Tag: essere

“To be or not to be …”

to be or not not to be

Vi sono persone che hanno superato lo scoglio! Hanno cambiato vita, aspetto, lavoro. Molte di esse ne escono rifiorite, trasformate, perché il passaggio all’azione era desiderato e pensato come salutare per il loro equilibrio. Queste persone esprimono allora un’allegria e un entusiasmo reali e tangibili.

Il cambiamento può essere vissuto come una formidabile opportunità, poiché è un invito a scoprire quello che siamo e ad esprimerlo. E’ necessario tuttavia che esso sia pensato, riflettuto e maturato prima di passare all’azione; solo in questo modo diviene un gesto di liberazione e realizzazione.

Quindi, potremmo chiederci, dove trovare l’energia necessaria per il cambiamento?

In momenti diversi della nostra vita tracciamo dei bilanci. Compleanno, capodanno, matrimonio … sono altrettante tappe che ci spingono a lasciarci alle spalle un periodo e a situarci in rapporto alle proiezioni del passato. Sono diventata quello che volevo essere? Sono felice? Mi piace vivere in questo modo? La risposta negativa ad una di queste domande dovrebbe stimolare un desiderio di cambiamento, perché ci porterebbe a constatare che il nostro Io non si è affermato ma, al contrario, vive atrofizzato. Eppure, non tutti abbiamo le stesse armi per passare all’azione.

Freud , padre fondatore della psicoanalisi, osservava che le persone  tengono più alle loro “nevrosi”, al loro malessere, che a ciò che sono. Egli identificava nell’essere umano due forza antagoniste: una pulsione di vita (fatta di elementi dinamici, di desideri che stimolano al cambiamento) e una pulsione di morte (che ci mantiene in uno stato di inerzia) alla quale la prima si oppone. Queste due pulsioni sono collegate alla nostra parte più primitiva e noi non abbiamo altra scelta che rifuggire la seconda e instaurare un compromesso tra queste due forze che si scontrano in noi. L’equilibrio raggiunto è più o meno stabile e può generare crisi  di varia intensità, dalla semplice percezione di ansia all’angoscia più nera.

Ovviamente le probabilità di cambiare sono maggiori quando le cose non vanno o, peggio, quando si soffre. Il cambiamento comporta allora una reazione di fronte ad una saturazione, ad un recipiente che ormai ha raggiunto l’orlo e rischia di tracimare.

“To be or not to be …”, “Essere o non essere …” ancora una volta tutto ci riporta a ciò che siamo e a ciò che non siamo. A quello che rinunciamo ad essere o a quello che accettiamo di essere …“A essere o a non essere …”

Essere necessita di un intimo dialogo con se stessi. Questo ci rimanda una volta ancora al nostro “lì e allora”.  Per esistere dobbiamo passare da una posizione di sottomissione, in cui facevamo di tutto per essere amati, ad uno stato d’azione, di affermazione e quindi di cambiamento.

Esistere implica la capacità di proiettarsi nell’avvenire attraverso azioni piacevoli, non costrittive, che apportano soddisfazione e arricchimento interiore, attingendo alle nostre risorse, alla nostra insita capacità di raggiungere ciò che ci fa stare bene.

Essere non è altro che dialogare con la nostra “pulsione di vita”, accompagnarla, mantenerla e ovviamente incanalarla.

Essere significa divenire. La questione è sapere quali sono i nostri specifici desideri, quelli che alimentano la nostra esistenza ….

Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale. C.S. Lewis

Sulla “quantità” …..

DONNA IN ACQUA

La vita non è un avere e un prendere, ma un essere e un diventare. M. Loy

Siamo tutti ossessionati dalla quantità.

Quanto vale, quanto valgo, quanto mi ami, quanto manca, quanto mi manchi, quanto peso, quanto costa, quanto possiedo, quanto piaccio, quanto mi piace …..mescolando fattori emozionali con questioni pratiche, spesso confondendone i piani.

La quantità è diventata un’attrazione fatale da cui fatichiamo a distoglierci. Sarebbe bene quindi fermarsi un attimo a riflettere su come mai la nostra attenzione sia più delle volte catturata dalla quantità.

Le ragioni possono essere molte: la smania di possesso, il bisogno di controllo, la competizione per il potere etc….

Per quanto ci abbiano da più parti ripetutamente messi in guardia rispetto al rischio di confondere l’Essere con l’Avere, ancora facilmente cadiamo nella trappola. E continuiamo a quantificare, per certificare un possesso che, seppur a torto, ci fa sentire più forti, più importanti, decisamente più sicuri.

Abbiamo la convinzione di valere quanto più possiamo contare su benefici, titoli, proprietà ma anche conferme, riconoscimenti, approvazioni. In un accumulo quasi seriale di “averi” che sembrano non dover bastare mai a rassicurarci.

