioni per il proprio cammino, tuttavia questo non sarà mai sovrapponibile agli altri progetti ed esperienze di vita. La propria vita rimane un’avventura!!!

E per poter iniziare il “grande viaggio” è necessario armarci di una buona dose di coraggio per far piazza pulita del vecchio e metterci in una condizione di ascolto interiore per cogliere quelle ispirazioni (vedi il post precedente sull’Intuizione) che possono illuminarci il cammino.

L’individuazione di un senso conferisce alla vita stabilità e radici robuste a cui ancorarsi, che donano allo stesso tempo forza e chiarezza. Chi desidera realizzare con successo la ricerca di un senso, si renderà presto conto che quest’ultima non prevede un termine. Essa ha luogo “qui e ora”, senza, tuttavia, che si giunga ad un termine. La Vita prosegue il suo cammino in eterno. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.

Il modo migliore per iniziare la ricerca di un senso è porsi questa domanda: “Che cosa voglio?”

Se ci porremo questa domanda in maniera sincera e profonda non si tratterà di piccole questioni materiali esteriori, ma vi riconosceremo una prospettiva. Vedremo scintillare nuovi orizzonti, anche se questi sembreranno essere lontani ancora anni luce. Rivolgiamo lo sguardo a questi orizzonti lontani trovando la connessione con il nostro cuore……

Un autore sconosciuto ha espresso questo con parole che trovo particolarmente ispirate

“ La vita non dovrebbe essere un viaggio organizzato verso la tomba,

che raggiungiamo sicuri e senza contrattempi in un corpo attraente e ben conservato.

E’ piuttosto un percorso per vie traverse,

con un bicchiere di champagne in una mano,

una manciate di fragole nell’altra,

il corpo scrupolosamente consunto dall’uso,

il cuore aperto,

lo spirito libero da vincoli,

l’anima pronta a librarsi in alto,

gridando esausti: … “Wow, che viaggio !!!!!

Perchè non accettiamo la realtà: le 5 libertà per vivere consapevolmente

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Tra i vari motivi per cui mettiamo davanti a noi barriere, difese, scuse per non accettare  la realtà , due , sono a parer mio, le più dure a cambiare.

Non accettiamo la realtà perché molto spesso abbiamo imparato che c’era il modo giusto di fare le cose, di vivere, di manifestare la nostra verità.

Perché abbiamo imparato a non vedere quello che è, bensì piuttosto quello che crediamo di dover vedere.

Negli anni settanta una psicoterapeuta assai famosa, antesignana ella terapia famigliare, aveva riassunto magistralmente questa situazione postulando cinque libertà che l’essere umano era necessario imparasse se voleva vivere consapevolmente fino in fondo.

Secondo Virginia Satir la prima libertà consiste nel “vedere e capire ciò che è, anziché ciò che dovrebbe essere, che dovrebbe essere stato e che dovrebbe prodursi”.

Accettare quello che è , come ho già scritto in precedenti post, significa riuscire a prescindere temporaneamente da tutto quello che ci è stato detto riguardo tale realtà, vuol dire essere in grado di entrare in contatto con essa riducendo al minimo filtri e programmazioni mentali.

Vedere e capire ciò che è sembra semplicissimo, ma la nostra interpretazione oppone una strenua resistenza. Vediamo in funzione di quello che crediamo di dover vedere e capiamo in funzione di ciò che crediamo dover capire.

Vedere e capire ciò che è; nessuna soluzione è possibile fino a quando non riusciamo ad accettare ciò che è, fino a quando non ci permettiamo di vedere e di capire ciò che è.

La seconda libertà consiste nell’”avere il coraggio di dire quello che sentiamo e pensiamo”, anziché quello che crediamo di dover sentire e pensare.

Parecchie persone non possiedono questa libertà personale. Quanto dicono pertanto non corrisponde a ciò che è, a ciò che sentono e pensano davvero, bensì è quello che i loro pensieri irrazionali le inducono a credere sia opportuno sentire e pensare.