Puntiamo alla conquista di risultati che dovrebbero servire a dimostrare il nostro successo, la nostra realizzazione e in nome di ciò miriamo a quanto c’è di più appariscente e tangibile.

Sacrifichiamo a volte il nostro benessere fisico per raggiungere quelle vette quantitative, le sole capaci, a nostro avviso, di placare la fame di riconoscimento.

“Sono in quanto ho” e questo in un loop infernale che richiede ogni volta prestazioni migliori per ottenere di più.

Il continuo rincorrere una meta che spostiamo sempre più avanti si inghiotte la soddisfazione per ciò che si raggiunge, mandando sullo sfondo il risultato considerato unicamente nella sua valenza di nuovo inizio e non vissuto per la gratificazione che può portare con sé.

In questa folle corsa, destinata a rimanere tale, l’energia vitale si esaurisce l’ambiente ci invade e la nostra “abilità di risposta” viene meno. Risultato? Il nostro progressivo prosciugarci perdendo sempre più di vista quello che siamo e quello che abbiamo raggiunto.

Questo ossessivo bisogno di quantificare vale naturalmente anche per gli stati emotivi e gli affetti in particolare.

Siamo continuamente alla ricerca di attestazioni che ci convincano dell’intensità dei sentimenti che gli altri nutrono nei nostri confronti.

Nelle relazioni di coppia, sottoponiamo spesso il nostro partner ad assillanti prove d’amore e di fedeltà volte a rassicurarci.

Vogliamo essere sicuri, pensare di avere il controllo delle situazioni. Abbiamo bisogno di domandare “quanto?” nella speranza di poterci assicurare un grado di conoscenza più elevato così da poter gestire le diverse variabili in gioco in qualsiasi circostanza.

Pensiamo che il “sapere” e la “conoscenza” ci diano quel vantaggio necessario a prevenire, per quanto possibile, l’accadere degli eventi anche in quei contesti, come i moti del cuore, in cui i dubbi e le incognite regnano sovrane.

Il “quanto mi ami?” diventa il tormentone non solo della pubblicità ma anche di molte vite di coppia, risultando, il più delle volte, un enigma impossibile da risolvere. Nessuna risposta al quesito può essere davvero convincente, e anche se questo lo sappiamo molto bene, tuttavia non rinunciamo al tentativo di misurare l’amore di cui siamo fatti oggetto da parte degli altri.

Forse a questo punto è necessario riappropriarci della nostra Essenza, quella parte che fa di noi l’essere Unico che siamo e che è Valore a prescindere dal “quanto”.

Quella parte il cui riconoscimento non si può deputare all’esterno; che nasce e cresce nell’accettazione costante e amorevole di noi stessi.

Quella parte che c’è e ci sarà sempre e che non ci lascerà mai soli .

L’Essenza dove risiede la nostra divinità, quel luogo sacro e inviolabile da cui parte la nostra espansione e a cui si ritorna in un ciclo continuo di pieni e vuoti.

E allora e solo allora non avremo più bisogno di quantificare e finalmente potremo dire con il cuore:

Io Valgo ….. in quanto Sono!

” io Valgo perchè esisto, perché vivo, perché respiro, perché sento, perché penso …”

Ricordiamolo sempre: NOI VALIAMO …. Anche se non abbiamo realizzato niente di importante, anche se siamo una frana, anche se siamo l’ultima persona sulla terra.

E guai a chi ci dice il contrario , anche noi stessi …

Permettete a voi stessi di essere l’essere che siete

IO SONO 8

Per essere sereni, bisogna conoscere i confini delle nostre possibilità, e amarci come siamo. Romano Battaglia

Ben ri-trovati a tutti 🙂  eccoci nuovamente all’appuntamento con il #postdellunedì e per iniziare bene questo nuovo anno lavorativo, ricominciamo da noi, provandoci ad amarci e accoglierci per ciò che siamo ………

Che cosa è esattamente l’amore verso se stessi? Secondo la mia esperienza è qualcosa di molto più sottile e profondo di un tonificante discorso di incoraggiamento, senza togliere nulla neanche a questo, portato avanti da vari guru dell’autoaiuto che proclamano: “Credi in te stesso, sei fantastico, e accidenti a te, piaci alla gente!!”

L’amore per se stessi è qualcosa di molto più sacro e misterioso di così. E’ una luce interna o un’atmosfera di calore che gradualmente ci attraversa man mano che impariamo a dire di sì a noi stessi come siamo proprio ora. La cosa più amorevole che possiamo fare per noi stessi è permettere a noi di Essere. Essere cosa? Quelli che siamo, naturalmente.

Questa è la definizione di amore che vi propongo per voi stessi: permettere a voi di essere l’essere che siete ….

L’amore per se stessi comporta un sì a me stesso in ogni esperienza di vita, anziché una visione rigida di cosa o come dovrei essere. Qualunque idea abbia su chi io sia o su chi dovrei essere non è mai perfetta perché è sempre inferiore alla mia presenza vivente, che si manifesta in modo nuovo in ogni momento. Chi sono non è un’entità fissa ma una corrente dinamica di esperienza viva in ogni momento: ogni volta che mi lascio essere.

Provate a fare questo esperimento: che cosa accade quando permettete a voi stessi soltanto di esistere, proprio in questo momento, senza fare affidamento su nessuna delle immagini familiari e delle convinzioni immagazzinate sull’hard disk della memoria per sapere chi siete? All’inizio si può provare un senso di disorientamento. Se siete in grado semplicemente di rilassarvi in questa esperienza per un attimo, ci può essere un istante in cui sentite voi stessi in modo nuovo, come una presenza viva, un essere misterioso e insondabile che è aperto e sveglio e pronto a rispondere alle mutevoli correnti di ogni momento.

Lasciatevi aderire a questo essere anche se all’inizio sarà per un momento, ogni tanto. Vi aiuterà ad entrare in contatto con voi stessi, facendovi immediatamente assaporare la vostra dignità e il vostro valore intrinsechi.

Momenti come questi rendono possibile la felicità per il mero fatto di essere vivi.

Un ulteriore passo nella crescita dell’amore di sé consiste nell’essere in grado di apprezzare ciò che solo noi possiamo offrire. Ognuno di noi ha uno speciale contributo da dare al mondo, soprattutto quando veniamo fuori come gli esseri che siamo.

L’abitudine di paragonarsi agli altri o di provare ad assomigliare a loro è uno dei maggiori ostacoli all’amore per sé. La preoccupazione di essere come gli altri, o migliori o peggiori di loro, è un modo di rifiutare se stessi. Ognuno di noi ha un talento proprio ed esclusivo: una persona può essere una madre di tipo speciale, un’altra un efficace comunicatore, un’altra un ascoltatore sensibile. La bellezza di questi talenti può brillare soltanto quando apprezziamo ciò che vuole passare attraverso di noi senza cercare di essere all’altezza di uno standard prestabilito nella nostra mente.

Vado oltre: anche tale descrizione dei talenti della persona fallisce il bersaglio perché il dono più speciale che abbiamo da offrire è la qualità viva della vostra esperienza, la scintilla indescrivibile che fa di noi Noi ….

Ogni anima ha il suo carattere pieno di sfaccettature come una pietra preziosa. Anche se nessuno può stabilire cosa sia questo “qualcosa di speciale”, è ciò che le persone amano in noi.

Specificità significa “proprio così”. Tu sei proprio così alla tua maniera, io sono proprio così alla mia. Noi tutti siamo quello che siamo e alla fine dei conti non possiamo essere altro che ciò che siamo. E questa è una ragione per rallegrarsi.

Amare se stessi per come si è potrebbe sembrare egoismo. In realtà fornisce la base più forte di tutte per amare gli altri. Lasciare noi stessi l’essere che siamo ci aiuta a riconoscere di lasciare che anche gli altri siano quello che sono. Uno dei più grandi atti d’amore è di permettere agli altri di essere diversi da noi e liberarli dalle nostre richieste e dalle nostre aspettative. Quando capiamo che gli altri hanno le loro leggi e devono seguire la propria strada nello stesso modo in cui lo facciamo noi, il bisogno di controllarli o di renderci più importanti di loro svanisce.

Allentare i concetti di sé, permettere a noi stessi di fare la nostra esperienza, permettere a noi stessi di essere l’essere che siamo, dire di sì a noi stessi, essere benevolmente comprensivi verso le nostre debolezze sono tutti modi di aprire a noi stessi il nostro cuore. Quanto più gustiamo di trovarci interiormente in contatto con noi stessi, tanto più sorge una luce interiore che è l’esperienza diretta e immediata dell’amore per noi stessi.

Nel bene e nel male è per noi ….

essenza-di-se-1

C’è un’isola di opportunità in mezzo a ogni difficoltà. Anonimo

L’Universo è una perfetta combinazione di ostacoli e benedizioni.

E’ bene sempre tenere a mente, per sviluppare al meglio coraggio e capacità per raggiungere i nostri sogni, che le sfide che ci troviamo davanti sono disegnate perfettamente per noi.

Per quanto sia difficile accettarlo, specialmente nel momento in cui ci troviamo nel mare burrascoso delle difficoltà, non ci vengono mai presentate situazioni che non siano all’altezza delle nostre capacità di superamento.

D’altro canto se camminiamo nella vita con gli occhi chiusi o con lo sguardo troppo per aria è inevitabile, prima o poi, finire in una pozzanghera di fango, ed è altrettanto normale chiedersi come mai si è finiti lì. La differenza sta nella maniera in cui ci poniamo questa domanda.

Un modo è quello di sentirci vittime di quello che ci è accaduto, con la perenne domanda “perché capitano tutte a me?”