Molte vite vengono rovinate perché non si ha la libertà di dire quello che si sente e si pensa!

Che si tratti della famiglia, della coppia, della vita professionale o delle relazioni amicali, tante persone hanno imparato a dire soltanto quello che sembra loro adatto alla situazione o alle persone con cui si trovano.

Il tutto ha inizio durante l’educazione del bambino, quando i genitori non riescono né ad ascoltare né a dialogare con lui, oppure si arrabbiano se il figlio dice sinceramente quello che pensa o sente. Si prosegue poi con la vita familiare e sociale, in particolare nelle coppie in cui uno dei partner prende il potere, instaurando una specie di terrorismo emotivo, “costringendo” l’altro a filtrare tutto quello che dice e spesso a esprimere qualcosa di diverso da quanto pensa e sente.

La terza libertà consiste nel “permettersi di provare ciò che  si prova”, anziché quello che si crede di dover provare.

Per esempio, se nella coppia l’amore è scomparso, se uno dei due partner non prova più amore per l’altro, succede che la persona si convinca di dover provare amore e non si permetta di rimanere davvero in contatto con quanto avverte, dando così vita ad un rapporto e ad un discorso fittizi che le impediscono di prendere in considerazione ciò che è e  magari di accettarlo per poter costruire qualcosa di altro.

La quarta libertà è quella di “chiedere con chiarezza ciò che vogliamo”, anziché aspettare che ci venga data una ipotetica possibilità di farlo.

A causa della loro educazione e delle loro credenze, molti sono coloro che vivono in una dolorosa illusione, convinti a torto che questa illusione sia la realtà. Non hanno quello che desiderano, vivono male perché si impediscono di comunicare i loro bisogni e desideri.

Infine, la quinta libertà consiste nel “mettersi in gioco in prima persona” anziché ricercare unicamente la sicurezza e l’immobilità.

A seconda della loro capacità di vedere la realtà e accettarla, le persone si concedono il diritto di intraprendere, di agire, di correre rischi calcolati oppure, al contrario, vivono confinate e mutilate di ogni ambizione.

Sviluppare quindi la capacità di essere davvero in contatto con la realtà, di vivere il momento presente, ci permette poco a poco di accettare quello che è per decidere poi quale strada prendere

L’ostinazione nel proseguire un relazione ormai esaurita ….

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Molto spesso i rapporti “alla deriva” continuano a causa del senso di conforto e di sicurezza che la familiarità offre unita alla paura di stare da soli. Ciò detto accade sovente che, quando la persona osa interrompere un rapporto ormai esaurito, si renda conto dell’infondatezza dei suoi timori provando, invece, un alleggerimento e un n uovo senso di vitalità ed energia.

Altri, invece, perseverano nella relazione sperando di poterla migliorare. Eppure, troppo spesso il torpore erode la forza vitale stessa del rapporto, facendo affievolire ogni speranza di cambiamento.

Altri ancora un giorno si accorgono all’improvviso che stanno vivendo e dormendo accanto a qualcuno che non amano più, e riescono a trovare dentro di sé, nell’esigenza di difendere la propria energia vitale, il coraggio di andarsene.

Il fatto di perseverare in relazioni ormai esaurite può essere il risultato di un rapporto genitore-figlio debole, impersonale o formale, segnato da una repressione dell’amore genitoriale. Questo tipo di inibizione comprende di solito uno o più dei seguenti aspetti:

  • Cultura familiare che privilegia le buone maniere e la forma
  • Repressione delle manifestazioni d’amore e mancanza di spontaneità al riguardo: il genitore non dice mai al bambino “ti voglio bene” o “sei un amore”, o lo fa molto di rado
  • L’amore è limitato a piccoli gesti affettuosi, come ad esempio l’offerta di cibo
  • Il bambino non si sente adeguatamente aiutato quando è angosciato
  • Il bambino sente che i genitori non condividono la sua gioia o addirittura viene criticato per essersi sovraeccitato

Il messaggio implicito che arriva al bambino è che, nel caso in cui dovesse provare grandi emozioni, come rabbia, angoscia o cocente delusione, i suoi genitori non sarebbero in grado di rispondere adeguatamente. Spesso per effetto di come sono stati trattati da bambini, questi genitori non sono in grado di affrontare le emozioni più intense dei figli, e pertanto si allontanano da loro (fuga) o li criticano (attacco). Come risultato, il bambino impara che le forti emozioni sono pericolose e minacciose e devono essere bloccate.