Il risultato di questa modalità “vittimistica” è la chiusura totale nel vedere oltre, e ci lascia in uno stato di immobilità ai piedi della vita con davanti a noi una serie infinita di pozze di fango.

Al contrario se intendiamo imparare dalla vita, potremmo aprire gli occhi su un orizzonte più grande; sedendoci sulle radici della vita pronti ad imparare, comprendere e sentire, sviluppando l’intuizione e tirando fuori le capacità creative di adattamento a quello che ci accade.

Per poter fare tutto questo è però fondamentale avere ben presente che qualunque cosa ci accade non sta succedendo a noi ma per noi. Questa è la lampadina di Archimede, il cambio di paradigma che ci trasporta da una visione passiva di noi stessi ad una visione attiva e aperta a tutto ciò che la vita ci pone di fronte.

In tutto quello che troviamo sul nostro cammino c’è sempre un’opportunità da cogliere, un’occasione per comprendere cose che altrimenti non avremmo mai capito, una possibilità di evolvere lasciando dietro di noi quello che non serve più.

Ogni cosa è per noi, nel bene e nel male!

Ci è stato dato il potere incredibile di scegliere, di creare la nostra vita e la responsabilità di queste decisioni è sempre la nostra.

Essere capaci di guardare in faccia ciò che non conosciamo senza paura, affidandoci alla nostra saggezza è quello che la vita ci chiama a fare ogni giorno.

Anche quando ci troviamo in una situazione che inizialmente è fuori dal nostro controllo, la scelta di stare in quella situazione o in quel modello di comportamento è nostra, così come la scelta di cambiare.

Non siamo onnipotenti e non abbiamo il potere di controllo su ogni cosa che ci accade, nello stesso tempo non possiamo sempre scegliere tutto quello che ci capita; siamo però responsabili di come reagiamo a quell’evento. Il libero arbitrio ci da’ la possibilità di utilizzare la consapevolezza e l’intuito per diventare ciò che possiamo diventare. Ecco perchè ogni cosa è per noi e se accade c’è senz’altro un motivo.

Spesso diamo la colpa agli altri, proiettando fuori di noi la nostra paura di cambiare, è infatti senz’altro più facile incolpare qualcun altro piuttosto che assumersi la responsabilità delle circostanze e così affrontare l’ignoto.

Proviamo a cambiare prospettiva e pensare, quando ci troviamo impantanati nella famosa pozza di fango, che ciò che sta accadendo non è a noi ma per noi.

Improvvisamente tutto cambia, i pezzi del disegno trovano la loro giusta collocazione e quello che ci sembrava un dramma o qualcosa di insuperabile diventa un’opportunità di crescita.

L’Universo è in uno stato di costante movimento, sempre in cambiamento, sempre in evoluzione e noi con lui. Allo stesso tempo c’è una cosa che rimane invariata a cui aggrapparci, una bacchetta magica di cui ognuno di noi è detentore: il nostro potenziale.

Si tratta di quella finalità interiore, inscritta in ognuno di noi, che rappresenta la meta finale verso cui tendiamo. La capacità di crescere nel potenziale che abbiamo dentro, la forza vitale che ci guida dipendono solo da noi.

Ricordiamoci che qualunque cosa ci accada non sarà mai in grado di intaccare chi siamo nel profondo!

Quello che Siamo resta invariato nel tempo, magari camuffato dalle maschere che ci mettiamo durante il viaggio, forse etichettato da giudizi e critiche inutili e distruttive, oppure così nascosto da sembrare inesistente.

Ma c’è! Sempre!

Abbiamo la vita a disposizione proprio per questo, realizzare chi siamo. Partiamo da noi stessi, prima di ogni altra cosa, in qualsiasi situazione e contesto.

Se ci sentiamo bloccati in una situazione che pensiamo di subire e dove ci sentiamo impotenti, ricordiamoci che non c’è niente di fermo nel flusso della vita. Le cose cambiano in continuazione.

Spesso la ragione dei nostri blocchi sta nel continuare a pensare gli stessi pensieri, mentre le cose cambiano, in noi si ricreano sempre uguali seguendo gli stessi schemi e questo perché abbiamo difficoltà a cambiare prospettiva.

Proviamo a ribaltare la situazione osservandola da un altro punto di vista che parta dal presupposto che tutto quello che succede è per noi. Anche quando ci pare di non poter fare nulla, possiamo sempre fare qualcosa dentro di noi.

Assumere questo nuovo punto di vista vuol dire cogliere il messaggio racchiuso in quella sfida. Nel fare ciò tracceremo dei segni indelebili dentro di noi che ci condurranno là dove si auspica che ogni essere umano possa arrivare: il punto centrale di noi dove è racchiusa tutta l’essenza della nostra vita.

Nel raggiungerlo apriamo un varco, che ogni volta si farà più ampio cosicchè  diventerà sempre più agevole la nostra manifestazione nel mondo , quel diritto inalienabile ad Essere!

Molto spesso ci lamentiamo del fatto che la vita non ci offre opportunità. Sbagliato! Siamo noi che non riusciamo a vederle. Diego Agostini

 

liberamente tratto da:

B.Pozzo – La vita che sei – Ed.BUR

Rituali che fanno l’ordinario stra-ordinario

cerimonia del the

“La mancanza di rituali nella società moderna è tale che ne risultiamo impoveriti” J.L.Larsen

Una piccola riflessione per riallacciarmi a ciò che dicevamo ieri con le mie allieve del corso di formazione per agevolatori nel Metodo Mandala-Evolutivo®, a volte ci vuole proprio poco per riaprire il nostro circuito del piacere e godere appieno con tutti noi stessi della “meravigliosità” dell’essere VIVI! Trova il tuo rituale, un momento prezioso in presenza di te.

Tutto quello che abbiamo nella nostra vita è sotto i nostri occhi. Il modo migliore per vivere bene è imparare ad enfatizzare l’ordinario, come se lo si ponesse sotto una lente di ingrandimento, creando piccoli rituali mano mano che trascorre la giornata.

Il ben-essere ha il suo fondamento nel non dare mai nulla per scontato, partecipando di tutte le gioie dei sensi a nostra disposizione, nel momento in cui gli avvenimenti accadono.

Trascorrere la vita come se fosse un lungo promemoria di impegni, lavorando ad ogni cosa così duramente da esserne alla fine esausti ed esauriti è veramente frustrante.

La maggior parte delle persone stenta a godersi sul serio una cena tra amici perché sono così occupate a “fare” da non “essere e stare” in quello che stanno vivendo.

Noi abbiamo la facoltà di scegliere quale atteggiamento assumere quotidianamente, potremmo sorprenderci a trarre piacere ad ogni piè sospinto. Quando riusciremo ad accogliere gioiosamente la vita di scelta in scelta, di dettaglio in dettaglio, consapevoli di quanto gioia possiamo ricavare vivendo “in presenza” ogni esperienza umana, allora staremo vivendo bene. Non importa quanto “ordinaria” sia, ogni cosa ha la sua importanza!

Scegliamo allora di cogliere l’occasione per inventarci piccole cerimonie non affrettando le cose, lasciando che l’esperienza si dipani spontaneamente.

Ovunque siamo, qualunque sia l’esperienza che stiamo vivendo, concentriamoci completamente, diventiamo quell’esperienza. In questa attenta consapevolezza al momento presente, ridesteremo i sensi: i suoni saranno più armoniosi, i colori più vibranti, gli odori più stuzzicanti e il gusto ne sarà esaltato.

Decidiamo consapevolmente, ad esempio, di trasformare in un piccolo rituale il semplice gesto di lavarci le mani, magari con una saponetta speciale.

Proviamo a fare una lista su come apprezzare i piccoli piaceri intorno a noi, scegliendo di rendere straordinario, assaporandone ogni istante, un momento che altrimenti entrerebbe nella routine giornaliera di gesti fatti per abitudine.

  • Una doccia fredda in un pomeriggio caldo e umido
  • Rimettere ordine nel portafoglio scoprendo magari un biglietto con una frase appuntata e creduta persa.
  • Prendere una strada secondaria, per il troppo traffico e accorgersi di scoprire un mondo nuovo
  • Uscire sul balcone dopo cena, non solo d’estate, e sedersi per guardare la luna e le stelle
  • Andare in un posto piacevole e iniziare a leggere un nuovo libro del nostro autore preferito
  • La prossima volta che si mette a piovere improvvisamente, indossare gli stivali di gomma e uscire a caccia di un arcobaleno
  • Innaffiare le piante aspirandone il profumo
  • Sedersi alla scrivania, scegliere un bel biglietto e scrivere una lettera “d’amore” a nostro figlio/a lontano invece della solita mail
  • Disfare la borsa della spesa godendoci il rituale di mettere ogni cosa a suo posto pensando come combinare gli ingredienti per un nuovo piatto
  • Preparare un bel pacchetto per un regalo speciale pensando alla persona a cui lo darete
  • Prepariamoci una tazza di Tè curando i dettagli e poi sediamoci assaporandone lentamente l’aroma
  • Risistemare gli oggetti sulla scrivania lasciando il posto per un fiore

Molti piaceri non costano quasi nulla ma potrebbero cambiare le nostre giornate. Impariamo a sorprenderci con poco, consapevoli della ricchezza di ciò che proviamo mettendo attenzione in quello che facciamo.