Non stupisce quindi che bambini educati in questo modo crescendo riescano ad instaurare solo rapporti emotivi superficiali. Da adulti potranno sposarsi, avere dei bambini, un buon lavoro, ma non riusciranno mai ad arricchire il loro rapporto con una intimità spontanea e/o condividendo con il partner le loro sensazioni più profonde riguardo a se stessi, la vita e il partner stesso.

Alcune persone, invece, mantengono rapporti ormai in via d’esaurimento in età adulta sempre per motivi che affondano nell’infanzia, ma di tenore ben diverso. Queste persone hanno assistito a troppi spaventosi sfoghi vulcanici di una figura genitoriale. Da questo hanno anch’esse imparato che le emozioni forti sono pericolose. Pertanto, le reprimono in se stessi privilegiando rapporti caratterizzati da un blando investimento emotivo perché vi si sentono più al sicuro. Tuttavia, come abbiamo visto nel post precedente, ironicamente è proprio questa “sicurezza” a privare una relazione della sua forza vitale.

Un altro esempio di relazione che può trascinarsi per forza d’inerzia è la relazione simbiotica dove entrambi i partner hanno una tale fobia del conflitto da “concordare” di avere gli stessi punti di vista sulla vita, le stesse sensazioni sulle persone che li circondano, le stesse opinioni su politica, società, cultura. Ciò significa poter tener ben lontana dalla loro relazione quella cosa pericolosa che risponde al nome di “conflitto”.

In una relazione simbiotica i due partner si fondono sotto molti aspetti in una persona sola. Possono persino cominciare a dire cose come “noi pensiamo”, “noi sentiamo” etc … Alcune coppie simbiotiche hanno anche, letteralmente o metaforicamente, un qualche “rifugio” cui possono accedere solo loro, sbarrando la porta ad ogni altra avventura o esplorazione.

Alcune relazioni simbiotiche sopravvivono a lungo perché entrambi i partner amano trascorrere un sacco di tempo a lagnarsi degli altri, trasferendo in tal modo sugli altri tutte le sensazioni di rabbia, rancore e amarezza che provano l’uno nei riguardi dell’altro, collusi a giocare a “tu e io contro il mondo”.

Nel caso in cui , però, uno dei due dovesse mai  rompere il tacito accordo di non concordare su tutto, e osasse comportarsi in modo diverso o esprimere un’opinione diversa, potrebbe suscitare l’indignazione della’altro. Quest’ultimo potrebbe prorompere in un “Come osi dire/pensare questo? Hai infranto il nostro patto!”. Sarebbe come far esplodere una bomba nel rapporto. La ricaduta potrebbe essere tanto esplosiva e violenta da distruggere la relazione stessa.

Concludendo, spesso è difficile valutare la qualità di una relazione importante. Di conseguenza, è arduo decidere se convenga mantenerla e lavorarci su o chiuderla e passare oltre. Da una parte c’è il rischio di allontanarsi da un rapporto fondamentalmente arricchente perché non corrisponde ad una immagine fiabesca e idealizzata di come dovrebbe essere una relazione intima. Dall’altro, quello di perseverare in un rapporto sempre più povero di emozioni soltanto perché sicuro e confortevole.

Ricordiamoci, tuttavia, che per vivere pienamente è necessario osare e il coraggio di lasciare andare quello che ci accorgiamo essere diventato una zavorra è la condizione necessaria per poter godere del cammino ……

“Aprendo la porta di servizio, Colin rabbrividì alla ventata

di aria fresca proveniente dal mondo esterno …” Cook

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liberamente tratto da:

M.Sunderland – Disegnare le relazioni – ED.Erickson