Tutti i dettagli che compongono una vita ricca, ricca e piena sono qui davanti a noi proprio ora. Quando ce ne dimentichiamo e ci lasciamo prendere dalla frenesia, fermiamoci: lasciamoci cadere sul letto, sul divano o su una poltrona e respiriamo profondamente contando fino a dieci. Poi, rimettiamoci in moto, innestiamo la marcia ma con mente più limpida e spirito più ricettivo. Scegliamo di celebrare delle semplici cerimonie per ricordarci sempre quanto è MERAVIGLIOSA la VITA!

Di seguito un’immagine tratta dal libro di Valentina Harper “La magia dei colori Ispirazioni” Ed Armenia, puoi salvarla sul tuo pc e stamparla, magari ingrandendola, scegliere di fare una pausa  nella tua giornata per perderti tra i colori  rendendo così stra-ordinario un momento del tuo tempo ….. cuoricino

ELEFANTE DA COLORARE

 

” Sulla durata della tua vita non puoi farci nulla, ma puoi fare qualcosa per darle spessore e profondità” E.Esar

Le mille facce del dolore

DOLORE 1

Che cosa è veramente il dolore??? Può essere una domanda idiota: chi non lo conosce?? Eppure non è detto che quello che per me è doloroso lo sia anche per gli altri o che lo sia nella stessa misura.

Una mia cliente mi ha recentemente detto che per lei non esistono semplicemente il piacere e il dolore, ma una gamma di sensazioni  ed emozioni continua che va dal piacere al dolore.

Il dolore è allora la serie delle sensazioni che si collocano, per così dire, sul versante negativo del sentire.

Ma c’é un dolore del sèntire e un dolore dell’essere.

Quest’ultimo può essere profondo devastante, quello più temuto, quello cui si riferisce forse una delle preghiere cattoliche più intense quando alla fine recita “liberaci dal male”.

Il dolore, come più volte ho scritto, ha una sua collocazione nella vita, una funzione profonda, esplorata dal pensiero teologico, filosofico, letterario e poetico sin dagli albori dell’umanità.

Il dolore fisico potrebbe essere visto come una naturale capacità di avvertire un pericolo e reagire in vista della sopravvivenza dell’individuo e della specie. Per esempio se non sentissimo il dolore dell’ustione potremmo subire danni fatali prima di poter reagire e metterci in salvo dal fuoco.

La capacità di provare dolore è quindi connessa alla sopravvivenza, al punto tale da poter essere utilizzata in modo perverso dall’umanità contro la stessa sopravvivenza, la pratica della tortura, da sempre utilizzata e ancora oggi ampiamente praticata nel mondo, tende a mettere fortemente in conflitto la sopravvivenza personale con la sopravvivenza degli ideali: le persone torturate possono anche rinnegare i propri valori, tradire gli a ici, confessare ogni sorta di reato, anche immaginaria, tanto è forte il segnale del dolore nella loro mente e tanto puó essere alto e intollerabile l’allarme che esso determina, specie se associato, come avviene sempre, all’idea che il dolore non cesserà se non alla confessione o alla morte.

Il dolore emotivo è anch’esso un segnale, solitamente legato al senso di perdita irrimediabile di un oggetto d’amore, di una parte di noi.

Il dolore depressivo, ad esempio, così duro da vivere e da sopportare, è un’esperienza che trasfigura la vita, le cambia i connotati:scolora le belle giornate e incupisce quelle brutte, rende opaco il futuro  e intollerabile il presente.

Esso ci fa galleggiare in una stanza desolata che può imprigionarci sino a rendere il vivere del tutto insopportabile.

Il dolore, qualunque sia la sua natura, ci mette nelle condizioni di pensare ad un pericolo per la nostra integrità fisica e psichica. Quando però supera la soglia della sopportazione può diventare esso stesso un problema o un pericolo per noi, perchè può indurci a considerare la vita e noi stessi la causa principale del segnale di allarme che ci pervade e ci spinge a fuggire da noi stessi oltre che dagli altri o a colpire noi stessi, oltre che gli altri…

Per questa ragione è necessario accogliere il dolore nelle sue manifestazioni precoci, quando è possibile, deciderne il senso e fare qualcosa per reagire, senza aspettare che esso divenga intollerabile e ci induca quindi ad azioni esasperate.

Accolto precocemente il dolore rivela una dimensione densa di potenzialità positive.

Finchè è tollerabile si presta a farci agire per modificare la situazione, ci induce a riformulare la visione delle cose e a cercare nuove prospettive.

Come tutti segnali di disadattamento ci spinge a muoverci per trovare un adattamento migliore alla vita.

In questa dimensione il dolore non è un problema, è una parte utile della vita che non ci impedisce di sperare, amare e crescere …

“ …Date al dolore la parola;  il dolore che non parla, sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi….” W.Shakespeare

liberamente tratto da:

S.Gastaldi – “La terapia degli affetti” – Ed.FrancoAngeli

Sentire…fluire….

bambu-1

Il sentire non è uno sprazzo che arriva per poi andarsene indisturbato o non compreso e svolazzare via con la stessa leggerezza con cui è arrivato.

Il sentire è quanto percepisci direttamente, le sensazioni fisiche che una sensazione, una persona o un’esperienza attivano nel tuo corpo…. Le emozioni e i sentimenti che si muovono, le intuizioni e le immagini suscitate.

Il sentire è la totalità del tuo essere che ha accesso alle risposte che arrivano non soltanto dalla tua mente ma dal tuo essere multidimensionale.

Tu sei un essere totale, un mandala quadrimensionale, organizzato, armonico che si muove nel tempo della giornata, delle stagioni, della vita, secondo un ritmo cadenzato. E in uno spazio che non si struttura a caso.

Pieno, totale, saggio, ordinatore. Tu sei tutto questo!!!

Sei fisicità, sei materia, sei totalità….

Sei acqua, terra, fuoco, aria….

Sei caldo, freddo, umido, secco…

Sei pensiero, sensazione, intuizione, sentimento, emozione ….

Prova ad entrare nel tuo sentire….ad aprirti più che puoi per entrare in te totalmente senza disperderti nei cunicoli di una mente separata o di una emozionalità transitoria…

Permetti all’Universo di fluire attraverso di te. Diventa “un semplice flauto, un bambù cavo, e l’universo canta attraverso di te…”

E allora crei…. Fatti canale e lascia che quanto è giusto per te arrivi a te…..

Non aspettare che qualcun altro ti procuri quello che ti serve per stare bene, nessuno può sostituirsi a te nella creazione della tua vita.

E fallo subito, adesso…. Qui…. Ora …..

Scegli un punto di partenza e impegnati in un piccolo passo, non occorre che tu smuova una montagna e percorra in una giornata centinaia di Kilometri basta un metro con la consapevolezza di farlo e sentendo ad ogni centimetro la vita cantare dentro di te……

________________________________________

liberamente tratto da: S.Garavaglia “365 pensieri per l’Anima” Ed.tecniche Nuove

Cambiare per se stessi

cambiamento-8

In momenti diversi della nostra vita tracciamo dei bilanci. Anniversario, compleanno, capodanno …. Sono altrettante tappe che ci spingono a lasciarci alle spalle un periodo e a situarci in rapporto alle proiezioni del passato.

Sono diventata quello che volevo essere? Sono felice? Mi piace vivere in questo modo? La risposta negativa ad una di queste domande dovrebbe stimolare un desiderio di cambiamento; eppure non tutti abbiamo le stesse armi per passare all’azione.

Freud osservava che le persone tengono più alle loro nevrosi, al loro malessere, che a ciò che sono. Egli identificava nell’essere umano due forze antagoniste: una Pulsione di Vita, fatta di elementi dinamici, di desideri che stimolano il cambiamento e una Pulsione di Morte che ci mantiene in uno stato di inerzia o crea un movimento retrogrado alla quale la prima si oppone.

Queste due pulsioni sono collegate alla nostra psiche più primitiva. Fin dalla nascita, infatti, sappiano che moriremo, tuttavia non possiamo vivere tutta la vita con questo pensiero; quindi non abbiamo altra scelta che rifuggire profondamente la seconda e instaurare un compromesso tra queste due forze che si scontrano in noi.

L’equilibrio raggiunto è più o meno stabile e può generare crisi d’angoscia di varia intensità, dalla semplice percezione d’ansia all’angoscia della morte.

Le probabilità di cambiare sono maggiori quando le cose non vanno, opeggio, quando si soffre. Il cambiamento allora comporta una reazione di fronte ad una saturazione: toccare il fondo, non farcela più ….

La battuta più celebre dell’Amleto permette di illustrare la tensione necessaria per mantenerci vigili, per stimolare la nostra dinamica del cambiamento: “To be or not to be….”, “Essere o non essere …”.

Ancora una volta, tutto ci riporta a quello che siamo e a ciò che non siamo. A quello che rinunciamo ad essere, o a ciò che accetteremo di essere. “A essere o a non essere…”.

Essere necessita di un intimo dialogo con se stessi. Questo scambio ci riporta ancora una volta alla nostra posizione infantile. Per esistere è necessario passare da uno stato di “sottomissione”, in cui facevamo di tutto per essere amati, ad uno stato d’azione, di affermazione e dunque di cambiamento.

Esistere implica la capacità di proiettarsi nell’avvenire attraverso azioni piacevoli, non costrittive, che apportano soddisfazione e arricchimento interiore.

Essere non è altro che dialogare con la nostra Pulsione di Vita, accompagnarla, mantenerla e ovviamente incanalarla.

Essere significa divenire. La questione è sapere quali sono i nostri specifici desideri, quelli che alimentano la nostra esistenza ….

Contraddizioni

contraddizioni

“ ….. Era ormai buio quando la donna smise di parlare. Rimasero lì a guardare insieme la luna che sorgeva.

<<Molte delle cose che mi hai detto sono in contraddizione fra loro >> disse lui.

Lei si alzò

<<Addio>> disse <<tu sapevi che le campane in fondo al mare non erano una leggenda. Ma sei riuscito ad udirle solo quando hai capito che il vento, i gabbiani, il fruscio delle palme facevano parte del rintocco delle campane. Allo stesso modo il Guerriero della Luce sa che tutto quanto lo circonda – le sue vittorie, le sue sconfitte, il suo entusiasmo e il suo scoramento – fanno parte del Buon Combattimento. E saprà adottare la giusta strategia nel momento in cui ne avrà bisogno.

Un Guerriero non cerca di essere coerente: apprende, piuttosto, a vivere con le sue contraddizioni.>>

<< Chi sei? >> le domandò lui.

Ma la donna si stava allontanando. Camminava sulle onde del mare, in direzione della luna che sorgeva ….”

P.Coelho – Manuale del guerriero della luce –

______________________________________________________________________________

Citando Whitman: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo motitudini ..”

E “moltitudine” vuol dire ricchezza, vuol dire possibilità, vuol dire capacità di vedere le cose da più angolazioni.

Vuol dire anche pieno e vuoto e poi pieno e ancora vuoto.

Vuol dire Essere quello che si è … non più divisi … ma in-dividui unici e irripetibili …

Vuol dire accettare le nostre polarità, le nostre con-fusioni, integrarle dentro di noi ….

Vuol dire guardare la vita con dolcezza e decisione “tenendo botta” da una parte e lasciando andare quello che non serve più dall’altra.

Vuol dire VIVERE PIENAMENTE !!! ….

Risonanze e assonanze

NEL BLU

Tornando dal residenziale ADYCA asd “La coscienza dell’Ombra: viaggio nei sotterranei dell’Ego” ……

 

Sai quello che vuoi, ora lo sai! Puoi avere quello che vuoi, ora lo puoi!

I moti del tuo ego soddisfatti,  le voci lontane dei tuoi turbamenti, ascoltate,il mondo ai tuoi piedi pronto per essere preso…

“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella di questo reame?” … sei tu!

Sollevati là in alto, all’altezza del sole, succhiane il calore che ti penetra dentro, che t’importa del resto? ….

Domani, domani vedremo …..

Evita ancora per un po’ i pensieri, stai leggero e poi vai …..

Vai a mangiare la mela, se vuoi, ma cercala rossa, che ti faccia peccare, così, tanto per fare….

Vai a cercare un gioiello, che sia quello più bello , più grande, più brillante del sole, accostalo al tuo viso, e poi brilli anche tu.

Lascia stare il pensiero …. Hai bisogno di stare sdraiato a cercare i tuoi vizi, a lasciarti un po’ andare …

Dissolviti nel sole di Luglio che ti rapisce …. Dissolviti nel caleidoscopio di colori che circondano ogni più piccola particella che abbia vita, fluttua tra le nubi di energia che si sprigionano dal tuo corpo ritrovato ….

Placa la tua irrequietezza, non lasciarti rapire da nessuna impazienza: rallenta la mente, se salta qua e là, smetti di classificare la vita …. lasciala andare…..

Non restare bloccato nelle strade tortuose e nei vicoli del pensiero, non è tempo per questo … abbraccia la tua pigrizia ….

Le strade sanno di estate ed è inutile camminare con le scarpe da neve, se hai voglia flirtare con la vita non sentirti in dovere di prendere impegni complicati ….. abbandonati al più bel sogno a occhi aperti che ti si presenterà senza preavviso …. Accoglilo …

Se rimani tutta qui a gustarti il calore di luglio e la voglia di nuovo, tutto quello che tocchi può diventare oro per te. Desidera e ti verrà dato, chiedi e troverai tra le mani l’oggetto del tuo piacere. Non temere di domandare, ti basterà soltanto portare lo sguardo sul tuo volere e avrai per te quello che cerchi …..

Rimani nel non Tempo …. non importa, ora, chi sei, l’importante è soltanto “che”Sei! …. Verrà il tempo in cui avrai di nuovo la mente sveglia e capace di dare risposte, l’intuizione agile e svelta …. Ora lascia che i tuoi pensieri si facciano silenziosi …. sempre più silenziosi ….

Uomo o donna che tu sia scivola via leggera …. Respira profondamente, lentamente ….

Un punto blu …. entra in questo punto blu … una macchia di colore, abbandonati a questa distesa di azzurro e di blu …. Lasciati andare …. Cullato da correnti leggere che ti fanno andare avanti e indietro, a destra e a sinistra ….

Stai danzando nel blu …. Lascia che sia …. Goditi questa pace meritata dopo il lungo viaggio ….

 

 

 

 

liberamente tratto da:

S.Garavaglia “365 pensieri per l’anima” – Ed.Tecniche Nuove

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: